24 Dicembre 1999 Ore 23.56
Ho perso dieci dollari al casinò
puntando su cavalli elettronici, mi sono fissato con il numero 5, ma non è
mai andato oltre un secondo posto, battuto per un centimetro dal numero 9.
Lo davano 1 a73, sembrava veramente impossibile che ce la facesse, ed invece
se non fosse stato per quel pollice di distanza adesso avrei 73 dollari in tasca
e forse mi sentirei meno solo.
Me la sono cercata, viaggiando da
Sydney fino a quaggiù calcolando esattamente il mio arrivo per oggi.
Sapevo che questa città era distante da tutto, Darwin è 1500 chilometri
a Nord, Adelaide 1600 a Sud.
Eppure era qua che volevo passare il mio primo Natale al caldo, troppo caldo
per essere un Natale credibile.
Sto cercando di crescere per superare la mia età anagrafica (36 anni),
staccandomi da certi pregiudizi, provando a comprendere i punti di vista, come
se stessi scalando una montagna per vedere meglio cosa sta accadendo la sotto.
E sto sudando come un pazzo, obbligato ad indossare calzoni di pelle nera da
motociclista, 47 gradi all'ombra, la BMW parcheggiata all'inizio della salita,
lucertole dappertutto e pappagalli con una coda rosso fuoco.
Ha piovuto per qualche minuto, ed io adoro l'odore della pioggia, ad Est il
sole sta calando, e le nuvole sono color ocra, mi viene da pensare al giudizio
universale, l'infinito è finito ma l'illusione resta, la fantasia non
può andare oltre, l'occhio neppure.
Ed io mi perdo a fissare il cielo che si scurisce, un cielo che mi ricorda una
finestra sul nulla colorato di blù.
Ma qua non c'è nulla, il pensiero
viene naturale, nulla eccetto terra, piante, vento, cielo e migliaia di insetti
ed animali.
L'aborigeno sorride, indossa una maglietta comprata un anno fa e mai lavata,
puzza come una bestia e credo ne sia orgoglioso, ha gli occhi che brillano di
saggezza, mi guarda e dice: "Qua c'è tutto."
Io sono l'uomo cresciuto in un mondo
in continua evoluzione, ho visto nascere il cellulare, l'ho visto rimpicciolirsi
ed oggi chi ha il telefonino più piccolo può essere scambiato
per un capo tribù.
Ho visto la prima volta della televisione a colori in Italia (una partita di
calcio con la juventus che per ironia della sorte ha la maglietta bianco-nera).
Cos'altro ho visto?
I computer che si impadroniscono del nostro tempo, le auto sempre più
sofisticate e tecnologicamente avanzate, moto che sembrano siluri, la nascita
dell'Euro e quante cose ancora che ora non mi vengono in mente.
Non ho intenzione a questo punto di mettermi banalmente a criticare il progresso,
il mondo consumista in cui vivo, sono malato di shopping, adoro ogni nuovo marchingegno
elettronico.
Viaggio su Internet e non potrei fare a meno della plastica e del walk-man.
Ma non si può fare a meno di pensare che quell'uomo nero sorridendo mi
ha detto: "Qua c'è tutto."
Non si può fare a meno di considerare un altro punto di vista.
Il Natale solitario è una
nuova esperienza, non essendo cattolico forse non dovrei nemmeno sentirmi più
solo di quanto non possa esserlo in un qualsiasi altro giorno passato lontano
da tutti.
Ma Natale vuol dire ricordi.
La famiglia, i regali, siamo veramente tutti più buoni, a volte c'era
la neve e se non c'era la desideravo, i nonni, l'ultima folle corsa all'ultimo
regalo e buon natale su ogni bocca, in ogni vetrina.
E tutto questo mi manca.
Non mi consola l'opinione dell'aborigeno,
il tutto che mi circonda mi lascia per ora completamente indifferente.
Non posso sforzarmi, devo aspettare, mi sto nutrendo di un cibo nuovo ma ci
vuole tempo prima che il corpo si adegui a questa nuova dieta fatta di sguardi
che rasenti al suolo scorrono fino all'orizzonte.
Senza incontrare ostacoli.
Ecco la vera novità.