"Un bambino non ha alcuna necessità di scrivere,è innocente. L'uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo falso modo di vivere. Cerca di riconquistare la sua innocenza... "
Sottolineo con una penna la frase, poi richiudo il libro di Henry Miller.
Ieri sera dovevo uscire con Susan. L'ho scopata piu' di un anno fa e da allora cerca di convincermi di scoparla ancora. E' che sono spesso vittima della sindrome di Paganini. Insomma non ripeto. Credo che il motivo sia la non voglia di sforzarmi nel tentativo di ripetere una prestazione che ha lasciato un cosi' buon ricordo.
Stavo per andare da lei convinto anche dal fatto che avesse le sue cose. Questo mi tranquillizzava, potevo sperare in un pompino senza doverla scopare.
Poi è saltato tutto. Il motivo sono cazzi miei. Sono rimasto in casa con le gambe in preda al formicolio da pressione bassa, tentando di trovare qualcosa d'interessante alla televisione. Alle undici mi è venuta voglia di una birra. Sono uscito, allo Zebra Cafè non c'era nessuno tranne una ragazza con i capelli viola. L'ho guardata sorpreso dal fatto che la sua giacca era dello stesso colore dei capelli. Ero curioso.
-Ma tu cambi colore ai capelli a seconda della giacca che indossi, o compri le giacche a seconda del colore di capelli che porti?-
A questo punto ero sicuro che si sarebbe incazzata. Invece mi guarda e sorride.
-E' un caso.- Risponde.
Già. Strano che non prenda mai in considerazione il caso.
Aveva un accento strano, credo spagnolo o giu' di li'.
-Di dove sei?- Chiedo.
-Colombia.- Risponde.
-Cosa fai a Los Angeles?-
-Studio recitazione.-
Guarda caso.
Alla radio parte Quando, quando, quando di Tony Renis, fuori schizza una macchina della polizia, il molo di Marina del Rey è avvolto dal silenzio e dalla nebbia.
-Vuoi fare l'attrice?-
-Io sono un attrice.-
-Che genere di attrice.-
-Film porno.-
Ora dovrei dirle che ero sicura di averla già vista, ma forse è meglio non dire un cazzo e fare finta di niente. O forse devo cambiare discorso, anzi, approfondirei.
-Posso farti una domanda?-
-Anche due.-
-Ok. Due. la prima: Ma tu godi quando scopi per lavoro.-
-Domanda banale, Ma la risposta è no.-
-Seconda domanda. Godi quando scopi per i cazzi tuoi.-
-Domanda ancora piu' banale. La risposta è: a volte capita. Ma non ho voglia di parlare del mio lavoro. Tu che fai?-
-Vendo vestiti italiani firmati. Hai presente Valentino, Armani, Dolce e Gabbana...-
- Ho presente.-
-Come ti chiami?-
-Martha. Tu?-
-Jack.-
A me Martha piaceva. L'ho capito perchè il sonno mi è passato subito. Non riuscivo a capire se il fatto che fosse una pornostar fosse una buona o una cattiva notizia.
C'erano due teorie, entrambe valide ed entrambe in contraddizione con se stesse.
Prima teoria: Una pornostar non dovrebbe farsi troppi problemi a fare del sesso con uno sconosciuto.
Seconda teoria: Una pornostar deve averne i coglioni pieni del sesso.
Martha tira fori una canna dalla borsetta.
-Andiamo a fumarcela fuori?-
-Andiamo.-
Dal bar veniva una vecchia canzone di Julio Iglesias, due gabbiani erano appostati sul pontile immobile come statue. Una coppia beveva birra sulla prua della loro barca, io e Martha ce ne stavamo seduti sul pontile con i piedi ad un metro dall'acqua.
Accanto a Martha c'erano le sue scarpe militari ed una borsa su cui era stampata una foto di Marilyn Monroe.
-Hai un vestito da sera di Armani?- Mi chiede.
-Dovrei averlo.-
-Quanto costa?-
-E della collezione dello scorso anno.-
-Non mi interessa. Quanto costa?-
-Sui duecento dollari.-
-Un pompino.-
-Un pompino firmato Armani.-
E siamo finiti nel casino di casa mia. Ho dovuto gettare giu' dal letto un libro del Dalai lama, un romanzo di Chandler e le farneticazioni tra filosofia e chimica di Kary Mullis. Ho chiuso il cane ed il gatto in bagno. Ho riportato due forchette, due piatti ne i resti di una pizza in cucina. Ho acceso la televisione su mtv, ho tolto l'audio, l'ho vista spogliarsi. Poi abbiamo fatto l'amore.
Un pasto completo, con il pompino come antipasto e dolce.
-Il resto era gratis?-
-Il resto era un piacere.- Rispose.

Stamattina al risveglio ho trovato sul cuscino un capello viola, lei non c'era piu'. Devo assolutamente ricordarmi in quale film l'ho vista.
Sul comodino c'è il suo numero di telefono. Credo che usciro'. Devo vendere una camicia ad un poliziotto di Venice.

“La psicoanalisi è una malattia pericolosa, addormenta le tendenze anti-realtà dell'uomo e fa della borghesia un sistema”
Su uno di quei foglietti gialli adesivi ho scritto questa frase di Tristan Tzara cosidetto fondatore del Dadaismo, ho attaccato il foglio in macchina proprio accanto al portacenere. A Los Angeles il traffico è persistente ma in continuo movimento. Preferivo il traffico italiano che mi permetteva qualche minuto di tranquillità per leggere il giornale. Quà le soste non danno nemmeno il tempo di cercare la pagina della cronaca, in compenso non si superano mai le 15 miglia all'ora. Costanti.
L'umanità in fila. Che si trucca, mangia, beve, telefona, si scaccola, si gratta il culo, pulisce il vetro, a volte si guarda intorno con la faccia stupita di chi capisce che c'è qualcosa intorno. Se ne dimentica un attimo dopo. L'umanità profumata di dopo barba e deodaranti capaci di durare 24 ore. L'umanità che si pone le solite domande dando le solite risposte. Quella delle previsioni del tempo, dell'estratto conto, dei bambini che non dicono parolacce e delle feste in famiglia. Nessuno si incazza se gli dici figlio di puttana. Ma prova a dargli del "Looser" ed allora colpisci nel segno. Perdente, perdente, perdente, perdente, ecco cosa si rischia di diventare: perdenti. In quale battaglia, in quale gioco, in quale sfida? Fammi pensare. Io non sto giocando, non ho nemici, non amo le sfide. eppure mi hanno iscritto. Ci sono dentro anch'io. Ed è indubbio che sia un looser. Un perdente. Forse è per questo che da qualche tempo a questa parte trombo di meno.
Mi fermo a fare colazione da Starbucks sulla Montana, sono in coda, dietro di me c'è Dustin Hoffman. Non lo caga nessuno. Da queste parti le star non fanno notizia, e Dustin aspetta giocando con il suo Palm Top. A me piace l'idea di essere in coda con Dustin Hoffman, forse sono provinciale, forse mi viene in mente il suo presonaggio in "Un uomo da marciapiede", forse è perchè guardando lui è come se guardassi l'uomo dai mille volti, capace di essere chiun que compreso nessuno.
Il fascino degli attori sta nella loro capacità di mimetizzarsi. Dovrei imparare anch'io.
Il poliziotto arriva puntuale. Tiro fuori dal portabagagli una camicia di Gucci, nuova di pacco. Il poliziotto la guarda. La prende. La prova. paga e se ne va.
Non credo sappia che a Napoli, in Italia, ci sono ditte specializzate nel copiare le camicie di Gucci, non credo immaginerà mai che ha pagato ottanta dollari una camicia che ne vale otto. Ma cosa conta? Il suo sorriso era genuino e compensava la camicia contraffatta.
Ottanta dollari in tasca. Ci deve essere un modo per spenderli.