Sono le dieci del mattino. Una domenica mattina bagnata dalla pioggia.
Entro in un bar e chiedo un caffè. Poi esco, mi accendo una sigaretta
e cammino.
Erano dodici anni che non fumavo piu', ma stamattina mi è venuta voglia
di ricominciare.
Arrivo di fronte ad una libreria, guardo la vetrina, migliaia di libri, e
mentre guardo questa montagna di carta la testa comincia a girarmi.
Non riesco piu' a distinguere i colori, poi nebbia e cado per terra.
Quando riapro gli occhi di fronte a me c'è una bella ragazza bionda
che mi guarda. I suoi occhi mi fissano, sorride.
-Cosa è successo?-
-Non lo so, Credo di essere svenuto.-
-Che tu sia svenuto è sicuro. Ma perché?-
- A me è sembrato di non riuscire a reggere la vista di tutti quei
libri. Mi hanno mandato il cervello in tilt.-
-Allergico ai pensieri?-
-Erano anni che non mi accadeva piu'.
-Credi di essere pronto per rialzarti?-
-Per saperlo dovrei provarci.-
Appoggio una mano sulla strada, l’altra la porgo alla ragazza. Chiedo
con lo sguardo il suo sforzo. Lei sorride, si inclina all’indietro e
mi tira su. Poi appoggia la sua mano sulla mia fronte.
-Va tutto bene?-
-Mi sento un po' rintronato ma credo di riuscire a stare in piedi. -
-Dove abiti?-
-Bella domanda.-
-Da qualche parte abiterai. O no?!-
-No. Non ho ancora una casa. Sto aspettando che finiscano di sistemarla.-
-E dove dormi? -
-Ho un amica che mi ospita ogni tanto, altrimenti dormo in macchina. Hai una
sigaretta?-
- Non fumo.-
- Peccato.-
- Ma ho una sigaretta…-
- Veramente?-
- Marlboro rosse?-
- Io fumo, anzi fumavo, Marlboro Light, ma va bene lo stesso.-
- Ho anche Marlboro Light.-
- Grazie, grazie, un milione di volte grazie.-
- Sediamoci.-
- Dove?-
- Su quel muretto.-
La vita cambia, ma non di curve dolci, solo tornanti. Improvvisi giri di walzer.
Il nero che diventa nero senza passare per il grigio.
Cosa ci faccio qua, seduto di fianco ad una persona di cui ignoravo l’esistenza
fino ad un attimo fa?
Lei apre il suo zaino, tira fuori un pacchetto di Marlboro Light.
Toglie la pellicola di plastica dal pacchetto. Lo apre e mi porge una sigaretta.
- Forse anche le sigarette mi fanno girare la testa.-
- Perché hai ripreso a fumare?-
- Ho ripreso perché…senti, ma come fai a sapere che ho ripreso
a fumare.-
-Uno che fuma abitualmente non pensa di essere svenuto per una sigaretta.-
- Hai ragione. Ho ripreso perché vedere gli altri fumare mi ha fatto
venire voglia di riprendere a fumare.-
- Solo per quello?-
- Forse no.-
- Dimmi la verità.-
- Vuoi una motivazione filosofica?-
- Voglio la motivazione vera.-
- Ho ripreso perché….perché mi mancava….mi mancava
qualcuno con cui condividere me stesso.-
- Voui dire “qualcosa.”-
- In che senso?-
- Qualcosa. La sigaretta non è qualcuno è qualcosa. ElLei divide
se stessa con te ma tu non dividi niente con lei. E' stata una scelta stupida.-
- Allora ho ripreso a fumare perché ho una passione insensata per le
cose stupide.-
- Non è vero.-
- Te lo giuro.-
- Non è vero. Lo so.-
-Tu pretendi di sapere troppe cose.-
-Manca un mese a Natale.-
-Cosa c'entra?-
- Io amo il Natale.-
Anche io amo il Natale. Uno di quei amori che non hanno una motivazione logica.
Non piu’ almeno. Anni fa era un affetto interessato.
Quale bambino non ama ricevere un mucchio di regali?
Ma l’amore è continuato anche dopo.
Credo sia per i fili di luce che sovrastano le strade e per quell’idea
di nevicata imminente.
Con quanto borotalco ho innaffiato quella quindicina di presepi che ho costruito
con l’illusione di costruire un mondo perfetto. Ma il mondo perfetto
veniva smontato ogni maledetto 7 di gennaio.
Sognavo un Natale slegato dal calendario, sognavo una nevicata a ferragosto,
sognavo che potesse accadere qualcosa che non fosse stato previsto da nessun
indovino.
Intanto la ragazza che mi ha aiutato si è fissata a guardare un bambino
che pedala su un triciclo in direzione della madre che lo aspetta a braccia
aperte.
Mi viene in mente un 25 Dicembre di trent’anni fa.
Natale 1972
-C’è un Natale che non dimenticherò mai. Ero cosi' emozionato
che mi è venuta la febbre. Avevo chiesto un organo elettrico come regalo,
ed il pensiero di quell'organo non mi ha fatto dormire per tre giorni. La
notte della vigilia mi è venuta la febbre a 40, ed il giorno dopo quando
finalmente avevo di fronte a me quell'organo…-
- Sei impazzito.-
-Impazzito dalla gioia. La febbre mista alla gioia ti manda fuori di testa.-
- Sei un musicista?-
- Cosa intendi dire per musicista? Io suono, male, ma suono. Forse avrei voluto
essere un musicista, ma sembra inevitabile che riesca a fare mille cose, ma
tutte in maniera mediocre.-
- Mediocre è uno schifo di parola-
- Era solo per darti un idea.-
- Nulla è mediocre. Tutto si fa al meglio delle nostre possibilità.
La verità è che tutti apprezzano il risultato e non l’intenzione.-
- Mi piace questa cosa. Giudicare l'intenzione e non il risultato. Ma non
è possibile.-
- Perché?-
- Sarebbe necessaria una dose eccessiva di fiducia per credere alle intenzioni
del prossimo.-
- Hai ragione. Non passava mai quel giorno, vero?-
- Quale giorno?-
- Quello che mancava all'arrivo dell'organo elettrico.-
-E’ durato un eternità.-
- La lunghezza variabile del tempo.-
La cosa bella del tempo è che scorre.
Arthur Eddington
Un ora dura sessanta minuti. Un minuto dura sessanta secondi. Un secondo è
composto da cento centesimi di secondo.
Da quanti centesimi di secondo la conosco?
In realtà il trucco non funziona.
Anche se aumento il numero frazionando il tempo esiste una lunghezza indeformabile
del tempo che definirà la durata del mio incontro con lei.
Ma non è questo che mi interessa.
Ora vorrei sapere per quanto tempo ancora potrò averla a portata dei
miei occhi.
Se potessi variare la lunghezza del tempo trasformerei ogni attimo, da ora
in poi, in una eternità.
-A cosa stai pensando?-
-A nulla.-
-Hai sete?-
- Si.-
- Ho una bottiglia d'acqua da mezzo litro.-
- Grazie. Certo che se avessi una birra.-
- Una birra? Che marca? -
- Bud, è la mia marca preferita.-
- Ecco un motivo per cui io stamattina sono passata di qua. Ho la Bud.-
- Tu mi stai prendendo in giro.-
- Ce l'ho. Eccola e buona bevuta.-
-Quante cose hai in quello zaino?-
- Quello che serve.-
- Non ti ho ancora chiesto la cosa piu' importante.-
- Chiedi.-
- Come ti chiami?-
- Zoe-
-Che strano nome.-
-E’ l’ultimo nome femminile in ordine alfabetico.-
-Sai cosa significa?-
-E' un nome molto antico che non ha subito variazioni. Deriva dall'omonima
parola greca che significa vita ed è un nome di valore augurale impiegato
sia in senso pagano di lungae felice vita, sia cristiano di vita eterna.-
-Tu credi alla vita eterna?-
-Dipende da che cosa intendi tu per vita.-
-Intendo la coscienza di me. L’avro’ per sempre?-
-Tu vuoi sapere se continuerai a trasformare il tempo in ricordi e i ricordi
in personalità.-
-Esatto.-
-Chi costruisce castelli di carta dovrebbe sapere che piu’ il castello
è alto meno vento ci vuole per farlo crollare.-
-Quindi?-
-Quindi rimarranno carte sparse sul tavolo, Dio si alzerà andrà
a chiudere la finestra e ricomincerà a costruire un nuovo castello
impossibile.-
-Io non credo in Dio.-
-Sarà un castello diverso nonostante usi le stesse carte.-
-Hai capito quello che ti ho detto? Io non credo in nessun Dio.-
-Lo so.-
- Tu sai tutto.-
-Io leggo.-
- Leggi?-
- Leggo nei tuoi occhi.-
-Zoe, tu credi di sapere troppe cose di me.-
-Scusa. Ma a volte mi sembra di sapere anche cio' che tu hai dimenticato.-
- Io dimentico tutto.-
- Vedi. Lo sapevo.-
- Ma dimenticare è un modo di difendersi.-
- Dimenticare è un modo per nascondersi.-
- Forse.-
Spesso l’incredulità in una cosa si basa sulla cieca credenza
in un'altra.
Georg Christoph Lichtenberg