Un cancello in mezzo al deserto.
Potrei aggirarlo ed invece mi fermo di fronte a lui. Aspetto che qualcuno
apra.
Se c’è ci deve essere un motivo.
Aspettiamo, io e Zoe. Lei mi guarda perplessa, sembra sorridere. Forse vuole
chiedermi qualcosa ma non mi chiede nulla. Rimane in silenzio, seduta su un
masso, guardandosi attorno.
Si avvicina al cancello un asino, si ferma proprio dietro le sbarre di ferro
e ci guarda.
-E’ lei la spogliarellista?-
-Ti sembra una spogliarellista?-
-Stavo scherzando.-
L’asino se ne va.
Il silenzio del deserto ci avvolge, ed io sfrego le scarpe sulla terra per
creare un qualche rumore che tolga l’imbarazzo di un attesa senza tempo.
Poi finalmente il cancello si apre.
Entriamo.
Un cartello sulla sinistra indica che siamo nell’Exotic World.
Camminiamo, e ad ogni passo si compone un panorama, la strada è lunga
e finisce di fronte ad una vecchia casa di lamiere.
Sulla porta c’è Dixie.
Dixie
-E’ Lei?-
-Si.-
-Personaggio strano.-
-Perché?-
-Non vedi come è vestita.-
-E’ una spogliarellista ed è vestita da spogliarellista.-
-Ma avrà settanta anni.-
-Ma non li dimostra.-
-Vuoi entrare?-
-Si. Vieni a vedere.-
Vestiti, lustrini, foto, sciarpe di boa, oggetti del mestiere. Una montagna
di ricordi ammassati uno sull’altro. Foto di ammiratori, uomini che
sorridono con il sigaro fumante in bocca ed una espressione di vittoria che
non è possibile esimersi dall’immaginare di quale battaglia.
Spille, collane, reggicalze, sottovesti, pantofole piumate, trucchi. Un esplosione
di seduzione ricoperta di polvere, come un occhio che si apre all’alba
ancora truccato dalla notte prima. Il trionfo del tempo sulla bellezza, si
festeggia la precarietà del corpo invertendo ogni conclusione affrettata.
La precarietà rende possibile la celebrazione di ciò che è
stato. La bellezza è una farfalla, vive una stagione brevissima, ma
il cacciatore l’ha catturata nel suo momento migliore. Ed ora la espone
sottovetro con uno spillo che le trapassa il corpo e la trattiene contro una
piccola asse di legno appesa al muro della memoria.
La bellezza è una lettera aperta di raccomandazione che conquista subito
i cuori.
Arthur Shopenhauer
-Tutto questo mi mette una tristezza infinita.-
-A me viene da ridere.-
-Cosa ci trovi di divertente?-
-Lei ci crede davvero.-
-Questo è triste.-
-E’ meraviglioso. Guardala. Sembra che il tempo si scontri con la sua
mancanza di consapevolezza.-
-Ma alla fine vincerà.-
-Il tempo non vuole vincere ai punti, e se lo fa per lui è una sconfitta.
Immagina un pugile che trae soddisfazione solo dalla fine del combattimento
per k.o. Ed invece Lei rimane in piedi. Pugno dopo pugno. Non da soddisfazione.
E rimarrà li fino alla fine dell’ultimo round. Con un orgoglio
che solo i combattenti veri possono avere. E il rimanere in piedi è
trionfo per colui di cui si prevede una sconfitta sicura.-
-Lei vive qui.?-
-Si.-
-Da sola?-
-No. Insieme a Lui.-
Daniel. Ottanta anni. Doppiopetto. Perfettamente vestito come se si trovasse
alla prima di qualche spettacolo importante. Una scia di profumo che sembra
poter diventare visibile come la scia di una lumaca. La guarda innamorato
come se fosse innamorato da sempre senza averla mai potuta amare davvero.
-Chi è?-
-Lui andava a vederla tutte le sere. Erano i primi anni degli anni cinquanta.
Spendeva tutto cio’ che guadagnava per quel tavolo in prima fila. E
non gli rimaneva nulla in tasca per passare dalla prima fila al camerino,
e dal camerino alla camera da letto. Ma ha avuto pazienza. Ha aspettato anni,
ha aspettato che tutti quelli che impazzivano per Dixie vedessero sfiorire
la sua bellezza e si facessero da parte. E quando nessuno piu’ desiderava
quella spogliarellista che assomigliava in maniera inquietante a Marilyn Monroe
Lui si è fatto avanti con un mazzo di fiori e la sua pensione.-
-E Lei?-
-Lei lo ha lasciato di fronte al cancello per due settimane. Due settimane
di trucco. Per poi presentarsi di fronte a Lui e chiamarlo come se lo aspettasse
da sempre senza esserne mai accorta.-
-E Lui non si accorgeva che Lei non era piu’ bella come una volta?-
-Daniel divento’ cieco, un incidente di lavoro con la fiamma ossidrica.
La sua memoria visiva si è fermata in una notte di cinquant’anni
anni fa. Per Lui Dixie è ancora la piu’ bella, e lo sarà
sempre.-
- Solo un inganno puo’ sconfiggere il tempo.-
-Il tempo vive di inganni. Ripagarlo con la sua moneta fa parte delle regole
non scritte del destino.-
-Già.-
-Perché sorridi?-
-Mi è venuta in mente una cosa.-
-Cosa?-
-Una frase.-
-Quale frase?-
-E’ una stronzata.-
-Dimmela.-
-Ho capito perché…-
-Perché cosa?-
-Perché si dice che l’amore è cieco.-
-Scema.-
-Lo sapevo che non ti sarebbe piaciuta.-
-Provati questo.-
-Cosa? Tu sei pazzo.-
-Ti prego.-
-Perché?-
-Voglio vedere come stai.-
-E se non lo faccio?-
-Passero’ il resto della mia vita a chiedermi quanto potevi essere bella
con quel vestito.-
-Lo faccio solo per te.-
-Devi farlo solo per me.-
Il vestito di scena di Dixie tra le mani di Zoe. La vedo scomparire dietro
una porta. Poi ricompare.
-Se questa fosse l’ultima immagine impressa nei miei occhi, passerei
il resto della mia vita sforzandomi di non dimenticare nemmeno un particolare
di questa visione.-
-Esagerato.-
-Credo che la vista sia il senso preferito dall’amore.-
-L’amante di Dixie non sarebbe d’accordo. E tu lo dici solo perché
mi vedi vestita cosi’.-
-Tienilo addosso.-
-Per quanto tempo.-
-Per sempre.-
-Per sempre?-
-Si.-
-Lo vedi? Stai perdendo.-
-Cosa?-
-La tua battaglia con il tempo. Guardami bene.-
-Non posso staccare gli occhi da te.-
-Guardami un ultimo istante. Ora chiudi gli occhi e riaprili solo quando te
lo diro’ io.-
-Perché?-
-Perché si.-
-Posso riaprirli?-
-Ora.-
Zoe è di fronte a me. Di nuovo con i suoi jeans e la sua t-shirt.
-Avrei pagato tutto quello che ho per vederti sempre con quel vestito.-
-A parte il fatto che non hai un soldo. Dovresti sapere che un giorno anche
quel vestito ti avrebbe annoiato. E avresti pagato quel poco che hai per rivedermi
con i miei vestiti normali. Stavi perdendo. Ora invece rimarrai in piedi fino
alla fine dell’ultimo round. Pesto, malconciato, sanguinante ma in piedi.
Ti basterà chiudere gli occhi e ricordarti di come stavo con questo
vestito.-
-E’ un vestito meraviglioso.-
-A me sembrava il travestimento di una star che vuol sembrare puttana. O forse
di una puttana che vuol sembrare star. Con molto maggiore rispetto per le
puttane che per le star.-
-Credo che non potro’ piu’ fare a meno di te.-
-Non è un problema da porsi ora.-
-Fa caldo.-
-Non conosci qualche posto dove potersi rinfrescare.-
-Devo sempre decidere io dove andare?-
-Deformazione professionale. Te l’ho detto che lavoro in una agenzia
di viaggi.-
-In acqua.-
-In acqua dove?-
-Paradise island.-
-Il nome mi piace.-
Un diluvio. In una baia dove il mare improvvisamente si scurisce. Le palme
che sbattono al vento. La spiaggia bianca che improvvisamente diventa grigia,
colpita da una raffica di gocce. Mi tuffo in acqua. L’acqua è
calda, piu’ calda dell’aria che rimane fuori. Mi immergo, all’orizzonte
una macchia scura che si avvicina. Poi due macchie scure. Mi lascio galleggiare
cercando di rimanere il piu’ possibile orizzontale. Improvvisamente
le due ombre scompaiono. Passa qualche secondo e sotto la piante dei piedi
avverto una spinta. Plano sull’acqua per qualche centinaio di metri.
Poi improvvisamente la spinta termina. Mi giro, guardo alle mie spalle e vedo
due delfini saltare fuori dall’acqua.
Zoe ride.
-E’ meraviglioso.-
-Torna sotto.-
-Sott’acqua?-
-Sotto, sotto.-
Mi immergo di nuovo. Accanto a me arrivano i due delfini, sono cosi’
vicini che li posso accarezzare. La loro pelle ha una consistenza inspiegabile.
Non è viscida e nemmeno ruvida. Sento dei sibili. Credo si stiano parlando
tra di loro. Trattengo il respiro. Cerco di rimanere sotto il piu’ a
lungo possibile. Poi non ce la faccio piu’ e riemergo.
-Parlano.-
-E cosa dicono?-
-Non lo so. Ma qualsiasi cosa abbiano detto lo dicevano cantando.-
-Mi piace questo posto.-
-Peccato che piove.-
-E’ ancora piu’ bello. Acqua sopra, acqua sotto, acqua dappertutto.-
-Perché non vieni qua?-
-Non so nuotare.-
-Non ci credo.-
-Fai bene. So nuotare ma non ne ho voglia.-
-Vieni qua. Ti prego.-
-Mi piace guardarti.-
-Togliti i vestiti e vieni.-
-Non ti preoccupare per me. Divertiti.-
-Se ci fossi tu qui in acqua con me mi divertirei molto di piu’.-
-No.-
-Ho detto di venire.-:
-Ora comandi?-
-Ci provo.-
-Va bene. Funziona. Ai suoi ordini. Vengo.-
Zoe si spoglia, lascia i jeans e la sua maglietta accanto al suo zaino. Si
tuffa, con un tuffo cosi’ perfetto che mi lascia sorpreso.
-Tu non sapevi nuotare vero? E magari non sai nemmeno tuffarti.-
-Ho detto una bugia.-
-C’è una cosa che devo dirti adesso.-
-Adesso?-
-Adesso o mai piu’.-
-Mai piu’.-
-Va bene.-
-Nuotiamo?-
-Ma io devo dirti una cosa.-
-Avevamo deciso che non me l’avresti detta mai piu’.-
-Ma non sei curiosa?-
-No.-
-Tutte le donne sono curiose.-
-Tutte tranne quelle che sanno già tutto.-
-Tu non puoi sapere cosa ti volevo dire.-
-Lo so.-
-Dimmi cosa volevo dirti.-
-Volevi dirmi che mi ami.-
E’ esattamente cio’ che stavo per dirle. Rimango immobile e muto
di fronte ai suoi occhi, colpito dalle sue sopracciglia bagnate. Il suo sguardo
è sorridente e malizioso. Ma nulla sembra colpirla. Anche una dichiarazione
d’amore sembra lasciarla indifferente, di una indifferenza che non è
mancanza d’interesse ma semplicemente consapevolezza di tutte le mie
intenzioni.
-Mi sto divertendo con te.-
-Sono contento.-
-Mi piacciono i luoghi in cui viaggi.-
-La maggior parte di questi luoghi pensavo non l’avrei rivisti mai piu’.-
-Pensavi una cosa sbagliata.-
-Comunque volevo dirti che ti amo.-
-Sono contenta.-
-E tu cosa pensi.-
-Vuoi sapere cosa penso di te?-
-Si.-
-Penso che sono felice di restarti accanto.-
-Peccato non averti incontrata prima.-
-Non potevi incontrarmi prima di nascere.-
-Ho passato quarant’anni senza di te.-
-Tu credi?-
-Conosco la mia vita piu’ di quanto non possa credere.-
-Anche io.-
-Anche tu cosa?-
-Anche io conosco la tua vita piu’ di quanto tu non possa credere. Vieni
sotto.
Sotto due delfini ci girano intorno cantando. Prendo la mano di Zoe, Zoe sorride
ad un delfino che ricambia con un urlo piu’ acuto del solito. Torniamo
su.
I due delfini di Treasure Island-Chissà cosa vogliono dire quei suoni.-
-Vogliono dire che gli uomini non potranno mai capire cosa vuol dire vivere
sott’acqua non potendo fare a meno dell’aria. Questo tipo di vita
presuppone una fiducia sconsiderata in Dio.-
-I delfini credono in Dio?-
-Credono che Dio sia l’ossigeno che trovano ogni volta che escono dal
mare per respirare. Ed ogni respiro è la prova della sua esistenza
e la causa e la ragione del loro esistere.-
- Ti capita mai di non sapere piu’ cosa dire. Quei momenti in cui vorresti
che il silenzio fosse capace di riempire gli spazi passati senza dire nulla.
Una sensazione di serenità che ti mette a disagio.-
-Perché a disagio?-
-Perché non posso fare a meno di pensare a quando questa sensazione
di serenità sarà passata.-
-Vuoi qualcosa che duri per sempre?-
-Qualcosa che assomiglia a questa nuotata.-
-Hai mai pensato a quanto costerebbe restare in viaggio tutta la vita?-
-No, ma sono sicuro che non me lo potrei permettere.-
-E secondo te uno che potrebbe permetterselo Un uomo che passasse tutta la
sua vita in viaggio. Potrebbe veramente chiamarlo viaggio?-
-Certo.-
-Qual’è il momento che ti piace di ogni viaggio?-
-La sua preparazione. Pensarlo, organizzarlo, immaginarlo e poi una volta
finito ricordarlo.-
-Sei come me. Non saresti felice mai se vivessi in una felicità perenne.-
-Sembra che nulla possa essere perfetto facendo a meno della sua imperfezione.-
-Gli uomini si chiedono troppe volte perché, e non si chiedono mai
che senso abbia chiedersi “perché?”-
-Sai che non amo la filosofia.-
-Esci dall’acqua.-
-Fuori fa freddo.-
-Esci.-
Esco dall’acqua. Sono su uno scoglio, lo stesso scoglio da dove si era
tuffata Zoe.
-Rimani li.-
-Fa freddo.-
-Ancora un attimo. Ora buttati dentro.-
Mi tuffo. Una sensazione di calore meravigliosa, come se il mare mi abbracciasse,
come se fossi fuggito da una sensazione scomoda per ritrovarmi in una culla
ondeggiante.
-Come stai?-
-Benissimo. Qua al caldo.-
-Ringrazia il freddo che fa bello il caldo.-
-Ringrazio chi vuoi ma tu dammi un bacio.-
Mi avvicino a Zoe che si lascia baciare come se fossi il padrone delle sue
labbra e della sua bocca. Piove, forse è una tempesta tropicale, forse
quello che provo dentro è piu’ tempestoso di qualsiasi tempesta
tropicale. Non credo che la relatività temporale di un momento meraviglioso
sia il segreto della sua meraviglia. Vorrei fermarmi. Ora. Cosi’. Come
una statua di pietra. Immobile per sempre, attaccato a Lei, di pietra anche
le sensazioni, le emozioni e il piacere. Voglio provare la noia della felicità,
e sono sicuro che nessuna felicità ha il potere di annoiare. Zoe rimane
con gli occhi chiusi. Lei sa tante cose di me. Troppe. Lei sa. Ma non è
il suo sapere che mi abbaglia. E’ il suo modo di dirlo come se raccontasse
una favola. Ecco cosa amo di Lei. Il suo potere di farmi ancora credere alle
favole.
-Chi sei?-
-Zoe.-
-Ma chi sei veramente?
-Cosa intendi per “veramente”.-
-Da dove vieni, perché sei qua, cosa fai nella vita, cosa sogni, se
sogni. Perché sai tutto di me? Perché mi sto innamorando di
te? Chi è tua madre? Tuo padre? Dove sei nata? Perché passavi
da quella strada proprio mentre io mi stavo sentendo male?-
-Io ti rispondero’. A tutte le tue domande. Se tu mi fai capire una
cosa?-
-Cosa?-
-Cosa cambia dentro di te l’ottenere una risposta a tutti questi tuoi
interrogativi?-
-Forse potrei difendermi da te.-
-Esatto. Ed è per questo che non ti rispondero’, per ora.-
-Perché?-
-Perché se ti rispondessi io non potrei piu’ difendermi da te.-
-Non dovrai mai difenderti da me.-
-Ne sei sicuro?-
-Io ti amo.-
-Tu ami di me proprio tutto cio’ che non conosci.-
-Mi stai ingannando?-
-L’inganno presuppone un guadagno, ed io non ti portero’ via nulla
di cio’ che hai bisogno.-
-Un giorno mi dirai chi sei?-
-Quel giorno non ce ne sarà bisogno.-
-Perché lo scopriro’ da solo.-
-Mi piace il tuo modo di intuire la verità.-
-C’è un luogo dove ho sempre sognato di andare.-
-Come si chiama quel posto?-
-Paperopoli.-
-Stai scherzando?-
-Te lo giuro.-
-Non conosco la strada.-
-Non esiste una strada.-
-Esiste un ricordo?-
-Una notte da bambino ho sognato di essere a Paperopoli. Ero nel giardino
della casa di Paperino, ad un certo punto arriva Paperina con i Qui, Quò
e Qua. Bussa alla porta, Paperino apre e l’accoglie con un sorriso.
Poi si sono messi a fare un barbecue in giardino, io guardavo senza essere
visto. In quel sogno mi sono creato un idea sbagliata del concetto di famiglia.-
-Possiamo andarci.-
-Davvero?-
-Quel luogo è nella tua mente, è uno spazio nei tuoi ricordi.
Ci possiamo andare. Ma non durerà mai piu’ di quanto è
durato il sogno.-