Non è vero che le stronze non siano riconoscibili subito.
Semplicemente l'amore rende ciechi.
Lei aveva tutte le qualità per essere una fidanzata premurosa, dolce
e tenera, queste considerazioni sorsero
spontanee quando con voce sapor di cioccolato disse: "Faccio la maestrina
per i bambini disadattati."
Perfetto, pensai, chissà come sarà premurosa con un uomo disadattato
come me.
La conobbi alle cinque del pomeriggio quando entro' scomposta e sorridente dentro
al mio negozio.
Otto ore dopo ci baciavamo sotto casa sua.
Nove ore dopo facemmo l'amore all'interno della mia Smart.
Dieci ore dopo tornavo a casa ascoltando "Alba chiara" di Vasco Rossi
concentrandomi sulle
parole della canzone.
Parlano di lei, pensavo.
Pensai anche che una ragazza che decide di fare l'amore su una Smart deve per
forza essere in
preda ad un innamoramento profondo.
Arrivai a casa, portai il cane a fare pipi', quella notte il giro' duro' il
doppio del
solito.
Mi piaceva passeggiare, pensare, respirare, vedere la città addormentata.
L e luci dei lampioni erano stranamente piu' luminose.
L a fontana che di solito era a secco quella notte sputava tonnellate
d'acqua.
In realtà sono particolari che in una notte normale non avrei notato,
ma quella non era una notte normale.
Questo è l'inizio e come tutti gli inizi assomiglia ad una rappresentazione
reale di una poesia di Prevert.
Ma le storie vanno avanti, non hanno la facoltà di terminare in poche
righe.
Lei si chiama Marcella.
Nei giorni sucessivi io e Marcella ci vediamo spesso.
La costante dei nostri incontri sono numerose telefonate che Marcella riceve
e alle quali risponde facendo contemporaneamente dieci passi in avanti rispetto
a me ed abassando la voce.
Un giorno mi invita a casa sua, mi stendo sul suo letto, io sotto, lei sopra.
Sopra di lei il fondo di una di quelle librerie che stanno appese al muro.
Sul fondo della libreria ci sono alcune foto attaccate.
Senza gli occhiali non vedo un cazzo.
Prendo gli occhiali, guardo le foto.
Sono una sequenza di ragazzi sorridenti che l'abbracciano.
Nella prima foto lei e il tipo sono in Grecia.
Nella seconda un nuovo ragazzo ed una nuova location, sembra il Castello
Sforzesco.
Seconda foto, secondo ragazzo abbracciato, sembra una festa.
Terza foto, terzo ragazzo abbracciato, terzo luogo, montagna.
Quarta foto, quarto ragazzo si scambianoi un bacio, abbracciati, sono in una
discoteca.
Quinta foto....ma quello....cazzo....quello sono io...io e lei al mare...abbracciati...naturalmente...
Mi alzo, mi rivesto, la guardo, sono incazzato:
"Ma quelli chi sono?"
"I miei ex." Risponde.
Illuminazione.
"Sono quelli che ti telefonano?"
"Forse." Risponde.
"Forse un cazzo, sono loro."
"E se anche fosse."
"Ma perchè tieni quelle foto attaccate."
"Perchè è il mio passato."
"Il tuo passato? Ma se ti chiamano ogni giorno."
"Beh io ho difficoltà a liberarmi del passato. Poi vedi quello li,
quello della terza foto."
"Certo che lo vedo...è brutto come il peccato."
"Non è per nulla brutto, è un ragazzo meraviglioso, forse
troppo meraviglioso per una come me."
"Che ha di cosi' meraviglioso?"
"Era perso di me, un giorno mi ha portato a vedere una casa, poi alla fine
mi ha detto che sarebbe stata la nostra
casa. Mi amava cosi' tanto che avrebbe voluto sposarmi subito."
"Per me è un cesso, ci credo che voleva sposarti, non avrebbe trovate
altre..."
"Sei un deficente, tu non capisci, e lo vedi il secondo."
"Quello dove sembrate ad una festa?"
"Si lui, sai avevamo un amico in comune, un amico che poi è morto
in un incidente, in ospedale prima di morire, ha detto, a me e a lui, che non
dovevamo mai lasciarci."
A quel punto di fronte al racconto del tragico evento mi ritrovo spiazzato.
Mettermi contro l'amico morto è certamente controproducente.
Salto a quello della prima foto.
"E quello con cui sei andato in Grecia,
lui chi è?"
"Ah lui, che dolce, la vora con me, anche lui passa la vita cercando di
recuperare i ragazzini che scappano di casa,
una persona adorabile che si dedica agli altri. Non posso dimenticarlo anche
perchè lo vedo tutti i giorni
a scuola."
L'incazzatura cresce, alzo la voce e le dico:
"Poi arrivo io, lo stronzo, che non aiuta nessun bambino, che non ha nessuna
benedizione da parte di qualche defunto,
e che non ti ha mai portato a vedere la casa in cui faremo crescere i nostri
bambini."
A questo punto Marcella va in cucina, io la seguo, lei apre il frigo, tira fuori
uno yougurt, io la guardo.
"Di qualcosa." Le dico.
"Sai cosa ti dico" risponde "Dico che sei uno stronzo e che non
hai nessun diritto di mettere in discussione il
mio passato, io sono cosi', se ti va bene mi prendi, se non ti va bene vai affanculo."
Ho deciso di andare affanculo, mi rivesto, esco e me torno a casa.
A questo punto i miei amici ne sono certi: sono un cornuto.
Io, imperterrito ed inebetito dai sentimenti ribadisco che Marcella è
troppo onesta per mettermi le corna.
Una sera lei dice che esce con una amica, abbiamo un appuntamento telefonico
alle dieci di sera per darci la buonanotte. (Patetico, lo so.)
Chiamo alle dieci e cinque (cinque minuti di attesa le faranno bene), ma lei
non risponde.
Chiamo alle undici, lei non risponde.
Riprovo alle undici e mezza, il telefono suona a vuoto.
Provo a mezzanotte meno dieci, nulla.
Ritento a mezzanotte, nessuna risposta.
A quel punto sono tra il preoccupato e l'incazzato, faccio per andare a dormire,
poi mi viene un illuminazione.
Mi rivesto, prendo l'auto, vado sotto casa sua.
Sulla strada prendo tre birre, il tentativo è quello di essere un po'
brillo nel caso che....
Passano tre ore, poi finalmente arriva un auto.
Io sono posizionato dietro una panchina che da proprio sull'entrata della casa
di Marcella.
La macchina parcheggia a un metro da me, dentro ci sono Marcella e un tipo che
pare un Bob Marley mancato.
Prendo il cellulare, compongo il suo numero, sento il suo telefono suonare,
la vedo prendere la borsa, tirare
fuori il telefono, guardare il display e spegnere il cellulare.
Poi rimette il telefono nella borsa e comincia a baciare il rasta.
A quel punto esco allo scoperto.
Mi avvicino all'auto, busso al finestrino. Lei mi vede, rimane pietrificata.
Apro la portiera, guardo il tipo e gli dico:
"Tu chi sei?" Cerco di ricordarmi i nome dei suoi ex. "Sei Arturo?"
Lui risponde: "No."
"Allora sei Rodolfo?"
Mi guarda con la faccia perplessa. "No." dice.
"Sei Gustavo?"
"No."
"Sei Tommaso?"
"No."
Per un attimo, ma giuro solo per un attimo, riesco anche a pensare che i suoi
ex avevano tutti nomi da coglione, poi
torno a concentrarmi sulla situazione e dico:
"Ma scusa chi cazzo sei?"
Lei con faccia colpevole e spaventata mi guarda e mi dice:
"E' uno nuovo."
Cazzo, oltre al danno la beffa, questo stronzo è uno nuovo.
Io che mi preoccupavo di quella collezione di antiquariato e lei che aveva già
deciso di darsi all'arte contemporanea.
A questo punto gli eventi si velocizzano.
Lui dice: "Beh, io vado."
Lei scende dall'auto.
Lui che prima di andare mi guarda e dice: "Tu non puoi capire, io e Marcella
siamo uguali..."
Mette in moto e scompare, io che penso tra di me: "Siete proprio uguali...due
stronzi."
Lei che è in piedi di fronte a me, io che la guardo e vorrei incazzarmi.
Lei che previene ed improvvisamente si accascia su se stessa.
"Sto male" dice "Sto svenendo."
Io la afferro al volo, la adagio sulla panchina dietro la quale mi nascondevo.
Sono siceramente preoccupato, ed accade il miracolo.
Non appena la preoccupazione diventa piu' forte dell'incazzatura per aver scoperto
di essere cornuto, lei miracolosamente rinviene, mi guarda, dice:
"Non sto bene, scusa devo andare a casa."
Si appoggia a me, la porto fino al cancello, lei apre, entra e scompare.
Rimango come un coglione, in piedi, di fronte a casa sua, sembra un effetto
cinematografico ma accade realmente, comincia a piovere.
Entro in auto.
Mentre torno verso casa mi vengono in mente alcune considerazioni:
Lo svenimento era palesemente finto, una tattica geniale per modificare il corso
delle mie emozioni, creare un varco nella mia incazzatura e sparire in casa
senza dare spiegazioni. Geniale Marcella.
Mi ero sempre preoccupato degli ex, ed invece, come accade a chi fa raccolta
di figurine, non sono i doppioni che interessano, ma solo le figurine mancanti.
Ora avrà un altra foto da attaccare sotto la libreria.
Poi comincio a sorridere, metto su un cd di Vasco Rossi, la canzone è
Ciao, le parole dicono:
"Anche se, dove andro', non saprei, o non saro'
No, questo è un amore grande si, vuoi che ti dica cosi',
Ma io non sono come te,
Ciao, sai cosa ti dico, Ciao
Io posso stare senza te,
Senza piu' tanti se, senza tanti ma perchè,
senza un amore cosi', io posso stare si,
Ciao, sai cosa vuol dire Ciao
Vuol dire un altra come te,
E mai piu' tanti se, e mai piu' nessun perchè
Ci si illude ancora si..."
Vasco canta ed io ci vado dietro, con tutta la voce che posso, urlo come un
pazzo, ed accade qualcosa che non dimenticherò mai.
La presunta tragedia si trasforma in una vera farsa, comincio a vedere l'accaduto
sotto un punto di vista diverso.
Come se ne fossi stato lo spettatore involontario, ed il sorriso si trasforma
in riso.
Rido come un coglione, cantando, pensando che la vita è bella, una vera
figata, una specie di film comico dove il segreto è quello di riuscire
a trasformarsi da attori in spettatori.