La paura del buioI Greci chiamavano la madre terra Gea.
Gea era figlia del Caos.
Fu Lei a generare il padre Cielo, impersonato da Urano e del quale divenne
poi la sposa.
Dalla loro unione nacquero le piu’ antiche creature viventi, i titani,
i ciclopi e gli ecatonchiri, giganti dalle cento braccia e cinquanta teste.
Urano detestava i giganti, e nonostante fossero figli suoi li rinchiuse in
un luogo segreto della terra, lasciando liberi solo i ciclopi ed i titani.
Gea si infurio’ e ordino’ a suo figlio Crono di spodestare il
padre.
Crono eviro’ Urano e dal suo sangue Gea genero’ le tre dee vendicatrici,
le Erinni: Tisifone ,vendicatrice dell’assassinio, Megera personificazione
della gelosia e Aletto, la collera incessante.
Normale che abbia un po’ di paura ad entrare dentro quella grossa apertura
nel terreno che porta direttamente nello stomaco di Gea, madre terra.
Zoe è felice, questo posto sembra piacerle.
-Andiamo a piedi?-
-Si.-
-Quanti metri possiamo scendere?-
-Duecentocinquanta metri sotto terra.-
-Andiamo.-
-Come mai sei cosi’ eccitata?-
-Questo posto...mi piace.-
-Vado avanti io?-
-Vai.-
C’è un illuminazione degna del miglior direttore della fotografia
di Hollywood. La discesa è ripida, accanto a noi cartelli che danno
mille ordini su come preservare la grotta. La fragilità di queste Caverne
è in apparente contrasto con la sua forza misteriosa. L’azione
erosiva dell’acqua per sessanta milioni di anni ha scavato tra le gambe
di Gea. Io e Zoe sembriamo due spermatozoi persi nella vagina del mondo.
-Per fecondare che cosa?-
-Cosa?-
-Stavi pensando a questo?-
-Si, naturalmente.-
-Allora se siamo come spermatozoi a caccia della cellula uovo vorrei sapere
quale tipo di essere vivente pensi di generare dopo questo incontro?-
- Era un pensiero stupido.-
-Pero’ ammiro la tua fantasia.-
-Ora mi sento come un feto all’interno del corpo materno.-
-Stai facendo un percorso inverso, sei entrato dall’uscita.-
-E’ soltanto immaginazione. Guarda!-
-Cosa?-
-Quella stalagmite. Sembra un seno.-
-Non la toccare.-
-Perché?-
-Perché ci sono voluti migliaia di anni per formarla. E basta un attimo
per distruggerla. Basta qualche microrganismo sulla tua pelle per intaccare
la sua purezza. Accontentati di guardarla.-
-Credi che il tempo abbia aspirazioni artistiche?-
-Ne sono sicura.-
-E da dove proviene la sua creatività?-
-Dalla nostra sensibilità.-
-Il tempo è un arma nelle mani di Dio?-
-Tu non credi in Dio.-
-Supponendo che esista. Il tempo è la sua arma?-
-Un arma di difesa.-
-Contro chi?-
-Contro la possibilità che l’universo gli si rivolti contro.-
-Il tempo aspira all’eterno?-
-Non piu’ di quanto l’eterno aspiri alla relatività del
tempo. La potenza di Dio è proprio nell’aver negato l’arma
del tempo all’eterno e l’arma dell’eterno al tempo.-
-Bianco e nero, maschio e femmina, piu’ e meno, bene e male. Gli opposti
sul piatto della bilancia creano l’equilibrio perfetto che evita il
collassamento universale. E credo che la forza che regge i fili si chiami
desiderio.-
-Il desiderio del colore bianco di diventare nero, del maschio di diventare
femmina, del piu’ diventare meno, e del bene diventare male. Un desiderio
di conoscenza che elimina ogni regola morale. Come se tutto e tutti foste
prigionieri in un lato della prigione chiedendovi cosa accada dall’altro
lato. Prigionieri, quindi non responsabili della vostra posizione. Ci sarebbe
semmai da discutere sul peccato originale che vi ha fatto finire dietro le
sbarre. Ti senti dietro le sbarre?-
-Solo quando penso all’impossibilità di fuggire al mio destino.-
-Credi al destino?-
-Si, e sai il perché?-
-Dimmelo.-
-Ho poca fiducia nella forza di volontà degli uomini.-
Siamo nel punto piu’ profondo della Caverna. Entriamo in una piccola
grotta. Un interruttore è sulla nostra sinistra.
-A cosa servirà?-
-Credo a spegnere la luce.-
-Vuoi provare?-
-Potrebbe essere l’ultima possibilità per provare il buio e il
silenzio assoluto.-
-Non ti sei mai chiusa in una stanza al buio?-
-Non è la stessa cosa.-
-Cosa cambia?-
-Quando sei in superficie il buio non è mai completo, esiste sempre
un piccolo punto di riferimento luminoso, magari un barlume di luce, magari
impercettibile, ma c’è. Lo stesso vale per il silenzio. Non esiste
luogo sulla terra capace di isolarti completamente dai suoni. Qua puoi.-
-Voglio provare.-
-Allora spegni.-
Buio. Nero. Dove il nero non è un colore ma una sensazione di nulla
che poco a poco ti entra nel cervello.
Le lancette fluorescenti del mio orologio sembrano risplendere, provo a coprirle
con il fondo della manica del mio maglione, ma non c’è nulla
da fare, le vedo ancora.
Allora mi tolgo l’orologio e lo metto in tasca.
Io e Zoe ci sediamo per terra. Passa il tempo o forse non passa piu’.
Perdo la sensazione di me stesso come essere esteso nello spazio, subentra
una sensazione di essere durevole.
L’infinito che si appropria di tutti i sensi a riposo, come una droga
leggera che da una sensazione di mancanza di se stessi. Non occupo’
piu’ spazio, la mia mente vaga nel tutto, sono un gigante, anzi piu’grande
di un gigante.
Il mio essere riempie tutto lo spazio perché lo spazio non esiste piu’.
I pensieri vagano liberi in un ambiente non piu’ definibile. L’eterno
diventa spazio, lo spazio diventa eterno, e si legittimano a vicenda, come
se tutto cio’ che sembrava impossibile da concepire finalmente diventasse
reale.
Il silenzio non è assordante.
E’ semplicemente silenzio.
Sembra l’accompagnamento ideale del nulla, ed anche il rumore dei nostri
respiri sembra scomparire. Anzi scompare. Forse non siamo piu’ vivi,
o forse la vita è questa, l’essenza della vita, quella parte
di noi che sopravvivrà alla fine. Una volta, un dotto che cercava dimostrazioni
razionali dell’esistenza di Dio e che voleva convincerne gli altri,
vide passare di corsa un ragazzo che portava una candela accesa in mano. ‘Ecco
una buona occasione’ pensò ‘per convincere questo giovane
dell’esistenza di Dio.’ E gli gridò: “Dimmi da dove
viene questa luce!”.
Il ragazzo si fermò di botto, soffiò sulla candela, la spense
e replicò: “Dimmi tu dove è andata, e io ti dirò
da dove viene”.
Il dotto rimase senza parole:il suo pensiero si fermò un attimo e ,
in quell’attimo, intuì qualcosa della verità.
-Accendiamo?-
-No.-
-Vuoi che il nostro viaggio finisca qui?-
-No.-
-Allora accendi la luce e andiamo via.-
Buio.
Luce.
Se il buio si identifica con il nero, mi accorgo che la luce non si identifica
con il bianco.
Allora la legge degli opposti ha una sua eccezione.
La luce è solo un intrusione di colori grigi, ma soprattutto l’intrusione
della coscienza, dei sensi, che tornano a funzionare. C’è qualcosa
di contraddittorio in questa sensazione di sensi che limitano la sensibilità.
Come mai al buio avvertivo piu’ realtà di quanto non ne avverta
ora al fianco di questa lampadina capace solo di creare i soliti confini.
Muri di pietra e di colore.
Forse quello che chiamiamo tempo immaginario è davvero piu’ importante,
mentre quello che chiamiamo tempo reale è solo un idea inventata per
descrivere il nostro modo di pensare dell’universo.
Stephen Hawking
Dentro la caverna
-Prendiamo l’ascensore.-
-C’è un ascensore?-
-Si, laggiu’, dopo quella curva.-
-Quanto ci mettiamo a salire?-
-Cinque minuti.-
-Cinque minuti di salita, e due ore di discesa.-
-E questo ascensore sembra lentissimo nel salire.-
-La lunghezza variabile del tempo…Perché sorridi?
-Quando ero un bambino ero terrorizzato dal buio. Stavo pensando a come cambia
la vita. A come si dimenticano tempeste che si pensava di non poter dimenticare.
Eppure non si impara mai a dare un valore relativo ai momenti difficili.-
-Il presente è l'assoluto.-
-Hai mai letto qualche libro di filosofia Orientale?-
-No.-
- Io ne ho letti alcuni. Cercavo di imparare qualcosa riguardo alla saggezza
del vivere. E devo dire la verità che ho trovato consigli meravigliosi.
Ma non sono mai riuscito a metterli in pratica. Nonostante le buona volontà.-
- Nonostante la buona volontà non sei mai riuscito ad imparare. Sai
perché?-
-Dimmi.-
-Perché non basta il volere per imparare.-
-E cosa manca?-
-La fiducia nel maestro.-
-In che senso.-
-Hai mai provato a pensare che il tuo sogno è aldilà di un precipizio
e tu lo stai guardando e non sai se buttarti o no, la fiducia è lì,
nel salto, nel balzo fra te e il sogno.Fra la realtà che ti ancora
alle sicurezze e l'incertezza che ti porta nel vuoto.-
-Vorrei saltare ma i miei piedi sono saldati al terreno.-
-Il terreno non è altro che la tua paura.-
-La mia paura del vuoto si è trasformata nella mia paura di vivere
e quindi ho scelto di difendermi.-
-Vieni con me.-
-Dove?-
-Dimmelo tu dove.-Voi accettate la responsabilità di tutto tranne che
dei vostri sogni. Quale pietosa debolezza, quale mancanza di coerente coraggio.
Niente vi appartiene piu’ dei vostri sogni.
F. Nietzsche