Giovedi 14 Dicembre 2006
Devo rassegnarmi all'idea che ci siano "perche'?"
a cui non si puo' dare risposta.
Non e' una questione di ignoranza, e' il fatto che per me rimarranno sempre
inconcepibili certi comportamenti.
Tra questi il ribaltamento del sentimento di colpa in attacco verso chi ha
subito il torto.
Non lo capiro' mai dove si possa trovare tanta stronzaggine.
Ma devo imparare a non lasciarmi travolgere dalla frustrazione, devo imparare
a lasciare che alcune cose mi scorrano al fianco senza colpirmi.
Oggi e' una giornata strana, mi sento stanco senza un reale motivo.
E' una stanchezza esistenziale, l'idea che il rapporto fra gli umani segue
regole incomprensibili.
Mi rifugio nella musica di Rachmaninov per scoprire quanto di bello un uomo
possa concepire, concentrandomi sulla melodia che sembra un muro di pietre
a protezione del cinismo dilagante.
Mercoledi 6 Dicembre 2006
Ho riletto quello che ho scritto ieri.
No, no, c'è qualcosa che non va.
Cioe' ma e' incredibile quel tono da saggio che uso.
Insomma rileggendolo mi sono stato sulle palle.
Mi sono detto: Prussia ma smettila dai, non ci crede nessuno e sopratutto
non ci credi tu, si va beh sono capaci tutti a dare buoni consigli ma poi
la realta' chissa' perche' non e' cosi' semplice da risolvere.
Ci sono le sfumature , i risvolti, gli stronzi, e mille rivoli che gocciolano
che non basta una manata di saggezza per bloccare.
Va bene Prussia sei innamorato e lei ti vuole bene, ma non puoi far finta
che questo cancelli tutta la rabbia di anni.
E allora parliamo di cose serie.
Ti stai incazzando perche' non trovi un accendino, ti rende isterico quel
fighetto con scritto Rich sul culo e candidamente ammette di essere comunista
e ancora non capisci come sia possibile, sei stufo di fare slalom tra le schifezze
che gli umani lasciano per strada.
E hai nostalgia delle pianure dell'Ovest, ti chiedi perche' un ragazzo di
vent'anni si fa stampare su una felpa un pac man che mangia pasticche di lsd
e vorresti dire alla ragazzina di 15 anni che gioca a fare la donna vissuta
che ancora non ha visto nulla.
Perche' vedi Prussia anche se sei inamorato nel mondo le cose non cambiano.
Le solite meccaniche terrestri di paraculi, raccomandati e superficialita'.
Non e' da te chiuderti nel guscio e dare consigli.
Non ti sei mai fidato del mondo, della corda tesa tra il di qua' e il di la'
di due grattacieli che racchiudono la tua storia antica e la tua storia futura.
Lo sai che provi ancora quella sensazione che questo non sia il posto tuo.
Ma qual'è il posto tuo?
Il divano di casa col telecomando in mano, o sotto quel tetto pieno di luci
e giocattoli, senza sapere chi sei perche' nessuno ti riconosce.
Siamo come naufraghi con le mani alzate verzo la zattera, urlando "Salvami"
al salvatore che non c'è.
Campeggiati su un iceberg che va verso sud, nella speranza che non si sciolga
prima di aver raggiunto un pezzo di terra.
E che consigli si possono dare in questa situazione precaria.
L'unico consiglio e' : tieni duro, non cedere, e se cedi, cedi combattendo.
E se scappi, scappa senza il pensiero del ritorno.
Ci sono cose che appartengono solo a noi stessi.
Come le ferite dell'anima che poiche' nessuno le vede nessuno le crede.
Difficile per gli altri distinguere quando cerchi comprensione o quando vuoi
compassione.
Io odio la compassione per questo sono geloso dei miei segreti.
Come chiunque ha segreti e' geloso dei propri.
Per questo si finisce per dare stupidi consigli, per illudersi che sotto il
ghiaccio ci sia terra.
Ma cosi' si illude se stessi e gli altri.
E invece il senso di precarieta' e' ancora qui.
Le distanze tra gli umani non possono essere colmate da una semplice dichiarazione
d'amore.
Ci vuole qualcosa di piu'.
Non chiedetemi che cosa.
Non so cosa sia, ma se dovessi immaginarlo lo descriverei come un processo
alchemico di trasformazione di due corpi in un unica anima.
Siamo alla fantascienza.
Tornando alla realta'.
Continuo a inventare la mia vita come uno scultore del ghiaccio.
Tu continua a farmi freddo per non sciogliere le mie opere.
Strano paradosso.
Il calore contro sogni di ghiaccio.
Chi ha deciso che l'amore e' "caldo" non si e' mai trovato a navigare
su un iceberg verso sud.
Un grazie a Seven le sue mail sono illuminanti.
Martedi 5 dicembre 2006
Dicono tutti che non c'è.
No, non proprio tutti, alcuni bambini dicono che c'è, anzi alcuni di
questi dicono addirittura di averlo visto.
Dalle poche notizie che trapelano si dice che sappia volare ma che preferisca
camminare.
Si dice anche che stia sempre sulla destra di e stesso e che faccia smorfie
buffe di fronte all'innumerevoli stupidaggini che la sua parte umana compie
ogni giorno.
Non puoi liberarti di lui se non negandone l'esistenza.
Ecco perche' tutti dicono che non c'è.
Tolta la pietra dalla strada non si rischia d'inciampare.
Ma inciampare serve.
Serve ritrovarsi col muso schiacciato sull'asfalto.
In quella breve distanza tra il naso e la strada, in quel breve attimo tra
il cadere e il rialzarsi si possono imparare tante cose.
Si puo' imparare a cadere rafforzando i polsi che attutiscono la botta.
Si puo' imparare che ogni ginocchio sbucciato sta li a ricordarti come evitare
di sbucciarti di nuovo.
Si puo' imparare a rialzarsi imparando a riconoscere le pericolose pietre
legate al suolo da quelle libere di essere prese a calci.
Ma se dici che non esiste in cosa sei inciampato?
Puoi trovare mille colpevoli ma sai perfettamente che ognuno di loro ha un
alibi.
L'essere umani comporta molti inconvenienti, tra questi l'idea diffusa che
tutto finisca.
La fine e' un ottimo motivo per decidere dove far finire una storia.
Mettiamo la sveglia ai nostri desideri, e quanto ci sentiamo imprigionati
ce ne liberiamo.
E se lui ci batte il dito sulla spalla noi le scrolliamocome se provassimo
fastidio.
Lunedi 4 Dicembre 2006
Voi pensate che il fumo del tabacco faccia male sulla ferita?
Io sono sorpreso di come non senta dolore.
Nonostante 4 punti a saturare le gengive che sono state aperte per infilare
un perno nell'osso mandibolare.
Credo che il corpo riservi sorprese e che riesca a non rivelarle, non come
faccio io che non riesco a tenermele dentro.
In questo mese sono successe tante cose.
Sto provando su di me il luogo comune che la felicita' diminuisca le ispirazioni.
Scrivere e' piu' difficile quando ci si sente appagati.
Forse e' una dimostrazione di egoismo inconscio, forse mi sento meno credibile,
forse scrivere della felicita' e' meno stimolante.
Forse.
C'è pero' una storia che posso raccontarvi.
Anni fa mi trovavo in South Dakota.
Ero a Pine Ridge, cittadina dove regna la poverta' assoluta.
Mi trovavo da quelle parti per andare a visitare Wounded Knee, luogo dell'ultimo
massacro di indiani avvenuto nel 1890.
Feci un salto anche sulla tomba di Nuvola rossa, grande capo Oglala.
Una mattina mi trovavo a fare colazione in uno squallido ristorante.
Il caffe' era annacquato, i biscotti erano duri come la pietra, la donna indiana
che mi serviva mi guardava come per dirmi: "Che cazzo fai tu qui?"
Accanto a me si siede un tizio con i capelli lunghi, bianchi, legati dietro.
Ordina un uovo strapazzato, poi si gira e mi guarda.
Io lo saluto.
Lui mi saluta: Yellow bird. Mi dice.
Guido. Rispondo.
E ride.
Io rallento nella mia colazione.
Arrivano le uova.
Rimaniamo seduti al bancone per un quarto d'ora.
Poi si volta e mi dice: Ti piacciono gli indiani vero?
Si. Rispondo.
E cosa ti piace degli indiani? Chiede.
Mi piace la loro filosofia di vita.
La nostra filosofia di vita.... e sorride mostrando i pochi denti rimasti.
Sorrido anche io.
La vuoi conoscere una storia. Mi chiede.
Certo.
Allora vieni con me.
Mi chiede di seguirlo.
Usciamo dal ristorante (chiamarlo ristorante e' troppo, ma non saprei come
altro chiamarlo), lo seguo, arriviamo davanti a una vecchia Jeep scassata.
Vuoi fare un giro?
Mmmhhhh, ero perplesso.
Un giro con Yellow Bird? Avrei voluto dire di no, ma ho detto si.
Salgo sulla Jeep. Faceva un freddo cane. Yellow Bird prende dai sedili posteriori
una coperta e me la passa.
Copriti, mi dice e sorride.
Usciamo da Pine Ridge, dopo venti minuti arriviamo alle Black Hills.
Parcheggia.
Andiamo.
A piedi? Gli chiedo.
Lui non risponde e sorride. Io lo seguo.
Dopo qualche minuto arriviamo di fronte a una vecchia roulotte.
Yellow Bird bussa alla porta.
Nessuno risponde.
Non c'è nessuno. Dico.
E' dentro. Risponde sorridendo.
Bene.
Non e' che Yellow Bird abbia continuato a bussare. Mi ha detto di sedermi.
Lui si e' seduto di fianco a me.
Dopo un quarto d'ora la porta si apre.
Esce un vecchietto con un paio di ray ban da sole.
La prima cosa che mi sono chiesto e': ma quanti anni avra'?
E non ho saputo darmi una risposta.
Poteva averne sessanta come duecento.
White Plume. Dice Yellow Bird.
Poi guardando il vecchietto dice: Guido.
Poi altre parole in dialetto indiano.
Il vecchietto ride.
Hai delle sigarette? Mi chiede Yellow Bird.
Tiro fuori una sigaretta dal pacchetto.
Yellow Bird sorride, scrolla la testa, prende la sigaretta e me la infila
tra l'orecchio e la testa poi prende l'intero pacchetto e lo passa a White
Plume.
Il vecchietto ride e si inchina per ringraziarmi. Poi
fa segno di entrare.
Dentro c'è una confusione incredibile.
Una confusione di stronzate.
Bicchieri, taniche di aranciata, dreams cathers, penne, fogli di carta disegnati,
portaceneri, cuscini colorati e una televisione che fa intravedere da un segnale
pessimo un cartone animato.
White Plume mi fa segno con la mano di sedermi su una seggiola che secondo
me se mi siedo si spacca.
Non si spacca. Mi siedo.
Yellow Bird dice altre cose in una lingua sconosciuta al vecchietto.
Lui sorride.
Sai l'inglese? Mi chiede Yellow Bird.
Abbastanza.
Bene. anche io lo so abbastanza ci capiremo.
White Plume mi guarda in silenzio per cinque minuti. Non dice una parola.
sorride e basta.
Poi prende un bastone e me lo passa attorno come se disegnasse la silouetthe
del mio corpo.
Poi prende della cenere e la lancia per aria.
Accende un ramoscello di qualche pianta che non conosco, ne esce del gran
fumo che ci fa tossire tutti.
Sono avvolto da una specie di nebbia per qualche minuto, poi la nebbia si
dissolve.
White Plume parla nella sua lingua e Yellow Bird traduce.
Oggi la gente cerca la conoscenza, non la saggezza.
La conoscenza è legata al passato, la saggezza appartiene al futuro.
Solo queste parole. Poi inchina di nuovo la testa e sorride.
Yellow Bird mi fa segno di alzarmi.
White Plume ci accompagna alla porta.
Mentre andiamo verso la macchina White Plume rimane fermo sulla porta a guardarci.
Naturalmente sorride.
Torniamo indietro. Arriviamo alla macchina. E poi di nuovo a Pine Ridge.
Di fronte al ristorante Yellow Bird mi saluta, poi mi richiama indietro e
mi dice:
Farai della strada oggi. Guida prudente c'è un luogo che ti aspetta,
e quel luogo, qualunque sia, sarebbe triste se non ti vedesse arrivare.
La saggezza appartiene al futuro.
Martedi 28 Novembre 2006
Nevicava a Boccadasse.
Le scuole erano chiuse.
Camminavo sulla spiaggia bianca con il viso rivolto verso il cielo.
Che giornata meravigliosa.
Tramontava il sole sulla Monument Valley.
Guardai le ombre allungarsi fino a scurire il tutto.
Ero seduto su una roccia rosso ocra.
Che giornata meravigliosa.
Il ponte era illuminato da un milione di luci.
San Francisco risplendeva sulla destra.
Dovevo cercare un motel dove dormire.
Che giornata meravigliosa.
Abbiamo fatto colazione insieme.
Ho riprovato il gusto dei biscotti.
Ti guardo mentre ti vesti.
Che giornata meravigliosa.
Martedi' 14 Novembre 2006
Che non entri nessuno per favore.
Chissenefotte dell'incasso oggi.
C'è da raccontare una storia.
Per cominciare e farvi entrare in atmosfera vi dico che in sottofondo alla
storia c'è una vecchia canzone country di Willie Nelson chiamata a
Wonderful World.
La storia si svolge in una casa di legno a un passo da un fiume, nel fiume
c'è un bambino che nuota.
La casa e' vuota.
Accanto al bambino che nuota c'è un cane che se ne sta con le zampe
a bagno divertendosi a schizzare a destra e a sinistra.
Fa caldo.
La storia e' una serie di fotografie.
Credo che se chiudete gli occhi e pensate a quello che avete letto potete
vederla.
Ora se avete riaperto gli occhi andate avanti.
C'è un tramonto.
Il sole e' appena stato nascosto dal tetto della casa in riva al fiume.
Il bambino e' nel portico, si dondola su una vecchia sedia e scrive qualcosa
su un quaderno.
Il cane sta dormendo.
Riuscite a vederla la scena.
Ora avviciniamoci al bambino.
Siamo come fantasmi, il bambino non ci vede.
Siamo dietro di lui e guardiamo nel quaderno.
Vogliamo sapere cosa sta scrivendo.
La calligrafia e' quella di un bambino di dodici anni.
Si capisce dal fatto che le righe vanno a capo troppo presto che e' una poesia.
Ora cominciate a leggere.

Il bambino non poteva sapere che e' proprio quando non si pensa al tempo che
il tempo accelera.
Tornate alla casa.
E' cambiata.
E' piu' grande, ci hanno aggiunto un secondo piano in cemento, il sole scompare
dietro il tetto mezz'ora prima di qualche anno fa.
La dove c'era il fiume c'è ora il letto di un torrente in secca.
Il portico e' dipinto da poco, nel portico c'è una sedia, sulla sedia
un uomo di circa quarantanni.
Accanto a lui un cagnolino che dorme.
L'uomo sta scrivendo qualcosa su un quaderno.
Avviciniamoci di nuovo, senza fare rumore.
Siamo alle sue spalle e leggiamo nel quaderno quello che sta scrivendo.

E ora che succede.
L'uomo strappa il foglio dal quaderno, sorride, si alza dalla sedia e va verso
la strada.
Arriva un auto.
Esce una ragazza, l'uomo le passa il foglio.
Lei legge.
Lo bacia.
In quel momento dalla casa escono un bambino e una bambina.
Corrono verso l'uomo e verso la donna e li abbracciano.
Entrano tutti in casa.
L'uomo si siede sul divano, accanto a lui i due bambini.
La donna sale al piano di sopra, apre un cassetto.
Tira fuori un quaderno.
Prende della colla per carta.
Apre il quderno e ci attacca sopra il foglio che aveva appena ricevuto.
Chiude il quaderno.
C'è scritto qualcosa sulla copertina del quaderno.
Fotografate la scena.
Ingrandite la foto.
Cosa c'è scritto sulla copertina.

E ora che fa.
Riapre il quaderno, prima pagina.
Un foglio attaccato.
Lo riconoscete?

E' vero.
Il tempo l'ha scolorito.
Ma si legge ancora.
La ragazza prende un pennarello nero e lo ricalca.
Poi richiude il quaderno e lo rimette nel cassetto.
Quanto tempo ci ha messo?
Tre minuti.
Quanti anni dovra' lavorare il tempo per scolorirlo di nuovo?
Beh e' ora di cenare.
L'uomo e' in cucina.
A pparecchia e mette il cibo sulla tavola.
I bambini sono seduti.
La ragazza si sta sedendo.
Fuori dalla finestra e' buio.
"Buon appetito".
E' l'ultima fotografia ma l'album ha un indecifrato numero di pagine bianche
ancora da riempire.
31 Ottobre 2006
Ascolta, devi avere una voce piu' impostata.
Lo sguardi fermo e rassicurante.
Immagina una specie di Marlon Brando nel Padrino.
Rassicurante ma autoritario.
Bene.
Ma non ci devi pensare troppo, si vede quando ci pensi.
No, non lasciarti andare a malinconie e tristezze varie.
Se pensi a una ragazza che se ne sta andando tieni il pensiero dentro di te.
Appoggia gli occhi contro il cuscino e cerca di far tornare l'immagine di
lei in quella scuola di recitazione di Los Angeles.
Non pensare alla camera di ospedale, ne al racconto delle sue mani che sono
mani aggrappate al bordo della vita.
E' lei, ma non puo' essere lei.
Si, si fa presto a dire di avere acchiappato una farfalla.
Ma una volta acchiappata in fondo cosa ti rimane?
Delle ali che non volano piu'.
Vi diro' una cosa.
Sapete non e' che io non credo in Dio, semplicemente non ci voglio credere.
E non ci voglio credere perche' non posso pensare che esista un intelligenza
capace di aver costruito questa follia che si chiama vita.
Io mi ricordo che voleva fare l'attrice, mi ricordo che aveva dei piani folli
per la sua vita, ricordo che sorrideva pensando che stesse costruendo il suo
futuro usando tutti i colori che aveva a disposizione.
Li mischiava senza nessun rispetto per l'estetica cromatica, esattamente come
farebbe chi non ha importanza del giudizio ma solo del divertimento.
Ora sapere che se ne sta andando lasciandosi dietro quella scia di colori
simili alla coda di una cometa, sapere che di tutti i sogni e' rimasta una
rana di peluche in bilico sulle sue mani di bambina, sapere che mentre io
mi chiedo che fare a Natale lei non avra' altri Natali, sapere tutto questo
mi porta a ritrovarmi con le spalle al muro.
Quel muro me lo sono costruito giorno dopo giorno chiedendomi troppi "perche'".
Da bambini viene naturale farlo: "Perche' le nuvole volano?", "Perche'
il mare non sta mai fermo?", "Perche' quando sbadiglio mi spuntano
le lacrime?"
Perche? Perche? Perche?
Ma da grandi bisognerebba smetterla di porsi troppe domande, per il semplice
fatto che le domande diventano sempre piu' pericolose e le risposte possono
svelare ingiustizie senza logica.
E invece ho continuato.
Non avevo interlocutori affidabili e ponevo le domande a me stesso cercando
dentro di me le risposte.
Chiaro che non fossi mai soddisfatto delle spiegazioni.
Se ero io a avere dubbi come potevo io spiegarli?
Del resto anche scrivere questo diario a cosa credete che serva?
Serve a pormi seduto di fronte all'esistenza cercando di riprodurla nera su
bianco per poi vederla da lontano e trovare qualche spiegazione.
Io non so se serve, forse no, rileggendo alcune cose mi accorgo che nessuna
nebbia si e' dissipata, ho sempre i fari accesi e procedo tenendo gli occhi
fissi sulle linee gialle in mezzo alla strada.
Procedendo alla velocita' minima, quella che mi consentirebbe di frenare di
fronte ad un ostacolo improvviso.
Che cazzo di illusione, frenare in tempo......
Ma quando mai.
Non esiste una velocita' di sicurezza nella vita, per quanto cauto procedi
prima o poi ti accorgi che non sarai tu ad andare a sbattere contro il muro,
ma sara' il muro a colpirti frontalmente sbattendosene le palle del tuo andare
a rilento.
Oggi scrivere mi costa fatica, non faccio altro che muovermi sulla sedia nervoso,
sembra che il pensiero si ribelli a certi ragionamenti.
Lascia stare, mi consiglia, lascia stare....pensa ad altro.
E penso a Lei che se ne e' andata.
Le ho scritto un messaggio: "Il vuoto riempe il tutto."
Mi e' venuto cosi'...come ti vengono quelle risposte che dette senza pensarci
poi si rivelano vere.
Mi manca.
E prima in auto osservavo il posto di lato e cercavo di ricostruire la sua
immagine di fianco a me.
Cercavo e la cercavo.
Ma niente, il posto era vuoto, con cosa avrei potuto consolarmi?
Con la certezza che Lei era seduta li', o con la speranza che ci si sarebbe
seduta ancora.
Ma l'attimo, visto che l'attimo e' tutto, l'attimo era vuoto.
Sono strano?
C'è qualcosa che non va?
Sono un umano che ha qualcosa di particolare?
Chi lo sa?
Credo che in questo caso la stranezza c'entri poco.
Credo che per quanto ci si sforzi di resistere non si puo' contrapporre nessuna
volonta' a quella cosa assurda chiamata amore.
L'amore non e' sostanza, non si tocca, non si vede, l'amore e' quello che
c'è tra la calamita e il ferro.
Quel vuoto che contiene qualcosa che spinge due cose ad attrarsi.
E quando accade, accade che il mondo cambia.
C'è il sole quando piove.
O piove se c'è il sole.
Stare a parlarne troppo ora non servirebbe a nulla.
Si rischia di dire le solite cose.
A meno che non si decida di viverlo senza parole guardandosi attorno e sorprendosi
in silenzio di tutti quei colori apparsi improvvisamente e di cui si ignorava
l'esistenza.
Giro per Milano chiedendomi se sono un cazzo, un uomo o un
uomo del cazzo.
A mezzanotte in punto mi arriva un messaggio: "Bunanotte tesoro. Penso
a te ogni notte prima di addormentarti"
A scrivermi e' la vicina piccolina, dolcissima presenza, che come se avesse
ascoltato cio' che mi stavo chiedendo mi suggeriva la risposta.
Sono un uomo.
Nonostante le apparenze.
Nonostante la casa piena di pupazzi, nonostante il presepio illuminato che
non tolgo mai, nonostante un negozio che e' sempre in disordine, nonostante
abbia una macchina dell'87, nonostante abbia un orecchino africano al sopracciglio.
Nonostante le donne caschino nel trucco di una mia precarieta', a volte penso
che dovrei cambiare, dimostrare le potenzialita', giocare le mie carte, anzi
giocarmi anche quelle nascoste nella manica.
Imparare a piangere a comando e a ridere al momento giusto, trovare le parole
giuste e ripeterle all'infinito, magari cambiare lo stile del vestire, assumere
un atteggiamento riflessivo di fronte a un opera d'arte universalmente stimata,
conoscere le carte dei vini, magari cambiare casa, mettere un tavolo da pranzo
da qualche parte e pensare a una stanza in piu' per un eventuale figlio.
Dovrei.
Se volessi finalmente smettere di essere considerato un uomo in vendita e
non in affitto.
Perche' vedete il Prussia è una vacanza, e' una settimana in un villaggio
turistico, e' la stanza in riva al mare dove passare le proprie vacanze, e'
la discesa in rafting da provare prima di tornare nella propria rassicurante
casetta di citta' dove la quotidianita' riprende il suo posto.
"Non voglio persone che dipendino da me...."
Dice Lei.
E che cosa vuol dire? Penso io.
Io dipendo da un milione di cose, ma non e' una dipendenza legata alla sopravvivenza,
e' una dipendenza legata al gusto di stare meglio.
Dipendo dai miei pochi amici, dipendo dalla mia creativita', dipendo dai miei
clienti, dipendo dal mio cane e dipendo dalla mia indipendenza.
Ma lei che dice: "Non voglio persone che dipendino da me..."
Che cosa vuol dire?
Che non devo chiamarla se ho bisogno di sentirla.
Vuol dire che non posso contare sulla sua amicizia.
O vuol dire che non posso dipendere da lei per scopare?
O forse intende che non sara' lei a darmi l'amore di cui ho bisogno.
Perche' c'è bisogno dell'amore di una persona che non ti ama?
Non credo.
No.
Non capisco.
E se non capisco divento irrequieto.
Vado subito a caccia di un paio di cuffie e di musica per non pensare al pensiero
che non capisco.
Cosa sono?
Un cazzo, un uomo, o un uomo del cazzo?
O forse semplicemente sono un cazzo per qualcuno, un uomo per altri e un uomo
del cazzo per altri ancora.
Si questa deve essere la risposta giusta alla domanda.
C'è una foto dove lei mi bacia sulla fronte mentre siamo sulle rive
di Lake Powell.
L'ho trovata stasera.
Mi ha ricordato che io so cos'è l'amore e non cado nell'illusione di
scambiarlo per una trombata.
Neanche la piu' incredibile voglia di essere amato mi puo' illudere di essere
amato da chi non mi ama.
Alla mia eta' le cose le si capiscono in fretta, basta avere quel coraggio
di non camuffare la consapevolezza in speranza del nulla.
Alla mia eta' ci si mette nel posto giusto per ammirare lo spettacolo dall'alto
per essere pronti ad uscire un minuto prima che finisca per evitare la ressa.
Ma non posso nascondere la delusione.
Del resto gli umani mi deludono spesso.
Gli umani danno per scontate troppe cose, interpretano i loro simili dalle
divise che indossano, spesso fuggono senza sapere da che cosa, sono in preda
ad attacchi di panico ingiustificati.
Ma sopratutto.
Sopratutto.
Hanno una visione standardizzata della realta' che li porta a cercare cio'
di cui non hanno bisogno solo per il gusto di poterne fare a meno una volta
trovata.
Un esempio.....un esempio su tutti....l'amore.
L'amore e' un sogno, e' l'illusione che quando tu sei dentro di lei, lei capisca
che tu sei dentro di lei.
L'illusione che quando lei sente lui dentro di se, lui capisca di essere dentro
di lei.
In realta', nella cruda realta', in amore accade il contrario.
Ci si penetra per prendere consapevolezza di se stessi e non dell'altro.
Per questo dopo ci si sente cosi' soli.
Io mi domando.
Di cosa avete bisogno per essere felici?
Avete bisogno di qualcuno che vi riconosca?
O, come credo, avete semplicemente bisogno di riconoscervi da soli perche'
siete cosi' abituati a recitare una parte che non sapete piu' chi cazzo siete.
E tu non ti preoccupare, non dipendero' mai da chi mi dice di non dipendere
da lei.
Solo che......
Solo che.......
Solo che non mi aspetto mai che qualcuno si senta cosi' indispensabile alla
mia felicita' da dirmi una stronzata simile.
"Buonanotte tesoro. Penso a te ogni notte prima di addormentarmi......"
Pensami sempre cucciola.
Io non scambio un piacere per una necessita'.
Lasciamo che a confondersi siano gli umani.
Tanto loro amano sentirsi necessari anche quando dicono che odiano esserlo.
Mai incontrato umani piu' ipocriti degli umani.
Buonanotte a chi non ha il timore di far stare bene un uomo sensibile alla
sua umanita'.
Lunedi' 2 Ottobre 2006
Volevo salvarlo.....
Salvarlo dalla droga.
E mi viene in mente quella canzone di Elio e le storie tese, "Cara ti
amo".
Lui: Vorrei palparti le tette.
Lei: Porco !
Lui: Mai ti toccherei neanche con un fiore.
Lei: Finocchio !
Lui: Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini e non ti cago.
Lei: Ti amo !
Lui: Mi faccio il culo quattordici ore di seguito per mantenerti e ti cago.
Lei: Ti lascio per un tossicomane che non fa un cazzo tutto il giorno, che
bestemmia e picchia i bambini.
C'è piu' verita' in una canzone ironica che in tutte quelle serie
canzoni d'amore che ti fanno venire il latte alle ginocchia.
E' un periodo che scrivo delle "femmine" perche' ne vedo e ne sento
di tutti i colori.
La mia opinione e' che siano allo sbando.
Ormai si divertono a fare le rizza cazzi in internet, a competere al concorso
di Miss Armani Cafe', o al peggio a farsi bastonare da qualche stronzo.
In realta care "femmine" gli stronzi non esistono.
Quella tipologia di uomo che vi fa tanto arrapare e' frutto di una circostanza.
Mi spiego.
Lo stronzo e' colui che vi tratta a calci nel culo.
Bene sappiate che se vi tratta a calci nel culo e' solo perche' non gliene
frega un cazzo di voi.
In realta quello stesso stronzo lo vedrete prima o poi strisciare come un
verme di fronte ad una donna che lui ama e la quale lo ricambiera'.....con
meravigliosi calci nel culo.
Tutto cio' e' ridicolo e dal ridicolo siamo circondati.
Il successo della trasmissione "La pupa e il secchione" ne e' la
prova.
Immaginate cinque fighe ignoranti e cinque secchioni cessi.
Tutti a guardare se avviene il miracolo, e cioe' se il secchione mostruoso
riesce a chiavarsi la stupida cubista.
C'è un trucco in questo misero format televisivo.
Il trucco non e' nel mettere a confronto i secchioni con donne ignoranti,
ma nel mettere insieme delle stragnocche con degli esseri mostruosi a livello
estetico.
Ne viene fuori che la donna ignorante e' sempre figa, o viceversa.
E che l'uomo che studia e' sempre un cesso.
Per farla breve il popolo si arrapa nel vedere la distanza abissale che c'è
fra un paio di tette e un fisico da sfigato.
Peccato che io conosca uomini laureati strafighi e donne ignoranti che sono
anche dei cessi pazzeschi.
Gli stereotipi che la televisione costruisce a uso e consumo della massa sono
sempre falsi e pacchiani.
E voi ridete, ridete davanti al mingherlino che sbava di fronte alla cubista,
e ridete perche' nella sfiga altrui vi dimenticate della vostra.
Io ho scopato cubiste strafighe e mi sono rotto il cazzo a meta' del rapporto
sessuale.
Per non parlare del post coitum che diventa una vera e propria tortura quando
si fa del sesso con delle ignoranti patentate.
Raccontate questo.
Raccontate cosa prova l'uomo quando dopo aver goduto si ritrova nel letto
una deficente.
Fate un bel reality in cui uomini intelligenti vengono messi alla prova trovandosi
di fronte l'unica possibilita' di poter sfogare i propri istinti con delle
imbecilli.
Li si che sarebbe divertente, ed inoltre finalmente si potrebbero vedere tutte
le controindicazioni intellettuali che comporta portarsi a letto una velina
o una cubista.
Mercoledi 27 Settembre 2006
Ok, stasera ce ne andiamo all'Armani Cafe'.
Prima aperitivo in quel covo di fighetti che e' il Radestki.
Senza impegno naturalmente.
No, io non ti voglio disturbare, chiama tu quando ti gira.
Come, te ne vuoi gia andare, ma certo fai bene, capisco che ti manchi la Bielorussia,
pensa che a me non e' ancora passato di mente tutto quel lardo che mangiai
in quel posto meraviglioso.
L'amore e' una truffa, si ho visto che e' atterrato il tuo aereo, ma solo
perche' non sapevo che fare.
Aspetta che mi trattengo, pensa mi veniva di dire qualcosa di carino, ma non
sia mai che venga mandato affanculo per aver detto qualcosa di carino.
Aspetta che metto il freno a mano.
Mi aggiro per il negozio come una anima in pena, c'è qualcosa che non
capisco.
Una delle milioni di cose che non capisco.
Mi sembra di vivere in una camera d'albergo.
Posto che cambia, camera che resta.
I vestiti buttati sul letto, il computer sul comodino, il tabacco perso da
qualche parte, ma si dai, qualche bottiglia di birra qua' e la'.
E guardare fuori dalla finestra e chiedersi, ma dove cazzo sono?
Tiro su la cornetta del telefono, stacco il cellulare, affanculo se chiama,
non mi trova.
E se non mi trova?
Riattacco la cornetta e riaccendo il cellulare.
Che cazzo danno alla televisione, ma come cazzo fanno a sbagliare quei gol
da un metro.
Prussia controllati.
Fai mente locale, quante fighe conosci?
Devi trombare?
Scorri il cellulare, ce ne sono almeno dieci che se le tratti come vogliono
verranno su una gamba sola e scivoleranno gattone sotto le tue coperte.
Perche' non le chiami?
Perche' non le dici quello che vogliono sentirsi dire?
Scusi...mi puo' portare la cena in camera...non ho voglia di uscire.
E stai in casa.
Cosa cerchi di evitare?
Lo so io cosa cerchi di evitare.
Che questa serata fuori sia uguale a tutte le altre.
E che cosa fa una serata uguale a tutte le altre?
Lo vogliamo dire?
Chiedilo al cameriere...
"Lei sa cosa fa una serata uguale a tutte le altre?"
"No."
"Una serata e' uguale a tutte le altre perche' le persone che incontri
sono tutte uguali."
Si ma lei....
Ma lei....
Ma lei perche' cazzo se ne e' andata...per poi chiamarmi ogni sera e tornare
a vedermi fare il cazzone in negozio con tutte le clienti che si commuovono
di fronte a quella stupida maglietta su cui sta scritto: Meglio sette nani
di un principe coglione.
Pensa quando l'ho pensata quella t-shirt mica sapevo chi potessero essere
i sette nani.
Ma le fighe sembra lo sappiano bene. Ridono.
Bellissima. Meglio sette nani che un principe coglione.
E incasso 25 euro per ognuna che vendo.
Ma alla fine, al di la' della maglietta, il principe ai sette nani il culo
glielo fa sempre.
Ahhhh....quanto sono ipocrite.
BEH una volta scoperta questa banalita' che vorresti fare.
Affittarti tutta la serie di Sex and the city per diventare misogino o comprarti
tutti i film di Harry Potter per tornare bambino?
Uomini...io lo so che voi lo sapete che siamo in trappola.
Siamo topi nella gabbia attirati da quel pezzettino di formaggio che altro
non e' che la voglia di qualcuno che ci voglia bene.
Voler bene.
Come lo pago questo "bene", gia'...aperitivo al Radestki, dopo cena
all'Armani Cafe', espressione da duro, sai di cosa ho bisogno...di nulla,
l'uomo che non deve chiedere mai.
Aspetta...aspetta...vedrai che ti chiedra' di andarla a trovare....e se non
te lo chiedera' te lo implorera' quell'altra che non hai cagato perche' troppo
impegnato ad aspettare quell'altra ancora.
Che numero e' questa camera?
me lo devo ricordare.
Mi dimentico sempre i numeri della stanza.
Un numero al giono, devo fare un abbonamento e chiedere che non cambi la chiave.
E se uscissi e scoprissi che il mio albergo si trova in mezzo al deserto.
Sarei felice.
Mi faccio una bella camminata, deve esserci la luna, cosi' posso andarmene
affanculo dietro quella duna di sabbia bianca e sdraiarmi.
C'è tutto il calore del giorno che viene su, non faccio altro che interpormi
tra il flusso di caldo e il cielo e smettere di pensare.
Sogno troppo.
Sogni del cazzo.
Poi faccio confusione.
Ci deve essere un modo per chiudere i pensieri almeno quando si dorme.
Personaggi lasciatemi in pace quando chiudo gli occhi, lasciatemi godere del
nulla vero, non del nulla fittizio che mi circonda quando sono sveglio.
Quando torno c'è solo il portiere di notte, che nonostante l'abitudine
si e' addormentato guardando due troie che si spogliano.
Siamo soli.
Se lo dice Vasco Rossi e' piu' comprensibile, se lo dici tu diventi patetico.
Cmq siamo soli e la consuetudine avanza.
Noi parliamo spesso si...siamo soli.
Che c'è rimasto in frigo.
L'ultima birra, quella che serve a godermi l'ultima sigaretta della giornata.
Ci perdiamo il meglio della vita e non c'è soluzione.
Canale 87, una deficente in discoteca risponde a domande stupide:
Cosa sogni?
Vorrei fare Televisione.
Quante posizioni del Kamasutra conosci?
Quelle che bastano.
Quando sei stata innamorata l'ultima volta?
Non mi ricordo.
Cosa cerchi in un uomo?
Che mi faccia divertire.
E' la generazione dei pagliacci vincenti...gli uomini se ne stiano nelle
loro camere d'albergo.
Lunedi 25 Settembre 2006
Lei non sapeva far l'amore.
Lo confido' cosi' come si dice che non si sa come guidare un automobile.
Cominciamo toccandoci le mani. Le dissi.
Cos'è che manca a questa vita?
Sai cosa?
Manca la poesia, e sai cosa intendo io per poesia?
Io intendo la capacita' di creare emozioni.
Ad esempio spiegatemi perche' nelle previsioni del tempo quando si prevede
pioggia si dice che fara' brutto tempo.
Ma io la amo la pioggia, quindi che cazzo di senso ha parlare di "brutto"
tempo.
Stanotte era bellissimo camminare sotto la pioggia, era meraviglioso mettersi
le cuffie e ascoltare della musica mentre l'acqua mi bagnava i capelli.
E' che si danno per scontate troppe cose.
Riascoltando vecchie canzoni d'amore degli anni settanta con dei ragazzini
degli anni duemila ho scoperto che le parole d'amore non hanno piu' alcun
significato.
Gira il mondo, gira o spazio senza fine....un mondo soltanto adesso io ti
guardo, nel tuo silenzio io mi perdo e sono niente accanto a te...
Il mondo non si e' fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno,
e il giorno verra'....
E i giovani coglioni ridono, mi guardano come se fossi un folle perche' cerco
di spiegare che una volta su queste canzoni si ballavano i lenti, ci si abbracciava,
poi ci si staccava un attimo per guardarsi negli occhi....e poi di nuovo abbracciati.
No, io non mi ci metto nel ruolo di vecchio rincoglionito solo perche' ho
vissuto un epoca dove ci si emozionava sfiorandoci una mano.
Io nel ruolo di vecchi rincoglioniti ci metto questi giovani che non sanno
un cazzo di cosa sia un sentimento amoroso.
L'identificazione dell'amore con la sofferenza e' cosa dei tempi contemporanei
ed e' una vaccata stratosferica.
L'amore e' felicita'.
L'amore e' la capacita' di rendere speciale qualcosa di banale, l'amore e'
una specie di cuscino su cui appoggiare i nostri pensieri, e' quel rifugio
dove ci si nasconde in due, è quel posto dove non si e' guardati e
dove e' possibile essere se stessi senza la paura di essere giudicati.
Non esiste quasi piu'.
L'amore e' un oggetto d'antiquariato.
Per questo me ne sto solo sulla collina a ricordare quel tempo passato quando
l'autobus numero 33 ci portava a casa e noi ce ne stavamo abbracciati in piedi
con la fronte appoggiata al finestrino guardando il mondo scorrerci a fianco.
Sai che ricordo?
Ricordo che non si chiedeva cosa fai ma ci si domandava cosa sogni.
Ricordo che non si chiedeva da dove vieni ma dove vuoi andare.
E ricordo che non c'erano cellulari ma solo la cabina telefonica, e ci si
dava appuntamento la mattina per la sera e non c'era piu' la possibilita'
di cambiare idea.
Nessun messaggino del cazzo a dire; stasera non posso facciamo domani.
L'amore era un impegno a cui tenere fede, e quando non si era piu' in grado
di esserne fedeli ci si lasciava guardandosi negli occhi e magari piangendo.
E ricordo che spesso piangeva piu' chi lasciava di chi era lasciato.
E non ricordo nessuna ragazza che cedeva al ricatto sentimentale del "senza
te non vivo", ci si mollava e basta.
Non si declinava il verbo amare all'imperativo.
Si accettava la sconfitta senza tirare fuori il maschio patetico o il maschio
dominante.
La ragazza era un icona, un mito, un isola da raggiungere cercando di attraversare
l'oceano piu' veloce e piu' abilmente di altri.
E poi ricordo ancora quelle meravigliose canzoni dolcissime della ragazza
con la maglietta fina, dello champagne per brindare a un incontro o del ti
amo ripetuto mille volte nella stessa strofa.
Una sera in campagna dopo tre anni di tentativi andati a vuoto lei disse "si"
e ci incamminammo sulla strada che andava verso il cimitero mano nella mano.
Lei aveva dei boccoli neri e degli occhi blu notte, abitava a 40 chilometri
da casa mia e mi feci la strada in motorino tutti i giorni per un estate.
Ma ne era valsa la pena, quella camminata notturna al cimitero, quel sedersi
di fronte al cancello del paese dei morti, quei baci che parlavano di vita,
quel contrasto tra la fragilita' di due esistenze e la forza di un sentimento.
Avevo sedici anni, magari manco ci pensavo a tutte queste cose, ma avvertivo
che c'era qualcosa di magico in quel tempo passato in due, in quello scontro
di umani che decidevano per una notte di allearsi contro la noia del mondo.
E gia', me ne sto solo a ricordare.
Stanco di uscire di sera a vedere donne lamentarsi del nulla e uomini in cerca
di qualche femmina su cui sfogare il cazzo complex.
Preferisco mettermi su una compilation degli anni settanta, e guarda caso
ora sta suonando Reality, colonna sonora del mitico "Il tempo delle mele".
Il tempo delle mele.
Sapete credo che gli umani non si possano dividere in giovani, uomini e anziani.
Non ci credo perche' il tempo e' cosi' breve che i confini fra la varie stagioni
della vita sono indefinibili, credo che la vita di un uomo si possa dividere
in giorni vissuti e in giorni passati.
Tra il vivere e il passare il tempo c'è una differenza sostanziale
che e' inutile spiegare, chi sa di cosa parlo non ha bisogno di spiegazioni,
chi non lo sa non capirebbe mai.
Wess e Dori Ghezzi cantavano una canzone che diceva cosi'...
E non ci lasceremo mai
abbiamo troppe cose insieme
se ci arrabbiamo poi....
ci ritroviamo poi....
un corpo e un'anima....
Le stesse cose che vuoi tu
le voglio io e questo è amore
anche stasera noi
noi siamo piu' che mai
un corpo e un'anima....
E non ci lasceremo mai....
abbiamo troppe cose insieme
se ci arrabbiamo poi....
ci ritroviamo poi
un corpo e un'anima....
La cosa meravigliosa e' che nonostante l'apparente banalita' ascoltandola
intuivamo il suo significato.
Chi lo intuisce ora?
Fatemelo sapere.
Sabato 9 Settembre 2006
C'erano tuoni lassu' sulla montagna e un asino che lasciava il riparo dell'albero
per mettersi immobile in mezzo alla vallata.
Il vecchio sul portico guarda i tuoni e dice fra se : A sei anni ho imparato
a farmi le sigarette, mi faceva sentire grande, mica le fumavo le rollavo
e basta."
La ragazza dondola sulla sedia di fronte al camino, non stacca lo sguardo
dal fuoco.
E io osservavo la scena pensando che se fosse un film non avrebbe dovuto avere
un titolo, ci sarebbe dovuto essere un inizio improvviso senza dare spiegazioni.
Ehhhh,,,la vita ci ha portato in luoghi cosi' distanti dal nostro luogo di
nascita, ci ha fatto incontrare persone che manco sospettavano della nostra
esistenza.
L'incrocio dei fili del destino, racconti ingarbugliati, impossibile trovare
da quale spina prenda corrente la nostra enegia.
Perche' questa premessa?
Perche' un giorno fermandomi in negozio dopo l'orario di chiusura ho cominciato
a pensare a quale di tutte queste persone avrei potuto raccontare la storia
di cio' accadde in quella notte di tuoni.
Chi avrebbe potuto conoscere il segreto del vecchio sul portico, chi avrebbe
capito la storia della ragazza di fronte al fuoco, e chi avrebbe perso del
tempo per chiedersi come mai quell'uomo che osservava stava piangendo.
Beh, ho ascoltato una canzone di Bob Dylan, ho contato i soldi incassati,
e intanto pensavo....
A chi raccontare quella storia.
A saracinesche abbassate ho capito che nessuno avrebbe potuto conoscere il
segreto di quella notte.
Sapete perche'?
Perchè ci sono storie che non possono essere raccontate senza rischiare
di rovinarle, ci sono storie che se arrivano alle orecchie sbagliate da capolavori
di fantasia diventano cosi' scontate da annoiare un bambino.
Ogni storia appartiene a chi l'ha vissuta.
Allora mi sono messo al telefono.
Non potevo chiamare il vecchio sul portico, lui e' morto da tempo.
Chiamai la ragazza di fronte al fuoco.
Le dissi che mi era venuta in mente mentre dondolava sulla sedia.
Lei mi chiese che fine aveva fatto il vecchio.
E' morto, le dissi.
Poi rimase in silenzio, si sentiva che piangeva, e le parole rovinano ogni
pianto che viene dal cuore.
Rimasi in silenzio anche io.
Passa qualche minuto e mi chiede: Tu come stai?
Tranquillo...risposi.
Ti ricordi l'asino? Mi chiese.
Certo. Risposi.
Hai raccontato a qualcuno il segreto?
No. Le dissi.
Prima o poi ci dobbiamo rivedere.
Quando vuoi.
Ti devo restituire una cosa.
Lo so.
Mi ha fatto piacere risentirti.
Anche a me.
Ciao.
Ciao.
Di nuovo solo.
Avrei cercato le chiavi.
Il guinzaglio del cane.
Ed ero pronto per tornare a casa.
Solo che mi sentivo solo.
Si...due parole sulla stessa riga.
SOLO che mi sentivo SOLO.
Da ogni storia si impara qualcosa.
Da tutte le storie si impara che quando si cerca di ritrovarle non si ritrova
altro
che la propria solitudine di fronte ai ricordi.
Per questo non vi diro' mai il segreto di quella notte se non il fatto che
se qualcuno scoprisse e capisse quel segreto probabilmente sarebbe tentato
ad amarmi.
Vuoi vedere che non lo diro' mai per non correre il rischio che non venga
capito.
Sabato 2 Settembre 2006
La fine.
Aspetta...aspetta....
Mi e' venuta in mente una cosa sulla "fine".
Hai mai pensato che ogni finale e' l'inizio di una nuova storia.
Immagina la fine di un volo aereo...e' l'inizio della vacanza.
Immagina la fine di un film...e' l'inizio di una nuova storia che nessuna
vedra'.
Immagina la fine di una strada...guarda...ne inizia un altra.
Bisogna dare un po' piu' di dignita' alla "fine" senza relegare
il concetto a un qualcosa di finito.
Mica e' una cosa che serve a tirarci su di morale, mica voglio convincervi
che nella sfiga c'è sempre qualcosa di buono a cui aggrapparsi.
Sarebbe una cosa patetica.
No, io penso veramente che la fine sia un parto.
Proprio come la fine dell'attesa di una nascita.
Nove mesi, diciamo un prologo alla vita, e la vita un prologo al mistero.
Spesso tutto si riduce alla visione di un fotogramma dimenticando la scelta
dell'attimo che non esclude il susseguirsi infiniti di attimi che non verranno
mai fotografati.
Per un mio motivo ora mi sento cosi'.
Partorito in un mondo nuovo che assomiglia moltissimo a quello lasciato non
piu' di un mese fa.
Ma come quando si torna a casa dopo un viaggio ecco che sono felice di ritrovare
il profumo di casa mia e vedere che tutto e' come quando ho chiuso la porta
per andarmene.
Lo so, lo so perfettamente che casa mia e' un casino pazzesco e che tu, tu
laggiu' in quel paese dell'Est di cui non so scrivere il nome, sei un appassionata
dell'ordine.
Ma vedi l'ordine, pur con tutti i suoi pregi non racconta nulla se non l'accanirsi
con dare posizioni prestabilite ad oggetti che magari nascondono un anima
ribelle.
Tornando al concetto della fine.
L'ordine sembra non avere ne inizio ne fine.
Sembra una storia non sviluppata, forse la spiegazione visiva di un qualcosa
che non avviene e non e'.
Beh il casino se non altro e' l'inizio di un lavoro per mettere a posto, e
l'ordine che segue il casino e' la fine di un lavoro.
Ma se poi non ributti tutto all'aria...dimmi che cazzo fai?
Ti siedi a guardare il tuo lavoro perfettamente riuscito da qui all'eternita'.
Io non credo che esistano filosofie di vita, non credo esistano regole giuste
e sbagliate, io credo nella personalita' delle persone.
Per questo tendo ad assolvere tutti, a me sembra impossibile che un bastardo
o una stronza siano diventati bastardi e stronzi a causa loro.
Immagino dietro ci sia una storia.
Ma allo stesso tempo credo che non sia il caso d'impegnarsi nel cercare di
scoprire quale sia questa storia.
Anche perche' questi stronzi non passerebbero nemmeno un secondo della loro
vita nel tentativo di capire la nostra storia.
Credo che dopo aver giustificato senza aver capito sia meglio cambiare strada.
Immaginate di mangiare di merda in un ristorante, non e' il caso di farlo
notare al cuoco, molto meglio non tornare mai piu' in quel posto.
La sua cattiva fama crescera' da sola.
E non preoccupatevi, ci saranno sempre avventori incapaci di distinguere il
buono dal cattivo cibo, che pagheranno il conto leccandosi i baffi.
Pero'...c'è una persona che tendo a non assolvere mai, pur conoscendone
perfettamente la storia.
Quella persona sono io.
Chissa come mai.
Ma se sbaglio, o se so di sbagliare, mi accanisco contro i miei errori come
non faccio mai con gli errori degli altri.
Eppure ne saprei dare una spiegazione perfetta.
Per esempio.....
No non faccio esempi...non e' il caso che racconti....sembrerebbe una mossa
fin troppo semplice per lanciare messaggi a qualcuno.
Ma la sapete una cosa, spesso proprio chi non si assolve da solo meriterebbe
l'assoluzione di un giudice giusto.
L'importante e' avere un bello specchio in casa e quando ci si guarda imparare
a sorridersi.
Anche se la situazione appare triste il piu' delle volte lo e' meno di quello
che sembra.
E poi, tornando al concetto iniziale, ogni fine che racchiude un nuovo inizio
non e' mai una cattiva notizia.
Ciao.
Giovedi 31 Agosto 2006
No, non c'è bisogno che il pianista suoni per me.
Mi basta che suoni e basta.
Anzi se la musica raggiunge il marciapiede e diventa di tutti in questa notte
di pioggia si puo' creare una specie di atmosfera magica.
Un qualcosa in cui gli umani siano relegati al ruolo di comparse e l'asfalto
e l'acqua al ruolo di protagonisti.
Asfalto e acqua, una storia d'amore mai scritta.
Niente dialoghi, per carita', neanche sguardi, tantomeno carezze e baci.
Solo il rumore della goccia che sbatte nella pozzanghera, il tuffo verso l'alto
di uno schizzo e poi un cerchio perfetto che si allarga lasciando una scia
di piccoli cuccioli rotondi.
Onde minuscole, gli unici figli concessi ad asfalto ed acqua.
Si possono trovare tracce d'amore dappertutto.
Nel cucchiaino che entra nella tazzina, nel fiore piantato nella terra, persino
nella sigaretta afferrata dalle labbra.
C'è un qualcosa di femminile e maschile in ogni cosa che ci circonda.
C'è un attrazione volontariamente involontaria tra milioni di cose
che occupano uno spazio.
.........
Venerdi 25 Agosto 2006
Si torna ehh...
Eccome no, si torna e sembra di non essersene mai andati.
Mi era capitato anche tornando dopo due anni di Los Angeles figuriamoci dopo
15 giorni di Portogallo.
E ora c'è da lavorare, il negozio e' uno schifo, tutto da mettere a
posto.
La casa sa di chiuso.
Il cane fa fatica a riconoscermi.
Ecco sta cosa del cane e' quella che piu' mi fa incazzare.
Ma come, lo lascio a un meraviglioso dog sitter (in realta' un amico) e lui
quando torno mi guarda come per dire: "Ma io stavo meglio con lui...non
potevi non tornare piu'?"
Ora sai che faro'.
Gli cucinero' del petto di pollo, provero' a portarlo fuori piu' spesso e
se capita gli presento una bella femminuccia.
Cosa non si e' disposti a fare pur di riconquistare l'unico essere vivente
di cui si e' sicuri che non ci abbandonera' mai.
Per il resto non c'è da aspettare che tutto riparta.
Mi sono venute delle idee questo agosto...una riguarda la descrizione dei
molteplici stereotipi che si impossessano della personalita' degli uomini.
Argomento da approfondire.
Ciao. E buon ritorno.