No, io non scrivo per me
E nemmeno per gli altri
Io scrivo
Punto
Come fosse un semplice sfogo
Fisico
E la prima cosa che mi viene in mente
È che anche questo comunque
Potrebbe non interessare a nessuno.
Ma esiste veramente una storia
Capace di attirare l’attenzione
Una storia universale
Dove chi scrive
Non sia il protagonista
E chi legge
Si.
Una storia ci sarebbe
Una semplice storia d’amore.
Con un Lui ed una Lei intercambiabili
Sospesi sempre sul baratro della rottura
Tra parole d’amore
E urla d’odio.
Una farsa organizzata
Per apparire tragedia
La possibilità di parteggiare
Per uno o per l’altra.
Ma andiamo oltre.
Prima di tutto si incontrano.
Casualmente, perché cosi’ vuole il copione
E nel caso c’è chi vuole intravedere
La mano del destino.
Perché se c’è il destino
C’è anche una mancanza di casualità
Praticamente si vede la volontà
Di Dio che per disegni imperscrutabili
Ha voluto l’incontro.
L’amore al primo sguardo
Non è mai amore
È semplicemente desiderio
Ma va bene cosi’
Lasciamoci andare all’illusione dell’era già tutto previsto.
Il primo sfioro degli occhi
Lascia esterefatti
Ma non troppo
Potrebbe essere come tutte le altre volte
Un desiderio destinato a rimanere tale.
Perché un desiderio esaudito
Non è piu’ desiderio,
cambia nome,
diventa
nostalgia.
Eppure quel primo attimo
Per forza della magia,
un energia particolare
indescrivibile
l’energia delle possibilità
sventagliate
come un mazzo di carte smistato su un tavolo
dove il bambino a caso
scegliendo una carta
sceglie il suo futuro.
Sarà Re
Donna
O Cavallo
Sarà qualcosa-
Il divenire
È la prima certezza
L’amore
Sarà qualcosa:
vero
finto
lungo
breve
bugiardo
onesto
o bastardo.
Sarà qualcosa
Moltiplicato per due.
Io mi ci sono tuffato
Con il coraggio di un adolescente
Che deve dimostrare qualcosa
Ai suoi compagni di classe.
Fingendo un coraggio che non c’è mai stato
Lanciandomi nel vuoto
Con la paura del volo
E la felicità dell’effetto visivo
Che creavo.
Uno dei due non sa.
Uno dei due non sa cosa pensa realmente l’altro
O l’altra.
Semplicemente immagina
Suppone
Ma piu’ di ogni altra cosa
Spera.
Spera che il suo essere
Diventi indispensabile
Cerca di guardarsi dal di fuori
Senza pregiudizi
Ma immancabilmente
Scopre di essere unico
Ma forse un unico incompreso.
Il terrore di non essere capito.
L’amore è incomprensione
Fondamentalmente non esiste possibilità
Di spiegarsi
Si rimani immobili
Di fronte alle due lingue parlate
Dalle due bocche.
Molto meglio stare zitti.
Magari baciarsi
Meglio ancora fare all’amore, lasciando che il silenzio
Per un po’
Nasconda i dubbi.
Mi vuoi?
Si ti voglio.
E’ questo l’inizio o è questa la fine.
Chi lo puo’ dire.
Lo sappiamo tutti
Che nel momento in cui si viene al momento
Si è già condannati
Ad andarcene.
Prima o poi.
L’amore inchioda al destino.
Separa nel momento in cui unisce
E credo che l’unica soluzione sia nel perdere
La capacità di prevenire.
Lasciandosi andare al destino
Con l’incoscienza di un ubriaco
Drogato
Strafatto di tutta la merda del mondo
Cosi’ strafatto da non porsi nessun problema
Se non quello di arrivare al marciapiede
Al di là della strada.
Conoscersi.
Io so chi sono io.
Ma è giusto che tu lo sappia?
A questa domanda non so dare risposta.
Devo vendermi per quello che sono o per quello
Che vorrei essere.
Domanda:
Quanto qualcuno che non sei te
Puo’ capirti quando parli di te?
Risposta:
Poco.
Allora forse è meglio dipingere un quadro
Arrangiare la nostra vita
Farne un oggetto da collezione
Meglio non mentire
Ma certo si possono tralasciare quei particolari
Che porterebbero chiunque
A pensare.
No, pensare fa male all’amore.
Il primo bacio
Scorre sull’onda
Del nuovo.
Il nuovo ubriaca
È alcool puro
Cola nella gola come acqua
Poi lascia rintronati.
Il nuovo.
Saliva
Pelle
Odore
Organi genitali
Urli e passione
Tutto nuovo.
Non è facile abituarsi al nuovo
Anzi è impossibile
Se non fosse che il nuovo
Non è mai nuovo per sempre.
La confidenza
È un dono
Non si capisce da dove venga
Ma è certo che il tuo corpo
Mi appartiene
Come fosse il mio
E posso perlustrarlo
Senza paura di finire
In luoghi mortificanti
Per i sensi.
Posso trattarlo esattamente
Come il mio.
Per questo due amanti che si amano
Si prendono la libertà
Di annusarsi
Dove non riuscirebbero mai ad annusarsi
Da soli.
Di mordersi
Dove non riuscirebbero mai a mordersi da soli.
Di toccarsi
Dove non riuscirebbero mai a toccarsi da soli.
E via cosi’.
Stiamo semplicemente parlando di sesso.
Sesso.
La parola
Ha un suono ridicolo
Soprattutto per chi ha la sfortuna di avere la esse moscia
Come me.
La parola nasconde mille insidie
È l’alibi per mille bugie
È la ragione di mille inganni
Il traguardo di mille fatiche.
Sesso
Cosi’ sopravvalutato
Come la firma sul vestito
Sesso
Esattamente il punto debole
E necessario
Dell’amore.
Quanto del sesso appartiene a Lui o a Lei,
o il sesso è un elemento impazzito
che non si lega alla persona
ma alla voglia.
Personalizzare il sesso.
Accade a chi ama davvero,
ma chi ama davvero è terrorizzato
dal sesso
sa che cosa si nasconde dietro
qualche secondo
di perdita di se.
La prima volta che si fa l’amore
È la prima della Scala,
Si sa che potranno esserci fischi o applausi
Ma non si sa da cosa dipenderanno.
Misure
Capacità tecniche
Movimenti studiati
Stranezze improvvisate
O forse rimanere se stessi
E se dal loggione pioveranno insulti
Essere già nel camerino a fumarsi una sigaretta.
Il coraggio di sganciare la catena
Eliminare l’idea del sesso
Ed avere il coraggio di dare all’amore
Una esistenza terrena.
L’amore che si muove
Che suda
Che vuole
Desidera
L’amore che puo’ morire
E forse non ha anima
L’amore che lecca
Tocca
Abbraccia
L’amore che ha bisogno
Del corpo
Per essere amore.
Fuori dalle palle
L’amore elevato
Quello irraggiungibile
Perfetto
L’amore di Dio
O dei genitori.
Il bisogno di un amore
Che si ammala
Che chiede perdono
Che in ginocchio dice
Non mi lasciare.
L’amore
Che diventa orgasmo
Per poi tornare ad essere amore
Sporco
Di bianco
Dal sapore amarognolo
Del tuo liquido
Che non so come chiamare
Ma so come bere.
L’amore è imperfetto per definizione
Colpa dell’essere in due
Senza poter sapere
Chi sia realmente l’altro.
Conoscersi
In realtà non è cosi’
Si cerca solo di farci conoscere
Fidarsi non è possibile
A meno che non si abbia
Il coraggio di un kamikaze.
La parola d’ordine
Sarebbe
Prendila per buona
Perché non c’è alternativa.
Coraggio
Ecco quello di cui c’è realmente bisogno
Peccato che l’amore renda vigliacchi
Di fronte al pericolo inesistente.
L’amore cresce giorno dopo giorno
Con il confondersi
Le vite si confondono
I respiri
I sogni
Gli ideali
E le paure.
Come acqua e zucchero
Nello stesso bicchiere
Acqua dolce.
Cambiamo sapore
È inevitabile
Perché io non sono piu’ io
E tu non sei piu’ tu.
Io sono io piu’ te,
Tu sei te piu’ me.
La cosa piu’ commovente dell’amore è questo tentativo
Di affrontare la morte in due
Sperando di essere i primi a morire.
Ma dovrebbe essere naturale non ingannarsi.
Perchè ingannando chi si ama
Si inganna se stessi.
Umiliando chi si ama si umilia se stessi.
La vita è cambiata
Ora
La strada si è fatta un po’ piu’ larga
E non bevo piu’ da solo,
Lei sa che io sono qua
E l’aspetto.
Finito il lavoro
Puo’ telefonarmi
Dovunque sarà
L’andro’ a prendere
E non vedo l’ora che Lei finisca di lavorare.
Preoccuparsi.
Smettila di fumare.
Non bere troppo.
Vai piano in macchina.
Non credere a nessuno.
Ma soprattutto
Vivi il piu’ a lungo possibile
Possibilmente in eterno
Perchè io non riuscirei a vivere
Senza di te.
L’amore matura
Come la mela
E la sua caduta dal ramo
Non significa che è venuto il tempo
Significa che noi abbiamo fatto il tempo
Della fine.
Cosa ci ricorderemo di tutti questi nodi
Di questi fili inestricabili di promesse ed insulti
Cosa rimarra’ nella memoria
Di tutti i tuoi sguardi
Quante delle tue parole potro’ raccontare
A me stesso
Quando avro’ bisogno di dare un senso al mio passato.
Quanta pelle delle tue mani
È rimasta tra la pelle delle mie mani
Quante promesse
Sono ancora sospese nel vuoto
E non si sono ancora frantumate al suolo
Come palle di natale.
Ogni promessa mille riflessi
Un lampo, mille lampi
Prima del nulla.
Possibile che nemmeno uno se ne sia salvato.
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Paraparaparapà-parapàpà.
Canto mentre salgo le scale a tempo, con le cuffiette a volume 4.
Entro in casa, butto il mazzo di chiavi sul letto, il gatto gli salta addosso
scambiandolo per un topo dalle mille gambe.
Dov’è l’acqua?
Ho una sete terribile.
Eccola dov’è, sul pavimento, il gatto deve aver fatto cadere
la bottiglia.
Ne sono rimaste quattro gocce, quello che basta per farmi venire voglia di
accendermi la prima sigaretta del mattino.
Lavoro al Texas Tech University, un museo della tecnica nella città
di Lubbock in Texas.
Forse sarebbe meglio dire: lavoravo.
Perché oggi non andro’ al lavoro, ne oggi, ne mai piu’.
Non c’è una ragione precisa, semplicemente non mi piace stare
tutto il giorno dietro il bancone della casa del reparto souvenir.
Ho chiesto un prestito alla banca A per coprire il buco nella banca B, ho
dato come garanzia un inesistente conto corrente in una banca C.
Ora sono sicuro che anche questo mese mi verrà pagata la carta credito
e per un mese sono a posto.
Non che la Visa si fidi di me, mi ha concesso un credito mensile di soli 1500
dollari, ma come potevo sperare di piu’ con uno stipendio di 1499 dollari
mensili, compresi di straordinari.
Sapete perché me ne vado?
Semplicemente perché mi sono reso conto dell’esistenza di una
strada che porta verso Ovest, quella strada esiste fin da quando sono nato,
ma non ero mai riuscito a togliermi dalla testa che ogni strada costa, costa
un tanto a miglio.
Questo fatto del costo mi aveva sempre bloccato,la consapevolezza della benzina,
del mangiare, della musica per lo stereo,e di qualche extra spesa per cartoline
e cose varie avevano sempre bloccato ogni mio desiderio di fuga.
Ma oggi l’odore del pollo arrosto della vicina è piu’ insopportabile
che mai.
Lo stesso pollo arrosto da vent’anni.
Lo stesso odore.
Me ne vado per colpa del mio naso che vuole odorare qualche profumo diverso.
Perché improvvisamente mi sono reso conto che due giorni con due profumi
diversi sono meglio di mille giorni con lo stesso schifoso odore.
Cosa mi posso portare con me?
Il gatto.
Anche se a Lui non gliene frega nulla di me, mi usa, ne sono sicuro, mi usa
per mangiare, bere e dormire. Quando l’ho trovato pensavo sarebbe stato
sempre riconoscente verso l’umano che lo stava salvando da una vita
randagia. Ed invece sembra che questa cosa gli abbia parecchio rotto le palle.
Passa ore davanti alla finestra guardando fuori, anche se fuori non c’è
nulla. E credo maledisca il fatto che abito al terzo piano, Lui non credo
sappia di questa storia delle nove vite dei gatti e non ha abbastanza coraggio
per sacrificarne una e buttarsi giu’ dalla finestra.
Il walk-man.
Necessario. Una buona collezione di musica. La colonna sonora di un viaggio
è fondamentale come il paesaggio. Musica on the road, la chiamo. Niente
hip-hop, rap, nemmeno musica classica, solo ballate rock dove la melodia vince
sulla sperimentazione. Ho circa 15 cassette con 15 compilation create con
l’unico fine di farmi sentire in viaggio anche quando da casa vado al
Mac Donald distante tre isolati da qui. C’è un motivo per cui
ogni volta allungo la strada mettendoci un quarto d’ora per percorrere
una distanza che usando la logica del risparmio temporale avrei percorso in
tre minuti. In un quarto d’ora posso ascoltare Hotel California degli
Eagles, You have got a friend di James Taylor e soprattutto Against the wind
di Bob Seger.
Bastano a giustificare il chili chesburger.
Vestiti.
Un paio di stivali, due paia di jeans, due t-shirts, due felpe, una giacca
di pelle. Cos’altro?
Che stupido, dimentico due paia di mutande e due paia di calze.
Uno zaino dovrebbe bastare.
Il computer portatile.
Da qualche parte devo avere un alimentatore per auto. Io non potrei andare
da nessuna parte senza il mio computer portatile. La mia memoria si è
trasferita dal mio cervello al suo disco fisso. Scrivere. Ecco l’unica
droga di cui sia mai stato dipendente. Scrivere cio’ che accade e cio’
che spero possa accadere.
Un registratore.
Scrivere e registrare. Non è un ossessione ma quasi. Registro tutti
quei discorsi da cui puo’ nascere un aforisma degno di dare una risposta
a qualsiasi dubbio esistenziale. La gente a volte dice cose saggie senza saperlo,
indica vie senza alzare il dito. Illumina senza accendersi. Sono come lampi
che vanno colti prima che il suono si disperdi nell’universo.
E l’auto.
Povera vecchia Camaro. La trascuro al punto che sembra essere diventata un
deposito di rifiuti. La realtà è che non voglio sporcare questa
città ed allora tutte le cartacce, sigarette, scontrini e depliants
rimangono dentro la macchina.
La lavo una volta al mese, credo che per Lei sia un giorno di festa.
O forse no, forse odia l’acqua come me.
Paraparaparapà-parapàpà.
Credete alle formule magiche?
Probabilmente non ci credete.
Eppure questa canzoncina senza parole mi rimbalza nel cervello.
Crea sensazioni e visioni strane. Come orizzonti che si aprono, strade che
si snodano, trasformano il sole del tramonto in un enorme faro che illumina
il mondo come se il mondo fosse una star alla sua prima cinematografica, ma
soprattutto blocca il tempo nell’attimo in cui la decisione rimane sospesa
nel bilico tra coraggio e rassegnazione.
Ho deciso.
Me ne vado veramente.
Dormire in macchina non è mai stato un problema. Anzi.
Un piacere.
Non so spiegarmi perché, semplicemente perché le spiegazioni
che ho trovato non sono logicamente approvabili.
Mi piace svegliarmi di fronte ad un bar e metterci due secondi per passare
dal risveglio al bancone in cui chiedo una tazza di caffè. Mi piace
guardarmi negli occhi con tutti i viaggiatori dell’alba che hanno gli
occhi appiccicati come me, mi piace quel momento di transizione tra buio e
luce, mi piace che il sole all’alba mi colpisca gli occhi cercando di
svegliarmi con la stessa dolcezza di mia madre quando mi avvertiva che il
bus della scuola sarebbe passato tra cinque minuti. In realtà mancava
sempre almeno mezz’ora al suo arrivo. Ma Lei sapeva che avevo bisogno
di un periodo di decompressione dai sogni.
Ero arrivato senza accorgermene a San Angelo.
Non ero mai stato ad un rodeo, e non doveva essere un caso se alle 7 e mezza
del pomeriggio al Coliseum andava in scena una tappa del Sesto campionato
di Rodeo.
Credo che nulla accada per caso, questo non giustifica l’esistenza del
destino, semplicemente mi sembra che gli eventi della nostra vita siano come
“maghi opportunità” o “streghe frustrazione”
che si girano quando vengono chiamati.
A chiamarli siamo noi, urlando il loro nome, ma quando si chiama qualcuno
di cui si ignora l’esistenza spesso non si ha l’attenzione di
notare chi si gira tra la folla.
Quindi ditemi voi cosa significa che Io ho sempre desiderato da bambino vedere
un Rodeo dal vivo ed oggi, nel primo giorno del mio viaggio mi ritrovo a 10
ore di distanza da un mio desiderio infantile.
Forse, ho detto forse, significa che i desideri hanno un loro
tempo fisiologico da passare prima di diventare realtà, come le torte margherita hanno un loro tempo di cottura da cui non si puo’ trasgredire.
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Scrivere
Mi serve per esorcizzare
Il dolore
Alcool sulla ferita
Soffio sul taglio
Mi serve per sprecare
Le ultime parole
Staccare la crosta
Dura sulla pelle
Parlo una lingua
Che non capisci
Ma mi ostino a cercare
Di comunicare con la straniera
Indubbiamente alla ricerca
Del tempo quando tu non c’eri
E non c’era il male dappertutto
Sono inferiore
Di fronte alle emozioni
Le guardo guardando verso l’alto
Incapace di distogliere lo sguardo.
Dura come la pietra
Senza la nobiltà della pietra
Che almeno raccoglie il calore
E ne fa energia.
Banalmente vincitrice
In una gara dove in palio
C’era il tuo ritorno a casa
Quella casa fatta di egoismo
E dubbi che alimentano
Falsa poesia.
Devo scrivere
Come se sputassi il sangue rappreso
Come se avessi un cattivo sapore in bocca
Devo scrivere per eliminare le scorie
Dell’inutile regalo.
Devo scrivere
Per esorcizzare
L’angelo che non esiste.
Scapperei se potessi
Scapperei da me stesso
Andando in esilio
Nell’indifferenza di qualsiasi altro
Che non ti ama e non ti conosce.
So che il tempo
Cambia i paesaggi della natura e dell’anima
Ed il mio sorriso futuro
Di fronte a questa circostanza
Non elimina
Il presente inconcepibile.
Sono una formica che cerca disperatamente di galleggiare
Nel lavandino pieno d’acqua
Di una donna che ha appena finito di farsi il trucco.
Ma galleggiare è impossibile
E la donna è troppo presa dal suo mascara
Per cercare di salvarmi.
Maledetto mondo
Che mi ha portato fin quaggiu’
Senza dirmi nulla.
Esorcizzare il dolore,
scriverlo,
rifletterlo
ed infine rinascere.
E nell’attesa
Soffro
Per nulla.
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Sollevando la pelle si intravede l’anima, come un velo sottile di sentimenti che il tempo ha deposto. Simile ad un deposito di polvere adagiatosi sull’angolo dell’esistenza.
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Sono dieci anni che non scrivo poesie, ma stanotte è una notte triste
Mi è passata la paura di essere banale, e se proprio lo sono meglio
che tu lo sappia.
Mi sto grattando da un ora il braccio sinistro
Non sono mai stato così nervoso
Ero lì ad un metro
Penso che allungando un braccio ci sarei arrivato
Eppure quando ci ho provato
Ho fallito.
Era tutto perfetto
Il tempo
Il luogo
Lei
Ma ho fatto male i calcoli
Mi ha ingannato l’ottimismo
O la voglia di arrivarci
Ma il dito non toccava il sogno
Ed il sogno sorrideva cinico
Tu sei vera o forse no
Tu sei l’amore o forse no
Non esiste il dubbio
Esiste la mia incapacità di capirti.
Perché continuo a sentire prurito
Sul tatuaggio a forma di squalo
Perché non ho sonno alle 4 e 43 di notte
Perché ho nostalgia di un ora fa
Perché?
Le emozioni sono imprevedibili
Come il volo di una zanzara
Le emozioni addolciscono il sangue
E la zanzara morde senza pietà.
Posso pensare di averti amato
E’ l’unica consolazione al nulla che ho attorno
Posso pensare che non è necessario avere un traguardo
Per mettersi a correre
Posso pensare che avrei regalato un giorno
In cambio di ogni giorno da passare accanto a te
Posso pensare che mancava un attimo
Ed il tempo si è fermato
Posso pensare qualsiasi cosa ma non serve a nulla.
Gaia, il nome è uno scherzo
Io ti adoro senza sapere il perché
Come il sapore delle fragole
L’odore della pioggia
Ed il pensiero di una fuga.
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“Ditemi se è normale che tutto mi appaia così precario,
un bambino di otto anni che passa il tempo ad immaginare due specchi rivolti
uno contro l’altro, il senso dell’infinito, del vortice, del nulla.”
Piove ad Alice Springs ed è quasi un miracolo, il bambino è
in piedi di fronte ad un vecchio barbone, l’anziano “saggio della
strada”, lo guarda con aria triste e malinconica. Conosce il prezzo
da pagare quando si sanno certe risposte. Lui ha pagato, e sta ancora pagando
giorno dopo giorno.
Il bambino ha i capelli biondi lunghi fino alle spalle, un viso d’angioletto
sperduto, due mani sporche di terra ed occhi profondi e limpidi.
“Ti consiglierei di non pensarci troppo, ma ormai è troppo tardi,
sei arrivato al gioco della vita prima di aver terminato di giocare con il
pallone o i pupazzi. E’ tutto normale, la precarietà, le certezze,
la fede, il dubbio, è tutto normale ma nulla è vero. Il vero
è la soluzione, lo scacco matto, la partita vinta, il riposo del guerriero,
la preda uccisa.”
Ad Alice tutti conoscono Joe il barbone, ma nessuno ne conosce il passato.
Lui dice che vive con una donna ai bordi della città, Allison, l’unica
che abbia sposato un uomo per i suoi progetti e non per il suo capitale. Un
errore fatale, nessun progetto di Joe rese mai una lira ed ora Allison passa
le sue giornate sotto una tenda di plastica aspettando ogni sera il ritorno
del suo uomo.
Solo un particolare: nessuno ha mai visto Allison.
Il bambino teneva in mano una pietra, una normalissima pietra con una forma
rotonda, simile ad un uovo di gallina.
“Perché sento che la pietra è mia amica, non parla, non
ascolta, non è viva, ma è la migliore amica che ho. Perché?”
Joe sorrise, “Sei un bambino fortunato, hai migliaia di amici qui intorno
che ti aspettano, di tutte le forme e di tutti i colori. Conosci il linguaggio
delle pietre, l’energia del sole, del vento, della pioggia. La forza
di cui si inebria colui che subisce senza subire. La pietra.”
Il bambino lo guardò con aria meravigliata, era decisamente soddisfatto
della spiegazione, chiuse la mano e strinse la pietra.
“ Io lo so perché te ne stai tutto il giorno qui a non fare nulla,
io lo so…….”
“Anche io lo so” disse Joe, “ e so che tu lo sai.”
A questo punto lasciamo un attimo la città di Alice e navighiamo nel
tempo,basta dire -C’era una volta… - e quella “volta”
arriva.1954 Una piccola città chiamata Bubba, una piccola casa proprio
fuori dalla città.
Ma il luogo non importa.
Importa che qualcosa iniziò.
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Il movimento
L'uomo è strano, a volte sembra un prodotto, a volte appare come un
animale, a volte è solo una rotella nel meccanismo.
L'uomo è incomprensibile, prima di tutto perché ce ne sono troppi,
poi perché ognuno è diverso.
Nella logica che vuole una spiegazione per ogni cosa, l'uomo non ha una spiegazione.
Perché esiste, a chi giova, a che serve?
L'uomo pensa, ha consapevolezza, avverte il se ed il suo prossimo, l'uomo
si ama e difficilmente ama qualcos'altro più di se stesso. Considerazioni
senza senso, come l'esistenza, la vita, la terra, il cielo, la luce, il buio
e quant'altro.
L'uomo viaggia, e quando viaggia è come se non ci fosse, nell'attimo
in cui è lì già non c'è più.
E' quando si muove che l'essere umano raggiunge la perfezione del non essere,
come lo scorrere nel tempo, tra passato e futuro senza la minima consapevolezza
del presente.
Perché l'uomo esiste ma è come se non fosse, attaccato al nulla,
faticando nel tentativo di camminare su un filo che non esiste.
Esiste il baratro, il burrone ed il vuoto.
La filosofia dell'ottimismo ci invita a sorridere per essere più felici,
e noi sorridiamo ma non prendeteci sul serio.
Io sono ma non fatemelo pesare.
Buon viaggio.
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La leggerezza ha un peso sopportabile.
Come una luce fioca che illumina dolcemente la strada lasciando al buio l’attorno.
Ed il viaggiatore si puo’ concentrare sul viaggio.
Immaginare tutti i paesaggi che vuole e dimenticare tutte le valigie.
Leggero come la piuma che cade dall’aquila e sembra non arrivare mai
a terra, l’ha salvata un albero che l’ha intrappolata sul ramo.
E la piuma è una foglia che si prende il giusto tempo prima di abbandonare
l'alto.
Un uomo sulla riva del lago mette la mano nell’acqua per capire se nuotarci
dentro possa essere un piacere o una tortura.
L’acqua è fredda.
E l’uomo si siede e comincia a tirare sassi piatti verso il centro del
lago.
Sassi che saltano dopo aver planato a filo d’acqua.
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Si alzi, giuri di dire tutta la verità, tutta.
Le bugie verranno punite con l’arresto.
Si guardi attorno, tutti la stanno guardando, allora è pronto?
Bipede si alzi e ci dice perché l’ha fatto.
“Giudice, Lei crede veramente che a qualcuno interessi?”
Non è questo il problema, noi siamo qui per giudicare, è la
sua ultima possibilità.
“Va bene. Signori giurati, giudice, io mi ritengo non colpevole, e non
innocente.”
Questo non è possibile.
“Non è possibile dal suo punto di vista. Lei vuole tornare a
casa, e potrà farlo solo dopo la sua sentenza. Ma in realtà
nessuna sentenza in questo caso potrà ritenersi giusta.”
Non capisco.
“ Io sono me stesso. Lei crede che questa sia una colpa? Come reagisce
il suo braccio sotto un getto di acqua bollente? Si brucia. Di chi è
la colpa, del braccio, dell’acqua o del caso che ha voluto che uno spruzzo
d’acqua finisse sulla sua pelle?”
La giustizia deciderà.
“Bene Giudice, e se la colpa fosse del caso? Lei lo condannerebbe. Lei
condannerebbe tutte le coincidenze che hanno portato quel braccio a trovarsi
in quel momento a contatto con il fuoco? Bene allora anche nel mio caso condanni
il caso, le casualità, il destino, sempre che ci creda. Condanni tutte
le pietre che hanno dato direzione al fiume, condanni tutte le parole che
hanno dato direzione ai pensieri. Condanni pure ma mi lasci tornare a casa.”
Io non giudico, applico la legge.
“La sua legge. Giudice, la sua legge. Non la mia. La mia legge è
diversa. Ognuno ha la sua. Vede io rispondo solo alla mia coscienza, e la
mia coscienza non mi lascia tregua. Non ha la forza della prescrizione, non
ha la forza di limitare la mia libertà. La mia coscienza mi mette di
fronte a me stesso. Ed ogni condanna è scontata nel buio della mia
stanza. Mi lasci tornare a casa e giuro che restero’ chiuso al buio
per tutta la notte a pensare al mio errore.”
Ha un ultima possibilità, non ho intenzione di perdere tempo. Quello
che ha fatto è condannabile dal mio punto di vista, il suo punto di
vista in questa sede non interessa. Allora si spieghi.
“Come vuole Giudice. Ma non credo che capirà. Cerchero’
di essere il piu’ onesto possibile. Mi trovavo su quella strada perché
volevo essere Li’. Stavo guardandomi, c’era un paesaggio meraviglioso.
Il tempo perdeva di significato. Credo di essere rimasto immobile per ore.
E piu’ rimanevo immobile piu’ non avrei voluto andarmene. I fiori,
gli alberi, l’odore, tutto mi entrava nel cervello, e prendeva possesso
dei miei desideri, dei miei sogni, delle mie illusioni. Giudice quel posto
era meraviglioso. Troppo meraviglioso per poterlo dividere con qualcun altro.
Lei dovrebbe provare a rimanere immobile di fronte ad uno spettacolo di rara
bellezza. Quello che rovina è l’armonia. L’armonia è
una droga. E’ come una musica che non stona mai. Lo sa giudice che nulla
è piu’ diabolico della bellezza. Ma ad un certo punto, dopo tre
giorni che rimanevo immobile, ho sentito quello stimolo, quella voglia, ed
ero li’ lontano da tutto. Imprigionato in quel sogno. Imprigionato in
quel desiderio. Costretto a scaricare quella voglia. Lo so avrei rovinato
tutto, ma Lei ha mai provato a resistere? Siamo uomini giudice. Lei ha mai
provato a resistere?
“Quindi l’ha fatto?”
Ho cercato di trattenermi fino a che ho potutto. Mi creda avevo un dolore
dentro enorme. La bellezza riusciva a compensare le fitte ma smebrava destino
che alla fine il mio destino di bipede avrebbe vinto. Giudice sono prigioniero
del mio stato di uomo.
“L’ha fatto o no?”
Giudice l’ho fatto. Sono andato in mezzo a quel campo meraviglioso,
mi sono nascosto tra quei fiori che avevano un profumo fantastico. Mi inebriavo
di tanta bellezza ma alla fine ho scelto. Non potevo contraddire me stesso,
il mio corpo, la mia prigione. Giudice mi sono tirato giu’ i calzoni
ed ho cagato in mezzo a tanta bellezza. Rivinando tutto, l’odore, i
fiori, il paesaggio. Ma mi creda dopo stavo veramente meglio. Niente piu’
dolore allo stomaco, una sensazione di leggerezza meravigliosa. Mi sono tirato
su i calzoni e me ne sono tornato a casa, non ero piu’ prigioniero di
tanta bellezza. Ero tornato ad essere prigioniero della mia condizione di
bipede, ma mi creda quella è una prigione da cui non si puo’
scappare. Ora mi giudichi come vuole. Io accettero’ il verdetto. Ma
si ricordi prima di condannarmi si ricordi di tutte le volta che ha evitato
per un attimo di farsela addosso. Potrebbe accadere anche a Lei. Accade a
chiunque si trovi ad essere schiavo della sua fisicità in un luogo
cosi’ bello da essere lontano mille miglia da qualsiasi cesso.”
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Io semplicemente cammino.
Guardandomi attorno, meravigliandomi ogni tanto, cercando dei suoni piacevoli,
annusando l’aria, ritrovando tracce dell’apocalisse sotto grovigli
di radici.
L’uomo è un pazzo.
Pensate che era convinto di poter distruggere il pianeta su cui viveva.
Non ci sarebbe mai riuscito.
Avrebbe distrutto la sua specie, niente di piu’, niente piu’ bipedi,
e cosi’ in una meravigliosa mancanza di tempo e numeri, il mondo ferito
sarebbe potuto guarire dopo essersi scrollato di dosso gli dei, le ipocrisie,
le paure di quella razza bastarda.
Cosi’ accadde.
Perché il mondo è una palla di vita che ha subito l’arroganza
umana nella consapevolezza che la grandezza dell’universo avrebbe guardato
a quella arroganza come un aquila vede il piccolo topo scannarsi per un pezzo
di formaggio.
E con il formaggio nello stomaco il topo fini’ nello stomaco dell’aquila.
Io semplicemente cammino guardando un poster abbandonato sulla strada, la
faccia di Bob Marley che si fuma una canna, un leggero vento che alza il bordo
del poster fino a rivelare un dorso bianco privo di significato.
Gli idoli. Il tentativo riuscito di disumanizzare una essere umano, usare
un carattere, una personalità, rivoltarla fino a renderla idonea a
sorreggere i nostri alibi.
Quanto hanno lottato, quanto deve essere stato difficile morire tutti, faccia
a faccia, uno di fronte all’altro, nemici per nulla, per il gusto della
contrapposizione. Per la voglia di sentirsi necessari ad un ideale, perché
nessun ideale è necessario all’uomo.
Bastava lasciarsi trasportare.
Una casa.
Entro.
Una cucina. Fammi vedere cosa trovo.
Pasta, olio, frutta marcita, pane secco ed un lavandino con dei piatti sporchi.
Topi che si leccano i baffi di fronte a tanto ben di Dio.
Topi.
Loro non hanno mai capito il significato della parola sprecare.
Per loro ogni bistecca buttata via era una cena.
Ma guarda te, uomini cosi’ egoisti da ritenere sprecato tutto cio’
che qualche altro essere vivente avrebbe invece digerito.
Sono milioni di topi, grossi come gatti, ma guai a chiamarli gatti.
Padroni della città. Vi stanno organizzando in bande, qualcuno sta
cercando di camminare sulle due zampe, lo sanno tutti tutti che i topi avrebbero
voluto nascere uomini.
Qualcuno prova ad avvicinarsi ai miei piedi, gli do un calcio nel culo con
tutta la mia forza. Il topo volo e si spaiccica contro il muro, poi crolla
al suolo ferito ed incazzato.
Maledetti topi.
Una camera da letto.
Una foto di una bambina.
Bellissima, con i capelli lunghi biondi, innocente.
L’uomo è vittima di se stesso, nasce innocente e muore condannato
da se stesso.
I bambini avrebbero dovuto restare fuori da questa battaglia disumana, qualcuno
avrebbe dovuto salvarli, ma nessuno ha pietà dei figli dei nemici.
L’uomo è cosi’ coglione che non capisce che prima di diventare
uomo è cucciolo, senza razza, senza certezze, senza quella rabbia bastarda
che lo porterà a scannarsi con se stesso e con gli altri.
Bisognava salvare i bambini dai grandi, ma nessuno ci ha pensato, e chi sperava
in Dio ora avrà capito che Dio o non esiste o è impegnato in
altre cose.
Dove sarà la bambina della foto?
Ho paura di trovarla sdraiata da qualche parte, finta addormentata, in realtà
partita per sempre dove non si sa.
La morte dei bambini mi massacra il cuore, me lo calpesta e mi fa sentire
tutta l’ipocrisia del mondo.
Questa presunta storia di un ordine naturale nelle cose è una vaccata.
L’unico ordine naturale è nella mancanza di vita, prendete Marte,
la luna o Giove.
Lassu’ tutto è perfetto, la materia senza la vita non corre il
pericolo di essere sfruttata. Non ci sono interessi, ecco l’ordine naturale.
La mancanza di interessi nei confronti della materia.
Lo so, fa paura la mancanza di pensiero.
Fondamentalmente l’uomo si accontenterebbe di vivere anche senza il
corpo, basta salvaguardare il proprio io, il proprio “ego”, rinunciando
alle passioni in cambio del pensiero eterno.
Rinunciando a scopate, masturbazioni e perversioni, ed in cambio la sconfitta
dell’unico vero nemico: la morte.
Sto attento a non calpestare una serie di bambole “Barbie”, su
un comodino c’è una casetta di legno arredata perfettamente,
e un piccoloo quaderno con una poesia scritta da poco.
Leggo:
Io non capisco quello che sta succedendo