Camera sua. La cosa piu’ difficile è frugare nei suoi cassetti. Scoprire chi è. Sorrido trovando nascosti sotto un mucchio di carte una serie di scherzi. C’è un apparecchio per simulare le scorreggie. Poi una pompetta da piazzare accanto alla coppa del cesso, e chiunque si sieda si ritroverà il culo bagnato, una cornetta da piazzare dentro il tubo di scappamento dell’auto che produce un rumore infernale da motore saltato, gomme da masticare all’aglio, e altre diavolerie simili.
Questo era mio padre, un uomo che amava dannatamente la vita, che cercava di divertirsi sempre, non lasciandosi mancare nulla.
Accanto al suo letto un quadro che raffigura una Madonna che tiene in braccio un bambino, è il quadro della Madonna della Quercia, poi una libreria piena di libri, a destra quelli da leggere, a sinistra quelli letti che riportano tutti nella prima pagina la data di lettura ed un suo commento.
Oggetti vari di antiquariato, camicie ancora chiuse nel cellofan, un videogioco elettronico di invasori dallo spazio che riporta accanto allo schermo tutti i suoi record, fino all’ultimo fatto qualche giorno prima di morire. E poi i suoi occhiali ancora appoggiati al comodino, le sigarette, una macchina fotografica, quotidiani, e le foto dei suoi genitori e dei suoi nonni.
- Era l’imperatore. Ed è terribile frugare fra le cose dell’imperatore. -
- Non avresti voluto conoscerlo davvero?-
- Io lo conoscevo come padre. Lo so che è molto meno che conoscerlo davvero. -
- Cosa avresti voluto dirgli e non gli hai mai detto? -
- Nulla. Non ho rimpianti, ne rimorsi. I vivi vanno trattati da vivi, e non presupponendo la loro scomparsa. -
- Tuo padre è morto dormendo?-
-Si.-
-E ti stai chiedendo dove si sia risvegliato.-
-Si.-
- E non riesci ad immaginarti dove.-
- Si.-
- Non puoi smettere di porti questa domanda. Ma devi sapere che non avrai mai una risposta.-
-Lo so.-
-Perché guardi quei giornali?-
- E’ una raccolta della Settimana enigmistica. Stavo guardando che sapeva rispondere a domande a cui io non saprei dare una risposta.-
- Ad esempio?-
- Quattro verticale.Tre lettere. L’incosciente non se ne cura.-
-Qual è la risposta?-
-“Poi”. La risposta era il “poi”.-
- Non ci saresti mai arrivato?-
-Credo di no.-
-Lui evidentemente era piu’ incosciente di te.-
- Diciannove orizzontale. Otto lettere. Catene di macromolecole.-
- Dimmi.-
-La risposta è “polimeri. Ed io non lo sapevo.-
- E’ normale che l’imperatore ne sappia piu’ del suo popolo.-
- Lo sottovalutavo. Guarda tutti questi libri che ha letto. Lui non viaggiava mai, aveva paura dell’aereo, poi ho scoperto che collezionava cartine di tutti i luoghi del mondo. Viaggiava con la fantasia, leggendo.-
- Scoprirai ancora tante cose di lui. Giorno dopo giorno lo conoscerai di nuovo come una persona nuova. La conoscenza data dall’assenza è la conoscenza piu’ vera.-
- Qual è il segreto della vita?-
- Leggimi la cinquantanove orizzontale.-
-Avverbio di tempo. Quattro lettere.-
-Leggi la risposta che tuo padre conosceva.-
- “Oggi”. La risposta è “Oggi”.-
- Avresti saputo rispondere?-
- Credo di no.-
-Cosa ti manca?-
-Un sacco di cose.-
-Fammi un elenco.-
-Un elenco scritto?-
-Bravo.-
Mi manca
La prova
Che tutto cio'
Che mi sta accadendo
Sia qualcosa di vero.
Mi manca
La controprova
Della tua opinione
Paragonata alla mia.
Mi manca
Il sorriso ingenuo
Del bambino
Che ha vinto
Una scommessa
Scommettendo
Su se stesso.
Mi manca
L'orizzonte aperto
Che concede innumerevoli
Vie di fuga.
Mi manca
La parola gentile
Di uno sconosciuto
Che si accorge dallo sguardo
Che qualcosa non va
E timidamente chiede:
"Cosa c'è?".
Mi manca
Quella sensazione
Che il tempo
Non abbia mai fine
Come le attese
Indefinite
Di desideri indefinibili.
Mi manca
Il poter pronunciare
Quella manciata di parole
Che girano intorno
Al sentimento amoroso
Quel mucchio disordinato
Di suoni
Che ti portavano
A colmare
La distanza
Fra me e te.
Mi manca
La musica ispirata
Da un intuizione
Con l'artista
Che non si chiederà mai:
"Piacerà?".
Mi manca
Il cane in fondo al letto
E le fughe di notte
Che solo il cane conosceva.
Mi manca
La sigaretta del dopo cena
Quella che non faceva male
Perché non c'era scritto
Da nessuna parte.
Mi manca
Il dondolare sul materassino
In mezzo al mare
Con lo sguardo
All'altezza delle onde
E le onde che nascondevano
La spiaggia
Ed ero naufrago
Per fantasia.
Mi manca
La paura di mio padre
Che voleva salvarmi da tutto
Ed il mio coraggio
Che voleva essere messo alla prova
Ogni giorno.
Mi manca
La gioventu' di mia madre
E le botte con mio fratello
Le partite di calcio
E l'autobus numero 33.
Mi manca
Quella collezione di amici
Con cui si parlava di ragazze
Come i pirati
Parlano
Di terre da conquistare
E tesori da nascondere.
Mi manca
L'impegno politico
Disordinato
Scollegato
Da tutte le invidie
Legato
Alle idee
Acerbe
Di chi crede ancora
Che le idee
Si possano trasformare in ideali.
Mi manca
La voglia
Di disubbidire.
Mi manca
Tutto cio' che il tempo
Ha corrotto
Non per colpa del tempo
Ma per l'ignobile uso
Che gli uomini hanno fatto
Di tutto questo tempo
Che è stato
E non sarà mai piu'.
-C’è un luogo che potrebbe riempire questi vuoti.-
-Si.-
-Dove?-
-Grand Canyon.-
-Ti ci porto.-

La nostalgia è un profumo che ricorda un bacio sul collo, nostalgia è una parola che una donna disse dando allo stesso suono un significato diverso, nostalgia è una musica che tira fuori dal cassetto un ricordo dove tutto sembrava perfetto. E quel sembrava è il figlio non voluto del tempo trascorso che ha trasformato le speranze in delusioni.
Ma non c’è altro da fare che raccogliere il presente come fossero ciliegie, divorandole prima che marciscano, con la consapevolezza che come i frutti hanno una stagione cosi’ anche i sogni ne hanno una.
E’ la stagione in cui si avrebbe voglia di cambiare la nostra vita, riuscire, come riesce una rondine con un colpo d’ali, a virare verso l’alto. Lasciare sotto di noi tutto quel maledetto tempo di vita che ci ha insegnato che la felicità è uno stato d’animo che presuppone la capacità di accontentarsi.
Esistono esseri umani che non hanno imparato la lezione. Sembrano maratoneti che attraversano a piedi un deserto spinti soltanto dalla certezza che dopo il deserto esiste un mare di acqua non salata. E se aumenta la sete aumenta la grandezza immaginaria di quel mare.
Spesso muoiono per strada, lanciando un ultimo sguardo di speranza al sole, spesso li ritrovi sdraiati ed un ultima frase pronunciata e magicamente scritta sulla sabbia: “L’oceano dolce è una certezza che solo la fatica m’impedirà di bere.”
L’oceano dolce era quel buco nel ventre della terra sbucato all’improvviso lasciandomi senza fiato. Provai la voglia di sedermi e non alzarmi piu’. Passare il resto della mia vita immobile di fronte alla visione sconvolgente della potenza del tempo.
Giorno dopo giorno, fermo come una pietra, fino a diventare pietra anch’io. Come se chiedessi il permesso alla terra di diventare terra, fondere i miei pensieri col suo silenzio, regalare tutte le sensazioni di una vita in cambio di un luogo meraviglioso dove riporle per sempre.
Ma ero un turista. Uno fra i milioni di turisti che ogni anno si affacciano su quel tetto che è contemporaneamente pavimento, parete e spazio.
Aspetto il tramonto come se aspettassi una funzione religiosa. In attesa che il sole diventi rosso e poi arancione vestendo i parametri sacri dell’eterno che non esiste.
Zoe mi abbraccia, appoggia il suo mento alle mie spalle. I suoi capelli sfiorano i miei. Il suo profumo ed il profumo della terra avvolgono la mia vita. Ed in quel momento di fronte allo spettacolo piu’ meraviglioso che potessi immaginare, felicemente chiudo gli occhi.
-Guarda. E’ meraviglioso. L’ultimo secondo di oggi, l’ultimo secondo di un giorno che non tornerà mai piu’. –
- Vedi quelle linee sulla roccia, quelle sfumatore di colore? Ogni sfumatura corrisponde ad un epoca… Zoe.-
-Dimmi.-
-Quanto sono insignificante?-
- Quanto sei insignificante? In che senso?-
-Lo vedi il fiume, non smette di scorrere. Continua il suo lavoro. Ma se torniamo qui domani non ci accorgiamo di nessuna
differenza nel paesaggio. La fatica di un giorno è insignificante di fronte alla grandezza maestosa dell’opera.Ed io sono insignificante come lo spazio di un minuto in sei milioni di anni.-
L’errore nasce dalla tendenza dell’uomo a dedurre la causa della conseguenza.
Arthur Schopenauer


- Sei milioni di anni che non sarebbero mai passati senza il contributo di una serie infinita di minuti.-
-Questa potrebbe essere la consolazione. Non si è mai insignificanti se il nostro essere minuscoli contribuisce alla maestosità dell’universo.-
-Proprio cosi’.-
-Guarda quello scoiattolo. Si è avvicinata una bambina che ha cercato di accarezzarlo. Lo scoiattolo è scappato e nella fuga ha fatto cadere un piccolo, anzi un insignificante, pezzo di terra. Ma stavo guardando ed ho visto la differenza. La differenza fra l’attimo prima e l’attimo dopo. Mancava un angolo di terra su quel crostone. Lo scoiattolo aveva dato una mano al Colorado nella costruzione dell’opera.-
- Perché ci pensi sempre?-
- A cosa penso sempre?-
-Alla ragione. Al motivo. Al perché della tua esistenza.-
- Non penso al perché della mia esistenza. Penso al perché dell’esistenza di tutti gli esseri umani. Sto disperatamente cercando una giustificazione al mio “esserci”.-
-Saresti impazzito prima o poi.-
- E’ la piu’ grande crudeltà della storia. Aver negato agli esseri umani un perché.-
-Ci sarà un motivo.-
-Io non ne vedo uno.-
- Siamo in territorio indiano?-
-Si. Vuoi cambiare discorso?-
-Non ho scelta. Guarda quel cavallo.-
-Lo vedo. E’ un mustang. Un cavallo selvaggio. Ne sono rimasti pochissimi.-


Cavalli in libertà
-E' libero e non se ne rende conto. Lo capirà se verrà catturato e domato.-
- Ripenserà alla sua libertà e le darà il valore che si merita.-
-Mi auguro che non lo prendano mai.-
- In quel caso non conoscerà mai il significato della parola libertà.-
- Preferisco essere inconsapevole della felicità se per esserne consapevole mi si costringe alla infelicità.-
- Viviamo circondati dalle contraddizioni.-
-Basta non farci caso.-
- Sei mai andato giu’ a piedi?-
-Sono milleseicento metri.-
-Insomma non ci sei mai andato.-
-Ho letto da qualche parte che puo’ essere pericoloso per il cuore.-
- Hai problemi di cuor?-
-No. Anzi non lo so. Preferisco non saperlo.-
- Vieni giu’ con me.-
- Ora?-
- Certo. Posso assicurarti che non ti succederà nulla.-
- Quanto ci metteremo?-
- Dipende dalla fatica.-
- Anche la fatica influisce sul tempo.-
- La lunghezza variabile del tempo.-
Esiste perciò, per l’individuo, un io-tempo, o tempo soggettivo. In se stesso questo non è misurabile.
Albert Einstein


C’è traffico anche nel Grand Canyon. Persone che hanno avuto la nostra stessa idea e che ora si accalcano una dietro l’altra per percorrere in senso inverso il percorso di milioni di anni. Ogni passo vale qualche centinaio di migliaia di giorni. Cerco di tenere lo sguardo verso l’alto per escludere dal campo visivo tutti gli umani che mi circondano. Sacrifico anche la vista di Zoe in questo stupido tentativo di sentirmi l’unico in questo paradiso. Fumo una sigaretta, poi dopo averla finita mi metto il mozzicone in tasca. Osservo le cime degli alberi e le nuvole che scompaiono dietro il crostone di terra. Penso a cose stupide. Chissà com’era il paesaggio da queste parti prima dell’arrivo dell’uomo. Magari in cielo volavano stormi di rettili volanti simili a pterosauri con ali lunghe piu’ di sei metri ed una fame insaziabile. Penso alla faccia che deve aver fatto Francisco Vázquez de Coronado quando si trovo’ di fronte questo ostacolo insormontabile. Deve aver pensato ad un fossato intorno al castello di Dio. Penso a come i pensieri quotidiani di sopravvivenza vengano cancellati dalla maestosità delle opere dell’artista tempo. E poi penso alla minuscola macchia scura che questo luogo rappresenta visto dalla luna. La relatività delle cose, i differenti punti di vista, il grande che diventa piccolo, il piccolo che sovrasta il minuscolo. La mancanza di certezze. Le regole che aprono la strada a nuove ipotesi. Le ipotesi che sono amori finiti una volta diventate certezze. Le certezze che tutti cerchiamo e che una volta ottenute fanno rimpiangere il dubbio. Penso a tutte queste cose inebriato da un viaggio in verticale dove il cammino percorso non si misura in lunghezza ma in altezza. Essere nello stesso luogo ma leggermente piu’ vicini all’inferno. A quel nucleo infuocato situato a 6400 chilometri di profondità, con una temperatura che varia tra i 4000 e i 5000 gradi. L’alito del diavolo capace di polverizzare qualsiasi pensiero. E non penso piu’.
Fino a quando non mi accorgo che Zoe sta cercando di educarmi riguardo alla formazione geologica del posto.
-Questo è calcare. Sei stanco?-
- No.-
- Siamo di fronte ad un deposito di arenaria. Ce la fai?-
- Per ora tutto bene.-
- Lo vedi lo strato piu’ basso della roccia. E’ argilla interstraficata con arenaria.-
- Ci fermiamo un attimo?-
- Va bene. Guarda ci sono dei fossili.-
- Fammi vedere.-
-Una volta da queste parti c’era il mare. Il Colorado lavora da sei milioni di anni, ma queste rocce si sono formate piu’ di duecento milioni di anni fa.-
- Continuiamo?-
- Ecco il redwall. E’ un deposito di calcare, lo vedi che splendido colore rosso. Risale a duecentoottanta milioni di anni fa.-
- Duecentoottanta milioni di anni in pochi passi. E’ qua che vuoi arrivare?.-
- Forse.-
- Dammi una definizione di libertà.-
- Aspetta.-
- Dammela senza pensarci.-
-La libertà è la mancanza di paura.-
- Bella definizione. Ma visto che la paura non si puo’ controllare cosi’ facilmente ora andremo in un posto dove sarà piu’ facile spiegarti quello in cui credo.-
La capacità di Zoe di portarmi dovunque è illimitata. Me ne vado dal Grand Canyon per il desiderio di riacquistare un moto orizzontale. La soddisfazione di tracciare due punti distinti tra una partenza ed un arrivo. Legare un idea di spazio comprensibile a un concetto di tempo trascorso nell’illusione di registrare scampoli di vita su una strada che nella fantasia scorre come nastro magnetico.