30 maggio 2005
Crespo segna il terzo gol, cazzo che gioia, esco di casa e comincio a saltare
come un pazzo, straaaappppp.
Strappo al mediale sinistro, venti giorni di prognosi, stampelle. Intanto
quei culi rotti del Liverpool parreggiano e
alla fine vincono.
Ora c'è chi dice che per festeggiare bisogna aspettare che sia finita.
Forse è vero.
Ma è altrettanto vero che se non avessi esultato prima della fine,
mai lo avrei fatto visto come è andata a finire.
Quindi, a parte la rottura di coglioni dello strappo, i miei 45 minuti di
gloria me li sono goduti alla faccia di interisti e juventini, gufi e porta
sfiga, che non partecipavano ma lanciavano vagonate di sfiga.
La storia del referendum in Francia sulla Costituzione europea è una
bufala incredibile.
Insomma per dare parvenza di democrazia fanno votare il popolo sull'approvazione
di suddetta costituzione.
Pare naturale che per esprimersi bisogna almeno conoscere, e ditemi quale
percentuale dei francesi che hanno votato si sono letti piu' di 350 pagine
di Costituzione.
Scommetto le palle cher sono meno dello 0,5 per cento.
Tutti gli altri si sono espressi ignorando, e da ignoranti si sono affidati
all'odio, alla simpatia o al consiglio interessato di qualche politico.
Fondamentalmenete chi se ne fotte se i francesi sono pro o contro la costituzione.
Riporto qua sotto un articolo illuminante:
Non raccontiamoci storie. A quelli che come me sostengono il «sì», sconsiglio vivamente di sottovalutare il «no» francese: denuncia un movimento di respiro e ampiezza continentali. Apparentemente, la maggioranza del «no» è proteiforme, contraddittoria. Coagula angosce differenti, amalgama le insoddisfazioni e senza alcun imbarazzo intercetta i pregiudizi dell’estrema destra come dell’ultrasinistra. In realtà, questo amalgama confuso e combattivo è un segnale di forza.
Il «no» non si cura delle divisioni interne, ma unisce.Fa tabula
rasa. Antiliberale, antiamericano, contrario all’immigrazione dal Sud
e soprattutto dall’Est, in odio alla burocrazia cosmopolita di Bruxelles,
dichiara guerra alla concorrenza polacca, ai predatori baltici, senza trascurare
i futuri invasori turchi. Il «no» monta la guardia alle frontiere
dell’antica Comunità. È così che il referendum
ufficiale sulla Costituzione si è gradualmente trasformato in un referendum
ufficioso - e retrospettivo - contro l’allargamento da 15 a 25. Non
è più tempo di fraternité . Dato ancor più grave,
le fobie che alimentano il «no» sono rinfocolate da quanti sostengono
ufficialmente il «sì».
Non è stato Chirac, al tempo della querelle irachena, ad avere l’ardire
di affermare che gli europei dell’Est avevano un solo diritto: «quello
di tacere»? L’ossessivo obiettivo della diplomazia francese è
creare una «potenza Europa» da contrapporre alla «superpotenza»
americana. Questo non è il sogno di un’Europa europea, è
piuttosto il sogno di un’Europa francese. Parigi-Berlino-Mosca, eccone
la spina dorsale. Bruxelles o Varsavia non devono fare altro che adeguarsi.
Saranno i capri espiatori dello scacco referendario.
Meglio Putin che Bush! Come rimproverare all’elettore francese di essere
più coerente di de Villepin? A nessuno sfugge che nell’Europa
a 25 la maggioranza rifiuta di giocarsi Washington per Mosca e Pechino. Allora
al diavolo i 25! Optando per uno «chiracchismo» senza Chirac,
i socialisti a favore del «no» - Fabius, Emmanuelli - non fanno
che riproporre questa geopolitica a colpi di populismo. Agitano lo spettro
del dumping e delle delocalizzazioni. Di fronte all’idraulico polacco
che ci toglie il lavoro, all’Estonia che deruba le nostre fabbriche,
scegliamo una «Yalta bis» e sbattiamo la porta sul muso delle
giovani democrazie est-europee!
La libertà spaventa. In Francia «liberale» è diventato
il peggiore insulto. La Costituzione? Un fardello liberale, secondo i sostenitori
del «no», una barriera contro il liberalismo, per gli apostoli
del «sì». Abbasso Spinoza, Kant, Adam Smith o Popper! Il
liberale, ecco il nemico. Paghiamo decenni di menzogne e illusioni. La Francia
vive in un’economia di mercato mondializzata ma parla socialista e nazionale.
Non c’è da meravigliarsi che l’elettore segua la rotta
indicatagli. Chirac ha recentemente dichiarato: «Il liberalismo è
un’ideologia nociva come il comunismo e, come il comunismo, finirà
contro un muro!». «Dall’alto», la Francia chiama alla
Resistenza contro l’orco liberale. Il «popolo» prende il
coraggio a due mani, decide di abbattere il mostro e sacrifica il «sì»
delle élites sull’altare della loro incoerenza.
Mi viene replicato: il dieci per cento di disoccupati, l'undici per cento
di poveri, ecco che cosa spiega la fioritura di pulsioni xenofobe e nichiliste.
No! Lungi dall'essere economica e sociale, la crisi è essenzialmente
mentale. Cadono i tabù. I freni che bloccano l'odio nei confronti dell'altro,
dello straniero innanzitutto, si sono allentati. E' a sinistra che la tacca
d'arresto morale è saltata. Nel corso di questa campagna elettorale
ho sentito leader socialisti stigmatizzare lavoratori di altri Paesi europei
come solo l'estrema destra sapeva fare. Ho visto Jean-Pierre Chevènement
urlare contro gli «oligarchi di Bruxelles» rivendicando l'origine
putiniana del suo linguaggio.
Le pulsioni estreme hanno acquisito una patina di rispettabilità maggioritaria
per intercessione dei leader socialisti del no. Nel 1992, all'epoca di Maastricht,
l'elettorato diviso della destra parlamentare rischiò di bocciare l'Europa.
Questa volta è l'elettorato di sinistra che fa precipitare tutto: le
cifre lo dimostrano. In Francia, il quaranta per cento dell'elettorato è
antieuropeo e antidemocratico. Fabius porta il resto. Il tono e lo stile di
due mesi di campagna rigorosamente ideologica, dominata dalle antinomie feticcio
del XIX secolo, hanno ripreso dalle fraseologie rivoluzionarie il manicheismo
desueto. Questa costituzione è «sociale» o «liberale»?
Ecco l'interrogativo chiave del dibattito. Ci si è compiaciuti a contrapporre
«la concorrenza libera e non falsata» da un lato e la «protezione
sociale» dall'altro. Si è tradotto: o la giungla del mercato
o lo statalismo protezionistico. D’un tratto, cinquant'anni di costruzione
europea sono stati buttati nel dimenticatoio.
Mediamente, da mezzo secolo i democratici cristiani, alternandosi con i socialdemocratici,
avevano programmato che l'efficienza economica e la preoccupazione sociale,
lungi dall'escludersi, potevano coniugare libertà, prosperità
e solidarietà. Una scommessa del genere ha condotto l'Europa occidentale
fuori dalle proprie rovine, spingendola a diventare la seconda potenza economica
mondiale, se non addirittura la prima in materia di benessere. Non è
più così. Né in Germania né in Francia i partiti
di sinistra si accollano le sfide di un'«economia sociale di mercato».
Riesumando anatemi antidiluviani, il presidente della Spd, Franz Müntefering,
tuona a Berlino contro le «cavallette» del Capitale internazionale
che saccheggiano il lavoro produttivo, conta sulla vituperazione antiamericana
e anticapitalista per evitare un disastro elettorale annunciato. Il dietro
front di Schröder, ex «amico dei padroni», fa il paio con
la virata a 180° di Fabius, l'opportunista e molto poco bolscevico primo
ministro liberale d'un tempo.
Il successo del no francese e la deriva demagogica dei socialisti europei
nascono da un declino morale e mentale comune. Un simile fallimento dell'intelligenza
e della generosità non dovrebbe avere che conseguenze locali, caduta
dei rosso verdi in Germania, e divertenti, messa in ridicolo del narcisismo
franco-francese. Sfortunatamente, nessuna forza politica, a Berlino o a Parigi,
ha riconosciuto che il maggiore evento di questi ultimi mesi è stata
la Rivoluzione Arancione, ossia, scusate se è poco, l'emancipazione
di cinquanta milioni di europei che si sono sollevati contro il dispotismo
post-comunista. L'identità europea è questo soffio di libertà,
più vivace che mai, fra Kiev e Tbilisi. La Francia, terra dei diritti
dell'uomo, ormai freddolosa e impaurita si raggomitola, mentre popoli fieri
si impadroniscono di parole di cui ha perso l'uso nonostante sovrastino i
suoi seggi elettorali: Liberté, Egalité, Fraternité.
(Traduzione di Maria Serena Natale e Monica Levy)
André Glucksmann
20 Maggio 2005
la ribellione non è del corpo, ma appartiene all'anima
con il beneficio di poter esplorare varie definizioni di anima
per questo non tocco una sigaretta da dieci giorni
non bevo alcool
e mi innervosisco ogni qual volta vedo giovani con il vizio del bere
e del fumo
in un negozio un gruppo rap cantava una canzone con un testo troppo stupido
e con la pretesa di lanciare messaggini universali....li avrei riempiti di
valium pur di metterli a tacere
una coppia di coglioni, adriana e diego, due imbecilli che si inseguono in
televisione, una tortura
per chi deve sopportare l'apparizione a sorpresa di due deficenti.
giuro che non comprero' mai una tessera TIM, cosi' imparano a farmi sopportare
le storie patetiche di due imbecilli
ho salvato un ragno da un esecuzione sicura
lei lo teneva in mano e mi chiedeva: lo ammazzo o no?
le ho detto che ammazzare un ragno è un crimine a favore dell'umanità,
e l'umanità non merita favori...
lei ha capito e lo ha salvato
ieri in Afganistan hanno ucciso una ragazza di 24 anni, Shaima Rezayee, assassinata
con un colpo alla testa
perchè conduceva un programma di musica pop che era contro i principi
religiosi degli integralisti musulmani
tra qualche giorno shaima verrà dimenticata, nessuno stronzo di pacifista,
comunista, no global, anarchico o rivoluzionario dei miei coglioni si farà
una passeggiata in suo ricordo...figuriamoci una marcia.....cosi' va la vita,
e non esistono rivoluzioni o rivoluzionari ma solo vigliacchi che prendono
a calci i cadaveri con sguardo coraggioso....
sui muri di corso di porta ticinese sono apparse scritte che inneggiano al massacro di nassirya e si augurano 1', 100, 1000 sbirri uccisi, chiunque l'abbia scritte è un bastardo, naturalmente vigliacco, e ignorante, spero che chi augura la morte venga ucciso dal suo sangue contaminato e velenoso
12 Maggio 2005
Cioè non è che uno si mette li' e scrive.
Inoltre sto anche smettendo di fumare, e senza sigarette scrivere è
un casino.
Certo potrei anche buttare giu' due stronzate, fare il compitino, ma la cosa
non mi diverte.
Ci vuole qualcosa da raccontare, una storiella, un qualcosa che valga la pena
di essere letto.
Potrei raccontare di Paul e della sua ragazza zoppa che si uccise dopo averlo
tradito.
O magari delle due ragazze che hanno pianificato un viaggioa Biarriz a caccia
di surfisti.
Non è male nemmeno la storia della pazza che parla con un tipo dandogli
del bastardo
e del coglione, solo che del bastardo non c'è traccia.
E' che è talmente brava nel litigare con il vuoto che rimango ore ad
ascoltarla, ed anche il
vuoto non deve essere stupido visto il modo in cui riesce a farla incazzare.
Beh di storie ce ne sarebbero, è che alla fine se uno comincia non
puo' mica fermarsi a metà
ed allora la pigrizia mi blocca dal cominciare.
Poi c'è una cosa che non capisco, perchè la gente discrimina
cio' che si dice in
confronto a cio' che si scrive.
Da come mi guardano sembra che lo scrivere mi renda ridicolo, o almeno
strano, con quel significato equivoco che la parola strano puo' avere.
Nel momento in cui questi sguardi divertiti si posano su di me vorrei sbattere
tutto cio' che
ho scritto nel cesso.
Poi non lo faccio, semplicemente perchè non voglio lasciarmi convincere
della mia mediocrità da
chi è piu' mediocre di me.
Per il resto è tempo che scorre, non capisco se a fianco, di fronte,
dietro, sopra o sotto di me.
Di certo mi butta i capelli all'indietro, lascia la fronte scoperta e se non
avessi gli occhiali
milioni di moscerini mi entrerebbero negli occhi.
27 Aprile 2005
La via che porta al cimitero è buia.
Di notte si vedono coppiette di ragazzi percorrerla mano nella mano.
Marta vive tra il paese e il cimitero.
L'ho amata inutilmente per quattro anni, percorrendo quattro chilometri al
giorno solo per passare davanti a casa sua e voltarmi a guardare le finestre
di camera sua.
L'ho baciata il quinto anno, guarda caso quando con quel bacio tradii Alessandra
che mi stava tradendo con un vecchietto di trent'anni nel suo paesino di montagna.
Tutte commedie e tragedie epocali, nell'epoca ridotta di un ragazzino che
buttava sacchetti di plastica sui mixer audio della festa dell'Unità.
Una canzone di quei tempi diceva: "Oltre il giardino c'è un mondo,
un drago di luci che incantano in fondo alla via. E la mia vita per strada
rimbalza in un angolo, un attimo, un altra partita e va...."
Se il giardino rapprensentava la mia gioventu', il drago di luci era il tempo
a venire, tutte le prospettive luminose che i ragazzi immaginano stiano aspettandoli
dietro la curva.
Lo skilift saliva lento, nelle tasche c'era il primo walk man della storia
dei walk man.
Marca Sony, possibilità di attaccare due cuffie per l'ascolto di coppia
e volumi separati per il right ed il left.

C'era la cassetta di Ron, Una città per cantare. E c'era una ragazza
svedese conosciuta la sera prima che mi aveva acchiappato il cervello e non
lo lasciava andare.
L'avevo baciata? Forse l'avevo baciata. Cioè non mi ricordo se il bacio
era sulla guancia o se ero riuscito a sfiorarle le labbra. perchè nel
caso le avessi sfiorato le labbra forse significa che stiamo insieme.
Ho sciato tutto il giorno con questo pensiero in testa, la sera la incontrai,
le parlai tutta la sera, alla fine della serata un altro bacio indeciso tra
labbra e guancia.
Scambio di indirizzi, il giorno dopo torno' in Svezia.
Le scrissi a lungo ma non ebbi mai il coraggio di chiederle dov'era andato
a finire quel bacio e se era significato qualcosa per lei.
Due storielle per una domanda, banale, ma vera.
Dove e quando è evaporata quella pioggia di emozioni che da giovani
scrosciava di fronte a un bacio, un abbraccio o uno sfioramento di mani?
Chi se l'è portata via?
E perchè in cambio ci ha lasciati questa aridità noiosa, banale,
che rende le giornate tutte uguali.
Per non parlare dei sentimenti, venduti un tanto al chilo in cambio di rapporti
freddi, scontati e capaci solo di rassicurare il nostro ego o di distruggerlo.
E lo chiamano amore, lei che tromba con lui, lui che pero' spesso si addormenta
e allora lei che tromba con l'altro, quello sposato che ogni tanto tromba
con la moglie, ma ogni tanto non basta ed allora la moglie che tromba con
l'altro, che con la prima si addormenta ma che con la mogliettina scontenta
non si addormenta mai.
Un caleidoscopio di sperma, orgasmi, fighe che desiderano essere penetrate
da qualcosa, cazzi che cercano buchi, parole superflue, pensieri superflui,
la scomoda sensazione del sudore altrui, la scomoda sensazione del nostro
sudore su di lei o su di lui, e poi tornare a guardarsi dopo, con la faccia
impostata, naturalmente soddisfatta, scambiandoci opinioni inutili sul domani
per creare una scia a questa lumaca secca che per qualche minuto si è
illusa di avere sulla schiena una casa in condivisione.
Il tutto condito dai nostri anni che pesano come macigni, non tanto per il
tempo passato, ma per le illusioni bruciate, per la ripetizione di parole
che poco a poco hanno perso di significato.
Per non parlare dei silenzi che all'inizio erano illuminanti ed oggi sono
solo buio.
Rimettiamo sul giradischi un disco di qualche anno fa, uno di quelli banalmente
romantici, qualcosa di veramente dolce come il miele, che ne so', un "Ti
amo" di Umberto Tozzi.
Ricordo che quando l'ascoltavo c'era Daniela, un giorno indimenticabile riuscimmo
a scambiarci per aria un pallone di pallavolo per almeno 40 ripetizioni.
Era il record dei bagni. Cazzo quanto ero felice.
E quando arrivava....era sempre tra le undici e le undici e mezza, lei e sua
madre dietro.
Io ero sdraiato sulla piscina, e con la testa appoggiata sull'asciugamano
le osservavo i capelli biondi andare su e giu', poi si chiudeva in cabina
ed usciva con un costume azzurro che non dimentichero' mai.
Quanti anni avevo...duro' dai 13 ai 16 anni...
D'inverno non la vedevo, ed allora aspettavo l'estate, che era una parentesi
troppo breve in quel racconto interminabile e scontato che era l'inverno.
Questa rottura smielata di coglioni l'ho scritta per ricordarmi di come gli
uomini cambino giochi.
E chi non cambia si ritrova solo sulla spiaggia cercando qualcuno con cui
palleggiare.
Qualcuno ha una palla da imprestarmi?.
23 Aprile 2005
Sono giallo. O meglio la mia pelle è gialla. Sintomo visibile di un
influenza strisciante.
Colpa di sto cazzo di tempo.
Dovrebbe esserci un responsabile, uno che si prenda la responsabilità
di questa primavera di merda.
Qualcuno da prendere a calci nel culo se non rimedia in fretta e fa venire
caldo.
Perchè non c'è nulla di piu' frustrante che essere incazzati
e non potersela prendere con nessuno.
A parte questo mi sto rincoglienendo davvero.
Non esco di casa se non per venire in negozio.
Guardo tutti i programmi che parlano di calcio, addirittura qualche reality,
passo ore a chattare con ragazze di Varsavia e Minsk.
E leggo Bignamini di Filosofia che mi fanno solo incazzare pensando a quanto
tempo hanno perso gli umani a cercare risposte la cui vericidità è
impossibile da verificare.
Oltre a questo sono monastico, sessualmente parlando, evito qualsiasi contatto
fisico con ragazze nell'incubo di dover affrontare uno sforzo fisico con il
solo scopo di raggiungere un pacchiano orgasmo la cui durata media per gli
esseri umani maschi è di qualche secondo, per non parlare di quella
sensazione di refrattarietà che segue l'orgasmo e che , ne sono ormai
certo, cresce con il crescere dell'età.
Ascolto musica classica e jazz, evito il rock e qualsiasi musica contenga
rabbia, frustrazione ed energia in eccesso.
Cucino, sempre la stessa cosa, un pollo alla Kiev che imparai a fare nella
cucina di un ristorante genovese all'età di nove anni.
Compro Topolino e i libri dedicati a Valentino Rossi, attendo le gare di Moto
GP come un bambino che aspetta l'inizio del suo cartone preferito.
Faccio ginnastica con un lungo bastone di ferro, imitando i movimenti lenti
e regolari di un presunto maestro di qualche presunta arte orientale.
In realtà mi muovo a caso ma il caso sembra seguire una logica di armonia
e leggerezza.
E poi sogno, sogni che sembrano prologhi.
Sogno di prendere una bicicletta e cominciare un Coast to Coast su due ruote
a pedali.
Sogno di comprare un auto e segnare una linea su una carta geografica, una
linea verso nord.
Sogno di prati, boschi e foreste, sogno di mancanza di umana presenza, sogno
che un giorno mollero' di nuovo tutto per partire, io e il mio cane, verso
chissa dove.
In pratica sono un orso in letargo in attesa di una qualche primavera che
non appartiene al ciclo delle stagioni, una primavera bizzarra che viene quando
cazzo vuole e se ne va quando cazzo vuole.
Tutto questo in uno stato di serenità reale che mi spaventa, come spaventerebbe
chiunque la consapevolezza di stare bene in compagnia del nulla.
Forse dovrei prendermi a calci nel culo e darmi una mossa, forse dovrei.
Ma la stanchezza cronica dovuta all'inesistenza di stimoli sembra essere una
fonte inesauribile di meditazione, di contemplazione del nulla.
Il nulla è bello, affascinante, attraente come un buco nero, il nulla
è un mare senza coste, una vasca da bagno senza bordi, dove immergersi
completamente.
Entrare nell'atmosfera ovattata di una profondità reale, dieci centimetri
di acqua tra te e il mondo, con suoni polifonici che sembrano provenire dall'aldilà
vitale.
Nulla di triste in tutto questo, anzi.
Il bastarsi è base e fondamenta di un allegria silenziosa.
Sorrisi incomprensibili che spuntano senza motivo e nessuno vede.
Mentre fuori qualcuno si chiede: Perchè non esce?"
Dentro io mi chiedo: "Perchè dovrei uscire?"
E non esiste risposta per nessuna delle due domande.
In questo momento c'è l'Adagio in Sol Minore di Albinoni.
21 Aprile 2005
Nella città di Buffalo Bill c'era solo un vecchio Motel che aveva
una stanza libera.
Era su quattro piani, e la mia stanza era naturalmente al quarto.
Scale e valigie è quello che ricordo, unito ad un tramonto che portava
all'orizzonte minaccia di tempesta.
Prima di andare a dormire faccio un giro per il paese, cè solo un saloon
aperto.
Al bancone due ragazze, una alta, una piccolina, del Wyoming che bevono Jack
Daniel.
Mi guardano come si guarda l'arrivo del tendone del circo in città.
Ordino una Budwaiser, sorrido, ricambiano il sorriso.
La piccolina mi si avvicina e mi chiede da dove vengo.
E cosa ci fa un italiano da queste parti?
Vado a Yellowstone.
Tutti vanno a Yellowstone, ma nessuno si ferma a dormire a Cody.
A dire il vero trovare una camera è stata un impresa.
Colpa del Rodeo.
La ragazza alta si rivolge alla piccola: Exotic...fuck, he is exotic.
Cosa?
Chi sarebbe l'esotico, Io?
Ma se sono di Milano, la città meno esotica del mondo.
La piccolina ordina una birra, sostituisce la mia bottiglia vuota con la sua
piena.
Dove dormi?
In un motel...aspetta...non mi viene in mente il nome...quello di mattoni
rossi, in città.
La piccolina ha capito, sorride all'amica, è un posto di merda, mi
dice, lo so, lo so, che è un posto di merda ma non costa un cazzo.
Ridono.
Vai con la terza birra, e loro finiscono la bottiglia di Jack Daniel.
E' tardi.
Sono le undici e mezza, da queste parti è notte fonda.
Possiamo accompagnarti?
E me lo chiedete?
L'Hotel è a cento metri dal Saloon, cento secondi dopo mi ritrovo in
stanza con due cowgirl che ridono e non capisco il perchè.
Beh a questo punto la cosa migliore è fare cio' che avrei fatto comunque.
Mi spoglio e mi infilo nel letto.
E loro ridono.
Possiamo??? Mi chiedono.
Potete cosa?
Possiamo venire anche noi?
Non rispondo, mi sposto nella parte sinistra del letto e faccio segno di accomodarsi.
E via gli stivali, i jeans, i calzettoni, le t-shirt e due giacche di pelle.
Tutti sotto.
Sotto la tenda a giocare.
La cosa che funzionava era che io trovavo esotiche loro, e loro trovavano
esotico me.
Essere stranieri uno per l'altro, beh è un trucco che funziona, parlare
del proprio paese e ascoltare del loro.
Mentre si scopa sotto una tenda traballante, con piedi che cercano l'ultimo
lembo di lenzuolo e lo acchiappano per trovare rifugio.
Con odori diversi che messi tutti insieme danno l'idea della stiva di una
barca colma di merci provenienti da porti diversi.
Con porcate dette in lingue straniere, che fanno ridere chi le dice ma sopratutto
chi non le capisce.
Con orgasmi che dopo la smorfia lasciano lo spazio al sorriso.
Il tutto come se fosse un sogno in una notte che minaccia tempesta nella città
di Buffalo Bill, sotto un tendone del circo tra un domatore di se stesso alle
prime armi e due equilibriste esperte in volo acrobatico sulla noia.
18 Aprile 2005
Stamattina apro gli occhi, nel rincoglionimento del risveglio accendo la televisione e sento qualcuno che pronuncia queste parole:
"La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non
suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua
anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia
e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente.
Il giorno della vendetta e l'anno della misericordia coincidono nel mistero
pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio:
egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi".
Nel rincoglionimento mi chiedo: "Che cazzo vuol dire?"
Confidavo nel ritorno delle mie facoltà mentali per dare una risposta
alla mia domanda.
Ed invece nulla.
Ancora adesso alle sei del pomeriggio non ci capisco nulla.
Per la precisione sono parole pronunciate dal Cardinale Ratzinger prima di
entrare in conclave.
Parole rilanciate da tutte le televisioni del mondo con un enfasi illuminante,
i mass media non enfatizzano mai la verità, ma solo tutto cio' che
è veritiero.
I mass media si nutrono del dubbio, del punto interrogativo.
Non diranno mai "Dio esiste":
Diranno: Cosa sarebbe la nostra vita senza Dio?
Non diranno mai: Costantino finalmente ha una fidanzata.
Diranno: Sarà felice Costantino con la sua nuova fidanzata.
Non diranno mai: Lui è colpevole.
Diranno: Sarà veramente lui il colpevole?
Quel piccolo punto interrogativo è il perno del sistema che vuole la
massa incapace di trovare una verità basandosi solo sui propri ragionamenti
E' il meccanismo che crea l'esigenza di uno pseudo maestro mediatico che aiuta
a trovare una risposta a tutti i nostri quesiti.
Ed ora siamo tutti li, ad attendere questo nuovo Papa, quest'uomo nuovo che
ci offre le sue certezze, su vita, morte e dilemmi esistenziali.
Per mettere crisi al sistema, basterebbe eliminare quel punto interrogativo
a tutte le domande a cui non si puo' dare una risposta certa.
E' inutile chiedere a qualcuno: Ma Dio esiste?
Pensandoci bene la verità non dipende mai dalla risposta, e nemmeno
dalla fede, la verità dipende da cio' che tu vuoi sentirti dire.
E' una verita confezionata, che non puo' ne confermarsi ne smentirsi.
Quelle verità che fanno dire al testimonial che quel detersivo sbianca
senza lasciare aloni.
C 'è gente che butta pomodoro, fango e cioccolato sulle camicie per
il solo gusto di credere a quel cazzo di detersivo.
Ma se la camicia è nera?
Hai voglia a sbiancarla.
Ma lo vedi che sotto ogni verità c'è sempre una condizione ineluttabile
di partenza.
Verità condizionata, un po' come la libertà di crederci.
17 Aprile 2005
Coerenza.
Qualità che spesso confina con la mancanza di una capacità di
analisi logica.
Spesso il coerente è ottuso e vittima di pregiudizi.
Questo è vero se la coerenza è vista nell'ottica di uno spazio
prolungato nel tempio.
Ma esiste una coerenza che è sintomo di onestà.
Ed è la coerenza dell'attimo, la coerenza nel tempo presente.
Un esempio.
Un pacifista puo' cambiare idea e diventare guerrafondaio a seconda delle
circostanze.
Ma se un presunto pacifista nell'attismo stesso in cui si crede tale prende
a botte la sua fidanzata, non solo non è coerente ma è anche
un bastardo.
Potrei fare milioni di esempi ma questo basta ed avanza.
La conclusione è che la coerenza diventa dote indispensabile per rendere
credibile i nostri ideali ma deve essere conforme ai nostri comportamenti.
Gli uomini invece hanno il difetto di essere coerenti a parole e di contraddirsi
con i fatti.
Questo è uno dei motivi per cui gli umani mi stanno fondamentalmente
sui coglioni.
A quaranta anni ho visto troppi idealisti comportarsi da figli di puttana,
e troppi figli di puttana proteggersi con i loro ideali.
14 Aprile 2005
Meglio a stomaco vuoto. Fa effetto prima.
Che grande invenzione l'ibuprofene.
Fotte il mal di testa e fa tornare la vita bella come il sole.
E poi dicono che il progresso sia solo un processo degenerativo.
Ma cento anni fa ce l'avevano l'ibuprofene?
O quando avevano il mal di testa non gli rimaneva che tenerselo?
Questa è una domanda seria, meglio controllare.
1964. Boots, un’azienda farmaceutica inglese, inizia la vendita in
Gran Bretagna dell’ibuprofene, il primo Fans su prescrizione medica,
con il nome commerciale Brufen. L’ibuprofene, due volte più potente
dell’aspirina, allevia il dolore dando minori disturbi gastrici.
Bene, essenso nato nel 1963 posso dire che mi è andata di culo, a
un anno già avevo a disposizione il mio antidolorifico preferito.
Ne ho approfittato, o meglio abusato,per almeno un decennio, quel decennio
di discoteche, bevute, notti da leone e giorni da coglione.
Oggi l'uso di ibuprofene è saltuario, ma fa piacere sapere che esiste,
piu' rassicurante di qualsiasi donna, amante o conoscente.
Un farmaco per amico.
Perchè il mio cane si addormenta sul tappeto, poi di notte si sposta
sulla mia testa?
Devo capire questo comportamento bizzarro.
Sembra che si alzi a notte inoltrato, mi lanci uno sguardo e decida che la
mia guancia è piu' comoda del suo cuscino.
Nulla di male.
Io provo un piacere primordiale nel sincronizzare il mio respiro con il suo
brontolio, me lo abbraccio come fosse un figlio appena nato, lui stira le
sue zampe contro il mio collo.
Credo che il risultato sia di donarci una consapevolezza reciproca di esserci.
Miracolo degli animali che raramente riesce agli umani.
La cervicale mi rompe i coglioni, ho capito, ho capito che c'è una
testa in bilico su questo corpo, non ci sarebbe bisogno di ricordarmelo ogni
volta che i muscoli si contraggono.
Tra le cose interessanti che riguardano il futuro c'è la prospettiva
di un viaggio nel passato.
Sto mettendo a punto una macchina del tempo, mi da ancora qualche problema,
ma presto sarà pronta per il primo volo.
Vi faro' sapere.
13 Aprile 2005
"55. Esiste una grande scala, con molti piuoli, della crudeltà
religiosa; ma tre di essi sono i più importanti. Un tempo si sacrificava
al proprio Dio esseri umani, forse proprio quelli che si amava di più
- a questo caso appartengono i sacrifici dei primi nati, caratteristici di
tutte le religioni preistoriche, e anche il sacrificio dell'imperatore Tiberio
nella grotta di Mitra sull'isola di Capri, il più orribile di tutti
gli anacronismi romani. In seguito, nell'epoca morale dell'umanità,
si sacrificò al proprio Dio gli istinti più forti che si possedeva,
la propria "natura"; è questa gioia di festa a lampeggiare
nell'occhio crudele dell'asceta, dell'uomo fanaticamente "contronatura".
E infine, che cosa restava ancora da sacrificare? Non si doveva finalmente
sacrificare una buona volta tutto ciò che v'è di confortante,
di sacro, di risanante, ogni speranza, ogni fede in una occulta armonia, in
beatitudini e giustizie di là da venire? Non si doveva sacrificare
Dio stesso e, per crudeltà contro se stessi, adorare la pietra, la
stupidità, la pensantezza, il destino, il nulla? Sacrificare Dio per
il nulla - questo paradossale mistero dell'estrema crudeltà fu riservato
alla generazione che proprio ora sta sorgendo: noi tutti ne sappiamo già
qualcosa. -"
(F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, edizione Adelphi, pag.
61, versione di Ferruccio Masini)
12-Aprile 2005
Questo tempo è una merda.
Vaffanculo.
E non saprei in che direzione mirare per prendere a calci nel culo l'eventuale
responsabile di questo freddo e di questo grigio.
Praticamente mi incazzo verso un nulla.
E l'incazzature è doppia quando non si acchiappa il colpevole.

Questo è il primo bisonte, libero, che vidi in vita mia.
Era una mattina di Luglio, e se non ricordo male ero nel Wyoming.
Mi ero fermato per pisciare e lui se ne stava tranquillo a farsi i cazzi suoi.
Entrano clienti....che due coglioni.