Un
cartomante legge le carte sull'angolo della strada ma nessuno si ferma. Un mangiatore
di fuoco sta arrostendo un tacchino con il suo alito. Un bambino strattona la
madre per costringerla a comprargli due pacchetti di figurine dei pokemon. Una
coppia si bacia sull'angolo di un Mc Donalds, due no-gobal con una maglietta
che porta incisa la scritta No-Logo si baciano eccitati accanto ad un megastore
di computer, un vecchio bestemmia perchè non capisce nulla del valore
dei soldi, un vigile da una multa sorridendo, un talebano accarezza il seno
della sua donna facendo penetrare la sua mano sotto il burka, un tunisino vende
incensi al profumo di rosa, un albanese prende una mazzetta di soldi da una
ragazza albanese che porca puttana si è rotta il cazzo di scopare per
soddisfare la mania dei telefoni cellulari del suo pappone, paperino sorride
in un edicola, un cane piscia sull'angolo di Via Montenapoleone, un piccione
caga sulla statua di Alessandro Manzoni ma lo scrittore reagisce con un indifferenza
tale che il piccione fugge, un calciatore firma autografi ad una comitiva di
turisti giapponesi che non sanno pronunciare il suo nome, e poi smog, tanto
smog da costringere i polmoni a rassegnarsi.
Zoe sorride.
-Non sono un amante della fantasia.-
-Perchè?-
-La fantasia è un alibi per dire e fare cose senza senso, la maggior
parte delle volte cose stupide.-
-Non è solo quello.-
-Non sopporto la fantasia. Amo l'improvvisazione.-
-C'è differenza?-
-Una differenza enorme. La fantasia presuppone l'ipocrisia di una ricerca, l'improvvisazione
non ti permette di barare, l'improvvisazione è l'unico modo per esprimere
se stessi senza cercare il consenso. Vuoi un esempio?-
-Si.-
-Miles Davis con Julian Cannonball Adderley, Paul Chambers, James Cobb, John
Coltrane, Bill Evans e Wynton Kelly registrarono "Kind of Blue", uno
dei dischi piu' eccezionali che siano mai stati registrati, in due giorni. Il
2 Marzo 1959 e il 22 Aprile 1959. Capisci? Due giorni. Oggi quanto ci vuole
a registrare un disco. Due, tre, forse 4 mesi. Senza pensare che Michael Jackson
ci ha messo degli anni. Tutto questo tempo per canalizzare la propria fantasia
in qualcosa di vendibile, commerciale, concreto. La fantasia oggi presuppone
l'assenso, il consenso, e ti diro' di piu'. Presuppone di essere la prova della
diversità, della unicità di chi la manifesta. E non si rendono
conto...-
-Non si rendono conto di che cosa?-
-Non si rendono conto che la fantasia piu' fantastica è nell'essere se
stessi, nell'improvvisare se stessi seguendo esattamente le spinte emotive,
emozionali di cui uno è capace senza interporre filtri tra se e gli altri.
Per capirci; se cerchi di mostrare agli altri cio' di cui sei capace, non fai
altro che gestire la tua fantasia in funzione di altri e non di te stesso. E
sei falso. Magari fantasticamente falso, ma comunque falso. Ed io amo trovare
persone coraggiose di essere se stesse.-
-Ci hanno abituati cosi'. Il consenso presuppone la felicità.-
-Avrei voluto conoscere un essere umano che mi parli dei suoi desideri senza
prendersi troppo cura delle mie possibile reazioni. –
-Difficile, quasi impossibile.-
Sono in un luogo che è la somma di tutti i luoghi che sono rimasti impressionati
nella mia memoria.
Come fotografie sviluppate da quel folletto senza logica che archivia il nostro
tempo trasformandolo in un deposito di ricordi primari, secondari o ininfluenti.
Come se a lui spettasse il potere di distruggere tutti i negativi sfuocati,
mossi o comunque mal riusciti.
Un luogo che è la proiezione di mille paesaggi e oggetti, tutti raggiungibili
senza la fatica e il piacere del movimento.
Là sulla sinistra c’è una bottiglia di Coca Cola che contiene
sabbia rossa della Monument Valley, a fianco il cranio dipinto di un bisonte,
poco sulla sinistra il cancello della casa di Marilyn Monroe.
Dietro il cancello una spiaggia verde smeraldo e una bottiglia di champagne
nascosta in uno zaino.
Tra le sbarre del cancello ragnatele con ragni enormi che si muovono su e giu’
in attese di mosche miopi.
Seduto poco distante due bambini aborigeni con il naso che cola. Guardano quella
bambina tailandese che ha il numero 7 stampato proprio sopra il seno sinistro.
La bambina dallo sguardo triste che non ha ancora capito la differenza tra se
stessa e un numero.
Poi ci sono quattro dune di sabbia, superate le quali ci si trova in un avvallamento
circondato dalla possibilità di perdersi.-Viaggiare.-
-Che c'entra il viaggiare?-
-Non c'entra nulla. Mi è venuto in mente. Ogni tanto mi succede di pensare
alla libertà di movimento come l'unica espressione visibile della libertà.-
-Per viaggiare ci vogliono i soldi.-
-Lo so. Ma poi se ci pensi bene, piu' che i soldi ci vuole il coraggio. Alla
fine se te ne vuoi andare, vai. Trovi un lavoro qualsiasi in ogni posto in cui
ti fermi,e poi quando ti sei rotto
le palle riparti. Sono una ottimista voglio credere che la buona volontà
possa evitare agli uomini di morire di fame. –
-Hai poca dimestichezza con la realtà quotidiana.-
-Perché?-
-La maggior parte degli uomini passa la propria vita pagando bollette. Cercando
di sopravvivere e lasciando al viaggio una parte marginale della propria esistenza.
La società richiede che ogni uomo sappa economicamente badare a se stesso.
Altrimenti è un perdente.-
-Una società che non presuppone la nostra imperfezione è una società
buona per esseri umani robotizzati e senza anima. Pagare una bolleta in ritardo
è poetico, non pagarla è addirittura eroico. Lo so è strano,
ma oggi l’eroismo si manifesta anche mandando a quel paese un recupero
crediti di una qualsiasi compagnia telefonica.-
-Si pensa che l'uomo abbia bisogno di regole.-
-Potrei dirti che l'uomo ha bisogno di regole per avere il gusto di trasgredirle,
ma sarebbe effettivamente una frase banale. Diciamo che non si capisce chi abbia
il potere morale di dettare queste regole.-
-Ma se tu usufruisci di un servizio ed è giusto pagare.-
-Non è giusto pagare. Al limite è giusto pagare il giusto. Comunque
non se ne viene a capo. Il problema è che l'uomo ha uno stomaco che non
si riempie mai, e purtroppo non c'è possibilità che prima o poi
scoppi. Lo diceva Oscar Wilde che del necessario si puo' fare a meno ma non
ci si puo' assolutamente privare del superfluo. Ed il superfluo, a chi se lo
puo' permettere, lo pagano coloro che non se lo possono permettere. Mi è
venuta in mente una storia.-
-Racconta.-
-L'altro giorno ero in macchina con una fedele della chiesa Evangelica e pregava,
continuava a pregare. Le ho chiesto perchè pregava e sai cosa mi ha risposto?-
Cosa?-
-Pregava per trovare un parcheggio. Incredibile, questa stronza pregava per
trovare un parcheggio. Non pregava perchè i bambini malati di tumore
guarissero, non pregava perchè tutte le fottute ingiustizie di questo
mondo finissero, no. La stronza pregava per trovare un parcheggio. Comunque
Dio l'ha ascoltata.-
-Ha trovato il parcheggio?-
-Assolutamente no. Non solo non l'ha trovato, ma ha parcheggiato su un posto
riservato agli handicappati. Ha preso la multa e si è anche incazzata.
E lasciamo perdere la brutta sorpresa che ha avuto dopo.-
-Quale brutta sorpresa?-
-Non deve essere facile accorgersi di avere buttato via gli ultimi attimi della
propria vita nel cercare un parcheggio.-
-Tu che ne sai?-
-Immagino.-
Zoe immagina. Immagina di esistenze che non le appartengono. Immagina che ho
ripreso a fumare, e sa la mia marca di sigarette preferita. Immagina che ho
sete e che voglio una birra. Sembra che immagini le mie parole un attimo prima
che le dica. Lei chiama tutto questo immaginazione.
immaginàre v. tr.( io immàgino) 1 Rappresentarsi con la mente
un oggetto del pensiero: immaginàre un cerchio| Concepire con la mente,
la fantasia: immaginate di essere in vacanza. 2 Ideare, inventare: immaginàre
una macchina. 3 Credere, pensare, supporre: immagino che tu non abbia agito
così.
L’indipendenza di Zoe dalle sue facoltà sensoriali mi affascina
e mi spaventa.
Un indipendenza che non vuol dire rappresentare fantasie ma vedere la realtà
che si nasconde dietro l’apparenza.
-Posso dirti una cosa?-
-Dimmi.-
-Non mi sembravi una con un carattere cosi’….-
-Cosi’ come?-
-Cosi’ strano.-
-Si vede che io e te stiamo prendendo confidenza.-
-Mi fa piacere.-
-Ma è vero che non puoi piu' entrare nei casino' di Las Vegas?-
-Questo cosa c’entra? E poi tu come lo sai?-
-Ma è vero o no?-
-Dimmi come fai a saperlo?-
-Non lo so. Me lo sono immaginato.-
-Questa cosa la sanno solo pochi amici. Zoe conosci qualche mio amico?-
-Se non vuoi rispondermi non farlo.-
-Tu mi devi rispondere. Chi te l'ha detto?-
-Uomo non alzare la voce. Se non ne vuoi parlare non ne parlare. Ma per favore
non alzare la voce con me.-
-Tu...-
-Allora è vero o no?-
-E' vero.-
Arrendermi. Forse l’immaginazione di Zoe è qualcosa di piu’.
Forse è la capacità di vedere dentro le persone. Conoscerne i
segreti. E sorride. Sorride sempre. Non di un sorriso beota, piuttosto un sorriso
che ha il potere di legarti a lei. Come se quella sua superficialità
apparente nascondesse il senso di tutte le cose.
-E perchè sei stato cacciato?-
-Vuoi che ti racconti?-
-Si.-
-Ero al Caesar Palace, stavo giocando ad una slot machine, ero con una ragazza
che amavo, una ragazza al quale avevo dato il potere di farmi del bene o del
male. Stavo mettendo le mie monete da 50 cents nella macchina e lei mi ha detto
che era finita. Da un momento all'altro, cosi' senza motivo. Mi ha detto che
saremmo rimasti buoni amici ma che era finita. E non era la prima volta, sembrava
che volesse gestire il mio amore per il gusto di farmi stare di merda. Io avevo
accanto a me un portacenere...
-Vai avanti.-
-Io avevo questo portacenere accanto a me, l'ho preso e l'ho scagliato contro
il vetro della slot machine rompendolo. Solo che in questi casino' ci sono migliaia
di telecamere e un secondo dopo ero circondato da quattro enormi tipi della
sicurezza. Ci hanno portato, me e lei, in una stanza nel retro del casino',
mi hanno interrogato, mi hanno fatto una specie di foto segnaletica e mi hanno
proibito di rimettere piede in tutti i casino' della loro catena. Praticamente
metà dei casino' di Las Vegas.-
Rido.
Zoe mi guarda sorpresa. Ed è una sorpresa per me vederla incuriosita
dalla mia stupida allegrezza.
-Cosa ti fa ridere.-
-Ripensarci. Non appena mi hanno circondato quelli della sicurezza l'incazzatura
per quello che quella stronza mi aveva detto è scomparsa. Mi sembrava
di essere dentro un film e mentre mi accompagnavano nella stanza per l'interrogatorio
mi veniva da ridere. Non riuscivo a rimanere serio. Pensavo che fosse un momento
degno di essere vissuto, un pericoloso quarto d'ora. Insomma ero quasi felice
che quel problema inaspettato mi costringesse a non concentrarmi sul potere
che lei ormai aveva su di me.
-Con lei è finita?-
-Si. Per fortuna. Ma non riesco a darmi una risposta.
-Qual è la domanda?-
-La domanda è: “Perchè si da ad alcune persone il potere
di giudicarci?”. Voglio dire che se qualsiasi altra persona al mondo mi
avesse detto che ero una merda io avrei risposto con un sorriso menefreghista,
ma quando lo diceva lei dentro di me nasceva un senso di frustrazione. Il tentativo
impossibile di farle cambiare idea.-
-Il perché è semplice, la amavi. L’amore rende deboli. Lei
gestiva la tua debolezza e la tua debolezza derivava dal potere che ti eri tolto
per consegnarglielo, era una prova del tuo amore. Ma non dimenticare che il
rapporto tra chi esercita il potere e chi vi è sottoposto si svolge all’interno
di un ambito ristretto. La sfera del potere. Lei era la piu’ forte all’interno
di quella sfera che conteneva il vostro rapporto. Ma fuori da quel territorio
era debole e insicura. La sua insicurezza e la sua debolezza la rendevano incapace
di gestire il potere che tu le avevi consegnato incoscientemente. Ora la ferita
si è chiusa?-
-Si, ma è rimasta la cicatrice.-
L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici
sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.
F. Kafka