2 Aprile 2004
La ragazza del bar mi guarda sorridendo e mi dice:
"Ti ho sognato stanotte."
"E cosa facevo?" Le domando.
"Eri in Piazza Duomo, eri una di quelle statue umane che si muovono solo
quando gli dai delle monetine. Io ti chiedevo cosa ci facevi li' e tu facevi
segno di mettere delle monete nel cesto che avevi di fronte. Ogni volta che
mettevo una moneta tu dicevi una parola."
"E alla fine perchè ero li?"
"Non lo so, ho finito le monete, avevi detto tre parole e ti ho mandato
a quel paese."
Questo è accaduto realmente stamattina e ci sono rimasto di merda.
Perchè in quel sogno c'è piu' realta di quanto la ragazza del
bar non poteva immaginare.
Ecco un racconto che scrissi a riguardo qualche anno fa, assomiglia in maniera
inpressionante al racconto di stamattina.
E' possibile che voglia dire qualcosa?
Il tempo lo dirà.
Se volete leggetevi il racconto.
Martedi' 16 Marzo 2004
Solo. Lo volevo. Quindi rimango solo e non posso provare solitudine. Le ho
detto che volevo stordirmi sulla poltrona leggendo la vita di Marilyn. La bambina
di undici anni che chiedeva di essere adottata.
Non ho piu' voglia di combattere, ho visto la spada nella roccia e nemmeno mi
sono avvicinato. Che resti incastrata, che cazzo me ne fotte.
Gli umani non meritano battaglie, nemmeno sforzi, forse neanche parole.
La felicità è una nota trattenuta il piu' a lungo possibile, ma
il fiato prima o poi finisce, comunque.
Meglio, molto meglio, adagiarsi ad ascoltare il mare ripensando ad una spiaggia
deserta vicino a Great Ocean Road, restare sereni non suonando la nota ma immaginandola
trascinarsi nel tempo senza tempo.
Nicola mi ha mandato un messaggio: "Il fascino della conoscenza sarebbe
il minimo se sulla strada non dovessimo superare tanta vergogna."
E' di Nietche, ed è geniale.
Rappresenta la motivazione della fuga, il tentativo di trovare un nuovo luogo
da qualche parte che diventi traguardo.
Venerdi' 12 marzo 2004
L'incapacità di dare valore ai particolari.
Ecco uno dei motivi per cui l'uomo diventa assassino e bastardo.
Ci pensavo stamattina guardando alcune foto che ritraevano vittime dell'attentato
di ieri a Madrid.
C'era una donna, morta, sdraiata per terra in un lago di sangue.aveva scarpe
col tacco, di quelle scarpe che si comprano le donne che tengono al loro aspetto.
Immaginai quella donna ieri mattina, quando essersi alzata si sedeva per indossare
le sue belle scarpe, si sarà guardata allo specchio dando un occhiata
a quei particolari che tracciano l'essenza di una donna.
Guardavo quelle scarpe insanguinate che qualche bastardo non riusci a collegare
a nessun viso, a nessuna storia, a nessun sogno a nessun futuro.
Poi c'era un altra foto, un uomo ucciso dall'esplosione che aveva poco lontano
da se la sua ventiquattro ore, pensai al contenuto di quella valigetta, particolari
che non avevano piu' nessun riferimento vivente con la realtà.
Ognuno di noi è una somma di inezie, e queste inezie danno valore alla
nostra esistenza, il bastardo se ne dimentica.
Si dimentica che a qualcuno mancherà il sorriso di quella donna, si dimentica
che quell'uomo ogni mattina si faceva la barba guardandosi allo specchio domandandosi
magari che ne sarà dei suoi figli, si dimentica delle colazioni troncate,
degli auguri di buonanotte tranciati, del conto dell'ultima spesa abbandonato
nella borsa.
Il bastardo non pensa a queste cose, lui pensa a cose grandi, la religione,
le ideologie, la cittadinanza.
Puttanate enormi usate per giustificare la fine di piccole quotidianità.
Cento morti in nome di cosa?
Qualsiasi risposta è degna solo dello stupido e perverso egocentrismo
umano.
Suono un flauto comprato nella riserva indiana di Monument Valley, mentre suono
sento l'odore del legno, un odore che non puzzerà mai.
Parliamo del legno, essere vivente enormemente piu' pulito e sensibile di una
massa di umani crudeli e bastardi.
Martedi' 9 Marzo 2004
Il freddo mi ha rotto i coglioni.
Ieri sono andato su un sito dedicato alla città di Sedona in Arizona
a caccia di una casa da comprare.
Ne ho trovata una.
Eccola.
Costa all'incirca un milione di dollari. Mi piace.
Ora devo trovare il modo per farmi il culo per qualche anno e realizzare il
desiderio.
Ne stampero' una foto, me la metto sopra il letto e la usero come si usa una
carota per far avanzare l'asino recalcitrante.
In fondo è solo una questione di stimoli.
A parte questo nuovo desiderio ieri sera mi sono ritrovato ad una festa di compleanno
di una ragazza russa, russe erano anche tutte le invitate, si divertivano un
casino a fare commenti nella loro lingua senza che io e Nicola capissimo un
cazzo.
La serata è stata meno noiosa del solito grazie a dei bambini con cui
ho giocato tutta la sera.
E' incredibile l'energia che sono capaci di dare.
Ho sudato sette camicie ed oggi sto quasi bene.
Giocare con dei bambini significa connettersi nuovamente con la parte piu' pulita
e meno corrotta dell'essere umano.
Siamo attratti dai cuccioli di uomo e di animale perchè in loro esiste
ancora quella parte istintuale e pura che il tempo e le esperienze logorano.
So che in giro, nei locali, si festeggiava la festa della donna con spogliarelli
maschili e altre stronzate simili.
Questa cosa mi fa cadere sotto i coglioni quel poco di considerazione che ancora
tengo dell'essere femminile.
Siamo circondati da donne con testicoli, calcolatrici e arriviste.
Si ritrovano in gruppo ad eccitarsi con urletti patetici di fronte a qualche
coglione muscoloso che si spoglia, ma in realtà il gioco ha regole truccate.
Siamo noi uomini a doverci confrontare con il "problema" della conquista,
siamo noi a doverci fare il culo per attirare l'attenzione, per portare la femmina
a cadere nella nostra rete,
Alla donna basta decidere, "tu si, tu no, tu forse", e sono patetiche
quando cercano di rubarci il mestiere arrapandosi di fronte a qualche uccello
che non aspetta altro che di cadere nella rete.
Del resto sono vittime di se stesse, lamentose e poco sensuali.
Cornute e felici, spesso trattate a bastonate ma incapaci di liberarsi del loro
carnefice, stupide e banali.
Va beh, sono cazzi loro.
Basta che non ci chiedano piu' perchè noi uomini siamo cosi diffidenti
dall'idea di farci una famiglia.
Qualsiasi uomo intelligente inorridisce all'idea di farsi una famiglia con questo
genere di esseri femminili contemporanei.
Scopare si scopa, gli amici non se ne vanno, mi dovrebbero pagare un milione
di dollari per incastrarmi e poi me ne fuggirei nella mia casa a Sedona.
Bye.
Lunedi' 8 Marzo 2004
Maledetta influenza. Mi sta enormemente sui coglioni gli effetti collaterali
di questa cazzo di malattia invernale.
La fragilità umana si manifesta attraverso tosse, rafreddore e altri
piccoli fastidi che danno al corpo una personalità noiosa e pesante.
Già, il corpo.
L'unica certezza che abbiamo di noi, in attesa di capire dove risieda l'anima.
Amore e odio, e forse l'anima è proprio quell'atteggiamento da terzi
che abbiamo nel contemplare noi stessi dal di fuori.
Stamattina guardandomi allo specchio ho visto un tipo malaticcio, che non la
finiva di tossire e di soffiarsi il naso.
Quel tipo ero io, ma non l'io che avrei voluto essere.
Ero insomma vittima di circostanze che mi portavano a non allinearmi con la
mia persona.
Oggi vorrei essere sano come un pesce, con il fisico pronto e reattivo e non
cosi' malandato.
Insomma sono costretto a sopportarmi.
C'è qualcosa di strano e misterioso in tutto questo.
Noi siamo abituati ad accettarci, nella buona e nella cattiva sorte, ma questa
accettazione nasconde un potere occulto, nasconde le mani del burattinaio che
gioca con la nostra precarietà, in realtà se non siamo nemmeno
padroni della salute del nostro corpo significa che non siamo padroni di nulla
se non dei nostri sogni e della nostra fantasia.
Allora io mi siedo sulla poltrona ed immagino l'estate che verrà, il
caldo, il corpo che si abbronza sulla spiaggia, la fatica che scompare, la sensazione
di essere parte sana di un mondo sano.
Ecco cosa resta, la capacità di immaginarci diversi da cio' che la realtà
ci impone di essere.
L'unico vero libero arbitrio risiede nella fantasia alla quale non si possono
imporre confini.
Affanculo la malattia, mi dissocio da me stesso in attesa di tornare ad essere
cio' che desidero essere.
Giovedi' 5 Marzo 2004
Ma la cultura a chi appartiene?
Ai sinistroidi sembra essere la risposta giusta dopo aver visto per qualche
minuto quella cosa patetica che è il Festival di Mantova.
Il patetico non è nelle canzoni proposte che anzi sono di qualità
(anche troppa, quasi biologica) ma nel modo in cui venivano proposte.
C'era negli artisti che si esibivano un aria di supponenza, di autorità,
di egocentrismo che trasformava una bella canzone in una sega con tanto di sigaretta
dopo l'orgasmo.
Tutta questa "arte" non poteva prescindere dai loro autori e poichè
non riesco a prescindere l'uovo dalla gallina mi sono stufato di sentirmi insegnare
belle parole e bella musica.
Ho preferito lo spettacolo popolare di San Remo, con canzoni normali, per tener
fede al fatto che oggi essere normali è un caso eccezionale.
Ma sono comunque incazzato perchè ormai non posso fare altro che incazzarmi
di fronte a tutto questo sbrodolarsi addosso di una sinistar che sembra aver
capito tutto, sapere tutto con un aria che nasconde la certezza di una superiorità
di razza di fronte a noi poveri anarcoidi che di questa sinistra supponente
ne abbiamo piene le palle.
Non me ne frega un cazzo se i testi di Finardi sono profondi, se gli Avion Travel
quando cantano sembra che stiano recitando un Vangelo o se ai La cruz esibirsi
sembra essere una via crucis.
Mi hanno rotto le facce impostate, composte, severe di questi artisti che sembrano
aver bisogno di allungarsi il cazzo con le loro opere.
L'arte non è una discriminante, chi la possiede non è nulla di
piu' di chi non lam possiede.
Non basta avere un cavallo nella stalla per essere buoni cavalieri.
Per essere buoni cavalieri bisogna cavalcare in scioltezza, guardando avanti
e non attorno a se prodi dei centimetri guadagnati dall'essere in sella.
Quindi artisti sinistroidi fottetevi, voi e i vostri fans, che attraverso l'ascolto
delle vostre opere si sentono piu' fighi degli altri.
Io mi ascolto i Ricchi e Poveri e godo, sapendo che la vera anarchia non è
nel possesso di un territorio ma nello sbattersi di riconoscersi cittadini di
qualsiasi nazione, paese o anfratto.
E dopo i Ricchi e Poveri mi metto su Pupo, arte popolare, che non ingrossa l'uccello,
ma a volte, dico a volte, c'è chi non ne ha bisogno.