Una poltrona di velluto rossa. Un uomo seduto con a fianco tre modelle che gli toccano il braccio, lo accarezzano sul volto, le sussurrano alle orecchie. Ha di fronte a se un tavolino basso, sul tavolino una bottiglia di champagne dentro un secchio d’argento pieno di giaccio e una scodella ricolma di cocaina. L’uomo passa le sue mani sui corpi delle tre ragazze come per sottolinearne il possesso. Alle sue spalle un uomo armadio che gli guarda le spalle, spalle strette e tendenti verso il basso come un portabiti di metallo sottile sotto il peso di una giacca di pelle troppo pesante. Ride sguaiatamente guardandosi attorno in cerca di qualcuno che osservi la sua fortuna. Ha un completo Dolce e Gabbana e stivali di manta, un fondotinta leggero che lo fa apparire abbronzato, le unghie perfettamente curate e le sopracciglia disegnate a mezz’arco. Conferma e smentita in contemporanea dell’etica di Democrito, la felicità ottenuta con l’eccesso, il sorriso dello spreco, un calcio in culo alla precarietà della vita, la valorizzazione smisurata dell’attimo e un calcio in culo alla povertà di una moltitudine di suoi simili. “Carpe diem”.
Ma ho la sensazione fastidiosa di una messa in scena, mi sorge il dubbio che quando si ha la libertà concessa dalla ricchezza ci si ritrovi imprigionati nel vizio dell’ostentare, la vanità che ingurgita la tranquillità manifestando la sua conquista con un inopportuno e schifoso rutto.
-Hai mai invidiato qualcuno?-
- Le uniche persone che invidio sono quelle che non hanno necessità o quelle che hanno i mezzi per soddisfare tutte le loro necessità.-
- L'invidia era superficiale o ti entrava dentro?-
- Per fortuna era un invidia superficiale che si limitava alla possibilità di esaudire qualche desiderio.-
- Molta gente dice che bisogna rischiare...-
- Ma io ho rischiato.-
- Ti saresti mai buttato in un pozzo avendo la certezza che quel pozzo ti avrebbe fatto di arrivare nel paese delle meraviglie?-
-No-
-Perché?-
-Nulla è piu ingannevole di una certezza.-
- C'è qualcuno di cui ti fideresti ciecamente?-
- Nessuno tranne me stesso.-
- C'è chi dice che siamo tutti parte di un meccanismo superiore, come se ognuno di noi fosse una molecola d'acqua in un oceano, eppure c'è una distanza cosi' abissale fra l'individualità ed il tutto. L'uomo ha sviluppato un ego cosi' potente che non permette piu' miscugli di anime.-
-Portami via tutto ma non il mio ego. La fine dell'ego è la morte, la morte è proprio il bicchiere d'acqua che si disperde nell'oceano, e di Lui non rimane nessuna traccia. Il mare non muta se si aggiunge o si toglie un bicchiere della sua acqua. Non so se capisci quello che voglio dire. Fare parte dell'universo vuol dire non essere, vuol dire diventare nulla.-
- Se togli una vite ad un motore il motore si rompe.-
- E allora? Diventerà un motore rotto, non una vite mancante.-
- Ma tu non odiavi la filosofia?-
- Non la sopporto. Cambiamo discorso?-
-Dimmi.-
- Non riesco a fare le cose che devo fare.-
- Nemmeno io, e sai perchè?-
- Perchè?-
- Perche' non c'è nulla che devo fare.-
-Perfetto. Beata te. Che lavoro fai?-
- Andiamo a parlarne da qualche altra parte.-
-Dove?-
- Il primo posto che ti viene in mente.-
-Alice Spring.-

Alice Spring, nel mezzo dell’Australia. Sono le tre del mattino, io e Zoe siamo seduti sugli scalini di fronte all’albergo in attesa che qualcuno ci venga a prendere.
-Ho un sonno tremendo.-
-Dormi.-
-E se arrivano?-
-Ti sveglio io.-
-No preferisco resistere.-
-Perché hai voluto fare questa cosa.-
-Credo sia una delle cose che desideravo fare fin da quando ero bambino. L’ho visto in un documentario.-
-Perché a quest’ora?-
-E’ una questione di venti. All’alba soffiano in maniera gestibile.-
All’orizzonte compaiono due luci che si fanno strada tra la sabbia. Pochi secondi dopo un pullman si ferma di fronte a noi. Si apre la portiera. Io e Zoe saliamo. Siamo gli unici a bordo. Dietro il pullman un rimorchio.
-Se lo porta dietro?-
-Evidentemente.-
-Questo non lo avevo immaginato. Pensavo l’avremmo trovato sul posto.-
-Anch’io pensavo cosi’. Posso appoggiarmi sulla tua spalla.-
-Fai pure.-
-Se mi addormento…-
-Ti sveglio io.-
-Zoe.-
-Dimmi.-
-Che lavoro fai?-
- E' cosi' importante?-
- Se fosse importante vorrei che me lo dicessi. Se non fosse importante non dovresti avere problemi a dirmelo.-
- Diciamo che lavoro in un agenzia di viaggi.-
- La costante del viaggio. Cos’è il nostro argomento preferito? O forse qualcosa che abbiamo in comune.-
-Sembrerebbe.-
-E quando viaggi hai degli sconti?-
-Si.-
- Quindi viaggi spesso?-
- Non ho mai tempo. Lo passo ad organizzare le partenze degli altri.-
- Avere il pane e non avere i denti.-
- Mettila cosi'.-
- Vuoi sapere che lavoro faccio?-
-No.-
- Ma non ti interessa nulla di me?-
- Mi interessa sapere se hai mai odiato qualcuno.-
- Ci devo pensare.-
- Vuol dire che non hai mai odiato nessuno.-
-No. Probabilmente ho odiato un sacco di gente ma ora non mi viene in mente.-
- Se ti chiedo il nome di una persona che hai amato...-
-Natalie.-
- Lo vedi. Ti ricordi subito di una persona che hai amato. E al momento non ti viene in mente nessuno che hai odiato. Perchè non hai odiato abbastanza. Altrimenti il nome verrebbe fuori esattamente come il nome di chi hai amato.-
NatalieL’alba all’orizzonte.
Non c’è nulla di piu’ bello che vedere l’alba con una persona che si ama e da cui si è amati.
Il senso di felicità che mi scoppia dentro dovrebbe esere la prova inequivocabile che sono innamorato di Zoe e che lei è innamorata di me.
Ma sulla seconda ipotesi ho dei dubbi. Meglio un dubbio che porta a sperare che una certezza che toglie ogni speranza. Quindi non le chiedero’ nulla.
Arriviamo in una pianura, un assaggio del deserto che comincia qualche miglio ad Ovest.
Davanti a noi viene srotolato un enorme telo leggerissimo, la parte superiore viene attaccata alla parte inferiore con dei nodi. Io e Zoe saliamo su una navicella di vimini.
Al centro ci sono due grosse bombole di gas. Fuoco. Fiammate ad intervalli regolari che poco a poco riempiono il telo.
Si gonfia un enorme pallone giallo e rosso.
Sale verso l’alto.
Una fiammata.
Il pallone sale.
-Questa cosa è meravigliosa.-
-Volare?-
-Volare nel silenzio piu’ assoluto.-
-Aspetta a parlare di silenzio assoluto. Ogni fiammata ti sembrerà uno schiaffo.-
Arrivati a duecento metri d’altezza arriva il primo schiaffo di fuoco. Inevitabile per tenere il pallone in quota.
-Te lo avevo detto.-
-Il silenzio amplifica il suono del fuoco, e il suono del fuoco amplifica il silenzio.-
-Guarda.-
-Cosa?-
-Quei canguri. Laggiu’.-
-La vedi quella macchia scura?-
-Si.-
-E’ quello che è rimasto di cespugli e sterpaglie dopo un incendio. I canguri ci girano intorno. La evitano. Ma è difficile non accorgersi che la morte ci tenga a far sapere che il suo regno confina con la vita. Credi che si potrà mai scoprire cos'è la morte?-
- Forse.-
- Secondo te sarà una scoperta rassicurante o terrorizzante?-
- Vuoi la mia opinione?-
- Si.-
- Quando la scienza scoprirà che la morte è un viaggio, non avrà ancora scoperto qual'è il punto d'arrivo di questo viaggio. E quando avrà scoperto il punto d'arrivo si ritroverà su una spiaggia circondata da montagne altissime. Si chiederà allora cosa si nasconde dietro quelle montagne. E quando le avrà superate si troverà di fronte ad un deserto. Vorrà sapere cosa c'è dietro il deserto. Una volta attraversato il deserto si ritroverà di fronte ad un nuovo oceano. Una nuova partenza. E ricomincerà a chiedersi cosa c'è al di là.-
Dopo il deserto?- Quindi la morte non è altro che uno di infiniti passaggi.-
- Secondo me. Ma io sono solo una donna che si diverte a fare ipotesi su tutto cio' che non si puo' provare.-
- Un bel sistema per avere sempre ragione.-
- Al contrario. Il miglior modo per far si che nessuno ti richieda di avere ragione.-
- Tu hai paura della morte?-
-Io?-
-Si...Tu.-
Un boato. Una fiammata improvvisa. Il pallone sale verso l’alto. Torna il silenzio ma anche dopo che la fiamma scompare il ricordo del suo urlo rimane come un eco nelle orecchie. Il boato ha lasciato un impronta.
Che impronta lascia il silenzio?
Forse non esiste nessuna traccia del nulla, forse è come la mancanza di suoni incapace di creare echi o ricordi. La nostra vita, il fruscio delle nostre esistenze, gli urli di disperazione e di gioia sono e saranno piccole pietre lasciate sulla strada dell’universo affinché Dio ritrovi la via che lo riporti a casa.
-Raccontami una storia.-
- Quale storia.-
- Una storia accaduta durante i tuoi viaggi.-
- Una a caso?-
-Si.-
- Un giorno ero proprio qua, ad Alice. Dovevo andare a vedere quella famosa roccia che si trova nell'outback Australiano. L'Ayers rock.-
-Conosco dove si trova .-
Sulle tracce dell’Ayers Rock- Io invece non sapevo dov’era quel luogo. Chiedo informazioni ad un aborigeno che stava fermo accanto alla strada a fare nulla. Lui mi risponde: "Sempre dritto, poi gira a destra." Io sono andato dritto aspettando di trovare una svolta a destra. Sai quando è arrivata la svolta a destra?-
-Quando?-
- Trecento chilometri dopo. Ho girato a destra ed ho fatto altri duecento chilometri dritto verso Ovest. Io abituato alla città mi aspettavo che quella svolta a destra fosse subito dopo aver ricevuto l'indicazione. Ed aspettavo, ho aspettato cosi' tanto che ad un certo punto ho pensato di aver sbagliato strada. Continuavo a guardarmi intorno a caccia di quella maledetta curva.-
- E non hai imparato nulla?-
- Imparato cosa?-
- Che la svolta prima o poi arriva ma non è detto che sia dove tu te l'aspetti. Non si possono fare previsioni basandosi solo sulla propria esperienza. Vale anche per la vita e per la morte. La vita è il rettilineo, la morte sarà una deviazione, tutti ti possono dire che questa deviazione prima o poi ci sarà, ma se passi tutto il tempo ad aspettarla finisce che non fai caso a quello che ti sta intorno.-
- Pensa se quella deviazione poi non la vedi e tiri dritto.-
- Ti piacerebbe?-
- Vorrebbe dire essere immortali.-
- Fingere di non vedere la deviazione. Non hai tutti i torti, non si è mai vista una deviazione che avverta il viaggiatore della propria esistenza. Ma dimentichi una cosa.-
-Sentiamo.-
- Se non volti sbagli strada.-
- Mettiamo che io viaggio senza avere un punto preciso dove arrivare, non posso sbagliare strada.-
-Mettiamo che tu viaggi senza avere direzione, come fai ad evitare tutte le deviazioni.-
- Vado dritto.-
- La teoria non è sbagliata ma presuppone una strada che non arrivi mai di fronte ad un bivio.-
- Ho capito. Non c'è via d'uscita.-
- Credo di no.-
- E abbiamo passato del tempo a parlare di un argomento su cui sembra inutile parlare.-
La felicità è un atterraggio improvviso. La navicella di vimini che sbatte contro i cespugli e poi improvvisamente si capovolge. Io e Zoe uno sull’altra, orizzontali al terreno. La scena è comica, come lo è ogni ritorno con i piedi per terra. Il volo è finito, il sole è salito, il colore arancione della terra risplende, sono le nove del mattino ma per quel che mi riguarda il giorno è stato vissuto, potrebbe anche finire qui.
Perché ho pensato a questo?
Forse che ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, ogni vita sono caratterizzati da singoli episodi che uniscono come ponti sponde in mezzo alle quali scorre il tempo perso.
E se il tempo perso non fosse altro che una rampa di lancio indispensabile per questi voli pindarici destinati a dare un senso all’esistenza?
- Ti ricordi quando hai fatto per la prima volta l'amore?-
- Piu' o meno. E' un secolo fa.-
- Era come te l'aspettavi?-
- Non mi ricordo piu' come me l'aspettavo.-
- Memoria zero.-
- Meno di zero.-
- Qualcosa ti ricorderai.-
- Mi ricordo che dovevo farlo. Sembrava uno di quei traguardi che fino ad un attimo prima ti appaiono lontanissimi, poi di colpo te lo ritrovi di fronte non capendo se sei tu che hai accelerato o lui che si è avvicinato di colpo.-
- Quanti anni avevi?-
-Sedici, forse diciassette. Insomma giù di li'.-
-E da allora cosa è cambiato?-
- E' cambiato tutto.-
- In che senso.-
- Questo è uno dei miei crucci. Una di quelle cose a cui non so rassegnarmi. Quando sei un ragazzo i sentimenti, gli ideali, i sogni, i progetti sono al tuo servizio, rendono sopportabili le frustrazioni, le delusioni, le cadute, tipiche di quando sei giovane. Poi cresci, cambi e tu uomo ti ritrovi ad essere schiavo degli stessi ideali, sogni e progetti che qualche anno prima ti facevano sentire libero.-
- E questo perchè alle stesse parole: sogni, ideali, progetti, corrispondono concetti diversi.-
- Proprio cosi'. Mi manca quel senso di sentirsi eroi anche solo per aver guadagnato un sintomo di libertà con una semplice cazzata come farsi un buco all'orecchio, o aver marinato la scuola perchè era una bella giornata da passare al mare.-
- E poi si era soldati dello stesso esercito.-
- Se parli degli amici era proprio cosi'. Eravamo un esercito, solidali gli uni con gli altri, uniti dalla nostra anagrafe, lottando contro le prospettive catastrofiche dei nostri genitori.-
- Che poi non avevano torto.-
- No. Ma questo ha poca importanza. E poi le prospettive catastrofiche sembrano diventare reali proprio grazie alla forza della loro prevedibilità.-
- Vuoi andartene.-
-Si.-
-Dove?-
-Nella mia vecchia scuola.-
-Andiamo.-

Un palazzo rosa di fronte. Lo riconosco. I cinque scalini che ho salito per tredici anni di fila. Gli stessi scalini con la stessa altezza che da piccolo sembravano alti e poi improvvisamente mi erano sembrati cosi’ bassi da farli tre alla volta per atterrare con un salto di fronte alla porta girevole. Ricordo solo questo di quegli anni, come se un muro di nebbia impedisse di riconoscere particolari di quel passato scolastico. E’ tutto un mistero: i miei compagni di classe, i professori, le sensazioni di paura prima di una interrogazione. Nebbia. Come se non avessi mai vissuto quella storia, come se non fossi stato io a portarmi sulle spalle quello zaino pieno di libri. Di quante esistenze è fatta la vita di un uomo? Quante volte muore prima di morire definitivamente. E perché le scomparse cicliche di parte del nostro passato non ci terrorizzano, anzi uccidono una parte di noi nella nostra completa indifferenza.
C’è fine e fine.
C’è la fine di un episodio e la fine della storia.
Siamo così sicuri che il passato scomparso influisca sul nostro futuro?
Oppure arriviamo ogni volta di fronte ad un arrivo nell’inconsapevolezza di essere partiti per un viaggio piu’ breve del previsto.
Come quando si è innamorati, si pensa che duri per sempre, e poi…