Guido Prussia
Per sempre davvero
Storia di un amore
che non finirà mai
Sono le dieci
del mattino. Una domenica mattina bagnata dalla pioggia. Entro in un bar e chiedo
un caffè. Poi esco, mi accendo una sigaretta e cammino.
Erano dodici anni che non fumavo piu', ma stamattina mi è venuta voglia
di ricominciare.
Arrivo di fronte ad una libreria, guardo la vetrina, migliaia di libri, e mentre
guardo questa montagna di carta comincia a girarmi la testa. Non riesco piu'
a distinguere i colori, poi nebbia e cado per terra.
Quando riapro gli occhi di fronte a me c'è una bella ragazza bionda che mi guarda. I suoi occhi mi fissano, sorride e mi chiede:
-Cosa è
successo?-
-Non lo so, Credo di essere svenuto.-
-Che tu sia svenuto è sicuro. Ma perché?-
-Perché sono svenuto? A me è sembrato di non riuscire a reggere
la vista di tutti quei libri. Mi hanno mandato il cervello in tilt.-
-Allergico ai pensieri?-
-Erano anni che non mi accadeva piu'. Ma quando ero giovane era proprio cosi'.
Non sopportavo l'accavallarsi di stimoli mentali.-
-Credi di essere pronto per rialzarti?-
-Per saperlo devo provarci.-
Appoggio una mano sulla strada, l'altra la porgo alla ragazza. Chiedo con lo sguardo il suo sforzo. Lei sorride, si inclina all'indietro e mi tira su. Poi appoggia la sua mano sulla mia fronte.
-Va tutto bene?-
-Mi sento un po' rintronato ma credo di riuscire a stare in piedi. -
-Dove abiti?-
-Bella domanda.-
-Da qualche parte abiterai. O no?!-
-No. -
-Cioè?-
-Non ho ancora una casa. Sto aspettando che finiscano di sistemarla.-
-E dove dormi? -
-Ho un amica che mi ospita ogni tanto, altrimenti dormo in macchina. Hai una
sigaretta?-
- Non fumo.-
- Peccato.-
- Ma ho una sigaretta
-
- Veramente?-
- Veramente. Marlboro rosse?-
- Io fumo, anzi fumavo, Marlboro Light, ma va bene lo stesso.-
- Ho anche Marlboro Light.-
- Grazie, grazie, un milione di volte grazie.-
- Sediamoci.-
- Dove?-
- Su quel muretto.-
La vita cambia, ma non di curve dolci, solo tornanti. Improvvisi giri di walzer. Il nero che diventa nero senza passare per il grigio. Cosa ci faccio qua, seduto di fianco ad una persone di cui ignoravo l'esistenza fino ad un attimo fa? Lei apre il suo zaino, tira fuori un pacchetto di Marlboro Light chiuse. Toglie la pellicola di plastica dal pacchetto. Lo apre e mi porge una sigaretta.
- Forse anche
le sigarette mi fanno girare la testa.-
- Perché hai ripreso a fumare?-
- Ho ripreso perché
Senti, ma come fai a sapere che ho ripreso a
fumare.-
-Uno che fuma abitualmente non pensa di essere svenuto per una sigaretta.-
- Hai ragione. Ho ripreso perché vedere gli altri fumare mi ha fatto
venire voglia di riprendere a fumare.-
- Solo per quello?-
- Forse no.-
- Perché hai ripreso. Dimmi la verità.-
- Vuoi una motivazione filosofica?-
- Voglio la motivazione vera.-
- Ho ripreso perché
.perché mi mancava
.mi mancava qualcuno
con cui dividere me stesso.-
- Qualcosa.-
- Cosa?-
- Qualcosa. La sigaretta non è qualcuno è qualcosa. E Lei divide
se stessa con te ma tu non dividi niente con Lei. E' stata una scelta stupida.-
- Allora ho ripreso a fumare perché ho una passione insensata per le
cose stupide.-
- Non è vero.-
- Te lo giuro.-
- Non è vero. Lo so.-
-Tu pretendi di sapere troppe cose.-
-Manca un mese a Natale.-
-Cosa c'entra?-
- Io amo il Natale.-
Anch'io, come
Zoe, amo il Natale. Uno di quei amori che non hanno una motivazione logica.
Non piu' almeno. Anni fa era un affetto interessato. Quale bambino non ama ricevere
un mucchio di regali? Ma l'amore è continuato anche dopo. Credo sia per
i fili di luce che sovrastano le strade e per quell'idea di nevicata imminente.
Con quanto borotalco ho innaffiato quella quindicina di presepi che ho costruito
con l'illusione di costruire un mondo perfetto. Ma il mondo perfetto veniva
smontato ogni maledetto 7 di gennaio. Sognavo un Natale slegato dal calendario,
sognavo una nevicata a ferragosto, sognavo che potesse accadere qualcosa che
non fosse stato previsto da nessun indovino. Facile dire che qualsiasi cosa
che voli rischia di cadere, ma chi si azzarderebbe a scommettere che qualsiasi
cosa che voli possa raggiungere il tetto del cielo? La ragazza che mi ha aiutato
si è fissata a guardare un bambino che pedala su un triciclo in direzione
della madre che lo aspetta a braccia aperte. Mi viene in mente un 25 Dicembre
di trent'anni fa.
- C'è un
Natale che non dimenticherò mai. Ero cosi' emozionato che mi è
venuta la febbre. Avevo chiesto un organo elettrico come regalo, ed il pensiero
di quell'organo non mi ha fatto dormire per tre giorni. La notte della vigilia
mi è venuta la febbre a 40, ed il giorno dopo quando finalmente avevo
di fronte a me quell'organo
-
- Sei impazzito.-
-Impazzito dalla gioia. La febbre mista alla gioia ti manda fuori di testa.-
- Sei un musicista?-
- Cosa intendi dire per musicista? Io suono, male, ma suono. Forse avrei voluto
essere un musicista, ma sembra inevitabile che riesca a fare mille cose, ma
tutte in maniera mediocre.-
- Che brutta parola. Mediocre.-
- Era solo per darti un idea.-
- Nulla è mediocre. Tutto si fa al meglio delle nostre possibilità.
La verità è che tutti apprezzano il risultato e non l'intenzione.-
- Mi piace questa cosa. Giudicare l'intenzione e non il risultato. Ma non è
possibile.-
- Perché?-
- Sarebbe necessaria una dose eccessiva di fiducia per credere alle intenzioni
del prossimo.-
- Hai ragione. Non passava
mai quel giorno, vero?-
- Quale giorno?-
- Quello che mancava
all'arrivo dell'organo elettrico.
-E' durato un eternità.-
- La lunghezza variabile del tempo.-
La cosa bella del tempo è che scorre.Arthur Eddington
Un ora dura sessanta minuti. Un minuto dura sessanta secondi. Un secondo è
composto da cento centesimi di secondo.
Da quanti centesimi di secondo la conosco? In realtà il trucco non funziona.
Anche se aumento il numero frazionando il tempo esiste una lunghezza indeformabile
del tempo che definirà la durata del mio incontro con lei. Ma non è
questo che mi interessa. Ora vorrei sapere per quanto tempo ancora potrò
averla a portata dei miei occhi. Se potessi variare la lunghezza del tempo trasformerei
ogni attimo, da ora in poi, in una eternità.
-A cosa stai pensando?-
-A nulla.-
-Hai sete?-
- Si.-
- Ho una bottiglia d'acqua da mezzo litro.-
- Grazie. Certo che se avessi una birra.-
- Una birra? Che marca? -
- Bud, è la mia marca preferita.-
- Ecco un motivo per cui io stamattina sono passata di qua. Ho la Bud.-
- Tu mi stai prendendo in giro.-
- Ce l'ho. Eccola e buona bevuta.-
-Quante cose hai in quello zaino?-
- Quello che serve.-
- Non ti ho ancora chiesto la cosa piu' importante.-
- Chiedi.-
- Come ti chiami?-
- Zoe-
-Che strano nome.-
-E' l'ultimo nome femminile in ordine alfabetico.-
-Cosa significa?-
-E' un nome molto antico che non ha subito variazioni. Deriva dall'omonima parola
greca che significa vita ed è un nome di valore augurale impiegato sia
in senso pagano di lunga felice vita, sia cristiano di vita eterna.-
-Tu credi alla vita eterna?-
-Dipende da che cosa intendi tu per vita.-
-Intendo la coscienza di me. L'avro' per sempre?-
-Tu vuoi sapere se continuerai a trasformare il tempo in ricordi e i ricordi
in personalità.-
-Esatto.-
-Chi costruisce castelli di carta dovrebbe sapere che piu' il castello è
alto meno vento ci vuole per farlo crollare.-
-Quindi?-
Spesso l'incredulità in una cosa si basa sulla cieca credenza in un'altra.Georg
Christoph Lichtenberg
-Quindi rimarranno carte sparse sul tavolo,
Dio si alzerà andrà a chiudere la finestra
e ricomincerà a costruire un nuovo castello
impossibile.-
-Io non credo in Dio.-
-Sarà un castello diverso nonostante usi le stesse carte.-
-Hai capito quello che ti ho detto? Io non credo in nessun Dio.-
-Lo so.-
- Tu sai tutto.-
-Io leggo.-
- Leggi?-
- Leggo nei tuoi occhi.-
-Zoe, tu credi di sapere troppe cose di me.-
-Scusa. Ma a volte mi sembra di sapere anche cio' che tu hai dimenticato.-
- Io dimentico tutto.-
- Vedi. Lo sapevo.-
- Ma dimenticare è un modo di difendersi.-
- Dimenticare è un modo per nascondersi.-
- Forse.-
Si chiama
stella polare la stella piu' vicina al polo nord celeste. Ma piccole perturbazioni
periodiche nel moto di precessione dell'asse terrestre producono un cambiamento
nella posizione dei poli celesti rispetto alle costellazioni. Per questo, periodicamente,
stelle diverse diventano "stelle polari". Nell'anno 7500 sarà
Alpha Cephei a segnare il polo nord. Fra 13.000 anni la stella polare sarà
Vega, nella costellazione della Lira.
Ho passato ore
a guardare tramonti
in molte parti del mondo. Una specie
di passione per quella dissolvenza
incrociata fra luce e buio. L'impossibilità
di bloccare l'attimo del cambio della
guardia. Improvvisamente mi accorgevo
che nel cielo brillava la stella polare, ma
perché non riuscivo mai a vedere l'attimo
in cui quella stella si accendeva? Stasera
invece, improvvisamente e distrattamente,
alzo agli occhi al cielo e accade.
Improvvisamente la stella polare appare.
Dove un attimo prima c'era un blu perfetto
ora c'è un puntino bianco luminoso
che attira l'attenzione dello sguardo.
- La notte arriva
all'improvviso.-
- Io amo la notte.-
- Quando eri bambino dormivi al buio?-
- No. Lasciavo accesa la luce del bagno.-
- Non riuscivi a dormire al buio?-
-No. Ma tutti i bambini hanno paura del buio.-
- Non tutti i bambini hanno paura del buio.-
- Ma io ora amo il buio.-
-Cosa ti ha fatto cambiare idea?-
-Le Caverne di Carlsbad.-
-Dove sono?-
-Troppo lontano.-
-Dove?-
-Nel New Mexico.-
-Vuoi andarci?-
-Vorrei.-
-Andiamo.-
-Tu vieni con me.-
-Certo.-
I Greci chiamavano la madre terra Gea.
Gea era figlia del Caos. Fu Lei a generare il padre Cielo, impersonato da Urano
e del quale divenne poi la sposa.
Dalla loro unione nacquero le piu' antiche creature viventi, i titani, i ciclopi
e gli ecatonchiri, giganti dalle cento braccia e cinquanta teste. Urano detestava
i giganti, e nonostante fossero figli suoi li rinchiuse in un luogo segreto
della terra, lasciando liberi solo i ciclopi ed i titani. Gea si infurio' e
ordino' a suo figlio Crono di spodestare il padre. Crono eviro' Urano e dal
suo sangue Gea genero' i giganti e le tre dee vendicatrici, le Erinni: Tisifone
,vendicatrice dell'assassinio, Megera personificazione della gelosia e Aletto,
la collera incessante.
Normale che abbia un po' di paura ad entrare dentro quella grossa apertura nel
terreno che porta direttamente nello stomaco di Gea, madre terra.
Zoe è felice, questo posto sembra piacerle.
-Andiamo a piedi?-
-Si.-
-Quanti metri possiamo scendere?-
-Duecentocinquanta metri sotto terra.-
-Andiamo.-
-Come mai sei cosi' eccitata?-
-Questo posto. Mi piace.-
-Vado avanti io?-
-Vai.-
C'è un illuminazione degna del miglior direttore della fotografia di Hollywood. La discesa è ripida, accanto a noi cartelli che danno mille ordini su come preservare la grotta. La fragilità di queste Caverne è in apparente contrasto con la sua forza misteriosa. L'azione erosiva dell'acqua per sessanta milioni di anni ha scavato tra le gambe di Gea. Io e Zoe sembriamo due spermatozoi persi nella vagina del mondo.
-Per fecondare
che cosa?-
-Cosa?-
-Stavi pensando a questo?-
-Si, naturalmente.-
-Allora se siamo come spermatozoi a caccia della cellula uovo vorrei sapere
quale tipo di essere vivente pensi di generare dopo questo incontro?-
- Era un pensiero stupido.-
-Pero' ammiro la tua fantasia.-
-Ora mi sento come un feto all'interno del corpo materno.-
-Stai facendo un percorso inverso, sei entrato dall'uscita.-
-E' soltanto immaginazione, forse la voglia di crearsi un avventura. Guarda!-
-Cosa?-
-Quella stalagmite. Sembra un seno.-
-Non la toccare.-
-Perché?-
-Perché ci sono voluti migliaia di anni per formarla. E basta un attimo
per distruggerla. Basta qualche microrganismo sulla tua pelle per intaccare
la sua purezza. Accontentati di guardarla.-
-Credi che il tempo abbia aspirazioni artistiche?-
-Ne sono sicura.-
-E da dove proviene la sua creatività?-
-Dalla nostra sensibilità.-
-Il tempo è un arma nelle mani di Dio?-
-Tu non credi in Dio.-
-Supponendo che esista. Il tempo è la sua arma?-
-Un arma di difesa.-
-Contro chi?-
-Contro la possibilità che l'universo gli si rivolti contro.-
-Il tempo aspira all'eterno?-
-Non piu' di quanto l'eterno aspiri alla relatività del tempo. La potenza
di Dio è proprio nell'aver negato l'arma del tempo all'eterno e l'arma
dell'eterno al tempo.-
-Bianco e nero, maschio e femmina, piu' e meno, bene e male. Gli opposti sul
piatto della bilancia creano l'equilibrio perfetto che evita il collassamento
universale. E credo che la forza che regge i fili si chiami desiderio.-
-Il desiderio del colore bianco di diventare nero, del maschio di diventare
femmina, del piu' diventare meno, e del bene diventare male.-
-Esatto. E viceversa.-
-Quindi secondo te gli opposti hanno un desiderio innato di camminare nelle
scarpe di chi gli si oppone.-
-Potrebbe essere.-
-Un desiderio di conoscenza?-
-Si. Che elimina ogni regola morale. Come se tutto e tutti fossimo prigionieri
in un lato della prigione chiedendoci cosa accada dall'altro lato. Prigionieri,
quindi non responsabili della nostra posizione. Ci sarebbe semmai da discutere
sul peccato originale che ci ha fatto finire dietro le sbarre.-
-Ti senti dietro le sbarre?-
-Solo quando penso all'impossibilità di fuggire al mio destino.-
-Allora credi in qualcosa. Credi al destino.-
-Si, e sai il perché?-
-Dimmelo.-
-Ho poca fiducia nella forza di volontà degli uomini.-
Siamo nel punto piu' profondo della Caverna. Entriamo in una piccola grotta. Un interruttore è sulla nostra sinistra.
-A cosa servirà?-
-Credo a spegnere la luce.-
-Vuoi provare?-
-Potrebbe essere l'ultima possibilità per provare il buio e il silenzio
assoluto.-
-Non ti sei mai chiusa in una stanza al buio?-
-Non è la stessa cosa.-
-Cosa cambia?-
-Quando sei in superficie il buio non è mai completo, esiste sempre un
piccolo punto di riferimento luminoso, magari un barlume di luce, magari impercettibile,
ma c'è. Lo stesso vale per il silenzio. Non esiste luogo sulla terra
capace di isolarti completamente dai suoni. Qua puoi.-
-Voglio provare.-
-Allora spegni.-
Una volta, un
dotto che cercava dimostrazioni razionali dell'esistenza di Dio e che voleva
convincerne gli altri, vide passare di corsa un ragazzo che portava una candela
accesa in mano. 'Ecco una buona occasione' pensò 'per convincere questo
giovane dell'esistenza di Dio.' E gli gridò: "Dimmi da dove viene
questa luce!".Il ragazzo si fermò di botto, soffiò sulla
candela, la spense e replicò: "Dimmi tu dove è andata, e
io ti dirò da dove viene".Il dotto rimase senza parole:il suo pensiero
si fermò un attimo e , in quell'attimo, intuì qualcosa della verità.
Buio. Nero. Dove il nero non è un colore ma una sensazione di nulla che
poco a poco ti entra nel cervello. Le lancette fluorescenti del mio orologio
sembrano risplendere, provo a coprirle con il fondo della manica del mio maglione,
ma non c'è nulla da fare, le vedo ancora. Allora mi tolgo l'orologio
e lo metto in tasca. Io e Zoe ci sediamo per terra. Passa il tempo o forse non
passa piu'. Perdo la sensazione di me stesso come essere esteso nello spazio,
subentra una sensazione di essere durevole. L'infinito che si appropria di tutti
i sensi a riposo, come una droga leggera che da una sensazione di mancanza di
se stessi. Non occupo' piu' spazio, la mia mente vaga nel tutto, sono un gigante,
anzi piu'grande di un gigante. Il mio essere riempie tutto lo spazio perché
lo spazio non esiste piu'. I pensieri vagano liberi in un ambiente non piu'
definibile. L'eterno diventa spazio, lo spazio diventa eterno, e si legittimano
a vicenda, come se tutto cio' che sembrava impossibile da concepire finalmente
diventasse reale. Il silenzio non è assordante. E' semplicemente silenzio.
Sembra l'accompagnamento ideale del nulla, ed anche il rumore dei nostri respiri
sembra scomparire. Anzi scompare. Forse non siamo piu' vivi, o forse la vita
è questa, l'essenza della vita, quella parte di noi che sopravvivrà
alla fine.
-Accendiamo?-
-No.-
-E' ora di andare.-
-Ma siamo qui da cinque minuti.-
-Siamo qua dentro da cinquanta minuti.-
-Stiamo ancora dieci minuti.-
-Vuoi starci ancora un ora e quaranta minuti?-
-No dieci minuti.-
-Va bene, allora ti concedo questo minuto.-
-Ma un minuto passa in un attimo.-
-Se non accendi quella luce un attimo non basterà a salvare il tuo passato.-
-A salvare che cosa?-
-Vuoi che il nostro viaggio finisca qui?-
-No.-
-Allora accendi la luce e andiamo via.-
Buio. Luce. Se il buio si identifica con il nero, mi accorgo che la luce non si identifica con il bianco. Allora la legge degli opposti ha una sua eccezione. La luce è solo un intrusione di colori grigi, ma soprattutto l'intrusione della coscienza, dei sensi, che tornano a funzionare. C'è qualcosa di contraddittorio in questa sensazione di sensi che limitano la sensibilità. Come mai al buio avvertivo piu' realtà di quanto non ne avverta ora al fianco di questa lampadina capace solo di creare i soliti confini. Muri di pietra e di colore.
Dentro la caverna
-Prendiamo l'ascensore.-
-C'è un ascensore?-
-Si, laggiu', dopo quella curva.-
-Quanto ci mettiamo a salire?-
-Cinque minuti.-
-Cinque minuti di salita, e due ore di discesa.-
-E questo ascensore sembra lentissimo nel salire.-
-La lunghezza variabile del tempo
-
Forse quello che chiamiamo tempo immaginario è davvero piu' importante, mentre quello che chiamiamo tempo reale è solo un idea inventata per descrivere il nostro modo di pensare dell'universo.Stephen Hawking
-Perché
sorridi?-
Voi accettate
la responsabilità di tutto tranne che dei vostri sogni. Quale pietosa
debolezza, quale mancanza di coerente coraggio. Niente vi appartiene piu' dei
vostri sogni.F. Nietzsche
-Quando ero un
bambino ero terrorizzato dal buio. Stavo pensando a come cambia la vita. A come
si dimenticano tempeste che si pensava di non poter dimenticare. Eppure non
si impara mai a dare un valore relativo ai momenti difficili.-
-Il presente è l'assoluto.-
-Hai mai letto qualche libro di filosofia Orientale?-
-No.-
- Io ne ho letti alcuni. Cercavo di imparare qualcosa riguardo alla saggezza
del vivere. E devo dire la verità che ho trovato consigli meravigliosi.
Ma non sono mai riuscito a metterli in pratica. Nonostante le buona volontà.-
- Nonostante la buona volontà non sei mai riuscito ad imparare. Sai perché?-
-Dimmi.-
-Perché non basta il volere per imparare.-
-E cosa manca?-
-La fiducia nel maestro.-
-In che senso.-
-Hai mai provato a pensare che il tuo
sogno è aldilà di un precipizio e tu lo
stai guardando e non sai se buttarti
o no, la fiducia è lì, nel salto, nel balzo
fra te e il sogno.Fra la realtà che ti
ancora alle sicurezze e l'incertezza
che ti porta nel vuoto.-
-Vorrei saltare ma i miei piedi sono saldati al terreno.-
-Il terreno non è altro che la tua paura.-
-La mia paura del vuoto si è trasformata nella mia paura di vivere e
quindi ho
scelto di difendermi.-
-Vieni con me.-
-Dove?-
-Dimmelo tu dove.-
Un cartomante
legge le carte sull'angolo della strada ma nessuno si ferma. Un mangiatore di
fuoco sta arrostendo un tacchino con il suo alito. Un bambino strattona la madre
per costringerla a comprargli due pacchetti di figurine dei pokemon. Una coppia
si bacia sull'angolo di un Mc Donalds, due no-gobal con una maglietta che porta
incisa la scritta No-Logo si baciano eccitati accanto ad un megastore di computer,
un vecchio bestemmia perchè non capisce nulla del valore dei soldi, un
vigile da una multa sorridendo, un talebano accarezza il seno della sua donna
facendo penetrare la sua mano sotto il burka, un tunisino vende incensi al profumo
di rosa, un albanese prende una mazzetta di soldi da una ragazza albanese che
porca puttana si è rotta il cazzo di scopare per soddisfare la mania
dei telefoni cellulari del suo pappone, paperino sorride in un edicola, un cane
piscia sull'angolo di Via Montenapoleone, un piccione caga sulla statua di Alessandro
Manzoni ma lo scrittore reagisce con un indifferenza tale che il piccione fugge,
un calciatore firma autografi ad una comitiva di turisti giapponesi che non
sanno pronunciare il suo nome, e poi smog, tanto smog da costringere i polmoni
a rassegnarsi.
Zoe sorride.
-Non sono un amante
della fantasia.-
-Perchè?-
-La fantasia è un alibi per dire e fare cose senza senso, la maggior
parte delle volte cose stupide.-
-Non è solo quello.-
-Non sopporto la fantasia. Amo l'improvvisazione.-
-C'è differenza?-
-Una differenza enorme. La fantasia presuppone l'ipocrisia di una ricerca, l'improvvisazione
non ti permette di barare, l'improvvisazione è l'unico modo per esprimere
se stessi senza cercare il consenso. Vuoi un esempio?-
-Si.-
-Miles Davis con Julian Cannonball Adderley, Paul Chambers, James Cobb, John
Coltrane, Bill Evans e Wynton Kelly registrarono "Kind of Blue", uno
dei dischi piu' eccezionali che siano mai stati registrati, in due giorni. Il
2 Marzo 1959 e il 22 Aprile 1959. Capisci? Due giorni. Oggi quanto ci vuole
a registrare un disco. Due, tre, forse 4 mesi. Senza pensare che Michael Jackson
ci ha messo degli anni. Tutto questo tempo per canalizzare la propria fantasia
in qualcosa di vendibile, commerciale, concreto. La fantasia oggi presuppone
l'assenso, il consenso, e ti diro' di piu'. Presuppone di essere la prova della
diversità, della unicità di chi la manifesta. E non si rendono
conto.-
-Non si rendono conto di che cosa?-
-Non si rendono conto che la fantasia piu' fantastica è nell'essere se
stessi, nell'improvvisare se stessi seguendo esattamente le spinte emotive,
emozionali di cui uno è capace senza interporre filtri tra se e gli altri.
Per capirci; se cerchi di mostrare agli altri cio' di cui sei capace, non fai
altro che gestire la tua fantasia in funzione di altri e non di te stesso. E
sei falso. Magari fantasticamente falso, ma comunque falso. Ed io amo trovare
persone coraggiose di essere se stesse.-
-Ci hanno abituati cosi'. Il consenso presuppone la felicità.-
-Avrei voluto conoscere un essere umano che mi parli dei suoi desideri senza
prendersi troppo cura delle mie possibile reazioni. -
-Difficile, quasi impossibile.-
Sono in un luogo che è la somma di tutti i luoghi che sono rimasti impressionati nella mia memoria. Come fotografie sviluppate da quel folletto senza logica che archivia il nostro tempo trasformandolo in un deposito di ricordi primari, secondari o ininfluenti. Come se a lui spettasse il potere di distruggere tutti i negativi sfuocati, mossi o comunque mal riusciti. Un luogo che è la proiezione di mille paesaggi e oggetti, tutti raggiungibili senza la fatica e il piacere del movimento. Là sulla sinistra c'è una bottiglia di Coca Cola che contiene sabbia rossa della Monument Valley, a fianco il cranio dipinto di un bisonte, poco sulla sinistra il cancello della casa di Marilyn Monroe. Dietro il cancello una spiaggia verde smeraldo e una bottiglia di champagne nascosta in uno zaino. Tra le sbarre del cancello ragnatele con ragni enormi che si muovono su e giu' in attese di mosche miopi. Seduto poco distante due bambini aborigeni con il naso che cola. Guardano quella bambina tailandese che ha il numero 7 stampato proprio sopra il seno sinistro. La bambina dallo sguardo triste che non ha ancora capito la differenza tra se stessa e un numero. Poi ci sono quattro dune di sabbia, superate le quali ci si trova in un avvallamento circondato dalla possibilità di perdersi.
-Viaggiare.-
-Che c'entra il viaggiare?-
-Non c'entra nulla. Mi è venuto in mente. Ogni tanto mi succede di pensare
alla libertà di movimento come l'unica espressione visibile della libertà.-
La prima esperienza in assoluto dell'embrione è quella del movimento.
Dal momento del concepimento, cioè dall'incontro dello spermatozoo con
l'ovulo c'è il movimento delle cellule che si moltiplicano e si organizzano
per dare forma all'embrione che ha già tutte le caratteristiche genetiche
dell'individuo che sarà da adulto. Egli conosce il movimento durante
l'embriogenesi. Infatti il corpo e il movimento nascono insieme. Non c'è
la formazione, per esempio, degli arti e successivamente la nascita del loro
movimento. Nascono insieme e nel periodo fetale crescono e si adattano all'ambiente
utero.
-Per viaggiare
ci vogliono i soldi.-
-Lo so. Ma poi se ci pensi bene,
piu' che i soldi ci vuole il coraggio.
Alla fine se te ne vuoi andare, vai.
Trovi un lavoro qualsiasi in ogni posto
in cui ti fermi,e poi quando ti sei rotto
le palle riparti. Sono una ottimista
e voglio credere che la buona volontà
possa evitare agli uomini di morire di fame. -
-Hai poca dimestichezza con la realtà quotidiana.-
-Perché?-
-La maggior parte degli uomini passa la propria vita pagando bollette. Cercando
di sopravvivere e lasciando al viaggio una parte marginale della propria esistenza.
La società richiede che ogni uomo sappa economicamente badare a se stesso.
Altrimenti è un perdente.-
-Una società che non presuppone la nostra imperfezione è una società
buona per esseri umani robotizzati e senza anima. Pagare una bolleta in ritardo
è poetico, non pagarla è addirittura eroico. Lo so è strano,
ma oggi l'eroismo si manifesta anche mandando a quel paese un recupero crediti
di una qualsiasi compagnia telefonica.-
-Si pensa che l'uomo abbia bisogno di regole.-
-Potrei dirti che l'uomo ha bisogno di regole per avere il gusto di trasgredirle,
ma sarebbe effettivamente una frase banale. Diciamo che non si capisce chi abbia
il potere morale di dettare queste regole. Insomma perchè qualcuno deve
dettarti delle regole?-
-Ma se tu usufruisci di un servizio ed è giusto pagare.-
-Non è giusto pagare. Al limite è giusto pagare il giusto. Comunque
non se ne viene a capo. Il problema è che l'uomo ha uno stomaco che non
si riempie mai, e purtroppo non c'è possibilità che prima o poi
scoppi. Lo diceva Oscar Wilde che del necessario si puo' fare a meno ma non
ci si puo' assolutamente privare del superfluo. Ed il superfluo, a chi se lo
puo' permettere, lo pagano coloro che non se lo possono permettere. Mi è
venuta in mente una storia.-
-Racconta.-
-L'altro giorno ero in macchina con una fedele della chiesa Evangelica e pregava,
continuava a pregare. Le ho chiesto perchè pregava e sai cosa mi ha risposto?-
Cosa?-
-Pregava per trovare un parcheggio. Incredibile, questa stronza pregava per
trovare un parcheggio. Non pregava perchè i bambini malati di tumore
guarissero, non pregava perchè tutte le fottute ingiustizie di questo
mondo finissero, no. La stronza pregava per trovare un parcheggio. Comunque
Dio l'ha ascoltata.-
-Ha trovato il parcheggio?-
-Assolutamente no. Non solo non l'ha trovato, ma ha parcheggiato su un posto
riservato agli handicappati. Ha preso la multa e si è anche incazzata.
E lasciamo perdere la brutta sorpresa che ha avuto dopo.-
-Quale brutta sorpresa?-
-Non deve essere facile accorgersi di avere buttato via gli ultimi attimi della
propria vita dietro a delle stupidaggini.-
-Tu che ne sai?-
-Immagino.-
Zoe immagina. Immagina di esistenze che non le appartengono. Immagina che ho ripreso a fumare, e sa la mia marca di sigarette preferita. Immagina che ho sete e che voglio una birra. Sembra che immagini le mie parole un attimo prima che le dica. Lei chiama tutto questo immaginazione.
immaginàre v. tr.( io immàgino) 1 Rappresentarsi con la mente un oggetto del pensiero: immaginàre un cerchio| Concepire con la mente, la fantasia: immaginate di essere in vacanza. 2 Ideare, inventare: immaginàre una macchina. 3 Credere, pensare, supporre: immagino che tu non abbia agito così.
L'indipendenza
di Zoe dalle sue facoltà sensoriali mi affascina e mi spaventa.
Un indipendenza che non vuol dire rappresentarsi fantasie ma vedere la realtà
che si nasconde dietro l'apparenza.
-Posso dirti una
cosa?-
-Dimmi.-
-Non mi sembravi una con un carattere cosi'
.-
-Cosi' come?-
-Cosi' strano.-
-Si vede che io e te stiamo prendendo confidenza.-
-Mi fa piacere.-
-Ma è vero che non puoi piu' entrare nei casino' di Las Vegas?-
-Questo cosa c'entra? E poi tu come lo sai?-
-Ma è vero o no?-
-Dimmi come fai a saperlo?-
-Non lo so. Me lo sono immaginato.-
-Questa cosa la sanno solo pochi amici. Zoe conosci qualche mio amico?-
-Se non vuoi rispondermi non farlo.-
-Tu mi devi rispondere. Chi te l'ha detto?-
-Uomo non alzare la voce. Se non ne vuoi parlare non ne parlare. Ma per favore
non alzare la voce con me.-
-Tu...-
-Allora è vero o no?-
-E' vero.-
Arrendermi. Forse l'immaginazione di Zoe è qualcosa di piu'. Forse è la capacità di vedere dentro le persone. Conoscerne i segreti. E sorride. Sorride sempre. Non di un sorriso beota, piuttosto un sorriso che ha il potere di legarti a lei. Come se quella sua superficialità apparente nascondesse il senso di tutte le cose.
-E perchè
sei stato cacciato?-
-Vuoi che ti racconti?-
-Si.-
-Ero al Caesar Palace, stavo giocando ad una slot machine, ero con una ragazza
che amavo, una ragazza al quale avevo dato il potere di farmi del bene o del
male. Stavo mettendo le mie monete da 50 cents nella macchina e Lei mi ha detto
che era finita. Da un momento all'altro, cosi' senza motivo. Mi ha detto che
saremmo rimasti buoni amici ma che era finita. E non era la prima volta, sembrava
che volesse gestire il mio amore per il gusto di farmi stare di merda. Io avevo
accanto a me un portacenere...
-Vai avanti.-
-Io avevo questo portacenere accanto a me, l'ho preso e l'ho scagliato contro
il vetro della slot machine rompendolo. Solo che in questi casino' ci sono migliaia
di telecamere e un secondo dopo ero circondato da quattro enormi tipi della
sicurezza. Ci hanno portato, me e lei, in una stanza nel retro del casino',
mi hanno interrogato, mi hanno fatto una specie di foto segnaletica e mi hanno
proibito di rimettere piede in tutti i casino' della loro catena. Praticamente
metà dei casino' di Las Vegas.-
Rido. Zoe mi guarda sorpresa. Ed è una sorpresa per me vederla incuriosita dalla mia stupida allegrezza.
-Cosa ti fa ridere.-
-Ripensarci. Non appena mi hanno circondato quelli della sicurezza l'incazzatura
per quello che quella stronza mi aveva detto è scomparsa. Mi sembrava
di essere dentro un film e mentre mi accompagnavano nella stanza per l'interrogatorio
mi veniva da ridere. Non riuscivo a rimanere serio. Pensavo che fosse un momento
degno di essere vissuto, un pericoloso quarto d'ora. Insomma ero quasi felice
che quel problema inaspettato mi costringesse a non concentrarmi sul potere
che lei ormai aveva su di me.
-Con lei è finita?-
-Si. Per fortuna. Ma non riesco a darmi una risposta.
-Qual è la domanda?-
-La domanda è: "Perchè si da ad alcune persone il potere
di giudicarci?". Voglio dire che se qualsiasi altro al mondo mi avesse
detto che ero una merda io avrei risposto con un sorriso menefreghista, ma quando
lo diceva lei dentro di me nasceva un senso di frustrazione. Il tentativo impossibile
di farle cambiare idea.-
L'amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici
sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.F. Kafka
-Il perché è semplice, la amavi. L'amore rende deboli. Lei gestiva
la tua debolezza e la tua debolezza derivava dal potere che ti eri tolto per
consegnarglielo, era una prova del tuo amore. Ma non dimenticare che il rapporto
tra chi esercita il potere e chi vi è sottoposto si svolge all'interno
di un ambito ristretto. La sfera del potere. Lei era la piu' forte all'interno
di quella sfera che conteneva il vostro rapporto. Ma fuori da quel territorio
era debole e insicura. La sua insicurezza e la sua debolezza la rendevano incapace
di gestire il potere che tu le avevi consegnato incoscientemente. Ora la ferita
si è chiusa?-
-Si, ma è rimasta la cicatrice.-
C'è il sole. Un sole pallido invernale, presuppone la nebbia serale.
Le ombre sono sfumate come sbuffi di matita. Zoe mette una mano nella tasca
dei suoi jeans alla ricerca di qualcosa. Tira fuori una piccola pietra di colore
blu. Un turchese.
-Me l'ha data
un venditore ambulante, mi ha assicurato che porta fortuna, ma non ci credo.-
-E perchè la porti con te?-
-Perchè mi piace, credo sia un valido motivo.-
-Magari porta veramente fortuna.-
-La persona che me l'ha data mi ha detto che questa pietra rappresenta il cielo,
un cielo senza nuvole, come una vita senza problemi. Un simbolo, ed io non credo
ai simboli.-
-Perchè?-
- I simboli sono inutili. Oppure servono a dare un senso logico a qualcosa di
illogico. Perchè dovrebbe esserci bisogno di simboli quando si ha disposizione
tutta la realtà di questo mondo. Un giorno ascoltavo una signora cattolica
parlare con un amica che diffidava della fede. L'amica le ha chiesto se veramente
credeva che Gesu' fosse nato dallo Spirito Santo. Lei le ha risposto che era
un simbolo. Poi l'amica le ha chiesto cosa pensava di Paradiso ed Inferno. E
Lei ha risposto che erano simboli. Ma simboli di che cosa? Perchè mascherare
dietro interpretazioni qualcosa di reale. Insomma se il paradiso è un
immagine simbolica, cosa è realmente il paradiso? Se lo Spirito Santo
è un'altra immagine simbolica, cos'è realmente? E' come se io
invece di dirti ti amo raccogliessi un fiore e te lo porgessi. Quel fiore sarebbe
il simbolo del mio amore. Ma non faccio prima a dirtelo? Anche perchè
quel fiore puo' rappresentare qualsiasi cosa. Amore, addio, arrivederci, perdono.
Puo' significare tutto. Ecco l'inganno. Quando qualcosa puo' rappresentare molte
cose e non viene specificato che cosa rappresenti accade che quel qualcosa diventa
un alibi perfetto per una serie indefinita di delitti e bugie.-
- I simboli rendono comprensibili cose e fatti che non si potrebbero comprendere.-
-Cioe'. Fammi un esempio.-
-La croce è simbolo di sofferenza.-
-E se ti dicessi che la sofferenza è simbolo della croce? In fondo invertendo
i fattori non cambia nulla. Allora perchè passare attraverso la croce
per parlare della sofferenza. Perchè nelle chiese al posto della croce
non scrivono: sofferenza. Ma qui sta la scelta azzeccata del direttore marketing
della chiesa e di tutte le religioni monoteiste. Illudere l'uomo che Dio gli
assomigli, e quale miglior prova di questa somiglianza di un figlio che nasce,
vive,soffre e muore. Un uomo come noi che si mostra inchiodato alla sua croce.
Sembra il triste finale di un film, se non fosse che poi quest'uomo avrà
il potere di risorgere. E questo è il punto chiave: la risurrezione.
Lo sfruttamento della paura della morte. L'illusione di una rivincita. La risurrezione
concessa come simbolo di compassione e pietà divina. Ma non credi che
Dio dovrebbe evitare di mettersi nella condizione di provare pietà e
compassione per voi umani.-
Il vero oscurantismo non consiste nell'impedire la diffusione di ciò che è vero, chiaro e utile,ma nel mettere in circolazione ciò che è falso.Johann Wolfgang Goethe
-Ma tu credi a
qualcosa?-
-A nulla di cio' che gli uomini si sforzano di credere.-
-L'avevo capito.-
-Eppure c'è qualcosa di simbolico in me.-
-Cosa?-
-I miei capelli.-
-I tuoi capelli?-
-I miei capelli. Esatto. Non li taglio mai. Sono il simbolo del tempo che passa,
della mia femminilità, della cura di me stessa, e della mia voglia di
scappare senza sapere da cosa scappare.-
-Da quanto tempo non li tagli?-
-Non mi ricordo l'ultima volta che li ho tagliati. E non li tagliero' mai.-
-Prima o poi dovrai tagliarli.-
-Credi che il tempo abbia il potere di allungarli fino a costringermi a non
sopportarli piu'?-
-Si.-
-Allora sarò come il coltivatore di bonsai che passa il tempo a tagliare
i rametti del suo minuscolo albero riuscendo a non farlo crescere mai. E non
importa se il tempo è invincibile, perchè per umiliarlo basta
ignorare la sua potenza. Il tempo. Lui è sicuro che un giorno si riprenderà
i miei capelli, ma quando accadrà si incazzerà moltissimo scoprendo
che io non me accorgerò. Il generale non ama conquistare territori senza
popolo. Il tempo conquista corpi senza anima. E' un condottiero frustrato.-
-Ma tu pensi mai a cose normali?-
-Ad esempio?-
-Non so. Ad esempio non pensi mai che se fa molto freddo, ed il cielo è
nuvoloso, forse nevicherà.-
-Certo che ci penso a cose normali. Penso a non mancare mai un appuntamento.
Ma questo non puo' cancellare la mia ossessione per la verità.-
-La verità è una cosa talmente relativa...-
-La verità è assoluta, chi la cerca è relativo.-
Le quattro nobili verità,principi fondamentali del buddhismo: 1) La santa
verità della sofferenza: tutta l'esistenza è sofferenza (dukkha);
2) La santa verità della causa della sofferenza: la causa (samudaya)
della sofferenza è l'inconsapevole desiderio di piacere (tanha), di perpetuare
la vita e la propensione a ritenere che tutto termini con la morte; 3) La santa
verità dell'eliminazione della sofferenza: la sofferenza è sopprimibile
(nirodha) mediante la cessazione del desiderio e la rinuncia: 4) La santa verità
della via della soppressione della sofferenza: la via che conduce all'eliminazione
della sofferenza è l'ottuplice sentiero (ashtangika-marga). Questi precetti
sono stati accolti, anche se variamente interpretati, da tutte le scuole del
buddhismo e riassumono in sostanza i principi di questa religione. I buddhisti
ritengono che attraverso la loro comprensione si ottenga la chiave per raggiungere
il nirvana.
Scoprire di essere relativi. Eppure mi consola il fatto di esserlo. Forse presuppone che io sia relativo a qualcosa di piu' grande di me. A qualcosa d'inspiegabile. L'essere relativi puo' dare un senso alla nostra esistenza piu' dell'essere assoluti. Nessuno si accorge della scomparsa di qualcosa d'assoluto. Forse c'è la speranza che quella cosa rispetto alla quale abbiamo un significato si prenda cura di noi.
-Hai una sigaretta?-
-Tutte quelle che vuoi, ho comprato il pacchetto per te.-
-Non è vero. Non mi conoscevi neanche quando hai comprato il pacchetto.-
-Visto che io non fumo, ho comprato il pacchetto per te, anche se non sapevo
che fosse per te.-
-Sei bella.-
-Questo che c'entra.-
-E' una considerazione soggettiva.-
La parola "bella" non serve a definire cosa penso realmente di Zoe. Almeno che a questa parola non dia solamente un significato esteriore ma la estenda a tutte quelle categorie dello spirito, della mente e del corpo che possono essere sottoposte a valutazione umana. Forse sarebbe piu' opportuno parlare di fascino. C'è solo una cosa che mi preoccupa di lei: la sua capacità di stancarmi. Fisicamente intendo. Da quando la conosco le mie forze sono al minimo della loro potenzialità. E' vero che sono svenuto. Ma avrei dovuto recuperare. Invece sento il sangue che scorre lentamente, i riflessi che cedono di fronte alla pesantezza degli arti, i pensieri che nascono lentamente. Mi sembra di essere un orso bruno in attesa di andare in letargo. Come se questi sguardi fossero gli ultimi prima dell'addormentarmi, come se volessi scorgere l'arrivo dell'inverno per avere un idea di quella stagione che non sono mai riuscito a vivere. Zoe invece non sta ferma un attimo. Ora apre il suo zaino, sta cercando qualcosa al suo interno.
-Aspetta. Ecco
l'ho trovato. Giro sempre con un bastoncino d' incenso nella borsa. Accendiamolo.-
-Ma siamo all'aperto.-
-E allora?-
-E allora non ha senso.-
-Dammi l'accendino. Ecco. Ora che l'ho acceso sono felice di avere fatto una
cosa senza senso.-
-Si sente il suo profumo per un attimo, non valeva la pena sprecarlo cosi'.-
-Io non l'ho acceso per il suo profumo ma per il gusto di accenderlo e per vederne
il fumo disperdersi. E poi fa meno male della tua sigaretta.-
-Hai ragione fumare è una cosa da stupidi.
-Ma lo fai senza porti problemi. E ti sei posto il problema del mio incenso
all'aperto-
-Scusa.-
-Non c'è bisogno di chiedere scusa. Le contraddizioni servono a discutere
partendo dal presupposto che l'individuo è incapace di gestire una verità
universale.-
-Cosa è vero?-
-Dimmelo tu.-
-E' vero che sei bella.-
-E' la seconda volta che me lo dici. Ci stai provando?-
-Anche questo è vero.-
-Perchè ti ho aiutato quando sei svenuto?-
-Perchè un angelo è stata la prima cosa che ho visto quando ho
riaperto gli occhi dopo essere svenuto.-
-Io sarei l'angelo?-
-Si.-
-Passami la mano.-
-Leggi la mano?-
-No.-
-E allora perchè vuoi la mia mano.-
-Io non voglio la tua mano, voglio solo toccarla.-
E' la prima volta che vengo a contatto con la pelle di Zoe. I recettori sensoriali del tatto vengono stimolati, un impulso nervoso viene inviato al cervello. Il cervello localizza e identifica lo stimolo valutandone l'importanza. La reazione è una sensazione di pace. Pace intesa come assenza di lotte e conflitti all'interno di me stesso. Tranquillità e serenità dello spirito e della coscienza.
- E adesso?-
-Hai la mano fredda.-
-Le sigarette fanno male alla circolazione.-
-Cosa provi quando qualcuno tiene la tua mano fra le sue mani?-
-Dipende da chi è questo qualcuno.-
-Cosa provi ora che tieni la tua mano fra le mie mani?-
-Un senso di affidamento di me stesso ad una sconosciuta. Il desiderio di credere
che la mia mano sia in un posto sicuro. Come se le tue mani avessero il potere
di capire la storia delle mie mani.-
- La storia delle tue mani?-
-Esatto.-
- Toccarsi è uno dei desideri piu' semplici da esaudire.-
-Toccarsi fra due persone che si desiderano.-
-Questo era sottinteso.-
-Quando manca il desiderio toccarsi diventa una sensazione scomoda, ingombrante.-
-Per fortuna possiamo scegliere.-
-Già.-
-Il desiderio di essere amati non deve presupporre nessun compromesso. Piuttosto
preferisco restare sola ed intoccabile per l'eternità.-
-Ma trovarsi è difficile.-
-Ti ricordi delle tue storie passate?-
-Parli delle storie d'amore?-
-Esatto.-
-No. Io non ricordo nulla della confidenza che avevo con tutte le donne che
ho amato nel mio passato. Non mi ricordo i gesti, il sesso, le parole e le sensazioni.
Nulla. E' come se ogni volta ricominciassi da capo.-
-Anche io sono come te, e preferisco. Pensa che cosa assurda rimanere imprigionati
dentro le sensazioni di un amore finito. Sarebbe uno strazio.-
-E' il tempo che cancella?-
-E' il vostro istinto di sopravvivenza, ma non lo fa per eliminare la sofferenza
che procura il ricordo, semplicemente per spingerti a cercare ancora nel futuro.
Come se tutto quello che hai trovato fosse scivolato per terra da un buco nelle
tue tasche. Ritrovarsi senza nulla per rimettersi a cercare.-
-Persone che si cercano.-
-Persone che non si trovano.-
-Non sei innamorata?-
-No. Questo anello che hai sull'anulare cosa significa?-
-E' una domanda che non mi sarei aspettato da te. Tu non credi al significato
delle
cose.-
-Credo al potere delle cose di suscitare ricordi. Cosa ti ricorda?-
-Questo anello mi ricorda che ho un dito.-
-E hai un braccialetto al polso per ricordarti che hai una mano?-
-Esatto.-
-Hai una collanina per ricordarti che hai una testa.-
-Perfetto.-
-E vorresti avere me per ricordarti che hai un anima.-
-Tu credi all'anima?-
-Non ne abbiamo già parlato?-
-Non ricordo.-
-Sai cosa penso dell'anima?-
-Dimmi.-
-L'anima è l'unica cosa di noi che gli altri possono avvertire e noi
no.-
-C'è bisogno degli altri per vedersi.-
-Sembra una cosa cosi' stupida, ma è cosi'. Non è lo specchio
che riflette i tuoi occhi, ma i tuoi occhi che riflettono lo specchio.-
ànima s. f. 1 Parte spirituale e immortale dell'uomo | Salute dell'-a, beatitudine eterna | Amare con tutta l'-a, appassionatamente | Volere un bene dell'ànima a qc., essere profondamente affezionato a qc. | Giurare sull'ànima propria, di qc., giurare solennemente | Tenere, reggere l'ànima coi denti, essere in pessime condizioni di salute | Rendere l'ànima a Dio, morire | Vendere l'ànima al diavolo, scendere a gravi compromessi con la propria coscienza | ( fig.) Darsi ànima e corpo a qc., a q.c., dedicarvisi completamente | ( fig.) Toccare l'-a, commuovere. 2 In molte filosofie, principio vitale di tutti gli esseri viventi. 3 Persona: un paesino di cinquanta anime| Non c'è ànima viva, non c'è nessuno | Un'ànima dannata, persona malvagia | Ànima nera, persona senza coscienza | La buon'-a, persona defunta. 4( est.) Nucleo, elemento centrale: l'ànima del dente. 5 Cavità interna dell'arma da fuoco.
"L'essere della coscienza, in quanto coscienza, è tale da esistere
a distanza da sé come presenza a sé; questa distanza nulla che
l'essere porta nel suo essere, è il nulla. Ne viene che affinché
esista un sé, occorre che l'unità di questo essere comporti il
suo proprio nulla come nullificazione dell'identico. "
Avevo nove anni quando mi prese la curiosità di capire cosa stava leggendo
mio padre sotto il sole di ferragosto. Presi il libro che era aperto sotto la
sua sdraio e incontrai queste parole di J.P. Sartre. Non capii nulla, e nemmeno
oggi ci capisco nulla. Perché il nulla, in un animo infantile, non è
il centro di una questione filosofica. E' qualcosa di piu' tangibile, vero,
definibile. Il nulla è il piatto vuoto dove il bambino ha appena finito
di mangiare il suo dolce preferito. E ne vorrebbe ancora. Il nulla è
la tasca vuota dove si erano collezionate biglie perse durante una corsa. Il
nulla è lo zero di gol segnati durante una partita di calcio persa sei
a zero. Il nulla è una mancanza oggettiva di cose determinate, la somma
di tutte le cose determinate presenti nell'universo e la loro scomparsa improvvisa
definisce il nulla in maniera inequivocabile. Non capivo nulla di cio' che leggevo,
e quel nulla era semplicemente un vuoto che probabilmente mio padre riusciva
a riempire, perché lui era grande ed io un bambino. Lui aveva esperienza
ed io no. Quindi non esiste il nulla oggettivo, e chi vede il nulla è
semplicemente incapace di comprendere cosa quel nulla rappresenti.
-Quando ero piccolo
facevo esercizi strani.-
-Cosa facevi?-
-Immaginavo due specchi, uno di fronte all'altro. Poi immaginavo il nulla proiettando
la mia fantasia nell'infinita sequenza di riflessi dei due specchi contrapposti.
E mi sembrava di cadere nell'abisso della contraddizione. Io, qualcuno, che
pensava al nulla, che esclude per forza di cose che ci sia qualcuno che lo pensi.
Lo so sembra una stupidaggine ma ti dicevo che un giorno sono caduto in un abisso,
una specie di vortice dal quale sono uscito aggrappandomi con tutte le forze
alla materialità della nostra vita. Sono stato costretto per giorni ad
aggrapparmi all'incoscienza della logica, cercando di non farmi piu' domande,
preso solo dall'analizzare il mondo per le sue caratteristiche visive e tangibili.
Il pensiero, se lasciato libero, puo' decidere di abbandonare la razionalità
per avventurarsi nella tempesta dei suoi limiti.-
-L'importante è che sei riuscito a venirne fuori.-
-Ma da allora soffro di mal di testa periodici.-
-Forse non è quella la causa.-
-Forse.-
-Vuoi andare da qualche parte?-
-Dove?-
-Una birreria.-
-Va bene.-
Nessuno. La birreria è vuota. Io e Zoe seduti con di fronte due bicchieri
di birra. Come ci sono arrivato fino qua'. Non ricordo. Una mosca comincia a
volarmi intorno e si posa fastidiosamente sulla mia mano. La caccio via e lei
ritorna. Perdo la pazienza e urlo un "VIA!!" con tutto il fiato che
ho in gola. La mosca rimane imperterrita appoggiata sulla mia mano. Prendo la
mira e con l'altra mano mi do' uno schiaffo sul punto dove quella maledetta
mosca era atterrata. La faccio secca.
-L'hai uccisa.-
-Hai visto che velocità.-
-Credevi che bastasse urlare per farla andare via?-
-No. Non sarai mica di quelle che provano pietà per le mosche.-
-Sei matto. Sono sicura che se le mosche avessero l'opportunità di eliminare
gli umani a colpi di ali giganti non ci penserebbero mezzo secondo a fare una
strage.-
-Giusto. Non ho fatto altro che eliminarla come lei avrebbe eliminato me se
fosse stata al mio posto.-
Zoe si toglie un golf di lana e rimane con una t-shirt bianca. Io la fisso con quella faccia da stupido che uno si sente addosso quando sa che sta guardando cio' che desidera.
-Cos'hai da guardare?-
-Guardavo te.-
-Guardavi la mia maglietta.-
-E' bianca. Semplicemente bianca. Non c'è nulla da guardare.-
-Cercavi di capire com'è il mio seno.-
-Non è vero.-
-Bugiardo.-
-E se anche fosse vero?-
-Non posso impedirti di farlo e tu non puoi impedire a me di accorgermene.-
-Comunque è un ossessione.-
-Il sesso?-
-Non è solo sesso. E' un ossessione questa forza di attrazione fra l'uomo
e la donna. Di tutti gli istinti, quello della riproduzione è il piu'
assillante.-
-La vita che chiama altra vita.-
-Ma di chi è veramente questà volontà a riprodursi, del
padre o del figlio che ancora non c'è?-
-Bella domanda.-
-Dammi una risposta.-
-La volontà è di entrambi.-
Domande che contengono
la risposta. Se la domanda presuppone una risposta che equivalga alla scelta
di due opzioni, e se la risposta è la somme delle due opzioni accade
un fatto misterioso in cui la domanda posta non avrà una risposta che
corrisponda ad una delle due opzioni, al contrario la risposta è la negazione
e l'affermazione allo stesso tempo delle due possibilità che erano poste
come condizione per avere la risposta giusta. Ma se esiste questa possibilità
allora alla domanda: "Esiste vita dopo la morte?" Si potrà
rispondere in maniera esatta dicendo: "Si" o affermando "No".
Perché è indubbia la volontà della vita di sopravvivere
alla morte, come è al di fuori di ogni dubbio che la morte, per sua stessa
definizione, escluda la possibilità della vita. Se la volontà
è piu' forte del significato etimologico della parola morte, ma non potendo
cambiare universalmente il significato della parola morte, l'uomo ha il diritto
di dare a se stesso una risposta che da una parte sia conforme al luogo comune
e, dall'altra, sia conforme alla sua speranza individuale.
Sono invaso da ipotesi. Pensieri impazziti si impadroniscono del mio cervello come mosche, hanno lo stesso fastidioso ed inutile ronzio. Producono domande senza risposte, domande inutili. Come se lo spettatore di un film pretendesse di sapere cosa accada ai protagonisti dopo la parola fine. Zoe guarda altrove, sembra stia cercando il modo per dirmi qualcosa.
-Stai invecchiando.-
-Forse me ne sto accorgendo.-
-Attento a non dare importanza al tempo. Ci vuole un istante per derubare il
presente del suo valore. Non diventare consapevole del fiume che scorre.-
-Cosa puo' accadere?-
-Nell'attimo in cui pensi all'attimo, quello è già passato. Sei
come intrappolato su una canoa che va verso la foce del fiume, e non puoi fermarti,
ogni luogo che ti scorre accanto non puo' essere raggiunto, puoi solo guardarlo
scorrere, e se nasce il desiderio di esplorarlo sarai perduto.-
-Io mi butto in acqua, lascio la canoa e su qualche riva arrivero'.-
-Dare un tempo al tempo. Impossibile.-
-Tu dimentichi la conseguenza delle azioni. Quando butti una pietra nell'acqua
non puoi scordarti delle piccole onde circolari che si allontaneranno dal punto
dell'impatto. Le conseguenze danno al tempo un tempo, una catena formata da
tanti cerchi intrappolati uno nell'altro. Se io dicessi che ti amo, la conseguenza
sarebbe una tua risposta che presuppone una mia reazione. Ed il tempo impiegato
a parlarti del mio amore non finirebbe mai, perchè qualunque sia il passo
successivo, la mia strada futura non potrà piu' prescindere da quel primo
passo.-
-Vero.-
Zoe afferra il mio braccio, guarda il tatuaggio che mostra una donna uscire da un'orchidea.
-Vuoi guardare
i miei tatuaggi?-
-E' impossibile non vederli.-
-La gente mi chiede se hanno un significato.-
-E tu cosa rispondi?-
-Io dico di no. Ma non è vero. Hanno un significato.-
-Quale?-
-Sono un diario, e anche un calendario. Una specie di cronologia dinamica della
mia vita.-
-A chi potrebbe interessare?-
-A te per esempio.-
-A me non interessa il passato, il futuro è la mia passione. Il futuro
come conseguenza del passato. Non hai mai pensato di farti una famiglia?-
-Forse. Ma non me la posso permettere.-
-Non te la puoi permettere perché non vuoi permettertela. Forse avrai
nostalgia dei figli che non farai.-
-Forse.-
-E loro avranno nostalgia della vita che non gli hai dato.-
-Su questo avrei qualche dubbio.-
-Effettivamente non si puo' sapere.-
-Ho amici che hanno figli, quando passo del tempo con loro non riesco a provare
nessuna invidia. Insomma mi sembra che il fatto di essere fuori da quella logica
familiare mi dia quel senso di libertà di cui ho bisogno. Credo di non
essere abbastanza sicuro di me per prendermi delle responsabilità al
di fuori di quelle che posso avere verso me stesso. So che posso andarmene,
fuggire, finire in mezzo ad una strada, dimenticato, so che il mio futuro potrà
essere tragico o semplicemente deprimente ma almeno non coinvolgerò nessuno
in questa mia decadenza. Non potrei sopportare l'umiliazione di un figlio che
mi vede padre incapace di prendersi cura di lui e di me. Sono prigioniero della
precarietà. Credo sia una specie di dipendenza psicologica, tutto cio'
che è troppo immobile, fermo, rassicurante mi crea uno stato di disagio,
ho bisogno del pericolo di affondare per non affondare.-
- Semplicemente non ti vuoi bene.-
- Potrebbe essere la spiegazione piu' facile. Forse io non sono io. Forse la
mia parte viva è semplicemente sotto il controllo di un altra parte di
me che mi gestisce e cerca di costringermi a prendere consapevolezza di questa
mia dualità. Io ci penso spesso a questa cosa. Mi sorprendo di come riesca
a guardare me stesso come se non fossi io a guardarmi. Proprio come fossi il
protagonista di una storia che non è la mia storia. Ed è l'unico
indizio che ho dell'anima.-
- Ma ti vuoi bene?-
- Si. Credo di si. Come il bambino vuole bene al suo soldatino preferito.-
- Ed allora chi sei?-
- Forse sono la persona che tu stai guardando e che io non ho mai visto.-
- Ti voglio bene.-
- Non mi conosci nemmeno.-
- Ti voglio bene lo stesso. Forse non è un caso che io sia passata di
li quando sei svenuto.-
"Un altro."
Un uomo seduto al bancone del bar avrà ripetuto sei o sette volte questa
frase. Ogni volta spunta un bicchiere di whisky. Dicono che dopo un certo numero
di bicchieri gli uomini comincino a parlare da soli, o meglio, parlano con se
stessi come se l'alcool avesse il potere di sdoppiare le personalità.
L'uomo domanda: "Perché se ne è andata?"
Lo stesso uomo risponde: "Perché è normale che da qualche
parte del mondo vivesse qualcuno che lei avrebbe preferito a te."
L'uomo domanda ancora: "Il mondo è cosi' grande non trovi ingiusto
che quel qualcuno vivesse proprio al piano di sotto della nostra casa?"
La risposta aveva un tono di voce privo d'emozioni, era una risposta logica,
di quelle che vengono da qualche luogo dentro di noi di cui si nega l'esistenza:
"Un fatto improbabile fa piu' rumore di mille fatti previsti. Prima o poi
un uomo con troppe regole si ritrova a fare i conti con un eccezione."
Zoe guarda l'uomo alzarsi, lo segue con lo sguardo mentre si allontana barcollando
verso la porta del bar. Gli sorride, lui ricambia con un "vaffanculo"
che sembra destinato all'universo femminile che Zoe rappresenta in quel momento.
- Sai di cosa
ho paura?-
- Dimmi.-
- Della possibilità che certe persone hanno di farti stare male.-
- Gliela dai tu questa possibilità.-
- Ma non sono consapevole di aver messo la mia testa nella bocca del coccodrillo.-
- Dovresti.-
- E come potrei accorgermene?-
- Qualsiasi persona diventa coccodrillo nel momento in cui si ritrova la testadi
qualcuno tra i suoi denti. L'importante è che la persona sia un coccodrillo
con la pancia piena..-
- Gli uomini si cibano dei sentimenti degli altri.-
- Gli esseri umani hanno bisogno semplicemente di sentirsi riconosciuti.-
- Sempre la solitudine.-
- Dovrebbe esserci piu' rispetto per l'insicurezza.-
- E' vero, non ci avevo mai pensato.-
- L'insicurezza è sintomo di grande consapevolezza. Ma la si giustifica
solo nei bambini. In realtà i grandi sono solo bambini che hanno imparato
a nascondere il loro rifugio.-
- Essere se stessi.-
-Oggi è quasi impossibile.-
- Hai una sigaretta?-
- Ancora? Ma hai un raffreddore da paura non ti fa bene.-
- Ho voglia di fumare.-
- Non riesci mai a controllare i tuoi desideri?-
- Mai se dipendono solo da me stesso.-
- Senza pensare alle conseguenze.-
-No, io ci penso alle conseguenze, ma alla fine soddisfo il desiderio. Comunque
i miei desideri sono limitati.-
- Cosa vuoi dire?-
- Non mi drogo, non bevo, non sono vittima di perversioni particolari, fumo
e basta. E poi ho smesso per dieci anni ed ho ripreso da poco.-
- Hai mai desiderato di drogarti?-
-Mai.-
-Ti sei mai chiesto il perchè?-
-So benissimo il perchè. Sono terrorizzato dal perdere il controllo di
me stesso.-
-In realtà quando ti poni in situazioni difficili è proprio perchè
perdi il controllo di te stesso.-
- Lo faccio sempre consapevolmente.-
-Masochista?-
- Visto che riesco a vedermi dal di fuori di me stesso forse sono un po' sadico.-
- Non è una buona cosa.-
- Faccio del male solo a me stesso.-
- Sei una contraddizione vivente.-
- Tu le chiami contraddizioni io le chiamo dubbi.-
-Dietro ogni dubbio dovrebbe esserci una spiegazione.-
- L'uomo che cerca spiegazioni semplicemente perde tempo.-
- Eppure l'uomo ha scoperto un sacco di cose. Ora sa come è nato l'universo,
quanto sono distanti le stelle, e in quale parte del cervello nascono i sentimenti.-
- Ecco da cosa sono terrorizzato:dalle certezze che chiudono ogni alternativa.-
-Preferisci ignorare?-
- Mi piacciono le storie, le personalità, i fatti, sono poco interessato
alle cause.-
-Perchè?-
- Ogni causa è correlata con un altra causa. Non si finirebbe mai di
scavare nei perchè. Molto meglio prendere atto e vivere le emozioni senza
sapere da dove vengano.-
- Ti sei mai ubriacato?-
- Qualche volta.-
- E come stavi?-
- Non lo so. Stavo bene. Ma allo stesso tempo avrei voluto poter gestire la
mia mancanza di lucidità.-
- Quindi tu capivi di non essere lucido?-
-Certo.-
- C'è qualcosa o qualcuno nella tua vita che ti ha reso inconsapevole
senza che tu te ne rendessi conto.-
- Partire, senza sapere dove andare. Quando i giorni hanno una partenza ed un
traguardo indefinito, e il viaggio avviene in un luogo piu' meraviglioso di
quanto il pensiero possa immaginare. Mi perdo a guardarmi intorno, divento un
osservatore che non si sente piu' osservato, entro in un estasi di confusione.
Io confuso nel paesaggio, nell'universo, capace solo di ammirare senza analizzare.-
- Perchè non hai mai pensato di comprare un camper e passare la tua vita
passando da un posto all'altro.-
- Ci ho pensato.-
- Perchè non l'hai mai fatto?-
- Forse sono troppo vigliacco per sfidare i miei sogni.-
- Avresti dovuto farlo.-
- Forse hai ragione.-
Questa notte ho sognato di essere una farfalla: ora, sono l'uomo che ha sognato di essere la farfalla, o sono la farfalla che sogna di essere uomo?Chuang-tse
Una poltrona di velluto rossa. Un uomo seduto con a fianco tre modelle che gli
toccano il braccio, lo accarezzano sul volto, le sussurrano alle orecchie. Ha
di fronte a se un tavolino basso, sul tavolino una bottiglia di champagne dentro
un secchio d'argento pieno di giaccio e una scodella ricolma di cocaina. L'uomo
passa le sue mani sui corpi delle tre ragazze come per sottolinearne il possesso.
Alle sue spalle un uomo armadio che gli guarda le spalle, spalle strette e tendenti
verso il basso come un portabiti di metallo sottile sotto il peso di una giacca
di pelle troppo pesante. Ride sguaiatamente guardandosi attorno in cerca di
qualcuno che osservi la sua fortuna. Ha un completo Dolce e Gabbana e stivali
di manta, un fondotinta leggero che lo fa apparire abbronzato, le unghie perfettamente
curate e le sopracciglia disegnate a mezz'arco. Conferma e smentita in contemporanea
dell'etica di Democrito, la felicità ottenuta con l'eccesso, il sorriso
dello spreco, un calcio in culo alla precarietà della vita, la valorizzazione
smisurata dell'attimo e un calcio in culo alla povertà di una moltitudine
di suoi simili. "Carpe diem".
Ma ho la sensazione fastidiosa di una messa in scena, mi sorge il dubbio che
quando si ha la libertà concessa dalla ricchezza ci si ritrovi imprigionati
nel vizio dell'ostentare, la vanità che ingurgita la tranquillità
manifestando la sua conquista con un inopportuno e schifoso rutto.
-Hai mai invidiato
qualcuno?-
- Le uniche persone che invidio sono quelle che non hanno necessità o
quelle che hanno i mezzi per soddisfare tutte le loro necessità.-
- L'invidia era superficiale o ti entrava dentro?-
- Per fortuna era un invidia superficiale che si limitava alla possibilità
di esaudire qualche desiderio.-
- Molta gente dice che bisogna rischiare...-
- Ma io ho rischiato.-
- Ti saresti mai buttato in un pozzo avendo la certezza che quel pozzo ti avrebbe
fatto di arrivare nel paese delle meraviglie?-
-No-
-Perché?-
-Nulla è piu ingannevole di una certezza.-
Una delle
due: o il pozzo era straordinariamente profondo o ella ruzzolava giù
con grande lentezza, perché ebbe tempo, cadendo, di guardarsi intorno
e di pensar meravigliata alle conseguenze. Aguzzò gli occhi, e cercò
di fissare il fondo, per scoprire qualche cosa; ma in fondo era buio pesto e
non si scopriva nulla. Guardò le pareti del pozzo e s'accorse che erano
rivestite di scaffali di biblioteche; e sparse qua e là di mappe e quadri,
sospesi a chiodi. Mentre continuava a scivolare, afferrò un barattolo
con un'etichetta, lesse l'etichetta: "Marmellata d'Arance" ma, oimè!
con sua gran delusione, era vuoto; non volle lasciar cadere il barattolo per
non ammazzare chi si fosse trovato in fondo, e quando arrivò più
giù, lo depose su un altro scaffale."Bene, - pensava Alice, - dopo
una caduta come questa, se mai mi avviene di ruzzolare per le scale, mi sembrerà
meno che nulla; a casa poi come mi crederanno coraggiosa! Anche a cader dal
tetto non mi farebbe nessun effetto!" (E probabilmente diceva la verità).Lewis
Carroll, Alice nel paese delle meraviglie.
- C'è qualcuno
di cui ti fideresti ciecamente?-
- Nessuno tranne me stesso.-
- C'è chi dice che siamo tutti parte di un meccanismo superiore, come
se ognuno di noi fosse una molecola d'acqua in un oceano, eppure c'è
una distanza cosi' abissale fra l'individualità ed il tutto. L'uomo ha
sviluppato un ego cosi' potente che non permette piu' miscugli di anime.-
ègo s. m. inv. In psicanalisi, l''io' cosciente, che sceglie il modo
d'agire.
-Portami via tutto ma non il mio ego.
La fine dell'ego è la morte, la morte è
proprio il bicchiere d'acqua che si disperde
nell'oceano, e di Lui non rimane nessuna
traccia. Il mare non muta se si aggiunge o
si toglie un bicchiere della sua acqua. Non so
se capisci quello che voglio dire. Fare parte
dell'universo vuol dire non essere, vuol dire diventare nulla.-
- Se togli una vite ad un motore il motore si rompe.-
- E allora? Diventerà un motore rotto, non una vite mancante.-
- Ma tu non odiavi la filosofia?-
- Non la sopporto. Cambiamo discorso?-
-Dimmi.-
- Non riesco a fare le cose che devo fare.-
- Nemmeno io, e sai perchè?-
- Perchè?-
- Perche' non c'è nulla che devo fare.-
-Perfetto. Beata te. Che lavoro fai?-
- Andiamo a parlarne da qualche altra parte.-
-Dove?-
- Il primo posto che ti viene in mente.-
-Alice Spring.-
Alice Spring, nel mezzo dell'Australia. Visto l'ora potremmo essere da qualsiasi altra parte del mondo. Sono le tre del mattino, io e Zoe siamo seduti sugli scalini di fronte all'albergo in attesa che qualcuno ci venga a prendere.
-Ho un sonno tremendo.-
-Dormi.-
-E se arrivano?-
-Ti sveglio io.-
-No preferisco resistere.-
-Perché hai voluto fare questa cosa.-
-Credo sia una delle cose che desideravo fare fin da quando ero bambino. L'ho
visto in un documentario.-
-Perché a quest'ora?-
-E' una questione di venti. All'alba soffiano in maniera gestibile.-
All'orizzonte compaiono due luci che si fanno strada tra la sabbia. Pochi secondi dopo un pullman si ferma di fronte a noi. Si apre la portiera. Io e Zoe saliamo. Siamo gli unici a bordo. Dietro il pullman un rimorchio.
-Se lo porta dietro?-
-Evidentemente.-
-Questo non lo avevo immaginato. Pensavo l'avremmo trovata sul posto.-
-Anch'io pensavo cosi'. Posso appoggiarmi sulla tua spalla.-
-Fai pure.-
-Se mi addormento
-
-Ti sveglio io.-
-Zoe.-
-Dimmi.-
-Che lavoro fai?-
- E' cosi' importante?-
- Se fosse importante vorrei che me lo dicessi. Se non fosse importante non
dovresti avere problemi a dirmelo.-
- Diciamo che lavoro in un agenzia di viaggi.-
- La costante del viaggio. Cos'è il nostro argomento preferito? O forse
qualcosa che abbiamo in comune.-
-Sembrerebbe.-
-E quando viaggi hai degli sconti?-
-Si.-
- Quindi viaggi spesso?-
- Non ho mai tempo. Lo passo ad organizzare le partenze degli altri.-
- Avere il pane e non avere i denti.-
- Mettila cosi'.-
- Vuoi sapere che lavoro faccio?-
-No.-
- Ma non ti interessa nulla di me?-
- Mi interessa sapere se hai mai odiato qualcuno.-
- Ci devo pensare.-
- Vuol dire che non hai mai odiato nessuno.-
-No. Probabilmente ho odiato un sacco di gente ma ora non mi viene in mente.-
- Se ti chiedo il nome di una persona che hai amato...-
-Natalie.-
- Lo vedi. Ti ricordi subito di una persona che hai amato. E al momento non
ti viene in mente nessuno che hai odiato. Perchè non hai odiato abbastanza.
Altrimenti il nome verrebbe fuori esattamente come il nome di chi hai amato.
Come una bolla d'aria immersa nell'acqua che naturalmente viene a galla.-
- Ci sto arrivando. L'acqua è il tempo passato, e le bolle sono i ricordi.
Pensando al tempo passato le bolle dei ricordi vengono a galla, fino all'aria.-
- Le bolle d'acqua che stanno sotto l'acqua è la selezione degli avvenimenti
che hanno segnato la tua vita. L'aria che sta sopra l'acqua è tutto il
tempo che ti resta da vivere, e che viene selezionato, attimo dopo attimo, immergendosi
nel presente.-
- Il futuro.-
- L'unica cosa che esiste non esistendo.-
-E tu esisti?-
-Io non esisto, esistendo. Ma non avevi sonno?-
-Mi è passato.-
L'alba all'orizzonte.
Non c'è nulla di piu' bello che vedere l'alba con una persona che si
ama e da cui si è amati. Il senso di felicità che mi scoppia dentro
dovrebbe esere la prova inequivocabile che sono innamorato di Zoe e che lei
è innamorata di me.
Ma sulla seconda certezza ho dei dubbi. Meglio un dubbio che porta a sperare
che una certezza che toglie ogni speranza. Quindi non le chiedero' nulla. Arriviamo
in una pianura, un assaggio del deserto che comincia qualche miglio ad Ovest.
Davanti a noi viene srotolato un enorme telo leggerissimo, la parte superiore
viene attaccata alla parte inferiore con dei nodi. Io e Zoe saliamo su una navicella
di vimini. Al centro ci sono due grosse bombole di gas. Fuoco. Fiammate ad intervalli
regolari che poco a poco riempiono il telo. Si gonfia un enorme pallone giallo
e rosso. Sale verso l'alto. Una fiammata. Il pallone sale.
-Questa cosa è
meravigliosa.-
-Volare?-
-Volare nel silenzio piu' assoluto.-
-Aspetta a parlare di silenzio assoluto. Ogni fiammata ti sembrerà uno
schiaffo.-
Arrivati a duecento metri d'altezza arriva il primo schiaffo di fuoco. Inevitabile per tenere il pallone in quota.
-Te lo avevo detto.-
-Il silenzio amplifica il suono del fuoco, e il suono del fuoco amplifica il
silenzio.-
-Guarda.-
-Cosa?-
-Quei canguri. Laggiu'.-
-Chissà dove stanno andando?-
-Forse non hanno una direzione.-
-La vedi quella macchia scura?-
-Si.-
-E' quello che è rimasto di cespugli e sterpaglie dopo un incendio. I
canguri ci girano intorno. La evitano. Ma è difficile non accorgersi
che la morte ci tenga a far sapere che il suo regno confina con la vita. Tu
credi che si potrà mai scoprire cos'è la morte.-
- Perchè no?-
- Secondo te sarà una scoperta rassicurante o terrorizzante?-
- Vuoi la mia opinione?-
- Te l'ho chiesta.-
- Quando la scienza scoprirà che la morte è un viaggio, non avrà
ancora scoperto qual'è il punto d'arrivo di questo viaggio. E quando
avrà scoperto il punto d'arrivo si ritroverà su una spiaggia circondata
da montagne altissime. Si chiederà allora cosa si nasconde dietro quelle
montagne. E quando le avrà superate si troverà di fronte ad un
deserto. Vorrà sapere cosa c'è dietro il deserto. Una volta attraversato
il deserto si ritroverà di fronte ad un nuovo oceano. Una nuova partenza.
E ricomincerà a chiedersi cosa c'è al di là.-
Dopo il deserto?
- Quindi la morte non è altro che uno di infiniti passaggi.-
- Secondo me. Ma io sono solo una donna che si diverte a fare ipotesi su tutto
cio' che non si puo' provare.-
- Un bel sistema per avere sempre ragione.-
- Al contrario. Il miglior modo per far si che nessuno ti richieda di avere
ragione.-
- Tu hai paura della morte?-
-Io?-
-Tu.-
Un boato. Una fiammata improvvisa. Il pallone sale verso l'alto. Torna il silenzio ma anche dopo che la fiamma scompare il ricordo del suo urlo rimane come un eco nelle orecchie. Il boato ha lasciato un impronta, che impronta lascia il silenzio? Forse non esiste nessuna traccia del nulla, forse è come la mancanza di suoni incapace di creare echi o ricordi. La nostra vita, il fruscio delle nostre esistenze, gli urli di disperazione e di gioia sono e saranno piccole pietre lasciate sulla strada dell'universo affinché Dio ritrovi la via che lo riporti a casa.
-Raccontami una
storia.-
- Quale storia.-
- Una storia accaduta durante i tuoi viaggi.-
- Una a caso?-
-Si.-
- Un giorno ero proprio qua, ad Alice. Dovevo andare a vedere quella famosa
roccia che si trova nell'outback Australiano. L'Ayers rock.-
- Ho capito dov'è.-
- Io invece non sapevo dov'era quel luogo. Chiedo informazioni ad un aborigeno
che stava fermo accanto alla strada a fare nulla. Lui mi risponde: "Sempre
dritto, poi gira a destra." Io sono andata dritto aspettando di trovare
una svolta a destra. Sai quando è arrivata la svolta a destra?-
-Quando?-
- Trecento chilometri dopo. Ho girato a destra ed ho fatto altri duecento chilometri
dritto verso Ovest. Io abituato alla città mi aspettavo che quella svolta
a destra fosse subito dopo aver ricevuto l'indicazione. Ed aspettavo, ho aspettato
cosi' tanto che ad un certo punto ho pensato di aver sbagliato strada. Continuavo
a guardarmi intorno a caccia di quella maledetta curva.-
- E non hai imparato nulla?-
- Imparato cosa?-
- Che la svolta prima o poi arriva ma non è detto che sia dove tu te
l'aspetti. Non si possono fare previsioni basandosi solo sulla propria esperienza.
Vale anche per la vita e per la morte. La vita è il rettilineo, la morte
sarà una deviazione, tutti ti possono dire che questa deviazione prima
o poi ci sarà, ma se passi tutto il tempo ad aspettarla finisce che non
fai caso a quello che ti sta intorno.-
- Pensa se quella deviazione poi non la vedi e tiri dritto.-
- Ti piacerebbe?-
- Vorrebbe dire essere immortali.-
- Fingere di non vedere la deviazione. Non hai tutti i torti, non si è
mai vista una deviazione che avverta il viaggiatore della propria esistenza.
Ma dimentichi una cosa.-
-Sentiamo.-
- Se non volti sbagli strada.-
- Mettiamo che io viaggio senza avere un punto preciso dove arrivare, non posso
sbagliare strada.-
-Mettiamo che tu viaggi senza avere direzione, come fai ad evitare tutte le
deviazioni.-
- Vado dritto.-
- La teoria non è sbagliata ma presuppone una strada che non arrivi mai
di fronte ad un bivio.-
- Ho capito. Non c'è via d'uscita.-
- Credo di no.-
- E abbiamo passato del tempo a parlare di un argomento su cui sembra inutile
parlare.-
La felicità è un atterraggio improvviso. La navicella di vimini che sbatte contro i cespugli e poi improvvisamente si capovolge. Io e Zoe uno sull'altra, orizzontali al terreno. La scena è comica, come lo è ogni ritorno con i piedi per terra. Il volo è finito, il sole è salito, il colore arancione della terra risplende, sono le nove del mattino ma per quel che mi riguarda il giorno è stato vissuto, potrebbe anche finire qui. Perché ho pensato a questo? Forse che ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, ogni vita sono caratterizzati da singoli episodi che uniscono come ponti sponde in mezzo alle quali scorre il tempo perso. E se il tempo perso non fosse altro che una rampa di lancio indispensabile per questi voli pindarici destinati a dare un senso all'esistenza?
- Ti ricordi quando
hai fatto per la prima volta l'amore?-
- Piu' o meno. E' un secolo fa.-
- Era come te l'aspettavi?-
- Non mi ricordo piu' come me l'aspettavo.-
- Memoria zero.-
- Meno di zero.-
- Qualcosa ti ricorderai.-
- Mi ricordo che dovevo farlo. Sembrava uno di quei traguardi che fino ad un
attimo prima ti appaiono lontanissimi, poi di colpo te lo ritrovi di fronte
non capendo se sei tu che hai accelerato o Lui che si è avvicinato di
colpo.-
- Quanti anni avevi?-
-Sedici, forse diciassette. Insomma giù di li'.-
-E da allora cosa è cambiato?-
- E' cambiato tutto.-
- In che senso.-
- Questo è uno dei miei crucci. Una di quelle cose a cui non so rassegnarmi.
Quando sei un ragazzo i sentimenti, gli ideali, i sogni, i progetti sono al
tuo servizio, rendono sopportabili le frustrazioni, le delusioni, le cadute,
tipiche di quando sei giovane. Poi cresci, cambi e tu uomo ti ritrovi ad essere
schiavo degli stessi ideali, sogni e progetti che qualche anno prima ti facevano
sentire libero.-
- E questo perchè alle stesse parole: sogni, ideali, progetti, corrispondono
concetti diversi.-
- Proprio cosi'. Mi manca quel senso di sentirsi eroi anche solo per aver guadagnato
un sintomo di libertà con una semplice cazzata come farsi un buco all'orecchio,
o aver marinato la scuola perchè era una bella giornata da passare al
mare.-
- E poi si era soldati dello stesso esercito.-
- Se parli degli amici era proprio cosi'. Eravamo un esercito, solidali gli
uni con gli altri, uniti dalla nostra anagrafe, lottando contro le prospettive
catastrofiche dei nostri genitori.-
- Che poi non avevano torto.-
- No. Ma questo ha poca importanza. E poi le prospettive catastrofiche sembrano
diventare reali proprio grazie alla forza della loro prevedibilità.-
- Vuoi andartene.-
-Si.-
-Dove?-
-Nella mia vecchia scuola.-
-Andiamo.-
Un palazzo rosa di fronte. Lo riconosco. I cinque scalini che ho salito per tredici anni di fila. Gli stessi scalini con la stessa altezza che da piccolo sembravano alti e poi improvvisamente mi erano sembrati cosi' bassi da farli tre alla volta per atterrare con un salto di fronte alla porta girevole. Ricordo solo questo di quegli anni, come se un muro di nebbia impedisse di riconoscere particolari di quel passato scolastico. E' tutto un mistero: i miei compagni di classe, i professori, le sensazioni di paura prima di una interrogazione. Nebbia. Come se non avessi mai vissuto quella storia, come se non fossi stato io a portarmi sulle spalle quello zaino pieno di libri. Di quante esistenze è fatta la vita di un uomo? Quante volte muore prima di morire definitivamente. E perché le scomparse cicliche di parte del nostro passato non ci terrorizzano, anzi uccidono una parte di noi nella nostra completa indifferenza. C'è fine e fine. C'è la fine di un episodio e la fine della storia. Siamo così sicuri che il passato scomparso influisca sul nostro futuro? Oppure arriviamo ogni volta di fronte ad un arrivo nell'inconsapevolezza di essere partiti per un viaggio piu' breve del previsto.
- La mia scuola.-
- Sei contento di essere qui.-
- Non lo so.-
- Non ti accendere quella sigaretta.-
- Perchè?-
- Perchè non hai voglia di fumare. La stai accendendo perchè sei
nervoso e non sai che fare.-
- E' vero. Ma non è giusto che tu sappia capirmi in questo modo.-
-Chissà quanto tempo hai passato la dentro.-
- Mi viene in mente il primo giorno.-
- Cosa hai combinato?-
-Stupidaggini.-
-Dimmelo.-
- Avevo trovato un piccione, non mi ricordo se era ferito, non mi ricordo come
avevo fatto ad acchiapparlo e a portarlo con me. So solo che ce l'avevo sotto
la divisa e poi devo averlo lasciato libero da qualche parte nella scuola. Credo
sia successo un gran casino.-
- Di solito a scuola si portano dei libri non dei piccioni.-
- Non mi chiedere perchè l'ho fatto, non mi ricordo.-
- Le intenzioni si dimenticano prima dei fatti che quelle intenzioni hanno generato.-
- Già, ed è un peccato.-
- Ed il tempo non passava mai.-
- Banale ma vero. Quando sei piccolo il tempo non passa mai.-
- Lo sai perchè?-
-Dimmelo.-
- E' una questione di aspettative. Quando attendi qualcosa quel qualcosa sembra
non arrivare mai. E da piccoli si hanno milioni di aspettative. Poi una volta
cresciuti le aspettative diminuiscono, ed il tempo scorre veloce.-
- Tu parli di aspettative, ma intendi i desideri.-
- Il desiderio di diventare grande.-
"Liberarsi
dalla convinzione che non ci sia libertà significa essere davvero liberi."Martin
Buber"Libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel
sottrarsi a questa scelta prescritta."Theodor Adorno"Le libertà
non si concedono, si prendono."Petr Kropotkin"Nulla fu mai, per l'uomo
e per la società umana, piu' intollerabile della libertà."Fedor
Dostoevskij
- Si presuppone
che l'esser grandi
voglia dire essere liberi, ed invece.-
- Invece la libertà è un concetto
che esiste come desiderio, una volta
raggiunta diventa schiavitu', prigionieri
del sogno catturato. Prigionieri
della volontà di non
lasciarselo scappare.-
- Mi fanno male le braccia.-
- Problemi di circolazione?-
- Credo di si.-
- Avresti dovuto smettere di fumare.-
- Avrei dovuto non riprendere mai.-
- Avevi smesso?-
- Dieci anni fa.-
- Perchè hai ripreso?-
- Non lo so. Forse per farmi compagnia. Forse per essere consapevole dei momenti
passati con me stesso. Forse semplicemente perché sono un imbecille che
non sa resistere alle tentazioni.-
- Resistere alle tentazioni non fumando? Sottovaluti le tentazioni. Il fumo
è solo un vizio.-
- Non parlo del fumo, parlo della sigaretta, è lei che tenta. Credo che
sfrutti l'incapacità degli esseri umani di confrontarsi con se stessi
senza usare dei filtri.-
- Milioni di persone non fumano.-
- Milioni di persone usano altri filtri per comunicare con se stessi.-
- Gli uomini tentano di rendere poetico qualsiasi debolezza umana. Anche tu.-
- Tu non fumi?-
- Mai toccata una sigaretta.-
- Che vizi hai?-
- Nessun vizio.-
- Non ci credo.-
- Forse uno.-
-Quale?-
- Il vizio del passato.-
- Cosa vuol dire?-
- Ho una passione sfrenata per le cose finite. Riascolto canzoni che nessuno
ricorda piu', metto vestiti usati, viaggio in luoghi che ho già visitato,
ed ascolto storie che conosco già.-
-Prima mi hai detto esattamente il contrario.-
-Cosa?-
-Mi hai detto che per te è importante solo il futuro.-
-Davvero ho detto una cosa simile?-
-Si.-
-Comunque non c'è differenza.-
-Eccome se c'è.-
-Diciamo che amo il passato per la sua caratteristica di essere stato un futuro
incerto.-
-Quanti anni hai?-
-Non si chiedono gli anni a una ragazza.-
-Ne devi avere parecchi.-
-Abbastanza per confondere il prima con il dopo. Comunque anche tu hai una passione
per cio' che è stato.-
- Come fai a saperlo?-
- Si vede.-
- Si vede da che cosa?-
- Si vede dallo sguardo, dal tuo sguardo che si meraviglia di fronte alle cose
conosciute e rimane indifferente di fronte alle cose sconosciute. Lo vedi quel
palazzo sulla destra.-
-Si.-
- E' bellissimo, ma non l'hai neanche degnato di uno sguardo. Stai sempre li
a fissare il portone di questa scuola.-
- Ma era la mia scuola.-
- Quel portone lo conosci a memoria ma...-
- Ma che cosa?-
- Ma quel portone è un generatore di ricordi, per questo ami tornare
nei soliti posti, vai nei soliti bar, mangi nei soliti ristoranti e viaggi sempre
nei soliti posti. Tu hai bisogno di generatori di ricordi. Forse anche tu vivi
nel passato.-
- E' una specie di peccato originale.-
Le facevo sempre
la stessa domanda: "Chi è la piu' bella?" E per aiutarla le
dicevo che la risposta era una parola di due lettere, la prima era una "i"
la seconda una "o".
E lei rispondeva teneramente "Io", ed era la risposta esatta.
Perché lei era semplicemente cio' che avevo sempre desiderato.
La differenza tangibile tra "l'amore dire" e "l'amore fare".
Lei era la prova che anche io ero, chissà perché, degno di essere
amato, degno di essere indispensabile alla felicità di un altro essere
umano.
Era minuta, con due occhi grandi e una pettinatura spettinata che non temeva
le continue incursioni delle mie mani tra i suoi milioni di capelli.
Scriveva "Ti amo" sui muri di casa e lasciava biglietti in giro per
la cucina.
Ogni biglietto era un sorriso che rimandava il mio pensiero alla sua lontananza.
Le telefonavo venti volte al giorno e lo stesso faceva lei. Magari solo per
chiederci: "Dove sei?".
Perché c'era la continua necessità di localizzarci in qualche
punto dell'universo. Era l'unico modo per vederci anche quando eravamo distanti,
chiudendo gli occhi e immaginando noi stessi nel luogo che avevamo appena descritto.
Era un amore "vero", dove la parola "vero" presupponeva
l'aver vissuto tanti amori falsi che servivano solo a farsi compagnia.
Poi un giorno l'amore se ne andò.
Senza un reale motivo, semplicemente per la mia superficialità che a
poco a poco mi illuse che un fatto eccezionale una volta sperimentato potesse
essere ripetuto all'infinito.
Immaginavo quell'amore espresso da un'altra donna, immaginavo le stesse parole
e le stesse promesse dette con un'altra voce, immaginavo i suoi sguardi lanciati
da altri occhi.
Se ne andò piangendo mentre io stavo già pensando a quella sostituzione
esteriore che non avvenne mai.
Certe anime sopravvivono in un solo e determinato corpo.
Perché non l'ho capito prima?
Penso a tutto questo perché vedo in fondo alla strada una ragazza attraversare
la strada, e quella ragazza somiglia a lei.
O forse no, forse non ci assomiglia affatto, forse sono io che la sto cercando
dappertutto e in ogni donna, che è abbastanza lontana per non essere
riconosciuta, rivedo lei.
-Cosa stai guardando?-
-Niente.-
- Credimi. Non avresti mai ritrovato una come lei.-
- Lei chi?-
- Quella che ti ha amato. L'unica. Tu hai avuto un solo amore, ne sono sicura.-
- E' vero.-
- Puoi tornare negli stessi luoghi, puoi tornare sui tuoi passi per sempre,
ma non puoi ritrovare la stessa persona una volta che l'hai perduta. Ma questa
rimane la tua grande illusione.-
- Non è solo una questione di amore.-
- E' solo una questione d'amore. Le persone che ami, padre, madre, fratelli,
amici, una donna. Insostituibili. E la parola insostituibile ti crea il terrore
della perdita. Tu cerchi sempre di essere rassicurato dalla immobilità
delle cose. Ma purtroppo anche lo cose cambiano, a volte vengono cancellate,
esattamente come accade per le persone. Il tempo è un grande costruttore
ed un grande distruttore. Il tempo è la prova che l'universo non è
nient'altro che una scatola dove non c'è piu' posto per nulla. E tutto
cio' che viene creato di nuovo deve per forza trovare posto nella scomparsa
di qualcosa di vecchio.-
- E' una maledizione.-
- Tu la vedi cosi'.-
- Nulla ha senso.-
- O forse è il contrario. Il senso sta nel lasciare il posto a qualcun'altro.
Permettere con la tua scomparsa la comparsa di qualcosa d'altro.-
- Perchè non puo' accadere che tutto rimanga immobile ed immutabile.-
- Sarebbe la fine senza la speranza di altri inizi.-
-No. Sarebbe la pace, la serenità della spirito, finalmente la pace.-
- Credi in qualcosa?-
-Cosa vuoi dire?-
-Credi che la tua vita abbia un senso? -
- Io spero in tutto ma non credo in nulla.-
- Dimentichi una possibilità.-
-Quale?-
- L'esistenza di un altra dimensione dove il tempo non esiste.-
- Il tempo è la materia di cui tutto l'universo è formato.-
- Al di là dell'universo.-
- Cosa pensi ci sia?-
- Non mi fare questa domanda.-
- Perché no. Tu sai tutto.-
-Forse.-
- Dov'è mio padre?-
- Tu non lo sai?-
- Non lo so piu'.-
- La domanda "dov'è?" presuppone l'esistenza di uno spazio,
e lo spazio presuppone l'esistenza del tempo. Non bisogna chiedersi dov'è?-
- Cosa dovrei chiedermi?-
- Lascia stare.-
-Rispondimi.-
- Dovresti chiederti...-
-Cosa?-
- Dov'è finito lo spazio che lo conteneva. E' lo spazio occupato dal
suo essere che si è spostato, non Lui. Prima quello spazio era identificabile
attraverso il suo corpo, ora quello spazio non ha piu' visibilità, ma
esiste, e senza il peso della materia si sposta dove vuole, quando vuole, e
come vuole. Io so dov'è tuo padre.-
-Dove?-
- E' qui.-
- Mi verrebbe da chiederti: "Qui dove?". Perchè non vedo nessuno
attorno a me. Forse devo semplicemente immaginare che ci sia.-
- Chiudi gli occhi-.
-Fatto.-
- Pensa a tuo padre.-
- Ci sto pensando.-
-Dov'è?-
- Credo che sia nei miei pensieri.-
- E' qui. Te lo avevo detto. Anzi è dentro di te.-
- Ora riapro gli occhi e Lui se ne sarà andato. Mi manca la sua consistenza
fisica. Non poterlo toccare, non poter vedere il suo corpo muoversi, il cambio
di espressione sul suo volto ad ogni pensiero.-
- Ritroverai tutto questo.-
- Preferisco crederti senza chiederti come fai ad esserne cosi' sicura. Ma andiamo
via.-
-Dove?-
-A Parigi.-
- Perchè Parigi?-
- E' stato il mio primo viaggio.-
Quartiere di Montmartre. C'è il sole. In piazza un giapponese sta ritagliando
da un cartoncino nero il profilo di una elegante signora. Pittori che dipingono
lo stesso angolo di via da una vita, l'angolo della via che muta con il mutare
delle stagioni grazie ai vasi di fiori appoggiati sul davanzale di una finestra
che mostra due tende bianche di pizzo. Lo scostarsi della tenda, lo sguardo
veloce di un vecchio signore che controlla cosa accada per strada, poi sparisce
all'interno come rassicurato dal fatto che nulla fosse cambiato. E poi turisti,
che non sembrano turisti.
Le vie di Montmartre trasformano gli uomini in cittadini di questa collina,
la trasformazione avviene sui volti rasserenati dalla dolcezza delle piccole
vie, dagli occhi stanchi e felici dopo la salita. C'è sempre il tempo
per un caffè, c'è sempre il tempo di scambiare una parola di troppo.
E quella parola riguarda Vincent Van Gogh che qua vicino visse ospite della
casa del fratello. La mia ignoranza in fatto di arte non mi impedi' di rimanere
sconcertato di fronte ad un paesaggio dipinto da Vincent. Sconcertato per il
regalo immenso che il pittore fece ai colori del vero orizzonte, illuminando
la campagna come forse un giorno ogni secolo accade. Non c'era Vincent quel
giorno, c'era la sua intuizione, il ricordo senza memoria di un giorno che sarebbe
comunque dovuto accadere.
Mi venne voglia di fumarmi una sigaretta, e la fumai con piu' sensi di colpa
del solito. Il fumo mi entrava nei polmoni e contraddiva la mia voglia di bellezza
e di purezza. Zoe era di fianco a me, si guardava intorno sorridendo. Ma il
suo sorriso era rivolto all'aria, al cielo, ai muri delle case, ai gatti, mai
rivolto ad un essere umano. Zoe è cosi', sembra indifferente agli uomini,
a tutti tranne che a me. E non capisco il perchè.
- Posto meraviglioso.-
- Uno dei miei posti preferiti.-
- C'è un motivo?-
- Il motivo ci sarà, ma non so spiegartelo. Credo che sia questa atmosfera
da tempo immobile. E poi tutti questi turisti mi fanno capire una cosa.-
-Dimmi.-
- Il viaggio è una linea compresa tra il concetto di andata e il concetto
di ritorno, ed il luogo visitato è un vertice che trasforma questa linea
in un triangolo impossibile a due segmenti. Una superficie piana infinita. La
tela sulla quale vengono dipinti i ricordi. I ricordi sono attimi in movimento,
pennellate di colore, chiari scuri, improvvisazioni, ecco cosa sono io. Sono
un pennello immerso in un colore blu cielo.-
- Poi il pittore intinge il pennello nel giallo, e tu ti ritrovi verde.-
- Verde come le foglie di quell'albero.-
- Verde come il prato in quel quadro.-
- Non ci avevo mai pensato.-
-A cosa?-
- Al colore degli uomini.-
- Gli uomini sono rosa.-
- Questo te lo dicono a scuola. Ma se guardo la mia pelle non so dirti di che
colore sia. Una specie di marrone chiaro.-
- Rosa. La mia pelle è rosa.-
- Dare il giusto colore alla pelle deve essere uno degli ostacoli piu' complicati
da superare per un pittore.-
- Non saprei nemmeno dipingere un fiore.-
- Io sono un disastro a disegnare.-
- Mai passato una notte in treno?-
- Si. La prima volta proprio per venire a Parigi. Avro' avuto quindici o quattordici
anni. Pensa che non me lo sono mai dimenticato. Il rumore del treno, la cuccetta,
il senso di essere cullati dalla velocità, mia madre che dormiva nel
letto sotto, la sensazione di arrivare da qualche parte, senza sapere esattamente
dove.-
- Ci sono tanti motivi per cui vale la pena vivere.-
-Innumerevoli.-
- La colazione alla mattina.-
- Preparare le valigie.-
- Il primo sguardo alla persona che amerai.-
- Il sapore delle sue labbra.-
- La paura di non farcela e poi scoprire che ce l'hai fatta.-
- Un amico che ti sta vicino quando hai bisogno di Lui.-
- Confidare un segreto a un amico di cui ti fidi.-
- La paura di cambiare e poi cambiare.-
- Un film che ti fa apparire piu' dolce la realtà.-
- La musica.-
- Pensare a quella cosa piacevole che avverrà domani.-
- Abbracciare i tuoi genitori prima di lasciarli per ritornare a casa tua.-
- Vedere le foto di quando eri bambino.-
- Scoprire che tuo figlio ti assomiglia.-
- Mettere in discussione l'immagine di Dio che gli uomini ti impongono, perchè
hai troppo rispetto per Lui per credere che sia come te lo raccontano.-
- Questo cosa c'entra?-
- Vivere per il gusto di mettere in discussione le favole ancorate a troppe
certezze.-
- Restituire alle favole il potere dell'incertezza.-
- Sperare che tutto sia vero, senza lasciarti imprigionare dalle certezze impossibili.-
Perché
le chiese hanno questo fascino inspiegabile? Mi ritrovo davanti alla basilica
di Montmartre e il mio sguardo compie una panoramica dal basso verso l'alto.
Poi rimane immobile a guardare un campanile, so di avere la bocca socchiusa
in una smorfia di stupore e meraviglia.
Inconsciamente devo essermi convinto di trovarmi di fronte ad una delle moltissime
case di Dio. Se sono uno che ama credere alle favole perché adesso dovrei
resistere a questa che sopravvive da piu' di duemila anni? La bellezza di questo
posto ha indubbiamente qualcosa di mistico. In questo momento ha poco importanza
chiedersi se sono vittima di un condizionamento mentale o se veramente esiste
un potere nascosto che si sprigiona da questo marmo. Lascio il mio scetticismo
a riposo, Zoe è al mio fianco con una gonna dalla quale spuntano due
gambe degne di sorprendere il miglior filosofo specializzato in estetica. La
sua presenza giustifica l'esistenza di qualsiasi divinità, di conseguenza
giustifica l'esistenza di ogni abitazione in cui questa divinità sostiene
di risiedere.
- Questa chiesa
è bellissima.-
- Vuoi entrare?-
-Si.-
- Mi faranno entrare con questo vestito?-
- Cos'ha questo vestito che non va?-
- Forse questa gonna è troppo corta.-
- Se Dio fa caso alla lunghezza della tua gonna mi ritrovo inconsapevolmente
ad assomigliare troppo a Lui.-
-Andiamo.-
Una donna è
inginocchiata di fronte ad una croce. Guarda con aria supplicante il Cristo
sanguinante. E' indubbio che dentro di se sta formulando qualche richiesta a
quell'uomo morente. Ed è straordinario pensare a come un essere umano
riprodotto in condizioni cosi' estreme, in fin di vita, abbia il potere di apparire
ancora in grado di dare risposte ed esaudire desideri.
Altrettanto straordinaria è la capacità degli uomini di non accorgersi
del suo sguardo che chiede aiuto.
E' una scena paradossale, come se un chirurgo chiedesse consigli per un mal
di denti ad un dentista che è appena stato investito da un camion.
Certo non è facile capire in che modo si possa aiutare quell'uomo a liberarsi
dai suoi chiodi e dalla sua pena, ma istintivamente credo che basterebbe ad
alleviare le sue pene il semplice gesto di dire "mi dispiace che tu stia
soffrendo", invece che dire "grazie, perché so che soffri per
me".
- Si devono essere
messi d'accordo.-
-Chi?-
- Tutti quelli che hanno scolpito i crocifissi.-
- Perchè?-
- In tutti i crocifissi Gesu' ha sempre la solita espressione.-
- E' normale. L'unica espressione che avrebbe potuto avere è quella che
esprime sofferenza.-
-C'è sofferenza e sofferenza.-
- Non capisco.-
- C'è la sofferenza che porta ad una vittoria, c'è la sofferenza
che porta ad una sconfitta, c'è la sofferenza fine a se stessa, c'è
la sofferenza senza speranza, c'è la sofferenza cercata, c'è la
sofferenza non voluta. Eppure Lui ha sempre una sola espressione.-
- La sofferenza della delusione.-
- Bravo. E' proprio cosi'. Gesu' non soffre per i chiodi o per le ferite, Gesu'
soffre per la delusione. Chissà quanta fiducia riponeva negli uomini.
Per questo dovresti credere alla sua grandezza.-
- Perchè Gesu' non soffriva per se stesso ma per la piccola disumanità
dei suoi carnefici.-
- L'umanità è il carnefice di Cristo.-
Zoe si avvicina alla base del crocifisso poi comincia ad accarezzare i piedi del Cristo. Io mi avvicino a lei e la guardo. Vedo i suoi occhi inumidirsi di lacrime. Poi il volto lentamente si reclina verso il basso, la bocca si avvicina al chiodo che trafigge la parte dorsale dei piedi. Si avvicina fino quasi a sfiorare con le labbra la parte sporgente del chiodo. Poi si blocca in un attimo sospeso in un vuoto di spazio, come in una pausa di vita, un segmento di tempo fermo dedicato a quel lutto che sembra non consumarsi mai.
- Ogni rivoluzione
vede contrapposte due fazioni. La rivoluzione di Cristo non presupponeva nessuna
contrapposizione. Far vincere l'uomo senza far perdere nessuno. Che grande utopia?
L'uomo non merita tanto, l'umanità non è altro che una briciola
di pane sul tavolo principesco dell'universo dove stanno banchettando il tempo,
lo spazio, il caso, e...
- E...-
- E Dio. -
-Dio chi?-
-Il Dio che gli uomini hanno creato per darsi una ragione, il Dio che ha creato
l'uomo per darsi una ragione. Come fosse una società. Sai il detto: una
mano lava l'altra
-
-Gesu' è esistito? Intendo come il Gesu' di cui tutti noi veniamo messi
a conoscenza.-
-Si. E come Lui ne sono esistiti altri cento.-
-Usciamo?-
- Non stai bene?-
- Sto benissimo. Voglio solo uscire.-
-Andiamo.-
Un lampo e un tuono. E acqua che cade lanciata da qualche annaffiatoio celeste. Gente che corre cercando rifugio sotto gli ombrelloni dei bar. Io e Zoe che guardiamo verso l'alto mettendo a fuoco enormi distinte gocce che paiono atterrare ed esplodere al rallentatore. Una di queste mi colpisce sull'estremità delle labbra. La raccolgo con la lingua e ne sento il sapore inesistente. Un sapore di nulla tipico di tutto cio' che proviene da altrove. Sarà la terra a consegnare all'acqua un gusto, sarà la terra a contaminare quei miliardi di gocce trasformandole in corsi d'acqua sporca in corsa verso le segrete sbarre di tombini cosi' agognati da apparire porte verso la libertà.
- Non ci credo.-
-Piove.-
- Siamo entrati che c'era il sole.-
- Compriamo un ombrello?-
- No. Non ne ho mai usati in vita mia.-
- Ci prendiamo la pioggia.-
- Fa bene ai capelli.-
- Questa dove l'hai letta?-
- L'ho sempre pensato.-
- Sei strano.-
- Non è vero sono normalissimo.-
- Scusa. Non era un offesa. Sei semplicemente una persona che ha delle idee
stravaganti.-
-A me sembra di essere la persona piu' banale del mondo.-
- Come preferisci. Dove portano queste scale?-
-A quella piazza.-
- Cosa vuoi andare a vedere?-
- Un muro blu.-
- Cosa ha di strano quel muro?-
- C'è scritto "Ti amo" in tutte le lingue del mondo.-
-Davvero?-
- Vieni con me.-
- Non mi stringere cosi' forte la mano.-
- Si ma tu stammi dietro.-
- Non voglio mica volare.-
- Nemmeno io.-
Lo vogliamo chiamare il muro dell'amore. Oppure lo si potrebbe definire il quaderno di pietra su cui gli uomini amano scrivere del loro sogno prima che il sogno svanisca. Tracciano il nome della persona amata accanto al loro nome come se bastasse avvicinare due parole per unire i due esseri animati a cui quelle parole corrispondono. Viviamo di illusioni e della speranza di rendere senza fine un momento. Sappiamo che gli alberi e le pietre sopravvivranno a noi ed è istintivo affidare a loro la memoria di un amore.
- E' questo?-
- Si. E' bellissimo.-
-Poetico.-
- Vuoi che ti racconti una storia?-
-Dimmi.-
- Ero a Brno. Una città della Cecoslovacchia. Sarà stato cinque
o sei anni fa. Ero li' per un lavoro. Una sera esco, vado in un ristorante e
di fronte a me vedo una ragazza. Bella, anzi bellissima. La invito a ballare
e scopro che non parla una parola d'inglese, e neanche in italiano. Io naturalmente
non so una parola di cecoslovacco. Balliamo in silenzio. Poi in silenzio usciamo
dal ristorante, attraversiamo un parco, arriviamo davanti al mio albergo. Entriamo,
andiamo in camera mia. Facciamo l'amore. Compensando la mancanza di parole con
lunghissimi scambi di sguardi. Abbiamo dormito insieme, e poi la mattina dopo
ci siamo salutati sapendo che quell'incontro era stato l'incontro di due anime
disancorate dalla realtà. Quando ci penso provo un desiderio enorme di
riprovare quelle emozioni.-
- L'emozione di un amore che non ha avuto bisogno di spiegazioni.-
-Esatto.-
-A me non è mai accaduto.-
- E io e te parliamo troppo.-
-Approfittiamone.-
- In che modo.-
- Dimmi qualcosa che non so.-
- Sai cosa si prova davanti ad un sogno che diventa realtà.-
-No.-
- Hai voglia di venire con me.-:
- Io non posso lasciarti.-
- Allora andiamo.-
-Dove?-
- Arizona. La Monument Valley.-
- Dietro l'angolo.-
- Visto da prospettive stellari, si. Dietro l'angolo.-
Luogo magico. Dove per magico si intende il potere di modificare la realtà
semplicemente con il potere persuasivo della bellezza. Siamo seduti su una pietra
circolare di colore rosso porpora, dietro di noi tramonta il sole. Si allungano
le ombre. Il contrasto dei colori aumenta. Silenzio. Ad eccezione del canto
di qualche uccello e del rumore soffuso di una corsa sulla terra di un cane
che ha un occhio azzurro ed uno giallo. Monumenti di pietra regnano su una pianura
sterminata. Sorprende e tranquillizza la completa mancanza di violenza, un paesaggio
armonioso dove ogni elemento occupa il suo spazio naturale senza nessun accenno
di prevaricazione o desiderio di conquista. Zoe si toglie le scarpe ed appoggia
i suoi piedi sulla pietra. Guarda verso l'orizzonte con uno sguardo estasiato.
Chiude gli occhi come per spingere dentro di se l'immagine appena fotografata
nella memoria. Li riapre. Scorre la linea dell'orizzonte come se leggesse. Poi
mi prende una mano e intreccia le sue dita con le mie.
- L'uomo prima o poi distruggerà tutto questo.-
- Come fai ad esserne sicura.-
- Accadrà. L'uomo è allergico alla bellezza.-
- Perchè?-
- La bellezza ispira nell'uomo il desiderio di conquista, non è capace
di ammirarla senza pensare di possederla. E' una specie di malattia. L'egoismo
imperante. Peccato.-
- Quando tutto questo diventerà solo un ricordo io non ci saro' piu'.-
- Quindi non è un problema tuo.-
- Esatto.-
- Non pensi a chi verrà?-
- Sinceramente no.-
- Sei un egoista.-
- Non credo. Mi limito a non lottare, rimango immobile di fronte al crollo dell'umanità,
e pensandoci bene mi viene quasi da dire che in fondo è naturale che
sia cosi'.-
- E' naturale che l'uomo distrugga la terra?-
- La terra è un organismo vivente e come tutti gli organismi viventi
è destinato a morire. L'uomo non è altro che il virus impazzito
che la sta divorando. Un tumore maligno dalla quale la terra si salverà
grazie all'incoscienza di questo virus.-
- L'uomo distrugge la terra, la terra è l'unica fonte di sostentamento
che l'uomo possiede, quindi l'uomo distrugge se stesso. La terra sopravviverà
all'estinzione dell'uomo. L'organismo vivente chiamato terra sopravviverà
al suo cancro perchè ne è l'elemento essenziale alla sua sopravvivenza.-
- Perdersi. Ecco una cosa che mi ha sempre affascinato.-
- Non ci si abitua mai a questo genere di tramonti.-
- La luce che se ne va ti rende ancora piu' bella.-
- Guarda le nuvole. Mai viste di quel colore.-
- Rosse come il fuoco.-
- E gialle, blu, viola.-
- Cosa ti fa venire in mente questo luogo?-
- Un rallentamento del tempo.-
- Anche a me. E Poi?-
- La voglia di non pormi alcuna domanda. Lasciarmi trasportare dalla vita in
completa inconsapevolezza.-
- Esatto. Dove c'è la perfezione non ci sono domande.-
- E poi mi fa venire voglia di essere innamorato, di un amore cosi' perfetto
che esclude l'ipotesi di qualsiasi addio. Un amore che regali agli amanti la
possibilità di vivere insieme e di morire insieme, nello stesso medesimo
istante. Un amore che unisca due destini senza lasciare che il caso trasformi
in solitudine il futuro di uno
dei due.-
- Hai mai abbracciato un albero?-
- Si. E quando l'ho fatto mi sono sentito uno stupido.-
Se gli uomini
non commettessero talvolta delle sciocchezze, non accadrebbe assolutamente nulla
d'intelligente.Ludwig Wittgenstein
- E perchè l'hai fatto?-
- Volevo sentire l'energia.
- L'hai sentita?-
-A dire il vero non sentivo nulla tranne il legno che mi pressava contro lo
stomaco.-
- Scommetto che gli hai detto qualcosa.-
-A chi?-
-All'albero.-
- E' vero.-
- Cosa gli hai detto?-
- Chi se lo ricorda.-
- Cosa diresti a un albero mentre lo abbracci.-
- Direi: "Ti voglio bene."-
- Allora gli hai detto "Ti voglio bene."-
- Credo di si. Pensi che sia uno stupido?-
- No. Solo un sognatore che si illude di poter comunicare con gli alberi. E
forse l'hai fatto veramente.-
- Veramente l'albero non si è scomposto per nulla.-
- Cosa ti aspettavi?-
- Uno scrollio di foglie.-
-Sognatore.-
- La realtà ha limiti insopportabili, a volte.-
- Non capisci?-
-Cosa?-
- I tuoi sogni sono possibili grazie al fatto che tu sei reale.-
- Non capisco.-
- La realtà rende possibili i sogni, i sogni non rendono possibile nessuna
realtà .- Tutto troppo complicato.-
- Vorresti baciarmi?-
- Lo voglio dal primo momento in cui ti ho visto.-
- E sarà il principio di qualcosa o sei terrorizzato dagli inizi?-
- Terrorizzato dalla fine che ogni inizio racchiude.-
- Ci deve essere un modo di vivere perfetto.-
- Restare qui per sempre.-
- Morire come muore il giorno.-
- Andarsene come se ne va la luce.-
- Cadere dal ramo come cade una mela.-
- Essere trasportati via come le foglie al vento.-
-Adagiarsi su se stessi come la candela vicino al fuoco.-
- Cerco una spiegazione all'ignoranza dell'uomo.-
- Cosa intendi per ignoranza.-
- L'incapacità di dare il giusto valore alle cose e agli esseri umani.-
- Un metro di misura imparziale.-
- Questa cosa mi spaventa.-
- Qual'è il tuo metro di misura per giudicare tutto cio' che ti circonda.-
- Come faccio a risponderti cosi'.-
- Ci hai già pensato troppo.-
- Infatti non lo so.-
-Descrivimi.-
- Chi? Te?-
-Si.-
- Sei cosi' bella che mi fai paura. Sei cosi' grande che vorrei poterti portare
nelle mie tasche. Sei cosi' libera che vorrei imprigionarti. Sei cosi' vera
che penso tu non possa essere reale. Sei cosi' luminosa che ti troverei anche
al buio. Sei arrivata cosi' improvvisamente che mi sembra di averti aspettato
da sempre.-
- Puoi appoggiare la tua testa sulle mie spalle. Ed addormentarti.-
- Voglio baciare le tue labbra.-
- E sai già che sapore avranno.-
- Come se lo avessi già fatto.-
- Il sapore delle labbra di una donna lo si avverte guardandola negli occhi.-
- E' cosi'.-
- Vieni qua.-
- Forse è il sapore di una condanna.-
-Condanna?-
- La condanna a non poter fare piu' a meno di te.-
- Non ne dovrai mai piu' fare a meno.-
- Chi sei?-
- Mi chiamo Zoe, passavo per caso per una strada quando ho visto un uomo stare
male, sdraiato per terra. Tutti gli passavano accanto senza curarsi di Lui.
Io mi sono fermata e l'ho semplicemente aiutato a rialzarsi. Non si passa mai
a caso per una strada, c'è sempre un luogo dove quella strada ti porterà.-
- Non voglio soffrire.-
- Non soffrirai piu'.-
- La tua sicurezza mi terrorizza.-
- Dovrai farci l'abitudine.-
- Non mi sono mai fidato di nessuno.-
- Non ti sei mai fidato di te stesso.-
- Troppe domande.-
- Dovrai imparare a non pensare.-
- E' come uccidermi.-
-Sbagliato.-
- Il pensiero è la prova della mia esistenza.-
-Sbagliato.-
- E cosa prova il fatto che io esisto?-
- Lo vedi quel cane che ti sta guardando?-
- Quello con un occhio blu e un occhio giallo?-
- Proprio Lui. Ti sta guardando. E' la prova che esisti e tu sei la prova che
Lui esiste.-
- La vita per te è solo un intuizione.-
- Non proprio, l'intuizione è la vita eterna. Quando non ci sarai piu'
non avrai piu' la possibilità di usare i cinque sensi l'intuizione rimarrà
l'unica fonte di conoscenza indipendente dai cinque sensi.-
- L'intuizione presuppone una sogettività.-
- Lo spirito intelligente che sopravvive alla morte. Tu, che intuisci a modo
tuo la realtà da cui ti sei staccato per sempre.-
- Tu sei reale?-
- La parola reale non è appropriata.-
- Cosa sei?-
- Sono semplicemente la domanda che ti sei sempre posto. Tu mi hai dato vita
chiedendoti di me. Diciamo che tu mi hai creato, io sono reale come lo erano
i tuoi interrogativi senza risposta. -
- Posso toccarti?-
- Il desiderio puo' tutto, anche far toccare qualcosa che non esiste.-
- Sogno spesso mio padre da quando non c'è piu'.-
- Il desiderio puo' farti riavere tuo padre ogni volta che ti stacchi dalla
realtà. Per questo la realtà ti toglie qualcosa e la tua volontà
te la restituisce.-
- In realtà di tutte queste cose noi uomini non sappiamo nulla.-
- Non puoi conoscere cosa si prova ad essere pioggia se non sei mai stato una
nuvola.-
- E non saprai mai cosa si prova ad essere nuvola se non sei stato acqua.-
- Non limitare mai le possibilità di trasformazione.-
- Milioni di anni fa questa pianura era un altopiano.-
- Vorrei tranquillizzarti.-
- Ma io sono tranquillo.-
Chi è soltanto in anticipo sul proprio tempo, dal suo tempo sarà
raggiunto.L