PASSATO

Mercoledi' 15 bOttobre 2003

Grazie Daniele per la tua recensione alla recensione. Spero che non ti incazzerai se la pubblico qui sotto. Ma credo che io non avrei potuto fare, cioè scrivere, di meglio.

Vedo che anche punzecchiandoti un pochino non rispondi. Pazienza. Mi ha risposto Fabio. Dovresti conoscerlo dato che sta creando il sito Jolly Rogers. C'è da passare l'inverno e poi..... primavera e di nuovo (tocco ferro) Hotel California. Finalmente ti sei deciso a ri-iniziare la vendita dei gadgets di HC. Bene.... comincerò a mettere da parte i soldini. Prevedo grosse spese.

Ho riletto molto più attentamente la recensione di quel tipo. O tipa, dato che non conosco chi si cela sotto quel nick. Fra l'altro non proprio bellissimo. Vorrei discuterne con te, se ne hai voglia. Altrimenti cestina pure la mail subito.

Premetto che non sono un grande esperto di recensioni, nel senso che non le leggo tante. Una cosa però mi ha colpito. L'inizio. Si è soffermato sul tuo aspetto fisico per poi arrivare al nome della tua trasmissione. Non ne vedo il senso. Trasmissione che non ha mai visto, dato che afferma che cavalcato una Harley-Davidson. Correggimi se sbaglio, ma nella prima serie guidavi una cabrio, nella seconda un fuoristrada, nella terza una yamaha e nella quarta una bmw. Mi sono forse perso una quinta serie? Non credo. Deve essere ancora trasmessa.......... Spero. Parlando di te e dei tuoi viaggi con amici e conoscenti, non ho mai fatto cenno del tuo aspetto fisico, ma tutti si ricordavano più o meno di te. Secondo me è partito prevenuto, o vuole mettere in guardia i lettori fin dall'inizio. Dato il tuo fisico prestante sei anche uno che ha l'aria del playboy ingenuo ma simpatico. Mai sentito di playboy ingenui. Se una persona è ingenua (me per esempio) mi risulta difficile credere che faccia il playboy. Sembra quasi un'equazione di quelle che vanno tanto di moda oggi:

per l'uomo - fisico presatante = playboy, sciupafemmine

per la donna - fisico mozzafiato = troia

Il dotto critico afferma che nello scrivere i tuoi pensieri ti sei lasciato andare. Ti sei fatto prendere la mano. Non capisco. Si devono tenere a freno anche i pensieri? Non possiamo essere liberi nemmeno nella nostra mente? Se tutti coloro che scrivono libri tenessero a freno i loro pensieri.... come nascerebbero i libri? Dato che, come afferma lui, ti si deve dare il merito di scrivere senza fronzoli e compromessi, le tue peregrinazioni mentali sono piatte e banali perchè forse la nostra società è così. E di conseguenza la vita. Ci sforziamo di non rendere la vita banale e piatta, ma credo sia impossibile. Ti ritiene uno scrittore mediocre, molto lontano da scrittori di medio livello, per qualità (hai forse commesso errori grammaticali?), mentalità e tematiche affrontate. E qui si entra in un discorso complicato. Cosa ha portato il dotto critico ad affermare che ciò che tu hai scritto non è una tematica adatta a scrivere un libro. Hai raccontato un tuo viaggio, le tue emozioni, i tuoi pensieri. Come fanno tutti coloro che scrivono di viaggi. Solo che tu sei andato oltre. Sei andato a toccare l'intimo umano. Argomento che molti non gradiscono. Forse perchè hai affrontato il tema in maniera schietta, raccontando la verità. E questo spaventa molti. La nostra società si sforza di essere migliore, di essere di mentalità aperta e poi cosa succede? Apri il giornale e leggi che la chiesa discrimina gli omossessuali, un motociclista uccide un altro motociclista e subito a scrivere articoli sul mondo biker (Panorama di un paio di settimane fa, mi pare il numero 40). C'è chi crede ancora che la musica rock sia la musica del amligno e che i metallari siano tutti satanisti. Nelle assunzioni per certe mansioni si discrimina ancora chi ha piercing o tatuaggi (brutto affare per te). La gente dice che i tempi sono cambiati, che la società si sta aprendo. Spero che qualcuno mi dica dove e quando, perchè io non vedo nessun cambiamento. Forse se raccontavi qualche altra cazzata, di quelle che vanno di moda oggi, se invece di scrivere in maniera semplice e schietta (fortuna che almeno questo lato di te lo apprezza) ti sforzavi di mentire un pò, avrebbe potuto scrivere una recensione più positiva e favorevole per la vendita del libro. Ma in fondo chi è lui per criticare il lavoro altrui? Ma in fondo a te cosa te ne frega di essere giudicato da uno come lui? Penso niente, altrimenti non saresti come sei. E ti prego, non farti cambiare da nessuno.

Ride free, ride safe.

Daniele

Chiedo solo una strada da percorrere, un cielo da ammirrare ed un orizzonte da inseguire.

Sabato 11 Ottobre 2003

La ritualità del gesto spoetizza l'atto, banalizzandolo.
Anche di fronte alla lapide del proprio padre si recita la parte del figlio disperato. In realtà non è una recita e il dramma sarebbe reale ed ancor piu' disperato. Ma s'insinua l'ipotesi di essere un attore nelle mani di qualche bastardo regista e il figlio scappa via dal luogo.
Il mondo procede a coppie, io resto al singolare con uno stoicismo che rasenta la follia. Quello che voglio è semplicemente la sensazione di non trovarmi all'interno di nessun copione.
Un recensore di un mio libro scrive:

a cura di asma

Non so se ricordato quel tipo muscoloso, abbronzato, con i capelli folti e il corpo ricoperto di tatuaggi che girava per le praterie americane e australiane a bordo di una rombante Harley Davidson, e raccontava le sue avventure in un programma televisivo di mezza sera: Hotel California?
Beh, nonostante quell’aria da playboy un po’ ingenuo ma simpatico, Guido Prussia ha scritto un libro, Devo riprendere a fumare. E continua a scrivere, quasi ogni giorno, come dimostra il suo sito personale, www.prussia.com, un blog assolutamente anomalo… Una sorta di diario di viaggio "quasi da fermo", come lo definisce l’autore, in cui sono raccolte le avventure e i pensieri di un anno (fra l’aprile del 1999 e il marzo 2000).
Il viaggio in Australia, a bordo della moto, per registrare le puntate della trasmissione e i pensieri che nascevano la sera, in uno dei tanti alberghi che lo hanno ospitato. E proprio nel seguire i suoi pensieri, Prussia si lascia andare un po’ la mano, dilungandosi in peregrinazioni mentali, a volte banali e piatti, altre divertenti e avvincenti. Quello che è certo è la sicura onestà di questi pensieri.
Lui, la moto, la sterminata Australia e i vari incontri, tutto questo è lì, sulle pagine del libro, senza fronzoli e senza compromessi, e di questo gli si deve dare merito. E vengono alla luce tutti quei dubbi che colpiscono un outsider che, come lui, vuole farsi strada nello star system.
Prussia è uno contro. Ma non riesce a nascondere quella sorta di inquietudine che lo coglie proprio perché non è un integrato. La nostalgia di Milano, della mondanità, è sempre dietro l’angolo. Non svanisce neanche quando la sera del più importante capodanno del millennio, si ritrova circondato da sconosciuti, che pare si disinteressino all’evento. Oppure quel continuo ritornare con la mente all’Arizona, il posto più bello del mondo, tanto da inventarsi nella biografia di essere nato a Sidona, città sacra per il movimento new age. Ma perché non ci va in Arizona? Perché non si trasferisce lì? Si fa molta fatica a non chiederselo…
Prussia lascia che le dita picchino sui tasti, lascia che la mente vaghi alla ricerca dei pensieri più originali e si fa accompagnare sempre da tanta bella musica. Ma Bukowski (o qualsiasi altro scrittore, anche di medio livello) è lontano, molto lontano. Soprattutto per qualità, mentalità e tematiche trattate: l’intimo umano. E, all’improvviso, quando finalmente pare che l’autore riesca a tirare fuori i suoi sentimenti più puri, come l’amore, ci accorgiamo che non sta parlando di una donna, ma della sua moto… Ma che cosa dovevamo aspettarci del resto da uno che ha la fama del playboy?
Dobbiamo ammettere che in questo strano libro, ci sono anche dei grandi momenti. In fondo al volume c’è una sezione chiamata "Fogli sparsi", in cui sono raccolti pensieri vari, presi quasi come appunti su fogli trovati a portata di mano, esterni al diario vero e proprio, che costituisce la prima parte.
Il pezzo di apertura, Il bullone è probabilmente il racconto più bello di Prussia. Ambientato nella mensa di Mediaset, l’autore fa alcune considerazioni sull’uomo e l’esistenza. È una sorta di manifesto programmatico, in cui si prende coscienza della propria situazione e si cerca una via di uscita, per quanto stretta e distante sia. E questa volta ci piace, ci fa sorridere e gli diamo anche ragione…
Il libro comunque costa 9.30 euro ed è composto da 150 pagine. Difficile però trovarlo in libreria. Se vi interessa potete acquistarlo sul sito dell’editore oppure nel negozio milanese dell’autore, specializzato in biancheria intima!

Che effetto fa sentirsi recensiti?
Come se qualcuno provasse piacere nel metterti un dito nel culo e poi ti rinfacciasse che il tuo culo non è perfettamente pulito.

Giovedi' 18 Settembre 2003

Il mal di testa stanotte non mi ha fatto dormire. Tempie che pulsavano impazzite. Veloci momenti di sonno e di sogno. Sto cercando di focalizzare nella mia mente un mappamondo, sto cercando un luogo d'atterraggio, alcune caratteristiche: minor numero di umani, minor numero di dipendenti statali, maggior numero di vegetali e minerali. Avete qualche consiglio?
Ieri sera, erano anni che non accadeva, mi sono immerso nella milano da bere all'inaugurazione del negozio di Miss Sixty in Via Monte Napoleone. Ho scroccato due dolcetti di cioccolato e panna, cercavo disperatamente dell'acqua ma c'era solo dello spumante. (Lo spumante mi fa venire il mal di testa).
Ho conosciuto un editrice di free press, la figlia di un famoso stilista e una supergnocca che non era nessuno ma forse proprio per questo vorrei rivederla. Arredamento di moquette spessa cinque dita, per terra e sui muri. Mi ricordava l'America. Poche fighe, molti modelli, grande soddisfazione per le trentenni cacciatrici di uccelli appena volati fuori dal nido.
Heidy due anni fa non sapeva che fare della sua vita. Oggi vive nelle campagne londinesi con un marito ed un figlio. Appare felice. "Dove l'hai conosciuto?" Le ho chiesto. "Su udate, un sito per single. Miracoli di internet." Mi ha risposto.
"Vacci anche tu." Consiglia.
Ma non ce la faccio. Non ce la faccio a buttarmi sulla tecnologia per trovare qualche fanciulla disposta a cambiare la mia vita.
Faccio l'opposto. Apro una valigia di metallo appoggiata in corridoio, la apro e scivolano sul pavimento lettere d'amore, di quegli amori di vent'anni fa, quando crederci era facile.
In fondo erano solo differenti le domande e le risposte.
Lei chiedeva: "Chi sei?"
Oggi mi chiedono: "Che faccio?" o al peggio "Perchè non lo faccio piu'?"
L'interesse per la cornice. Comprensibile ma complicato da digerire.
Consiglio di leggere "La legge di Bone" di Russel Banks.
Rifugiarsi nei libri è un ottima medicina per debellare la mancanza di domande intelligenti.
Avevo 21 anni, dormivo su una spiaggia (oggi cancellata da una colata di cemento) nei pressi di Genova. Non c'era sabbia ma pietre, l'umidità rompeva i coglioni, sentivo il rumore dei topi a pochi metri dal mio cuscino che era la mia giacca.
Ma sapevo che all'alba sarebbe arrivata Claudia a portarmi una brioche e un capuccino. Sapevo che avrebbe puntato la sveglia alle sette e mezzo del mattino per non farmi aspettare. Mi incolpava di non darle sicurezza. Come avrei potuto, ero una testa di cazzo che fingeva di ribellarsi contro il mondo per nascondere la vera ribellione contro se stesso e le sue contraddizioni.
Non le davo sicurezza, ed una mattina lascio' scivolare tra le mie mani un biglietto scritto la notte prima, oggi l'ho ritrovato nella valigia di metallo, ecco cosa mi scrisse Claudia:
"In fondo cosa è mai la sicurezza, è il non dolore, la non felicità, una piatta lavagna nera che ti spegne dentro, ti inaridisce e sa anche renderti mediocre. Pensavo che è bastato solo un attimo ed io adesso non so piu' cosa voglio o forse è proprio adesso che ho scoperto di volerti."

Ecco l'amore. Quell'animale in via d'estinzione. Quella bestia che sa volare, ma che puo' vivere sottoterra, quel verme dai mille piedi, quell'uccello dalle mille ali.
Oggi non esiste piu'. Probabilmente perchè non esisto piu' io. Sono semplicemente il resto avanzato sulla tavola, quattro ossa e una buccia.
Il Prussia si è dissolto, scomparso come è scomparsa quella spiaggia su cui passavo le mie notti.
Ma non è un caso. Lentamente si scompare tutti, viviamo in una società fatta di stronzate abissali che diventano indispensabili. Siamo gettati nella mischia, immersi in una competizione stupida, il cervello ci viene succhiato dai messaggi pubblicitari, dagli articoli di moda, dalla classifica delle tendenze, dai reality show, da tutto cio' che ha l'unico scopo di trasformare uomini in acquirenti.
Comprendo la mia follia, sono perfettamente cosciente della contraddizione che vivo, libero a parole, prigioniero nei fatti.
Comprendo la mia incapacità di amare e di essere amato. Ho perso l'abitudine allo sfioro delle mani, ed ho perso persino il vizio dei rimpianti e dei rimorsi. Mando affanculo fantasmi ogni qual volta avverto la presa per il culo. Sono prevenuto nei confronti di tutto cio' che è invenzione.
Mi stanno sui coglioni gli artisti, nessuno escluso, da Leonardo Da Vinci e Castruccio Castracani, eliminerei gli scienziati dalla faccia della terra, abolirei i libri di divulgazione scientifica, brucerei i quotidiani, abbatterei le antenne, salverei i cantastorie salvandoli dalla definizione di scrittori per trasformarli in forzieri parlanti della nostra memoria.
Lascerei che la natura si rimpossessasse di tutte le strade, eliminerei tutti i luoghi di culto in attesa che la foresta si rimpossessi delle piazze della domenica. L'uomo non dovrebbe conoscere il significato dei numeri. Tradotto in esempio ho un enorme voglia di vivere come vivevano le tribu' tribali del nord america.
Ma i sogni a volte non possono essere desideri se non si vuole correre il rischio di apparire utopisti pazzi.
Allora tra poco mi lavo, mi vesto, prendo la moto e me ne vado in negozio a vendere mutande. Sprofondato nella mia poltrona, leggendo le avventure fuorilegge di Edward Bunker.

Martedi' 16 Settembre 2003

John attende di uscire da tre settimane, ma il suo agente di custodia è in vacanza. Pensare che ci stava provando a fare il bravo, è evidente che il crimine non si lascia facilmente sfuggire i suoi protagonisti.
Carlo mi chiede dei soldi per un panino, veste in giacca e cravatta, voleva essere elegante per il suo ultimo giorno di lavoro.
Invidio il coraggio di chi dice addio alla vita, ma mi chiedo quale sia il nome di quella malattia che elimina la paura.
Il sole autunnale è un presagio di freddo, non è facile godersi l'ultimo boccone del piatto, sopratutto se si ha ancora fame.
Alle donne piacciono i padroni, spesso scelgono uomini che si comportano come se le avessero comprate al mercato. Piace sopratutto quella prova di forza in cui lui dimostra di essere completamente indipendente da lei.
La forza dei ricordi risiede nella loro bellezza. Ricordo un autobus preso d'assalto da due pazzi diciottenni che portavano le scarpe appese al collo ed una chitarra mezza sfasciata. Ricordo la via principale della città percorsa a capriole davanti agli sguardi inorriditi dei genovesi. Ricordo il coraggio di sentirsi se stessi, senza una lira, ma con lo zaino pieno di tempo futuro in cui intingere i propri sogni.
Come fossero biscotti che galleggiano nel latte.

Domenica 14 Settembre 2003

Non fumo piu'. Sigarette intendo. Ed è da quando ho smesso che non scrivo piu'. Ma quando scrivo ne ho bisogno. Ecco un problema del cazzo.
Ieri sera in negozio c'era un pienone di saggi sbandati, pseudo artisti di strada che ti raccontano la filosofia della loro vita, con l'intento di farla diventare la mia filosofia della vita. Non li ascolto piu'. In realtà li disprezzo, come si disprezza qualsiasi maestro improvvisato. Non sono piu' impressionabile dalle fughe di casa, dagli ideali di libertà, dalla mancanza dei denti canini, dai piedi scalzi, dagli amori finiti, dai genitori perduti, dalle botte prese o da quelle date.
Non sono piu' impressionabile dalle stronzate notturne di qualche punk'a'bestia del cazzo.
Come potrei esserlo dopo aver scoperto che persino gli stilisti d'alta moda si ispirano a loro per le prossime collezioni.
Mi fanno pena i capelli rasta, i calzoni con il cavallo che spazza per terra, l'impressionante ammontare di braccialetti vari, gli orecchini che ti allargano le orecchie, i cani spulciosi, e quant'altro faccia parte del look di quella tribu' del cazzo.
Ed è per questo che mi sono fatto un bel piercing al sopraciglio.
L'ho fatto perchè è bello scoprire che ti stanno sui coglioni proprio quelli a cui involontariamente tendi ad assomigliare.
E' bello scoprire cio' perchè significa che l'omologazione a cui vado incontro è un omologazione involontaria.
Mi piace il piercing e me lo faccio, ma porca puttana quanto mi stanno sui coglioni quelli che ce l'hanno.


Controsenso arrapante.
Vorrei suonare la chitarra come Steve Ray, vorrei almeno per una notte, non pretendo tutta la vita.
Vorrei perchè passerei la notte a farmi delle seghe mentali sulla chitarra nell'intento di tradurre in assolo tutta la merda e tutto il bello che ci circonda.
Scrivere non serve a un cazzo. Probabilmente è semplicemente il buttare nel computer il risultato di qualche movimento meccanico neuronale che traduce in parole un equazione matematica dettata dal passato di un umano qualunque.
Non esistono spiegazioni plausibile all'esistenza, quindi esprimersi significa costruire tetti per case di cui non si vedono i muri e tantomeno le fondamenta.
Tetti sospesi per aria.
Lo spazio sul disco sta per terminare. Dio sa le puttanate che contiene questo computer.

Giovedi' 11 Luglio

Ore una e quarant'otto di notte.
C'è una musica jazz che sorvola l'anima, procedendo attraverso l'unica via accesso, le mie orecchie.
Per il resto è tutto simile a ieri e probabilmente identico a domani.
Pero' c'è che la prossima settimana finalmente tornero' a possedere una moto, la piu' bella delle moto, ed è la piu' bella perché sarà il mio culo a cavalcarla.
Oggi la guardavo in fotografia, ne studiavo i particolari tecnici, la velocità massima, il consumo e la tenuta in curva.
Ho una sfottuta voglia di possederla per tornare a sfogare la mia rabbia sulla strada.
Me ne andro' via con lei quest'estate, è nera come la notte, veloce come il falco e incazzata come me.
Non possiamo che andare d'accordo.
Andro' con lei al posto di lei che non volle venire.
Mi sembra che nel cambio non ci abbia perso niente, anzi credo di aver guadagnato qualcosa.
La sua affidabilità è certamente superiore a quella che sembrava concedermi l'altra.
La vita è meravigliosa, non per definizione empirica, ma per definizione volontaria e fantasiosa.
Lo è perché la sua bellezza si getta di fronte ai miei piedi con uno sguardo beffardo rivolto a colei che cerco' di renderla malinconica.
Non giustificatevi mai con le persone che amate, non c'è nulla da giustificare, siamo cosi' e cosi' vogliamo essere accettati.
Nota ironica. Stanotte mi ha chiamato una splendida ragazza da Saragozza, proprio quella che qualche stronza diceva essere fuggita da me.
Mi ha detto di raggiungerla, e forse lo faro'.
Il tempo è dalla mia parte. Lo dicevano i Rolling Stones.
Porca puttana se avevano ragione.
Almeno finchè ci sarà tempo.

Sabato 5 Luglio 2003

Dovrei uniformarmi all'idea universale di felicità?
Inseguire come un folle un idea di amore perfetto, la mancanza del dolore e la noncuranza verso le porcherie che mi stanno attorno.
Forse dovrei.
Concentrandomi sull'idea di una spiaggia messicana spopolata di umani unti e troppo parlanti.
Dovrei dimenticarmi di non essere mai stato riconosciuto e adattarmi all'idea che "gli altri" non amano riconoscere nessuno, presi dal vizio moderno di decidere chi sei e chi non sei basandosi su indizi esteriori.
Dovrei dirti che l'amore perfetto esiste e che è meraviglioso scopare quattro volte al giorno con il proprio uomo per quattro anni di fila.
Dovrei non farti la domanda di che fine ha fatto quell'uomo, e di chi sarà la nuova fortunata che oggi si fa scopare quattro volte al giorno, o magari cinque.
Dovrei confondere l'assoluto con il relativo, la rabbia con il perdono, la paura con la prudenza, ed il coraggio con l'incoscienza.
Dovrei smetterla di camminare con gli infradito cercando di scansare tutti i cocci di vetro che trovo sulla strada, resti di budweiser e daiquiri ghiacciati.
Dovrei cedere al significato della parola "profondo" senza sentirmi paragonato ad una piscina.
A Miami c'era un temporale che sbatteva le palme.
A Los Angeles parlavo con i muri.
Ad Alice Springs mi chiedevo se avevo fatto bene a lasciarla.
A Mosca mi chiedevo quanto valesse l'amore di una puttana.
A Bangkok ho scoperto che i buddisti e i papponi abitano nello stesso palazzo.
A Uarzazase mi sono ritrovato con il deserto nel lavandino.
A Mahe mi sono stufato del caldo.
A Milano mi sono rotto i coglioni del freddo.
A Barcellona ho capito che non avrei mai piu' mangiato lumache.
Ad Amburgo ballavo con la schiena rotta perché anche lei ballava.
Ad Atene buttavo cartacce per la strada senza sensi di colpa.
A Brno abbiamo fatto l'amore senza conoscere uno la lingua dell'altra.
A Sighisoara ho riposato nel letto di Dracula svegliandomi piu' buono.
All'Havana ho cercato un amore gratis senza trovarlo.
A Las Vegas ho cercato un amore a pagamento senza trovarlo.
A Treasure Island sono stato insultato da un delfino.
A Belgrado ho camminato a piedi scalzi.
A Tunisi mi sono lasciato accarezzare dall'aria di un ventilatore degli anni 30.
A Roma ho fatto l'amore per davvero.
A Etretat ho capito che lei amava un altro.
A Londra ho visto la neve che nessuno si aspettava.
A Budapest ho fatto la sauna con Marcello Mastroianni.
A Parigi cercavo Amelie.
A Emerald mi sono truccato da cacciatore di pietre preziose.
A Cairns ho tolto il trucco.
Al ritorno misi un annuncio sul giornale:
"Cedesi ricordi usati in cambio di ricordi nuovi."
Nessuno rispose.
Dovrei uniformarmi all'idea universale di felicità?
Preferisco di no.

Giovedi' 3 Luglio 2003

Qualcuno mi chiede: Cosa fai nella vita?
Il venditore di mutande. Rispondo.
Poi mi rollo una sigaretta e fumo osservando la sigaretta scomparire tra le mie dita come fosse un gioco di prestigio.
A volte ho l'impressione di essere scomparso anch'io, insieme al tabacco e alla cartina.
Quali sono le domande intelligenti che nessuno ti chiede?
Non certo la tipica questione sulla felicità.
Chissenefotte della felicità. Mi basta una stabile tranquillità.
Ancormeno mi interessa parlare di dio ed i suoi derivati.
Mi inorridisce discutere su vestiti, look, vacanze e pseudo libertà.
Vorrei semplicemente parlare dei sogni che abbiamo e che abbiamo fatto.
Ad esempio stanotte ho sognato di raccogliere un mandarino da una pianta di albicocche, lo porgevo ad una figa stratosferica che assomigliava ad una replicante di Blade Runner che dopo averlo assaggiato mi chiedeva di spogliarmi e di scoparla su un prato che aveva un colore rosso porpora accanto ad un fiume di acqua salata che dal mare risaliva verso le montagne.
Mi interessano i sogni perchè sono la parte non contaminata di noi, quella parte che senefotte delle convenzioni, delle regole fisiche, matematiche, sociali, morali, biologiche etc...
E nel sogno, anzi nello sguardo di lei nel sogno, mi sentivo insostituibile, come l'unica ruota portante di un auto, come l'unica zampa buona di un cavallo, come l'unica stella di un cielo, come l'unica lente di un paio d'occhiali.
Ecco il problema fondamentale: essere riconosciuti come unici.
Non dalla massa, affanculo la massa, ma da quell'unica persona capace di sintonizzarsi su una frequenza d'onda senza disturbi o intrusioni.
Io sono io, tu sei tu, lui è lui, lei è lei, riconoscersi e scegliersi, non appartenere alla categoria dei pezzi di ricambio, per cui tu vai bene per la tua vita socialmente realizzata, lui va bene per il suo spirito d'avventura e qualcun altro va bene per il suo uccello enorme.
Il sogno è il sentirsi scelto per intero.
Ma si sa i sogni sono pietre scagliate in aria destinate prima o poi a ricadere da qualche parte.
Cadendo in acqua se ne vedranno segni circolari, cadendo per terra se ne vedrà una piccola, a volte impercettibile buca, e si rimane immobile ad osservare queste minime conseguenze cercando di afferrare il ricordo del sogno in volo, come quando la pietra lanciata contro un lampione, è ancora per aria e non sai se raggiungerà o no il suo bersaglio.
Chi riuscirà a trasformare la nostra precarietà in qualcosa di necessario?

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Qualcuno mi guarda meravigliato, credo trovi strano che al mondo possa esistere un animale come me.

Intanto io soffro crisi d'identità, sentendomi sostituibile come una qualsiasi gomma bucata, e Lei non si è fatta problemi nel buttare chiodi sulla mia strada.
Le sigarette sono finite, il negozio è ormai luogo di raduno per disadattati con poca voglia di fare e sognare.
La prossima settimana l'ennesima fuga, qualcuno stanotte mi ha infilato la sua mano nel costato afferrandomi il cuore, il sogno è ricorrente.
Ci sono comunque, cosi' come ci siete voi, incapace di gestire tutte le possibilità di una vita, addestrato a trovare il cibo seguendo le poche tracce che il cibo lascia.
La logica si è impadronita della mia vita, ed è ironico guardare le vostre espressioni meravigliate di fronte ai miei calzoni bucati.
Non avete mai sentito parlare di ricircolo d'aria.
I'll be back.