NON SONO POST E NON E' UN BLOG
PORCA PUTTANA MANCO SO COS'E' UN BLOG O COSA SONO I POST.
IL GIORNALE 29 APRILE 2008
di Paolo Guzzanti
Ciò che li ha ammazzati è la presunzione degli intellettuali,
la spocchia degli intellettuali, l’arroganza, l’ignoranza degli
intellettuali. Guardi Rutelli, guardi Veltroni e che vedi? Scatole vuote.
Magari dici: simpatici. Belle frequentazioni, bella cravatta, belle case,
bel quadro. Intorno a loro le corti dei pezzenti in cerca di consulenze per
cui Rutelli è stato condannato a un risarcimento miliardario. Corti
di psichiatri strademocratici, attricette, venditori di fumo, di musiche copiate,
di rap copiati, di film orecchiati, tutti a masticare l’inglese che
non sanno, ad alludere alle allusioni degli altri, ad obamare gli Obama degli
altri. Roma è caduta. Ma non in mano ai barbari.
Roma è caduta in mano ai romani. Quando cadde in mano ai lanzichenecchi
nel 1527 e fu messa a sacco, il Conestabile Borbone perse la testa che gli
portò via con una archibugiata Benvenuto Cellini artista criminale
come Caravaggio, detenuto in Castello. Ma quando Roma cadde in mano alle sinistre
l’intimidazione intellettuale fu tale che nessuno osò prendere,
metaforicamente palando, prendere alcun archibugio perché uno dei più
pregiati e anche socchiusi intellettuali, l’Argan storico dell’arte,
fu insediato in Campidoglio con la sua aria cattivissima di chi soffre di
una digestione perennemente irrisolta.
Fu una decisione, allora “del partito”, e quando si diceva “il
partito” si intendeva “quel partito” e cioè proprio
“il” partito, che infatti subito dopo mise a sindaco di Roma l’iracondo,
furibondo, odiosissimo Luigi Petroselli che morì d’infarto essendo
un fumatore alla turca e su di lui “il partito” creò l’aura
del martirio. Petroselli era morto come se l’avessero ucciso. Poi ci
fu Ugo Vetere, meno scharmant, ma un piccolo Breznev, per così dire,
una parentesi di piccoli imperatori della decadenza che si succedevano disordinatamente
e senza lasciar traccia fino alla diarchia Rutelli-Veltroni, Bibì e
Bibò, il piacione e il kennediano, l’uno uscito dai lombi di
Marco Pannella, l’altro dalla sua storia ben costruita che sappiamo,
in un mondo di figurine, panini, chewing gum, films, videocassette, libri
allegati come gadget. Sotto le apparenze, nulla. O quasi. Poiché viaggiamo
tutti, sappiamo che cosa voglia dire una grande capitale europea: Londra,
Barcellona, Parigi, Berlino, Vienna. Guardate Roma che è Roma, con
il tesoro, il prestigio, la potenzialità come si dice oggi.
Che cosa ne hanno fatto? Nulla. Baldorie, carnevali, maratone, estati strillate,
concerti rock: una città negata a chi ha superato i sessanta anni e
non sa che farsene, e di maratone e concerti rock. Una città in cui
se hai bambini piccoli, puoi anche spararti, fatte salve alcune piccole isole
di proporzioni minuscole rispetto alla città.
Ieri la caduta della capitale è venuta dal popolo acquartierato fuori
dal Campidoglio. Con Alemanno c’era Benvenuto Cellini e con Rutelli
il Conestabile di Borbone coi suoi Lanzi, quelli della peste. I lanzi dei
giorni nostri sono la massa dei disgraziati brutti sporchi e cattivi dell’emigrazione
clandestina e sregolata che hanno sparso la nuova peste che è la paura.
Roma non conosceva la paura. Ora la conosce. Oltre la paura, l’oltraggio.
Gli intellettuali schizzinosi, rognosi, superciliosi, gli intellettuali da
operetta e da column al veleno hanno osato dare del razzista a chi ha preso
la peste della paura. Se le ragazzine hanno paura di essere stuprate a mezzogiorno
uscendo da scuola, sono razziste. Se le madri e i padri sono incazzati, sono
razzisti. Se gli ultimi gravissimi episodi di violenza spargono peste e paura,
allora vuol dire che le vittime sono razziste. Anzi, fasciste. Abbiamo letto
di Valentino Parlato che di Alemanno, giura, sente “il puzzo”.
Non “la” puzza, ma “il” puzzo, che è più
ideologico, più infamante.
Sono finiti nella discarica, questo è certo. Ma è anche certo
che ci sono finiti da soli. E’ come la fine dei dinosauri comunisti
che il 13 aprile sono stati ammazzati dal meteorite e si sono estinti. Bum,
ciao. Rifondaroli, neo, post, quasi, comunisti: bianche ossa. Qualche zanna,
molte creste.
E così quelli del loft. Già gente che chiama loft l’ufficio
è così provinciale, così infantile, così al secondo
anno di architettura, così appena tornata da Soho, che bisognerebbe
solo per questo mandarla a pedate a studiare e anche a lavorare in una officina
meccanica, magari alla fresa o reparto scocche. Loft. Comunque si sono estinti
anche loro. Gli obesi di cultura imparaticchia, orecchiuta e orecchiata, malappresa.
Tutti a toccarsi le palle fino a farsele cadere per terra e poi tutti in ginocchio
a ritrovare ciascuno le proprie. Inutile. La scaramanzia non ha funzionato.
Benvenuto Cellini con un colpo di archibugio a uno, una spingardada all’altro,
ha portato via a chi la cravatta e, a chi ce l’aveva, la testa.
A sera ieri sul Campidoglio garrivano, ovvero sventolavano con molta allegria,
le bandiere tricolori di fronte alla copia quasi perfetta del Marc’Aurelio
che non è più quello originale, perché quello gli architetti
l’hanno messo sotto chiave. Noi romani usiamo – usavamo –
dire di una persona che rivela lati oscuri e obliqui: “Scopre in oro
come il cavallo di Marc’Aurelio”. Adesso quello che ci hanno messo
è di plastica, ma la banda dei lanzi che è stata cacciata ha
seguitato a scoprire in oro lo stesso fino alla fine. Loro agivano così:
in pubblico mandavano Veltroni, o Rutelli, che ci capivano una cippa e si
vedeva, ma che avevano alle spalle “il partito”. Loro cantavano,
gorgheggiavano, vestivano spendevano i soldi degli altri, apparivano. E dietro
di loro “il partito” muoveva i suoi cingoli, i suoi assessori,
le sue macchine amministrative. Una armata rossa micidiale, implacabile, vecchia,
priva di fantasia, lontana anni luce dalle capacità gestionali che
si richiedono per una moderna capitale. Ma si trattava appunto del feudo del
“partito”. Il “partito” era e restava il partito indipendentemente
dal nome. Chi se ne frega se si chiama oggi Pci, o Pds, o Ds, o Ulivo, o Pd.
Quelli si svegliavano la mattina e guardavano il meteo: come ci chiamiamo
oggi? Regolavano l’orologio e andavano avanti. Il popolo romano è
un popolo sanguigno. Quello fiorentino sa essere feroce però è
infiocchettato, quello napoletano è spagnolesco anche quando ti taglia
la gola, i romani sono più gente da Castello con l’archibugione.
Chiamano capitan Alemanno che è un tipo freddo, tranquillo, uno che
parla poco e prende la mira giusta e quello fa aggiustare la mira. Il popolo
di Roma ci mette polvere e palla e il resto è fatto.
28 Aprile 2008
Rinuncio alla grandezza dell'uomo che sovrasta la formica.
Rinuncio all'immortalita' della pietra per il gusto di misurare il tempo.
E poi rinuncio alla falsita' dell'amore per non abbandonare la verita' di
una solitudine.
Mi dedico alle piante per non ascoltare risposte troppo pensate.
Guardo il frutto di pesco crescere lentamente, ne deduco le variazioni di
colore prima ancora che avvengano, ascolto l'acqua e mi concentro sulla felicita'
inconsistente che filtra da tutte le crepe di una vita invecchiata.
Mi rifiuto di cercare qualcuno che sappia capirmi, non esiste umano capace
di comprendere un suo simile senza interpretarlo con il linguaggio del suo
passato.
La mia vita non puo' interessare nessuno se non nei limiti imposti da una
identificazione fasulla.
Provo un sentimento profondo nei confronti dei paesaggi vergini come se in
quei paesaggi ritrovassi una verita' incontaminata dalla creativita' arrogante
degli umani.
Cerco di capire il significato dello sguardo degli animali e mi ritrovo ad
accontentarmi di intuizioni antiche, tempi lontani in cui il pensiero non
aveva imparato a vestirsi con le parole.
E nudi si stava, nudi e silenziosi, tranne rari suoni gutturali che richiudevano
una vita nella sua essenza.
Oggi il mondo e' una piscina di acqua dolce accanto all'oceano, al bordo prendono
il sole umani unti scambiandosi opinioni su arte e cazzate.
Io me ne sto da solo sulla spiaggia, e mi scotto.
26 Marzo 2008
Ma chi ha creato il mito della droga?
Ai miei tempi c'erano quei segaioli dei poeti maledetti, vedi Rimbaud e Baudelaire,
a esaltare i loro cazzo di paradisi artificiali.
Droga che giustifica la poesia e viceversa.
Oggi sono i film a rincoglionire i nuovi giovani.
Film tipo trainspotting, blow o paura e delirio a las vegas.
Eroi sfigati che diventano modelli da imitare per il solo fatto di finire
sul grande schermo.
I giovani hanno menti fragili e sono sempre alla ricerca di se stessi, non
trovandosi allo specchio si cercano sui giornali, al cinema o alla televisione.
Si riflettono nelle celebrita' per evitare di vedersi nella loro banale quotidianita'.
I giovani sono tasche piene di soldi che i genitori coglioni elargiscono per
pulirsi la coscienza dalla loro assenza.
E i grandi vendono i nuovi paradisi artificiali che altro non sono che fughe
dalla realta' senza neanche piu' la giustificazione della poesia.
Sono lontani i tempi dei calci nel culo, quando un padre rivestiva il ruolo
di autorita', giudice supremo della rettitudine o della negligenza dei propri
figli.
Oggi i genitori sono solo delle appendici fastidiose utili solo per elargire
denaro ed inutili ad elargire buoni consigli.
Il giovane sbarella, e' perso nella sua ribellione contro il nulla, e si agita
in qualche cazzo di rave party impasticcato come un coglione, simile a un
ragno che rantola per sfuggire alla tela che lui stesso si e' costruito.
Si dice in giro che i giovani manchino di stimoli, in realta' ne hanno fin
troppi.
Librerie, videoteche, telefonini che ti trasformano in regista, fotografo
e musicista.
I computer, internet, aerei a prezzo zero, erasmus, gite scolastiche in giro
per il mondo, e sesso facile.
Hanno tutte le possibilita' per creare e crearsi la loro storia e poi li vedi,
bulletti sfigati, incapaci di gestire l'enorme bacino di risorse che il progresso
gli ha regalato.
La situazione e' piu' drammatica di quanto non si voglia far vedere.
Si tengono nascosti i dati reali di una generazione allo sbando, tossica e
fallita.
Si perdono i valori, si perdono le emozioni, si perde la concezione del se
come essere unico per rientrare in un branco, in una gang, in un sottogruppo
che regala divisa e personalita' fasulla.
Tu cosa sei?
Sei rockettaro, emo, punk, fighetto, randagio, tossico o discotecaro?
Qualunque cosa tu sia, sei un aggettivo qualificativo e non un nome proprio.
E' spaventoso vedere come questi giovani vadano alla deriva con il sorriso
sulla bocca, condannati a morte che si avvicinano al patibolo con il ghigno
stupido della preda che si sente predatore.
I grandi intanto perdono tempo discutendo dei problemi dei figli assumendo
un tono generalista, come il generale che pensando al battaglione non si cura
del soldato morente.
E poi via, uno dopo l'altro, i soldati cadono, e il battaglione si scopre
essere solo una raccolta di soldati morti.
C'è una tristezza infinita nell'accorgersi di quanto sia inutile combattere
per cercare di far capire a un giovane che l'unica cosa che possiede sia la
sua mente e i valori che questa mente puo' creare.
Oggi si sentono tutti artisti, tutti delinquenti, tutti televisivamente portati,
tutte ballerine e tutti cantanti, tutti spettatori e attori allo stesso tempo.
La mente diventa un luogo affollato di pensieri che non appartengono alla
mente stessa.
Si bagna il cervello con merda di vacca con il risultato che il fertilizzante
aumenta si la produzione ma diminuisce la qualita'.
E tutti scrivono, tutti suonano, tutti creano, e tutti finiscono in un palcoscenico
stracolmo e tristemente si accorgono che la platea e' vuota.
Io non conosco la soluzione al degrado, non so fino a quanto si possa spingere
questo degrado di sogni e di realta'.
Non riesco ad immaginare quanto i giovani possano insistere a farsi male da
soli.
E' che non se ne accorgono.
Non si rendono conto.
O forse preferiscono non rendersene conto.
Si dice spesso che un tredicenne di oggi sa cose che noi imparammo a diciotto
anni.
Si dice che siano piu' avanti, piu' svegli, piu' intelligenti.
Ma questo saper tutto cosi' presto mi ricorda il tacchino messo all'ingrasso.
Mangia, mangia, mangia tacchino, cresci e ingrassa.
Tu pensa che lo faccio per il tuo bene, e io accendo il camino e preparo lo
spiedo.
E siamo tutti e due felici.
Tu perche' mangi e io perche' ti mangero'.
20 Marzo 2008
Gioite uomini e donne dotati di intelletto.
La stupidita' dilagante fa di voi esseri rari.
La contrapposizione fra l'imbecillita' di massa e l'intelligenza di pochi
eletti non e' a favore della moltitudine.
Come in un quadro nero l'attenzione e' catturata dal pallino bianco, cosi'
la vostra capacita' di pensare risalta in una incapacita' diffusa.
A me fa ridere addentrarmi in questa foresta ricolma di esseri viventi incapaci
di gestire il proprio cervello,
Mi diverte vederli sbarellare inchinati su un tronco a tirare su qualche polverina
magica, o appoggiati a un muretto con in mano la loro immancabile dose di
alcool quotidiano.
O intenti a farsi esploratori di un mondo virtuale addentando qualche pasticchetta.
L'essere umano in balia delle proprie paure e della propria ignoranza fugge
disunito verso un unico luogo.
Il luogo della non responsabilita', quel luogo che cantori furbastri hanno
dipinto come il traguardo di una presunta ribellione.
E nient'altro e' che il luogo piu' lontano da se stessi perche' di se stessi
si ha paura.
Cosi' come lo storpio elimina gli specchi, l'imbecille elimina la sua mente
eliminando la possibilita' di scoprirsi cosi' imbecille.
La letteratura e il cinema sono pieni di eroi negativi, imbecilli violenti,
suicidi o paranoici in cui il pubblico si ritrova e trova un alibi alla sua
nullita' nel riconoscersi in quel nulla reso celebre alla massa.
Lo stronzo famoso e' piu' famoso che stronzo.
Un modello attraente da imitare.
Che ci vuole ad essere stronzi?
Immaginiamo la rockstar alcolizzata e drogata.
Improbabile diventare rockstar ma facile diventare alcolizzati e drogati.
La somiglianza di due punti su tre fa si che il pubblico idiota beva e si
droghi e si indentifichi.
Meravigliosa presa per il culo.
Nessuno che tenti di assomiglaire all'autore dell'opera, tutti che tentano
di essere come i protagonisti.
Dimenticando che i protagonisti non esistono se non come prodotto virtuale
capace di vendersi nonostante la loro inesistenza.
E intanto distruggete l'unica cosa di cui siete in possesso:la vostra mente.
Gia' distrutta da luoghi comuni, da ideologie, dai miti e sopratutto dalla
voglia irresistibile di credere che la mente non ci possegga.
E non e' cosi'.
La vostra mente vi possiede, e si ribella a voi.
La vostra mente vi odia, i vostri pensieri vi odiano, odiano la vostra capacita'
di imporvi ad essa, odiano la vostra capacita' di autodistruggervi.
La vostra mente vi possiede perche' senza di essa non siete piu' nulla.
E la vostra vittoria combacia perfettamente con la vostra sconfitta.
La vostra fuga e' la vostra prigione.
I vostri sogni sono i vostri incubi.
Perennemente in cerca di dimostrare qualcosa senza che nessuno ve l'abbia
chiesto.
L'uomo sta naufragando, pirata patetico che si e' dimenticato di ascoltare
quando il vecchio lupo di mare tentava di insegnare la filosofia dei venti.
Pirata patetico piu' incline al bere che al mare.
Con i pensieri non si lotta, si deve cercare un accordo.
Con la mente non si fanno battaglie ma alleanze.
Non per essere migliori, ma per essere e basta.
Ma la consapevolezza dell'essere fa tremare i polsi.
La consapevolezza dell'essere si accompagna inequivocabilemnte alla consapevolezza
del non essere.
Impone domande a cui non si potra' mai dare risposte.
La consapevolezza dell'essere toglie un traguardo al viaggio.
Il viaggio.....
Quello vero intendo. Quello in movimento.
Non quei viaggi vigliacchi, quei viaggi da fermi che vigliaccamente imponete
a voi stessi per la paura di sentire male alle gambe.
6 Marzo 2008
C'era una volta una giornata di sole e un tizio che
se ne stava seduto su una roccia di fronte all'oceano pacifico.
Alle spalle c'era Malibu' e piu' a sud la spiaggia di Topanga.
E lui guardava l'oceano chiedendosi se stava sognando o se veramente si trovava
in quel posto che aveva sognato per anni.
C'era una volta un sogno avverato e la consapevolezza che i sogni si avverano.
Non tutti.
Ma alcuni si.
C'era una volta un mare di banalita' in cui sguazzavano pesci a due zampe
in cerca di una personalita'.
Tutti a saltare fuori dalle onde per avere un attimo di visibilita'.
La lontananza ha molti vantaggi, tra questi quello di non permettere ai dettagli
di disturbare la vista.
La mia poca stima nei confronti degli umani deriva dalla loro capacita' di
seminare brutti dettagli soggettivi in un mondo ogettivamente meraviglioso.
La vista della terra dalla luna e' uno spettacolo meraviglioso, cosi' immobile,
incontaminata all'apparenza.
Perfetta.
Eliminando qualsiasi oggetto capace di avvicinare cio' che e' distante si
e' al riparo dal brulicare frenetico dei lombrichi intenti a scavare le proprie
fosse.
C'era una volta, e ci sara' ancora, un uomo appoggiato a una pietra, e dietro
la pietra una pianta profumata di cui non conosceva il nome, e di fronte l'oceano
pacifico.
L'unico respiro avvertibile era quello del vento, un respiro cosi' fragoroso
quanto incapace di determinare la presenza di qualsiasi corpo estraneo.
Ahhh.....
Che bello vivere senza le parole stupide che i cervelli generano, quei ragionamenti
patetici in cui si mischiano i significati delle parole, in cui amore e odio
ballano un lento per giustificare la loro presenza a una festa a cui non sono
stati invitati.
Che bello vivere appoggiati alla pietra.
Silenziosa, immobile, non pensante pietra.
Bastone ideale per sorreggere un uomo troppo intelligente per credere ancora
alle stupidaggini umane.
Non si dovrebbe mai affidare i propri sogni agli altri, l'unico sogno destinato
a un sicuro successo e' quello che si affida alle cose immobili e non alle
persone instabili.
Sognare di essere in un posto.
Mai sognare di esserci con qualcuno.
23 Febbraio 2008
Giudicare.
Che bello giudicare.
Guardarsi attorno, analizzare il mondo e dire:
Tu fai schifo.
Tu sei orribile.
Tu sei piacevole.
Tu sei falso.
Tu sei una merda.
Cosa c'è che non va?
Non dovrei?
E perche' mai?
No, io giudico.
Giudico tutto, non ho il potere di punire, ma mi rimane quello di giudicare.
E me ne fotto se posso sembrare arrogante.
Molto meglio di quella ipocrisia viscida che va sempre alla ricerca di una
giustificazione.
So benissimo che chi giustifica gli altri lo fa per giustificare se stesso.
13 Febbraio 2008
-Devo accorciarmi la pelliccia.-
-Ma la pelliccia e' da stronze.-
-Si, se mi vedessi con la mia pelliccia e sotto il mio completino di seta
trasparente cambieresti idea.-
-Non cambierei idea sulla pelliccia, magari mi farei un opinione sul tuo completino
di seta, e su cio' che sta sotto.-
- Domani sera mi accompagni all'Armani Cafe'?-
-Nemmeno sotto tortura.-
-Dai vieni con me...-
-Mai.-
-Che hai contro l'Armani Cafe'?-
-Nulla. Mi stanno semplicemente sul cazzo tutte le persone che lo frequentano.-
-Sei limitato.-
-Piu' di quello che tu non creda.-
-Ma saresti con me.-
-ahh be. Allora.....-
-Non fare lo stronzo.-
-Ma io sono stronzo.-
-E' per questo che non mi fido di te.-
-Stronzo dichiarato. Dovresti fidarti di uno che confessa le proprie colpe.-
-Prima o poi dovrai smetterla di fare il coglione, di giocare al ragazzino,
trovarti una donna e mettere su famiglia.-
-E' necessario?-
-Si, se vuoi diventare un uomo.-
-Un uomo del genere di quelli che frequentano l'Armani Cafe'?-
-Almeno loro non si fanno influenzare dal luogo che frequentano.-
-Hai ragione. E' il luogo che si fa influenzare da chi lo frequenta.-
-Dio....non cambierai mai.-
-No, non credo. Se non e' accaduto in 45 anni...comincio a credere che non
accadra' piu'.-
-E cosa proponi come uscita?-
-Nessuna uscita. Solo un entrata in casa mia.-
-Scontato.-
-Gratis.-
-Prima vieni all'Armani Cafe' e poi forse io verro' a casa tua.-
-Credo che non vedrai mai casa mia.-
-Lo credo anche io stronzo. Ora vado ad accorciarmi la pelliccia.-
-Vai che arrivi in ritardo.-
1 Febbraio 2008
« ...Io volerò a te...sulle ali invisibili
della Poesia...Tenera è la notte/ e felicemente la Luna Regina è
sul trono...ma qui non c'è luce.... »
John Keats
E cosi' nacque il titolo di "Tenera e' la notte"
del libro di F.S.Fitzgerald.
E sull'aggettivo tenera riferito a qualcosa di diverso da una bistecca io
mi soffermo.
Tenera e' la notte...
Che vuol dire?
Innanzitutto significa che gli aggettivi non hanno significati precisi ma
variabili a seconda del complemento oggetto.
Non e' una grande scoperta.
Ma ogni scoperta, anche la piu' banale, rivela la nascita di nuove strade
di perlustrazione.
La sottomissione all'oggetto di un aggettivo ci riporta al mistero della soggettivita'.
Non esiste un vocabolario super partes, ne una frase adattabile a tutte le
occasioni.
Il pulpito vale piu' della predica.
Tenera e' la notte.
E tenera e' la bistecca.
Ma la bistecca e' tenera per tutti.
La notte e' tenera solo per chi la percepisce tenera.
L'Io che rende tenera la notte e' il recondito rimasuglio della nostra origine
divina.
Quell'Io minuscolo che sconnesso dall'individuo e' rimasto connesso ai mattoni
dell'universo essendo mattone lui stesso.
Non esiste distanza tra quell'Io e la notte, e non ne esiste tra colui che
possiede quell'io e la luna. L'autodeterminazione di colui che possiede se
stesso si applica al luogo della notte.
E la notte e' tenera perche' e' la volonta' che la fa tenera.
Non tutti sono degni di questo superpotere.
Anzi.
Quasi nessuno.
L'uomo nel tentativo di dimostrare qualcosa di se stesso ha perso la capacita'
di dimostrare qualcosa dell'universo in cui vive.
Piu' facile definirsi teneri, apllicare l'aggettivo a se stessi con piccoli
sforzi di autocommiserazione, ponendo sempre al centro dell'universo quella
particella di vita minuscola che siamo.
Piu' difficile, definire tenera la notte,
la notte non ci appartiene, cosi' come l'acqua non appartiene al pesce.
Ma il pesce ha un istinto divino superiore all'uomo.
Riconosce le correnti e ne adegua il nuoto.
L'uomo riconosce solo se stesso, a se stesso si adegua, e in se stesso rimane
immobile.
Come un pesce nella boccia, senza correnti che richiamano alla grandezza dell'oceano.
24 Gennaio 2008
Eiiiiiiiii. Perche' non sei andato alle cascate?
Perche' sono pigro e c'era troppo da camminare.
Meglio stare sulla spiaggia a sentire gruppi reggae.
E piove sempre. Piove sempre.
E se non piove nevica.
Ma il freddo non si sente.
Il sogno che si fa reale cambia le impostazioni climatiche o forse rende il
corpo piu' resistente.
Tutto e' relativo tranne la stupidita'.
Ma anche la stupidita' ha un suo perche'.
Immaginate di vivere in un mondo di persone intelligenti, sarebbe necessario
diventare stupidi per sentirsi diversi.
Eh no.
So quello che pensi.
Che si e' diversi per volonta' e non per destino.
Ma qua entriamo nel labirinto del libero arbitrio, il gatto che si morde la
coda e' certamente un gatto coglione.
Quindi esco dal labirinto.
Pensatela come volete.
Ma le facce.
Le avete viste le facce dei prigionieri dei campi di concentramento tedeschi.
Che c'entra? Pensate.
C'entra.
Si parla sempre di uomini.
Carnefici a caccia di vittime.
Cos'è un gioco?
Siamo tutti avatar di noi stessi?
Avatar, che parola di merda.
Io vissi in un tempo in qui quella parola non esisteva.
E non esistevano chat, comunicazioni virtuali, sms, grandi fratelli e stronzate
del genere.
Che tempi erano?
Nulla di che'.
Semplicemente piu' semplici.
Dove la strada tra casa mia e l'oceano non era prevedibile nella sua durata.
Dove non si sapeva che tempo avresti trovato.
Erano tempi dove uscivo di casa con le tasche piene di gettoni per telefonarti.
I giovani di oggi non possono capire.
La testa e' una cesta di vimini piena di mutande sporche e la lavatrice non
funziona.
Fanculo.
Ma quando hai capito di avere il coraggio di essere te stesso.
Quando e' stata la prima volta che hai preso un pugno in faccia per difendere
un idea?
Ricordi il momento.
Tutti fuori dalla classe.
Oggi a ricreazione vogliono starmene da solo ed ero abbastanza stronzo da
imporre il mio comando.
Tutti fuori voglio starmene quindici minuti seduto da solo in un aula vuota.
E tutti andarono fuori.
Grazie, grazie a quei 10 centimetri guadagnati in un estate che da mezzasega
mi trasformarono in uomo.
Bello essere uomini e stare a giocare con una pistola giocattolo fino alle
tre di notte sparando a mostriciattoli bastardi.
Lei ha le tette di fuori io i calzini di lana con un peluche attaccato al
bordo.
Che film e' questo?
Non e' un film?
E' sempre un film.
Basta saperlo.
Non ci vogliono acidi per vedere alberi trasformati in orsi.
Non ci vuole della cannabis per ridere.
Non serve della cocaina per sentirsi piu' disinvolti.
E' sufficente accarezzarsi il cervello come fosse il dorso della cucciola
che ami tanto.
Ma ci vuole coraggio a vedere la propria mente da un punto di vista esterno
a se stessi.
Conosco il rischio.
E se scopri che il tuo cervello e' un insetto fastidioso che non fa che ronzarti
attorno con il chiaro intento di romperti i coglioni?
Cazzi vostri.
Il coraggio di essere se stessi risiede nel fatto indiscutibile che chi e'
se stesso verra' sempre scambiato per uno che recita.
E uno che recita riesce spesso a farsi percepire onesto.
Al di la' di queste pippe mentali io non andai alle cascate dove andavano
tutti i turisti non per essere diverso ma perche' non avevo voglia di camminare.
Che genere di oggetto prezioso stai cercando?
Dell'oro in una miniera, o del petrolio sottoterra, o un tesoro su un isola
o non lo sai ancora?
Ma stai cercando.
Questo e' indubbio.
Il gioco del nascondino e' uno dei primi che si imparano.
E non e' un caso.
C'è sempre bisogno di qualcosa di nascosto per dare un senso alla vita.
E chi si lamenta per non averlo trovato dovrebbe gioire per la possibilita'
di giocare ancora.
17 Gennaio 2008
E' sempre piu' difficile scrivere senza sentirsi inglobati
tra quella massa di coglioni che hanno i loro blog, dove scrivono le loro
cazzate e dove aspettano i commenti come fossero pastigliette di viagra.
Cominciai dieci anni fa per divertimento, continuai perche' una discarica
di pensieri piu' ecologica di questa non era immaginabile.
Oggi scrivo per abitudine e anche perche' esprimere cio' che mi viene in mente
e', come gia' accennato, un bisogno primordiale come quello di cagare.
Ma in questo caso anche la merda non e' tutta uguale.
C'è merda e merda.
Potreste dire che la mia merda la potrei scrivere su un quadernino e tenermela
per me.
Io sostengo che anche voi potreste aver di meglio da fare che venire qua a
leggere.
Quindi se io pecco di presunzione rendendo pubblici i miei pensieri, voi peccate
di curiosita' a venirli a leggere.
Lo so sarete delusi.
Era un mese che non scrivevo e tutto cio' che riesco a tirare fuori e' questa
disquisizione inutile.
Non e' mancanza di ispirazione, e' mancanza di voglia, la voglia di rendere
l'ispirazione un qualcosa di reale.
27 Dicembre 2007
Il caffe' si e' raffreddato.
Lei se ne e' appena andata.
Mi ha riempito la casa del suo profumo.
Dio sa perche' vorrei che anche lui se ne andasse con lei.
Un profumo senza la pelle che l'ha diffuso in giro non e' altro che un ricordo
invadente.
In camera suonava Knocking on the heaven doors e la televisione trasmetteva
immagini mute di attentati.
Io il caffe' l'ho finito.
Ma quanti biscotti si e' mangiata, mezza scatola abbandonata sul tavolo con
il ricordo di un the.
Avete suggerimenti riguardo alla vita?
Sapientoni, o sapientone.
Maestri e maestre, santoni e santone.
Avete suggerimenti.
Io mentre me ne stavo nudo nel letto mi chiedevo quali distanze siderali allontano
gli uomini.
Uomini in preda al panico per una bomba appena scoppiata e io li a guardarmi
i piedi mentre lei si riveste.
Ero indeciso se sentirmi in colpa o sentirmi fortunato.
Poi ho scelto la terza ipotesi e non ho sentito nulla se non il fruscio di
una sigaretta che brucia.
Smettila di fumare, le ho detto.
Smettila prima tu, mi ha risposto.
Si ma io alla tua vita ci tengo.
Anche io alla tua.
Imprigionati da due altruismi cosi' simili all'egoismo.
Non ti fai conoscere, mi ha detto.
Lo so, ho risposto. Non sei la prima a dirlo.
Ma e' vero?
E cosa c'è da conoscere?
Se il conoscere non serve a riconoscere?
Sono notti in cui mi addormento tardi.
Nei giorni scorsi per vegliare sulla baby malata, stasera credo per consuetudine.
Ah baby.
Cagnolina matta.
Appena uscita da una gastroenterite acuta e stasera si e' divorata un panetto
di burro che avevo lsciato sul tavolino di fronte alla televisione.
Poi ancora immagini della bomba.
Un giornalista che parla di terza guerra mondiale
E io a pulire il piatto sporco dei resti di salmone.
Tragedia o farsa?
L'esistenza umana scorre nell'indifferenza degli umani.
L'indifferenza e' istintiva, una sorta di protezione genetica, fermarsi a
pensare puo' essere pericoloso.
Baby e Jack si sono addormentati.
L'orologio segna le una e diciannove di notte.
Prussia si accinge a spegnere il suo computer.
La solitudine e' un vizio, smettere e' sempre piu' difficile.
12 Dicembre 2007
Ho capito a che serve avere sto sito del cazzo.
Serve a farsi giudicare da sconosciuti frustrati o a farsi idolatrare da altrettanti
sconosciuti frustrati.
Sembra strano ma quando mi ritrovo a conoscere persone che si ritrovano in
cio' che scrivo non posso fare a meno di notare che il piu' delle volte sono
uomini o donne che sono lontanissimi dal mio modo di essere.
Ci deve essere qualcosa che non funziona?
Chi pensano sia quest'uomo che scrive?
Un coglione frustrato, un cosidetto"sensibile" ai mali dell'anima,
una persona con una infinita voglia di comunicare?
No, niente di tutto questo.
Io scrivo ed e' come se cagassi.
Mangio la vita e cago pensieri.
Ma non sto li a guardare la mia merda, non sto li ad ammirarla.
Smettela di confondere le parole con chi le scrive.
Mi piace mettere su questo sito pensieri, ormai e' una specie di vizio, come
fumare o bere.
Ma smettela di confondere la sigaretta col fumatore, o il vino col bevitore.
Non sono nulla di cio' che vi aspettate che io sia.
Cosi' come il cibo che si mangia non assomiglia per nulla alla cacca che diventera'
una volta assimilato.
Quindi ammiratori ed ammiratrici del prussia non rompete i coglioni.
Se vi va leggete.
Se non vi va non fatelo.
E se volete scrivermi fatelo per dare giudizi sullo scritto e non sulla persone
che non vi apparterra' mai.
23 Novembre 2207
Guarda bene...

Guido cammina per la strada cercando di non pestare le linee di demarcazione
fra le pietre levigate che formano il marciapiede.
Troppe domande e poche risposte.
Piu' domande che anni, piu' domande che giorni.
Il problema del futuro non e' un problema del cazzo.
Quando dico futuro non intendo solo quello che potra' accadere a un bambino
di dieci anni diventando grande.
Per futuro intendo anche quel percorso che inevitabilmente trasformera' i
sogni in realta'.
La realta'.
Parola magica nelle mani di un mago vizioso e tendente al malvagio.
Fare finta di niente sarebbe la cosa piu' intelligente.
Camminare senza guardarsi attorno.
Sbattersene i coglioni dei boschi dati alle fiamme, lasciar perdere le carcasse
di auto abbandonate, e fottersene di chi non ha piu' la forza di andare avanti
e si lascia morire sul ciglio della strada.
L'allenamento al cinismo e' cio' che e' piu' vicino a quella cosa chiamata
sopravvivenza.
Quel cinismo inesistente negli occhi di un bambino che arrivato ultimo alla
gara di slalom gigante viene lo stesso premiato con la medaglia di consolazione.
L'unica medaglia che mai abbia vinto.
La vinse per essere arrivato ultimo.
E la indossa con un sorriso.
Abbiate paura del tempo.
Il tempo non uccide, il tempo trasforma.
Trasforma le prospettive, le appiattisce, le deforma, mostra, a chi vuole
vedere, come i rapporti fra gli umani siano un gioco ad incastro dove il puzzle
non finisce mai con un incastro perfetto ma con un intervento di forza.
Entra, cazzo, entra, anche se i lati non combaciano.
Entra.
O altrimenti ti ritroverai davanti sempre quel progetto non finito con l'impressione
di aver buttato via quel tempo che ha rubato il pezzo mancante.
Cosa si aspettano da noi?
Cosa si aspettano da me?
Che sia adeguato alle aspettative?
Ma dove nascono queste aspettative?
Dai miei sogni o dai vostri sogni?
Dai nostri sogni o dai sogni di chi ci conosce?
La mia imperfezione e' totale.
Sono un albero che vuole camminare, un ombra che vuol fare ombra, una pietra
che vuole respirare, un onda che pretende di essere unica.
La mia imperfezione e' totale come la mia consapevolezza.
Un labirinto che mi imprigiona.
Non sono mai stato libero, ma c'erano giorni in cui pensavo di conoscere il
luogo dove trovare le chiavi per aprire la serratura e fuggire.
Oggi so che quel luogo non esiste.
Non e' la sconfitta che brucia ma l'idea che la guerra non sia servita a nulla,
ne a me ne al vincitore.
In tutto questo pessimismo, l'unica nota ottimista e' che sorrisi anche se
la medaglia me la diedero perche' ero arrivato ultimo.
Ed e' per questo che mi si vede ancora sorridere.
21 Novembre 2007
C'è pieno di insegnanti per la strada.
Maestri e maestrine che insegnano la storia di altri.
Girano con una piccola torcia cercando di illuminare tutti gli angoli bui
di vite stranee.
E poi con viso corrucciato indicano la polvere accumulata e passano la scopa
e alzano il tappeto.
Insegnano ad avere una vita rispettabile con un metodo infallibile.
Nascondere cio' che non e' degno di essere mostrato.
19 Novembre 2007
Gli Eagles escono con un nuovo disco.
Meraviglioso.
Le White Sands sono immobili, nel New Mexico, e aspettano una visita.
I tentativi di smettere di fumare sono fallimentari, ma non si sa mai.
Sticky Fingers deì Rolling Stones e' inequivocabilmente un capolavoro.
L'uomo Ragno alla fine la mette sempre nel culo al cattivo.
Volendo proprio essere pessimisti si puo' dire che oggi fa brutto tempo, ma
magari nevica in montagna e si andra' a sciare.
Preso atto dell'esistenza degli imbecilli, e preso atto che si e' nati in
un altra tribu' non rimane che essere ottimisti.
Il mondo scivola verso la distruzione ma e' inevitabile che sull'orlo dell'abisso
qualcuno lo salvera'.
A non salvarsi saranno i coglioni che lo guidano verso la distruzione, del
resto si sa che quelli alla guida non riusciranno a frenare in tempo.
E io sorrido.
30 Ottobre 2007
Un cartellone in mezzo alla strada mostra le tette dell'ultima protagonista
di un calendario.
Jack si avvicina, annusa, alza la gamba e gli piscia sul capezzolo.
Io guardo e rido.
Grande Jack, penso.
Lì vicino Bebi guarda il suo fidanzato abbassare la zampina e annuisce.
Ma chi sara' mai quella zoccola...sembra stia pensando.
Chiudere le persiane prima di andare a dormire?
Lei mi chiede come faccio la mattina a non aver fastidio della luce che entra
dalla finestra.
Boh, mica ci avevo mai pensato.
Io mi sveglio con la luce e vado a dormire con il buio.
Ma se vuoi la prossima volta le chiudo.
Anzi no.
Differenza fra i giovani di oggi e i giovani di ieri.
Ieri eravamo frustrati dalla consapevolezza di non sapere nulla, oggi sono
frustrati dall'illusione di sapere tutto.
Patetici ti parlano di politica e di politici con quel sorrisino ebete del
cucciolo che si avvicina alla tana della volpe e crede di sapere come catturarla.
A volte provo a discutere, ma piu' spesso mi arrendo.
Non c'è possibilita' di dialogo con una ignoranza saputella.
Odiate Bush, odiate Berlusconi, credete a cio' che vi scrivono i giornali
e a cio' che vi insegnano a scuola.
Fate che siano gli altri a scegliere i vostri nemici, la vita vi insegnera'
che i nemici veri non vengono mai raccontati, li si incontra davvero e spesso
hanno curriculum meravigliosi.
Ed e' cosi' che vi inculano.
22 Ottobre 2007
Da come lo canta sembra che Leona ancora creda al grande amore.
Che dirle?
Io credo nell'innamoramento.
L'amore tra uomo e donna e' un invenzione.
Ragionate.
Quando l'innamoramento si trasforma in amore, l'amore finisce e rimane un
affetto reciproco, un amicizia fra persone di sesso opposto.
Certo chiamarlo amore e' un ipocrisia che ci salva dal prendere coscenza che
non ti desidero piu' o che tu non desideri piu' me.
Con la scusa dell'amore possiamo portare avanti la recita fino alla fine dei
nostri giorni, si sa, i rapporti cambiano.
Qualche anno fa avrei fatto l'amore con te in ogni istante disponibile, oggi
lo dobbiamo fare, e' una convenzione, mostrare un desiderio annacquato e'
sempre meglio che mostrarti che preferirei dormire o guardare la televisione.
Ma esistono innamoramenti che durano tutta la vita?
Questa e' la domanda a cui non esiste risposta.
O meglio e' come chiedersi se esistono frutti che non cadono mai dall'albero.
Forse esistono, ma certamente la loro esistenza e' rara e non fa parte delle
esperienze comuni.
Gli umani imparano presto le regole del vivere.
Sanno cosa e' funzionale, hanno costruito rapporti di coppia per combattere
la solitudine dimenticandosi che un rapporto di coppia non dovrebbe essere
un metodo per farsi compagnia ma un moto involontario dell'animo che non ha
nessun scopo se non quello di seguire un istinto di condivisione.
La mia cronica incapacita' di adattarmi al terreno fa di me un animale incapace
di mimetizzarsi per questo preferisco nascondermi nella mia tana sotterranea.
Se mi chiedete se so cosa vuol dire amare una donna rimango perplesso.
Forse non conosco la risposta, e se anche la conosco non ho certezze sul fatto
che sia la risposta esatta.
Ma questi dubbi lasciano una scia di certezze.
Quando la vidi appoggiata a un albero mi innamorai, quando la vidi partire
ebbi la certezza che non smettero' mai di essere innamorato di lei.
Le partenze rendono eterni, i ritorni rendono precari.
Del resto la morte insegna questo.
Saro' per sempre innamorato di lei come saro' per sempre riconoscente a quel
bambino che mi ha insegnato come fare a non diventare mai troppo maturo, cosi'
maturo da cadere dall'albero e marcire in poco tempo.
Ora so che cercare non ha piu' senso.
Che mi cerchino.
Che vengano a stanarmi.
Che grattanino con le loro zampette alle porte della mia tana.
Io sono la sotto, senza aspettare nessuno.
Non ho le capacita', ne le caratteristiche di chi sa convivere con l'amore.
Lasciatemi al mio innamoramento perenne per chi non c'è.
Vi lascio al vostro amore ipocrita' per chi c'è ma e' come se non ci
fosse.
11 Ottobre 2007
E che fai?
Sparisci per due mesi senza dire un cazzo.
Cos'è che hai avuto?
Ti hanno tolto un neo?
E che cazzo, questa e' una scusa?
E io coglione che ti telefonavo tutti i giorni, tu che non rispondevi.
Brutta stronza.
Ho pensato che fossi morta, che fossi scappata in qualche paese africano a
trovare te stessa, ho persino pensato che ti fossi sposata con qualche imbecille
della tua collezione di imbecilli.
Poi chiami, come se nulla fosse.
Arrivo a MIlano, dici. Aspettami.
Io sono troppo buono.
Avrei dovuto mandarti affanculo e invece ti ho detto: ti aspetto...
Tu arrivi.
Te ne stai in negozio tutto il pomeriggio, spari qualche cazzata poi ti fai
accompagnare a casa di un amica.
Sparisci.
Il giorno dopo...
Guido, che palle. Che serata del cazzo alla festa da Armani...sai mi ero messa
un vestito che faceva rizzare l'uccello a tutti gli invitati...ma che palle...sai
mi sarei scopata il barista....ma che palle...sai c'era un attore di una soap
opera....ma che palle...sai avevo un tacco 12 e il culo di fuori...ma che
palle.
E io coglione che ascolto.
Mi stavo giusto chiedendo perche' non avessi passato la serata con me dopo
due mesi che non ti facevi vedere.
Ora devo andare.....
Prendi la tua roba e te ne vai a Roma.
Due giorni dopo mi chiami.
Guido che serata di merda ieri sera...
Che e' successo.
Sai sono andata a casa di uno per sbloccarmi...
Sbloccarti?
Insomma...volevo vedere se riuscivo a farmi una trombata...solo che lui ha
preparato una cenetta a lume di candela....poi ha tirato fuori il Moet e Chandon
(si scrive cosi'?) e poi...
Poi che cosa?
Poi mi e' saltato addosso....voleva solo trombarmi.
Ma scusa ma tu non eri andata la' per sbloccarti?
Si ma, ma un minimo di poesia me l'aspettavo...e invece prima lo Champagne
e poi ci ha provato.
Io non capisco il problema.
Tu volevi scopare, lui voleva scopare e ci ha aggiunto anche lo champagne,
pensa se invece dello champagne ci provava con della cedrata.
No, cosi' no, cosi' proprio no...
Altre due cazzate e mettiamo giu' il telefono.
Io ci penso.
Cazzo se ci penso.
Analizzo.
1) Sparisce per due mesi sapendo che la cosa mi teneva col culo per aria.
2) Viene a Milano, sta con me quando non sa che cazzo fare, poi sparisce per
una cazzo di festa da Armani.
3) Torna a Roma per farsi "sbloccare" da un coglione.
E che cazzo.
Prussia questa non e' una donna.
E' una stronza e una calcolatrice.
Una di quelle donne che pensano basti fare pena per giustificare i loro comportamenti.
Affanculo.
Fottiti.
Finito.
5 Ottobre 2007
Mary non lo sa che tutte le colpe sono solo sue.
Lei preferisce addossarle a lui.
Lui non mi capisce.
Lui e' volubile.
Lui e' incredibilmente dolce, ma solo quando capisce che mi sta perdendo.
Lui non mi da cio' che voglio.
Lui e' egoista.
Lui non mi fa piu' sesso.
Lui...Lui.....Lui.......
Ma Lei sta con Lui.
E ogni sera torna a casa, lo guarda con sottile disprezzo, forse lo odia,
di certo non lo sopporta piu', ma sta li, come una cogliona.
Ci mangia insieme, ci dorme insieme, ci scopa.
E Lei cos'è?
E' il nulla.
Lei non esiste, o meglio non esiste piu' Mary.
Esiste la sua controfigura.
Una sorta di santa diabolica che fa beneficenza ad un uomo che ha bisogno
di lei.
No, Mary non da soldi ne opere di bene, Mary da se stessa per la causa dell'amore.
Mangia e vomita, raccoglie saliva e poi sputa e il tempo passa.
E sogna una bella famiglia, dei figli, una bella casetta, una vita istituzionale
con la verduriera che ti sorride e sembra invidiarti, la giornalaia che ti
dice quanto sono belli i bambini e le amiche che rosicano di fronte a questa
perfezione familiare.
E intanto Mary muore.
Giorno dopo giorno, ingozzandosi di sogni e di film d'amore.
Ma la colpa e' di Lui.
Lui non puo' fare a meno di Lei.
Lui e' un bambino che se lasciato solo si perde.
Lui e' incredibilemnte dolce, quando sente che mi sta perdendo.
Ponete l'attenzione sull'avverbio "incredibilmente".
Quanta ipocrisia ci trovate in quell'incredibilmente?
Quanto disgusto provoca quel sottolineare una lontananza dal credibile.
Ma Mary vive cosi'.
Si nutre del disgusto, mangia il suo vomito, Mary ha deciso che Lei non esiste.
E non esiste nemmeno Lui.
Esiste solo la situazione, la fotografia, un quadro iperrealista che ritrae
una sfiga perennne.
Fare pena, compassione, sentire che su di Lei incombe la missione impossibile
di un amore "incredibilmente" vero e puro.
Ahhhhh, quante ne dovro' sentire di stronzate, quante storie patetiche dovranno
ancora udire le mie orecchie.
Umani, donne e uomini, siete prigionieri della vostra assenza.
Girate nella stanza chiedendovi dove siete.
La vedete vuota?
Lo sara' sempre se non appenderete uno specchio e non avrete il coraggio di
guardarvi.
Parole per un nulla.
La storia non cambia.
Lei si annulla per Lui.
Lui esiste perche' Lei si annulli.
E tutti vissero felici e contenti.
Ma per quel che riguarda me potete andare tutti affanculo.
Non provo pena ne comprensione per le persone "incredibilmente"
stupide.
4 Ottobre 2007
Mansarda a Limone Piemonte.
Nevica.
Se non ricordo male era il Residence San SEcondo.
Io ho 7 anni, mia madre 28.
Mi ritorni in mente sul giradischi.
E' il primo ricordo di un titolo di una canzone.
Adoro la montagna.
La neve.
Chi cerca la perfezione non ha capito, la perfezione non la si cerca e' lei
a presentarsi di fronte a te, saluta, conversa amabilmente e poi se ne va.
Era un momento perfetto.
Non importa l'eta'.
Altri momenti perfetti si ripresenteranno in seguito.
Spesso legati a canzoni.
Arrivo a San Francisco di notte con Roberta Flack che canta Killing me softly,
Daniela che scende le scale verso la spiaggia e Umberto Tozzi che canta Ti
amo, Cecilia che canta Sei bellissima in un concerto in qualche paese della
Sicilia.
Momenti diversi, ma la perfezione non cambia aspetto.
Ha sempre quello sguardo stupido di chi non capisce perche' la si guardi cosi'.
Sembra chiedersi che cosa ci sia di cosi' strano nella perfezione.
Ma lei non lo sa, lei non ha una vita normale, non ne sa nulla di quella sensazione
di mancanza di qualcosa, e quel qualcosa dio sa che cazzo e', dio lo sa ma
non lo dice.
E noi, poveri imbecilli, stiamo li come formiche attorno al vasetto di miele
aspettando che qualcuno lo apra e si dimentichi di chiuderlo.
Mai provato un terremoto?
Io ne provai uno nel 1995, caso volle che fosse il piu' violento del secolo.
Venni sbattuto giu' dal letto, il tempo di capire e correvo giu' dalle scale,
arrivai in macchina e andai verso l'aereoporto.
Adrenalina pura.
Ci sono momenti che non stai vivendo la tua vita ma sei il protagonista di
una sceneggiatura messa giu' da qualche scrittore ubriaco.
Fuggiamo, quel cazzo di ponte era crollato, cazzo quella casa sta bruciando,
bastardi, maledetti sciacalli stanno rubando, via...via....
E poi l'aereoporto chiuso, non si va da nessuna parte.
Mi sedetti sull'orlo di un marciapiede, avevo finito i soldi, scosse d'assestamento.
Sembrava tutto assurdo.
E invece era un momento perfetto.
Perfezione si avvicino' a me, sorrise e mi disse: anche l'avventura puo' essere
perfetta, cosi' perfetta che sei felice di viverla.
Ma e' una merda. Risposi.
Ora e' una merda. Un giorno ne scriverai e sarai felice di essere stato qui,
in questo momento in queste condizioni.
Aveva ragione lei.
E quando perfezione non c'è si vive.
O meglio si tira avanti.
L'uomo e' un imbecille con troppe sovrastrutture nel suo pensiero.
Il bombardamento di stimoli visivi e sonori non fa altro che allontanarci
da quella "basic life" che e' il territorio dove nasconde le sue
tende la felicita'.
Io non cedo al ricatto dell'intelligenza.
Me ne fotto della cultura, ho una visione tragica dell'umanita' che mi porta
a vivere sperando in un colossale maremoto che faccia strage di storia.
Un reset totale.
Il ritorno di una sana ignoranza.
Ai tempi in cui gli uomini non conoscevano la stampa e le storie si tramandavano
dai vecchi ai giovani con aggiunte e aggiustamenti di fantasia verbale.
Fanculo l'arte, fanculo l'artista egocentrico, fanculo le materie scolastiche,
fanculo la matematica, fanculo le spiegazioni.
Io non so nulla.
Non voglio sapere nulla.
Anzi una cosa la voglio sapere.
Una sola.
Ehhh....
Una sola cosa, ma non ve la dico.