Attendo la prossima cliente, con lo scaffale pieno di mutande in attesa di essere vendute.
Me ne sto sulla mia poltrona come un gatto arruffato, con dietro il culo il fuoco della stufa.
Amo il freddo per le innumerevoli possibilità che ho di combatterlo.
Non ho idea di quel che faro' a Natale o a Capodanno, probabilmente dormiro' in attesa di tornare tra le mutande.
Condizione che non dovrebbe impietosire nessuno perchè io amo le mutande che vendo.
Le amo dando all'amore una definizione astratta che esula dal sentimento.
Come se fosse un colore o un odore, una specie di traccia invisibile che porta verso la libertà.
Non voglio clienti per la prossima mezz'ora, mi sto facendo i cazzi miei, e non amo essere disturbato.
E' questa la vera controindicazione del lavoro in bottega, una miriade di esseri umani che entrano non per comprare ma per rompere le palle.
A volte dedico un sorriso ai loro problemi, ma nell'intimo prego che se ne vadano perchè non me ne importa nulla delle loro paranoie.
Come non detto, e' entrata una cliente, mi dice "Posso dare un occhiata?"
"Fai pure." rispondo "se hai bisogno chiama."
E lei sparisce nella parte invisibile del negozio.
Potrebbe fottermi di tutto. Sono costretto ad alzarmi.
Due palle.
Per fortuna lei torna in una zona visibile e io me sto ancora seduto.

Sto ascoltando "Il testamento di Tito" lei mi chiede: "E' De Andre?"
Si, dico.
"Bello" Dice Lei.
Mi è già piu' simpatica, quasi affidabile, e quando scompare di nuovo nella parte invisibile del negozio io resto seduto.

Tra i mille discorsi che si tengono in questo negozio qualche giorno se ne è fatto uno sull'arte.
C'era chi esaltava la figura dell'artista e delle sue opere. Poi c'ero io, cagacazzi e bastian contrario, che mettevo in rilievo il carattere invasivo dell'artista e delle sue opere.
In realtà tutto il genere umano ha la caratteristica di essere invasivo, e forse le opere d'arte sono tra le piu' sopportabili "cose" che gli umani hanno accumulato.
Fa eccezzione la musica per la sua caratteristica di non occupare spazio.
L'altra sera sono stato ad una premiazione denominata Musical Award. Si distribuivano trofei ai protagonisti di musical italiani votati dai lettori di un giornale di settore. L'atmosfera era quella tipica di una riunione familiare in cui tutti si distribuiscono pacche sulle sulle spalle e complimenti per la corretta conduzione del condominio. Accompagnavo un amico che abita nel condominio, io mi sentivo come uno che non solo non abitava nella stessa casa ma che non avrebbe voluto nemmeno condividere con i presenti la stessa nazione.
C'era quell'aria mafiosetta del vogliamoci bene e teniamo fuori gli intrusi.
Ho chiesto all'amico come si facesse ad entrare nel giro.
Mi ha risposto che è una questione di favori fatti e favori ottenuti.
Chiaro, sono rimasto li' per tre ore in attesa delle uscite sul palco di Miss Barbara Chiappini, concentrato sulle sue tette, e annoiato da tutto il resto.

La cosa piu' divertente sono gli incontri.
Il regista che incontra l'interprete.
Le domande canoniche, le risposte rassicuranti, consapevoli entrambi che a nessuno dei due frega un cazzo di quello che fa l'altro. A meno che non ci siano interessi comuni.
Beh anche quella era una celebrazione di un arte. Patetica, ma sempre capace di esaltare per qualche ora l'ego di umani dalla caratteristica di avere sogni legati all'approvazione di altri umani.

E' chiaro che io sono uno sconfitto. E forse è per questo che la penso cosi'. Sconfitto perchè un tempo ho sognato di poter sopravvivere facendo qualcosa che si adattasse alla definizione di opera d'arte. Fosse anche una scoreggia, poteva essere una scoreggia capace di creare emozioni e quindi guadagnarsi una quotazione sul mercato.

Oggi vendo mutande, che forse in determinati casi danno anche sensazioni forti. Ma non riesco a sentirmene artefice.

Un altra cliente.
"Quanto costano i tanga?"
"Otto euro." E torno a scrivere.
Ma ho perso il filo.