MAI
PIÙ COMUNISMI
Fame, morte, schiavitù, crimini, terrore,repressione:
"il fallimento di un'utopia in un secolo di storia nel mondo"
(Materiale gentilmente concesso dal sito personale di Alessandro Cochi)
Nel 1848 Marx ed Engels, pubblicando il "manifesto comunista" avevano
introdotto una svolta ideologica. Per loro la pace non rappresentava più
un valore in sé, ma era subordinata ad un concetto di progresso che ammetteva
e anzi sanzionava la violenza come strumento: la dittatura del proletariato.
Prima di loro avevano sostenuto più o meno confusamente questa dottrina
dai tratti totalitari e antireligiosi, Babeuf (la terra non è di nessuno,
i frutti sono di tutti) e rappresentanti del socialismo utopistico, anarchici
quali Owen, Fourier, Louis Blanc, Proudhon, Bakunin, Cabet...
Il nemico di classe si affronta in qualsiasi modo, ancor meglio con la violenza,
che così facendo viene definita rivoluzionaria, che deve mirare alla
soppressione delle stesse classi sociali, ad un organizzazione economica e sociale
fondata sulla proprietà collettiva dei beni e servizi di produzione,
alla negazione della differenza tra lavoro manuale e quello intellettuale, ad
annullare la differenza sostanziale tra città e campagna, alla negazione
dello Stato stesso, una volta avvenuto il passaggio dal socialismo a comunismo.
La vita quotidiana viene militarizzata in ogni suo momento e in ogni sua forma.
Manifesto che sosteneva l'utopia, con tanto di premessa e pretesa dalle errate
prognosi scientifiche, della società capitalista e delle sue contraddizioni.
Il pensiero che un individuo potesse vivere secondo le sue capacità e
i suoi bisogni, dove al posto dello Stato subentrasse un associazione nella
quale il libero sviluppo di ciascuno fosse la condizione del libero sviluppo
di tutti. Ma nessuna rivoluzione comunista ha mai esaudito, neanche in misura
approssimativa, quel primordiale sogno dell'uomo di realizzare un paradiso terrestre,
alleggerito dai pesi del Mondo. Quel che è rimasto, è un dogma
che ha preteso di assumere la funzione della morale e della religione, mentre
il partito unico e "padrone" che deve rappresentare tutto e tutti,
si arroga l'autorità di una Chiesa, i cui capi hanno sempre posseduto
l'unica chiave che apre le porte al progresso umano, l'unica verità politica
ed economica, spirituale e morale.
La forte ideologizzazione porta alla religione politica, voluta dalle èlite,
per una completa adesione e totale dedizione, sotto forma di credo come nel
culto delle religioni. Si insegna a scuola e nei posti di lavoro, si rende omaggio
al mausoleo di Lenin nella Piazza Rossa a Mosca, ad ogni famiglia russa ormai
completamente sovietizzata vengono distribuite statuette di Stalin da adorare.
Così anni più tardi nella fase di inasprimento terroristico, per
il culto della personalità di Mao negli anni della "rivoluzione
culturale" e della "rivoluzione permanente" in Cina. Tornando
alla grande madre Russia, ben 5 i milioni di morti per la carestia che coincise
con il primo anno della Nep (nuova politica economica, più gradualista
e moderata…) voluta da Lenin. Ma alla sua morte, la nep fu oltraggiata
dai piani dell'"uomo d'acciaio" Stalin, salito prepotentemente alla
guida dei bolscevichi, che con la pianificazione e la collettivizzazione delle
terre, attraverso i piani quinquennali portasse l'Urss a divenire rapidamente
una potenza industriale pesante, soprattutto per l'armamento. Poco importa delle
rinunce sul piano dei consumi di massa. Violente misure di repressione e di
terrore, compreso il sistematico ricorso alla pratica delle deportazioni e relativa
confisca delle terre, permisero la formazione di 230 mila aziende collettive
al posto dei 26 milioni di piccole aziende individuali precedenti. Il fautore
del socialismo in un solo Paese, ovviamente il suo, riuscì ad espellere
ed emarginare il suo rivale interno Trotzkij, già a capo dell'Armata
Rossa, che in quanto ad applicare ogni forma di violenza aveva davvero poco
da imparare.
Trotzkij infatti, amava sostenere che " la rivoluzione richiede alla classe
rivoluzionaria che essa raggiunga il proprio fine con tutti i mezzi a disposizione
e, se necessario, con una insurrezione armata; se occorre con il terrorismo."
Iniziò così la sistematica eliminazione di ogni forza alternativa
alla sua: liquidò fisicamente, in tutta fretta i "nemici del popolo",
che fino a pochi giorni prima avevano rappresentato la vecchia guardia della
rivoluzione di ottobre del 1917. Le mitiche purghe staliniane, coordinate dal
boia Berija, che alla morte del generalissimo georgiano, sarà premiato
con il ministero degli Interni. Terrore, processi farsa, nessuna prova ma umilianti
confessioni estorte con la tortura in sentenze prefabbricate.
Anziani rivoluzionari, dirigenti della prima ora, scomodi testimoni, quadri
dell'industria di stato, ufficiali dell'Armata Rossa, milioni di semplici cittadini
con le loro famiglie, in prevalenza contadine, e anche vittime di religione
ebraica, molto invisi al dittatore, così come i molti sacerdoti, spediti
nei gulag non perché colpevoli, ma perché divenuti superflui.
Non c'era posto per le loro chiese, per questo bruciate, il loro Dio abolito
e cancellato dalla rivoluzione che avrebbe visto un nuovo regno, mai esistito
fino a prima, quello dell'uomo libero.
Come durante la guerra civile spagnola con l'uccisione di oltre 7000 religiosi,
tra cui anche suore e vescovi da parte degli anarco-comunisti, con innumerevoli
distruzioni di edifici religiosi, nel risoluto ma vano tentativo di estirpare
la religione cattolica dal suolo spagnolo.
Naturalmente l'Urss e i paesi dell'Est diedero l'esempio nella sanguinosa lotta
al clero. Chiusero tutte le chiese, misero in prigione preti, suore e perfino
chierichetti condannati a morte e fucilati, o al meglio finiti ai lavori forzati
nei campi d'internamento dei gulag, e nelle miniere d'uranio, indifesi dalle
mille radiazioni, solo perché si possedesse una Bibbia, per 8-10- 12
anni.
Percosse, timpani rotti dai pugni e dagli stivali con punte di ferro degli ufficiali,
30 e più persone chiuse in baracche di pochissimi metri, dove anche nel
gelido inverno era vietato chiudere la finestra, e possibile andare al bagno,
solo la mattina o la sera, 20 minuti per tutti i prigionieri insieme. Poi molto
spesso stanze degli interrogatori e delle torture, tra muri foderati per assorbire
le urla, persone chiuse in delle tute, e poi colpite fino al collasso. Povere
vittime fucilate alle spalle dal boia, dopo essere fatte entrare con l'inganno
di entrare in una stanza dove chiedere la grazia. Altre invece credute morte,
si salvarono svegliandosi al cimitero o in fosse comuni cercando di rimanere
nascoste fino alla caduta di Stalin.
Anche l'italiano Gramsci era per "una completa laicizzazione di tutta la
vita e di tutti i rapporti di costume, ossia in una radicale scristianizzazione
della società." Aggiungeva inoltre una profezia che si rivelò
reale: " I popolari stanno ai socialisti come Kerensky a Lenin". "Assai
pochi hanno potuto penetrare la vera natura del comunismo" affermò
PioXI in una famosa Enciclica del 1937.
Regno fu, ma assoluto, di marca comunista, materialista, fatto di carri armati
e missili, strutture burocratiche di ferro,un paese congelato, governato dalla
mummia di Lenin, fatto di emigrazioni interne forzate, e di paura della contaminazione
atomica. (che solo in parte avvenne alcuni anni fa a Chernobyl).
Aleksandr Solgenitzin liberato negli anni 50, ci parlerà dell'inferno
dei gulag, un immenso sistema di sfruttamento del lavoro di milioni di persone,
una vera orgia di schiavismo. "Il potere nasce dalla canna del fucile"
sarà il motto che guiderà la Cina per circa 50 anni, di Mao Tse
tung, uno dei fondatori del partito Comunista Cinese nato nel '21, ispirato
a Marx, che prima si unirà al Partito dei Lavoratori (Kuomintang) di
Sun Yat-sen e del più moderato nazionalista Chang Kai-shek, per poi combatterlo
prima e dopo la fine del conflitto con il Giappone. Mao, da bravo alunno di
Lenin, punta sui contadini della sua provincia, Hu nan, per poi trasferirsi
verso nord (Shanxi), dove quello che sarà il "grande timoniere"
della Repubblica Cinese dei "commissari del popolo" darà il
via alla lunga marcia, rafforzando il legame comunista-contadino minacciato
dai nazionalisti. Già molte le brutalità compiute verso il lungo
tragitto, con molti profughi cacciati dalle loro terre, scampati a pesanti interrogatori
e torture, e ad esecuzioni sommarie. Fortissima la propaganda, nonostante la
pressione fiscale del 35% sui contadini, la coltura e l'esportazione dell'oppio,
l'indottrinamento politico fin da bambini con tanto di fucile, autocritica ed
educazione forzata per i dissidenti, metodi oppressivi ancora all'oscuro di
un certo occidente che guardava Mao con vivo interesse, anche per la su linea
diversa da quella staliniana, ma non per questo più morbida… Sarà
il dominio del Giappone a creare le basi che costringeranno a un Fronte Unito
(e provvisorio), suggerito anche dagli Stati Uniti tra Mao e Chang, visto che
dal '37 fino al 39 occupavano gran parte delle città e delle coste cinesi.
Ma sarà Pearl Habor e ciò che ne conseguirà a togliere
il disturbo dell'invasore, e a far riprendere i contrasti interni con fucilazioni
di massa, fino alla presa di Pechino, che darà inizio ad un regime dove
l'assassinio firmato con la stella rossa, diventa metodo di governo, di un popolo
che contava allora 600.000 unità, e che ospiterà da allora parate
militari come massima espressione di forza per la repressione del dissenso e
per la conquista del potere mondiale.
La Repubblica Popolare Cinese, nascerà nell'ottobre del '49, e non sarà
riconosciuta dagli Stati Uniti. Saranno invece 2 milioni circa le persone uccise,
tra cui molti reazionari, oppositori politici considerati nemici del governo
popolare in soli tre anni. Un sistema di controllo con 550.000 indiziati, 3.800.000
attivisti, 75.000 informatori, 1.200.000 uomini assoldati come polizia politica.
Inizierà il genocidio del popolo spirituale del Tibet, con 1.200.000
morti (un tibetano su quattro). Molti saranno internati nei campi di concentramento
cinesi (laogai), impiccati, torturati, mutilati, addirittura seppelliti vivi,
in acqua bollente, decapitati o crocefissi, e magari lasciati sbranare dai cani
randagi. I Buddha saranno rotti e sostituiti con grandi ritratti di Mao. Il
Dalai Lama costretto all'esilio. I comunisti si spingeranno fino in Indocina
verso Saigon, creando una delle prerogative ad un altro drammatico conflitto,
quello del Vietnam. Invece dei 5.500 missionari cattolici, ne rimarranno soltanto
una decina, non di più. Il "grande balzo in avanti" con le
sue acciaierie da cortile, lo sarà per ciò che riguarda il disprezzo
dei diritti umani e civili, per le continue espropriazioni, purghe, e la riforma
agraria impostata sull'odio di classe. Tra anni di sacrifici per mille di felicità,
dicevano i seguaci di Mao, interrando chi si ribellava ad uno stato di assoluta
miseria.
Tra il '59 e il '61 si contano più di 30 milioni di ulteriori vittime,
così come dopo la nuotata del 1965, e la rivoluzione culturale di gruppi
di giovani Guardie Rosse che non risparmiavano nessuno se non le forze armate
e gli scienziati dediti a esperimenti nucleari per nuove armi belliche. Molti
i perseguitati tra gli imprenditori e gli intellettuali. Muore molto vecchio,
nel 1976, ma lascerà quel segno (vedi la vedova con la Banda dei Quattro)
che vedrà nuove drammatiche persecuzioni in Tibet (1987) e a Piazza Tienanmen
verso giovani studenti che rivendicavano regole democratiche massacrati dalla
polizia cinese (1989). Questo fu il dramma a Oriente. L'intera cintura di stati:
- Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria,
Romania, Bulgaria, Jugoslavia (poi con Tito autonoma), Albania - fu trasformata
in pochi anni, dal ‘45 al ‘48, con golpe, assassini politici di
statisti, elezioni burla, insurrezioni armate dei traditori sempre pronti rappresentati
dai Partiti Comunisti locali, in un immenso ghetto comunista, a sostanziale
dominio russo-sovietico. La metà di un intero continente, con centinaia
di milioni di uomini, con intere disgraziate nazioni, divenne così -
contro ogni diritto e libertà dei popoli - satellite dell'Urss. Nacque
il Comecon (1949) o mercato comune orientale. Nacque il Patto di Varsavia, omologo
della Nato (1955).
Nacque l'impero comunista, la guerra fredda, l'escalation degli armamenti, l'equilibrio
del terrore, i deliranti piani marx-leninisti di sovversione e conquista del
mondo, la trasformazione dell'intera area comunista in un gigantesco campo militare
proteso al dominio planetario. Inenarrabili o quasi sono gli episodi della vergogna
comunista. La divisione della Germania: a est lo stato fantoccio creato sulla
zona di occupazione sovietica – o più esattamente su quanto non
venne direttamente inglobato da Urss e Polonia - mentre a ovest (formata dalle
ex zone di occupazione americana, francese e britannica) vigeva la libertà.
Uno stato burla per il significato della sua esistenza, ma drammaticamente reale
per la sua polizia segreta - immancabile nei paesi comunisti: la famigerata
Stasi. Di cui verranno ritrovati dopo il 1989 chilometri di scaffali di archivi
e milioni di schedature, per i suoi Vopos, per la frontiera costituita da centinaia
di chilometri di rete elettrificata, sorvegliata da torrette con armi automaticamente
attivate da cellule fotoelettriche in caso di passaggio (cioè di fuga
verso l'occidente, per i suoi 16 milioni di mine - tante quante il numero dei
tedeschi dell'est - poste sul confine. Per il suo Muro di Berlino, simbolo della
prigionia schiavista del comunismo, costruito da Ulbricht e Honecher a partire
dal 12 agosto del 1961 e costato la vita di 588 martiri, uccisi nel tentativo
di fuga dal "paradiso dell'est" durante i 28 anni della sue infame
vita. L'invasione dell'Ungheria del 1956, quando un intero popolo nauseato dalla
protervia e dalla sanguinosa stoltezza sovietica, vide schiacciato il suo sogno
di libertà sotto i cingoli dei carri armati russi: i capi della rivolta,
Nagy, Maleter e tanti altri, spesso arresisi dopo formale promessa di avere
salva di vita, vennero impiccati o sparirono nel nulla. Con la figura del grande
cardinale Wyszynski e quella spregevole di Janos Kadar, carceriere del suo stesso
popolo. La repressione nell'agosto 1968 della cosiddetta " primavera di
Praga", quando ancora una volta la divisioni corazzate russe sgominarono
anche un pallido tentativo di "socialismo dal volto umano", esautorando
Dubcek e con Breznev che lancia la teoria della "sovranità limitata",
con il sacrificio del giovane Jan Palac, che si immolò con il fuoco per
protestare contro l'invasione. Il regime del rumeno Ceaucescu, altro bell'esempio
di comunista delinquenziale, che con la despota moglie Elena tiranneggiò
una popolazione di infelici ridotti- in era di pieno benessere per l'Europa
- alla fame, con i folli piani di deportazioni di 7.000 villaggi in città
falansterio costruite appositamente per spezzare la coscienza tradizionale e
dominare meglio anche l'anima, oltre che i corpi.
Con le abominevoli vicende dei bambini infettati con l'Aids a scopo di studio
per ordine del governo comunista, con i giganteschi palazzi del potere in mezzo
alle catapecchie della povera gente, con le prove calligrafiche della scrittura
di tutti i 23 milioni di abitanti per meglio controllare chi scrivesse le lettere
anonime, con le macchine da scrivere proibite, con ogni telefono diventato una
centrale di ascolto all'interno delle famiglie, con la folle polizia politica,
la Securitate, con le torture ai dissidenti... La vicenda di un povero paese
disgraziato come l'Albania, in mano ad un pazzo satrapo comunista come Enver
Hoxa, costruttore di centinaia di migliaia di bunker contro l'invasione dal
mare, sterminatore di centinaia di migliaia di oppositori, creatore di un funerario
comunismo albanese in salsa cinese, che ha lasciato un popolo moralmente distrutto,
di cui è stata strappata con la forza la religione, cancellato il passato
e precluso il futuro. Sistematiche le purghe assassine di Enver Hoxa: 1948,
fucilato Ministro dell'interno e segretario del P.C., 1954 assassinato il generale
Dali Ndrev, insieme alla moglie incinta al nono mese, 1955 giustiziati 2 ministri,
1957 arrestato e fatto sparire il ministro Zia Dibra, 1959 tocca al primo ministro
Tuk Jakova, torturato a morte, . .nel 1975 gli ideologi Lubonija e Paqarami...
nel 1983 altri Ministri... La repressione di Jaruzelski in Polonia, quando un
colpo di stato dei militari filosovietici polacchi nel 1980 realizzerà
un'ennesima sopraffazione alla incontenibili istanze di libertà della
gente, mettendo al bando l'organizzazione sindacale "Solidarnosc".
Nel 1949 Mao Tse Tung, a lungo sostenuto dai sovietici, dopo aver rivoltato
la tradizionale teoria leninista (conquistare il potere dalle città per
estenderlo alle campagne) si rivolse ai contadini cinesi e vinse, dopo aver
- da buon comunista - ignorato il risultato delle urne che aveva decretato il
successo per i partiti liberaldemocratici e nazionalisti. E realizzando l'obiettivo
di oltre 100 milioni di morti. Dopo di lui, Tien Anmen.
Le autorità della Cina dove ogni anno si eseguono circa cinquemila condanne
a morte - hanno deciso di adottare il moderno e occidentale metodo dell'esecuzione
mediante iniezione legale. Attualmente, i condannati vengono giustiziati con
una revolverata alla nuca che, oltre ad essere tecnicamente obsoleta, puzza
anche di terzo mondo e di comunismo. Il vantaggio della pallottola alla nuca
consiste tuttavia nel fatto che, dopo l'esecuzione, è possibile chiederne
coattivamente il rimborso ai familiari dell'ammazzato: il che, a un paio di
dollari a pallottola moltiplicato per cinquemila, fa una sommetta non disprezzabile
per coprire almeno parte delle spese. Adesso i dirigenti cinesi si chiedono
che cosa farsi rimborsare dai parenti.. La guerra di Corea, quando nello stesso
anno della proclamazione della Repubblica cinese, truppe nordcoreane e cinesi
comuniste, invasero - dotate di armamento russo - la Corea del Sud. Con una
crisi che imperversò fino al 1953 e causò 3 milioni di morti.
Il Vietnam, con una lunghissima guerriglia sostenuta dai vietcong di Ho Chi
Minh, altro comunista dell'Hotel Lux di Mosca, e di Giap contro il sud "corrotto"
e dominato dai "nemici del popolo". Quando cadde Saigon per anni e
anni centinaia di migliaia di vietnamiti scapparono con le loro famiglie per
mare (i "boat people"). Solo allora gli utili idioti che in Italia
per anni e anni avevano sostenuto la "lotta del popolo vietnamita contro
gli americani" tacquero di vergogna. La Cambogia di Pol Pot, quando questo
sanguinario e folle comunista arrivò negli anni sessanta al potere, deportando
immediatamente l'intera popolazione urbana in campagna e nelle risaie, con marce
forzate ed esecuzioni, con torture e purghe, facendo morire due milioni di disgraziati
su una popolazione di sette. In uno scenario di delirio - uno dei tanti del
comunismo - i kmher rossi abbattevano i piani superiori delle case più
alte, perché fossero tutte eguali; uccidevano immediatamente coloro che
fossero stati a contatto con gli occidentali; coloro che erano dotati di occhiali
o titoli di studio perché certamente "corrotti", spesso venivano
gettati vivi nelle fornaci e le ossa carbonizzate servivano a concimare le campagne.
Il loro sogno era il comunismo "integrale e istantaneo": Nessuna entità
familiare, solo l'Angka, il partito.
I mercenari cubani in Angola, Mozambico, in mezza Africa, quando Castro, esaurite
con le sue allucinazioni economiche a base di patè di marxismo i fondi
dello stato, non trovò altro mezzo che vendere il sangue dei suoi sudditi
a Mosca per destabilizzare il continente africano e sostenere i regimi "amici"
contro la popolazione. Oggi si serve invece del "Turismo sessuale",
spesso pedofilo, per importare valuta estera. Il dittatore etiopico Menghistu,
feroce deportatore delle etnie nemiche dalle proprie terre tradizionali a territori
desertici lontani da centri nevralgici. Folli progetti che causarono morti e
fame, finanziati con i fondi della cooperazione internazionale italiana. Anche
qui prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare il razzismo del PCI, della
DC e del PSI italiani che rubarono con la cooperazione sulla pelle di tanti
africani, sostenendo al tempo stesso i loro feroci persecutori governativi riempendoli
di armi e finanziamenti. L'invasione - Natale del 1979 - dell'Afghanistan, un'altra
bella operazione comunista, con l'invio di centinaia di migliaia di soldati
sovietici, con i famigerati Spesnaz (reparti speciali), con l'abbattimento indiscriminato
dei villaggi e delle città di un intero popolo che non voleva saperne
dei gregari comunisti locali, dei Babrak Karmal e dei Najibullah, con le uccisioni
di massa mediante i bombardamenti aerei, con le bombe a forma di farfalle perché
fossero raccolte dai bambini afgani e - senza ucciderli - li mutilassero, perché
fossero di maggior peso alle famiglie e ne prostrassero la volontà di
resistenza. Alla fine si conteranno i milioni di afgani morti e 4 milioni di
profughi, ma Mosca, per la prima volta, fu fermata. Il finanziamento e l'addestramento
dei movimenti terroristici ultracomunisti in mezzo mondo: delle BR italiane
alla RAF Tedesca, dell'Esercito Rosso giapponese ai Montoneros argentini. Fino
al 13 maggio 1981, quando in un'apoteosi di delirio vi fu l'attentato al Papa,
con un lungo filo rosso che da Ali Agcà porta ai servizi segreti bulgari
e - dietro questi - direttamente a Mosca. Bene chiarire subito, senza nessun
dubbio che anche in Italia c'è chi appoggiò tutto questo. È
il 1921 quando a Livorno, scissionisti socialisti del partito operaio optano
per la costituzione del partito comunista sezione italiana della terza Internazionale
con tanto di falce e martello. Il terzo articolo del programma statutario recita:
"Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema
dei rapporti capitalistici di produzione da cui deriva il suo sfruttamento,
senza l'abbattimento violento del potere borghese." Il 13 luglio 1949 un
decreto del Santo Uffizio dispose la scomunica nei confronti di tutti gli appartenenti
al partito comunista italiano o a organizzazioni collaterali, con la condanna
inesorabilmente all'inferno, cioè a non poter essere parte del progetto
di salvezza di Cristo. "Stare con Cristo o contro Cristo" affermava
Pio XII. In fondo l'Unità il giorno successivo alla morte di Stalin,
il 5 marzo 1953 così scriveva: "Gloria eterna all'uomo che più
di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità."
Una delegazione di comunisti italiani guidata da Togliatti va a Mosca per assistere
ai funerali. Il Psi invia Nenni e Lombardi. Lo stesso Togliatti che con il nome
di Ercoli iniziò i lavori del VII congresso dell'Internazionale a Mosca
nel 1935 rivolgendosi così a Stalin: " Noi ti rivolgiamo, capo armato
del proletariato mondiale e di tutti gli oppressi, i nostri saluti ardenti…
Giuriamo che sotto la bandiera di Marx, Engels, Lenin e Stalin condurremo la
lotta fino al rovesciamento del capitalismo" approvando il culto della
persona, del pensiero e della direzione politica del dittatore e attuandolo
durante la guerra civile spagnola, i massacri degli anarchici, la distruzione
del partito comunista polacco, i crimini di Stalin, il periodo delle Foibe sotto
il regime di Tito (non meno di 20.000 gli italiani assassinati), la repressione
di Berlino,di Budapest e di Praga. Così come uno degli ultimi discorsi
dello stesso Togliatti nel campo dei pionieri di Artek, dopo una delle tante
doverose soste a Mosca. "Le nostre lingue sono diverse, ma identici sono
i nostri cuori. Voi e noi ci battiamo per gli stessi fini. Lottiamo per la pace,
per la felicità dei popoli, per il progresso, per il socialismo."
D'altronde da Luigi Longo, Giorgio Amendola a Enrico Berlinguer e Armando Cossutta
aderendo al Patto di Varsavia durante la Guerra Fredda, dimostrarono di essere
dei bravi "compagni" controllati non al servizio del loro stato, l'Italia,
ma del Kgb e dalla Gladio rossa (come dimostrato con il recente dossier Mitrokhin)
spiando e ricevendo mensili e perfino pensioni in rubli in cambio di rapporti
dettagliati, carte segrete, appoggio politico ed eventualmente militare in caso
di occupazione da parte dei comunisti sovietici. Questo fino a pochissimi anni
fa. Oggi naturalmente il comunismo italiano è divenuto ovviamente più
umano e meno cinico, anche se conserva quella cultura laica e marxista che si
fonda su una concezione egoistica dell'esistenza umana, e che afferma, in nome
di un equivoco concetto di libertà ripetutamente condannato anche dalla
Chiesa, per esempio la liceità dell'aborto , la più disparata
laicizzazione della scuola prodotta dall'ateismo di Stato, la liberalizzazione
della droga e di una cultura malefica, che combatte organismi sociali dell'umanità
come la famiglia, la nascita dei figli, la loro educazione civile e morale,
poiché proprio da quel relativismo morale si arriva alla cultura dell'aborto,
dell'eutanasia, all'omologazione del pensiero, all'uomo considerato unicamente
una macchina, ad ogni forma di sedicente progresso che schiaccia e mortifica
la forza e le capacità spirituali della comunità, attirando una
certa visione malinconica e pessimista, di chi vede un mondo ancora diviso a
compartimenti stagni, che ancora predica la lotta e l'odio e di classe. La prassi
dei campi di concentramento, l'irreggimentazione e la persecuzione politica
in gigantesche aree geografiche sottoposte alla dittatura comunista, al totalitarismo
rosso, con i milioni di vittime di cui veniamo a conoscenza solo oggi dopo l'apertura
parziale degli archivi sovietici, non lascia scampo a nessuna, eventuale, quantomeno
discutibile interpretazione umana e politica della stella rossa e della falce
e martello. Basterebbero chiederlo quindi ai cittadini di Russia e di tutte
le sue grandi regioni, anzi Stati come Estonia, Lettonia,Lituania, Ucraina,
Siberia etc. sottoposti per decenni a tale regime. Chiederlo inoltre a quelli
della Cina, Polonia, Siberia, Cecoslovacchia, Germania orientale, Bulgaria,
Romania, Finlandia, Ungheria, Jugoslavia, Romania, Albania, Spagna, Istria e
Dalmazia, Corea, Vietnam, Cambogia, Nicaragua, Laos, Etiopia, Afghanistan, America
Latina, Cuba, Grenada, Siria, Mongolia, Argentina, Laos, e tutti coloro che
hanno avuto a che fare con movimenti, partiti ed organizzazioni terroristiche
comuniste, nazionali ed internazionali, anche se non sempre al potere. Neanche
un paese occidentale ha scelto di essere governato dai partiti comunisti, proprio
per non fare la fine di molti paesi dell'Europa dell'est, dell'America latina
e dell'Africa. Le vittime del nazismo (dai 3 ai 6 milioni) sono abbastanza accertabili
vista la mania dell'ordine da parte dei tedeschi di tener aggiornata anche la
contabilità dei loro morti. Ma per gli slavi, i mongoli e i loro affini,
valeva una massima: " Un morto è un caso umano, ma un milione di
morti è un caso statistico."Parole di Josip Stalin. Quindi se i
morti del comunismo mondiale siano risultati 80 100 o 150 milioni di morti non
è poi la cosa più importante. Chi ci racconterà del dettaglio
queste come le altre vomitevoli vicende del comunismo? Chi squarcerà
il velo ancora adesso alzato dalla stampa e dalla cultura di sinistra, per raccontare
tali e altre nefandezze? Non basta archiviare, peggio ancora dimenticare, forse
inutile chiedere scusa delle proprie colpe, fondamentale è invece capire
e far comprendere quanto il comunismo sia stata un'alternativa del tutto fallimentare,
e perché mai più accada che il settarismo possa colonizzare le
nostre teste. A voi le mostruose conclusioni, pensando che oggi tanti militanti
della sinistra, intellettuali organici, benpensanti progressisti, radical-chic,
quelli che si definiscono la cosiddetta società civile, fecero proprie,
con i loro padri e nonni, tutta o almeno una parte di questa storia, in Italia
così come in Europa. Operazione tentata, ma per fortuna non riuscita
in maniera totale, grazie a chi con la propria vita, difese la libertà
propria e di quella del suo popolo, in ogni parte ed angolo del mondo. Per questo
ci chiediamo esterrefatti perché ancora non vi sia una giorno fisso nell'arco
di un anno, che ricordi tutto questo al mondo intero? Per ribadire in maniera
forte e chiara
"MAI PIÙ COMUNISMI"!