Le facevo sempre la stessa domanda: “Chi è la piu’ bella?”
E per aiutarla le dicevo che la risposta era una parola di due lettere, la
prima era una “i” la seconda una “o”.
E lei rispondeva teneramente “Io”, ed era la risposta esatta.
Perché lei era semplicemente tutto quello che avevo sempre desiderato.
La differenza tangibile tra “l’amore dire” e “l’amore
fare”.
Lei era la prova che anche io ero, chissà perché, degno di essere
amato, degno di essere indispensabile alla felicità di un altro essere
umano.
Era minuta, con due occhi grandi e una pettinatura spettinata che non temeva
le continue incursioni delle mie mani tra i suoi milioni di capelli.
Scriveva “Ti amo” sui muri di casa e lasciava biglietti in giro
per la cucina.
Ogni biglietto era un sorriso che rimandava il mio pensiero alla sua lontananza.
Le telefonavo venti volte al giorno e lo stesso faceva lei. Magari solo per
chiederci: “Dove sei?”.
Perché c’era la continua necessità di localizzarci in
qualche punto dell’universo. Era l’unico modo per vederci anche
quando eravamo distanti, chiudendo gli occhi e immaginando noi stessi nel
luogo che avevamo appena descritto.
Era un amore “vero”, dove la parola “vero” presupponeva
l’aver vissuto tanti amori falsi che servivano solo a farsi compagnia.
Poi un giorno l’amore se ne andò.
Senza un reale motivo, semplicemente per la mia superficialità che
a poco a poco mi illuse che un fatto eccezionale una volta sperimentato potesse
essere ripetuto all’infinito.
Immaginavo quell’amore espresso da un'altra donna, immaginavo le stesse
parole e le stesse promesse dette con un'altra voce, immaginavo i suoi sguardi
lanciati da altri occhi.
Se ne andò piangendo mentre io stavo già pensando a quella sostituzione
esteriore che non avvenne mai.
Certe anime sopravvivono in un solo e determinato corpo.
Perché non l’ho capito prima?
Penso a tutto questo perché vedo in fondo alla strada una ragazza attraversare
la strada, e quella ragazza somiglia a lei.
O forse no, forse non ci assomiglia affatto, forse sono io che la sto cercando
dappertutto e in ogni donna, che è abbastanza lontana per non essere
riconosciuta, rivedo lei.
-Cosa stai guardando?-
-Niente.-
- Credimi. Non avresti mai ritrovato una come lei.-
- Lei chi?-
- Quella che ti ha amato. L'unica. Tu hai avuto un solo amore, ne sono sicura.-
- E’ vero.-
- Puoi tornare negli stessi luoghi, puoi tornare sui tuoi passi per sempre,
ma non puoi ritrovare la stessa persona una volta che l'hai perduta. Ma questa
rimane la tua grande illusione.-
- Non è solo una questione di amore.-
- E' solo una questione d'amore. Le persone che ami, padre, madre, fratelli,
amici, una donna. Insostituibili. E la parola insostituibile ti crea il terrore
della perdita. Tu cerchi sempre di essere rassicurato dalla immobilità
delle cose. Ma purtroppo anche le cose cambiano, a volte vengono cancellate,
esattamente come accade per le persone. Il tempo è un grande costruttore
ed un grande distruttore. Il tempo è la prova che l'universo non è
nient'altro che una scatola dove non c'è piu' posto per nulla. E tutto
cio' che viene creato di nuovo deve per forza trovare posto nella scomparsa
di qualcosa di vecchio.-
- E' una maledizione.-
- Tu la vedi cosi'.-
- Nulla ha senso.-
- O forse è il contrario. Il senso sta nel lasciare il posto a qualcun'altro.
Permettere con la tua scomparsa la comparsa di qualcosa d'altro.-
- Perchè non puo' accadere che tutto rimanga immobile ed immutabile.-
- Sarebbe la fine senza la speranza di altri inizi.-
-No. Sarebbe la pace, la serenità della spirito, finalmente la pace.-
- Credi in qualcosa?-
-Cosa vuoi dire?-
-Credi che la tua vita abbia un senso? -
- Io spero in tutto ma non credo in nulla.-
- Dimentichi una possibilità.-
-Quale?-
- L'esistenza di un altra dimensione dove il tempo non esiste.-
- Il tempo è la materia di cui tutto l'universo è formato.-
- Al di là dell'universo.-
- Cosa pensi ci sia?-
- Non mi fare questa domanda.-
- Perché no. Tu sai tutto.-
-Forse.-
- Dov'è mio padre?-
- Tu non lo sai?-
- Non lo so piu'.-
- La domanda "dov'è?" presuppone l'esistenza di uno spazio,
e lo spazio presuppone l'esistenza del tempo. Non bisogna chiedersi dov'è?-
- Cosa dovrei chiedermi?-
- Lascia stare.-
-Rispondimi.-
- Dovresti chiederti...-
-Cosa?-
- Dov'è finito lo spazio che lo conteneva. E' lo spazio occupato dal
suo essere che si è spostato, non Lui. Prima quello spazio era identificabile
attraverso il suo corpo, ora quello spazio non ha piu' visibilità,
ma esiste, e senza il peso della materia si sposta dove vuole, quando vuole,
e come vuole. Io so dov'è tuo padre.-
-Dove?-
- E' qui.-
- Mi verrebbe da chiederti: "Qui dove?". Perchè non vedo
nessuno attorno a me. Forse devo semplicemente immaginare che ci sia.-
- Chiudi gli occhi-.
-Fatto.-
- Pensa a tuo padre.-
- Ci sto pensando.-
-Dov'è?-
- Credo che sia nei miei pensieri.-
- E' qui. Te lo avevo detto. Anzi è dentro di te.-
- Ora riapro gli occhi e Lui se ne sarà andato. Mi manca la sua consistenza
fisica. Non poterlo toccare, non poter vedere il suo corpo muoversi, il cambio
di espressione sul suo volto ad ogni pensiero.-
- Ritroverai tutto questo.-
- Preferisco crederti senza chiederti come fai ad esserne cosi' sicura. Ma
andiamo via.-
-Dove?-
-A Parigi.-
- Perchè Parigi?-
- E' stato il mio primo viaggio.-
Quartiere di Montmartre. C'è il sole. In piazza un giapponese sta
ritagliando da un cartoncino nero il profilo di una elegante signora. Pittori
che dipingono lo stesso angolo di via da una vita, l'angolo della via che
muta con il mutare delle stagioni grazie ai vasi di fiori appoggiati sul davanzale
di una finestra che mostra due tende bianche di pizzo. Lo scostarsi della
tenda, lo sguardo veloce di un vecchio signore che controlla cosa accada per
strada, poi sparisce all'interno come rassicurato dal fatto che nulla fosse
cambiato. E poi turisti, che non sembrano turisti.
Le vie di Montmartre trasformano gli uomini in cittadini di questa collina,
la trasformazione avviene sui volti rasserenati dalla dolcezza delle piccole
vie, dagli occhi stanchi e felici dopo la salita. C'è sempre il tempo
per un caffè, c'è sempre il tempo di scambiare una parola di
troppo. E quella parola riguarda Vincent Van Gogh che qua vicino visse ospite
della casa del fratello. La mia ignoranza in fatto di arte non mi impedi'
di rimanere sconcertato di fronte ad un paesaggio dipinto da Vincent. Sconcertato
per il regalo immenso che il pittore fece ai colori del vero orizzonte, illuminando
la campagna come forse un giorno ogni secolo accade. Non c'era Vincent quel
giorno, c'era la sua intuizione, il ricordo senza memoria di un giorno che
sarebbe comunque dovuto accadere.
Mi venne voglia di fumarmi una sigaretta, e la fumai con piu' sensi di colpa
del solito. Il fumo mi entrava nei polmoni e contraddiva la mia voglia di
bellezza e di purezza. Zoe era di fianco a me, si guardava intorno sorridendo.
Ma il suo sorriso era rivolto all'aria, al cielo, ai muri delle case, ai gatti,
mai rivolto ad un essere umano. Zoe è cosi', sembra indifferente agli
uomini, a tutti tranne che a me. E non capisco il perchè.
- Posto meraviglioso.-
- Uno dei miei posti preferiti.-
- C'è un motivo?-
- Il motivo ci sarà, ma non so spiegartelo. Credo che sia questa atmosfera
da tempo immobile. E poi tutti questi turisti mi fanno capire una cosa.-
-Dimmi.-
- Il viaggio è una linea compresa tra il concetto di andata e il concetto
di ritorno, ed il luogo visitato è un vertice che trasforma questa
linea in un triangolo impossibile. Una superficie piana infinita. La tela
sulla quale vengono dipinti i ricordi. I ricordi sono attimi in movimento,
pennellate di colore, chiari scuri, improvvisazioni, ecco cosa sono io. Sono
un pennello immerso in un colore blu cielo.-
- Poi il pittore intinge il pennello nel giallo, e tu ti ritrovi verde.-
- Verde come le foglie di quell'albero.-
- Verde come il prato in quel quadro.-
- Non ci avevo mai pensato.-
-A cosa?-
- Al colore degli uomini.-
- Gli uomini sono rosa.-
- Questo te lo dicono a scuola. Ma se guardo la mia pelle non so dirti di
che colore sia. Una specie di marrone chiaro.-
- Rosa. La mia pelle è rosa.-
- Dare il giusto colore alla pelle deve essere uno degli ostacoli piu' complicati
da superare per un pittore.-
- Non saprei nemmeno dipingere un fiore.-
- Io sono un disastro a disegnare.-
- Mai passato una notte in treno?-
- Si. La prima volta proprio per venire a Parigi. Avro' avuto quindici o quattordici
anni. Pensa che non me lo sono mai dimenticato. Il rumore del treno, la cuccetta,
il senso di essere cullati dalla velocità, mia madre che dormiva nel
letto sotto, la sensazione di arrivare da qualche parte, senza sapere esattamente
dove.-
- Ci sono tanti motivi per cui vale la pena vivere.-
-Innumerevoli.-
- La colazione alla mattina.-
- Preparare le valigie.-
- Il primo sguardo alla persona che amerai.-
- Il sapore delle sue labbra.-
- La paura di non farcela e poi scoprire che ce l'hai fatta.-
- Un amico che ti sta vicino quando hai bisogno di lui.-
- Confidare un segreto a un amico di cui ti fidi.-
- La paura di cambiare e poi cambiare.-
- Un film che ti fa apparire piu' dolce la realtà.-
- La musica.-
- Pensare a quella cosa piacevole che avverrà domani.-
- Abbracciare i tuoi genitori prima di lasciarli per ritornare a casa tua.-
- Vedere le foto di quando eri bambino.-
- Scoprire che tuo figlio ti assomiglia.-
- Mettere in discussione l'immagine di Dio che gli uomini ti impongono, perchè
hai troppo rispetto per Lui per credere che sia come te lo raccontano.-
- Questo cosa c'entra?-
- Vivere per il gusto di mettere in discussione le favole ancorate a troppe
certezze.-
- Restituire alle favole il potere dell'incertezza.-
- Sperare che tutto sia vero, senza lasciarti imprigionare dalle certezze
impossibili.-
Perché le chiese hanno questo fascino inspiegabile? Mi ritrovo davanti
alla basilica di Montmartre e il mio sguardo compie una panoramica dal basso
verso l’alto. Poi rimane immobile a guardare un campanile, so di avere
la bocca socchiusa in una smorfia di stupore e meraviglia.
Inconsciamente devo essermi convinto di trovarmi di fronte ad una delle moltissime
case di Dio. Se sono uno che ama credere alle favole perché adesso
dovrei resistere a questa che sopravvive da piu’ di duemila anni? La
bellezza di questo posto ha indubbiamente qualcosa di mistico. In questo momento
ha poco importanza chiedersi se sono vittima di un condizionamento mentale
o se veramente esiste un potere nascosto che si sprigiona da questo marmo.
Lascio il mio scetticismo a riposo, Zoe è al mio fianco con una gonna
dalla quale spuntano due gambe degne di sorprendere il miglior filosofo specializzato
in estetica. La sua presenza giustifica l’esistenza di qualsiasi divinità,
di conseguenza giustifica l’esistenza di ogni abitazione in cui questa
divinità sostiene di risiedere.
- Questa chiesa è bellissima.-
- Vuoi entrare?-
-Si.-
- Mi faranno entrare con questo vestito?-
- Cos'ha questo vestito che non va?-
- Forse questa gonna è troppo corta.-
- Se Dio fa caso alla lunghezza della tua gonna mi ritrovo inconsapevolmente
ad assomigliare troppo a Lui.-
-Andiamo.-
Una donna è inginocchiata di fronte ad una croce. Guarda con aria supplicante
il Cristo sanguinante. E’ indubbio che dentro di se sta formulando qualche
richiesta a quell’uomo morente. Ed è straordinario pensare a
come un essere umano riprodotto in condizioni cosi’ estreme, in fin
di vita, abbia il potere di apparire ancora in grado di dare risposte ed esaudire
desideri.
Altrettanto straordinaria è la capacità degli uomini di non
accorgersi del suo sguardo che chiede aiuto.
E’ una scena paradossale, come se un chirurgo chiedesse consigli per
un mal di denti ad un dentista che è appena stato investito da un camion.
Certo non è facile capire in che modo si possa aiutare quell’uomo
a liberarsi dai suoi chiodi e dalla sua pena, ma istintivamente credo che
basterebbe ad alleviare le sue pene il semplice gesto di dire “mi dispiace
che tu stia soffrendo”, invece che dire “grazie, perché
so che soffri per me”.
- Si devono essere messi d'accordo.-
-Chi?-
- Tutti quelli che hanno scolpito i crocifissi.-
- Perchè?-
- In tutti i crocifissi Gesu' ha sempre la solita espressione.-
- E' normale. L'unica espressione che avrebbe potuto avere è quella
che esprime sofferenza.-
-C'è sofferenza e sofferenza.-
- Non capisco.-
- C'è la sofferenza che porta ad una vittoria, c'è la sofferenza
che porta ad una sconfitta, c'è la sofferenza fine a se stessa, c'è
la sofferenza senza speranza, c'è la sofferenza cercata, c'è
la sofferenza non voluta. Eppure Lui ha sempre una sola espressione.-
- La sofferenza della delusione.-
- Bravo. E' proprio cosi'. Gesu' non soffre per i chiodi o per le ferite,
Gesu' soffre per la delusione. Chissà quanta fiducia riponeva negli
uomini. Per questo dovresti credere alla sua grandezza.-
- Perchè Gesu' non soffriva per se stesso ma per la piccola disumanità
dei suoi carnefici.-
- L'umanità è il carnefice di Cristo.-
Zoe si avvicina alla base del crocifisso poi comincia ad accarezzare i piedi
del Cristo. Io mi avvicino a lei e la guardo. Vedo i suoi occhi inumidirsi
di lacrime. Poi il volto lentamente si reclina verso il basso, la bocca si
avvicina al chiodo che trafigge la parte dorsale dei piedi. Si avvicina fino
quasi a sfiorare con le labbra la parte sporgente del chiodo. Poi si blocca
in un attimo sospeso in un vuoto di spazio, come in una pausa di vita, un
segmento di tempo fermo dedicato a quel lutto che sembra non consumarsi mai.
- Ogni rivoluzione vede contrapposte due fazioni. La rivoluzione di Cristo
non presupponeva nessuna contrapposizione. Far vincere l'uomo senza far perdere
nessuno. Che grande utopia? L'uomo non merita tanto, l'umanità non
è altro che una briciola di pane sul tavolo principesco dell'universo
dove stanno banchettando il tempo, lo spazio, il caso, e...
- E...-
- E Dio. –
-Dio chi?-
-Il Dio che gli uomini hanno creato per darsi una ragione, il Dio che ha creato
l’uomo per darsi una ragione. Come fosse una società. Sai il
detto: una mano lava l’altra…-
-Gesu’ è esistito? Intendo come il Gesu’ di cui tutti noi
veniamo messi a conoscenza.-
-Si. E come Lui ne sono esistiti altri cento.-
-Usciamo?-
- Non stai bene?-
- Sto benissimo. Voglio solo uscire.-
-Andiamo.-
Un lampo e un tuono. E acqua che cade lanciata da qualche annaffiatoio celeste.
Gente che corre cercando rifugio sotto gli ombrelloni dei bar. Io e Zoe che
guardiamo verso l’alto mettendo a fuoco enormi distinte gocce che paiono
atterrare ed esplodere al rallentatore. Una di queste mi colpisce sull’estremità
delle labbra. La raccolgo con la lingua e ne sento il sapore inesistente.
Un sapore di nulla tipico di tutto cio’ che proviene da altrove. Sarà
la terra a consegnare all’acqua un gusto, sarà la terra a contaminare
quei miliardi di gocce trasformandole in corsi d’acqua sporca in corsa
verso le segrete sbarre di tombini cosi’ agognati da apparire porte
verso la libertà.
- Non ci credo che piove. Siamo entrati che c'era il sole.-
- Compriamo un ombrello?-
- No. Non ne ho mai usati in vita mia.-
- Ci prendiamo la pioggia.-
- Fa bene ai capelli.-
- Questa dove l'hai letta?-
- L'ho sempre pensato.-
- Sei strano.-
- Non è vero sono normalissimo.-
- Scusa. Non era un offesa. Sei semplicemente una persona che ha delle idee
stravaganti.-
-A me sembra di essere la persona piu' banale del mondo.-
- Come preferisci. Dove portano queste scale?-
-A quella piazza.-
- Cosa vuoi andare a vedere?-
- Un muro blu.-
- Cosa ha di strano quel muro?-
- C'è scritto "Ti amo" in tutte le lingue del mondo.-
-Davvero?-
- Vieni con me.-
- Non mi stringere cosi' forte la mano.-
- Si ma tu stammi dietro.-
- Non voglio mica volare.-
- Nemmeno io.-
Lo vogliamo chiamare il muro dell’amore? Oppure lo si potrebbe definire
il quaderno di pietra su cui gli uomini amano scrivere del loro sogno prima
che il sogno svanisca. Tracciano il nome della persona amata accanto al loro
nome come se bastasse avvicinare due parole per unire i due esseri animati
a cui quelle parole corrispondono. Viviamo di illusioni e della speranza di
rendere senza fine un momento. Sappiamo che gli alberi e le pietre sopravvivranno
a noi ed è istintivo affidare a loro la memoria di un amore.
- E' questo?-
- Si. E' bellissimo.-
-Poetico.-
- Vuoi che ti racconti una storia?-
-Dimmi.-
- Ero a Brno. Una città della Repubblica Ceca. Sarà stato cinque
o sei anni fa. Ero li' per un lavoro. Una sera esco, vado in un ristorante
e di fronte a me vedo una ragazza. Bella, anzi bellissima. La invito a ballare
e scopro che non parla una parola d'inglese, e neanche in italiano. Io naturalmente
non so una parola di ceco. Balliamo in silenzio. Poi in silenzio usciamo dal
ristorante, attraversiamo un parco, arriviamo davanti al mio albergo. Entriamo,
andiamo in camera mia. Facciamo l'amore. Compensando la mancanza di parole
con lunghissimi scambi di sguardi. Abbiamo dormito insieme, e poi la mattina
dopo ci siamo salutati sapendo che quell'incontro era stato l'incontro di
due anime disancorate dalla realtà. Quando ci penso provo un desiderio
enorme di riprovare quelle emozioni.-
- L'emozione di un amore che non ha avuto bisogno di spiegazioni.-
-Esatto.-
-A me non è mai accaduto.-
- E io e te parliamo troppo.-
-Approfittiamone.-
- In che modo.-
- Dimmi qualcosa che non so.-
- Sai cosa si prova davanti ad un sogno che diventa realtà.-
-No.-
- Hai voglia di venire con me.-:
- Io non posso lasciarti.-
- Allora andiamo.-
-Dove?-
- Arizona. La Monument Valley.-
- Dietro l'angolo.-
- Visto da prospettive stellari, si. Dietro l'angolo.-