Jack è on the road. Viaggia , anzi fugge.

Mi lascio alle spalle la California. Vado verso il Nevada, con una pistola nascosta sotto il culo, e un urlo nelle orecchie.
Forse se non mi avesse chiesto di avere pietà di lui, forse non l'avrei fatto. Ma il suo pianto ha rafforzato in me la voglia di fargliela pagare.
Non credo capiranno mai che sono stato io, ma andarsene per un po' è salutare. Joanna mi aspetta all'Amargosa Valley, al telefono mi ha detto:
"Ti ospito, in cambio tu mi lecchi la figa, quando voglio."
Baratto accettato. Quante volte mi ha parato il culo saper leccare ad arte una passera. Mi ha aiutato a trovare casa quando ero nella merda, a trovare passaggi quando avevo il trip del vagabondaggio, a mangiare quando avevo fame.
Leccare la figa è un arte. E come tutte le arti ha un senso solo nell'approvazione della spettatrice.
Mi fermo a fare benzina a Furnace Creek, respiro l'aria secca del deserto, compro un cappellino che porta scritto sulla visiera, "benvenuti all'inferno", porto via tre banane e un sorriso alla commessa bionda.

Appena fuori dalla Death Valley, volto a destra, poche centinaia di metri e trovo la mia road hosue preferita, la vecchia Jamie mi cucina un hamburgher con tre chili di patatine. Alle sette di sera un gruppo rock suona per me e Jamie. Joanna, è in ritardo.