Alle mie spalle una strada dritta che scavalca una collina. In mezzo una
linea gialla, ai lati cespugli e erba. In alto un cielo blu. Andando nei dettagli.
Alle mie spalle una formica che attraversa la strada, ben visibile ora che
sta movendosi proprio sulla linea gialla, ai lati piccoli fiori gialli e una
compagnia di mosche in volo disordinato, in alto ancora blu.
La strada
-Questa è la libertà.-
- Una serie di cartelli stradali?-
- La possibilità di non vederli.-
- Non avere direzione.-
- Qualcosa di simile. Aggiungi non avere traguardi di tempo o di luogo. Avere
il serbatoio pieno di benzina. Curiosità per gli imprevisti.Saper fare
un lavoro da strada che ti permetta di superare i momenti in cui non hai piu’
un soldo.-
- La libertà è un concetto soggettivo. –
- Altrimenti non sarebbe libertà.-
- Dimmi un qualcosa che ti puo’ limitare nella tua libertà, nonostante
tu abbia tutte le condizioni per essere libero.-
- Il freddo ed il caldo.-
-Hai mai sentito parlare delle tartarughe liuto?-
-No. Perché questa domanda?-
-Il tuo dipendere dalla temperatura mi ha fatto venire in mente una cosa curiosa.-
-Cosa?-
-Il sesso delle tartarughine viene deciso dalla temperatura del letto di incubazione:
sotto i 29,5 °C nascono maschi, sopra quella temperatura, femmine.-
-Veramente?-
-Giuro.-
- A volte sogno una vita fatta di citazioni.-
- Ma l’uomo non riuscirà mai a vivere imparando dall’esperienze
dei suoi simili. Ha un istinto innaturale verso la sperimentazione, correndo
tutti i rischi che questo comporta. -
- Ho bisogno di acqua.-
- Tieni.-
- Vedi. Ne ero sicuro che questa volta non mi avresti capito.-
-Perché?-
- Mi hai dato una bottiglia piena d’acqua.-
-Tu hai chiesto l’acqua.-
- Io ho chiesto l’acqua perché ho voglia di farmi un bagno. Non
per bere.-
- Mi hai fregata.-
- No, semplicemente hai sottovalutato le mie intenzioni.-
- Hai smesso di chiederti perché sono qua.-
- Ho sempre sognato di fare questa cosa.-
- Hai sempre sognato di sdraiarti in mezzo ad una strada?-
- Si.-
- Sogno infantile.-
- Sarà.-
- Perché?-
- Perché mi da una strana e piacevole sensazione usare una strada come
fosse un divano o un letto.-
- C’è una cosa che mi piace di te.-
-Cosa?-
- Non è detto che abbia voglia di dirtelo.-
- C’è una cosa che mi fa impazzire di te.-
-Cosa?-
- Non è detto che abbia voglia di dirtelo.-
- Io ti dico la mia e tu mi dici la tua.-
- Comincia tu.-
-No, prima te.-
- Chi mi assicura che poi tu mi dici cosa ti piace di me.-
- Io.-
- Mi fido.-
- Dimmi.-
- Mi fa impazzire di te…sei sicura che vuoi saperlo.-
- Pensi che potrei rimanerci male?-
- Forse.-
- Corro il rischio.-
- Mi piace, ma guarda che mi piace da pazzi. Mi piace il tuo sedere.-
- Tette e culo. Se ho capito questo è quello che ti piace di me.-
- A livello superficiale si.-
- Va bene. Accetto tutto ormai.-
- Ora tocca a te.-
- Cosa.-
- Mi devi dire cosa ti piace di me.-
- Mi piace il modo in cui accetti la tua superficialità.-
- Sono superficiale?-
- Tette e culo.-
- Per questo sono superficiale?-
- Sembra che siano le uniche cose che ti interessino di me.-
- Non è vero.-
- L’hai detto tu.-
- No.-
- Allora le mie orecchie devono avere qualche problema.-
- Hai ragione. Mi fanno impazzire le tue tette e il tuo culo. Ma posso concentrarmi
sul tuo corpo perché i tuoi pensieri mi concedono di distrarmi.-
- Vuoi farmi credere che desideri il mio corpo perché è la parte
visibile della mia anima.-
- Non è proprio cosi’. E’ che non mi sarei mai interessato
al tuo corpo se non fossi stato attratto dalla tua personalità.-
- Voglio crederci.-
- Sai che è vero.-
- Avvicinati.-
- Mi vuoi prendere a sberle?-
- Avvicinati e non dire stupidaggini. –
Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.
Blaise Pascal
Baciare Zoe.
Come si fa a spiegare quello che ho provato. Zoe ha le labbra fredde, ma un
freddo che assomiglia ad un fresco rifugio in una giornata torrida. La bocca
di Zoe ha un sapore indefinibile che assomiglia al gusto dell’acqua.
Ma perché ha voluto baciarmi? Io e Lei seduti su quella strada, incoscientemente
sicuri che nessuna auto sarebbe passata per tutta la durata del nostro bacio.
Eppure mi è sembrato un gesto incosciente. Non riesco a scordarmi i
colori di tutto cio’ che ci stava attorno. Forse sono pazzo ma le mosche
erano blu elettrico, la strada era bianca con una linea viola che l’attraversava,
il cielo era rosso porpora, e la formica si era fermata a guardarci e non
ho potuto fare a meno di notare i suoi occhi verdi. Ma non mi ero mai accorto
che le formiche avessero occhi verdi. Parlare d’amore sembrava inopportuno,
ma era l’unica cosa di cui avrei voluto parlare. Credo che Zoe temesse
di dover affrontare quell’argomento. Ne avevamo già parlato da
qualche parte, ma prima. Ora, l’attimo dopo che le mie labbra si staccarono
dalle sue, parlare d’amore era un azzardo. Come parlare dell’oceano
a un cieco che improvvisamente si trova a vedere un miraggio.
Il bacio perfetto
La casa piu’ piccola del mondo. Un gatto persiano che mi guarda in
attesa dell’inizio della lotta. Confusione. Vestiti, la cravatta di
mio padre appoggiata su una trave della mansarda. Computer e cd musicali.
Pacchetti di sigarette vuoti abbandonati. Marilyn Monroe che mi guarda vestita
da ballerina. Uno sguardo che implore aiuto dal passato. Una piccola indiana
appoggiata su un Mac che sembra chiedersi: “Ma cosa cazzo ci faccio
qua?”. Un boomerang australiano appoggiato su un ascia navajo. Un dito
finto accanto a Ned Kelly, il bandito con l’armatura di ferro che venne
impiccato nella vecchia prigione di Melbourne nel 1880. Ho fatto incontrare
cose e personaggi inconsapevolmente. Come se la mia casa fosse un osteria
dove darsi appuntamento, tutti insieme, per raccontarsi storie del passato.
Io, collezionista di ricordi altrui. Zoe prende la mia chitarra rossa, l’appoggia
sulle sue gambe e comincia a suonare Hotel California degli Eagles.
La perfezione esiste, ma non esiste un modo per ottenerla. Solo il caso puo’.
- Dovevo immaginarlo che mi avresti portato a casa tua.-
- Loro sono marito e moglie.-
- Chi? L’orso e la gatta?-
- Si.-
- Carini.-
- Li porto con me dappertutto.-
- Questo pupazzetto è Fonzie di happy Days?-
- Brava.-
- E questa è Marilyn?.-
- Era facile da indovinare.-
- Perché ti circondi di tutti questi bambolotti?-
- Non lo so. Non mi sono mai chiesto il perché?-
- Nessuno di tutti quelli che hai portato qui ti ha mai fatto questa domanda?-
- No.-
-Strano.-
- Perché?-
- Evidentemente nessuno è mai stato interessato a capirti.-
- Cosa c’è da capire?-
- Chi sei?-
- Nemmeno io so chi sono. Nessuna sa chi è se stesso. Siamo tutti sorpresi
dalle nostre scelte e dalla nostra personalità. Non la capiamo. Per
questo hanno inventato la psicologia.-
- Io ho una teoria diversa.-
- Qual è?-
- Ognuno di noi conosce perfettamente se stesso. Conosce le cause di tutti
i suoi comportamenti. Sa il perché delle sue azioni e reazioni. Semplicemente
fa finta di non saperlo. Finge di non conoscersi.-
- E perché?-
- Perché abbiamo paura piu’ di noi che degli altri.-
- Perché?-
- Perché dagli altri si puo’ fuggire, da noi stessi no.-
- Basta accettarsi per quello che si è.-
- A dire il vero per gli esseri umani è molto piu’ importante
essere accettati dagli altri, che accettarsi.-
- Normale.-
- Triste.-
- Hai ragione.-
- La filosofia di vita vincente si potrebbe riassumere in una parola.-
-Quale?-
-Scazzo.-
- Cosa?-
- Hai capito bene. Scazzo.-
- Per tradurla in parole povere vuoi dire menefreghismo.-
- Non proprio. Togli l’arroganza dal menefreghismo ed ottieni lo scazzo.
Parola che non troverai mai nel dizionario, ma che sembra perfetta per esprimere
un poetico disinteresse e una poetica non curanza.-
- Vuoi dire che bisognerebbe avere il coraggio di imporre agli altri cio’
che siamo senza curarci dei loro giudizi.-
- Non si impone cio’ che si è. Semplicemente lo si espone inconsapevolmente.-
- Le maniche dei miei golf sono sempre piu’ lunghe delle mie braccia
e penzolano verso il basso.-
-Lo vedo.-
- Non riesco a prendermi troppa cura del mio aspetto esteriore, ma vorrei.-
-Lo so.-
- Ma vorrei migliorare.-
- Avresti voluto.-
-Vorrei.-
- Ci sono posti dove alla gente non gliene frega nulla del tuo aspetto esteriore.-
-Le vie di New York.-
-Non solo.-
-Scappiamo.-
-Dove.-
- Da un mio amico che vive nel Texas.-
Una casa di lamiera. Una barba bianca e dietro la barba due occhi sorridenti.
Una camicia a scacchi blu e neri. L’uomo che vive con i serpenti è
felice della sua scelta. Lui dice che è piu’ semplice conoscere
un serpente che qualsiasi altro essere umano. Sono a parecchie miglia dal
primo centro abitato, disperso nel regno di un uomo che parla con se stesso
e scambia le sue idee con i rettili. Zoe mi guarda perplessa. Le donne non
sopportano i serpenti, spesso sono convinte siano animali viscidi. Ma quando
li accarezzano per la prima volta finalmente si accorgono della pelle ruvida,
piacevole al contatto. Fidatevi dei serpenti, se vi mordono e perché
ve lo meritavate.
L’uomo che alleva serpenti
- Lo conosci?-
- Si.-
-Come fai a conoscerlo?-
-Sono passato di qua qualche anno fa. Ero partito da New York e stavo andando
a Los Angeles.-
-Perché ti sei fermato qua?-
- C’era quella insegna sulla strada con un serpente che ti da il benvenuto.-
-E quel serpente ti ha morso?-
- Si.-
- Non hai preso paura.-
-No.-.
-Non ti facevo cosi’ coraggioso.-
- Sapevo semplicemente che non era velenoso.-
-Non si sa mai.-
-Mi sono fidato di Lui. A dire la verità quando mi ha morso mi sono
anche divertito.-
-Non fa male?-
-Come un pizzicotto.-
- E cosa c’era di divertente.-
-La situazione, che estrapolata dalla realtà ed immersa nel luogo comune
mi vedeva come una specie di intrepido viaggiatore alle prese con i denti
di un serpente che si era rotto le palle di essere preso in braccio da uno
sconosciuto.-
- E poi avrai sempre qualcosa da raccontare.-
- E’ vero. E’ uno dei momenti della mia vita che mi diverte di
piu’ raccontare. Forse lo sognavo fin da quando ero bambino.-
-Non hai paura degli animali?-
-No.-
Il morso del serpente
- Perché?-
-Perché seguono l’istinto. Ed anch’io. Due istinti di sopravvivenza
difficilmente vengono a contatto con l’intenzione di farsi del male.
E poi sono solidale con loro.-
-Solidale?-
- Sono gli esseri viventi piu’ maltrattati, sfruttati, perseguitati
della storia. Almeno fin da quando l’uomo ha preso il sopravvento. Ma
sono soprattutto solidale con il destino a cui un presunto Dio li ha condannati.-
- La lotta per la sopravvivenza.-
-Un invenzione di una crudeltà senza pari. Nascere e combattere per
sopravvivere. Passare la vita nel tentativo di vivere, per poi comunque morire.
La natura è meravigliosa da osservare se si è osservatori esterni.-
-Accade lo stesso tra gli uomini.-
-Non proprio.-
- L’uomo puo’ fuggire.-
-Puo’ arrendersi senza essere ucciso.-
-C’è chi dice che le bestie non hanno anima.-
-Chi lo dice ha la stessa probabilità di sbagliare di chi dice che
gli uomini hanno un anima.-
-C’è qualcosa in cui credi?-
-Sinceramente?-
-Sinceramente.-
-No. Non credo in nulla. Nemmeno in me stesso. Cerco di vivere di emozioni
senza pormi troppe domande sull’origine di queste emozioni. Mi sembra
di essere come uno di quei contadini che un tempo andavano a prendere l’acqua
dal pozzo e giorno dopo giorno impararono che dovunque c’è un
pozzo c’è dell’acqua senza chiedersi perché.-
- Che profumo usi?-
-Nessuno.-
-Eppure hai un profumo adosso.-
-Sarà il mio odore.-
-No. E’ profumo.-
-Dove?-
-Sul collo.-
- Vieni qua.-
-Perché mi annusi.-
-Lo sapevo.-
- E’ il mio profumo che sento su di te.-
-Esatto.-
-Ma ha un sapore diverso.-
-La mia pelle gli da un sapore diverso.-
-Buono.-
-Che profumo usi.-
-Vaniglia.-
-Perché ho voglia di passare tutta la mia vita con te?-
-Non lo so.-
-Ma è cosi’.-
-Tutta la vita?-
-Tutta la vita. Quella che mi resta.-
-Io e Te?.-
-Si.-
-Accadrà.-
-Cosa?-
-Staremo assieme per sempre.-
-Stai scherzando?-
-Eternamente insieme.-
La definizione classica dell’eternità è totum simul, tuttio
nello stesso momento.L’eternità non è un tempo lungo,
lunghissimo, che non finisce mai: è un fuori-del-tempo, è un
adesso-sempre.
H. KUNG
-Giura.-
-Lo giuro.-
-Dovunque io andro’.-
-Dovunque tu andrai io ci saro’.-
-Ma non ho un lavoro.-
-Non ha importanza.-
-Qualcosa mi inventero’.-
-Io ti aiutero’. -
-Potrei fare la statua.-
- L’hai gia fatta.-
-Come fai a saperlo.-
-L’hai scritto in un racconto.-
-Quando l’hai letto?-
-Non ricordo.-
-Quel racconto mi è caduto dal motorino cinque anni fa.-
-L’ho trovato io.-
-Non è possibile.-
-Vuoi vederlo?.-
-Se veramente ce l’hai io comincio a credere a Dio.-
-Eccolo.-
-Non so piu’ cosa dire.-
-Non dire nulla. Leggi.-
-Il racconto?-
-Si. Me lo leggi per favore.-
-Bianco, con questa merda di trucco che mi spacca la pelle e le palle.
Una statua della libertà immobile nel centro di Milano.
Con i bambini che mi tirano l'orlo del vestito, i genitori che dicono ai figli:
"Dagli cento lire, dai, dagli cento lire e vedrai che si muove."
Ma io per cento lire con il cazzo che mi muovo, sto immobile e guardo la faccia
delusa di padri e figli.
Lo so che stare immobili è la cosa peggiore, ma un pò di dignità
ce la devo avere, altrimenti non avrei scelto la statua della libertà
come travestimento.
So cosa si chiede la gente.
"Ma come fa a stare così fermo."
Ed allora mi guardano gli occhi per vedere se sbatto le palpebre.
Ed io le sbatto, anche se potrei non sbatterle, le sbatto, devono sapere che
c'è un essere umano su questo piedistallo.
Magari si rendono conto che ho fame ed invece di darmi cento lire me ne danno
diecimila.
Riesco a non pensare. Dimentico me stesso e tutto ciò che è
attaccato a me stesso.
Fisso quella statua sul Duomo, quella specie di drago, folletto o chissa che
cosa.
Il duomo, ma come avranno fatto a costruirlo.
Non ci credo che sia opera dell'uomo, uomo dello stesso genere di quelli che
mi passano davanti tutto il pomeriggio.
Se non mi danno prove io non ci credo.
Questa bambina è bellissima, dolcissima, e non mi tira il vestito.
Mi fissa con uno sguardo così bello che mi muovo anche gratis.
Mi muovo e sorrido, uno strappo alla regola, la statua della libertà
non sorride, ma per questa bambina sorrido con gli occhi, con le labbra e
con l'anima.
Shopping.
Sono tutti in giro a comprare o a far finta di comprare.
L'entrata della Rinascente inghiotte migliaia di persone.
Anch'io vorrei comprare qualsiasi cosa, le più inutili, diceva mio
padre:" Del necessario ne possiamo fare a meno, è del superfluo
che non possiamo assolutamente privarci."
Non era una frase sua, l'aveva letta da qualche parte, per Lui è stata
una regola.
Per me un sogno.
Io divido il suono delle monete in panini imbottiti.
I panini meravigliosi del panino giusto, quattro centimetri di prosciutto,
formaggio e salsa piccante.
La bambina dagli occhi dolci continua a fissarmi, sono imbarazzato, la mamma
cerca di portarla via ma Lei non se ne vuole andare. Mi fissa negli occhi.
Cosa sta vedendo?
Cosa ha visto sotto il trucco.
Ha visto me, il mio passato, i miei sogni, la mia famiglia, le mie fughe,
la sopravvivenza.
Ha visto una delle innumerevoli possibilità a cui va incontro l'uomo.
Ha visto l'anima della statua, ed era convinta fino ad oggi che le statue
non avessero anima.
Bambina vai via. Ti prego.
Non guardarmi troppo. Non entrarmi dentro. Non struccarmi. Fuggo da me stesso.
Non riportarmi indietro.
Meno male e peccato.
Non c'è più, trascinata via per un braccio dalla mamma.
Chi l'avrebbe detto.
Si formulano possibilità per il proprio futuro, e nonostante i bruciori
di stomaco, le gastriti, ed il nervosismo ero convinto ce l'avrei fatta ad
azzeccare un affare.
Bastava che mi andasse bene una sola volta ed era fatta.
Una sola delle molte volte che mi sono giocato il futuro puntando su un progetto,
un idea.
La gente dice che sono una persona geniale ma incapace di gestire le mie possibilità.
Non ho mia capito cosa volesse dire, ma qualcosa deve pur dire se oggi mi
ritrovo quà.
Il tempo. Chi sa realmente cosè il tempo.
Ne ho sentite troppe di storie riguardo a questo argomento.
Ed il tempo era l'unica cosa di cui avevo veramente paura prima di cominciare
questo lavoro.
Scorre sulla pelle come una goccia d'acqua, dalla testa ai piedi, percorrendo
strade imprevedibili, un fastidio leggero, il senso di qualcosa addosso che
non si può rimuovere.
Una carezza fastidiosa che è impossibile non sentire.
Su questo piedistallo non si fugge.
Il tempo mi stringe le caviglie dei piedi, è il freddo del metallo
attorno ai polsi, è qualcosa che passa che sembra non passare mai.
Un controsenso in cui è facile sprofondare, affogare, perdersi.
Ed allora guardo.
Tutto ciò che si muove, tutto ciò che può essere guardato.
Il tempo crudelmente uccide, ancor più ferocemente ti fa sopravvivere.-Quando
tempo fa l’hai scritto?-
-Tempo fa. Facevo un lavoro di strada.-
-Perché l’hai fatto?
-Per sopravvivere.-
-E cosa hai imparato?-
- Che esistono razze diverse di esseri umani.-
-In che senso?-
-Razze dominanti che guardano alle razze dominate in maniera
spregiativa. Ma la cosa piu’ ingiusta è che a diversificare le
due razze non sono i meriti ma il caso che ti pone nelle condizioni di vincere
o di perdere, o, come nel mio caso, di sopravvivere.-
-Come vorresti che gli uomini si relazionassero fra di loro?-
-Ho un sogno. Uomini capaci di provare una sincera solidarietà tra
di loro. E ne avrebbero tutti i motivi. A partire dalla loro condizione comune
di umani destinati a vivere nell’attesa dell’inevitabile fine.
Come si fa non guardarsi e a non sentirsi tutti compagni impegnati ad affrontare
la stessa difficile avventura. Dietro i nostri occhi che esprimono arroganza,
sicurezza, superiorità si nasconde lo sguardo impaurito del bambino
venuto al mondo che non puo’ fare a meno di chiedersi cosa ci faccia
in questo luogo pieno di rumori, colori e incertezze.-
- Nemmeno gli animali sono capaci di solidarizzare tra di loro.-
-Forse.-
-Non pensano certo alla solidarietà nelle continua lotta quotidiana
per la sopravvivenza.-
-Ma noi uomini non lottiamo quotidianamente per la sopravvivenza. Noi lottiamo
per la prevaricazione, per il potere, per l’accumulo.-
-E tu, conciato come la statua della libertà, per cosa lottavi?-
-Per il meraviglioso panino con il salame che compravo due volte al giorno
in un bar vicino al Duomo.-
-E la tua ambizione?-
-Nascosta. Appoggiata accanto al cesto che raccoglieva le monete. Pensavo
che un giorno avrei raccontato quella vita da barbone, e che il mio racconto
di uomo senza ambizioni potesse far realizzare tutte le mie ambizioni.-
-Vivere nella contraddizione ti porta ad assolverti da qualsiasi colpa.-
-Quali colpe?-
-Tutti coloro che si aspettavano da te grandi cose ora si staranno chiedendo
che ne hai fatto del tuo talento. Anche Cecilia.-
-Ma forse io non ho mai avuto talento.-
-Strano sentirlo dire da te. Eri tu che eri cosi’ sicuro di possederne
in abbondanza. In fondo non chiedevi altro che tempo. Tempo. Nella certezza
che il tempo avrebbe fatto giustizia dei tuoi sogni e dei sogni di chi ti
amava.-
-Non è ancora finita.-
-Ci speri ancora?-
-Certo.-
-Magari il tuo talento ti verrà riconosciuto postumo. Qualcuno si chiederà
che fine ha fatto quella statua della libertà nel centro di Milano,
farà delle ricerche, ritroverà i tuoi scritti, li pubblicherà.
E tu osserverai dall’alto il tuo nome diventare celebre. E tutti diranno
che ti conoscevano. Che ti avevano lasciato qualche soldo nel cestino. Che
eri una brava persona. Ma soprattutto diranno che lo avevano capito. Ne erano
certi che un giorno ce l’avresti fatta. Peccato che sia successo troppo
tardi.-
-La malattia dell’uomo. Giudicare il risultato e non l’intenzione.-
-Non è una malattia.-
-E come la chiami.-
-Incapacità di sognare.-
-E tu perché sei qua?-
-Credo che tu me l’abbia già chiesto.-
-Riformulo la domanda. Tu perché sei qua accanto ad un uomo che ha
fallito nel realizzare i suoi sogni.-
-Perché sei un uomo che faceva sogni piu’ grandi delle sue possibilità.-
-E ti innamorerai di me per questo?-
-Innamorarsi non fa parte della mia personalità.-
-E quindi.-
-Quindi ti accompagno.-
-Dove mi accompagni?-
-Nel viaggio.-
-La vita.-
-La tua vita.-
-La nostra vita, da ora.-
-La tua vita.-
-La mia vita. Allora scelgo io dove andare.-
-Dimmi.-
-Una mia amica.-
-Chi è?-
-Una spogliarellista.-