Luogo magico. Dove per magico si intende il potere di modificare la realtà semplicemente con il potere persuasivo della bellezza. Siamo seduti su una pietra circolare di colore rosso porpora, dietro di noi tramonta il sole. Si allungano le ombre. Il contrasto dei colori aumenta. Silenzio. Ad eccezione del canto di qualche uccello e del rumore soffuso di una corsa sulla terra di un cane che ha un occhio azzurro ed uno giallo. Monumenti di pietra regnano su una pianura sterminata. Sorprende e tranquillizza la completa mancanza di violenza, un paesaggio armonioso dove ogni elemento occupa il suo spazio naturale senza nessun accenno di prevaricazione o desiderio di conquista. Zoe si toglie le scarpe ed appoggia i suoi piedi sulla pietra. Guarda verso l’orizzonte con uno sguardo estasiato. Chiude gli occhi come per spingere dentro di se l’immagine appena fotografata nella memoria. Li riapre. Scorre la linea dell’orizzonte come se leggesse. Poi mi prende una mano e intreccia le sue dita con le mie.


Tramonto alla Monumen Valley- L'uomo prima o poi distruggerà tutto questo.-
- Come fai ad esserne sicura.-
- Accadrà. L'uomo è allergico alla bellezza.-
- Perchè?-
- La bellezza ispira nell'uomo il desiderio di conquista, non è capace di ammirarla senza pensare di possederla. E' una specie di malattia. L'egoismo imperante. Peccato.-
- Quando la Monument Valley verrà distrutta io non ci saro' piu'.-
- Quindi non è un problema tuo.-
- Esatto.-
- Non pensi a chi verrà?-
- Sinceramente no.-
- Sei un egoista.-
- Non credo. Mi limito a non lottare, rimango immobile di fronte al crollo dell'umanità, e pensandoci bene mi viene quasi da dire che in fondo è naturale che sia cosi'.-
- E' naturale che l'uomo distrugga la terra?-
- La terra è un organismo vivente e come tutti gli organismi viventi è destinato a morire. L'uomo non è altro che il virus impazzito che la sta divorando. Un tumore maligno dalla quale la terra si salverà grazie all'incoscienza di questo virus.-
- L'uomo distrugge la terra, la terra è l'unica fonte di sostentamento che l'uomo possiede, quindi l'uomo distrugge se stesso. La terra sopravviverà all'estinzione dell'uomo. L'organismo vivente chiamato terra sopravviverà al suo cancro perchè ne è l'elemento essenziale alla sua sopravvivenza.-
- Perdersi. Ecco una cosa che mi ha sempre affascinato.-
- Non ci si abitua mai a questo genere di tramonti.-
- La luce che se ne va ti rende ancora piu' bella.-
- Guarda le nuvole. Mai viste di quel colore.-
- Rosse come il fuoco.-
- E gialle, blu, viola. Cosa ti fa venire in mente questo luogo?-
- Un rallentamento del tempo.-
- Anche a me. E Poi?-
- La voglia di non pormi alcuna domanda. Lasciarmi trasportare dalla vita in completa inconsapevolezza.-
- Dove c'è la perfezione non ci sono domande.-
- E poi mi fa venire voglia di essere innamorato, di un amore cosi' perfetto che esclude l'ipotesi di qualsiasi addio. Un amore che regali agli amanti la possibilità di vivere insieme e di morire insieme, nello stesso medesimo istante. Un amore che unisca due destini senza lasciare che il caso trasformi in solitudine il futuro di uno dei due.-
- Hai mai abbracciato un albero?-
- Si. E quando l'ho fatto mi sono sentito uno stupido.-
Se gli uomini non commettessero talvolta delle sciocchezze, non accadrebbe assolutamente nulla d’intelligente.
Ludwig Wittgenstein
- E perchè l'hai fatto?-
- Volevo sentire l'energia.
- L'hai sentita?-
-A dire il vero non sentivo nulla tranne il legno che mi pressava contro lo stomaco.-
- Scommetto che gli hai detto qualcosa.-
-A chi?-
-All'albero.-
- E' vero.-
- Cosa gli hai detto?-
- Chi se lo ricorda.-
- Cosa diresti a un albero mentre lo abbracci.-
- Direi: "Ti voglio bene."-
- Allora gli hai detto "Ti voglio bene."-
- Credo di si. Pensi che sia uno stupido?-
- No. Solo un sognatore che si illude di poter comunicare con gli alberi. E forse l'hai fatto veramente.-
- Veramente l'albero non si è scomposto per nulla.-
- Cosa ti aspettavi?-
- Uno scrollio di foglie.-
-Sognatore.-
- La realtà ha limiti insopportabili, a volte.-
- Non capisci?-
-Cosa?-
- I tuoi sogni sono possibili grazie al fatto che tu sei reale.-
- Non capisco.-
- La realtà rende possibili i sogni, i sogni non rendono possibile nessuna realtà .-
-Tutto troppo complicato.-
- Vorresti baciarmi?-
- Lo voglio dal primo momento in cui ti ho visto.-
- E sarà il principio di qualcosae tu sei terrorizzato dagli inizi?-
- Terrorizzato dalla fine che ogni inizio racchiude.-
- Ci deve essere un modo di vivere perfetto.-
- Restare qui per sempre.-
- Morire come muore il giorno.-
- Andarsene come se ne va la luce.-
- Cadere dal ramo come cade una mela.-
- Essere trasportati via come le foglie al vento.-
-Adagiarsi su se stessi come la candela vicino al fuoco.-
- Cerco una spiegazione all'ignoranza dell'uomo.-
- Cosa intendi per ignoranza.-
- L'incapacità di dare il giusto valore alle cose e agli esseri umani.-
- Un metro di misura imparziale.-
- Questa cosa mi spaventa.-
- Qual'è il tuo metro di misura per giudicare tutto cio' che ti circonda.-
- Come faccio a risponderti cosi'.-
- Ci hai già pensato troppo.-
- Infatti non lo so.-
-Descrivimi.-
- Chi? Te?-
-Si.-
- Sei cosi' bella che mi fai paura. Sei cosi' grande che vorrei poterti portare nelle mie tasche. Sei cosi' libera che vorrei imprigionarti. Sei cosi' vera che penso tu non possa essere reale. Sei cosi' luminosa che ti troverei anche al buio. Sei arrivata cosi' improvvisamente che mi sembra di averti aspettato da sempre.-
- Puoi appoggiare la tua testa sulle mie spalle. Ed addormentarti.-
- Voglio baciarti sulle tue labbra.-
- E sai già che sapore avranno.-
- Come se lo avessi già fatto.-
- Il sapore delle labbra di una donna lo si avverte guardandola negli occhi.-
- E' cosi'.-
- Vieni qua.-
- Forse è il sapore di una condanna.-
-Condanna?-
- La condanna a non poter fare piu' a meno di te.-
- Non ne dovrai mai piu' fare a meno.-
- Chi sei?-
- Mi chiamo Zoe, passavo per caso per una strada quando ho visto un uomo stare male, sdraiato per terra. Tutti gli passavano accanto senza curarsi di Lui. Io mi sono fermata e l'ho semplicemente aiutato a rialzarsi. Non si passa mai a caso per una strada, c'è sempre un luogo dove quella strada ti porterà.-
- Non voglio soffrire.-
- Non soffrirai piu'.-
- La tua sicurezza mi terrorizza.-
- Dovrai farci l'abitudine.-
- Non mi sono mai fidato di nessuno.-
- Non ti sei mai fidato di te stesso.-
- Troppe domande.-
- Dovrai imparare a non pensare.-
- E' come uccidermi.-
-Sbagliato.-
- La vita per te è solo un intuizione?-
- Non proprio, l'intuizione è la vita eterna. Quando non ci sarai piu' non avrai piu' la possibilità di usare i cinque sensi e l'intuizione rimarrà l'unica fonte di conoscenza indipendente dai cinque sensi.-
- L'intuizione presuppone una sogettività.-
- Lo spirito intelligente che sopravvive alla morte. Tu, che intuisci a modo tuo la realtà da cui ti sei staccato per sempre.-
- Tu sei reale?-
- La parola reale non è appropriata.-
- Cosa sei?-
- Sono semplicemente la domanda che ti sei sempre posto. Tu mi hai dato vita chiedendoti di me. Diciamo che tu mi hai creato, io sono reale come lo erano i tuoi interrogativi senza risposta. -
- Posso toccarti?-
- Il desiderio puo' tutto, anche far toccare qualcosa che non esiste.-
- Sogno spesso mio padre da quando non c'è piu'.-
- Il desiderio puo' farti riavere tuo padre ogni volta che ti stacchi dalla realtà. Per questo la realtà ti toglie qualcosa e la tua volontà te la restituisce.-
- In realtà di tutte queste cose noi uomini non sappiamo nulla.-
- Non puoi conoscere cosa si prova ad essere pioggia se non sei mai stato una nuvola.-
- Milioni di anni fa questa pianura era un altopiano.-
- Vorrei tranquillizzarti.-
- Ma io sono tranquillo.-
- Cosa ti preoccupa del tempo?-
- La sua incredibile precisione.-
- Hai visto, è buio. Siamo qui da piu' di un ora.-
- Sembrano cinque minuti.-
- Il tempo è un artista, e le sue opere d'arte
sono le sue distorsioni. Giocare con i numeri
lasciando l'uomo perplesso di fronte alla sua
precisione.-
- Dove andiamo?-
- Dove vuoi.-
- Emerald. In Australia.-
Chi è soltanto in anticipo sul proprio tempo, dal suo tempo sarà raggiunto.
Ludwig Wittgenstein

Sentirsi lontano. Ecco il privilegio che regala questo piccolo paese fatto di case di legno sparse qua e la.
Un piccolo negozio che vende tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza.
Poi finalmente una piccola costruzione in legno con accanto un attrezzatura fatiscente che serve alla ricerca degli smeraldi.
Un buco nel terreno sulla sinistra.
Una scala che porta fino a diciassette metri sottoterra.
-Perché mi hai portato qua?-
-Mi ha colpito una cosa che mi disse il minatore proprietario di questa miniera.-
-Cosa ti disse?-
- Avevo sempre pensato che lavorare sottoterra, alla ricerca di pietre preziose fosse un mestiere orrendo, invece mi sbagliavo. David mi sorprese affermando che era il lavoro piu’ bello del mondo. Mi disse che ogni mattina non vedeva l’ora di tornare qua sotto, perché ogni giorno poteva essere il giorno buono.
Il giorno della scoperta di un filone che gli avrebbe permesso di cambiare la sua vita. Il suo non era un lavoro, ma una scommessa con il destino. Come giocare alla slot-machine, come scommettere sui cavalli, come puntare su un numero della roulette. David era schiavo della possibilità infinitesimale di diventare ricco da un attimo all’altro.-
- I sogni di ricchezza hanno sempre corrotto l’uomo.-
- No, non era semplicemente un sogno di ricchezza. Era una sfida con la fortuna , una corsa, anzi addirittura un viaggio che permetteva di sognare una meta fantastica.-
- Ma David non divento’ mai ricco…-
-Fece di piu’. Un giorno scopri’ come sfruttare il suo sogno. Decise di affittare la sua miniera a tutti i turisti che volevano provare, per un giorno, cosa vuol dire vivere di illusioni possibili. Cosi’ in dieci minuti insegnava le basi del suo mestiere a chiunque si presentava, poi li mandava qua sotto armati di un martello pneumatico. Loro frugavano nella roccia al posto suo, sapeva che non sarebbero mai stati capaci di capire di riconoscere il tesoro. Lui li guardava mentre si divertivano nel recitare la parte dei coraggiosi minatori, alla fine della giornata li ricompensava con i minuscoli smeraldi senza valore trovati nella roccia. Poi da solo tornava sotto terra a vedere se per caso il turista fosse riuscito a trovare il filone dei suoi sogni.
- Vivere lasciando che altri lavorino per la realizzazione del tuo sogno.-
- L’ho trovato geniale.-
- E tu perché sei qua?-
- Per lo stesso motivo di David. Dare al tempo il potere di giocare con la nostra vita, vivere l’attimo presente in funzione di quello che potrà accadere nell’attimo futuro. In fondo non è altro che continuare a giocare come se fossimo bambini a caccia di tesori nascosti nella nostra fantasia. Pulire la mente da ogni conflittualità. Non aver nulla su cui decidere, semplicemente concentrarsi su un obiettivo, lasciando che la mente possa volare alla ricerca di intuizioni sul perché della nostra esistenza.-
- Come in viaggio.-
- Come sempre quando si rincorre un sogno potendo contare solo sulla nostra perseveranza e sulla fortuna. Senza la necessità di compromessi o di adattamenti comportamentali.-

David
C’è un buco nel terreno. Dal buco spunta l’estremità superiore di una stretta scala di ferro. Io e Zoe ci caliamo nel buco, scendiamo quindici metri sotto terra. Ci ritroviamo in una rete di gallerie che David ha scavato in qualche decina di anni di lavoro. C’è una carriola, un martello pneumatico e una picozza che serve a spaccare la terra. Poco a sinistra due caschi che devono proteggere le nostre teste da pericolosi raschiamenti contro il basso soffitto.
Arriviamo all’estremità della grotta. Accendo il martello pneumatico e comincio a incidere la parete. Piccole incisioni di dieci centimetri che fanno precipitare sul pavimento agglomerati di roccia.
- Ora cosa devo fare di tutta questa terra?-
- Prendi quella piccola piccozza, spacca i pezzi di terra, frantumali, separa la roccia dalla terra e metti tutto dentro quella carriola.-
- Va bene.-
- Io vado avanti ancora un po’.-
- Guarda.-
- Cosa c’è?-
- Questo pezzettino di terra, sembra che brilli.-
- Mettilo dentro la carriola, lo controlliamo dopo.-
- Forse abbiamo trovato uno smeraldo.-
- Magari.-
-Già. Magari.-
“Magari.”
E’ l’ultima parola che Zoe pronuncia prima di cominciare un periodo indefinito di silenzio. A cosa starà pensando? Non è la prima volta che accade, ci sono suoni o parole che la colpiscono e la rendono pensierosa. Sul suo viso c’è un aria preoccupata, la stessa aria che immagino possa avere chiunque si trovi ad un passo da una tempesta inattesa. Eppure qua sotto non arriva un filo di vento. Intanto il gioco, lentamente, si fa faticoso. Ora assomiglia troppo ad un lavoro. Dopo aver riempito tre carriole ed aver mandato il materiale in superfice Zoe sembra aver perso tutto il suo entusiasmo iniziale.
- Usciamo?-
- Stanca?-
- Mi sto stufando.-
-Andiamo.-
All’uscita c’è un impianto di trattamento che separa il materiale buono da quello di scarto. Nonostante il nome il materiale buono spesso non cela nessuna pietra preziosa. Dopo due ore di ricerca tra minuscoli frammenti di roccia ci ritroviamo tra le mani un solo smeraldo di dimensioni cosi’ esigue da potersi definire senza valore. Zoe chiude gli occhi e lo lancia alle sue spalle. Poi ci sediamo su un tronco d’albero spezzato. Rimaniamo in attesa che venga la sera. Mi guardo attorno cercando di scoprire qualche particolare visivo che mi ricordi che mi trovo nel mezzo dell’Australia. Non trovo nulla di cosi’ particolare da farmi distrarre dalla fastidiosa impressione che potrei essere dovunque. Dovunque e in nessun luogo. O lontano, ma lontano da dove? Chiudo gli occhi ed immagino un mappamondo, poi mi concentro sulla parte est dell’Australia, poi mi concentro su quella zona poco a sud del Tropico del Capricorno e 300 chilometri a sud ovest del Mar dei Coralli. Sono qui. Sono qui. Sono qui. Anzi siamo qui, io e Zoe. Anzi Zoe è ora alle mie spalle che cerca in terra qualche cosa. Sta cercando quello smeraldo senza valore che poco fa aveva lanciato dietro di se.
- Tu lo sapevi già che era un fondo di bottiglia.-
- C’era una probabilità su un milione che non lo fosse.-
-Anche se non vale nulla lo voglio tenere come ricordo.-
- Zoe,tu pensi che sia stupido?-
-Cosa?-
- Abbandonare la propria identità, identificarsi in qualcun altro per qualche ora, credere che basti mascherarsi per uscire dalla nostra banalità quotidiana, senza pensare al fatto che non abbiamo fatto altro che provare la banalità quotidiana di qualcun altro.-
- La nostra banale quotidianità rappresenta sempre qualcosa di eccezionale per chi vive una vita diversa dalla nostra.-
- Cosa avresti voluto essere?-
- Non è la domanda giusta.-
-Perché?-
- La domanda giusta non è: “Cosa avrei voluto essere?” ma “Di quali possibilità avrei voluto disporre rimanendo sempre me stessa.”-
- Quali possibilità un uomo dovrebbe avere?-
- Una sola. La possibilità di decidere.-
- Decidere cosa?-
- Le cose piu’ banali. Dove nascere, quali genitori avere, un mestiere, un amore, anche decidere in che modo andarsene.-
- Sarebbe bello. Ma dopo aver deciso tutto questo cosa mi rimarrebbe da fare oltre che guardarmi allo specchio e riflettere sulle mie decisioni.-
- Tu vuoi un alibi.-
- Io non voglio un alibi. Io ho un alibi. Ed è il caso ad avermelo assegnato, inoppugnabile. Tutto cio’ che sono non è altro che il risultato di una lotta o di un alleanza con il mio passato, il mio presente ed il mio futuro. Senza che possa gestire ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà.-
- Questo vuol dire non prendersi responsabilità.-
- Questo vuol dire sentirsi responsabili anche se in realtà non lo si è. La responsabilità si impone quando si ha una coscienza. E anche, inconsapevolmente, quando si ha la forza e il coraggio di provare vergogna.-
- Vergogna?-
- Il senso della vergogna ci crea gli scrupoli. Un senso positivo di vergogna che significa che abbiamo comunque la consapevolezza delle nostre azioni. Anche se le nostre azioni vengono determinate piu’ dal caso che dalla nostra volontà. Insomma le nostre azioni non sono altro che reazioni.-
- Fammi un esempio.-
- Sono attratto da te perché tu mi appari bellissima. Quindi la mia attrazione non è altro che una reazione alla tua bellezza.-
- Ma non sottovalutare il fatto che cio’ che per te è bello per altri puo’ essere orribile.-
- Questo cosa vuol dire?-
- Vuol dire che la mia bellezza non è opera del caso ma del tuo senso estetico.-
- Il mio senso estetico è opera del caso.-
- Di questo non puoi esserne certo.-
- E da dove potrebbe nascere in alternativa.-
- Dalle tue esperienza, dalla tua vita, dalla tua anima, o forse dalla tua capacità di farti affascinare dall’armonia.-
- Esperienze, vita, forse anche l’anima e l’armonia, tutto opera del caso.-
- Lo dici, ma sai che non ci vuoi credere.-
- E’ vero.-
Ogni qual volta di due note uguali una è stonata rispetto all'altra, avvengono i cosiddetti battimenti. Il loro numero cresce secondo l'entità della stonatura e sono sempre più sgradevoli.
La loro asprezza giunge al sommo quando si hanno 33 battimenti per secondo. Se la stonatura è più forte, e maggiore di conseguenza il numero dei battimenti, la sensazione sgradevole decresce nuovamente, a tal segno che note di altezza molto differente non producono più alcun battimento spiacevole all'orecchio.
Perché certi rapporti di tonalità dànno una simultaneità gradevole, ossia una consonanza, ed altri una sgradevole dissonanza? Pare che tutto l'effetto sgradevole dei suoni simultanei dipenda dai battimenti. Secondo Helmholtz i battimenti sono l'unico peccato, l'unico male della musica armonica. La consonanza è la simultaneità di più suoni senza notevoli battimenti. [...]
Ernst Mach, Letture scientifiche popolari.- Non sopravvalutare il destino, potresti un giorno scoprire quanto lo hai avuto sotto il tuo comando senza nemmeno accorgertene.-
- Ma io chi sono?-
- Mi stai chiedendo perché tu sei tu?-
- Mettiamola cosi’.-
- E perché il minatore è il minatore?-
- Se vuoi anche perché un pesce è un pesce, un gatto un gatto, e una pietra una pietra?-
- Perché fai a me questa domanda?-
- Perché ho fiducia in te.-
- Posso solo dirti che io credo che ognuno di noi sia quello che è semplicemente perché se fosse qualcosa di diverso non farebbe altro che porsi la stessa domanda.-
- Quindi?-
- Quindi ci sono cose nella vita che si dovrebbe avere il coraggio di accettare senza chiedersi spiegazioni, o almeno lasciando aperta l’ipotesi che non per tutto esiste una spiegazione. Discriminare l’indefinibile significa rendere gli uomini simili ad una equazione matematica, dimenticandosi l’esistenza di materie alternative come la letteratura ad esempio.-
- Io so dove vuoi arrivare.-
- Allora vai avanti tu.-
- La vita di un uomo è come un opera d’arte. Simile ad un romanzo, ad una opera lirica, una improvvisazione jazz, ad un quadro o ad una scultura. E tu non vuoi che mi ponga l’interrogativo che ne consegue.-
- Puoi porti quell’interrogativo, dimostrando come tutti gli uomini di avere troppa fretta.-
- Chi è l’autore? L’artista? Chi è?-
- Il giorno che il sarto si chiederà chi è Giovan Battista Moroni, l’uomo avrà il diritto di chiedersi chi è Dio.-
- Va bene. Il sarto potrà pure ignorare Giovan Battista ma come fa a non conoscere che mezzo ha usato il suo creatore per trasformare dei pigmenti colorati in un volto. Il suo volto.-
- Credo sia il momento di andare laggiu’?-
- Si. Voglio andarci-
-Come vuoi. -

Il sarto di Moroni