PASSATO

3 Gennaio 2005
C'è qualcosa di sconvenienete nel dire cio' che si pensa.
Primo perchè spesso non è cio' che in realtà si pensa ma quello che si è costretti o si vuole pensare.
Secondo perchè agli altri non interessa nulla.
Immaginando un mondo senza filtri mentali ci si ritrova davanti ad una visione apocalittica di scontri verbali e fisici.
Ci vorrebbe tempo ad abituarsi ai giudizi degli altri, ma poi probabilmente l'uomo incapace di mentire dovrebbe venire a patti con gli altri e con se stesso.
La chiesa cattolica giudica l'apocalisse asiatica di questi giorni come una occasione per riflettere sulla precarietà umana e sulla volontà di dio di mandarci un avvertimento, oltre che offrirci un occasione per ritrovarci tutti solidali e partecipi del dolore altrui.
Come se l'individuo spazzato, infranto, finito non fosse altro che un mezzo per lanciare messaggi alla comunità sopravvissuta.
Ma come, non era la morale cattolica ad esaltare l'individuo fin dal suo concepimento, non era quella morale a consigliarci di non usare il preservativo per salvaguardare ogni singolo possibile ed eventuale essere vivente già dalla sua potenzialità di essere.
Ed ora vogliono farci credere che dio se ne fotte di decine di migliaia di individui per il solo scopo di lanciare il suo messaggio elettorale.
Quante stronzate bisogna sorbirsi, quanta ipocrisia bisogna sorbirsi da questi preti falsari della realtà.
25 Novembre 2004
Andro' a vivere qui, o forse potrei dire a morire, toccandomi accuratamente i coglioni e sperando che sia il piu' tardi possibile.

Nel frattempo mi accontento di emozioni minimaliste come uno pseudo terremoto che ha risvegliato il senso eroico degli italiani che stamattina davanti al caffe' avevano qualcosa di cui parlare.
Certo era un terremoto un po' del cazzo, nulla a che vedere con quello che mi ritrovai a vivere nel lontano 17 Gennaio 1994 a Los Angeles con Romy e Michele.
Allora si che fu una bella botta di adrenalina, il rumore che veniva dal centro della terra, i muri che ballavano la samba, la fuga fuori, la puttana che si affacciava dalla sua camera d'albergo (era un albergo per zoccole, ma era anche il piu' economico su Sunset Boulevard) e diceva: "Cazzo, cosi' forte non l'avevo mai provato." E non si riferiva al cliente impaurito che vidi spuntare dietro.
Fuggimmo come lepri verso l'aereoporto ma ci imbattemmo contro un ponte della Santa Monica Highway che si era ripiegato su se stesso.C'erano delle persone arrestate in flagranza di reato sul bordo sinistro della strada, presumibilmente sciacalli, sul lato sinistro bruciava una casa.
Aggirammo l'ostacolo e proseguimmo verso l'aereoporto
Quando arrivammo scoprimmo che tutti i computer erano in tilt e che non avremmo mai preso l'aereo per Milano, sul quale eravamo prenotati proprio per quella mattinata
Chiamai la redazione del telegiornale al quale non sembrava vero di avere un corrispondente a costo zero sul luogo del disastro.
La vacanza divenne work in progress.
Mi feci prestare una camicia ed una cravatta, andai in un centro che prestava il satellite per trasmissioni intercontinentali e apri' l'edizione del tg dell'una.
L'Enrico mi chiese: "Come va li'?"
"Tutto ok, risposi, grande spavento, ma la situazione è sotto controllo."
Da New York era collegata un altra giornalista che sapeva della cosa attraverso la CNN.
L'Enrico chiese alla tipa. "Tu cosa hai da dirmi?"
La tipa rispose: "Ci sono state scene di panico in città, la gente è stata tutta la notte in mezzo alla strada, centinaia di sciacalli sono all'opera, è un disastro."
Io pensavo ma che cazzo ne sa lei che è dall'altra parte dell'America.
In realta raccontava un sacco di palle, o meglio forse riferiva le palle che sentiva alla televisione..
I Californiani sono abituati ai terremoti e dopo il primo momento di panico la vita è ricominciata come se niente fosse, a parte i calcinacci per la strada, due giorni di coprifuoco e 50 morti nel crollo di una palazzina nella zona nord della città.
Ma nei caffè la mattina successiva, o meglio negli Starbucks, l'argomento sismico non veniva nemmeno affrontato.
Io allungai la mia permanenza a Los Angeles di una settimana, feci qualche altro collegamento, tranquillizzavo mentre la tipa di New York si divertiva a drammatizzare.
Poi tornai in Italia, chiesi un rimborso spese per la mia permanenza prolungata a L.A.
La produzione mi disse che non era prevista, e l'Enrichetto mi prese da parte e con il suo sorriso marpione mi mise a conoscenza che avevo avuto il culo di aprire il suo tg, e quel momento di gloria non aveva prezzo.
Quindi che la smettessi di chiedere un patetico rimborso spese.
Insomma avevo avuto un gran culo ad essere al posto giusto al momento giusto, del resto questa è la filosofia di molti giornalisti, non è importante la portata della tragedia, l'importante è esserci ed essere abbastanza fortunati da poterla raccontare con il ciglio preoccupato dell'eroe per caso.
E pensare che io mi sentivo solo un po' sfigato ad essermi trovato in quella cazzo di situazione di merda.
Quanto all'aprire il telegiornale in collegamento via satellite mi ricordo solo che con quella camicia e quella cravatta mi sentivo profondamente a disagio.
Non ricordo neppure di fighe che per avermi visto in quella "situazione pericolosa" abbiano improvvisamente deciso di darmela facendomi uno sconto sulla massa di idiozie che devi dire a una figa perchè te la dia.
O forse si, una aspirante soubrette che imprudentemente mi chiese: "Cosa si prova durante un terremoto?"
La buttai sul letto, la spogliai, e le dissi: "Chiudi gli occhi aggrappati alla spalliera del letto e lo saprai."
Very Funny.
21 Novembre 2004
Sapete qual'è il problema?
Ve lo spiego.
Il problema è nell'essere spettatori della propria vita.
Avere sviluppato il settimo senso, quello della non appartenenza.
O meglio quello dell'appartenenza duplice.
P ossedere noi stessi, ma nel momento in cui si possiede il nostro io è inevitabile venire a conoscenza dell'altro io, colui che possiede.
Cavallo e cavaliere.
Dove il cavallo è il nostro essere immerso nelle storie quotidiane, nei casini, nelle incazzature, nelle gioie e nei casini.
Il cavaliere è colui che guida.
Colui che sprona il cavallo a saltare piu' in alto, o a bloccarsi di fronte all'ostacolo.
Normalmente il cavallo procede nell'inconsapevolezza di avere un rompicoglioni sulla groppa.
Sente una tirata a destra e gira a destra, sente una tirata a sinistra e via a sinistra, sente un calcio nel culo e via al galoppo, sente un freno al morso e stop.
Alcuni cavalli di fronte all'ennesimo comando dato alla cazzo si chiedono: ma chi cazzo è che continua a darmi comandi, non lo vede, ma comincia ad avvertirne il peso e la rozzezza delle decisioni prese.
A quel punto il cavallo selvaggio da uno sgroppone, inarca la schiena e comincia a ribellarsi fino a che non si ritrova solo a poter decidere del suo destino.
Diventa cavallo e cavaliere.
E cominciano i casini.
E' responsabile delle sue scelte, e questa responsabilità lo porta inevitabilmente a giudicarsi e a non sopportare di essere giudicato.
Non esistono alibi alle strade sbagliaei, ai percorsi impossibili, alle soste non dovute.
E' un casino.
Prendete ad esempio la massa di giovani che procedono in gruppo nelle manifestazioni, nella ribellione adolescenziale, nella condanna del potente, nella globale condanna della globalità, nell'uso modaiolo e fashion di svarie droghe.
Sono il piu' eclatante esempio di come il cavaliere domini il cavallo, o meglio la massa di cavalli, ormai divenuti asini.
Usano slogan, hanno certezze, sputano sentenze che hanno un solo denominatore comune, l'essere dettate da qualcun altro.
Se ne appropriano senza la capacità di verificarne la vericidità.
Parlano della "copertina" senza mai aver letto il "libro".
Ma cio' che è inconcepibile è che questo movimento di massa che sembra combattere contro il potere (l'america, bush, multinzionali ecc...) è in realtà sovvenzionato e nutrito da un contropotere che ha in mano tutta la comunicazione.
Esempio: Libreria Feltrinelli Milano, sezione storia, decine e decine di libri si scagliano contro l'amministrazione americana, contro Berlusconi, contro i cosidetti "potenti"; il rock, o meglio il mondo della musica rock e pop è costellato da pseudo star che lanciano proclami usando tutti i mezzi di comunicazioni possibili contro i cosidetti "potenti", i giornali sono schierati contro i cosidetti "potenti", attori, porno star, presentatori, comici e cose simili, tutti uniti nel loro grido di battaglia contro i soliti cosidetti "potenti".
Bene, la tecnica è semplice e paracula, far passare per ribelli dei giovani che in realtà sono una mandria di pecoroni che imparano frasi a memoria e le ripetono.
Il cavaliere domina il cavallo, facendo credere al cavallo di essere libero.
Basta semplicemente indirizzare il percorso del cavallo verso strade facili, sicure, ipocrite e senza alternativa.
Tornando all'inizio:
"Sapete qual'è il problema?
Ve lo spiego.
Il problema è nell'essere spettatori della propria vita.
Quindi guardarsi vestiti come ribelli, urlare slogan di ribellione, e ad un certo punto fermarsi un attimo ad osservarsi e chiedersi.
Chi ha scritto le parole che sto pronunciando.
Come domandarsi chi spenderà i soldi che ho dato al pusher per farmi l'ultima canna.
Non saprete mai chi è, ma di sicuro è un figlio di puttana.
Ma a voi che importa, l'importante è lo sballo, e fuori di testa.
illudersi ancora una volta che il cavallo sia il cavaliere
Pirla. 17 Novembre 2004
Il freddo mi sta sui coglioni.
Mi sono appena messo a scrivere che entrano due tipi e mi salutano.
Poi mi fanno la domanda che non vorrei mi fosse mai fatta:
"Cazzo fai qui?, Perchè non sei piu' a Los Angeles?"
Non esiste risposta, mi limito a dire che ci tornero' presto.
Secondo i miei calcoli entro la fine del 2005.8 Novembre 2004
Conoscere. Ci sono cose che non è importante conoscere.
Ad esempio il futuro individuale, come l'arrivo di un amore, la fine di una storia, l'opportunità di un lavoro o la data giusta per una fuga.
Chissenefrega di sapere quando.
Eppure ci sono fatucchiere e maghe che mi fermano per strada e mi implorano di darle la possibilità di predirmi la vita.
Come se all'entrata di un cinema qualcuno si prendesse la briga di dirmi come andrà a finire il film.
Ricordo che delle mille previsioni non chieste nessuna si è mai avverata.
Una maga mi disse che mi sarei sposato dopo tre anni, da allora ne sono passati dieci.
Un amica con l'hobby della lettura delle carte mi disse che avrei avuto una figlia entro due anni, ne sono passati otto.
Una fidanzata stronza mi disse, sbattendo la porta, che l'avrei ricercata io, sono passati tre anni e mai l'ho cercata, piuttosto lei rompe i coglioni chiamandomi di notte con la scusa di aver sognato che ho avuto un incidente.
Il problema quindi non è se è possibile prevedire il futuro, ma a chi importa saperne.
Lo stesso vale per l'esistenza dell'anima, del karma o di qualsiasi altro elemento che si distacca dalla nostra esistenza materiale.
Dio esiste!
Si, va bene, e allora...
L'anima esiste!
Si, va bene, e allora...
Il karma esiste!
Si, ho capito, e allora...
E ALLORA.......
Allora cosa cambia?
Forse che devo adeguare il mio comportamento alla possibilità che esistano fattori imperscutabili legati ad esistenze e concetti non materili?
Dovrei smettere per questo di dare da mangiare al mio gatto.
O forse dovrei finirla di vendere mutande?
O magari dovrei cercare di innamorarmi di piu', con un palese sforzo di convincimento capace di modificare i miei sentimenti.
O forse dovrei vedere la cattiveria umana come compensazione di chissa quale cazzo di deficit karmico.
Chissà, forse non dovrei piu' sorprendermi del fatto che il bene è maledettamente svantaggiato nel combattere il male restando fedele alla sua moralità bigotta e vigliacca.
Ieri sera una ragazza che si autodefiniva sensitiva, profonda e profondamente credente nella reincarnazione mi ha confessato di essersi trombata un marito padre di due figlie perchè anche lui era "in cammino".
"In cammino verso dove?" Le ho chiesto.
"In cammino verso la verità, verso la scoperta di se stesso, verso la pace karmica universale." Mi ha detto.
L'essere in cammino non gli ha impedito di cornificare la moglie e di trombarsi la fatucchiera sensitiva.
Cosi' va la vita, c'è chi si immerge contando solo sulla capacità dei propri polmoni e chi ha bisogno di bombole piene d'ossigeno.
Ma quello che mi fa incazzare è l'espressione compiaciuta e bastarda di coloro che usano le bombole quando vedono noi in apnea arrancare e tornare in superfice.
E' solo una questione di scelte.
Meglio stare sotto poco ma senza artifici o rimanere in profondità con il peso sulle spalle di tutti quegli artifici mistici?
Fate voi.
4 Novembre 2004
Ieri a Londra è stato ucciso il regista Theo Van Gogh, aveva girato un documentario sulla condizione femminile nelle società di religione islamica.
Michael Moore nel frattempo supera i 40 milioni di dollari al botteghino per il suo documentario su Bush.
C'è chi paga per le sue scelte, e chi incassa...
Sollevando la pelle si intravede l’anima, come un velo sottile di sentimenti che il tempo ha deposto. Simile ad un deposito di polvere adagiatosi sull’angolo dell’esistenza.
OGGI
Cerco
Disperatamente
Un emozione
Che dia alla vita
Un senso.
Non un Dio
Ne una rivelazione
Tantomeno
Una spiegazione scientifica.
Qualcosa di diverso
Come l’idea
Che qualcuna di speciale
Mi aspetti
Dietro l’uscio di casa.
Qualcuna che parli
Una lingua
Simile alle fusa di un felino.
La sorpresa
Di un paio di occhiali
Abbandonati
Di fianco al letto
E il tuo respiro
Che appanna
Il vetro
Mentre fuori nevica
Cosi’ tanto
Che sembra di essere
Imprigionati
In casa
Da un muro
Di bianco.
Cerco
Un traguardo
Che non assomigli
Alla fine di qualcosa
Non so se mi spiego.
Ieri sera
Un amica
Mi ha parlato di una scopata
Sotto effetto cocaina
Con un piccolo divo
Delle telenovelas
E dopo il sesso
Diceva
Hanno parlato
Del bene che Lui
Vuole al mondo.
Quale mondo?
Strisce di merda
Corteggiamenti senza fine
Con lo scopo di un amplesso
Di sette secondi
Pompini
A cazzi sconosciuti
Scambiandosi
I corpi
Come fossero parti di automobili
Da rottamare.
Tutto questo
Mi lascia perplesso
Lasciandomi solo
Nella mia ricerca
Di un qualcosa
Di vero
Senza aver bene compreso
Cosa sia vero.
Ma so per certo che il naso
È fatto per annusare
Qualsiasi odore e profumo
E non polvere bianca
So per certo
Che il mio uccello
Non ha il bisogno di trovare
Un nido qualunque
Dove riposare.
So per certo
Che la speranza
Non vada affidata
A nessun predicatore.
So per certo
Che nessun uomo
È sincero con se stesso
Se si camuffa
Da stronzo
Tossicodipendente.
So per certo
Che il coraggio
Di essere se stessi
È il coraggio
Meno visibile
Ma il piu’ valoroso.
Scrivo
Scomodamente seduto
Su un treno
Che da Roma va a Milano.
Con un senso di nausea latente
Che mi prende ogni volta
Che mi affido
Ad un mezzo di cui ignoro
Il conducente.
Sono sospeso
In un periodo di tempo
Che non trova giustificazioni
Mentre un suonatore di chitarra
Suona tra la carrozza uno e
La carrozza due.
E questa merda di treno
Balla come una ballerina
Di salsa
Senza il minimo senso
Del tempo.
Se lascio andare i pensieri
Scoppia un casino.
Ci provo.
Luci
Che illuminano
Facce sorridenti
Torte di compleanno
E fighe stratosferiche
Attorno al festeggiato.
Champagne
Registi
Attori
Imprenditori
Uomini di successo
Che festeggiano
Se stessi
Nel locale alla moda.
Io mi chiedo
A cosa mai penseranno
Le persone di successo
Un attimo prima di addormentarsi.
Sorrideranno
Consapevoli del culo
Che hanno
O semplicemente
Pregheranno se stessi
Perché il loro
Ego
Li possa difendere
Dalla consapevolezza
Che tutto cio’
Che hanno guadagnato
Non è altro
Che un biglietto
Scaduto
Per il paese delle meraviglie.
In fondo
È solo una questione di prezzo
Se l’acqua costasse
Come costa lo champagne
Basterebbe
Aprire il rubinetto
Per trovare
Milioni di donne
Pronte a dartela.
Si chiama
L’attrazione
Del non futuro,
il desiderio
di avere cosi’ tanto
da sapere che fino alla fine
ci sarà abbastanza
per non chiedersi del domani.
16 Ottobra 2004
Indubbiamente sono un cazzone.
Di quelli che sparano cazzate a raffica per il solo gusto di ottenere un risultato:
Qualche sia il risultato non è importante, cio' che conta è di mettere quella fottuta palla in meta.
Sono un fanatico della dialettica con il fine di convincere chiunque che cio' che pensa è falso.
Mi arriva un fascista e gli spiego perchè è un coglione.
Mi arriva un comunista e faccio lo stesso.
Mi arriva un centrista e mi mette in crisi.
Ma tanto non esistono piu' moderati, quindi il problema non sussiste.
Faccio lo stesso con le fighe, di fronte alla loro stupidità permanente non sorrido e mi incazzo.
Non me ne frega che tirino fuori un bel paio di tette o che comincino a sculettare, io non posso fare a meno di far notare quanto siano imbecilli.
Certo è che poi mi ritrovo a dormire da solo mentre se avessi avuto un minimo di tatto probabilmente ci sarebbe qualcuna di questo cerebro lese a succhiarmi l'uccello.
Ma conoscendo a memoria la storia di un pompino posso anche concedermi il lusso di non rivedere lo stesso film.
Naturalmente c'è caccia grossa attorno alla scoperta di un eccezione.
Ma se una volta le eccezioni confermavano le regole, oggi la regola non fa eccezione.
Poi rivedo lei, e come fosse l'apparizione di un alieno, apparizione indiscutibile di qualcosa di non terrestre, in quel momento anche un bastardo scettico come me comincia a credere all'esistenza di forme di vita extraterrestre.
Ma lei è unica, le altre sono confondibili come le ciliegie su un albero.
Tutte uguali, soliti discorsi, soliti meccanismi mentali, solite frasi e solite certezze e dubbi.
Ormai uscire la sera con qualche figa è diventato monotono come guardarsi il Maurizio Costanzo Show.
Ieri sera ero al Dixieland con due tipe.
Una era innamorata del solito uomo sposato, mi sono sentito raccontare la solita storia dell'amore che trionfa, ma per ora trionfa solo l'uccello del fredifrago.
L'atra, trentenne d'assalto, sembrava una a cui non davi una lira, poi si è tolta il moncler e ha tirato fuori una scollatura mozzafiato con due bocce paura e sul seno sinistro il tatuaggio di una farfalla.
Bella figa, mi sono detto, trombabile senza esistazione.
Poi davanti ad un bar la trentenne viene presa da agistazione improvvisa, mi chiedo che cazzo sta succedendo, e porca puttana scopro che la causa di questa eccitazione è la presenza del cantante dei Tiromancino.
Ma chi cazzo è questo cantante dei Tiromancino?
Scusatemi ma non me intendo.
Cmq la trentenne e l'amante del fredifrago cominciano a fare piani su come portarsi via il cantante.
Ad assistere a questo patetico tentativo di conquista ci sono io e ,sopratutto, ci sono due miei amici che dieci minuti prima avevano pagato la cena a queste due stronzette.
( Io non pago mai la cena ad una figa, è un principio al quale non concedo eccezioni)
La situazione è paradossale, quel coglianazzo riccioluto cantante di chissa cazzo che cosa che marpiona le due ragazze senza spendere una lira, ma col potere incommensurabile della pacchiana popolarità, e i due tacchini che avevano offerto la cena che si ritrovano spelacchiati a guardarsi attorno e pensar: "Che cazzo sta succedendo."
Per quel che riguarda me mando affanculo le due tipe e me ne vado in un altro locale a trovare una mia amica che trovo mezza ubriaca fradicia.
Mi chiede se vado con lei da qualche parte, dico che ho sonno e me ne vado a nanna.
Tipica serata milanese.
11 Ottobre 2004
Dio è morto.
Superman è morto.
Come cazzo sta l'uomo ragno?
7 Ottobre 2004
Parliamone.
Mi sento una chiavica, ma non è male.
Come se mi fossi fatto sette canne ed invece ho speso molto meno e mi sono fatto di antibiotici per un cazzo di dente devitalizzato di merda.
Cazzo!! Monica perchè spari certe stronzate.
Ieri mi hai descritto come una specie di idiota collezionista di ragazzine rincoglionite. Ti ringrazio per la fiducia ma da un mese a questa parte me ne vado a dormire da solo.
Qualcuno mi spieghi perchè devo sempre essere confuso con un qualche genere di playboy idiota e superficiale.
Amen. Tanto non c'è nulla da fare, è cosi' da sempre.
Andiamo oltre.
Stronzate del mattino:
Il programma piu' stupido che abbia mai visto va in onda alla mattina, si chiama verissimo, già il nome è una presa per il culo, perchè il vero' è vero e il verissimo è una presa per il culo della verità.
Per farvi un esempio non esiste il bianchissimo o il nerissimo, il superlativo è superfluo e concepito per truffare il prossimo.
Tornando a questa stronzata di programma stamattina c'era Marta Marzotto che rivelava di essere andata al matrimonio di un dirigente della Fiat (certo Elkan o qualcosa del genere) con un vestito pagato sette euro al mercato ma con una collana che valeva diverse centinaia di milioni.
Che cazzo me ne frega, ho pensato.
Ma quello che mi ha fatto incazzare è questa snobberia tamarra, questo tentativo di distinguersi creandosi un personaggio da megera di classe.
Poi c'era un servizio sui calciatori che lanciano le loro linee d'abbigliamento.
Un gruppo di coglioni che sfruttano la visibilità data dal pallone per convincere una massa di compratori idioti a comprarsi felpe e magliette fabbricate in turchia a due euro l'una e rivendute cento volte tanto.
Il coglione abbocca.
Per finire un servizio su qualche troietta televisiva e il suo calendario.
Una scorpacciata di tette e culi che alle nove del mattino è indigeribile.
Ma la gente beve.
Beve e si ritrova ubriaca di coglionerie, il cervello si artrofizza, il risultato è una massa di zombi che godono nel fare shopping e nel cercare d'indovinare chi vincerà il grande fratello.
Ho frequentato l'ambiente della televisione per parecchi anni, mi sono licenziato dal mio mestiere di giornalista televisivo pur di non cedere alla tentazione di diventare parte di questo meccanismo che riduce in nulla le possibilità di consapevolezza umana.
La gente mi chiede: Perchè non torni a fare qualcosa in tv?
La risposta è che ad alcuni piace prendersela nel culo, anche senza vaselina, ma per altri il culo è un organo a senso unico, solo uscita.
Faccio parte degli altri.
Certo si rinuncia ai soldi, al posticino migliore al ristorante, a vagonate di fighe che ti scopano solo per essere notate accanto al personaggio, si rinuncia anche alla stima di genitori e parenti, ma tutto questo non vale la candela che dovrebbe sodomizzarmi mentre sorrido come un idiota.
Una cogliona l'altro giorno mi ha scritto una e-mail.
Eccone la parte migliore:
" Se una ragazza normale, (praticamente di quelle che non hai mai incontrato tu) magari in cerca di marito vero con controcoglioni, anche semplice operaio ma con dei carismi, un giorno legge le tue storie... bhe' potrebbe quasi pigliarsi un colpo e ovviamente scappare ben lontano da te.
Sfiga chiama sfiga. Quindi C A N C E L L A il passato. Vivi il presente e guarda al futuro.
Noi abbiamo il potere di "chiamare" le cose, gli eventi. In fondo in fondo lo sappiamo. Se invece vuoi allungare il tuo elenco delle storielle: Iguana, Artista... bhe' ognuno e' libero di scegliere come vivere e sono sicura che nuove avventure ti aspettano."
Cazzo mi ha detto di cancellare il mio passato. Tutto cio' che ho. Praticamente resettarmi come un computer andato in tilt, togliere il virus formattandomi.
Ma se lo cancelli lei il suo passato, io me lo tengo stretto, nella tasca dei pantaloni, magari legato con un fil di ferro alla cintura.
me lo tengo stretto come le sfighe e le fortune che mi sono capitate.
Come le storie belle e quelle brutte, al costo di non trovare una "ragazza normale" che mi voglia sposare. (Già il verbo "sposare" mi fa venire i brufoli).
Abbiamo tutti un elenco di storielle alle quali siamo affezionati e solo i coglioni ci rinunciano.
Oggi arriva un altra e-mail.
Mi scrive Roberto:
"egregio, spett.le, o ciao...
uno non sa mai come cominanciare a scrivere, se attenersi alle formalità, se essere libero o se fregarsene e scrivere di botto, dimenticando anni di
soprusi letterari perpretrati nei lunghi anni scolastici... premessa
io sono (chi se ne frega penserai) un lettore spassionato del tuo sito,
mi piacciono i punti di vista aperti e a 360 gradi in tutti i campi...
delle gran seghe mentali su discorsi a cui al 90% delle persone non frega un cazzo e che fondamentalmente non servono ad un cazzo pero' ... è bello... e tutto cio' che ci da gioia merita di essere portato avanti... fosse anche stare sul cesso ore in attesa del formicolio e poi alzarsi e camminare da deficente...
amici che ti hanno conosciuto ti giudicano brillante e ' tagliato (cosa vorrà dire poi...)' io direi piu' semplicemente ispirato, uno che riesce a cogliere i particolari in quello che fa' ... anzi meglio... in quello che vive...
e la cosa aggiunge punti di riflessione al mio io vivente...
le mattine post sbronza sono sempre un casino... se poi sei solo in ufficio... ancora peggio... "
Bisogna saper scegliere i propri amici.
2 Ottobre 2004
"Each man kills the thing he loves" canta Jean Moreau.
L'uomo si sa è coglione per natura.
Finalmente Milano è grigia, stamattina la riconosco, pallida come un morto.
La macchina ha la batteria a terra, uso la moto, il gatto si è fatto i cazzi suoi tutta la notte, credo abbia trovato una gattina da scopare, stamattina quando è tornato a farsi vivo aveva una faccia che sembrava dirmi: "Se il padrone non combina un cazzo ci penso io a tenere su la reputazione della famiglia."
Bagno caldo ricordando ieri sera, un bicchiere di vino rosso e racconti di venti anni fa, un amico ha ritrovato una cassetta con delle mie vecchie canzoni, c'è anche un blues improvvisato al quale ogni tanto pensavo dandolo per disperso.
Che effetto mi farà risentire quell'assolo di chitarra che feci ubriaco, fatto e con l'incoscienza dell'adolescenza.
Da quel che ricordo quel pomeriggio suonai alla grande.
Stile Eric Clapton.
Ma i ricordi ingrandiscono le prestazioni, oggi quando lo riascoltero' forse rimarro' deluso.
Quattro coglioni entrano in negozio, stanno accanto alla porta, si danno un occhiata intorno e poi escono.
Non li sopporto questi clienti, o entrano o se ne stiano fuori, queste occhiate furtive mi fanno incazzare.
E poi lei.
O meglio tu.
Ieri mi hai detto che sono banale.
Una settimana fa qualcuna mi ha detto che sono fighetto.
Domani mi diranno che sono comunista.
E vualà la trasformazione sarà completa.
Evidentemente non mi conosco proprio.
Al di là del muro su cui tutti scrivono i loro commenti ci deve essere qualcosa che sfugge alla comprensione.
Eppure è tutto cosi' chiaro.
Sembra davvero cosi' stupido aspettarsi dalla vita un qualcosa che spezzi la monotonia, è davvero cosi' folle attendere di essere riconosciuti, è forse da pazzi desiderare di essere desiderati.
Ma l'errore c'è.
Ragazzi e ragazze, uomini e donne, bisogna imparare a stare al proprio posto.
Non sbulaccare, mostrare il sorriso e il biglietto numerato, accomodarsi in poltrona ed attendere l'inizio del film.
Non fare commenti, ridere se c'è da ridere, piangere se c'è da piangere.
Fuori chi trova divertente una scena drammatica, fuori chi trova triste una battuta ironica.
La massa degli spettatori si irrita di fronte alle risate solitarie o ai pianti inopportuni.
A volte mi viene voglia di mandare tutti a cagare, una pecie di vaffanculo planetario, rinchiudermi nella mia nuova casetta a vedere film ed ascoltare musica.
Poi accade che un amico dei tempi che furono mi schioda dal divano e mi ricorda di tutte le cazzate già fatte, ci aiutiamo un l'altro a definire la strada fatta e quella da fare.
Ti ricordi di Alessandra?
Si.
E se la chiamassi ora, lo so che sono passati piu' di vent'anni...
Non farlo.
Perchè?
Probabilmente se riesci a rivederla ci rimarrresti di merda, ti troveresti di fronte una quarantenne sposata e invecchiata. Quello è passato, lascialo dov'è, non sputtanarlo mischiandolo con il presente.
Ha ragione. Non chiamerò nessuno.
Un bacio a Giada e leggi cosa ho scoperto sul nome che porti, o meglio sulla pietra alla quale si ispira.
Poche pietre preziose possiedono la ricchezza di leggenda e tradizione magica, il senso di mistero eterno e di imperscrutabile finezza, l'aura di antichità e opulenza che evoca una parola come giada.
Mai nome fu piu' azzeccato.1 Ottobre 2004
Ho un tamburo compratio in Arizona appeso al soffitto di casa.
E' stato costruito da un artigiano nativo americano.
La sua altezza da terra è di circa un metro e settantacinque centimetri quindi quando non mi accorgo della sua presenza e passo di li, inevitabilmente ci do contro una testata.
Ed ogni volta che accade mi sovviene un pensiero:
"Esisto!"
Esisto per svariati motivi.
Il primo è il dolore pazzesco che mi fa incazzare.
Il secondo è che "io" sento l'esistenza del tamburo.
Il terzo è che il tamburo sente la mia esistenza e comincia a ciondolare per qualche secondo. Ciondolando sembra che sorrida e mi dica: "Ma guarda che sei proprio un coglione, è un mese che tutte le mattine mi vieni a sbattere contro"
Bene appurato che io esisto una domanda sorge spontanea:"Lei esiste?"
Ho alcuni indizi della sua esistenza.
Ho trovato sulla cartina della Francia che Aix de Provence esiste veramente.
La sua voce sembrava reale, ma una voce è solo un indizio, i suoi pensieri sono una prova.
Quando la vidi fu un attimo, poteva essere un illusione ottica, ma il desiderio che provai di rivederla erano un altra prova.
Abita in una casa minuscola, per quanto piccola sia una casa nessuna casa ha un senso se non è abitata.
Si, credo davvero che lei esista.
Attimo di confusione.
Ho fatto un pensiero che mi ha fregato.
Ho pensato:" Cosa posso scrivere che le piaccia?"
E mi sono bloccato, paralizzato, un coglione immobile davanti al computer.
Perchè vorrei scrivere qualcosa che la impietrisca, che le faccia pensare: "Io torno domani e mi butto fra le sue braccia.", una specie di formula magica che l'attiri a me.
Cazzo, io non la conosco la formula magica, sono mago merlino con problemi di memoria, ho una bacchetta magica sminchiata, e un corvaccio sulla spalla che si offre di fare un volo in Provenza per ricordarle che esisto.
Accetto la proposta del corvo, lo trasformo in un volatile dall'aspetto un minimo piu' rassicurante e lo mando in missione.
Ehi tu che stai laggiu', se vedi una specie di passerotto dall'aspetto vissuto sappi che è li per ricordarti che il Prussia esiste.
Non dargli briciole di pane, mangia come un porco e poi ha problemi con il volo.
Fagli un sorriso e noi ci saremo capiti.
27 Settembre 2004
Lo specchio ribalta la situazione avvertendomi della presenza di un intruso nella mia camera da letto.
Faccio finta di niente, attendo che si avvicini, poi, quando è a portata di braccio mi volto di scatto piantandogli lo spazzolino da denti sotto il collo.
Con una spinta lo sbatte sul pavimento, gli salgo addosso.
"Chi cazzo sei?" Gli dico.
"Mmmmmm...."
"Chi cazzo sei?"
"Se noooon tttoooogliiii lo spazzzzzzolino....
Allenta la pressione.
"Chi cazzo sei?"
"Sono valter..."
"E chi cazzo è valter."
"Sono io."
"Chi cazzo sei tu..."
"Lasciami andare e ti spiego."
Faccio per alzarmi e il bastardo mi salta al collo, gli do' una gomitata nella stomaco, due calci nel culo mentre sta cadendo, poi gli sono di nuovo sopra.
"Vieni fuori."
Lo prendo per il cappuccio della merdosa felpa che indossa e lo porta fuori.
"Come cazzo hai fatto ad entrare?"
"La porta era aperta."
"Cazzo vuoi..."
"Tu..."
"Io cosa?"
"Tu sei un bastardo."
Gli mollo un bel durone nella gamba.
"Chi è il bastardo?"
"Tu sei il bastardo, hai chiavato la mia donna."
Per un attimo mi chiedo chi sia la donna di questo coglione che mi sono chiavato. Non mi viene in mente nessuna. Altro pensiero.
"Tua donna sta minchia, cos'è le donne le compri al mercato, hai un contratto d'acquisto, nessuna donna è tua...capisci?"
"Mmmmm"
Calcio nel culo.
"Mi capisci ora."
"Non dovevi chiavarti la mia donna...dopo sette anni che stiamo insieme."
"E che cazzo volevi farmi."
"Vederti."
"E ora che mi hai visto."
"Hai la faccia da cazzo che mi aspettavo." E sorride.
Cazzo no, non doveva sorridere, quel sorriso ha allentato la mia presa, lo appoggiato contro il muro, lui mi guarda, dice.
"Ma a te non è mai successo?"
"Cosa?"
"Che una stronza che sta con te si scopi qualcun'altro e tu vuoi vedere la faccia di questo bastardo che si chiava la tua donna."
"Ma io non so nemmeno chi sia la tua donna."
"Ne chiavi troppe."
"Magari."
"Barbara."
"Barbara cosa?"
"Si chiama Barbara."
No, non ho trombato con nessuna Barbara, non almeno negli ultimi cinque anni.
"Barbara chi?"
"Bionda, tipa fuori di testa, ha i capelli biondi....e due ciocche blu...."
"Silvia."
"Chi è Silvia."
"Una bionda, completamente fuori con due ciocche blu e...."
"E cosa???"
"Niente."
"Cosa niente...cosa cazzo stavi dicendo."
"Simpatica....e è simpatica e comunque si chiamava Silvia."
"Ti ha riempito di palle, si chiama Barbara. L'hai trombata."
"Veramente no."
"E i messaggini..."
"Quali messaggini?"
"Cazzate del tipo "sei bellissima", "mi hai fatto impazzire", "quando ti rivedo"."
"Mai mandato messaggini a Silvia...che mi ricordi..."
"328 073...430, e' il tuo numero?
"Si."
"Sei una merda."
"Senti, a parte il fatto che per quel che ne sapevo io Silvia non era fidanzata, ma cosa cazzo vuoi da me."
"Vederti, vedere quale faccia di merda mi ha trombato la ragazza."
"Bene, ora che hai visto questa faccia di merda puoi portare via i coglioni."
"Tanto è tornata."
"Bene."
"E ora ci amiamo piu' di prima."
"Sono contento."
" ...e mi ha detto che con te è stata una scopata di merda."
"Davvero?"
"Giuro."
"Chi l'ha detto?"
"Barbara."
"Beh, non l'ha detto Silvia."
"Cazzo, Silvia è Barbara."
"L'importante è che non l'abbia detto Silvia, se l'ha detto Barbara a me va bene."
"E' la stessa cosa."
"No stronzo, non è la stessa cosa. Barbara è la tua fidanzatina, che vive con te da cinque anni...o sei......cazzo me ne importa, è quella che tu hai portato dai genitori, quella che hai promesso di sposare nel paesino dove sei nato, quella che ormai è piu' un amica che un amante, quella che non vuoi che esca con le sue amiche, quella che è nella fotografia con te accanto a Cortina, tu in completo da sci azzurro, lei con quei paraorecchi rosa, quella che ti prepara le uova strapazzate....vai pazzo vero per le uova strapazzate? E' quella a cui non hai mai leccato la figa, quella che scopi velocemente perchè poi inizia Controcampo e devi sapere quello che è successo all'inter, quella che ti viene a prendere in ufficio alle sette e mezzo e in macchina dall'ufficio a casa gli racconti come è andata la borsa e come è stato vantaggioso comprare le azioni Alitalia e rivendere il giorno dopo, è quella che ti ha accompagnato sabato scorso a vedere quella specie di BMW che non si capisce se è un fuoristrada o una macchina da corsa, e tu le hai detto che è perfetta per portare bambini, i vostri bambini.
Barbara è quella che quando ti sei presentato le hai detto che non capisci come facciano le fighe a trombarsi i poveri, ed è sopratutto quella che lasci in camera quando sei in salotto a tirare coca con i tuoi amici."
"Chi cazzo ti ha detto queste cose?"
"Me le ha dette Silvia. che è quella con qui ho fatto l'amore tre giorni fa, che è salita sulla mia Smart mezza scassata sorridendo quando ha sentito che casino faceva la marmitta scassata, Silvia, che è quella che non ne puo' piu' dei fighetti che vanno a Cortina a mostrare i loro fuoristrada nuovi, Silvia, hai presente quella che tiene per il Milan e pensa che gli interisti abbiano tutti problemi di autostima, quella che odia cucinare e che non capisce un cazzo di movimenti finaziari, azioni e investimenti, quella che dice che è troppo giovane per fare figli e che sopratutto mi ha confessato di essere prigioniera di un fidanzato violento, possessivo e rompicoglioni."
Afferro lo stronzo per il collo.
"Siete tornati insieme...? Gli chiedo.
"Si.....iiiii"
"Sei sicuro...rispondi...siete tornati insieme...."
"Veramente....io voglio che lei torni con me...."
"E lei?"
"Lei è da una amica...e' una settimana che non la vedo."
"E la chiami trenta volte al giorno minacciandola e rompendogli i coglioni."
"Non è vero."
Stringo.
"Si...e' cosi'."
"Come ti chiami?"
"Valter."
"E' vero...bene Valter se tu rompi ancora i coglioni a Silvia..."
"Barbara."
"...se rompi ancora i coglioni a Barbara, o a Silvia io ti spacco in due."
"Va bene."
"Va bene, cosa?"
"Va bene, non la chiamo piu'."
"Sicuro?"
"Giuro."
"Giuralo sulla cocaina e sui soldi che sono la cosa a cui tieni di piu' al mondo."
"Lo giuro...."
"Su cosa?"
"Sulla cocaina e sui soldi."
"Bravo."
Gli lascio il collo.
Lui si rimette a posto la felpa, fa per dire qualcosa...
"Non ho sentito?" Dico.
"Comunque...."
"Comunque che cosa?"
"Niente"
"Ora fuori dai coglioni."
Lo accompagno tenendolo per il braccio fino al suo BMW, ancora quello vecchio modello.
"Bella macchina."
"Lo so."
"Sarebbe un peccato ritrovarla sfasciata."
"Ho già capito, non c'è bisogno che sfasci la macchina."
Valter sale sull'auto, mette in moto e se ne va.
Tutto questo un po' di tempo fa.
Nei giorni dopo il fatto ho rivisto Silvia, che ho cominciato a chiamare Barbara, lui è sparito dalla sua vita, lei per un po' ha abitato con una sua amica, avolte stava da me.
Poi una sera ad una festa all'old fashion ha incontrato un fighetto stile camicia inamidata e doppiopetto fatto su misura, porsche parcheggiata fuori.
Si è fidanzata con lui.
"Almeno lui non tira." Mi diceva.
Io ho smesso di trombarla quando me lo presento' una sera con aria da gatta morta che tiene l'uccellino tra le zampe.
Era un bravo ragazzo nonostante tutto, e non si trombano le fidanzate dei bravi ragazzi.
26 Novembre 2004
Era seduta su una panchina di un parco sfigato milanese ma la sua postura e la sua eleganza trasformavano quel pezzetto di terra verde in un minuscolo Central Park.
La osservai da lontano e mi trasformai in un italico Woody Allen, in lei rivedevo l'eleganza e l'intelligenza meditativa di una Deane Keaton.
Volevo avvicinarmi e chiederle qualcosa ma arrivato a qualche metro di distanza fui intimidito dalla sua orgogliosa immobilità.
Mi allontanai, non senza prima aver detto all'amico che era con me.
"Ma hai visto che carina è quella donna seduta laggiu'?"
Mangiai un panino e tornai in negozio.
Passano dieci minuti e chi mi entra...proprio lei la "Newyorkese" bella e impossibile.
Va verso il reparto mutande, ne sceglie due, faccio due pacchetti regalo.
Cerco una tecnica d'avvicinamento. Dio mi aiuta e quando esce ho il suo numero di telefono.
Nei giorni successivi passa ritrovarmi, le mando qualche messaggio telefonico, poi finalmente organizziamo una cena a casa mia.
Ieri sera, lei e una sua amica, io e due amici.
Verso mezzanotte Lei lancia l'idea che risolve la serata: "Perchè non ce ne andiamo all'Hollywood a ballare?"
Chiaro che un uomo deve prima di tutto farla divertire, quindi sarebbe imperdonabile non assecondarla.
Via...si va all'Hollywood.
Premetto che delle donne pensavo di aver capito qualcosa, e tra quel qualcosa c'è la presenzione di poterle catalogare con uno sguardo.
Lei era la Diane Keaton meneghina, nata per sbaglio in un paese di pizza e spaghetti, ma in realtà destinata dalla sua eleganza al canyon di Fifth Avenue.
Con il suo sguardo curioso, ammirato ma non avido che attraversa la vetrina di Tiffany.
Ed invece...
Ed invece di donne non capisco un cazzo.
Ed appena approdata nel privè della disco ho visto New York trasformarsi in Spacca Napoli.
Lei e la sua amica cominciano a ballare scatenate come nemmeno la piu' invasata cubista potrebbe immaginare.
Sculettamenti, piroette, veloci balzi verso il pavimento, poi ritorni in quota con saltelli accompagnati da urletti libidinosi, la mani che volteggiano come "gabbiani senza ali" sopra le teste di uomini che via via si fanno sempre piu' arrapati.
Attorno a loro si forma un capanello di cazzi che tentano in tutti i modi di trovare un sistema di avvicinamento adeguato alla circostanza.
C'è un contrasto evidente fra la irrefrenabile danza delle tipe e i movimenti accennati e pacchiani di un gruppo di manager in gita premio fra le luci di una Hollywood di dieci metri quadrati.
Lei e la sua amica si strusciano come gattine arrapate, i micioni in cappotto e camicia bianca sudano ma mai abbandonano la loro divisa da Wall Street.
Io cerco di stargli dietro, ballo per una volta, ma la ressa attorno all'osso è sempre piu' complicata da gestire.
Uno di questi tipi offre da bere a tutti, anche a me che non sa nemmeno chi sono, ma mi ha visto arrivare con la gattina, e cerca di comprare la mia accondiscendenza, o forse cerca solo di capire che cazzo di rapporto abbia con le due ballerine.
"Fanno tirare il cazzo a tutti." Mi dice nell'orecchio.
"Compreso a te." Rispondo.
"Chi ti trombi delle due?" Chiede.
"Nessuna delle due, rispondo, buttati pure."
E lui si butta ancheggiando, simile ad un Alvaro Vitali in versione musical.
Bicchiere di Wodka Lemon nella mano sinistra, sigaretta nella mano destra.
L'amica intanto improvvia una danza del ventre.
Un tipo con cappotto gessato e colletto di velluto le si avvicina.
Lancia sguardi di arrapamento mimetizzati fino a trasformarsi in una imitazione dell'occhiata che l'esperto d'arte lancia verso un Van Gogh di cui non sospettava la conoscenza ma di cui sa di potresi permettere l'acquisto.
Lei lo vede, e credo intuisca subito che dall'abbigliamento quell'uomo d'affari, capitato per caso in una discoteca, possa permettersi l'acquisto e le si avvicina.
Gattoneggia, sembra dirgli: "Ti prego comprami e appendimi nella tua camera da letto, ne ho le palle piene di stare in un museo pieno di luci psicadeliche."
Io osservo la scena, abbastanza incazzato, e sapete perchè?
Perchè conosco le regole e non le sopporto.
Conosco lo sguardo da marpione e non lo sopporto.
So le stronzate che questi uomini che comprano auto al di sopra delle loro possibilità in leasing eterni sanno inventarsi e non le sopporto.
Conosco il meccanismo di compravendita, di baratto improvvisato,di mercatino rionale della figa che un cappotto con colletto di velluto mette in moto, e non lo sopporto.
Ripenso alla mia tecnica tipo "Il principe cerca moglie" in cui mi presento come un ex barbone in cerca di sentimenti veri e mi sento patetico.
Alle tre del mattino la Diane Keaton di Spacca Napoli da il suo numero al nano con la mania dell'offrire drink, la bionda da il suo numero al cappotto che indossa l'uomo.
Io guardo il mio amico e gli dico: "Portiamo via i coglioni."
Lui mi ricorda che le loro borse sono nella nostra macchina.
Mi avvicino alla ballerina in temporaneo riposo per scambio di codici d'accesso, le dico che vado.
"Ti raggiungo subito." Risponde.
Siamo in macchina, dico al mio amico:
"Scommettiamo che prendono le borse e tornano di sotto."
Lui furbo non scommette.
Loro arrivano, prendono le borse e dicono: "Noi rimaniamo qui."
Bingo.
Allora non è vero che di donne non capisco piu' un cazzo.
Torniamo verso casa, dico al mio amico che non saprei descrivere cosa provo.
Lui si gira verso di me e dice: "Vuoto, io provo una sensazione di vuoto."
Bravo, è vero.
Il vuoto, ecco cosa rimane dopo una serata come questa.
Esistono donne al mondo che con cinquanta chili di peso sappiano riempire un barattolo di sentimenti?
Esistono. Ma da tempo non ne incontro.
Come esistono donne che un barattolo di liquido seminale represso riescono a sentirsi vive.
Ieri sera ero con due di queste.
Domani andrà meglio.

19 Settembre 2004, o forse è il 20
Quant'è bella New York in Giugno cantano Jeff Bridge e Robin Williams, sdraiati nudi sull'erba di Central Park di notte.
Jeff è tornato dalla sua ex, l'unica che l'amo' davvero, Robin ha trovato un nuovo amore dopo la tragica scomparsa della sua prima moglie.
Il mondo va avanti dopo essere andato indietro, in una continua giostra di fastforward e rewind.
Siamo marionette che avvertono la presenza dei fili ma non vedono nessun burattinaio.
Oggi ho messo a posto la casa, passato l'aspirapolvere, pulito i mobili, messo a posto le fotografie, mi sono preso cura della tana e del passato.
Ed è questa l'unica cosa che fa passare il tempo piacevolmente, allegerendolo del suo peso.
Mi sono imbattuto in una foto in cui baciavo Cecilia nella Valle della morte, poi in un altra dove c'era un pranzo consumato in qualche ristorante americano, poi un orizzonte greco e una ragazza con un topo portato sulla spalla.
Mi meravigliavo del fatto che quella era la mia storia, che ne avevo una prova visiva, che ero stato laggiu' e che ora fossi qua.
Tendo a slegarmi dalla storia della mia vita da quando ho capito che agli umani non interessano le storie.
Eppure ero io, Cecilia è stato il grande amore della mia vita e quel viaggio on the road rimane un sogno realizzato.
Quel pranzo mi ha fatto venire in mente le centinaia di luoghi in cui ho mangiato, ogni giorno un posto diverso, facce diverse, visioni diverse intraviste dalla finestra.
L a Grecia, sette anni di fila, da quando si dormiva sulla spiaggia perchè non c'erano alberghi fino alla devastazione dei super hotel extra lusso.
La ragazza russa che viaggiava con un ratto domestico incontrata per caso a New York e che mi segui' fino a New Orleans dormendo con me, io a destra, lei a sinistra, il topo chissà dove.
Ero io, ma è come se raccontassi a me stesso cio' che ho vissuto.
Un giorno in Mississipi mi fermai in un saloon, entrai per bere qualcosa, c'era una famiglia seduta ad un tavolo che mangiava.
Decisi di mangiare anch'io.
Quando il mio pranzo era finito loro stavano aspettando il dolce.
"Quà è nato il blues." Mi dissero. "Ed il blues vero ha un tempo lento. Era la consolazione degli schiavi, l'unico modo per sentirsi uniti e diversi dai padroni."
Un tempo lento.
Forse per questo lei non è la donna giusta per me. Lei accelera il tempo, lo divide in scadenze fisse, ne fa una torta da dividere e da mangiare in fretta.
Sarà l'eta che avanza ma ho bisogno di una donna che freni, che abbia meno fretta, che si sieda ad ascoltare e a raccontare.
Ma non è facile.
Siamo bruciati dalle scadenze, dalle agende piene, dalle caselle da riempire, dai giorni da pianificare.
"Ci vediamo in settimana." Mi ha detto.
"Vaffanculo." Le ho risposto.
Se ne è andata senza aver capito perchè mi fossi incazzato.
Stasera me ne vado a vedere Spider man 2.
18 Settembre 2004
di Charles Bukoski
ORA
Me ne sto qui seduto al secondo piano
ingobbito con un pigiama giallo addosso
fingendo ancora di essere
uno scrittore.
Una maledetta sfacciataggine
a settantun'anni
con le cellule cerebrali divorate dalla vita.
File di libri
dietro di me,
mi gratto i capelli
radi
e cerco
la parola giusta.
Per decenni
ho fatto infuriare
le donne,
i critici,
i leccaculo
dell'università.
Tutti loro presto avranno
l'opportunità
di festeggiare.
"Terribilmente sopravvalutato..."
"Volgare"
"Un' aberrazione".
Le mie mani affondano dentro
la tastiera
del mio
Macintosh,
è il solito vecchio
giochetto
che mi ha trascinato via
dalle strade
e dalle panchine nel parco
la stessa semplice
cosa
che ho appreso in quelle
stanze da quattro soldi,
e che non posso dimenticare
seduto qui
ingobbito al secondo piano
con un pigiama giallo
addosso
ancora a fingere di essere
uno scrittore.
Gli dei sono tristi
gli dei sono tristi
gli dei sono tristi.
17 Settembre 2004
L'ultimo disco di Ray Charles è meraviglioso. Sto ascoltando "sorry seems to be the hardest word" cantata con Elton John. Fanta-arte.Altro che le minchiate che si sentono in giro.
16 Settembre 2004
Va molto meglio. Del resto siamo afflitti da disordine affettivo bipolare e passiamo da momenti di grande euforia ad attimi di sconforto.
(Vedere Mr. Jones con Richard Gere)
Per fortuna i miei attimi di sconforto sono di gran lunga in minoranza rispetto all'euforia.
Strano che entrambi gli stati d'animo non abbiano una giustificazione sufficentemente valida.
Quindi oggi mi sento perfettamente integrato nell'universo, come una rondella protetta dal dado.
Poi ho ricevuto delle e-mail e leggerle mi ha fatto stare bene.
Quasi quasi faccio una sezione dedicata a quello che scrivete voi, che spesso è molto meglio di quello che scrivo io.
Del resto se g.ribba mi da il permesso comincio con il pubblicare il suo "qualcuno".
Cos'altro...
Sento lo scorrere del tempo come se fosse una goccia che mi stesse attraversando il corpo, è scivolata giu' dai capelli, ha sbattuto contro la punta del naso, mi è passata accanto alle labbra e ora si trova tra le palle.
Fastidiosamente.
15 Settembre 2004
Senso di irrealtà momentaneo.
Ma c'è qualcuno dall'altra parte? C'è qualcuno che legge queste stronzate.
Porca puttana c'è una e-mail, fatemi sapere che esistete altrimenti mi ritrovero' a credere che sono uno psicopatico che parla con le mosche.
Lo so che spesso non rispondo alle e-mail, ma leggo, ne godo anche, non per vanità personale ma per il gusto sottile di non sentirmi solo, almeno per qualche minuto.
Camminando per Porta Ticinese, stasera, sentivo il crearsi di uno spazio vuoto all'altezza dello sterno, era un senso di angoscia immotivato, l'accorgersi in un attimo che non c'è un cazzo di nessuno che ami il Prussia.
Patetico vero?
E chissà quanti nemici godranno di questa scoperta.
Penseranno: "Lo vedi il coglione che gioca a fare il super eroe solitario, in realtà è un povero sfigato che nessuno caga, una specie di scrittore frustrato che scrive con dei bastoncini sulla riva del mare."
Mettiamo che sia vero, anzi è certamente vero, non è di questo che me ne fotte.
Me ne fotte che nessuno mi abbia mai insegnato l'arte del compromesso, me ne fotte che continui a cercare un amore assoluto quando dell'assoluto non esiste prova.
Me ne fotte che quando me ne torno a casa spiego al gatto come sia andata la giornata, poi magari mi ritrovo a scopare una ragazza in prestito che dopo essersi rivestita in fretta si chiude in bagno per chiamare il suo fidanzato.
Me ne fotte che ieri mi sia sentito colpito dalla morte di Giuni Russo perchè avvertivo che io e lei apparteniamo alla stessa razza delle promesse mancate.
Me ne fotte che il cinismo abbia intaccato anche i miei sentimenti trasformandomi in una specie di robottino telecomandato per sopravvivere alla meno peggio.
Sono le dieci di sera, sono in negozio circondato da mutande e t-shirt, ma che cazzo ci faccio qui, che cazzo c'entro con questa roba.
Sopravvivenza.
Ora prendo la moto, me ne vado a casa e dormo.
Domani è un altro giorno....
"Non si puo' perdere quel che non hai..." parola di Vasco.
14 settembre 2004
Bastava aver pazienza e finalmente qualcuno se ne è accorto.
Il Prussia è un fighetto.
Cosi mi ha detto, nel tentativo di insultarmi una punk'a'bestia che vive a pochi metri da me.
In realtà ha detto cosi': "Giochi a fare il selvaggio, ed invece sei il piu' fighetto di tutti.
La sorpresa non è stata nel suo tentativo d'insultarmi ma nella mia reazione interiore spontanea.
Mi sono sentito gratificato dalla definizione di fighetto.
Ci deve essere qualcosa che non funziona.
O forse a volte vale piu' il pulpito dellepiteto che mi è stato rifilato.
Per capirci se uno stronzo mi da dello stronzo è naturale che io lo trovi un complimento, basta applicare la regola matematica del meno per meno uguale piu'.
Bene, se per fighetto si intende qualcosa di differente da un coglione punk'a'bestia, o meglio qualcosa che lui sente come avverso, allora nessuna definizione poteva essere piu adeguata.
Sono orgoglioso di essere un fighetto.
Peccato che mio padre non possa leggere queste righe, avrebbe la certezza che qualcosa della sua educazione impartitami non è andato perduto.
Ma perchè sono un fighetto?
Cerchiamo di analizzare la cosa.
Mi vesto abbastanza trasandato ma non abbastanza da puzzare quindi sono un fighetto.
Non vivo con tre cani che porto in giro senza guinzaglio trattandoli come esseri umani quindi sono un fighetto. (Non credo chye ai cani piaccia essere trattati da umani ma questo è un altro discorso)
Non ho capelli rasta da curare con cura, anzi uso il balsamo per districare i nodi, cazzo sono proprio un fighetto.
Non sono ne di sinistra, ne pacifista incazzato, il fighetto si impone.
Non ho pretese da pseudo artista che basta che scoreggi controvento per essere convinto di essere andato controcorrente, fighetto.
Potrei continuare all'infinito, ma ormai gli indizi sono abbastanza per decretare la mia condanna.
Mi autoaccuso e mi autocondanno a essere fighetto per l'eternità. Che figo! 13 Settembre 2004
Popper diceva: "la vita è risolvere problemi".
Era una valutazione generale che non teneva conto che esistono diversi tipi di problemi.
Ci sono problemi del cazzo, tipo quello che ho io in questo momento in cui l'amplificatore funziona a singhiozzo, e problemi dove è necessario avere palle d'acciaio.
In realtà dal mio punto di vista privilegiato di venditore di mutande mi accorgo che pochi tengono conto della diversa tipologia dei problemi e molti giocano a complicarsi la vita non riuscendo a risolvere un tre per tre.
E' un errore comune, anche mio.
Ad esempio dovendo disfarsi (mentalmente intendo) di una persona nociva alla nostra salute psichica dovrebbe bastare non rispondere alle sue chiamate o ai suoi cazzo di messaggini.
In realtà la cosa è piu' complicata, si resiste per un po', poi il folletto masochista ti spinge a rispondere e la paranoia riprende.
Certo non all'infinito.
Ma abbastanza per rendersi conto che il nostro istinto di sopravvivenza psichica è logorato dai vizi della vita moderna.
Ieri sera ero in un locale notturno c'era una figa con il suo tipo.
Bella lui, faccia da coglione lui.
Bene, lei se ne è stata tutta la sera da sola perchè il ganzo le dava le spalle per parlare con tutti tranne che con lei.
Ogni quarto d'ora si girava, le dava un bacetto di consolazione, e poi si girava di nuovo a farsi i cazzi suoi.
Io e i miei amici guardavamo la scena divertiti e stupiti, c'erano due correnti di pensiero.
La prima sosteneva che se il tipo continuava cosi' lei lo avrebbe mandato a cagare, l'altra corrente di pensiero sosteneva l'opposto, cioè che una donna trattata di merda non te la scolli piu' dai coglioni.
Io mi trovavo indeciso.
Ma probabilmente la seconda ipotesi è quella piu' verosimile.
Drammatico ma vero.
Sono discorsi da bar, ma dietro i quali si nascondono i risvolti di una solitudine scelta per mancanza di alternative valide.
Una solitudine costellata da molti incontri, orgasmi saltuari con donne saltuarie, facilemente dimenticabili, come si dimentica di pagare le tasse.
Una superficialità imposta dal rischio di ritrovarsi con qualche cerebrolesa che ti chiede di essere presa na pedate nel culo.
Qualcuna quest'estate mi diceva che il suo problema era di sentirsi sola in mezzo alla gente, poi mi racconto' la storia del suo tipo che aveva una relazione con un altra donna da un anno e mezzo.
"Ma ci scopa soltanto." Mi disse con ingenuità.
"E che cazzo d'altro ci dovrebbe fare per farti incazzare." Risposi cinico.
Mi disse che non capivo e mi mise nell'album dei ricordi.
Si sentiva sola in mezzo alla gente, ma stava bene con il suo tipo che la cornificava regolarmente.
A questo punto è chiaro che la logica non appartiene piu' alla massa ma è una caratteristica di pochi illuminati, che dapprima la imparano poi la usano con tutte le difficoltà del caso.
Perchè la logica non ammette vie di fuga.
La logica ride quando qualcuno sostiene che "ci scopava soltanto."
La logica prova compassione di fronte ai ripetuti tentativi di riesumare un amore morto e sepolto.
La logica ci guarda con compassione quando cerchiamo di convincerci che meglio di lei o di lui non esiste nessuno.
Le chiesi: "Ma cosa ti ha colpito di lui."
Un colpo di fulmine, rispose, vidi il suo sguardo in mezzo a quattromila persone e capii che era l'uomo per me, il suo sguardo è irresistibile.
Caso vuole che vidi quello sguardo in qualche foto che lei portava in mezzo a un libro di storie di mafia che "sguardo d'acciaio" le aveva regalato. (a parte il fatto che uno che regala un libro sulla storia della mafia alla sua ragazza non è un tipo normale)
Ci rimasi un po' a fissare quella foto, cercavo di capire dove cazzo fosse lo sguardo da figo, piu' guardavo piu' incrociavo i miei occhi con occhi da pesce bollito e con un fisico da impiegato statale che non frequentava una palestra da vent'anni.
Non devo proprio aver capito un cazzo delle donne.
Ho 41 anni e mi sorprendo ancora della loro imbecillità.
Poi esistono le eccezioni ma di questo parleremo un altra volta.
Bye.
2 Settembre 2004
Si torna.
Un mese di fancazzeggio in un isola di coglioni.
Fighe che si vestivano a festa, uomini con fascetta in testa, camicie stirate ed uccello in tiro.
La moda trionfa anche in vacanza.
Al fianco di questi palestrati del cazzo una marea di punk-a-bestia, la ribellione conformista, o il conformismo ribelle.
Ne riparleremo.
22 Luglio 2004
Gli umani amano rompersi il cazzo gli uni con gli altri.
Riti di iniziazione, pratiche sataniche, leggi, regole o morali assurde hanno accompagnato l'essere umano sin dalla sua comparsa sul pianeta.
Tra le mille storie vere, eccone una emblematica, accade in Africa.
Durante la loro fanciullezza ai bambini della tribu' dei Cabrai viene affidato un cucciolo di cane che cresce insieme a loro. Esso diventa il compagno di gioco e di avventura e li segue in tutti i momenti della loro vita. Si viene così a creare tra il cucciolo e il bambino un rapporto di solidissimo affetto. Raggiunto il tempo in cui i ragazzi devono dire addio a tutte le cose della loro fanciullezza, li si costringere ad uccidere il cane, compagno fedele della loro vita. È una prova di una crudeltà atroce ma non vi è nulla da fare, se il ragazzo Cabrai vuole passare alla nuova classe di età, deve per forza strangolare il cane, poi squartarlo, prendere il suo sangue e raccoglierlo in una pentola, dove verrà in seguito messa a cuocere la carne che dovrà essere mangiata dagli iniziandi senza alcuna esitazione.
Bene, anzi che schifo.
Eppure questa è solo una dei molteplici riti crudeli e inutili che sopravvivono grazie all'alibi della tradizione.
Questo è l'uomo.
Un essere capace d'inventarsi ogni genere di rogna, capace di rendere difficile anche la cosa piu' semplice.
A volte mi chiedo quale sia il motivo di tanto accanimento e credo che l'unica risposta plausibile è che l'uomo è malato di cattiveria e presunzione.
Per questo non concepisco la visione antropocentrica che vede l'essere umano al centro dell'universo.
Anzi sono convinto di appartenere alla razza piu' meschina e schifosa dell'universo.
Razza capace di inventare storie, chiamarle religioni e su queste storie giocare a porsi su un piedistallo inesistente.
Pensateci.
Il figlio di Dio, Gesu' Cristo, si incarna uomo, Maometto è pure lui uomo, il Budda è un uomo. Sono tutti uomini questi profeti.
In realtà non esiste nessun profeta, c'è solo il gioco dell'autoesaltazione.
Crederei di piu' a un figlio di Dio incarnato in una betulla, o in un aragosta.
Ma certe cose non si possono dire.
La gente ti guarda incarognita, se ha coraggio mi dice che sono un pazzo, un depresso, un rompicoglioni.
Una mosca mi sta volando attorno, mi sta rompendo il cazzo, si appoggia sul mio braccio, la caccio e lei torna.
E' il massimo del fastidio.
Ecco a cosa posso paragonare l'uomo, alla razza delle mosche, che dopo essersi appoggiate su qualche merda svolazzano per poi appoggiare le loro zampette zozze su qualcosa di pulito.
Mosche e uomini, una razza, una faccia.
17 Luglio 2004
Per essere un buon creativo devi essere un uomo cinico capace di sorridere di fronte ai cadaveri ancora caldi.
Solo un buon creativo puo' mettere "Father and son" ,una canzone di Cat Stevens, come sottofondo di una marca di colla per dentiere.
La canzone è il cadavere.
Oggi leggendo un giornaletto del cazzo, stile ti mostro i locali trendy della zona, ho trovato questa pubblicità.
Due tipi nudi che corrono verso il mare e una prevedibile trombata.
Una frase messa li' per creare il mito dell'imprevedibile possibile.
E poi il jingle vincente.
Vivere o esistere, tu hai la chiave.
Bene. Questa pubblicità rappresenta perfettamente il tipo di prese per il culo a cui siamo sottoposti quotidianamente.
Tanto per cominciare spiegatemi che cazzo c'entra una birra con il forzato dualismo tra vivere ed esistere.
Non c'entra un cazzo.
In realtà il creativo voleva farvi semplicemente sentire delle merde.
Insomma chiunque si trovi di fronte a questa pubblicità certamente non si trova nella situazione di correre verso la spiaggia con una gran figa al fianco sotto la luna.
Quindi la naturale conclusione è che lui esiste e non vive, o viceversa.
L'importante è che senta che nella sua sfiga potrebbe fare di piu'.
E la scelta dipende da lui.
Magari non ha soldi, magari è brutto da far schifo, non importa, intanto faccia il primo passo.
Si beva una fottutissima Becks, ecco la scelta, il primo passo verso l'esistere o l'essere. (Non ho ancora capito quale sia meglio, qualcuno mi puo' aiutare.)
Beh, si fotta la Becks e la sua pubblicità che vuol prenderci per il culo.
Io preferisco la Bud.
9 Luglio 2004
Il libero arbitrio.
C'è chi sostiene che ne abbiamo la possibilità d'uso e di abuso.
Ma chi mi ha chiesto se volevo possederlo?
Nessuno.
Quindi il libero arbitrio mi è stato imposto.
E l'imposizione è la negazione del libero arbitrio.
Puo' sembrare un paradosso, ma non lo è.
E' semplicemente il prendere atto che quando si hanno due strade di fronte non si sceglie quale prendere, ma si è costretti a prenderne una.
Almeno che non ci si sieda e si rinunci al proseguire.
Ci sono eventi, incontri e circostanze che modificano la nostra vita.
Il destino è l'insieme di questi eventi, incontri e circostanze.
E' l'incognita del momento a venire che puo'nascondere il bivio e l'eventuale scelta.
E questo che pesa.
Pesa come pesano i pensieri, l'irrinunciabilità di una scelta.
Perchè non siamo persone che possono esimersi dal proseguire.
Oggi vendo mutande, ma non è stata una mia scelta, semplicemente mi sono imbattuto in un negozio su Mellrose Avenue che vendeva mutande.
Sono entrato, ho conosciuto un iraniano che era colui che le fabbricava.
Ho visto che era un buon business.
Mi sono chiesto: e se le portassi in Italia?
E tutto cambia.
In meglio o in peggio.
Da giornalista a venditore di mutande.
Ma pensandoci bene non sono artefice di nulla che riguardi me stesso.
Mi adeguo alle circostanze, quelle particolari e quelle globali.
Mi adeguo alla mia salute e alla salute dell'economia del mondo.
Adeguo la lunghezza del viaggio al costo della benzina, la fame al costo del pane, la compagnia alla mia solitudine.
L'unica cosa che mi rimane, intoccabile, è quel nucleo di purezza nascosto all'interno, lontano dagli occhi indiscreti degli altri, una volta lo sbattevo fuori, con l'arroganza di imporre al mondo chi ero e chi sono, oggi lo coltivo come il saggio coltiva il suo bonsai.
A nessuno è permesso di toccare le foglie del mio piccolo albero, lo si puo' osservare da lontano, ma sinceramente non vedo persone o gente interessate all'unica cosa che evito di far crescere, invecchiare, morire.
Mi accorgo che i miei giudizi si fanno sempre piu' somiglianti ai giudizi di mio padre.
Ho una avversione di pelle per i giovani, non sopporto la loro arroganza e la loro ignoranza.
Hanno una abilità particolare nel sottovalutare le esperienze di chi è piu' avanti nel viaggio.
"Ho 22 anni, ma non sai quante ne ho viste, sono cresciuto in fretta."
Mi diceva ieri sera un ragazzo cercando di avanzare nel cammino, come se non volesse capire che il traguardo non è un fine ma la fine.
Io annuivo lo stesso. Sarà il tempo a far cambiare idea, a trasformare questa giovanile saggezza in una moneta fuori corso.3 luglio 2004
Pesa, pesa. Porca puttana se pesa.
Pesa alla mattina, un po' meno di sera.
E non si capisce come faccia perchè qualcosa che non si vede non dovrebbe avere sostanza. Invece ce l'ha.
Non ha un nome ma lo si individua proprio per la sua capacità di non poter essere chiamato.
Forse ha una sua personalità, caratteristiche che si conformano alla schiena e ai pensieri su cui pesa.
Vorrebbe voglia di parlargli, dirgli perchè si ostina a starci cosi' appresso, verrebbe voglia di chiedere una tregua, o almeno un aiuto nel sopportarlo.
Si pensa sia lui il colpevole, ma lui ribatte in silenzio che i colpevoli siamo noi.
Io non so da che parte stia la verità, so solo che pagherei perchè la smettesse di opprimere il presente e il futuro, ma soprattutto lo pregherei di finirla con esaltare i momenti esaltanti del passato.
Ma non si riposa mai, come una corda sospesa nel vuoto non puo' permettersi interruzioni, cosi' lui sospeso sulle nostre vite non puo' permettersi di spezzare il tempo.
Cio' che odio di lui è quello sguardo invisibile da giudice, le sue condanne non vengono mai annunciate te le ritrovi di colpo da scontare senza nessun preavviso.
Usa lo stesso metodo per le liberazioni, avvengono improvvisamente senza che tu abbia il tempo di preparare una borsa per il viaggio.
Nemmeno il tempo di prendere lo spazzolino da denti.
E pesa, cosi' come pesano i suoi consigli.
Sembra dirti di cambiare e non ti spiega come cambiare, poi ti incita a fermare il tempo, ma lui è l'artefice del tempo, ed allora capisci che è un truffatore.
Oggi c'è un pallido sole a Milano, stanchezza cronica da sabato mattina, un obiettivo a forma umana che ha un piede in California e l'altro in Brasile.
La testa è sempre al solito posto, per aria.
Ma tornando a colui che pesa.
Lui chi è?
Se non l'avete capito ve lo diro' nei prossimi giorni.
2 Luglio 2004
Dumbo è un coglione. Ha scritto il suo nome dappertutto usando la bomboletta spray come un prolungatore d'uccello. Mi dicono abbia un negozio d'abbigliamento in Via Vigevano a Milano, mi dicono che faccia quadri. Il solito artista del cazzo.
Intanto Porta Ticinese è invasa come ogni mattina da migliaia di bottiglie di birra abbandonate per terra.
La nuova gioventu' si diverte sbattendosene il cazzo di tutto e di tutti.
Gioventu' di merda cresciuta senza figure autoritarie che dessero un minimo valore alla trasgressione.§
Alle tre del pomeriggio sono già in giro con la birra nella mano destra e la canna nella sinistra.
Piuttosto che ritrovarmi con un figlio cosi' mi faccio sterilizzare.
Ai miei tempi (cazzo, parlo proprio come mio padre), ai miei tempi farsi una canna era un rito proibito, saltuario, con un certo valore di ribellione, anche se poi a dirla tutta il risultato era solo un rincoglionimento temporaneo che non nascondeva nessuna licenza poetica.
Le sbronze erano altrettanto rare ma indimenticabili.
Oggi, nel tempo del tutto permesso, vedo bande di coglioni vestiti come pseudo rasta aggirarsi con la faccia compita e seria come se stesso cambiando il mondo.
Hanno la stessa espressione del Che' che spesso portgano stampato sulla loro maglietta.
Rivoluzionari del nulla, con la testa piena di idee indotte e prestabilite.
L'america è una merda, gli occidentali affamano l'africa, il capitalismo è una merda.
Sono perfetti nel loro altruismo esteriore, poi spendono valanghe di soldi in fumo, gli stessi soldi che comunque potrebbero donare per le loro pseudo cause umanitarie.
L'ipocrisia è il partito di maggioranza.
Altri coglioni attaccano manifesti sui muri, raffigurano volti di miti dei tv-movie o cose del genere.
Sono un movimento artistico.
Cazzo, ma allora se scoreggio in Piazza Duomo creo una contraddizione chimica tra la composizione molecolare della mia scoreggia e l'effetto visivo della Madonnina, e non mi si dica che non è un opera d'arte.
Sono indubbiamente un genio.
L'altro giorno una ragazza che disegna vestiti mi spiegava che la cultura viene dal basso e si espande verso l'altro.
Tutto per farmi capire che lei faceva cultura.
E' l'ossessione di oggi, fare cultura, creare un qualcosa, qualsiasi cosa, che ci faccia uscire dal ghetto del nostro nulla.
Nulla di male a crearsi illusioni, ma non ci casco.
Graffittari, attaccamanifesti, pseudo rasta, ubriaconi e drogati sono e restano qualunquisti frustrati che non hanno il coraggio di mettere in moto il cervello per fare qualcosa di nuovo.
Scimmiottano cio' che viene dall'odiata america, fanno cio' che Basquiat faceva quando loro erano ancora tra gli angioletti.
Usano funzioni programmate di photoshop e pensano di creare qualcosa.
Ma il genio è colui che ha inventato quella funzione, non loro che ne abusano per farsi seghe mentali.
A proposito faccio magliette, tra le tante ne ho fatta una con Arnold, il nanetto del telefilm, ieri mi hanno detto che copio perchè i graffittari attacchini hanno messo sui muri la stessa immagine.
Ma porca puttana, è vero che copio, ma la mia fonte non sono quei disperati, ma un sito americano di t-shirt.
Ecco da dove ho preso l'idea, è in vendita per 15 dollari su questo sito.
http://www.100percentfake.com/factory/images/arnoldclose.jpg
e i coglionazzi mi dicono che ho copiato da loro.
Patetici.
Ed ora avranno il coraggio di dire dove loro hanno preso l'idea.
E che idea! 30 Giugno 2004
Lettera a Paola 77
Sono stato a Bari per ordinare le prossime diecimila mutande, andata e ritorno ed oggi eccomi di nuovo tra mutande e t-shirt.
Basta con le citazioni, la vita cita se stessa.
Ieri mentre ero in treno ho ricevuto tre telefonate di tre amiche psicopatiche che mi raccontavano le loro menate esistenziali, in ordine di apparizione erano:
la trentenne mollata dall'artista cesso in crisi esistenziale
la venticinquenne che non sapeva cosa fare della sua vita e del suo tipo squattrinato
la ventenne che si apprestava a fare yoga per mettere ordine nel suo complesso d'inferiorità
alla fine delle tre telefonate mi ha preso lo sconforto, è durato poco, ma abbastanza per chiedermi quanto spazio ci fosse nell'universo per le stronzate mentali.
Apparentemente sono tre ragazze che potrebbero avere tutto, e forse hanno tutto, ma hanno una passione irresistibile verso la perdizione patetica di se stesse.
Vedi, è naturale incontrare piattole, cosi' come il cavallo è infestato dai tafani, ma mentre il cavallo usa la coda per liberarsene alcune ragazze hanno la capacità di mettersi nella merda per il gusto di guardarsi allo specchio e dirsi poi: "che giornata di merda!", "che poverina che sono.", "lui non mi capisce."
Avere un negozio di abbigliamento ti porta in contatto con questa tipologia molto diffusa di imbecilli, a volte ci perdo anche tempo per soddisfare la mia passione per l'antropologia, ma alla lunga piu' studio gli umani piu' mi trovo a scambiare opinioni con la piantina di rosmarino che tengo sul davanzale.
Lei almeno non dice e pensa cazzate.
Che la vita sia un casino non è una scoperta degna di nota, che si vorrebbe sempre qualcosa di piu' è naturale, quello che è assurdo è l'aureola di eroismo che certa gente mette a corollario delle proprie frustrazioni e della propria ignoranza.
Meglio stare soli. E forse è per questo che me sto solo.
Non sono capace di recitare la parte del Van Gogh incompreso, non ho abbastanza barba per travestirmi da santone, non sono mai stato cosi' delinquente da trattare le femmine a calci nel culo.
Sono un amante di quella cosa rara, se non introvabile, chiamata normalità.
Certo che a prima vista non sembrerebbe cosi'.
Porca puzzola sono pieno di tatuaggi, ho un negozio che sembra un manicomio e a quarant'anni forse devo ancora decidere quel che faro' da grande.
Ma la mia normalità risiede nella ricerca di cio' che mi fa star bene.
Semplicemente fuggo da chi intacca la mia ricerca di serenità. (Ho scritto serenità e non felicità, la felicità la lascio ai consumatori di pasticche e illusioni.)
Beh questa visione della vita, apparentemente logica e naturale, sembra ormai in via d'estinzione.
L'altro giorno quando parlavo con te della cosiddetta "autostima" tu dicevi: "forse mi manca."
Ma come fa a mancarti.
Non è una questione di aspetto esteriore, è una questione di autodeterminazione.
Tu sei il risultato di venticinque anni di vita e esperienze, avrai avuto i tuoi casini, le tue battaglie, le tue sconfitte e le tue vittorie.
Se hai fili che ti 26 Novembre 2004
Era seduta su una panchina di un parco sfigato milanese ma la sua postura e la sua eleganza trasformavano quel pezzetto di terra verde in un minuscolo Central Park.
La osservai da lontano e mi trasformai in un italico Woody Allen, in lei rivedevo l'eleganza e l'intelligenza meditativa di una Deane Keaton.
Volevo avvicinarmi e chiederle qualcosa ma arrivato a qualche metro di distanza fui intimidito dalla sua orgogliosa immobilità.
Mi allontanai, non senza prima aver detto all'amico che era con me.
"Ma hai visto che carina è quella donna seduta laggiu'?"
Mangiai un panino e tornai in negozio.
Passano dieci minuti e chi mi entra...proprio lei la "Newyorkese" bella e impossibile.
Va verso il reparto mutande, ne sceglie due, faccio due pacchetti regalo.
Cerco una tecnica d'avvicinamento. Dio mi aiuta e quando esce ho il suo numero di telefono.
Nei giorni successivi passa ritrovarmi, le mando qualche messaggio telefonico, poi finalmente organizziamo una cena a casa mia.
Ieri sera, lei e una sua amica, io e due amici.
Verso mezzanotte Lei lancia l'idea che risolve la serata: "Perchè non ce ne andiamo all'Hollywood a ballare?"
Chiaro che un uomo deve prima di tutto farla divertire, quindi sarebbe imperdonabile non assecondarla.
Via...si va all'Hollywood.
Premetto che delle donne pensavo di aver capito qualcosa, e tra quel qualcosa c'è la presenzione di poterle catalogare con uno sguardo.
Lei era la Diane Keaton meneghina, nata per sbaglio in un paese di pizza e spaghetti, ma in realtà destinata dalla sua eleganza al canyon di Fifth Avenue.
Con il suo sguardo curioso, ammirato ma non avido che attraversa la vetrina di Tiffany.
Ed invece...
Ed invece di donne non capisco un cazzo.
Ed appena approdata nel privè della disco ho visto New York trasformarsi in Spacca Napoli.
Lei e la sua amica cominciano a ballare scatenate come nemmeno la piu' invasata cubista potrebbe immaginare.
Sculettamenti, piroette, veloci balzi verso il pavimento, poi ritorni in quota con saltelli accompagnati da urletti libidinosi, la mani che volteggiano come "gabbiani senza ali" sopra le teste di uomini che via via si fanno sempre piu' arrapati.
Attorno a loro si forma un capanello di cazzi che tentano in tutti i modi di trovare un sistema di avvicinamento adeguato alla circostanza.
C'è un contrasto evidente fra la irrefrenabile danza delle tipe e i movimenti accennati e pacchiani di un gruppo di manager in gita premio fra le luci di una Hollywood di dieci metri quadrati.
Lei e la sua amica si strusciano come gattine arrapate, i micioni in cappotto e camicia bianca sudano ma mai abbandonano la loro divisa da Wall Street.
Io cerco di stargli dietro, ballo per una volta, ma la ressa attorno all'osso è sempre piu' complicata da gestire.
Uno di questi tipi offre da bere a tutti, anche a me che non sa nemmeno chi sono, ma mi ha visto arrivare con la gattina, e cerca di comprare la mia accondiscendenza, o forse cerca solo di capire che cazzo di rapporto abbia con le due ballerine.
"Fanno tirare il cazzo a tutti." Mi dice nell'orecchio.
"Compreso a te." Rispondo.
"Chi ti trombi delle due?" Chiede.
"Nessuna delle due, rispondo, buttati pure."
E lui si butta ancheggiando, simile ad un Alvaro Vitali in versione musical.
Bicchiere di Wodka Lemon nella mano sinistra, sigaretta nella mano destra.
L'amica intanto improvvia una danza del ventre.
Un tipo con cappotto gessato e colletto di velluto le si avvicina.
Lancia sguardi di arrapamento mimetizzati fino a trasformarsi in una imitazione dell'occhiata che l'esperto d'arte lancia verso un Van Gogh di cui non sospettava la conoscenza ma di cui sa di potresi permettere l'acquisto.
Lei lo vede, e credo intuisca subito che dall'abbigliamento quell'uomo d'affari, capitato per caso in una discoteca, possa permettersi l'acquisto e le si avvicina.
Gattoneggia, sembra dirgli: "Ti prego comprami e appendimi nella tua camera da letto, ne ho le palle piene di stare in un museo pieno di luci psicadeliche."
Io osservo la scena, abbastanza incazzato, e sapete perchè?
Perchè conosco le regole e non le sopporto.
Conosco lo sguardo da marpione e non lo sopporto.
So le stronzate che questi uomini che comprano auto al di sopra delle loro possibilità in leasing eterni sanno inventarsi e non le sopporto.
Conosco il meccanismo di compravendita, di baratto improvvisato,di mercatino rionale della figa che un cappotto con colletto di velluto mette in moto, e non lo sopporto.
Ripenso alla mia tecnica tipo "Il principe cerca moglie" in cui mi presento come un ex barbone in cerca di sentimenti veri e mi sento patetico.
Alle tre del mattino la Diane Keaton di Spacca Napoli da il suo numero al nano con la mania dell'offrire drink, la bionda da il suo numero al cappotto che indossa l'uomo.
Io guardo il mio amico e gli dico: "Portiamo via i coglioni."
Lui mi ricorda che le loro borse sono nella nostra macchina.
Mi avvicino alla ballerina in temporaneo riposo per scambio di codici d'accesso, le dico che vado.
"Ti raggiungo subito." Risponde.
Siamo in macchina, dico al mio amico:
"Scommettiamo che prendono le borse e tornano di sotto."
Lui furbo non scommette.
Loro arrivano, prendono le borse e dicono: "Noi rimaniamo qui."
Bingo.
Allora non è vero che di donne non capisco piu' un cazzo.
Torniamo verso casa, dico al mio amico che non saprei descrivere cosa provo.
Lui si gira verso di me e dice: "Vuoto, io provo una sensazione di vuoto."
Bravo, è vero.
Il vuoto, ecco cosa rimane dopo una serata come questa.
Esistono donne al mondo che con cinquanta chili di peso sappiano riempire un barattolo di sentimenti?
Esistono. Ma da tempo non ne incontro.
Come esistono donne che un barattolo di liquido seminale represso riescono a sentirsi vive.
Ieri sera ero con due di queste.
Domani andrà meglio.
muovono dall'altro sono fili che ti sei scelta, se non li hai hai scelto di non averli. In ogni caso sei cio' che hai deciso di essere.
Ed è assurdo non approvarsi.
E' come se io decidessi di andare in America e poi passassi il resto della mia vita a sognare l'Oriente.
Sarei un coglione.
Beh io non sono un coglione e non lo sei nemmeno tu.
Preferisco l'America, quindi me ne vado in America.
In realtà la sega mentale, il gusto della decisione sbagliata nasconde un grande egoismo.
L'egoismo di chi ama mettere in primo piano se stesso e i propri "dolori" del cazzo.
Ma perchè ti scrivo tutto questo?
Mah!
Quel che so è che mentre tu hai problemi di autostima io vedendoti pensavo: "ammazza che bbona!"
E il problema non è chi ha ragione, ma quale ragione fa stare meglio.
You decide.
Kiss
Guido