
"We can be heroes, just for one day."
Non è vero che non si può viaggiare nel tempo, David Bowie
e la memoria mi rispediscono indietro alla fine degli anni '70.
Anni perduti, fortunatamente, anni di merda in preda a delirii idealistici,
con una fiducia cieca nella possibilità di redimere il mondo ed il genere
umano.
Ma il genere umano adora la sua galera, dipinge i muri della sua cella di colori vivi ed allegri, annoda fiocchi di raso rosso alle sbarre della finestra, parla con il vicino, si raccontano le loro sfighe e sopravvivono perchè in fondo sopravvivere è l'unica missione.
Milano mi fai schifo.
E pensare che negli ultimi giorni in Australia la rimpiangevo, è incredibile
come, nel mio caso, il tempo abbia il potere di dare risalto solo agli aspetti
positivi delle cose lontane.
Ma ora, due settimane dopo il mio ritorno, ho una voglia pazzesca di fuggire
di nuovo.
Ho bisogno di luce, caldo, colori, mare e Arizona.
Qualcuno sostiene che ciò che scrivo ricorda lo stile
di Bukowski, può essere, ma io non bevo, non fumo, non mi drogo e sicuramente
ho meno perversioni del mitico Charles.
Insomma non ho lo stesso retroterra di sfida infinita alla vita, anzi, sto attento
a ciò che mangio, a ciò che bevo ed a ciò che respiro.
Sono così salutista da irritare tutti coloro che vogliono trovare in
queste righe lo sfogo di un masochista frustrato.
Vivere è la cosa più bella del mondo, adoro tutto di questa vita:
i mal di testa
l'insonnia
il raffreddore
il freddo
il caldo,
tutto.
Non sopporto soltanto l'ipocrisia e la mancanza di consapevolezza.
The power of love.
Il potere di non averne bisogno è ancora superiore.
La bambina dorme nella sua piccola stanza al terzo piano di
una stretta via vicino al centro di Sydney.
Il fatto che Lei sogni mentre io penso e che Lei pensi mentre io sogno......è
un fatto strano.
Un fatto che richiama l'attenzione sullo sfasamento del tempo, sulla possibilità
di vite parallele, di mondi paralleli, di intenzioni parallele.
Ero laggiù.
Oggi guardando una cartina del mondo ho percorso la distanza
fra la California e Milano con un dito ed uno sguardo, secondi, ed alla fine
una voglia immensa di essere là.
Vicino alla città di Jerome, poco a Sud di Sedona, con la possibilità
di dormire in quell'albergo che fu un ospedale incapace di porre freno ad una
terribile epidemia che trasformò la ricca Jerome in una città
fantasma.
La chiave della mia moto ha invece un portachiavi particolare, è il portachiavi
a cui è attaccata la chiave della stanza numero 12 dell'Amargosa Hotel.
L'Amargosa si trova all'uscita est della Valle della morte, è un posto
incredibile, e si dice che nella stanza numero 12 abiti il fantasma di una bambina
morta durante un incendio divampato all'interno dell'albergo circa trent'anni
fa.
Devo viaggiare con la mente, percorrere più chilometri
possibile, fuggire.
Da Est ad Ovest, da Mosca a Los Angeles, a caccia di nuovi volti e nuove strade.
La vita stanziale è assassina, mi ha azzannato alla gola.
La freeway di notte è tranquilla, sto tornando a casa,
la casa è un albergo.
Domani devo fare un salto a Santa Monica a comprare quelle pillole che mi aiutano
a digerire.
I pensieri sono ali di farfalla che non bisogna toccare, basta guardarli volare e non importa se si perdono di vista, a volte tornano quando meno te lo aspetti.
Non c'entra
il giorno, ne l'ora ne il luogo, c'è solo una solitudina scelta, la voglia
di starsene soli guardandosi dentro, infilando gli occhi nelle vene, e far scorrere
lo sguardo all'interno del corpo, da cuore a cuore attraverso ogni organo interno.
Scoprirsi così mortale e debole da non sentire più alcuna responsabilità.
Il mondo è colonizzato, il popolo si riversa nelle strade felice di non aver responsabilità legate ad ideali scomodi.
Sono tutti così certi che i buoni siano quelli con la
faccia da buoni ed i cattivi quelli con la faccia cattiva.
Sono così certi che non serve lottare, non serve sollevare il velo, basta
fidarsi.
Dio esiste, fidatevi.
I politici lavorano per il vostro bene, fidatevi.
Gli industriali fanno studi per rendere la vostra vita più semplice,
fidatevi.
I rivoluzionari conoscono ricette migliori e più democratiche, fidatevi.
Al telegiornale hanno detto...., fidatevi.
Quel giornalista ama sua moglie ed i suoi cani, fidatevi.
La droga viene dal basso, fidatevi.
I soldi comprano tutto, fidatevi.
L'uomo e la donna si amano, fidatevi.
I giovani sono il futuro, fidatevi.
Quel detersivo è una bomba, fidatevi.
Il comunismo è morto, fidatevi.
Il fascismo è morto, fidatevi.
Cos'altro.....mille altre cose e voi fidatevi sempre.
Io, rimango seduto quà, in questa camera d'albergo, ascolto Renato Zero che dice "nella guerra dei numeri che speranza hanno i deboli?"
So che tra poco uscirò, comprerò un disco o un
libro, la mia spalla sbatterà contro la spalla di qualche altro umano,
in questo mondo super affollato.
E stiamo apparentemente tutti bene, in sovrappeso, facendo programmi per la
serata.
Chiusi nella nostra stanza riscaldata, guardando distrattamente quello che succede
fuori.
Non serve cercare di cambiare il mondo, non serve a nulla impazzire dietro la
speranza impossibile che nella stanza riscaldata ci sia posto per tutti.
Ma la consapevolezzà è l'unica virtù.
Sono il bullone mal stretto di un motore che funziona lo stesso perfettamente.
E sorrido, allegro nonostante tutto, il gioco della vita non ha regole, nessun libretto d'istruzioni e difficilmente qualcuno troverà il modo di stringere quel bullone.
Venerdì
4 Febbraio 2000 Milano
La luna, il cielo e le stelle, anche il sole, ecco quello che non cambia. Dovunque.
30 ore in movimento ad una velocità che duemila anni
fa avrebbe rappresentato una prova inequivocabile dell'esistenza di Dio.
Ed ora sono di nuovo quì come se tutto quello che è accaduto fossero
pagine di un libro senza fine ma con due inizi.
La luce grigia di Milano, il bianco e nero al posto del colore, il fascino inspiegabile della decadenza, le giacche degli uomini d'affari, il Duomo, la libreria del Corso, le parole nella solita lingua, il caffè ed il panino al salame.
L'Europa malata ma mai in pericolo di vita, la storia degli uomini non più la storia del mondo, i tram , le vecchiette con il cappotto, i motorini che passano in mezzo alle auto, il cibo buono, il pesce che sa di pesce, le amiche che mi chiedono come è andata.
I miei occhi arrossati dalla stanchezza, il petto ed il collo
bruciati dal sole, la paura della morte che non fa più paura, i tetti,
i condomini, i vecchi ascensori, Giorgio che finalmente legge i miei pensieri,
e finalmente posso chiedergli che ne pensa.
I soliti prefissi, i politici che si odiano perchè così è
scritto nel copione, i centri sociali incazzati per definizione, le manifestazioni,
le tasse, il conto in banca di colore rosso, ed il rosso non è più
il mio colore preferito.
Tutto cambia nel giro di un giorno, la vita che torna stanziale,
basta movimento, basta spostare il culo, basta scaricare la macchina ogni sera
e ricaricarla ogni mattina.
Basta cambiare letto, cuscino e posizione.
Il viaggio ti nutre via flebo cacciandoti in vena immagini, facce, storie, dandoti
l'illusione di aver capito alla curva numero 1000, per poi ricacciarti nel dubbio
alla curva numero 2000.
E gli altri sono come gli spettatori di una corsa ciclistica, fermi sul ciglio della strada, passandoti una borraccia che forse contiene acqua forse veleno. Non sapendo se stanno con me o con il mio avversario decido di correre il rischio e bevo a canna, anche il veleno fa passare la sete.
Appoggio le mani sulla ringhiera mi affaccio di sotto, sono al sesto piano di una casa che non è la mia, e la mia casa è abbandonata, ne sono fuggito non guardandomi indietro.
La poesia non mi frega più, la prosa è contraffazione. Non so in cosa credere, devo per forza appoggiare gli occhi sulla mia mano, devo concentrarmi sull'anello nella mano sinistra, devo mettere in frigo i ricordi prima che comincino a puzzare.
Stanotte sveglio, in preda al jet lag, mi sono imbattuto casualmente
in un libro chiamato "Nuovo testamento".
Ho conosciuto un frammento di storia di un uomo chiamato Gesù che dicono
sia vissuto circa duemila anni fa.
Parlava, il romanzo, di come Gesù fece risorgere un
certo Lazzaro, poi di una cena, di un tradimento e di un padre chiamato Dio.
Avrò letto una decina di pagine chiedendomi chi ne fosse l'autore. Non
era una autobiografia ma sembrava lo fosse, come se l'autore si identificasse
così tanto con il protagonista da voler a tutti costi essere scambiato
per lui.
Gesù sembra un personaggio affascinante, almeno per quello che ho letto, a parte la presunzione di essere il figlio di Dio.
Mi ha colpito la sua capacità di parlare per metafore, ma applicate alla realtà le metafore non sono altro che travestimenti di una realtà più semplice.
Lazzaro esce dal sepolcro, Giuda ha tradito ma Gesù glielo ha letto nel
pensiero, che altro........amate gli altri......seguite i comandamenti........abbiate
fiducia.......Dio vi vuole bene.
L'aborigeno da quarantamila anni cucina la lucertola nella sabbia, è
convinto che quelle enormi pietre rosse siano le uova del serpente arcobaleno,
e cammina, cammina, come se ogni passo fosse una parola e mille passi fossero
una preghiera.
E sono le innumerevoli preghiere che mi rendono sicuro della
loro inutilità, sono le mani giunte, le ginocchia appoggiate e gli sguardi
al cielo che non mi fregano.
Io non credo in Dio, non più di quanto non creda
a Babbo Natale.
Invenzioni degli uomini, ma di Babbo Natale conosco il volto ,di Dio solo il
nome.
La paura degli uomini è il sangue di Dio, l'innocenza dei bambini il sangue di Babbo Natale.
Comunque rimane il fatto certo che il viaggio è finito,
ma le valigie non sono state svuotate.
Le donne rimangono il mio passatempo migliore e non credo che finirò
di leggere quel libro chiamato "Nuovo testamento".
Scusatemi, chi ci crede sta meglio di me, si consoli con questo.

Mercoledì 19 Gennaio 2000 Melbourne
Il corpo di Ned Kelly penzola, il collo spezzato e le sue ultime parola "Questa è la vita..." che girano attorno al boia, al prete, al poliziotto.
Ned, il criminale con l'armatura di ferro. Mezzo eroe e mezzo assassino.
Sono stato nella sua cella, di fronte alla botola che si è
aperta sotto i suoi piedi, un giro notturno nella terribile prigione di Melbourne.
Io e quaranta turisti assetati di fantasmi, perchè ogni fantasma è
una promessa di vita eterna.
Più consolatorio di qualsiasi predica, di qualsiasi religione.
Ma nessun fantasma è apparso, e dopo un ora e mezzo mi sono ritrovato in mezzo agli alberi illuminati di Russel Street circondato da ristoranti italiani, e "così è la vita" che significava qualcosa d'altro.
Il viaggio sta finendo, ed io sono sinceramente sfinito.
Dodicimila chilometri, una gola spaccata, 60 giorni senza riposo a caccia di
storie come se le storie fossero balene e la moto una baleniera.
Con l'arpione tra le mani senza distrazione a scrutare faccie e paesaggi, cartelli
stradali ed orizzonti.
Stufo della paura di finire contro qualche canguro, emù
o mucca.
Con la consapevolezza di essere così diverso dal giorno della mia partenza,
l'Australia mi ha nutrito di spazio, immenso, infinito, capace di entrarti dentro
minimizzando tutto.
E poi finalmente ieri nuvole e pioggia, una giornata splendidamente uggiosa, l'ideale per un pellegrinaggio a Geelong di fronte alla casa di un uomo che non riesco a dimenticare.
Nuvole, splendide, incantevoli, un mese senza di loro era troppo,
acqua che mi bagna, che sbatte sul casco, la ruota della moto che sbanda leggermente,
vado più piano ma godo sotto l'acqua che mi rinfresca l'anima, perchè
a volte c'è bisogno di credere che l'anima esista veramente.
Ed i pensieri la creano così perfetta che semmbra quasi vera.
E si cerca di andare al di là.
Al di là del pensiero razionale, della reazione giustificata dall'azione,
al di là, dove il pensiero ha una logica divina, dove non si vede perchè
si hanno occhi ma perchè si ha un sesto senso senza nome, un qualcosa
d'impercettibilmente divino, dove il divino è dentro di noi e non chissà
dove.
L'oceano sulla destra, montagne sulla sinistra, l'attenzione di fronte e l'illuminazione nello stomaco.
Viaggiare è salire, come guardare verso l'alto.
Lara mi tiene compagnia scrivendo qualcosa capace di sorprendermi, dedico a Lei lo spazio percorso, come un gomitolo di chilometri con un centro bollente di sensazioni, emozioni ed esperienze.

Una settimana fa di fronte ad un enorme roccia chiamata Uluru.
Penso:
E' solo una roccia, enorme, ma pur sempre un semplicissimo pezzo di pietra.
Mi domando se sono superficiale, per altro questo enorme masso è ritenuto
sacro dagli Aborigeni Anangu.
I segreti della creazione del mondo, dicono, sono nascosti tra le rughe della
montagna
Cassidy, una guida aborigena, mi racconta una storia.
Interessante, ma nulla che mi convinca a provare soggezione rispetto all'Uluru.
Mi mostra come si caccia il canguro con il boomerang, mi insegna quali bacche
mangiare per sopravvivere nel "bush", accende un fuoco senza accendino
e costruisce una specie di ascia bruciando una polvere bianca che si attacca
ad un particolare ramo di un particolare albero.
Due ore di corso accelerato di come si sopravviveva prima dell'arrivo dell'uomo
bianco.
Prima dei supermercati, prima dei Mc Donalds, prima.
Mi chiedo cosa preferisca veramente Cassidy, e mentre me lo chiedo ascolto musica con un solo auricolare per non rischiare di perdermi il suono di Alexandra che mi bussa alla porta e mi chiede di dormire con me.
L'uomo bianco assassino, colonizzatore e viaggiatore.
L'uomo bianco, bianco come me e forse stronzo come me.
La vita, la sopravvivenza, la tribù più forte
che caccia la tribù più debole da quel posto così vicino
ad una "waterhole", il più forte che sposa la donna più
desiderabile, la regola universale che regola l'uomo, la bestia, l'universo.
Mentre una stella si spegne perchè qualcosa è venuto a mancare
o si è consumato.
Un altra stella si accende.
I Nativi Americani non si sono arresi tanto facilmente, non
c'erano problemi di cibo e si potevano dedicare all'arte guerriera, quel viso
pallido se voleva la terra doveva rischiare, sputare sangue, vivere nel terrore,
ed è solo il minimo che potevano fare a quell'invasore invasato.
Era solo il minimo che un popolo che non conosceva la parola denaro potesse
fare ad un altro popolo che per il denaro viveva.
Gli Aborigeni occupati nell'arte della sopravvivenza si sono lasciati annientare, senza lotte con il solo spargimento del loro sangue, annientati da malattie sconosciute e da bastardate bianche.
Seduto, con gli occhi negli occhi di Cassidy, mi chiedo che senso ha imparare l'arte antica di una antica sopravvivenza .
Ha il senso della conoscenza, l'esercizio fuori moda di camminare
nelle scarpe di altri.
Sapere per crescere, e mentre Cassidy spiegava con la sua faccia da Aborigeno
mi è venuto in mente Berlusconi.
Senza nessuna associazione di idee precisa, senza voler prendere parte per l'Aborigeno
o per Berlusconi, solo con una improvvisa ammirazione per la fantasia di un
mondo che mette sulla stessa palla due esseri umani, più distanti di
quanto la loro distanza geografica non faccia pensare.
Il miliardario e l'Aborigeno, il doppiopetto ed una maglietta unta, gli affari e la tribù, l'abbondanza e la sopravvivenza, tutti presenti, anche coloro che stanno in mezzo tra i due estremi, senza poter condannare nessuno perchè ognuno di noi è una creazione, un opera d'arte, ed il quadro non è colpevole del suo soggetto.
Lunedì
11 Gennaio 2000 Adelaide
E allora...come va???
Qualcosa è cambiato?
I canguri non saltano più o gli umani hanno smesso di pensare troppo?
Oppure è tutto come prima con i countdown morti, finiti
con la fine dell'attesa.
Display morti, perfetti per spiegare l'imbecillità umana,perchè
ricordare anoi stessi che l'inizio non è altro che una fine cammuffata.
Io la notte del 31 Dicembre ero nel campo sportivo di Alice Springs attorniato
da un cocktail umano di bianchi ed aborigeni.
Cercando di emozionarmi, così intento nella mia ricerca che non mi sono
nemmeno accorto che era scattata la mezzanotte.
Nessuno che avesse un orologio, nessun conto alla rovescia, chi ballava ha continuato
a ballare, chi si baciava ha continuato a baciarsi, chi si picchiava ha continuato
a picchiarsi.
Ed intanto era arrivato il 2000 tra il menefreghismo totale, non potevo fare
a meno di sorridere di fronte a tanta indifferenza, pensando a chi aveva progettato
il luogo e l'emozione da anni.
A Miami, a Parigi, a Sydney, nell'isola tropicale, nella baita in montagna,
a casa con amici, con la donna, con l'uomo.
La domanda era quella: cosa fai per l'ultimo dell'anno.
L'uomo cacciatore di emozioni per dare un senso alla fine di un tempo e all'inizio
di altro tempo.
Mentre i cani pisciano contro lo stesso albero, i gatti aspettano il solito
cibo, gli uccelli si ritrovano sullo stesso albero, quell'albero indifferente,
i serpenti restano a prendere il sole tra le pietre, il wombats rimane il mio
animale preferito, ed il koala mangia e dorme e se proprio ha voglia di faticare
fa l'amore, lentamente.
L'uomo, quel diverso per colpa di coscienza ed amore, si raduna in gruppi di branchi per festeggiare, e non c'è nulla da dire, solo guardare i milioni di sorrisi, i milioni di botti, i milioni di auguri trasformarsi in sbadigli, ed il giorno sostituisce la notte, alla fine bisogna per forza addormentarsi per poi risvegliarsi con il sapore di vecchio in gola.
Facili considerazioni, in realtà anch'io aspettavo qualcosa, un esplosione, una fine del mondo, un colpo di fulmine, il cielo che si accende di fuochi d'artificio e non si spegne più.
La mattina dopo la desolazione era disarmante, la via centrale,
già abitualmente addormentata, era morta, tutto chiuso, gli aborigeni
continuavano a bere sotto gli alberi nel fiume secco.
Ridono e non capisco il perchè.
Domenica
26 Dicembre Alice Springs
Siamo solo noi, generazione di sconvolti che non hanno più santi ne eroi......siamo solo noi.
E non bevo più birra da anni per la paura che mi venga
la pancia.
Ho smesso di fumare a Cuba sei anni fa ed ora mi concedo qualche sigaro serale.
Il sesso è una malattia inguaribile.
I santi non capisco cosa siano.
Gli eroi........ma quali eroi, o incoscienti o esibizionisti.
Buio fuori, mi sono giocato cento dollari ai cavalli elettronici e sono tornato a casa con cento dollari, un pareggio perfetto, ma almeno ho passato il tempo a fare calcoli sulle probabilità che quel maledetto numero cinque vincesse qualche corsa.
Gioco sempre il mio numero preferito, il 5.
Sono le 23 ed il tempo ha improvvisamente frenato, rallentando
fino a diventare eterno.
Devo stare fermo, e questo mi rende nevrotico, in questa città troppo
tranquilla fino al 2 Gennaio.
Cercando di costruire un reportage credibile su aborigeni,
soccorsi aerei nei posti più sperduti del deserto, i cammelli selvaggi
ed i palloni aereostatici.
Ma ho una voglia incredibile di tornare a prendere la mia moto e viaggiare.
Viaggiare. Spostare il mio corpo, cambiare paesaggi, facce nuove, nuovi letti,
nuovi alberghi e nuove storie.
Probabilmente sono malato, non riesco a stare fermo mai, nemmeno con il cervello.
Anzi il cervello è ormai un cavallo impazzito che gioca
a costruire fantasie assurde, mostri che escono dalle rocce, taxiste assassine,
aborigeni che ascoltano Vasco Rossi, alberi che nascondono serpenti velenosi,
canguri parlanti, pappagalli che decidono di seguirmi per sempre.
Ma va bene così, ormai semplicemente mi adeguo alla storia, qualsiasi cosa incredibile che mi capita di pensare diventa un capitolo, l'ennesimo, nella storia finita dei pensieri di un essere umano chiamato Guido Prussia.
Paola laggiù, tredicimila chilometri a destra, si sente
stanca.
Ma il guerriero che è dentro di Lei non accetta soste, la battaglia non
è una disgrazia ma una necessità.
La vita a volte è una continua scommessa, in palio noi stessi, uomini
e donne con le palle d'acciaio che devono, devono, devono lottare per un sogno.
Nulla di poetico, a volte il sogno è un incubo.
La lotta non è poetica, è epica, e finita la giornata, di fronte
allo specchio, Paola si conta le ferite, si lecca la pelle graffiata, sente
il sapore del suo sangue e si sente viva.
Non importa se felice, viva, di sicuro.
Anna aspetta che nevichi, quanto amo la neve, mi piace immaginare
la neve al di là del vetro.
Da piccolo appoggiavo il mento al davanzale ed aspettavo ore, il termometro
segnava 0 gradi, il cielo era bianco, ed io aspettavo.
E quando cominciava a nevicare speravo che non finisse mai, un metro, dieci
metri, cento metri di neve, tutto seppellito, disastro, catastrofe naturale.
Avevo dieci anni, non me ne fregava nulla che il mondo finisse seppellito, io
ero sempre su, appoggiato all'ultimo mucchio neve e mi alzavo con lei, fino
a raggiungere un altezza indefinibile.
Tra bianco sotto e bianco sopra.
Ed odiavo pensare al fango che sarebbe arrivato dopo, non capivo perchè
la neve non venisse rispettata dalle auto, dalle scarpe e dal caldo.
Anna mi aspetta per una sfida, Lei in snowboard io con i miei minuscoli sci.
In una delle poche occasioni dove salire è una rottura e scendere è
semplicemente fantastico.
Scivolare.
Svivolare sotto le coperte con nessuna voglia di aspettare il sonno, solo come
il più solo dei cani, degli asini, dei cavalli, dei gatti, degli uccelli,
delle mucche.
Di tutti quegli animali che l'uomo possiede in numero di uno.
Li vedi mangiare l'erba, aspettare la carne, addocchiare il padrone con un odio
feroce verso chi li costringe ad una maledetta solitudine.
E poi il sonno arriva, nell'attimo in cui non lo si aspetta
più, ti porta in un posto dove il tempo salta il tempo, e l'oggi diventa
domani in un attimo e non riesci a crederci che chi sta sveglio ha vissuto così
tanto e tu nulla.
Il sonno, io non c'entro nulla, quando me ne vado chissà dove, io non
ci sono, e tutto ciò che accade non mi appartiene, ciò che ricordo
non sono miei ricordi.
Il sonno è un prestito dell'anima, non so chi ne usufruisca e forse non
m'interessa.
Basta che mi venga restituita tutta.
Giovedì
23 Dicembre 1999 Tennant Creek
Un esploratore in mutande, sulle tracce di una pista già
aperta centinaia di migliaia di volte.
Un esploratore troppo attaccato alla pellaccia per sfidare 47 gradi di caldo
con un casco nero che mi fonde il cervello e la paura di un attacco di calore.
Ad Elliot decido di smetterla di andare a Nord, inverto la rotta, direzione
Alice Springs.
A Renner Spring ci vivono in dieci, sei uomini e quattro donne,
è li che ho passato tutta la giornata di ieri.
Ed al tramondo quando Tony ci saluta, Tony è uno dei dieci, avverto nei
suoi occhi un velo di malinconia.
Non accade spesso che un gruppo di viaggiatori passino un giorno intero a Renner
Spring e Tony sembrava essersi affezionato a me, a Michele a Cristiana e a Vanessa
che qualche ora prima si era imbarcata su un Road Train, fuggendo dal caldo,da
un Natale fasullo,da un incerto fine millennio ed anche da me.
Mentre Tony ci salutava mi entrava la sua tristezza, sapevamo entrambi che difficilmente ci saremmo rivisti, quella città che per ventiquattro ore aveva incrementato la sua popolazione del quaranta per cento tornava ai suoi numeri originari, l'immigrazione e l'emigrazione quotidiana aveva effetti sconsiderati dal punto di vista statistico.
Poi Tennant Creek, un finto ciclone, una strada lunga e deserta
movimentata solo da gruppi di Aborigeni ubriachi, che sorridono se sorridi,
non ti guardano se non li guardi, non esistono se non esisti.
Pieni di alcool, con in tasca la paga settimanale che lo stato concede apparentemente
in cambio di nulla.
Il silenzio è nell'aria, il vento è rumore, il
suono di qualche uccello che gracchia in lontananza è un graffio sul
vetro, appoggio il culo su un sasso rosso come i capelli di Silvia.
Appoggio il mento sul dorso della mano, tolgo gli occhiali e chiudo gli occhi,
aspetto.
Aspetto quell'attimo di pace che un posto del genere sembra dover darti.
E mentre aspetto mi innervosisco, non c'è nessuna pseudo illuminazione
o pseudo rivelazione, mi viene in mente il centro di Milano il giorno prima
di Natale, paragono mentalmente il caos del centro città con la quiete
di questo infinito paesaggio.
Non riesco a prendere le parti di nessuno dei due, non riesco a scegliere, vorrei
solo aver la possibilità di cambiare nel tempo di un battito di ciglia.
Vorrei essere quà nell'attimo stesso in qui non sopporto più essere
di là.
L'insoddisfazione è una salutare malattia, le gambe che non sopportano
stare ferme mi sembrano un regalo divino, devo alzarmi, riprendermi, e spostare
il mio corpo.

Mercoledì 22 Dicembre 1999 Outback
Stanotte non c'è musica, solo caldo.
Ho preso la macchina per cercare uno spazio di pace perso nel mezzo dell'outback,
850 km a sud di Darwin.
C'è una luna impressionante, mai vista così luminosa, c'è la voglia di dormire in macchina ascoltando il rumore della notte.
Solo per solo, meglio frapporre una giusta lontananza fra me ed il mondo delle persone.
Stasera ho visto un tramonto meraviglioso, e ad Ovest il cielo
si è colorato di rosa.
Attorno una infinita vastita di terra rossa, l'occhio non arrivava a vederne
la fine.
Nel mezzo dell'Australia una striscia d'asfalto chiamata Stuart Highway taglia
in due il continente, ed io ora mi trovo parcheggiato sul lato di questa strada
infinita.
Ho mille dubbi, sono agitato, questa solitudine è solida,
pesa, si sente come fosse una musica malinconica che entra dal cervello e si
appende al cuore dondolando sullo stomaco accendendo la voglia di ricordare.
Come se non bastassero i 610 chilometri percorsi oggi con 42 gradi sulla testa
e milioni di assurdi pensieri.
Alla fine l'unica certezza è che si arriva sempre, basta
prendersela con comoda, evitare i rischi inutili e pensare al traguardo come
se fosse inevitabile raggiungerlo.
Quanto potere nella mente, nelle mani, nella volontà quanta debolezza
nella realtà quotidiana.
Il saggio ha sempre il consiglio giusto per gli altri ma spesso si comporta da stolto.
Domani proseguirò verso Nord, la mia direzione preferità, solo che da queste parti Nord vuol dire caldo ed umidità.
Sono le undici di sera e sto sbadigliando, c'è il rumore
dei grilli e di qualche road-train che si sta avvicinando, c'è una pianta
sulla sinistra e dietro le fronde la luna, c'è un uomo che scrive su
una macchina gialla e vorrebbe sentirsi meno solo.
Ma forse ha paura di chiedere troppo ed allora si metterà a dormire pensando
al viaggio di domani.
Ancora
Martedì...associazione di pensieri
Svetlana, la bionda Svetlana, conosciuta dieci anni fa in una
discoteca di un albergo di Mosca.
La sua casa, una microcasa in un palazzo confuso tra centinaia di palazzi identici.
Una lavatrice a manovella, una luce stroboscopica, tanto colore sparso sulle
lenzuole, sui poster, sui giornali dell'occidente.
Guido seduto davanti al motel guardando la moto e l'ombra delle
foglie muoversi al vento, e d'improvviso senza un apparente ragione una domanda:
dove sarà Svetlana?
Tra la Russia e l'Australia la distanza appare enorme, così
lontani siamo finiti dopo quello scontro casuale.
Non saprei più ritrovarti, stavo pensando a un qualsiasi modo per tornare
sulle tue tracce, ma sarebbe impossibile.
Il senso della perdita di un qualcosa, la perdita che forse ti rende così
importante, chissà quale associazione mi ha portato a pensarti, chissà
cosa unisce il freddo di quei giorni in una città da cui volevo fuggire
portandoti con me al caldo di questa pianura.
I pensierì sono esseri umani che pensano e a volte non riusciamo a capirli.
Martedì
21 Dicembre 1999 In una RoadHouse sperduta nell'Outback
Di solito non scrivo mai di mattina eppure adesso sono le 7
e 53, l'alba è passata da circa un ora e mezza, me la sono persa.
Ma il mattino ha un fascino leggero che resiste, non si sperde in pochi minuti
come fa la sera dopo il tramonto.
Mucche, uccellini, camionisti che fanno colazione, un vecchio furgoncino abbandonato
da anni, Jackson Browne che canta, la signora alla cassa che mi guarda con faccia
strana come a chiedersi che ci faccio io qui.
Il caffè, anzi il black-short-coffe, una tazza di brodaglia nera che
finisce regolarmente dentro qualche vaso ad eccitare qualche pianta.
E poi strada, strada che sembra non finire mai, lunga e dritta, con l'unico
diversivo di qualche curva occasionale, stando attenti ai canguri che attraversano
la strada, alle mucche che attraversano la strada, agli uccelli che attraversano
la strada, ai lucertoloni che attraversano la strada.
Pronto a raccogliere qualsiasi mezza illuminazione, consapevole, sempre di più,
che ogni illuminazione in realtà non è che un idea, un opinione,
un gioco della mente, niente verità, niente filosofia, niente certezze.
Stay........canta sempre Jackson Browne, una delle canzoni
che amo di più al mondo.
Ricordi che assomigliano a quel gruppo di corvi fermi su quel cavo della luce.
Dove il cavo della luce è il tempo, l'appoggio, il riposo per le cose
dette, fatte e pensate.
La libertà assomiglia alla mancanza di responsabilità, ma poichè esiste sempre una inevitabile responsabilità verso noi stessi, forse la libertà è solo un fatto d'incoscenza.
Togliersi il casco, accelerare e prendere tutta l'aria ed il
sole in faccia, con gli occhiali che non ti permettono comunque di mettere perfettamente
a fuoco, pensando a New York e al freddo che deve fare in questo momento da
quelle parti.
Mentre quì si muore di caldo ed il natale non è credibile, l'unica
cosa credibile è il viaggio, l'impossibilità di stare fermi eppure
arrivare a sera e pensare ai chilometri ancora da fare come ad un incubo.
La mattina dopo, questa mattina, invece, come per miracolo, solo la voglia di
mettere il culo sulla moto ed andare.
Perchè è assolutamente vero che andando non si ha bisogno di altro
che di benzina e di strada.
Sto cercando della poesia guardando fuori dalla porta, e forse
ha qualcosa di poetico la moto che aspetta.
Tra tutta questa luce l'ombra leggera di una mancanza di folla, di scelta, di
vedere e provare a catturare, la stretta leggera di una mano, il sorriso di
una donna, la possibilità di prendere e farsi prendere.
Termitai come grattacieli, alberi secchi che sono sculture
di un artista sadico che non firma mai le sue opere, terra rossa che quando
la vedo mi vengono in mente i segni di guerra dipinti sul volto dei pellerossa.
Nuvole così vicine alla terra che sembrano voler essere terra, terra
così vicina al cielo che sembra voler essere cielo.
Nel gioco infinito delle scontentezze umane e divine, quando guardando verso
il basso o verso l'alto si scopre qualcosa che non si è e si vorrebbe
essere.
Meglio così, accontentarsi di se stessi sarebbe la morte, il riposo del
guerriero che finita la stagione delle battaglie si ritrova a combattere contro
se stesso.
I paesi da queste parti hanno dai cento ai trecento abitanti,
mi chiedo come facciano a passare il loro tempo tutti coloro che abitano da
queste parti, alle nove c'è il coprifuoco, nulla in giro, bar chiusi,
buio e il rumore della notte.
Ma se è vero che l'uomo non cambia ma si adegua, la risposta è
nei fatti, qualsiasi cosa accada, in qualsiasi posto ci troveremo, ci faremo
trovare preparati.
Ed inconsapevolmente alle nove di sera, di ogni sera in questo periodo, spengo
la luce e cerco di dormire.
Ma il Prussia che ama la notte, quella da passare in giro in cerca di chissà
che cosa, quel Prussia è solo rintanato in un cantuccio, pronto a tornare
al suo passatempo preferito alla vista di una nuova città.
Per finire vi lascio con uno scritto arrivato via e-mail da un grande uomo, un ricercatore dello spirito, un consapevole più consapevole di me ringraziandolo perchè il suo messaggio mi ha fatto venire la pelle d'oca e, ma forse lui lo sapeva, è arrivato proprio nel momento in cui ne avevo bisogno:
How many road must a man walk down before you can call
him a man?
Forza guerriero!
In attachement, pensierino della sera.
Buon viaggio
Pierluigi
Lo sciamano è in grado di padroneggiare la consapevolezza
del cambiamento.
Sviluppa la prima attenzione per operare nella realtà ordinaria della propria
vita di tutti i giorni.
Sviluppa la seconda attenzione per accedere al corpo del sogno e percorrere
il cammino del cuore.
Il Corpo del sogno non si limita al benessere ma vuole sfida, potere personale,
libertà.
Muoversi nel corpo del sogno è una questione di amore e sofferenza, consapevolezza
ed errori, morti e rinascite.
Quando sviluppiamo la seconda attenzione e accediamo al corpo del sogno creiamo
le condizioni per cogliere il significato spirituale della nostra esistenza,
acquistare autostima e sicurezza di sé, guarirci e guarire, sentirci liberi
dalla vita e dalla morte, responsabili di preservare il sacro potere della nostra
vita e delle forze della natura.
Il corpo vuole sognare

Venerdì 17 Dicembre 1999 Innisfail
Ho lasciato Cairns, sto tornando verso Sud per poi girare a destra verso Ovest.
Cosa ho imparato nell'ultima settimana:
ad andare sott'acqua con le bombole
a non meravigliarmi se vedo una bambina di otto anni guidare un fuoristrada
nelle strade del bush
a mangiare delle formiche verdi che sanno di limone
a tenere in braccio un coccodrillo
a comunicare con un pappagallo che vuole portarmi via gli occhiali.
E poi ho imparato una cosa molto importante, l'uomo non cambia si adegua.
Per me quest'ultima scoperta ha il valore di un illuminazione,
sono stato anni a chiedermi dove andasse a finire quello che ero, quello che
siamo stati, mi ero rassegnato all'idea che il mutamento fosse inevitabile ed
inevitabilmente si portasse via la parte migliore di noi.
Non è così. Tutto rimane come era, il bambino che cresce diventa
uomo, si adegua, ma il cambiamento è solo l'inevitabile conseguenza di
un forte istinto di sopravvivenza.
In realtà non si cambia mai, e noi lo sappiamo, noi che sappiamo tutto di noi stessi e non possiamo mentirci.
Reggae nelle orecchie, spettacolare, la canzone è famosa
ma devo sentirne ancora un pezzo per riconoscerla.....che stupido!
Knocking on heaven door versione Eric Clapton.
Le canzoni che ci piacevano allora ci piacciono oggi, la donna dei nostri sogni è sempre la stessa ed anche i nostri sogni non sono cambiati.
Da queste parti fa un caldo terribile bevo litri di acqua ogni
giorno, ma questo clima umido comincia a piacermi, e mi piacciono anche questi
sfondi di un verde brillante, le foreste pluviali, le montagne che sembrano
inesplorate, le piante che diventano più importanti degli animali, il
fiume marrone scuro, la gente gentile e rozza che parla e chiede del mio viaggio.
Andare in moto sta diventando una droga, l'unico modo per dimenticarmi di me
stesso, il modo migliore per provare il gusto di ritrovarsi.
Sott'acqua.
Per la prima volta respirando
artificialmente, avevo una paura fottuta ma dovevo farlo perchè la paura
del mare è il timore di se stessi, dei propri limiti.
Ci sono cose che tutti fanno, tutti possono fare e se non si ha il coraggio
di farle bisogna farle, per il gusto di conquistarsi.
Mercoledì
8 Dicembre 1999 ancora.......
La bambina mi guarda dal vetro del ristorante, si fissa su di me e nonostante
anche io la guardi lei non toglie lo sguardo dai miei tatuaggi.
Poi chiama suo padre, cerca di fargli capire che al di là del vetro c'è un uomo
con mille fumetti disegnati sul corpo, il padre la solleve e la mette a sedere
sulla sua seggiola.
La bambina mangia e si gira, sorride, con il dito mi segna il braccio sinistro,
quello con lo squalo e la ragazza nuda che si tuffa.
Chissà nel suo futuro cosa si porterà dietro di questo incontro.
La piccola che vede il grande tutto disegnato, si chiederà perchè suo padre
e sua madre non hanno disegni sulla pelle, forse penserà che un giorno, da grande,
si farà disegnare qualcosa anche Lei.
Comunque sia l'incontro c'è stato e la cucciola ha ricevuto un involontario
imprinting da un viaggiatore che sembra un album di fumetti viaggiante.
Dopo anni ho perso un orecchino, uno dei due che porto al lobo
sinistro, credo sia stato il continuo mettermi e togliermi del casco, ma bisogna
cercare un significato in tutto ciò che accade.
L'anellino d'argento perso sull'asfalto di una qualsiasi strada persa in questo
immenso paese, comprato in Grecia dieci anni fa e finito in Australia perchè
un uomo l'ha raccolto laggiù e perso quaggiù.
Non c'è nulla di particolarmente eclatante in tutto questo, tranne la poesia
involontaria di un oggetto che ha girato il mondo e non tornerà mai più a casa.
Mercoledì
8 Dicembre 1999 Emerald la città dei cercatori di pietre preziose
Ho la licenza per calarmi domani in una buca di diciassette
metri a caccia di rubini.
Un giorno da cercatore di tesori, 24 ore in un altra
vita.
E poi di nuovo in moto, a creare pensieri.
Pensieri.
Mosche che girano sotto il casco, tra il cervello e il tessuto.
Pensieri che si nutrono del linguaggio, eliminate le parole, le definizioni,
gli aggettivi e i verbi, il pensiero si ritrova vuoto, solo l'emozione, l'intuito,
ma nessuna congettura, nessun progetto, nessun rammarico, nessuna speranza,
nessun piano, solo il nulla che pensandoci bene è il tutto.
Ho scritto tanto, sono mesi che scrivo, che do vita a qualcosa
usando le parole, ma perchè se credo che le parole siano solo il mezzo fondamentale
per creare illusioni, le colpevoli di ogni vana speranza, tutto il brutto, tutto
il bello, rinchiuso nella fortezza di un suono che diventa parola, che si scrive,
che si leggerà, ma che nulla può spiegare di ciò che è vero.
Perchè "verità" è un altra parola che inganna.
Non ne posso fare a meno però, ed allora lo prendo come un vizio, il vizio di
scrivere sapendo di restare approssimativo, lontano dal vero, distante anni
luce dall'illuminazione buia, quella che di fronte al nulla si ritrova a nuotare
in una pienezza inimmaginabile.
Una bolla di vetro ricolma d'acqua, dove l'essenziale è come un lampo che non
si spegne, la felicità perenne, l'amore perfetto, come quello che ci fa sentire
immortali in quel momento sublime in cui due amori si incontrano, si scontrano,
prima di riallontanarsi.
Ieri ho lasciato l'isola di Fraser Island, un mucchio di sabbia
bianca nel mezzo dell'oceano, un paradiso per coloro che credono ai paradisi,
per me un piacere per gli occhi che si perdevano a guardare queste spiagge infinite,
seduto su quella roccia a guardare cento metri più in basso un branco di squali
tigre a caccia di qualsiasi cosa, compreso me.
Il tramonto aveva un colore indefinito, forse per questo indimenticabile, un
gruppo di Australiani festeggiavano la fuga del sole bevendo qualcosa che assomigliava
a spumante, urlavano su un catamarano incazzato, io appoggiato di fianco al
timone cercavo di isolare le orecchie per godere del silenzio che fa il mare
quando nessuno ci parla sopra.
Lei mi ha guardato, poi è ritornata a bere e a guardare l'orizzonte piangendo.
Mi chiede se conosco il perchè.
Perchè il mondo non è così perfetto come sembrava in quella fine del giorno.
Perchè tanta cattiveria, egoismo ed ingiustizia.
A metà strada tra malinconia, tristezza e gioia la guardavo piangere sapendo
che a farla piangere non era la domanda esistenziale ma il troppo alcool.
Non riesco a prendere sul serio le ispirazioni momentanee e non sapendo cosa
rispondere le ho ricordato che in fondo a quel mare, dove un minuto prima era
affogato il sole, c'era una crudele lotta per la sopravvivenza.
Il mondo non è perfetto, a volte lo sembra, ma lasciarsi ingannare dalle apparenze dovrebbe essere un movimento volontario del pensiero.
Non esistono regole, esistono milioni di bambini che credono
alle favole e che vorrebbero crederci per tutta la vita.
Le parole ingannano, i pensieri sono soltanto l'uso del linguaggio silenzioso,
ma a qualcosa deve servire il saggio parlare.
Ci deve essere una combinazione di suoni che porta ad aprire la porta e lasciar
vedere, solo per un attimo, cosa si nasconde dietro quella porta.
Mia nonna ha novant'anni, tra cintaquattro anni, se ci arrivo,
avrò la sua età. Sarò sul confine. Sulla vetta del monte con difficoltà a vedere
dietro e una nebbia fitta davanti.
Sarò solo, accompagnato,
con figli, nipoti o nessuno, solo, di fronte al corridoio che porta al nulla
o al qualcosa.
Con la speranza che la coscienza non dipenda anch'essa dalla parola pensata, ancorato al pensiero che ciò che sono sia una forma d'energia capace di non disperdersi.
La moto oggi ha percorso trecento cinquanta chilometri, si
è comportata benissimo, il mezzo è fondamentale per raggiungere qualsiasi traguardo.
Il
mezzo.
Sabato
4 Dicembre 1999 Brisbane 0re 00.01
Non chiedete ad un cane di rispondere alle vostre domande.
Magari conosce le risposte ma purtroppo non sa parlare.
Probabilmente non capisce nemmeno cosa gli state chiedendo.
Salita e discesa, il vino è sceso in gola con le luci della city laggiù
di fronte agli occhi.
Ed ora sono solo come un cane, quel cane che non capisce, in un albergo al numero
435 di una via di cui non ricordo il nome, a dieci metri dal fiume.
La felicità è una vela che aspetta il vento in una giornata di
bonaccia.
Vorrei piangere, ho bisogno di vedere una lacrima cadere sul cuscino, devo inumidire
questa gioia, questa falsa libertà, questa illusione troppo migliore
rispetto alla realtà.
Tutto è bellissimo e poi ritrovarsi a raccontarlo ad un computer lascia
l'amaro in bocca.
Sono dall'altra parte del mio mondo, distante un giorno di volo dalle mie consuetudini,
rincoglionito nell'inseguire un luogo e un anima, stordito dal troppo che messo
una sopra l'altro diventa nulla.
Non ho un sigaro, nulla di alcolico da ficcarmi in gola, una pillola per dimenticare,
e dopodomani sarò a Fraser Island, un isola tropicale così bella
da farmi sentire ancora più stronzo.
Ho trovato una birra ghiacciata nel frigo, dopo un indigestione
di surfisti, hippy, spiagge e grattacieli, dopo aver visto la Gold Coast non
rimane che cercare di abbruttirsi aggiungendo al vino un pò di birra,
perchè tra l'essere allegri e l'essere ubriachi preferisco essere ubriaco.
E non ci riesco mai.
La moto va alla grande, compagna fedele, quanto è letterario
innamorarsi del proprio mezzo di locomozione, ma quell'ammasso perfetto di ferro,
acciaio e cos'altro, quell'oggetto è l'essere con cui passo la maggior
parte del mio tempo.
Oggi sono riuscito a prendere una bottiglia di succo di frutta dal....come si
chiama.....dalla borsa laterale che io chiamo bar, ho stappato la bottiglia,
ho bevuto e l'ho rimessa nella borsa, il tutto senza fermarmi.
Le soddisfazioni di chi vorrebbe a volte non scendere mai, così drogato
dall'attenzione dovuta alla strada che trasforma in vittoria ogni azione estranea
alla guida compiuta guidando.
A proposito di hippy, mi dicevano che a Byron Bay ne avrei
incontrati a decine, vero e falso.
Tanti hippy, ma troppo snob, mi è rimasta la solita tentazione d'incomprensione.
Non capisco chi manifesta esteriormente la sua fuga, capisco chi manifesta esteriormente
se stesso e la sua consapevolezza che la prigione è dovunque.
Vivere è una galera, tra cielo e terra, tra prima e dopo l'uomo ha a
che fare con muri più invalicabili dei muri di cui parla e di cui pensa.
Ed io, povero illuso, credo di fuggire con 400 chilometri al giorno direzione
Nord, e poi mi ritrovo quà a sbattere le dita sui tastini come un naufrago
impazzito che sta scrivendo l'ultimo biglietto da infilare nell'ultima bottiglia.
Lei dov'è, rinchiusa in quale battello, addormentata
su quale cuscino, Lei dov'è, quella che è capace di guardare,
quella che ha lo sguardo pieno di soddisfazione, quella che quando ti guarda
si vede che è felice, quella che giudica 1 l'uno e 10 il dieci.
Quella che si sognava nelle sere estive di ventanni fa in un piccolo paese dell'appennino,
quella che quando veniva sera si era felici perchè era l'ora d'incontrarla.
Quella che ci si sentiva troppo piccoli per dire parole troppo grandi, quella
che non ci si vergognava di descrivere in un racconto così sdolcinato
da poter essere letto solo da noi due.
Lei non c'è e forse non c'è mai stata, rinchiusa in un pensiero,
nel sogno, nell'illusione.
Direzione Nord, la direzione che preferisco.
Non mi sono ancora abituato a questa estate per me fuori stagione.
Ho dimenticato che giorno sia, che mese e che anno, vado come colui che va,
incosciente e inconsapevole, con un piede nel baratro e l'altro sulla scogliera:
Con il terrore di restare e di andare.
Non mi resta che guardare in alto e commuovermi di fronte al
colore del cielo, poi provare a raccontarlo, non mi resta che impugnare la mia
mano sinistra con la mia mano destra, raccontandomi da solo quella voglia di
buttarsi, mentre la parte coraggiosa di me mi dice "rimani", la guerra
è da combattere.
Il tuo viaggio è l'ideale di chiunque sogni la libertà, non puoi
mollare ora, non si può abbandonare un viaggio a metà strada.
Mi guardo allo specchio, come faccio di solito, cercando si scoprire quanto
di me non mi appartenga, chiedo a chi sta leggermente più in alto dei
miei pensieri di spiegarmi qualcosa.
Silenzio.
Un silenzio bastardo, quel silenzio che ti obbliga a rassegnarti al nulla, amare,
vivere, guardare, decidere, fare, dire, entrare nel tempo senza nessuna apparente
ragione.
Il tempo.
Oggi in moto mi veniva da pensare al tempo, alla sua somiglianza con una enorme
bocca che inghiotte tutto ciò che incontra sul suo cammino, il passato
finisce nello stomaco della balena e sorridendo pensavo che veniva cagato da
qualche parte.
Ogni metro d'asfalto di fronte era il futuro, dietro il passato, la ruota non
teneva la strada nell'attimo, la sua stabilità veniva da quella invibile
giuntura tra prima e dopo.
Ma è l'attimo che ora m'interessa, ogni lettera di ogni parola, come
se l'attimo fosse un pezzo di spazio dove atterrare quando lo si desideri.
L'eterno che diventa raggiungibile come qualsiasi luogo di cui si conoscono
le coordinate.
Venerdì
3 Dicembre 1999 Ore 00.22
Mentre vado mi vengono in mente mille argomenti da raccontare, ogni visione,
ogni ponte, ogni camion, ogni curva mi da da pensare ad un argomento.
Poi dimentico e mi ritrovo così senza sapere cosa scrivere.
Forse dovrei lasciare perdere, non scrivere nulla ma la voglia di riempire questo
foglio nero è forte.
Sono a Ballina, una piccola cittadina trenta chilometri a sud di Byron Bay,
c'è l'odore del mare.
Sono cosciente di vivere una splendida avventura, sono felice di ritrovarmi
ogni sera in un albergo diverso, ho la gioia di contare i chilometri, la libidine
di annoiarmi aspettando che arrivi la prossima città.
Evidentemente sto cercando qualcosa, evidentemente sono confuso, sto rivalutando
la natura, nonostante la sua indubbia mancanza di scrupoli, sto rivalutando
Dio anche se ne dubito.
Sto rivalutando le possibilità di questo ammasso di carne e sensazioni
che in groppa ad una BMW attraversa il New South Wales godendo.
Avevo un intuizione e mi è sfuggita, sto cercando di riacchiapparla ma
per ora se ne andata senza lasciare traccia.
Oggi mi sono perso a guardare le villette, i giardini curati, l'ordine di questo
spazio di terra, la bellezza è droga, crea dipendenza ed assuefazione,
ci si abitua ma non se ne può più fare a meno.
Nuvole e sole, ma non avevo voglia di coprirmi, preferivo stare con la mia maglietta
e sentire il freddo ad ogni nuvola ed il caldo ad ogni raggio, preferivo scontrarmi
con il cambio della guardia.
La ragazza giapponese tre chilometri a Nord di Balina si era fermata su uno scoglio ad un passo del mare e cantava canzoni popolari del suo paese, cantava alzando le mani al cielo, ballando una danza che ringraziava il sole che tramontava, il mare che si scuriva e quel cielo azzurro e rosa che sembrava un fondale divino ad un attimo eterno, dove la ragazza cantando intuiva il segreto della vita.
L'uomo giocava con un serpente trovato nel prato, sicuro che il serpente non era velenoso. Mi ha chiesto di accarezzarlo e l'ho fatto ma con la paura ed il pensiero che stavo fidandomi del serpente e dell'uomo.
La donna è triste senza ragione, come spesso accade.
Non ci sono problemi io non riesco a fermarmi, non posso farmi troppe domande,
la donna o l'uomo spesso perdono troppo tempo a crearsi problemi.
Anch'io ma non è questo il momento.
Lunedì
29 Novembre 1999 Port Macquaire
So perchè sono un drogato del viaggio.
Il viaggio insegna
insegna a vivere l'attimo
ad amare i ricordi
a credere che ogni metro percorso
non sia un metro alle nostre spalle
ma un metro nella nostra testa
domani come oggi
come ieri
ripensando alle cose viste
attraversate
vissute
come se tutto ciò che accade
diventasse eterno.
Tutto il giorno sotto il sole, ed ora alle 23 e 06 in una camera
d'albergo sto ascoltando David Bowie che canta Life on mars, c'è una
adrenalina strana che mi scorre nelle vene, l'incapacità di stare fermo.
Ho bisogno di muovere le braccia come se fossi ancora concentrato sulla guida,
con le mani sul manubrio e la vista sulla natura imponente e padrona che si
trova in questi posti.
Ho visto spiagge lunghe chilometri ma deserte, ho visto pappagalli, pellicani
e gabbiani, il primo canguro incontrato quà in Australia era un canguro
morto al centro della strada , investito da qualche auto.
Mi sembrava di essermi perso, finalmente perso, in un luogo dove l'uomo è
ancora l'elemento estraneo.
Sono in ritardo di un giorno sulla tabella di marcia, ma non ho fretta di recuperare,
devo vivere giorno per giorno riuscendo prima poi a trasformare un giorno in
due giorni.
Sono i calcoli di viaggio, l'importanza dei numeri, che siano chilometri, ore,
metri o secondi.
Mi manca, qualcosa mi deve pur mancare, fatemi pensare.......mi
manca a volte la mia bambina.
Ma nulla è perfetto, lascio scorrere questi attimi di presonno con il
piacere di sapere che domani accadrà qualcosa che vale la pena di essere
vissuto.
Domani credo che andrò a visitare un ospedale dove curano i koala ammalati.
Imparerò qualcosa di nuovo, sicuramente qualcosa di
vecchio verrà dimenticato, come vuole la regola che per fare spazio qualcosa
deve essere sacrificato.
Amo la vita perchè ci si dimentica, perchè ci si ricorda, perchè
quello che oggi sembra importante forse un giorno sarà superfluo.
Un bacio a Cecilia, bambina, non sarà mai superflua,
mai dimenticata, il suo posto non è nella memoria ma nell'attimo presente,
come si chiama quel verbo che significa azione che continua nel tempo, non mi
ricordo, ma per farvi capire pensate che oltre ad "andare" ed "essere
andati" si può dire "andando"....per sempre.
Un bacio.
Martedì
23 Novembre 1999 Sydney
Sappiamo tutto, basta restare fermi un attimo ed ascoltare,
arriverà la verità, urlata nelle orecchie, chiara, limpida come
il cielo che stanotte si apriva su Bondi Beach.
Sappiamo dove stiamo sbagliando, sappiamo quali illusioni stiamo inseguendo,
sappiamo quando ne usciremo sconfitti o quando riusciremo a vincere.
Ogni sfida è già decisa, si sa, anche se spesso non si vuole ascoltare.
Questa estate a Dicembre mi sballa il fisico, Cecilia mi ha appena detto che
a Modena è nevicato, ed io quà, a qualche chilometro dal paradiso
dei surfisti, provo invidia per quegli occhi che vedono bianco.
Chi viene a sapere del nostro viaggio ci dice che siamo pazzi, e più
cercano di farmi paura più mi sale l'adrenalina, la voglia di sbattermi
in mezzo al deserto, sotto un insopportabile caldo, mangiato dalle zanzare,
con finalmente un traguardo giornaliero da raggiungere. La città, il
rifornimento, una doccia, dormire e ripartire.
La moto è arrivata oggi pomeriggio, domani o dopodomani andrò
a ritirarla, l'amica, la compagna, l'amore, il ferro, il cavallo, la possibilità
di compiere un viaggio.
Sydney è una città perfetta, così perfetta che non fa per
me.
Tranquilla, ordinata, solare, calda e amichevole.
Fino ad ora ho visto solo due aborigeni, mi dicono che nel Northern Territory
ne troverò a migliaia.
Sono incuriosito, spero di non cadere nella banalità dell'uomo bianco
alla ricerca del suo lato selvaggio.
Spero di crescere grazie ad una illuminazione inconsapevole, basterebbe uno
sguardo, un lampo di luce che venga dal passato, da quel tempo in cui l'uomo
era un animale, e la tribù un branco.
Sono le 17.36 in Italia, le 3 e 37 di notte quà.
Un altra verità:
non chiedere a nessuno di amarti
non chiedere a nessuno di non amarti
L'amore non si impone
non si scansa
l'amore lo si subisce nella sua presenza
nella sua assenza
Ciò che veramente tu puoi fare è amare chi merita di essere amato, non cadendo nella trappola del sogno, rimanendo sveglio di fronte a Lui o a Lei, guardandolo negli occhi, ascoltandone le parole, e decidere senza pregiudizi se ne vale la pena o no.
Non farsi incantare dal nulla, dalla recita, dall'istinto del guaritore o del distruttore, lucido come l'incantatore di serpenti di fronte al cobra, perchè l'amore è velenoso. Pericoloso se non se ne ha domestichezza.
La luce della lampada illumina la tastiera, nemmeno un filo
di sonno, forse è colpa del fuso orario, il letto alle mie spalle è
un oggetto inutile, i miei amici sono lontani, la mia donna non è più
la mia donna, due ragazzi stasera mi hanno detto che sono un uomo fortunato
a vivere un avventura come quella che vivrò nei prossimi mesi, il 2000
si avvicina, il mio "spirito" ha appoggiato il mento sulle mie spalle,
non si accorge che lo sto guardando allo specchio, lui e la sua faccia che assomiglia
alla mia se non fosse così scura.
E' inutile che si nascondi ne sono certo, è un mezzosangue.
Cè da dedicare un pensiero, a chi?
Alla dolcissima Marylin, senza un motivo apparente, per simpatia e tenerezza.
Non so che fare, vado a sbattermi sul letto, con gli occhi sbarrati, leggendo qualche libro, o chiedo allo "spirito mezzosangue" di dettarmi qualcosa.
"Spirito mezzosangue" dai due punti in poi il computer è tutto tuo, Prussia vi saluta, alla prossima:
Buonanotte bambini, sognate i soldatini, il piccolo forte,
il legno che brucia e l'avventura che è un gioco. E' solo questione di
tempo. Posso impadronirmi dell'uomo, lasciandolo leggero donodolare sulla sedia,
come uno spirito di carne, sapete adoro questa, la sostanza, adoro la possibilità
di sbattere contro qualcosa.
Per questo uso queste dita che non sono le mie.
Ma lui è gentile e lascia che il mio cuore batta ancora, come fosse una
casa in affitto, un abito prestato.
Voi aspettate la parola giusta , il pensiero che apre le porte, la verità
che non si pensava, ed invece io non posso che salutarvi alzando la mano destra
e guardarvi negli occhi.
Per pochi che siete, siete, e per me è un grande onore avervi di fronte.
Vogliate bene al mio amico Prussia.
Domenica
31 Ottobre 1999
Il paradiso è un vizio. Meglio
non abituarsi.
L'nferno per alcuni è una scelta. Una richiesta d'aiuto. "Lo vedete,
esisto anch'io, in questa vita di merda che mi sono creato su misura."
Conosco una persona che ha deciso di fare della sua vita la sceneggiatura di
un perdente, una storia di tristezze, alcool e domande senza risposte.
Vive guardando allo specchio il suo personaggio, è convinto che non vivrà
a lungo, è convinto che la sua sensibilità lo renda differente
dagli altri, è convinto che solo la poesia sia uno specchio reale di
una realtà senza valore. Ed è convinto che tutte queste convinzioni
dovrebbero aiutarlo a scopare di più.
Ed a volte accade.
La donna si sente solidale con la capigliatura disordinata, con i pensieri bruciati,
con le parole giuste e con la richiesta d'aiuto.
E gliela da.
Obiettivo raggiunto.
Il poeta maledetto per oggi non scriverà nulla.
E meno male.
Io non sopporto più i depressi, gli esauriti, gli strani, i profondi,
gli artisti, i senza dio, quelli che dio è loro fratello, quelli che
dio assomiglia a loro.
Io non sopporto più il troppo pensiero intorno a se stessi.
Cambiamo discorso.
Mentre Santana suona sto ripensando ad una notte di qualche giorno fa in un
albergo di Londra.
Voi immaginate cosa voglia dire riuscire ad avere tra le proprie braccia una
donna sognata per 5 lunghi anni, una donna che sembrava impossibile eppure così
desiderata.
Vuol dire che in un attimo tutti i desideri diventano desideri esauditi.
E quando il mio volto si ritrovò tra le sue gambe mi chiedevo se era
vero o la proiezione verosimile di tutti i sogni.
Nel farsi realtà il desiderio non aveva cambiato volto, solo espressione,
io non ero io, io guardavo dall'alto sorridendo, soddisfatto di me come se quell'uomo
che affogava dentro di Lei fosse la parte migliore di me.
La parte che non s'arrende mai.
Ora sono di nuovo solo, qui nella mia stanzetta, un incenso al sapore di cedro
che brucia, candele e luce elettrica, ancora venti minuti prima di uscire per
andare a lavorare in radio.
Lei è tornata a casa sua, a due ore d'aereo da qui.
Incredibilmente mantengo una serenità solitaria, alla faccia del poeta
maledetto che ebbe quella stessa donna in tre giorni e che non l'avrà
mai più.
In culo lui, le sue poesie, le sue tristezze, le sue visite mancate alle vite
realmente spezzate, la sua scarsa visione del mondo.
Non si può piangere su se stessi mentre milioni di persone lottano con
reali problemi di sopravvivenza.
Il compiacimento non può rimanere indifferente di fronte
a paragoni scomodi.
Il ragazzo voleva vendermi rose, una ragazza voleva vendermi un accendino a
forma di donna nuda, un altro uomo , sordo, voleva che comprassi spilline ,
un vecchio cantava una canzone di Bocelli in Corso Vittorio Emanuele, due ragazzi
erano statue viventi, un amico vende libri su una bancarella in Brera.
Tutti hanno problemi di sopravvivenza, e chi non li ha ha tempo per scrivere
poesie.
Spesso sono solo poesie del cazzo.
Martedì
26 Ottobre 1999
Hotel California, la sto ascoltando, la sto ringraziando.
Qualcuno sostiene ci siano dei messaggi satanici nascosti da qualche parte in
questa canzone.
Trovo sia una splendida trovata pubblicitaria.
Un uomo ieri sera stava sdraiato per terra a poche centinaia
di metri da Piazza Duomo, aveva le spalle appoggiate ad un muro, gli mancava
una gamba, un cappello schifoso serviva a raccogliere i soldi.
Era così rannicchiato su se stesso che non se ne vedeva la faccia. Sporco
e solo.
Lo so che il discorso è ipocrita, lo so che gli sono passato davanti
e non ho lasciato nemmeno mille lire in quel cappello. So che dopo averlo visto
la mia attenzione è stata un attimo dopo richiamata da una vetrina e
da un paio di sci spettacolari.
Ma c'è stato un attimo, fra lui e la vetrina, in cui, nel suo destino,
ho visto il possibile destino di tutti.
Stamattina andando in ufficio ho superato due Mercedes che
procedevano in corsia d'emergenza, anticipate da una macchina della polizia.
Andavano con le quattro frecce accese verso il centro di Milano. Non c'erano
rossi che tenevano, le corsia preferenziali erano a disposizione, ho dato un
occhiata dentro l'auto, c'era una signora al cellulare seduta dietro.
Chissà chi era, anzi mi viene voglia di dire, chissà chi cazzo
era.
Dovrei limitare la mia antipatia verso il potere.
Comunque, tra i vari misteri della vita è innegabile che uno dei più interessanti ed irrisolvibili è questo:
Cosa si nasconde dietro l'incredibile varietà di destini che accompagnano l'incredibile varietà di uomini.
Tra la dimostrazione di potere ed il cappello del barbone scorrono milioni, miliardi di uomini che ogni giorno si giocano la loro vita, anzi la qualità della loro vita, scommettendo, facendosi il culo, arrendendosi, combattendo, chiedendosi il perchè, o non chiedendosi nulla.
C'è chi sostiene sia solo una questione di volontà
e fortuna.
Non è vero.
Allora ditemi chi è che concede questa "volontà" e questa
"fortuna".
Non esiste risposta, la domanda è sempre la stessa,
ed anche la risposta. La questione sta anche diventando noiosa.
Solo che mi dispiace, sinceramente, che il barbone di Piazza Duomo non abbia
una casa, ne una mercedes, ne la volontà, tantomeno la fortuna.
Mi dispiace così tanto che non posso fare a meno di mandare affanculo
il responsabile di tanta tristezza correndo il rischio che quel qualcuno se
la prenda anche con me.
Domenica sera ho conosciuto uno "sciamano" mi ha
parlato del potere della terra, della possibilità di entrare in possesso
dei poteri degli animali, mi ha raccontato di quando passò l'ultimo dell'anno
in un bosco ricoperto di neve, facendo il pieno di energia.
Tutto molto affascinante, ma lo "sciamano" fumava Marlboro in continuazione,
e quel pacchetto di sigarette mi ha ucciso la poesia.
Fosse stata almeno una pipa, ma le Marlboro no, non si possono vedere.
Ho immaginato i suoi polmoni, simili a quel bosco ricoperto di neve, venire
infestati dal fumo, dalle continue e godute boccate. Quel microcosmo inquinato,
proprio all'interno del corpo dello sciamano.
Non riesco a credere a nessuno, perchè nessuno, fondamentalmente, crede
a se stesso.
(Aggiunta del 20 Novembre: Lo sciamano non ha importanza se sia o no uno sciamano, è un amico, massimo rispetto per Lui, per i suoi viaggi per le sue parole, per le sue esperienze e per i suoi pensieri e mille scuse per le parole scritte qualche riga sopra.)
Un attimo:
qualche anno fa, discoteca Hollywood di Milano, notte, un monaco buddista o
qualcosa di simile seduto su un divanetto.
Lontano dalle modelle e dal casino, sinceramente non capisco cosa stesse facendo
laggiù. Comunque......
Parliamo, mi racconta delle sue meditazioni e del controllo che ha ottenuto
sul suo corpo.
"Prova a strozzarmi." Mi dice.
"Prova con tutta la tua forza."
Ed io ci provo, stringo le mie mani attorno al suo collo, l'uomo non sembra
particolarmente robusto, ma qualcosa di assolutamente fantastico accade.
Il suo collo sembra di pietra.
Giuro una pietra che nemmeno una pallottola avrebbe scalfito.
Gli chiedo quale sia il segreto.
"Disciplina." Mi risponde.
La parola chiave è DISCIPLINA.
Io purtroppo non ne sono dotato, ma anche io, come il monaco,
non fumo.
Anzi ho smesso di fumare, e credo sia ancora meglio.
Il primo passo senza che necessariamente ce ne sia un secondo.
Stavo
pensando agli attimi più belli della mia vita.............Venerdì
22 Ottobre 1999
Ero partito da Reno in Nevada, direzione San Francisco.
Erano le nove di sera, attorno a me montagne innevate illuminate a giorno per
permettere lo sci in notturna.
Sapevo che sarei arrivato in nottata a San Francisco passando per L'Ockland
Bridge, avrei avuto una San Francisco illuminata alla mia destra, è uno
spettacolo indimenticabile la visione che si ha di San Francisco attraversando
quel ponte.
La radio trasmetteva musica tranquilla e ad un certo punto il dee jay presenta
questa canzone: Killing me softy, canta Roberta Flack.
Non so quanto duri la canzone, forse 4 minuti o giù di lì.
Sono stati i 4 minuti più belli della mia vita.
Le montagne, il viaggio "on the road, la neve, San Francisco che mi aspettava,
due amici che dormivano ed una canzone spettacolare.
Tranquillità, serenità, momenti di felicità, lo stomaco
che si rilassa,tranquillo come mai ero stato, senza nessuna fretta, godendomi
ogni metro del mio viaggio.
Si vive per questo, per chiudere in cassaforte attimi sublimi, si vive per avere il tempo di ripensare agli istanti in cui la vita ha un significato reale, non ci si chiede "perchè vivo?", ma si ringrazia la possibilità di esserci.
Il 15 Novembre parto per lAustralia, starò via due mesi
e mezzo, attraverserò quel paese in moto, saranno 15.000 chilometri di
avventura.
Ecco il piano di viaggio, giorno per giorno:
Piano di Viaggio "Hotel California 2000" 15 Novembre Partenza da Milano 16 Novembre arrivo a Cairns 17 Novembre Cairns 18 Novembre da Cairns a Coocktown 19 Novembre da Coocktown a Cairns 20 Novembre da Cairns a Hinchinbrook Islands 21 Novembre da Hinchinbrook Island a Townsville 22 Novembre da Townsville a Charles Tower 23 Novembre da Charles Tower a Eungella National Park 24 Novembre da Eungella National Park a Clermont 25 Novembre da Clermont a Emerald 26 Novembre da Emerald a Carnarvon 27 Novembre da Carnarvon a Gladstone 28 Novembre da Gladstone a Heron Island e ritorno a Gladstone 29 Novembre da Gladstone a Hervey Bay 30 Novembre da Harvey Bay a Fraser Island 1 Dicembre Fraser Island 2 Dicembre da Fraser Island a Moreton Bay- Visita a Moreton Island 3 Dicembre da Moreton Bay a Brisbane 4 Dicembre da Brisbane a Surfer Paradise 5 Dicembre Surfer paradise 6 Dicembre da Surfer Paradise a Urunga 7 Dicembre da Urunga a Port Macquire 8 Dicembre da Port Macquire a Newcastle 9 Dicembre da Newcastle a Sydney 10-11 Dicembre Sydney 12 Dicembre da Sydney a Blue Mountains 13 Dicembre dalle Blue Mountains a Canberra 14 Dicembre da Canberra a Kosciunsko National Park (Snow Mountains) 15 Dicembre da Kosciunsko National Park a Melbourne 16 Dicembre da Melbourne a Phillip Island 17 Dicembre da Phillip Island a Melbourne 18 Dicembre da Melbourne a Torquai 19 Dicembre da Torquai a Apollo bay 20 Dicembre da Apollo Bay a Warrnambool 21 Dicembre da Warnambool a Horsham 22 Dicembre da Horsham a Mildura 23 Dicembre da Mildura a Silverton 24 Dicembre Silverton 25 Dicembre da Silverton a Burra 26 Dicembre da Burra ad Adelaide 27 Dicembre Adelaide 28 Dicembre da Adelaide a Kangaroo island 29 Dicembre Kangaroo Island 30 Dicembre da Kangaroo Island a Adelaide 31 Dicembre da Adelaide a Burra 1 Gennaio da Burra a Hawker 2 Gennaio da Hawker a Marree 3 Gennaio da Maree a Lake Eyre 4 Gennaio da Lake Eyre a Coober Pedy 5 Gennaio da Coober pedy a Oodnadatta 6 Gennaio da Oodnadatta a Witjira National park 7 Gennaio da Witjira National Park ad Alice Springs 8-9-10-11 Gennaio Alice Springs (Outback) 12 Gennaio da Alice Springs a Barrow Creek 13 Gennaio da Barrow Creek a Tennant Creek 14 Gennaio da Tennant Creek a Dunmarra 15 Gennaio da Dunmarra a Katherine 16 Gennaio da Katherine a Kakadu National Park 17 Gennaio Kakadu National Park 18 Gennaio Kakadu National Park 19 Gennaio da Kakadu National Park a Darwin 20 Gennaio Darwin 21 Gennaio Darwin 22 Gennaio partenza da Darwin per l'Italia
E mentre tutto sembra crollare, mentre la lotta è dura
ed il nemico si dimostra sempre più disonesto e senza scrupoli. Mentre
la tristezza sembra avere il sopravvento ecco arrivare una nuova partenza.
La possibilità di rimandare tutto.
Un giorno saprete contro chi sto lottando e perchè. Sempre che vi interessi.
Lunedì
18 Ottobre1999
Ciao.
Ci sono,ancora, mio malgrado. Ho energie che vanno a disturbare
l'ascolto della musica. Energie alterate che mi escono dall'anima, dal cervello
o da chissà dove.
Voi invece non ci siete più, stufi di aspettare nuove notizie. Un mese
di silenzio è troppo.
Meglio così, rimango l'unico a usufruire di questo inutile diario.
Il coraggio va nutrito, come fosse il cucciolo di un lupo che ha perso la madre.
Va incoraggiato a crescere.
Il latte estraneo è la salvezza, ma è pur sempre estraneo.
Ho esaurito le certezze, l'uomo che è rimasto fa un passo alla volta,
spesso non guarda la strada, cerca di far perdere le proprie traccie.
Mi sento come Gufo Grigio se non se ne fosse mai andato dall'Inghilterra.
Invidio i bambini che non hanno responsabilità, ci deve essere un luogo
dove nessuno ha aspettative, neanche per se stesso.
Mercoledì
22 settembre 1999 ...........ancora.......
Ho il visto il viso di Raissa, sdraiata nel suo letto di morte,
la fine che si inala attraverso gli occhi fino all'angolo più remoto
del mio cervello.
Ho visto un volto contratto ed immobile, una scatola vuota, un espressione di
casa abbandonata, un sonno senza sogni, il guscio della lumaca.
Poi di colpo mi è venuto un odio profondo verso il suono che proveniva dalla televisione, e l'ho spenta incazzato, come se di colpo avessi intuito quale cavallo di troia avessi in casa.
"Io non so nulla." dice il saggio.
"Non ho paure per i miei dubbi ma per le vostre domande." dissi io di fronte ad un migliaio di donne che volevano sapere chi fosse il vero Prussia.
La gente ha intuizioni continue ma ha scoperto da tempo che ne può fare a meno, e poi le intuizioni sono sempre mezze verità, il senso dell'inutile che segue una scoperta non testabile.
"Ho alzato la mano al cielo, era un pomeriggio di sole,
mi trovavo in un deserto dell'Arizona, mi sono sentito così forte che
avrei voluto cristallizzarmi in quella sensazione.
La gente della città non conosce il potere che ti entra dai piedi che
proviene dal centro della terra, quel potere che scorre come l'aria nel naso.
Io sono solo un povero capo a cui nessuno ubbidisce più, io sono come
colui che chiede ai suoi piedi quale direzione bisogna seguire.
Io sono come colui che rifiutato l'amore per amore di se stesso, si ritrova
con un aquila sulla spalla e la chiama con un nome di donna.
Io sono come colui che sa che tutto è inutile e proprio per questo si
sente così spinto a raccontare, chiunque ascolti sappia che un giorno
dimenticherà, qualsiasi seme diventerà una pianta morta.
Ma il senso di questa inutilità è debole rispetto alla forza che
deve essere scaricata.
Piango per liberarmi delle lacrime e non per tristezza."
La ragazza che udì nel vento queste parole decise di
sentirsi libera e rivolta verso una direzione disse: "Sono una donna, dovrei
sentire il bisogno di un figlio e di un uomo.
Sono una donna dovrei desiderare ed essere desiderata.
Ma c'è stato un giorno in cui questi desideri diventarono prigione.
Il mio uomo era un bastardo e non avrei mai fatto un figlio con un bastardo.
Sono fuggita da casa, senza nulla, ma mi sono lasciata alle spalle una vita
di ipocrisie e compromessi. Oggi sopravvivo grazie alla mia mano aperta che
chiede qualche moneta, una mano nera, nera come la notte.
Ma giuro, lo giuro sul Dio in cui non credo, che sono felice come colei che
sa che non esiste la felicità."
L'uomo in Arizona e la ragazza erano distanti qualche migliaio di chilometri, avvertirono uno la presenza dell'altra. Le loro teste scattarono verso destra e verso sinistra, alzarono leggermente il mento come per sentire meglio. Si passarono i pensieri come un travaso di acqua da un bicchiere all'altro, si tolsero la sete bevendosi e si addormentarono guardando lo stesso cielo che aveva due colori diversi.
Mercoledì
22 Settembre 1999
"Ho bisogno di comprensione" disse l'uomo a se stesso.
"Ho bisogno di qualcuno che ami sognare i miei sogni"
La barca faceva acqua da tutte le parti, il mare era in tempesta, l'uomo non era un marinaio ma un avventuriero.
"Ho bisogno di una spalla da cingere con il mio braccio, vorrei appoggiare l'orecchio sul cuore ed ascoltare il suo cuore, l'attimo è troppo breve, mi serve l'illusione di qualcosa che non finisca."
Il tempo era una merda, il vento sbatteva quella vela morta,
avete presente quando ormai ci si aspetta solo che il peggio arrivi, c'era un
aria d'attesa per il colpo di grazia.
Ma l'uomo guardava il cielo, con le spalle appoggiate
all'albero, forse i suoi pensieri erano già in qualche altro posto, la sua tranquillità
erano il risultato di una rassegnazione al volere del cielo.
"Avrei voluto……troppe cose avrei voluto, forse così tante che è meglio così, rassegnarsi a lasciare tutto compreso ciò che non si ha, il realista non si può permettere la paura, il realista chiama le cose con il suo nome, ed oggi è stata una giornata sfortunata. Solo una giornata sfortunata. Peccato che sia l'ultima a mia disposizione."
Rideva, anzi sorrideva con le labbra appoggiata all'aria, la mano slacciò la cintura, poi la avvolse al polpaccio e si legò all'albero.
Alzò le mani al cielo ed urlò la sua preghiera:
"Non ho mai creduto pur volendo credere a tutto
se parlavo con Dio sapevo di parlare con nessuno
è il potere della mente a creare l'illusione dello spirito e non viceversa.
So che la mia morte È l'inizio del nulla
Ma il "Nulla" è un altro Dio al quale non credo.
Per questo affido il mio corpo ai pesci
La mia mente al passato
E la mia anima alla speranza."
L'ultima ondata arrivò improvvisa, come l'ultimo colpo di scopa, la barca si spezzò in due e precipitò nell'abisso portandosi dietro l'uomo.
Lunedì
20 Settembre 1999 Ore 1 e 56 del mattino
Credete veramente che gli spiriti abbiano bisogno di sacrifici.
Credo abbiano più bisogno di musica.
Notte, Lei nel suo ultimo messaggio dice: " Mi manchi, mi manchi da impazzire."
Incredibile come possa accadere quando nulla è stato fatto perchè
accadesse.
L'amore spesso di nutre di una leggera indifferenza.
L'amore, che parola enorme, ingombrante, scomoda.
Amore, che vuole dire?
Non lo so, brancolo nel buio.
Gaia gioca, io sono il gatto e lei butta gomitoli di lana, il gatto ad un certo
punto si rompe i coglioni e decide di non giocare più.
Esistono tempi che finiscono, pazienze che si esauriscono, solitudini che si
impongono con la dolcezza della comprensione per se stessi.
Che bello sapere che alcuni uomini ed alcune donne attendono di scopare con
una persona che dia emozioni, una persona da stimare, apprezzare e violentare.
Che bello quando si incontra una donna che si fa desiderare per le sue parole
e per i suoi pensieri.
Sono a letto, con il computer appoggiato sulle gambe, Jealuise Guy che suona
e tanta voglia di restarmene solo con quel gran genio del mio cane.
L'anima è sul punto di addormentarsi, sempre che l'anima esista.
Lascio
spazio ai sogni ricordando quella notte di qualche anno fa quando Lei mi disse:
"Ti dispiace se resto sveglia, voglio vederti dormire e sognare."
Lunedì
13 Settembre 1999
Ci sono, ancorato a questa scrivania come un relitto stanco.
Prigioniero, nella assurda situazione di potermi guadagnare la libertà solo sopportando la galera.
..................................cancellato................................................................................................
Sappiamo cosa cercare, conosciamo l'isola ma non ne sappiamo le coordinate.Dite quello che volete, il cervello ha un potere immenso, il potere di giustificare se stesso, così è facile inventarsi storie, leggende, favole e poesie.
Ma infine che resta: la notte, la moto che corre da Como a
Milano a 180 all'ora, l'odore dei tubi di scarico dei camion, la testa che formicola
un pochino, il sapore dei tuoi baci e pensieri, pensieri come formiche rinchiuse
dentro il casco. La paura che una macchina possa saltare la corsie e venirmi
addosso, un attimo e puff, tutto finito.
Questa è la realtà, quella virtuale, quella possibile, quella
che decide.
Mi accusano di essere decandente, ma non ne posso fare a meno,
l'amore, quello che salva, non c'è più, c'è il lavoro e
la sopravvivenza. Assomiglio alla piccola tartaruga che sgambetta verso l'oceano
non sapendo che ha una probabilità su un migliaio di sopravvivere.
L'ottimismo del naturalista è falso, nessuno sopravvive, è solo
una questione di tempo.
La tartarughina sfortunata vivrà cinque minuti, quella fortunata ottanta anni, ma nessuna tartaruga sopravviverà, ed io amo le tartarughe e non posso fare a meno di diventare triste.
Appoggio la guancie sui palmi delle mani, chiudo gli occhi, ascolto musica e cerco di chiudere, di andarmene per un attimo, c'è una sensazione di poesia attorno, gli esseri umani costretti nei loro destini sono eroi inconsapevoli, guerrieri e bambini, aquile e rondini.
L'occhio chiuso, il pensiero a ieri, via la paura, l'attimo è per sempre, mi abbraccio con un pensiero che cerca di liberarsi dalla logica materiale del cervello, mi abbraccio con quell'anima che forse non esiste e sorrido, sono libero perchè so di non esserlo.
Martedì
7 Settembre 1999
Descrizione dell'ambiente:
Sulla sinistra: cd portatile, libro di Yukio Mishima, la via del samurai, cellulare,
pacchetto di sigari cafè creme, un cd di alberto fortis.
Di fronte: Una lampada da tavolo, un computer di schiena, la scrivania di una collega, un casco.
A destra: Un pacco proveniente dalla libreria via internet amazon, un telefono, pagine gialle, il libro Orme di Robyn Davidson, un diario Moleskine.
In mezzo io e il computer portatile collegato in rete, io che batto i tastini ed aggiungo.....boh....aggiungo qualcosa a questo sito www.prussia.com.
Sito fantasma,
trappola per pochi,
formaggino scaduto,
fuga verso la libertà,
ricerca di consapevolezza,
scala verso il cielo,
sedia verso lo scaffale dove sta nascosta la nutella,
pensieri,
parole,
opere ed omissioni,
nulla,
parte del tutto,
infinitesima percentuale della possibilità dell'uomo di fare congetture
ed ipotesi,
sul nulla,
sempre sul nulla,
perchè attorno ai dubbi ed alle domande c'è sempre una sensazione
di formicolio alle gambe,
la pressione che si abbassa,
la vista che traballa,
e quando il giullare prova a fare il solletico alle piante dei piedi di un presunto
e misterioso dio accade che le forze cedono.
Uomo, piccolo, ma così piccolo che vale nulla, non vale
il suo esserci e non vale il suo non esserci, non vale lo spazio che occupa,
non vale l'energia che emana, non vale l'amore o l'odio, non vale nulla, centinaia
di miliardi di altri piccoli umanoidi come lui ci hanno già provato.
Vale ciò a cui l'uomo da valore, vale la roba esposta al mercato e non
il mercante.
Idea tanto geniale da sembrare stronza.
Dovrei o potrei dimenticarmi di una notte di qualche giorno
fa ma non lo faccio.
Lei ha tutti gli ideali del mondo racchiusi in uno sguardo dolcissimo, lei ha
lasciato le onde Hawaiane per scoprire il mondo, e scoperto il luogo ha smascherato
il trucco.
Lei ha scoperto che i suoi sogni hanno giustamente il nome di sogni, ma combatte,
combatte per quel pezzo di terra dove agli uomini sarà concesso essere
se stessi, senza rompere i coglioni al prossimo.
Maui ha un fisico stupendo, un sedere che parla sette lingue, due gambe che
se non ci fosse quello splendido sedere arriverebbero dritte al cielo, e mi
soffermo sulla sua bellezza perchè qualcuno non si azzardi a pensare
che gli ideali abitino sempre in un corpo frustrato.
Dio benedica le persone che amano il bene, il bello ed il giusto.
Se Dio per un attimo riuscisse a dimenticarsi di quell'equilibrio tra più
e meno, tra buono e cattivo, tra giorno e notte, se Dio trovasse la soluzione
per reggere tutto ciò che è positivo senza il contrappeso di tutto
ciò che è negativo, se il Dio scienziato avesse questa illuminazione,
Dio quanto ti amerei.
Davvero.
Lunedì
6 Settembre 1999
Sto ascoltando Bocelli, non l'avrei mai detto.
Ieri ho visto su una televisione francese un documentario che
raccontava la vita degli animali attorno ad un piccolo lago africano.
Allora, c'era il coccodrillo bastardo che se ne stava mimetizzato nella melma
in attesa che qualcuno venisse a bere per farlo fuori e mangiarselo.
C'era l'uccello che deponeva le uova nella sabbia, c'era una specie di varano
che cercava di mangiare le uova dell'uccello. L'uccello, forse perchè
stressato dal varano, rompeva le palle alle scimmie, le quali se la prendevano
con delle gazzelle. A proposito le gazzelle si avvicinavo al lago e venivano
massacrate dai coccodrilli.
C'erano degli ippotami nel lago che rompevano le palle ai coccodrilli, apparentemente
nessuno se la prendeva con gli ippopotami ma non si può escludere nulla
visto che non si riusciva a guardare cosa accadeva sott'acqua.Poi arriva un
leone che fa fuggire tutti, non ha fame, beve soltanto guardandosi attorno.
Il leone se ne va, il coccodrillo torna vicino alla riva, la scimmia trascina
una carogna di gazzella, l'uccello trova le sue uova mangiate, il varano ha
la pancia grossa, e così via, si potrebbe andare avanti all'infinito
nella descrizione dell'indescrivibile stress della sopravvivenza.
La natura, ma quante volte ho sentito parlare della perfezione della natura, il ciclo della vita sembrerebbe così perfetto, opera di qualche dio architetto, un genio della crudelta, del male e del sadismo.
Io non capisco, ma veramente si è così accecati
dal non vedere nulla, ma come si fa a prescindere dalla immensa crudeltà
che ci circonda, la natura ne è l'esempio più meraviglioso ed
eclatante, animali, piante, rettili, anfibibi, pesci, tutti gli esseri viventi
nascono, aprono gli occhi su questo mondo, si stropicciano le ciglia e poi via
verso l'assurda corsa alla sopravvivenza, dove la sopravvivenza è il
tentativo di spostare il traguardo il più in là possibile.
Non capisco il senso, ma l'istinto al respiro, all'esserci è formidabile,
è lui a creare il terrore dell'addio, è lui a spingere il coccodrillo
a sbranare la scimmia, è lui che da il diritto al varano di mangiare
le uova all'uccello, è lui che trasforma l'ingiustizia di un omicidio
in un giusto diritto all'esserci anche domani.
Sono considerazioni, nulla di più che pensieri che vorrebbero
assomigliare alla giusta soluzione di una semplice equazione.
La paura di perdere tutto è nulla rispetto alla paura di perdere noi
stessi.
Domenica
29 Agosto
Avevo scritto qualcosa sulla mia fuga in grecia, ma si è cancellato tutto, evidentemente così era destino.
See you soon.
Odio quando si cancella un pensiero.
Mercoledì
21 Luglio
L'Australia, laggiù, diventata obiettivo, so che troveremo
libertà.
Libertà, sensazione intendo, null'altro.
Mare, cerca terra.........qualcosa nell'aria vola basso fino a sfiorare l'acqua, è il gioco del bambino che si bagna le mani e le ali.
Lunedì
19 Luglio
Welcome work.
Parole.......l'infinitesima parte di ciò che è la cosa di cui si parla.
Prigione, l'espressione limitata alle parole.
Il pensiero racchiude un emozione ma non si riesce a dire.
La ribellione mi porta a non pensarci più.
La
pizza era eccezzionale, i giochi di prestigio mi sono venuti bene e ci si scambiava
opinioni in libertà.
Mio padre mi diceva: "O fai il dentista o finirai sotto
un ponte a fare il barbone."
Mi faceva paura la mancanza di altre alternative e non
è stato facile decidere per il ponte.
Forse mi ha convinto il ricordo di una vacanza da ragazzo, le notti passate
a dormire sulla spiaggia, la leggerezza del non possedere.
Poi la vita ha spianato altre strade, ed oggi non sono
dentista e non sono più barbone.
Non credete mai a chi non vi da alternative.
Ma se torno ai miei diciassette anni mi sorprendo del
coraggio o dell'incoscienza che la gioventù ti regala.
Dormivo sui treni, sui tram, a volta forzavo la portiera
di un auto e mi infilavo a dormire nei sedili posteriori, se non pioveva e c'era
caldo dormivo nei giardini di Corso Italia sotto una palma.
Sono stato il barbone più borghese di Genova.
E non c'era paura se non quella di tornare a casa.
Cosa darei per riprovare l'emozione di una fuga........
Per non parlare dell'amore.
Di come ci credevo, di quanto mi innamoravo, di come la desideravo, di quanto
poco avessi bisogno per sentire l'emozione della felicità.
Giovani, giovani come hard disk non ancora sputtanati dai virus, e quando mi parlavano di come la vita fosse dura, falsa ed ingiusta io non ci credevo.
Non ci potevo credere, non aveva un senso logico la cattiveria, non aveva ancora una spiegazione la spietata logica del profitto, le partite a pallone le vincevano i migliori, le partite a carte le vincevano i più fortunati, i più belli avevano le ragazze migliori, i più coraggiosi erano i capibranco, i più studiosi avevano i voto migliori.
Non conoscevo ancora la parola "paraculati" e non esistevano i "senza scrupoli", c'era un perchè accettabile di fronte ad ogni risultato, c'era il gusto di seguire i migliori per impararne la tecnica, comprenderne la forza e capire dove si poteva arrivare..........
Poi tutto cambia, da un giorno all'altro, dal telegiornale
del mattino a quello della sera, quando improvvisamente la continua visione
d'ingiustizie ti porta a capire che l'ingiustizia esiste, regna ed uccide.
Non è un dolore personale, non è una cosa
privata, non riguardava me o i miei amici, riguarda il mondo.
Ferisce
lo sguardo di chi non ha da mangiare, uccide i sogni la notizia di un uomo innocente
che è morto in galera, ammazza la poesia lo sguardo di quel direttore
che sorride ad ogni notizia di strage, non ci si crede quando il "male"
improvvisamente diventa un vento capace di spazzare via tutte le foglie che
coprivano un terreno di ideali e di sogni.
Era quello il terreno su cui camminavo.
No, non è tutto perduto, ma è necessario armarsi, vestirsi d'acciaio, essere pronti alla battaglia, conoscere le tattiche del nemico, è così, non ci avremmo mai pensato, ma esiste un nemico anche se non si è mai dichiarata una guerra.
Oggi, guidando in Corso Buenos Aires, ascoltando una musica che annienta i rumori, mi sembra di essere immerso in un acquario, vedo la gente camminare come al rallentatore, ne intuisco i pensieri e mi stupisco che ci sia spazio abbastanza per contenere tutte le idee, i sogni, le attese, le speranze, i dolori, le delusioni ed i progetti.
C'è un vecchio che zoppica, ha la faccia triste ed un
sacchetto della spesa nella mano sinistra, attraversa la strada alzando la mano
destra per fermare le macchine.
Non è sulle strisce, ma che importa, alza la mano
e gli automobilisti frenano, l'importante è arrivare dall'altra parte
della strada e lui arriva.
Mi domando quali motivazioni spingano un uomo in attesa
della fine ad allontanare la fine, perchè non sopraggiunge il desiderio
di dire addio prima che l'addio decida di imporsi.
Perchè sopportare ancora fatiche, compromessi,
code alla posta,perchè ancora mangiare, bere, dormire, rialzarsi e ritornare
a dormire.
Perchè si è così attaccati
alla vita quando la vita sembra un interminabile titolo di coda.
La risposta è un mistero, la tenerezza è
una realtà travolgente, è che l'uomo ha il coraggio di sopravvivere
ma non il coraggio di morire.
La mia macchina è un acquario in un acquario, ed io sono un pesce che guarda altri pesci, alzo gli occhi al cielo e vedo la mano di dio che getta due scaglie di cibo, ma oggi non ho fame e per favore dio lasciami in pace e smettila di farmi sentire così dipendente dalla tua memoria e dalle scorte di cibo della tua dispensa.
Venerdì
16 Luglio
"L'esuberanza è bellezza." William Blake disse o scrisse o pensò.
Devo pagare le tasse, cado sulla realtà quotidiana spinto
da un commercialista incazzato che non sopporta le mie sparizioni.
Ma dove crede che vada, forse sto dormendo, forse ho dimenticato di accendere
il telefonino, forse sto meditando di andare da qualche parte dove chi paga
da qualcosa in cambio.
Di fronte a me una collega giornalista, in piedi a declamare le ultime volontà
del Direttore. Ma c'è chi canta e sembra
sbattersene le palle, Cree Summer, prodotta
da Lenny Kravitz, bellla come il sole in cuffia a volume 6.


Credo che la virtù più sublime sia lo sbattimento
di coglioni, il cosidetto scazzo, il non essere inglobato nel meccanismo, praticamente
essere se stessi chiunque si sia.
Credo che il sole ami sbattere contro questi spiriti
liberi, credo che la pioggia ami posarsi su queste menti illuminate, credo che
il vento adori scompigliare i capelli dei cosidetti liberi.
Credo che l'amore sia prendersi per mano amando la direzione e non il mezzo
di locomozione.
Credo che i sogni siano la paura inconscia della realtà.
Credo che un milione di persone potrebbero costruire un unico mondo per anime
libere dove la libertà non è un vizio ma un senso come l'olfatto,
il gusto, il tatto, l'udito e la vista.
Balliamo sulle parole, contempliamo il mistero, sorridiamo di fronte al destino e cerchiamo un isola dove piantare una tenda.
La morte dicono che sia una porta, non ho ancora capito se si tratti di una entrata o di una uscita. So quello che so e so che non basta.
Ieri sera attimi di tristezza con la macchina parcheggiata
sul bordo della strada, Ron che cantava una canzone di tanti anni fa e un senso
di solitudine.
Mi sembrava di essere un animale in via d'estinzione a caccia degli ultimi esemplari
rimasti della sua stessa razza.
Vi confido una cosa: credo di non essere mai stato amato, nel senso di un amore
totale, incondizionato. Credo che il mio modo di vivere sia troppo condizionato
dal mio umore per permettere ad un altro essere umano di decidere di amarmi.
Troppe direzioni creano confusione, si preferisce il senso unico.
Però alla fine della serata nel mio letto guardando
la semifinale di Coppa America tra Brasile e Messico mi sono chiesto che senso
avesse tutto questo, compreso l'andare a letto ogni sera alle tre di notte.
La risposta è: non ha nessun senso.
E' la risposta che mi ha tranquillizzato e mi sono addormentato con un sorriso misto tra il cinico ed il compiaciuto.
Non essere amati ha un grosso vantaggio, si può scappare
in qualsiasi momento senza dover dare spiegazioni.
Assomiglia alla libertà.
Giovedì
15 Luglio ore 11.44, troppo caffè e non riesco a rilassarmi.
Jennifer Lopez, canzone numero 7, ricordate "Non amarmi" di Aleandro Baldi, Lei l'ha ricantata in spagnolo. Carina, ma preferivo l'originale. Jennifer comunque canta e questo basta ad alzare il muro. Ieri sera abbuffata al Makia. Stamattina due puntate una dopo l'altra di Happy Days. Oggi un altro giorno d'attesa, sequestrato. La ragazza con i piedi più belli del mondo sta prendendo il sole.
La libertà, perchè mi sento così imprigionato
nella ricerca della libertà.
Sembra un controsenso, come cercare la chiave della propria cella senza accorgersi
che la prigione non ha sbarre.
E' l'idea più attraente dell'ogettiva necessità?
Una chitarra suona, parte il basso e la voce, non mi piace
troppo dance, passo direttamente alla numero 9, non mi piace, proviamo la numero
10, o.k. questa è buona, un inizio lento di pianoforte, una sensazione
di quiete. E' proprio quello che ci vuole.
Lo "spirito pazzo" oggi è pigro, non detta e forse non vuole
che io scriva al posto suo.
Adoro l'estate, il caldo, le studentesse che vanno in vacanza, la Grecia, i traghetti, la birra, il sigaro, alcune foto, le risate, la moto, quella moto, l'insalata senza pomodoro, la prospettiva di fuga, i sogni, lo stomaco che esprime felicità, matrix, e cos'altro.............troppe cose.
Non esiste sacchetto così grande per contenere una simile spesa.
Mercoledì
14 Luglio
In ufficio spariscono le cose ed io non riesco a mettere mai
i cd nella loro custodia corrispondente.
Così apro una custodia che dovrebbe contenere il cd di Vinicius de Moraes
e ci trovo le Coors.Vada per le Coors.
In fondo la vita è sorpresa e a volte scelte più imposte che volute.
Lei ama passare ore sulla sua barca parcheggiata nel mare della Sardegna.
Cammina a piedi nudi nella notte a caccia di raganelle e stelle.
Lei è dolcissima, una voce splendida e un corpicino nervoso e scattante.
Lei non sa che fare tentata dal sogno e stufa della realtà, le nostre
vite si sono incrociate come le direzioni casuali di due traettorie pazze.
Lei passa ore a parlare con me e sorride, si appoggia sulla sdraio di fronte
alla piscina e gioca, dicendomi come è vestita, dove ha lasciato le scarpe
e che faccia sta facendo il suo cane.
Ha dei piedini bellissimi.
Un particolare fondamentale, come tutti i particolari.
Ed io sono in ufficio, un ufficio a metà, in attesa
di collocazione.
Non vedo l'ora di partire, d'andarmene, ma non accadrà fino a che la
giustizia non avrà fatto il suo corso.
Preferisco lottare , allontanare la fretta della fuga, attendere, e quando sarà
il momento attaccare. Bisogna avere fiducia in qualche cosa, c'è la possibilità
che il potere e l'arroganza trovino un ostacolo.
Ieri sera sono andato al Post Garage di Legnano, il locale
di Dolce e Gabbana.
C'era la festa del coatto, una festa senza coatti, con i soliti fighettini e
fighettine, tirate a lucido per la sfilata notturna.
E c'ero anch'io.
Non posso mettermi da parte, non posso sentirmi fuori
dalla mischia.
C'è la voglia di conoscere gente nuova, come quella folle di Lalla che
passa la vita tra l'ospedale , dove lavora come infermiera, ed i luoghi più
affascinanti del mondo.
Il suo ultimo viaggio nel Guatemala, il suo penultimo in India, souvenir due
tatuaggi.
Se ne è andata senza lasciare traccia di se, non un numero di telefono
o un modo sicuro che la possano rendere rintracciabile, meglio così.
Non c'era malizia in una discussione tra viaggiatori.
Solo
la curiosità di nuovi luoghi da esplorare e la consapevolezza che due
fuggitivi non possono restare a lungo insieme.
L'uomo e la donna mi sorprendono, così a caccia uno
dell'altra e così timorosi di affrontarsi occhi negli occhi.
Non esiste preda e non esiste cacciatore, esiste la solitudine, il tentativo
di eliminarla.
Oggi mi sono guardato allo specchio e mi sono detto due parole, io ed io, due
persone, ho la faccia stanca e gli occhi gonfi, devo riposarmi di più.
Prussia di a Prussia che non ha più l'età.
E Prussia risponde: Fatti i fatti tuoi.
Andiamo avanti guardandoci indietro.
A presto.
Lunedì
12 Luglio
Il tempo passa velocissimo, troppo veloce.
Non me ne sono mai andato.
Sto aspettando che il salto della tigre porti a casa cibo per i piccoli felini.
La giustizia va aiutata, e l'ingiusto spesso pecca di presunzione.
C'era un cinese che aspettava sul bordo del fiume, l'ho visto l'altro ieri ancora
in attesa, gli ho chiesto se non si stancava di aspettare.
Mi ha risposto che l'attesa era un motivo di vita e sinceramente non attendeva
nulla se non un qualcosa da attendere.
Troppo complicato.
A fine Luglio vorrei andare da qualche parte ma per ora sono ancora prigioniero,
sequestrato. Qualcuno arriverà a liberarmi.
Un giorno vi spiegherò.
Tocame, una volta mes mas.
Ci sono Ancora il 30 giugno Be ho riletto quello che leggerete
fra poco.
Sembra stupido ma sono i miei pensieri, allora o io sono stupido o ritengo stupido
ciò che penso ma lo penso.
Sembra una strada senza uscita. Oggi vado a farmi un tatuaggio, l'ennesimo......una
ferita sul fianco e sotto spuntano chips ed ingranaggi.........credo voglia
credere di essere un robot.
Vorrà dire qualcosa....
Andate a vedere Matrix.
Ma anche secondo voi quello che ho scritto sotto "30 giugno ore 10.35" è una
stronzata.
Illuminatemi
30 Giugno
ore 10.35
Lei mi ha detto che leggendo il mio diario diventa inquieta,
e non sopporta il mio modo di raccontare le cose, un modo da profeta frustrato
che crede di sapere e probabilmente non sa.
Lei mi ha detto: "Ma chi ti credi di essere?"
La risposta è proprio quella che non conosco.
Rileggendo qualcosa devo ammettere che c'è una specie di autocompiacimento nel
credere di comprendere l'incomprensibile.
Forse non mi sopporterei se non fossi io.
Oggi c'è il sole, il collo mi fa meno male e di conseguenza anche la testa.
Ieri sera sono stato in un locale di milano chiamato Old Fashion, c'era quello
che importa moto americane, quello che ci provava con Lei quando Lei stava con
me e ha fatto finta di non vedermi. C'era la ragazza del capo e il capo mi ha
pregato di farla lavorare in televisione.
C'era una vestita con un abito lungo bianco ed orribile, Le ho chiesto il perchè
di tanta eleganza e mi ha risposto che era il suo compleanno.
C'erano due orribili sciure che ballavano sole al centro della pista non azzeccando
il tempo, portando avanti ed indietro la zampetta e la manina.
C'era un amico appena tornato da Londra che sognava di tornare a Londra.
C'erano mille fighetti e mille fighette che passeggiavano avanti ed indietro,
gli uomini guardando le ragazze e le ragazze dritte e ferme con lo sguardo come
se attorno non ci fosse nulla.
Sarà banale , stupido e superficiale ma io non sopporto più queste donne italiane
che credono di avercela solo loro, non sopporto i loro sguardi vuoti, non sopporto
la loro capacità di fare i conti, non sopporto i loro vestitini e non sopporto
i loro uomini con le camicie bianche il braccialetto sul polso destro i jeans
perfettamente stirati i mocassini e il capello lucido.
Vi giuro che conosco esseri umani diversi, capaci di uscire di casa con maglietta
e jeans, scarpe da ginnastica e walk-man, ho visto esseri umani andare a fare
colazione in pigiama con il loro cane al guinzaglio, ho visto ragazze sorridere
sempre e rispondere quando curioso chiedevo qualcosa.
26 Giugno
1999 ore 12.08
Sto ascoltando uno dei migliori dischi che ho comprato negli
ultimi dieci anni.
"La voglia, la pazzia l'incoscienza e l'allegria" cantano Ornella Vanoni, Vinicius
De Moraes e Toquinho.
Un capolavoro.
Il mal di testa non se ne vuole andare, ormai lo sopporto
come si sopporta il fatto di avere una testa. Non è tempo di tristezza, non
è tempo di malinconia, ho sentito una bambina ridere stamattina, rideva senza
trattenersi, rideva da quella finestra al primo piano.
Ho riso anch'io, forse hanno riso anche i miei cani ed il mio gatto.
"Cerchiamo insieme tutto il bello della vita, in un momento che non scappi dalle
dita............. "
Verde, blu, i colori, terra e cielo, l'incoscienza del vivere, il regalo dell'esistenza,
un regalo da restituire ma sempre meglio di nulla.
Le lotte, le battaglie le ingiustizie e i figli di puttana sono stati annullati
dal riso della bambina, come se una gomma da cancellare stesse facendo piazza
pulita di un foglio scarabocchiato.
Come si dice scarabocchiato in inglese, si dice scribbled.
C'è una purezza nel corso naturale delle cose, c'è una purezza divina nel lento
disfacersi del tutto, il tempo non esite, come non esiste ciò che non è o ciò
che è per sempre.
E' ciò che finisce.
Le mani scrivono, le orecchie ascoltano musica, le nuvole stanno coprendo il
cielo, aggiungono bianco al verde e al blù, qualcuno grida di fuori, chiama
un cane, c'è un caldo sopportabile, una calma di vento, una scrivania piena
di fogli ed oggetti vari, c'è un cappello da cowboy sul monitor e un orologio
abbandonato quì sulla sinista.
Ernie ha chiamato, doveva chiamare, chissà se è servito a qualcosa, la verità
è che siamo tutti uguali, nell'essenza.
Tutti diversi nel miscuglio dell'essenza.
Non esistono persone capaci di spiegare, esistono uomini che sanno raccontare
la vita, la verità risiede nell'onestà, e l'onestà sorprende, sorprende sempre.
L'amore è lontanissimo, avete presente quella nave che lasciava il porto, la
soprà c'è Lei, il suo saluto non si distingue più, non vedo nemmeno la sua camicia
rosa, vedo solo la nave che se la porta via, "l'amore è un agonia, vien di notte
e poi va via, è un allegria e poi un pianto e poi soltanto nostalgia." Mi sdraio
sull'erba, non c'è nulla attorno, c'è la luce e l'odore dell'erba, chiudo gli
occhi e mi lascio trascinare in un assenza di tempo e di attesa.
Potrei restare quì per sempre, congelato nella mancanza di aspettative e progetti,
aspettando che una principessa mi baci e mi risvegli dal mio sonno.
23 giugno
ore 1.28
che fare...........sono in una posizione scomoda e scrivere
costa fatica.....notte
oggi per cercare di rilassarmi sono andato a cavallo,
ho visto il tramonto in sella ad un quarter horses
fantastico, circondato dal verde di un campo e dalle risate
di alcuni amici la vita,
che roba è, appena ho scritto "la vita" già non sapevo che dire sono tramortito
dalle incertezze, avete presente quando tutto è possibile, anche l'impossibile
questa è la mia situazione
ora sembra un film bisogna combattere, la causa è giusta, la giustizia contro l'ingiustizia, davide contro golia, ma dio sa quanto mi piace l'idea di fare il culo ad un arrogante e truffaldino golia
stasera non ho illuminazioni, le gambe mi fanno male ed il sonno avanza, dormo e chissà con chi dorme lei
strano come i compagni di sogni cambino lasciando ferite profonde, forse sono proprio i sogni che legano e non le gambe attorcigliate le une sulle altre
l'amore spero non esista perchè non sopporto l'idea di vederla innamorata di un altro egoismo, concedetemelo, la fine non ha un senso, mai
22 Giugno
Martedì notte, eccomi a Roma, ho preso una multa a pochi chilometri dall'arrivo.
amen.
Sono solo in albergo, all'Aldrovandi, camera 424, è una solitudine
illuminante.
Siamo circondati da falsi come giuda, da sentimenti fragili come capelli.
Lei sa che sono quà ma non si è posta il problema della mia presenza.
Lei che fino a tre giorni fa mi chiamava amore.
Beata libertà.
Affilate i coltelli e non meravigliatevi mai, siate pronti a tutto, non immaginate
quanto gli esseri umani possano essere ignobili e vigliacchi, insicuri ed ipocriti.
Lei è un esempio di come si possa perdere del tempo credendo in qualcosa, ma
Lei è anche un insegnamento importante sulla strada di una totale indipendenza.
Non abbiate bisogni perchè nessuno ha bisogno di voi.
Guidavo e sorridevo compiacendomi delle mie prospettive, dei nuovi giorni che
verranno, di questa solitudine che a momenti assomigliava ad una fuga dalla
prigione, sorridevo alla strada che scorreva, il movimento oggi mi dava sensazione
di vita nonostante tutto.
Stamattina Diana mi ha mandato un messaggio, "Buon Viaggio California", basta
questo ad abbattere un muro, ad intuire quello che ci sarà dopo, perchè esiste
sempre un dopo che cancellerà il prima.
Noi, noi singoli, soli, unici, alcuni extraterrestri altri poveri umani, alcuni
angeli altri esseri inferiori, meschini e stupidi.
Come Raggio di Luna che ha rubato un nome non suo, poveramente rinchiusa nelle
sue insicurezze e nella sua ignoranza.
Trasgressiva come una lumaca che ha scoperto la appartenenza a nessun sesso,
impaurita dalla sua immagine e dalle sue parole.
La pietà consiste nel non dimenticarla, ma a volte anche la pietà è inutile.
Raggio di luna non è raggio e non è luna, non è nulla, solo un galleggiante
in mezzo al mare usato per segnalare la presenza di altri e non di se stessa.
Da qualche parte esiste un campo di fiori, un vento leggero, una navicella spaziale
ed un altro mondo con altre dimensioni e vite.
Laggiù, in quella parte d'esistenza, sorridono uomini fortunati di non assomigliare
agli uomini.
E' che ciò che vive a volte non ha nome.
Sono indeciso se ignorare o incazzarmi e credo che mi incazzerò.
Domenica
Mattina, non so che giorno sia, verso il 20 di Giugno
Chi cerca una logica perde se stesso.
Guardatevi attorno, concentratevi sui gesti, le parole e le
cose.
La realtà è solida come un muro.
Ora.
Ma non esiste certezza.
Il buio di ieri sera mi ha accompagnato a casa, le case alte e grigie, i baci
sulle auto, i semafori sempre gialli e le puttane che smontano e vanno acasa.
E io, e noi, trascinati verso un nuovo giorno cercando una mano, un sorriso,
un approvazione che ci faccia sentiri vivi e vogliosi di vivere.
Il mattino è tragico, le coperte pesano, il corpo pesa, non avrei voglia di
alzarmi.
Lasciarmi trascinare come una linea su un foglio fino alla fine del margine.
C'è la sensazione di essere pesci nella rete, a volte mi chiedo quanto valga
quella sensazione di serenità che allarga lo stomaco.
Il business del futuro, l'ebberezza della felicità in uno spray nasale, come
quando ti senti di dire grazie a chi ti ha inventato.
Lei non c'è più, o forse non c'è mai stata.
Rimane il senso del tempo perduto, delle parole perdute, dei sogni perduti,
ma comunque fosse andata a finire sarebbe finita.........
Un ricordo per un amico che se ne è andato, la gente continuerà
a vivere e sorridere anche dopo di te, questa è la tragedia della morte, i vivi
devono sopravvivere.
Eppure a intervalli di tempo regolari mi viene in mente
la tua barba , il tuo sorriso ed i tuoi occhi, accade di sorpresa nel mezzo
di una conversazione o ad interrompere un silenzio di vita.
Ci sei, nascosto in qualche angolo di cervello, un ricordo veloce che come un
pescatore di ostriche, torna all'aria aperta dopo un apnea faticosa.
Il tuo volto che prende aria, quell'aria di cui non hai più bisogno.
Non posso giurarti che non ti dimenticherò, posso assicurarti che ho pensato
di essere con te anche nel momento in cui sono stato certo che non c'eri più.
Verbo essere e verbo non essere.
Vita e morte.
Sti' cazzi.
Respira senza polmoni, parla senza gola, cammina senza gambe e guardami senza
occhi.
Ci sei, di quell'essere supremo ed infinito che non ha bisogno di nulla.
Saluti Antonio..........scrivimi.
8 Giugno
1999
Se riesco dal prossimo Settembre mi trasferisco a Los Angeles.
Non ne posso più delle logiche aziendali, delle mafiette occulte, dei capi che
si nascondono, dei dipendenti che si accontentano, del potere che premia la
paraculaggine e non i meriti.
Non ne posso più di essere circondato da falsi ottimisti che giudicano l'Italia
come un paradiso, non ne posso più di sentire esaltare monumenti, chiese e storia
facendo finta che non esistano degrado, corruzione e falsità.
Non ne posso più dei politici, non ne posso più della mensa, non ne posso più
delle bollette-furto della tim e della omnitel, non ne posso più delle strade
buie e della sporcizia lungo i marciapiedi.
.........................cancellato.........................................
Quelli come me che sono come sono, non rientrando in nessuna
categoria, sono visti come la peste, il pericolo del pensiero libero, del menefreghismo,
dell'astensione.
Io non ne posso più del buonismo, non ne posso più delle assoluzioni, non ne
posso più della mancanza di possibilità e non mi lascerò prendere per il culo.
Io me ne vado, saluto e ringrazio.........anzi non ringrazio nemmeno.
E non pensate che sia tanto idiota da illudermi di andare in un paese "perfetto",
anzi.......è che quando il fondo è raggiunto l'importante è cambiare......poi
si vedrà, intanto mi formatto.
4 Giugno
1999
Domani è il mio compleanno, pace.
Sto ascoltando un cd di musica cubana mentre fuori fa un caldo cubano e quà
in ufficio una silenziosa aria condizionata cerca di convincermi che dentro
è meglio che fuori.
Mi viene in mente una vacanza all'Havana, a dire il vero ero laggiù per lavoro
ma mi viene difficile considerare quel viaggio un dovere e non un piacere.
La prima cosa che mi viene in mente è un piccolo bar in un piccolo vicolo vicino
ad una grande piazza. Una bevuta di rum, almeno credo che fosse rum, e poi confusione
e caldo, disordine e povertà, felicità e desideri di capitalismo, propaganda
e puttane, passaggi in auto ed asini, taxi scassati e gomme di camion in mare,
un gelato preso senza fare la fila gente del luogo in fila per avere un gelato.
Volevo partire prima, fuggire ma non c'era nessun aereo ed ho scontato fino
alla fine la mia prigionia in un luogo pieno di puttanieri italiani, la vera
cuba si nascondeva di fronte ad una massa di turisti stronzi ed arrapati, la
vera cuba non si è mai concessa e non c'era cifra capace di comprarla.
Solo l'amicizia poteva stanarla ma purtroppo sono troppo pigro per conversare
e troppo insicuro delle mie intenzioni per promettere amicizia.
Come il bianco che in Arizona si sente indiano,
come il bianco che ai Caraibi si sente pescatore,
come il bianco che in Africa si sente nero,
come il bianco che a casa sua si sente l'eletto,
come un bianco leggeremente abbronzato me ne sono tornato a Milano 2, tra le
casette arancioni, i cagnolini grassocci e le ragazze che sanno tutto dei nuovi
tipi di automobili.
La vita scorre, come il sangue, mi sono sempre chiesto se a lato di questa vita ci sono argini dove approdare per un attimo di riposo.
Nel vecchio West era pericoloso addentrarsi troppo nei luoghi
sconosciuti, il fiume che scorreva nascondeva mille insidie, dietro ogni albero
poteva esserci un indiano o un serpente.
Ma il fiume ha il vantaggio di poterti trasportare senza chiederti troppa fatica,
il segreto sta nel seguire la corrente, è un segreto stupido.
La consapevolezza che il tempo va dal passato al futuro, seguendo una direzione
obbligata che non permette ripensamenti.
Come una freccia da sinistra a destra.
Siamo trasportati, la canoa procede tranquilla, non ci si accorge mai dei gorghi
e dei sassi fino ache non gli si finisce contro.
La musica cubana continua ad entrarmi nel cervello e curiosamente mi viene in
mente Sunset Plaza a Los Angeles, un negozio di dischi ed un sigar bar.
Le associazioni di idee non hanno regole comprensibili ma vogliono sempre dire
qualcosa.
La soluzione è nelle mani di dio ma se dio non esiste bisogna rassegnarsi che
non esiste soluzione.
La condanna peggiore di fronte ad un punto interrogativo.
Enjoy.
1 Giugno
1999
Wish you were here mi scoppia nelle orecchie, una magistrale interpretazione della Royal Philarmonic Orchestra.
Matrix
Lo sapevo che qualcuno ci sarebbe arrivato……tra le mille ipotesi
è forse la più credibile.
Basta camminare per strada e soffermarsi a pensare.
Migliaia di uomini ci passano a fianco, migliaia di menti soffocate, pronte
a produrre e a consumare come drogate dalla voglia di non essere.
Ieri sera ho visto Matrix, l'illuminazione, forse non la verità ma certamente
un ipotesi possibile , più possibile di qualsiasi religione.
Raccontare il film è difficile , non è fantascienza ne realtà , è un intuizione
terribile.
La prigione si sente, si avverte, pesa, soffoca, anche nella sua assenza.
Chiunque abbia un minimo di sensibilità avverte che ci sarebbe qualcosa da cui
fuggire.
Non esiste preghiera, non esiste meditazione, non esiste felicità in un mondo
dominato da mille dipendenze.
La libertà è una sensazione intuibile ma non provabile.
Matrix è più reale di qualsiasi favola, non è Batman, non è Blade Runner, è
la spiegazione logica per chi come me si sente in trappola.
31 Maggio
1999 ore 16
La gara di pattinaggio non è ancora finita......
il pericolo è nel ghiaccio , oramai siamo quasi in estate e lo strato solido
si sta sciogliendo.
Eppure non è ancora possibile fermarsi.
La gara si concluderà solo di fronte al primo incidente , il pubblico in fondo
ha bisogno di questo. Caldo micidiale , troppo , viene su dal cemento come il
respiro del diavolo.
Oggi sono in ufficio, tranquillo come può esserlo uno che non
ha nessun motivo di esserlo.
Ascolto Angun , una musica orientaleggiante, bella voce , sparata nelle orecchie
serve a buttarti in qualche dimensione parallela lontano.
La gente, troppa, si provava vestiti di fronte agli specchi , gli interni delle
boutique erano pieni di persone dentro i camerini.
Poi mini sfilata di fronte al primo specchio , occhiata di approvazione, sorriso
e per oggi la giornata l'abbiamo portata a casa.
Tutti che si provano qualcosa.
Mi sta bene??? Mi sta bene???
Ma cosa me ne frega di come ti sta......non per cattiveria, ma per l'evidente
inutilità di qualsiasi mia risposta.
Di fronte alla sempre più certa certezza, che qualcuno si sta divertendo alle
nostre spalle , cerco di vivere questo stato di videogioco ad ore con il massimo
distacco.
Forse dio ed il suo amico stanno semplicemente giocando con una versione stellare
di playstation, il gioco si chiama Umanity, consiste nel far scontrare il bene
contro il male.
Tutto avviene in un mondo chiamato mondo , su una terra
chiamata terra , partecipano uomini chiamati uomini.
Questo chiarirebbe molte cose.
Ecco perchè gli stronzi ed i santi muoiono per ultimi.
Sono loro le pedine importanti nella gestione del gioco che vede contrapporsi
bene e male.
E dio ed il suo amico li difendono fino all'ultimo.
Il popolo, ne buono ne cattivo, viene mandato allo sbaraglio.
Sono le truppe , quelle che decidono la battaglia in gruppo.
Io ed il mio collega che sta scrivendo un pezzo per il telegiornale della sera
, siamo solo due omini all'interno di un universo, e l'universo è lo sfondo
perfetto per una divertente partita di Umanity. Pessimismo.
Non direi.
Una spiegazione come mille altre , non dimostrabile come tutte le altre.
Bisognerebbe provare a restare fuori dal gioco , fare in modo che chi ci muove
si dimentichi di noi. Tanto da scorazzare liberi nei meandri dell'hard disk
fino alla prossima formattazione.
13 Maggio
1999
Il nuovo disco di Lorenzo sta andando........
Sono stato via molto tempo........a fare cosa..........troppe cose.
Lavoro , cercare di guadagnarsi la pagnotta tra un viaggio e l'altro , il pane
al posto della benzina , il salame al posto dell'olio.
Stasera è una sera tranquilla , su Italia Uno parlano della
guerra , una considerazione: non ho mai visto gente più violenta ed intollerabile
dei cosidetti pacifisti.
Ciao ragazzi e siate tolleranti.
27 Aprile
1999
Il gatto aspetta una carezza.
E' strano come il gatto conceda questa disponibilità.
L'animale è selvatico ma forse nasconde solo la voglia di bastarsi.
Quello che è certo è che il gattino , anzi la gattina , ha sollevato la schiena
ed ha deciso di fidarsi di quesllo strano essere che dice di essere umano.
Smette per un attimo di essere diva ed ascolta i polpastrelli accarezzarle la
schiena e le labbra sfiorsargli il naso.
L'uomo ha bisogno del gatto per mantenersi in contatto con la sua dignità e
la sua voglia di essere libero.
La gatta ha bisogno dell'uomo per guardarlo mentre si fa la barba.
Ma pensandoci bene non è una questione di esigenze ma di voglie , dove il verbo
volere assomiglia dannatamente al verbo volare.
Capito!
Oggi sono bloccato a letto , la schiena a pezzi.
Così va la vita ragazzi e chiunque provi a trarre giovamento da questa mia situazione
sappia che gliela mando raddoppiata.
26 Aprile
1999
La vita è scomoda.
Cose da portare , cose da indossare , problemi da risolvere , code da affrontare
, uomini da sopportare. Una poltrona troppo stretta e altre poltrone troppo
vicine che non si sa dove mettere i piedi.
Forse non ho capito il sud.
Ho attraversato il Luoisiana e il Mississippi come se avessi un fuoco dentro.
Correndo verso Sud perche a Sud cominciava la via verso l'Ovest.
Il Blues mi è scivolato sopra , l'ho confuso con una attrazione turistica ,
ma devo essermi sbagliato. C'era qualcosa in quei posti che si è infilato sotto
pelle , come spine invisibili e dolorose.
C'era l'odore di campi che così verdi non ne ho visti mai , c'erano le facce
incazzate e allo stesso tempo disilluse di chi ha guadagnato un dollaro al giorno
per tutta la vita.
C'erano i giovani delinquenti in piedi contro i muri delle case sfatte delle
periferie , giovani di colore che ti guardano come il cacciatore guarda il fagiano.
C'era il sapore di un tempo di gloria e crudeltà , la memoria che il nulla separa
il lusso dalla disperazione.
Decadenza ,
e la decadenza di un luogo è la sua malinconia ,
è il volto triste ,
sono occhi di fantasmi che fluttuano nel vuoto ,
appaiono nell'aria ,
sui muri ,
sulla terra ,
sulla pelle della gente.
Non ho capito nulla del Sud , correndo via come un matto per arrivare il prima
possibile alle praterie. Pauroso della tristezza perchè ero in fuga , e si fugge
sempre in direzione della luce.
23 Aprile
1999 Ore 12.19
Welcome Home. Stanotte sogno strano: appoggio la guancia al
cemento , sono sul lato della Freeway che porta da Hollywood a Sud , la 101.
Guardo le macchine arrivarmi incontro e sfiorarmi i capelli , la curva da l'impressione
che mi vengano direttamente in faccia , ed invece ogni volta è un salvataggio.
Non era un sogno pauroso , anzi , un gioco divertente da incosciente.
Chissà che vuol significare.
22 Aprile
1999 Ore 22.45
Tra poco esco , ma c'era qualcosa che avevo in mente di scrivere
e che ora non ricordo più.
La situazione è questa: Bob Dylan canta Blowing in the wind , mi aspetta un
amico in Corso Como , in bagno Lei si sta preparando per uscire.
Se chiudo quest'attimo in una scatola conservo un attimo di serenità.
Problemi a non finire mi girano intorno.
Ma che devo fare , non lo so , a volte cerco d'aggrapparmi al metafisico , poi
lucidamente mi ritrovo a pensare che il metafisico non esiste.
Sarebbe bello trovare una spiegazione superiore per ogni brutta cosa che ci
accade.
Il pensiero che accade e basta lascia tristi ed incapaci di reagire.
Sta iniziando la canzone Hotel California degli Eagles , l'Hotel California
si trova in Bassa California , esiste davvero.
Forse un giorno ci andrò. Ho sempre pensato che dove fa caldo e c'è il mare
sopravvivere diventa più facile.
In fondo le necessità aumentano a seconda delle possibilità.
Vorrei naufragare in un isola stracolma di noci di cocco con un fiume di fresca
acqua potabile ed un villaggio di donne che assomigliano alla mia donna al di
là della collina.
Vorrei e forse un giorno lo faccio , velo farò sapere.
21 Aprile
1999
Mercoledì mattina , pioggia.
Non credeteci , non credeteci mai , a nulla.
Ogni volto nasconde un segreto , anzi ogni cosa nasconde
un segreto , e quel segreto potrebbe sconvolgere ogni presunta verità.
E se vi dicessi che la verità non esiste , o meglio ne esistono infinite.
Esiste la mia ,
la mia nei tuoi confronti ,
la tua nei miei confronti ,
la mia con me stesso ,
la tua con te ,
la sua con te e la sua con me.
La verità è il pianto di gioia.
Non esistono i fantasmi.
Sono arrivato a questa conclusione con un illuminazione logica.
Il fantasma è un invenzione dell'uomo , esiste come tale.
Quindi non bisogna averne paura.
Forse esistono gli spiriti , dico forse perchè la possibilità nasce da un mio
desiderio.
Non esiste dio , ma questa è una storia vecchia , ho
nuove prove per questa mia consapevolezza.
Non esiste perchè non ha un luogo dove vivere , chi non ha
posto non è.
Non esiste perchè nessuno riesce realmente ad immaginarlo , e a chi lo vede
come un vecchio con la barba rispondo che dio era mio nonno ma è morto , e dio
non dovrebbe morire.
Non esiste perchè alla televisione trasmettono troppe cose tragiche per permettersi
il lusso di immaginare un dio che sorvola......
Non esiste perchè non esiste e dovrebbe essere il momento di finirla con queste
stronzate.
Ma cosa esiste?
La risposta è semplice , logica ed inoppugnabile.
Esiste la speranza , una speranza inspiegabile , la speranza che la coscienza
rimanga aggrappata alla memoria e la memoria rimanga aggrappata ad una energia
immortale.
Siamo noi.
Siamo noi a sperare ,
al di là delle religioni ,
degli dei ,
degli idoli ,
dei maestri e dei santoni.
Nessuno in realtà sa un cazzo, nessuno sa perchè siamo quà, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, un nessuno moltiplicato per tutti gli esseri viventi vissuti dall'inizio fino ad oggi.
Nessuno.
Dalla cima del grattacielo si vedono uomini piccolissimi camminare, dove andranno, a cosa penseranno, quanto gli rimane da vivere, da ridere, da progettare.
Un uomo che lava i vetri al settantaduesimo piano si fa queste domande guardando verso il basso e mangiandosi un panino.
Assomiglia più lui a dio che non dio a se stesso.
18 Aprile 1999 Domenica Mattina , sole.
E' strano come nei giorni in cui potrei dormire mi ritrovo
sveglio all'alba.
Sembra che di fronte alle possibilità la mente risponda
con l'affermare che ne può fare a meno.
Una rivendicazione di libertà.
Ieri sono stato a Genova, a casa, la casa di vent'anni.
12 Aprile 1999 Ore 10.49
Sogna ragazzo sogna , canta Roberto Vecchioni , la canzone è bellissima , come è splendido tutto l'album.
Poesia e musica , a volte la pelle diventa pelle d'oca , bastano due parole che richiamano alla memoria una certezza , un emozione , una battaglia.
Lunedì , si ritorna sulla scrivania e sul banco di scuola.
Non ci sono ispirazioni , non ci sono parole che lo "spirito
pazzo" ha voglia di dettarmi , facile supporre che anche lui abbia un'antipatia
cronica per il primo giorno della settimana.
Siamo gente che non ha mai amato i primi , dal primo della
classe al primo della fila.
L'altro ieri sull'autostrada che da Bologna porta a Rimini
mi sono sentito ghiaccio , l'universo mi si è apparso davanti come un infinita
quantità d'acqua , e come un pazzo mi sono messo ad urlare: "Sciogliermi! Sciogliermi!
Il segreto e nello sciogliersi."
Il cubetto di ghiaccio cade nel bicchiere colmo di Martini , un tuffo in un
universo alcolico capace di ubriacare.
Ma va bene così , non sarebbe così facile distinguere l'acqua dal Martini se
non ci fosse qualcuno con la voglia di farsi girare la testa.
E Vecchioni canta ancora , canzone numero 3 , è necessario che cominci a produrre.......a
presto.
9 Aprile 1999
Grande Eic Clapton e grande Bell Bottom Blues. Già Blues ,
malinconia e sorriso.
Quel controsenso di allegria e tristezza che allarga lo stomaco e lo riempe
di consapevolezza di vita.
Ne felicità ne depressione , la via di mezzo , il respiro consapevole e controllato
dell'atleta che corre. Perchè la vita è un percorso,
una gara,
l'arrivo,
la fine,
gli altri che fanno,
quello si è arreso,
cazzo quello va più forte di me,
beh però ce ne sono tre che ormai manco li vedo più.
Oppure fai la barca senza remi e senza marinaio, che va e
basta, in fondo la direzione non ha importanza, basta che il mondo sia solo
oceano e non esiste più destra o sinistra, west od Ovest.
La barca va , inconsapevole, da una vita non si chiede
più il perchè, e chi se lo chiede sa di non avere risposta.
Andare.
L'uomo è nato viaggiatore ed è diventato stanziale, è nato
senza dio ed ora ne ha quanti ne vuole, l'uomo è nato senza consapevolezza ed
ora ne ha fin troppa.
Forse è meglio tornare sulla barca, la fantasia è più reale della realtà, e
il pazzo vi vede pazzi. Pomeriggio di sole, il cane mastica un osso, l'altro
cane lo guarda con invidia.
Il cane grosso ha l'osso il cane piccolo l'invidia e
la pazienza. Prima o poi il bestione si romperà i coglioni di avere quell'osso
tra i denti ed il piccolo avrà la sua parte di libidine canina.
Spostato , a destra sul divano c'è il gatto che dorme,
a lui non gliene importa di masticare ma solo di dormire.
Forse sono un gatto.
8 Aprile 1999 Forse piove...........
Come una settimana fa sto ascoltando ancora Carol King. La verità è che mi trovo in ufficio e quà ho solo quel cd , l'unico cd eletto ad alleggerire l'atmosfera pesante di un ufficio. Ascolto e viaggio , qualche migliaio di chilometri ad Ovest. Lontano....lontano.....lontano.....cazzo ancora più lontano.....lontano.....non riuscite più a vedermi , vi ho mollato sulle vostre scrivanie di merda , ai vostri doveri di merda , alle vostre leccaggini di merda. Questa è la fantasia , la realtà mi dice che io sono come voi. Costretto a sopravvivere al di sopra delle mie reali necessità. Abituato a mangiare troppo per permettere a qualcuno di scoppiare d'abbondanza.
Sto fuori.
Su quella montagna tredici miglia a nord della Monument Valley , osservando
i camper dei turisti intelligenti che decidono di provare il paradiso. Sto fuori
aspettando che cambi il tempo come si cambia canale , ma con tempi più lenti
e felice di non essere io a decidere il cambio. Subisco tutto , pioggia , sole
, poesia e crudeltà , voglio subire tutto come una pianta immobile sotto , sopra
e a fianco dell'universo. Voglio subire tutto ciò che è naturale. Naturale.
Naturale. Parola magica , il segreto , la chiave , non c'è dio e non c'è diavolo
, non c'è vita e non c'è morte , non c'è nulla , solo il naturale. La logica
applicata all'esistenza dove l'uomo è il virus impazzito destinato a scomparire.
Speriamo. Forse piove. Vedremo. Intanto guardo l'ammassarsi delle nuvole e le
strisce scure di pioggia all'orizzonte. Io aspetto perchè non si può fare altro
che aspettare.
2 Aprile 1999 Ore 12.00
Sempre il sole , diverso da quello della California , ma pur sempre sole. Ieri sera a Milano squallore totale , gente triste , grigia e scontrosa. C'è bisogno di luce e colori altrimenti va a finire male. Per voi....... Io , prima o poi , fuggo.
1 Aprile 1999 Ore 11.42
Sto ascoltando il disco Live di Carol King , un live del del 18 Giugno 1971 , un capolavoro assoluto , non riesco ancora a riprendermi dal fuso orario e dall'incazzatura che alcuni clienti non paghino.
Sole a Milano , caldo , la primavera arriva , Carol King canta e che cazzo si può volere di più dalla vita............
31 Marzo 1999 Ore 17.35 Ho appena finito di vedere Truman Show. Film fantastico.
Sto cominciando a guardarmi attorno in cerca di telecamere nascoste.
Sono giorni di grandi decisioni.
Non ho ancora nessuna certezza sulla messa in onda di Hotel California , non ci resta che attendere. Intanto sale una sensazione di malinconia , non posso fare a meno di pensare al sogno "On the road" vissuto nell'ultimo mese.
La vita stanziale non fa per me.
In ufficio fumano tutti , non ne posso più.
30 Marzo 1999 Ore 2.51 di notte
Per stanotte basta , il sito può andare bene così , non completo , frammentario , un embrione. Domani si riprende a lavorarci. Good Night.