Figlio
Forse sarebbe meglio non dirti nulla, fare finta di niente ed aspettare sperando
che la tua vita non incontri mai quegli scogli che hanno spaccato il cuore
a tuo padre.
Forse
Parigi sorride stamattina, sorride perché c’è il sole
ed io cammino fianco a fianco con l’unica donna della mia vita. Tra
mercatini di frutta, librerie e caffè.
E quella chiesa così bella che viene voglia di crederci.
E’ necessario raccogliere il fiore nel mezzo di un campo pieno di sterco,
sporcandosi le scarpe, turandosi il naso, concentrandosi su quella macchia
di colore.
E’ necessario perché la consapevolezza dell’esistenza di
un attimo di pace porta la barca oltre ogni tempesta.
Lei saltava, ma saltava veramente come un grillo, tra le pietre del marciapiede
e l’aria, felice come una bambina.
Parentesi di tempo, forse lo zuccherino prima di una grande fatica, il contentino,
ma inequivocabilmente esiste.
Esiste la felicità ed io la tengo in tasca, solo una fotografia, la
prova visiva, qualsiasi giudice si arrenderebbe all’evidenza di due
sorrisi che giustificano una vita.
Devi andare a Parigi, devi camminare sulla salita che porta a Montmartre,
poi vai all’ultimo piano della Torre Eiffel, sappi che tuo padre aveva
paura, ma cominciava a nevicare, ed anche se la punta della torre traballava
io mi concentrai sulla neve e fermai il tempo e la torre.
Rifai la strada e pensa che le mie scarpe calpestarono la stessa strada.
Non avevo più il solito mal di testa, ero leggero come se il corpo
fosse un palloncino pieno solo d’aria.
Dovunque arrivavo mi chiedevo quanta strada avessi fatto per essere lì.
Tutta la strada.
Dall’inizio.
La strada che portava a scuola, quella che portò alla prima fuga, quella
che attraversa l’Arizona, quella che attraversa l’oceano che mi
riporta a casa, e da casa a Place de la Concorde.
Notte.
Amerai anche tu le fontane, soprattutto di notte, quando l’acqua è
illuminata da mille fari e si può camminare sul bordo rischiando di
scivolare in quaranta centimetri d’acqua ghiacciata.
E quando si è così felici non si pensa a Dio.
Solo lo si guarda seduto sul suo trono a contemplare sorridente la sua più
geniale invenzione, la felicità.
Bisogna partire sorridenti, non dare soddisfazione ai fustigatori, evitare
di gemere dopo ogni frustata, far finta di nulla, impegnarsi a non avere necessità
se non si hanno possibilità.
Impegnarsi a giocarsi ogni possibilità anche al di là delle
necessità.
E non credere a nessuno.
Nessuno ne sa più di te.
Nessuno può spiegarti nulla.
Sono solo interpretazioni, nessuna verità.
La verità è la tua, quella che ascolti senza che nessuno la
dica.
Non credere a tuo padre.
Perché tuo padre sono io.
Ed io non credo in nulla ed il nulla non sporca.
Nulla.
Dio.
La mancanza di pregiudizi e discriminazioni. Il vuoto che non permette opinioni
ed idee.
L’uguaglianza.
Ne sorrisi ne pianti, ne più ne meno.
La bilancia inutile.
Vogliono tutti insegnarci qualcosa.
Il perché del dolore.
Come chiamare la felicità.
Come guardare verso l’alto.
Come scordarsi l’abisso.
Sono tutti maestri.
La fuga dal male è capeggiata da milioni di santoni con sorrisi furbi
ed arroganti, e se soffri ti diranno che sei imbecille, che il mondo è
un albero pieno di frutti da raccogliere.
Se piangi, nasconditi, sei fuori dalla nuova tendenza.
Dalla felicità a tutti i costi.
Ma sapendo che il nulla non esiste quaggiù.
Consapevoli del bisogno universale di bilanciare gli opposti.
Allora ringrazino gli allegri la nostra malinconia, si inginocchino i felici
di fronte alle nostre tristezze, si dissetino gli allegri con le nostre lacrime.
Siamo noi a dare equilibrio, siamo noi a portare il peso contrario della consapevolezza,
della sensibilità, della paura, della resa, della notte, del perdente
che permette al vincitore di banchettare con il suo esercito, raccontando
la nostra sconfitta.
Io non dovrei dirti nulla.
Figlio.
Dovrei mettermi da parte, fare come la farfalla che abbandona le uova sulla
foglia e se ne vola via a passare da qualche parte le ultime ore della sua
vita.
Non dovrei avere sentimenti paterni, non dovrei metterti in ansia.
Io che non ho mai amato indovini e cartomanti.
Sicuro che a nulla serva conoscere il futuro, sapere cosa c’è
dietro la curva mi spinge solo a perdere la naturale curiosità del
viaggiatore.
Ma come vedi è più forte di me e procedo senza ordine a raccontarti
la storia triste di mille aspettative mai realizzate.
Cercando di farti capire che tutte le mie debolezze saranno compensate dalla
tua forza.
Non avere scrupoli, non fermarti a guardare il nemico che si dissangua, non
cercare ragioni semplicemente mostra la spada.
L’amico si può trasformare da un momento all’altro nel
tuo peggiore nemico.
Santa Fe.
Notte di neve.
L’unica dell’anno.
Io guido la mia moto mentre dieci centimetri di neve coprono l’asfalto.
La temperatura è meno 6.
A qualche chilometro d’arrivo l’inconfondibile profumo di pini.
Devi andare ed annusare l’aria nei boschi attorno a Santa Fe.
Quel profumo ha un potere magico. Non ti posso dire di più.
Cantavo sotto il casco una canzona di Cat Steven, Father & Son.
It’s not time to make a change,
just relax take it easy,
you are still young,
that’s your fault,
there so much you have to know.
Non è il momento di fare un cambiamento
Rilassati e prenditela con calma
Sei ancora giovane
È la tua sola colpa
Ci sono così tante cose che devi ancora conoscere.
Pensavo che in realtà non era una questione di giovinezza, nella conoscenza
il tempo non c’entra nulla, quindi nemmeno l’età.
Importa solo la tua voglia di porti domande, il desiderio di allargare le
tue conoscenze, il bisogno di una visione globale, non lasciarsi tentare dai
giudizi sommari, capire come ogni pensiero nasconde una cultura, ogni cultura
una tradizione, ogni tradizione un motivo.
Lasciare spalancata ogni porta della tua casa.
Fare entrare chiunque.
Per poi offrirgli da bere o cacciarlo fuori a calci nel culo.
Ho ancora trecentomila lire, le ultime prima del baratro.
Vedi come la realtà si intromette nel mezzo di qualcosa che dovrebbe
essere sganciato dalla quotidianità.
Devi imparare che a fianco di ogni pensiero esistono bisogni materiali.
So fare molte cose ma tutte in maniera mediocre.
Suono la chitarra, il piano e i bonghi.
Forse questo mi permetterà di sopravvivere. Ho visto nelle vie del
centro musicisti molto più bravi di me raccogliere solo poche monete.
Ma cos’altro potrei inventarmi un giorno.
Forse devo trovare un repertorio che faccia simpatia, un qualcosa che incuriosisca,
devo fare in modo che la gente si fermi e mi guardi e provi comnpassione per
la mia sconfitta. La mia vita perdente deve esaltare la loro vita tranquilla,
solo in questo modo le loro mani andranno verso i loro portafogli e distrattamente
si disferanno di qualche monetina.
Darò a loro un senso, il senso della pietà, della solidarietà,
penseranno che un minuto del loro lavoro è stato donato a chi non ha
lavoro, la loro fatica ha compensato un vuoto, il vuoto lasciato da un anima
scansafatiche.
Non dirò grazie.
O forse si. Dipenderà dai loro occhi, dipenderà da quanto mi
sentirò compreso nel mio ruolo di clown per le coscienze.
Il sole se ne va.
Ogni volta che accade ho un piccolo abbassamento delle mie forze.
A volte mi gira la testa e non riesco più a capire cosa mi sta attorno.
Vedo sfuocato.
Mi appoggio a qualcosa. Poi riprendo forza, mi abituo all’ombra e vado
avanti.
Ho un bastone che ho raccolto laggiù nel parco.
Un bastone per amico.
Mi ci appoggio.
Lo appoggio sulla mia destra.
Tenerezza.
Uccelli, piccioni e qualche altra specie, li davanti a me che gironzolano,
giocano.
Gli occhi al cielo, forse pioverà.
Un uomo da un libro sostiene che siamo noi la causa del nostro destino.
Ed io penso, ma chi è la causa di ciò che noi siamo.
Sorrido.
Ho un figlio da qualche parte.
Sei tu.
Un panino con il salame.
I bambini si tengono per mano.
Ecco cosa invidio veramente, essere cuccioli, avere tanto tempo di fronte
e qualcuno che si prenda cura di noi.
Le preoccupazioni ridotte al minimo, e quel minimo è tutto.
Il sorriso di una madre.
La forza di un padre.
L’abbraccio, sapere che i grandi seguono regole giuste.
Ecco cosa mi manca.
Un pezzo di storia, della mia storia, l’inizio, la prefazione, l’introduzione.
Fondamentale per capire perché l’avventura si sia sviluppata
in questo modo.
6 Aprile 2005
Cercavo una musica italiana di opposizione da ascoltare mentre mi accingevo
a scrivere qualche stronzata.
Ma nel mio computer c'è solo musica di cantautori di sinistra o di
interpreti senza appartenenza politica.
Eppure mi serviva davvero visto che dovevo parlare della nostra sconfitta
politica, del fatto che siamo di nuovo (e finalmente) minoranza e presto opposizione.
Allora metto su una bella musica country che mi ricorda le verdi praterie
americane...dio quanto amo l'America....
Sono felice del risultato di queste elezioni regionali non perchè abbiano
vinto quei pacchiani della sinistra ma perchè mi ero veramente rotto
le palle di essere considerato maggioranza.
E non capisco tutta questa tristezza, mai visto un elitè considerarsi
triste per essere elite'.
Il popolo è giusto che vada tra le braccia di quel bombolo di Prodi,
il popolo è giusto che trovi affinità con quel mucchietto di
ossa che ricorda la nostra precarietà e che di nome fa Fassino, il
popolo è giusto che si accodi a quel comunista 90 per cento cashmere
e 10 per cento ipocrisia che i compagni chiamo Bertinotti.
Il popolo sceglie sempre bene, del resto fa le sue scelte attraverso analisi
accurate, sociologiche, politiche, economiche.
Il popolo dopo essersi fatto una sega guardando una velina, dopo aver comprato
la stessa camicia di Costantino, dopo aver letto gli ultimi pettegolezzi sul
matrimonio di Carloe Camilla, riaccende improvvisamente il cervello e con
capacità intellettuali ritrovate fa la sua bella x sul candidato piu'
adeguato al momento.
Ma io, che con il popolo ho solo un apparentamento casuale e fastidioso, sono
felice di trovarmi in perfetto disaccordo.
Non perchè quelli dell'altra parte siano geni, probabilmente non sono
nemmeno migliori, ho quasi la certezza che le cazzate degli uni corrispondano
alle cazzate degli altri.
Sono in disaccordo sull'atteggiamento rivolto al nostro presidente del consiglio,
Silvio Berlusconi.
Colui che gli italiani vedevano come il salvatore della Patria viene ora scaricato
come un fessacchiotto qualunque.
Vizio tipico dei miei compatrioti e dio sa quanto mi scoccia essere compatriota,
me l'avessero chiesto sarei voluto nascere da qualsiiasi altra parte.
Cmq visto che qua sono nato questi devo sopportare.
Un popolo che prima osanna il dittatore Mussolini e poi lo appende per i piedi.
Oggi, con piu' dolcezza e meno brutalità (in realtà li frena
soltanto la paura dell'illegalità) gli italiani appendono Berlusconi.
Colpa sua....
Colpa sua se non si arriva a fine mese.
Colpa sua se aumenta la benzina.
Colpa sua se non si tromba piu' come una volta.
Colpa sua se mia moglie si fotte il tabaccaio.
Colpa sua se mia figlia si è fatta mettere incinta da un punk-a-bestia.
Colpa sua se mi vengono i brufoli.
Colpa sua se c'è il traffico.
Colpa sua se il verde non arriva mai.
Colpa sua se l'uccello non tira piu' come una volta.
La sinistra VIAGRA conosce i rimedi.
Ah se ci fossero loro si arriverebbe a fine mesi con centinaia di euro in
tasca.
Se ci fossero loro la benzina non costerebbe un cazzo.
Se ci fossero loro me la darebbero tutte.
Se ci fossero mia moglie col cazzo che si chiava il tabaccaio.
Se ci fossero loro mia figlia starebbe con il figlio di Tronchetti Provera.
Se ci fossero loro avrei una pelle vellutata.
Se ci fossero loro niente traffico.
Se ci fossero loro l'uccello si rizzerebbe in un attimo.
Bene.
E allora che ci siano loro.
Che il popolo abbia i suoi nuovi rappresentati.
Mi sono rotto il cazzo di sentire lamentele.
Ora voglio essere io a rompere il cazzo.
Allora miei PRODI quando cominciate a lavorare.
Fateci vedere cosa siete capaci di fare.
E Berlusconi per favore va all'opposizione, siamo nati opposizione, siamo
orgogliosamente minoranza, ma una minoranza che finalmente dovrà rompere
i coglioni e rompere il culo a tutti questi lamentoni che attendono il miracolo
da un santo con una faccia da mortadella.

26 Marzo 2005
Sintomo di vecchiaia.
Mi stanno sui coglioni tutti questi giovanotti che alle quattro del pomeriggio
si aggirano per Corso Di Porta Ticinese con la loro birretta in mano.
Espressione da gioventu' bruciata , sorsate regolari, e atteggiamento da malavita.
M a come cazzo si fa a bere una birra alle quattro del pomeriggio??
Non pensate anche voi che quando uno comincia a porsi questa domanda significa
che è vecchio.
Perchè è da vecchi che le abitudini trovano una loro collocazione
nello spazio e nel tempo.
E da vecchi che si mette ordine tra i vizi e le virtu'.
E' da vecchi che si passa piu' tempo in camerino a togliersi il trucco che
nnon sul palco a recitare.
Mi trattengo dal fermarli, dal chiedergli cosa cazzo ci trovano in quella
bibita gassata che sembra essere diventata un optional indispensabile per
sentirsi fighi.
Mi trattengo, ma faccio fatica.
Allora li guardo con aria da compatimento, credo sia la stessa aria con cui
la vecchietta che abita nel palazzo guarda me quando metto in vetrina le t-shirt
con su scritto "Baciami il culo".
Quel che è certo è che sono stato anch'io coglione, anche io
mi sarò bevuto una birra al posto del cappuccino, anche io avro' assunto
atteggiamenti capaci di attirare l'attenzione.
Ma questa consapevolezza non basta dal sentirmi imbarazzato di fronte alla
generalizzata deriva verso il rincoglionimento dei giovani.
Forse si salveranno, forse no, certo è che la situazione è peggiorata
rispetto agli anni della mia gioventu'.
Per un piccolo ma significante particolare.
Ai miei tempi le ribellioni comportavano dei rischi, rischi di botte o altre
punizioni, erano ribellioni unite al coraggio.
Ora si tratta solo di ribellione unita al conformismo.
Me la vedo male.
20 Marzo 2005
Viva la cultura popolare.
Viva i fumetti e i Fratelli Vanzina.
Viva tutta quella cultura alternativa alla sega mentale, evviva la musica
commerciale, evviva tutta l'"arte" che non ha la funzione di accrescere
l'ego ma solo di divertire e produrre guadagni.
Evviva l'arte non ipocrita destinata al profitto.
E quindi destinata al consenso della massa e non condannata all'approvazione
di un elite culturale che ha rotto i coglioni.
Oggi ho messo a tutto volume una canzone dei Ricchi e poveri, i musicisti
del loft di fianco sono usciti, si sono affacciati alla mia porta e mi hanno
guardato inorriditi.
"Qualcosa non va?" Chiedo.
"Come fai ad ascoltare questa musica?" Domandano.
"Semplice, metto un cd nello stereo e schiaccio play, poi godo. Non sono
grandi i Ricchi e poveri?"
Un occhiata di sdegno e se ne tornano a suonare le loro pippe mentali.
Dopo i Ricchi e Poveri la track list comprende Umberto Tozzi, Pupo e Viola
Valentino, senza dimenticare Nek, Laura Pausini, un meraviglioso Trottolino
amoroso e per finire Tiziano Ferro.
Una bella domenica popolare, piu' popolare della santa messa.
E non è uno scherzo.
A me questa musica piace veramente.
E ora un attimo di concentrazione.
Lei si chiama Anne Sexton, poetessa americana, dalla vita tragica e dall'opera
consapevole.
Vi dedico una sua poesia.
Perchè il segreto è nell'equilibrio.
Un ora di musica popolare va compensata con cinque minuti di raccoglimento.
La terraSenza immagine
Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro
o mangiarsi le unghie, e così via.
Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l'uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l'anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all'oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l'ha.
Gli occhi apri-e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l'anguilla cervello
– tavoletta cerata del mondo -
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono - e c'è il trucco -, i genitali,
zavorra dell'eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.
Lui non invidia più di tanto l'anima.
Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla
in un corpo e scendere quaggiù per farle
fare un bagno ogni tanto.
18 Marzo 2004
Il nulla.
E' sbagliato il modo di pensarlo.
Non bisogna concepire il nulla in contrapposizione col tutto, bensi' vederlo
nel suo lato minimalista.
Il nulla di qualcosa.
Il piatto vuoto, il cd formattato, il film finito.
Il nulla è quel qualcosa che rimane quando il contenuto di qualcosa
è stato consumato.
A volte è quel qualcosa che si vede prima che qualcuno ci metta addosso
le sue mani.
Il nulla è la tela bianca, la creta non lavorata, lo strumento non
suonato.
In questo io vedo la grandezza del nulla, sia che rappresenti la possibilità
da realizzare o realizzata.
Lo spazio da riempire o lo spazio da svuotare.
Il nulla è il ricordo dimenticato, l'unico metro di misura per dare
valore a cio' che è indimenticabile.
Eppure il nulla è un tabu'.
La gente ne ha paura, come si ha paura del buio.
Ma ci sono piu' cose nascoste nell'oscurita di quelle visibili nella luce.
17 Marzo 2005
Non mi dire piu' niente....si lo so.
E' che ho fregato sugli anni....
Sto peggiorando...imbottito di noia, con la consapevolezza che la noia sia
un privilegio, quasi un vizio.
Seduto su un trono del cazzo a mangiarmi le ore come gli aborigeni australiani
mangiavano formiche.
Immobile di fronte al tempio immobile di un Buddah ciccione, si, mi ricordo
di quel Buddah, pochi chilometri lontano da Bangkock, me ne stavo straiato
su una specie di pontile, con lo sguardo al sole e i pensieri chissa cazzo
dove.
Quel maledetto Buddah mi ha insegnato l'immobilità, con l'illusione
stupida e presuntuosa di un viaggio da fermo.
Ma in questi giorni la favola si è spaccata, vince l'idea che nessun
spostamento è valido se non è seguito da qualche movimento del
culo.
Questo culo che se ne andava in giro sorridendo piu' del mio sorriso, appoggiato
su qualche sedile in pelle, un bel culo on the road, che sfregava contro mille
lenzuola diverse, grattato pper salutare mille albe diverse, un culo viaggiatore
che si è rotto il cazzo di stare fermo su questo trono.
Del resto tutto il mio fascino è li, racchiuso in quel desiderio di
non appartenenza, in quella voglia di cambiare tutto prima che il tutto cambi
me.
Non basta piu' raccontare, tantomeno il raccontarsi, non basta piu' far vedere
le foto o i filmati.
Del resto sono il primo a trovarmi patetico nel vivere del ricordo di cio'
che è stato visto.
E' ora di rimettersi in viaggio, resettare il tutto, riportarsi indietro,
tornare a scommettere sulla curva successiva, non ho donne da rimpiangere.
Nessun sentimento da abbandonare, come partire con una valigia vuota che non
fa nessuna fatica a portare.
Ci ho provato.
Ci ho provato a trovare delle radici, se non erano le mie, sarebbero potute
essere quelle di qualcun altro.
Ma tutto è stato inutile.
Non rimane che andarsene.
14 Marzo 2005
C'è un diritto all'oblio?
boh
4 Marzo 2005
"Fate silenzio, sennò vi stacco le palle e poi ci gioco a
tennis contro il muro della Mecca! E, a proposito, oggi sono venuta qui per
dire a voi, falsi pacifisti, che state qui giovani e belli, che vi baciate
e vi abbracciate, quanto è faticoso abitare al 38simo piano di un attico
di Manhattan, per non parlare dello scrivere romanzi per anni e anni senza
esserne capaci, con trecento personaggi tutti uguali che poi son sempre tutti
uomini tranne una cavalla, che alla fine son sempre io stessa e vi confesso
che non ne posso più".
Voce dal pubblico: "Che ti venisse un cancro!"
"M'è già venuto e che ti venisse a te e pure alla tu' mamma.
E voi sareste no global? Ma se non avete neanche avuto le palle di sfasciare
un bancomat! Siete una massa di smidollati, e state zitti che vi conviene!"
Ecco l'illuminante satira di Sabina Guzzanti nelle vesti di Oriana Fallaci.
Ecco l'odio pacifista, la rabbia senza orgoglio, l'ignoranza satireggiante
della sinistra. Non c'è bisogno di fare commenti, basta trattenere
i conati di vomito che mi ispirano questi comici del cazzo.
Ieri sera ero a una festa, una pseudo intellettuale dice: "Odio la Fallaci".
Le chiedo: "Hai letto qualcosa che ha scritto."
"No e mi rifiuto di leggerlo."
"Allora perchè la odi?"
"Perchè si."
Punto.
Bene, ancora una volta si dimostra che l'unica cosa di cui dispongono in gran
quantità "i sinistri" è una carica infinita di pregiudizi
e cattiveria, mascherata da un patetico e caritatevole
senso della solidarietà.
Loro sanno chi è buono e chi è cattivo.
Berlusconi è cattivo. Si è persino fatto un trapianto ai capelli.
Ed io amo Berlusconi.
Bossi è un ignorante.
Ed io amo Bossi.
Questo governo è uno schifo.
Ed io lo reputo il meno peggio.
E' esaltante trovarsi sempre in minoranza, andare a questi party ricolmi di
artisti, scrittori e filosofi e trovarsi a discutere uno contro mille per
sostenere le proprie idee.
Grazie a loro mi ritrovo inconsapevolmente a interpretare il personaggio del
ribelle, anticonformista.
Addirittura guardo Sanremo, e loro guardano dicendomi: Ma come faccio a guardarlo.
Non è una questione di idee differenti.
E' una questione del modo in cui si sostengono le proprie idee e di come le
si mettono a confronto con chi la pensa diversamente.
Il loro sistema di confronto è tipico dei razzisti frustrati, sono
come i bianchi che non sopportano che i neri ce l'abbiano piu' grosso e si
vendicano non facendoli salire sul loro autobus.
Ma che cazzo me ne frega di salire sul loro autobus, mi accontento di trombare
le loro mogli e di farle godere.
Sono un negro Berlusconiano, a cui piace la Fallaci, che non fa marce pacifiste,
che è felice di essere nato in Occidente e che ama l'America.
Insomma penso come penserebbe Che Guevara se si ritrovasse a vivere in Italia
oggi, penso da rivoluzionario.
19 Febbraio 2005

Non vedrete mai questa foto di Quattrocchi stampata su t-shirt, o usata per
poster, locandine o cartoline.
Noi non abbiamo la capacità degli avvoltoi di trasformare i cadaveri
in cibo.
Non siamo abbastanza svegli da trasformare le vittime in miti.
Non abbiamo l'arguzia di capire che ogni mito trascina dietro di se una massa
di ignoranti che non essendo soddisfatti di se stessi si soddisfano delle
sofferenze o delle imprese altrui.
E anche gli ignoranti votano.
Nessuno ha sfilato, ne mai sfilerà per un prigioniero di serie B, il
personaggio deve essere santificato dai mass media, solo cosi' il popolo sarà
portato ad adorarlo.
Maestri e celebranti della santificazione sono i cardinali della sinistra
italiana, coi loro sguardi affranti, le loro comparsate televisive, la messa
in mostra delle indicibili qualità della vittima, manca solo il miracolo
ed il gioco è fatto.
17 Febbraio 2005
Quando ero giovane scrivevo poesie, poi smisi.
Ora le poesie mi annoiano, mi appaiono come riproduzioni edulcorate della
realtà.
Una sorta di vetro appannato che non permette di vedere nulla e quindi di
immaginare tutto.
Insomma la poesia inganna come tutto cio' che tralascia i dettagli.
Ma voglio riprovarci.
Per il gusto di tornare ad essere quel pirla sognatore che ero.
Quindi se oggi dovessi scrivere una poesia di getto mi verrebbe fuori una
cosa del genere.
C'è, inequivocabilmente
ma non c'era, inequivocabilmente
e non ci sarà.
Sorge il ragionevole dubbio
che la precarietà del tutto
nasca da una allergia congenita all'eterno,
dal tentativo di sfuggire alla noia,
dall'intuizione geniale che solo cio che passa
lascia una scia.
Vedi le stelle comete
o le lumache;
vedi i discorsi che non finiscono
o i sogni che non si avverano,
vedi le lacrime che scorrono
e le rughe dei sorrisi.
E da domani si ritorna alla prosa.
11 febbraio 2005
Oroscopo:
Toro: attenti! se vi cade qualcosa non piegatevi a raccoglierlo potreste rimanere
inculati.
Gemelli: Lavatevi bene l'uccello stamattina perchè la vostra segretaria
ha voglia di farvi un lavoretto.
Cancro: La vostra fidanzata se la fa con il vostro migliore amico. Prendetela
con filosofia.
Leone: Oggi vi licenziano. Datevi al lotto.
Vergine:Qualcuno davanti a voi perderà il portafoglio. Approffittate
dell'occasione.
Bilancia: Controllatevi la prostata.
Scorpione:Marte si scontra con Saturno, Saturno se la prende con Venere, Venere
non la da piu' a Giove. Giove si incazzerà con voi. Non uscite di casa.
Saggittario:Non riuscite piu' a parlare con i genitori? Abbassate la musica.
Capricorno: Se volete conquistarla compratevi una Porsche.
Acquario: Fate un week end al mare, se vivete al mare fate un week end in
montagna.
Pesci: Chi dorme non piglia pesci. Se vostra moglie non vi scopa piu', svegliatela!
Sembra una stronzata, eppure stamattina alle nove alla televisione ho sentito
l'oroscopo quotidiano, certo non era credibile come il mio che avete appena
letto, eppure qualcuno ci avrebbe creduto.
E spiegatemi come si fa ad essere cosi' coglioni a credere agli oroscopi.
Uno puo' dire, ma lasciaglielo credere e non rompere i coglioni.
Ma dietro questa ignoranza si nasconde un rischio piu' grande.
Se la massa crede agli oroscopi non c'è mda meravigliarsi se poi come
caproni impazziti credono a Hitler, Mussolini, Stalin, Bin Laden o chi altro.
Io ci provo a capire cosa abbiano nel cervello quelli che si leggono l'oroscopo,
ma non lo capisco.
Provo a mettermi nei loro panni, ma mi stanno stretti.
La logica, Cristo, la logica non è piu' tra noi.
E' vero che l'uomo è sempre stato un essere che ha la particolarità
di essere formato da masse di rinco e pochi eletti, ma oggi con sti cazzo
di mass media le masse si allargano e il rincoglionimento pure.
Ieri sera alla televisione parlavano anche di uno speciale news su una apparizione
avvenuta duemila anni fa.
Aspetta un attimo....uno speciale news su una apparizione!!!!
Ma siamo matti?
Perchè stupirsi la domenica mattina c'era uno sceneggiato su Mosè,
ma non basta, dopo c'era anche un dibattito con tanto di esperti che discutevano
delle tavole dei dieci comandamenti.
Mi aspetto che tra mille anni qualcuno disserti in maniera seria di perchè
Superman era debole di fronte alla kriptonite, e di come facesse l'uomo ragno
a lanciare ragnatele.
Senza tralasciare il fatto che nessuno puo' veramente affermare che Biancaneve
non avesse mai avuto una storia con uno dei sette nani.
Dove cazzo stiamo andando a parare...
10 febbraio 2005
Ma quale orgoglio gay del cazzo.
O meglio chi se ne fotte se sono gay, se si inculano i pesci o se amano farsi
sodomizzare dai gorilla di montagna.
Ed invece usciti dal ghetto i culattoni cercano ora di imporre al mondo le
loro preferenze sessuali, ostentandole come il pirata ostenta il jolly roger.
"Siamo froci, siamo lesbiche e ce ne vantiamo", urlano in televisione,
io assisto allibito, sono peggio di noi eterosessuali, piu' esaltati, piu'
rincoglioniti.
E cominciano a starmi sul cazzo, in senso metaforico intendo, per non dargli
soddisfazioni involontarie....
A parte i froci siamo allo sbando totale.
Il rincoglionimento si diffonde con un alone di mistica ribellione.
I giovani di oggi sono degli imbecilli.
Parlano di fumo afghano, si sentono fighi perchè passano i pomeriggi
a farsi lotti (Solo ieri ho capito che cazzo sono i lotti), si fanno scrivere
MDMA sulle t-shirt, si tatuano le foglie di marijuana, provano la cocaina,
conoscono la composizione chimica di tutte le pasticche, si inalano di alcool
dalle quattro del pomeriggio, assumano atteggiamenti da pulp fiction davanti
ad un aperitivo e poi decidono dove passare la serata a seconda di dove si
trovi la piu' alta concentrazione di decibel.
E in tutta questa ribellione di massa sguazzano sentendosi fighi, con atteggiamento
da Scarface nostrano pronto ad affrontare tutti i pericoli.
Coglioni. Massa di coglioni.
Poi ogni tanto appare un illuminato.
Tranquillo, faccia rilassata, nessun sguardo intimidatorio, niente occhiaie
ne cuffiette che sparano merda di house.
Un ragazzo normale. Ed è come un apparizione.
Esistono ancora.
Preserviamoli, anzi preservatevi.
Voi non lo sapete ma la normalità è in via d'estinzione, peggio
della foca monaca da non confondere con la fica monaca di cui è pieno
il mondo.
Ma questa è un altra storia.
26 Gennaio 2005
Svegliati cazzo! Devo andare ad aprire il negozio.
E lei invece dorme, io mi domando se sia giusto che Jack dorma al piano di
sotto da solo per lasciare spazio sul letto a una donna.
No che non è giusto, non lo è per nulla.
Poi quando finalmente alza il suo culo dal letto io sono in ritardo e lei
vuole essere riaccompagnata a casa.
E se non l'accompagni sei una merda.
O.K., o.k. Ti accompagno ma per favore stai zitta per almeno cinque minuti.
La solitudine è una droga, la si inietta nello spirito attraverso serate
passate sdraiati sul divano col cane addormentato sul petto, facendo zapping
a caccia di una qualche notizia interessante, prende il sopravvento lentamente,
si intuisce che si sta impadronendo di te perchè ti fai domande e ti
dai risposte.
E non ti senti piu' solo, nonostante la solitudine, cominci ad apprezzare
la compagnia che fai a te stesso, poi socchiudi gli occhi e rispensi a quel
negozio di giocattoli, e al suo padrone dalla faccia burbera che cercava i
soldatini nell'ultimo scaffale in alto.
Tutto come fosse ora, solo che hai la consapevolezza fastidiosa che non ci
sia piu', una presenza assenza, un presente passato.
E sua moglie, quella morta una mattina di ottobre, e io che a cinque anni
non capivo perchè il giocattolaio non aveva piu' quella signora mora
dietro la cassa.
Le scale che portavano al piano di sopra, scale ripide che portavano verso
un mondo di pupazzi.
Con chi potrei parlare di quel negozio?
Con una donna?
Ma stiamo scherzando!
Si chiederebbe se sono pazzo, o semplicemente retorico, se non addirittura
morbosamente malinconico.
Mi direbbe: "Cresci fanciullo. Il tempo passa."
E invece no, brutta strega, il tempo non passa, ristagna nella memoria, come
un fiume giunto in un lago senza sbocchi, il mio tempo rimane li, quantità
industriale di acqua passata, non di certo limpido, non si vede il fondo,
solo una distesa melmosa di emozioni.
Sabbie mobili in cui mi calo fino all'imboccatura del collo e rimango li'
indeciso se cercare di nuotare o invece lasciarmi inghiottire.
Lei si guarda allo specchio, si mette tre chili di rossetto poi mi torna accanto.
Io la guardo con tutto quel luccichio viscido che quasi le tocca la punta
del naso.
Le dico che la preferivo senza trucco.
Senza trucco.
Cosa è rimasto senza trucco?
Nulla.
E' un trucco la rivoluzione, un trucco la comunicazione, un trucco il nostro
aspetto controllato ad ogni passo nelle vetrine scure dei negozi.
E' un trucco l'invito a cena che ti aspetti, un trucco il nostro curriculum
vitae.
Un trucco ogni marchio, ogni slogan, ogni certezza e ogni dubbio.
La solitudine è un tonico al propoli, naturale e perfetto per rimuovere
tutto quello schifo che serve a rendere il nostro aspetto migliore.
Ci vorrebbe una donna che nonostante la sua compagnia lasci inalterati tutti
i vantaggi dell'esser solo.
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A parte le inculate che ci tirano i pubblicitari promettendo cose insensate,
a parte il fatto che mi preoccupa leggere che la Red Bull stimola spirito
e corpo.
A parte il fatto che anche avendo l'auto in panne se fossi accompagnato da
una figa come quella prima penserei a trombarmela poi a controllare il motore.
A parte lo scandalo che usano la canzone I'm easy come colonna sonora del
MonChery.
A parte il fatto che ho dovuto cambiare idea e non potro' piu' chiamare mia
figlia Alice.
Il nome ormai mi ricorda la telecom e ci sono poche cose che odio piu' delle
compagnie telefoniche.
A parte la circostanza per cui ci troviamo a vivere in un mondo diviso in
due, da una parte chi cerca di convincerti che quel prodotto è una
favola, e dall'altra coloro che dicono che la favola ormai è solo un
prodotto.
Vorrei annegare per trenta secondi in una vasca da idromassaggio come faceva
Bukoswky prima di imbarcarsi in qualche scommessa.
Vorrei scontrarmi con una donna che si guarda intorno chiedendosi: "Ma
dove cazzo sono".
Ho preso in cascina un libro di Ungaretti.
"Vita di un uomo".
Lo leggo a caso, come se giocassi a mosca cieca, come se potessi scegliere
le parole, slegarle dalla pagina e incollarle nel quaderno da mille pagine
che tengo dietro gli occhi.
Poi faccio partire il real player e ascolto Whitney Houston cantare l'inno
americano, e mi alzo in piedi, mano sul cuore, e giuro che se non mi trattenessi
potrei anche piangere.
Gesu' aveva un fratello.
Perché nessuno lo caga.
Non so perché mi sia venuto in mente questo fatto.
Forse perché questa scomparsa può spiegare meglio di qualsiasi
spiegazione l'importanza di un buon ufficio stampa. Non solo oggi, ma da sempre,
da sempre.
Se avessi un buon ufficio stampa potrei permettermi di mandare vaffanculo
tutti quelli che mi stanno sui coglioni, magari facendo un bel elenco e vederlo
pubblicato sulla terza pagina del Corriere.
Non c'è da preoccuparsi, anche se li mandassi vaffanculo, i nominati
sarebbero comunque contenti.
Non tutti hanno l'onore della terza pagina.
Il mondo è una palla, qualcuno direbbe una palla di merda, qualcun
altro direbbe che è di cioccolato.
La differenza è che chi mangia merda non sa come è fatto il
cioccolato, e chi ha la bocca sporca di cioccolato non si ricorda piu' che
sapore ha la merda.
Non esiste la risposta esatta.
Esiste solo la risposta che ti fa vincere al quiz serale, incassare il tuo
miliardo, riconquistare tua moglie, far felice l'amante, e permetterti quel
sogno che non pensavi di poter mai esaudire.
Avere il coraggio di essere te stesso.
Cioè uno stronzo.
22 Gennaio 2005
E io ti aspetto bestiolina.
Frase tipica per interrompere una comunicazione.
Perchè esiste un attimo che spezza la conversazione tra la parte necessaria
e quella superflua.
La parte superflua mi annoia.
Porca puttana dove sono finite le cartine...
Nel cassetto non ci sono...
Dovrei tenerle accanto al tabacco cosi' eviterei di buttare via del tempo.
Vado a prendere le cartine di riserva nella tasca del giubbotto...
Dove ero rimasto....
Ecco...la parte superflua mi annoia.
E il concetto si puo' estendere a tutte le attività umane.
Solo che se togliamo il superfluo e teniamo l'essenziale non ci rimane piu'
molto da vivere.
O forse sarei già cadavere.
Cazzo ora non trova l'accendino.
Trovato.
Procediamo.
Non mi interessa l'opera d'arte, sono piu' interessato alla biografia dell'artista.
In fondo l'opera d'arte è superflua la sua vita è essenziale.
Lui sarebbe esistito anche senza aver dipinto la madonna dei pellegrini, ma
la madonna dei pellegrini non ci sarebbe se lui non fosse stato.
Partendo da questo concetto trovo superflue tutte le costruzioni artistiche
o meno generate dalla mente umana, tutte tranne quelle di pubblica utilità.
Conosco la replica.
L'arte crea emozioni e le emozioni sono necessarie, essenziali.
Forse.
Ma bastano le creazioni naturali per sfamarci di sensazioni.
Basta una Monument Valley, un Grand Canyon a compensare la scomparsa di un
secolo di opere d'arte.
Ora contraddiciamoci con l'aiuto del mio amico Wilde che un giorno disse:
"Del necessario posso farne a meno e' del superfluo che non posso assolutamente
privarmi."
Siamo d'accordo nonostante il disaccordo.
Allora richiamo la tipa, le dico: "Senti a parte il fatto essenziale
che stasera ci vediamo, c'è qualcosa d'altro che vuoi dirmi."
Lei è sorpresa: "Sembrava non avessi piu' voglia di parlarmi,
comunque c'è una cosa che ti devo dire, stasera non posso piu'. Sai
mi ha chiamato un amica e...."
"Fermati un attimo, era una chiamata superflua non puoi metterci dell'essenziale."
"Quindi?"
"Quindi vaffanculo."
Sbatto giu' il telefono.
Insegnamento:
Quando ci si illude di aver ottenuto qualcosa di essenziale non ci si soffermi
troppo sul superfluo, potrebbe accadere che qualcosa d'altro di essenziale
contraddica se stesso."
Affanculo Wilde.