PASSATO

 

8 Febbraio 2007

Mal di testa, sono al secondo Momendol della giornata.
Pulsazioni dolorose alla tempia destra.
Alle 15 e 50 e' gia calato il buio.
Cio' che ho scritto 3 giorni ha sollevato qualche preoccupazione in chi mi legge.
So che la preoccupazione e' dettata da affetto e nonostante mi dispiaccia di avervi preoccupato sono felice di aver ricevute delle lettere che cercavano di tirarmi su.
Oggi stavo pensando al verbo "dimostrare".
Cioe' al tentativo di convincere qualcuno che siamo in grado di superare certi ostacoli o che li abbiamo gia' superati.
Quante volte vi e' stato chiesto di dare dimostrazioni?
Bene, un giorno Federico Fellini disse:
"Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare."
Sulla base di questa frase vi raccontero' una storia.
Anni fa ero innamorato di una bellissima ragazza brasiliana.
La conobbi una sera all'Hollywood e diventammo amici, in realta' io ero pazzo di lei ma lei non mi cagava neanche di striscio.
Feci di tutto per conquistarla, la portai con me in giro per il mondo, le feci avere dei grossi lavori come modella, le trovai una casa, la ricoprivo di attenzioni.
Insomma cercavo di "dimostrare" che ero l'uomo perfetto per lei.
Un giorno eravamo a Los Angeles in una meravigliosa villa sulle alture di Hollywood, lei faceva il bagno in una piscina che era a strapiombo sul piu' bel panorama che abbia mai visto in vita mia.
Tutta Los Angeles ai nostri piedi.
Era l'asso che avevo nascosto e che mostrai sicuro che avri vinto la mano.
Lei usci' dalla piscina, mi saluto', mi diede la buonanotte e ando' a dormire.
Io rimasi nell'idromassaggio adiacente alla piscina a squagliarmi come un pesce.
Non la conquistai e qualche giorno dopo la accompagnai all'aereoporto pensando che se non era servito quell'asso nella manica la partita era persa per sempre.
Passo' del tempo.
Mi ero rassegnato all'idea che fosse un amica e cominciai a non desiderarla piu'.
Quando veniva a Milano uscivamo, ci si divertiva, poi ognuno per i fatti suoi senza piu' sofferenza.
Io ero tornato ad essere me stesso e lei non aveva fatto altro che conntinuare ad essere se stessa come aveva sempre fatto.
Un giorno ricevo una telefonata.
Era lei.
"Guido, dice con il suo accento brasiliano, sono a Nizza a fare un servizio fotografico, perche' non passi a trovarmi."

Era un week-end tranquillo e decido di andare.
Arrivo a Nizza, entro in albergo, lei era ancora al lavoro.
Vado alla reception e chiedo una camera per me.
Il tipo mi guarda e dice: "La Signorina mi ha detto che dorme in camera sua."
Perfetto penso. E non penso ad altro. Eravamo amici e non c'era altro da immaginare.
Vado in camera e vedo un letto matrimoniale.
Mah....la cosa mi sorprese ma non piu' di tanto.
Un ora dopo arriva lei, si era messa una parrucca nera.
La vedo e rimango stranito, lei fa una giravolta di capo toglie la parrucca ed appaiono i suoi meravigliosi capelli biondi.
Andiamo a mangiare fuori.
Prima la portavo sempre nei migliori ristoranti che potevo trovare.
Quella volta vedo una paninoteca, mi sembra perfetta, ho voglia di un panino, lei si adegua.
Beviamo qualche birra, ci facciamo qualche risata e torniamo in albergo.
Andiamo a letto.
Spengo la luce.
Buonanotte.
La conoscevo da sette anni e per sette anni le avevo detto buonanotte vedendola scomparire in qualche stanza che non era la mia.
Passano dieci minuti e sento la sua mano
scivolarmi sotto il collo.
Penso: "E che cazzo succede?"
Un secondo dopo mi aveva portato sopra di lei e aveva cominciato a baciarmi.
Bene, da li in poi si avvero' tutto quello che per sette anni avevo sognato.
Ero cosi' sorpreso che andai in bilocazione sul soffitto della stanza e da li guardavo me stesso fare all'amore con lei come se stessi guardando un film di fantascienza.
Il giorno dopo venne con me a milano, poi venne con me in australia, poi andai a vivere in California e lei decise di trasferirsi in Spagna.
Non e' stata una storia d'amore ma solo una storia di tenera amicizia.
Ma cio' che aveva resa "tenera" quell'amicizia fu proprio quel cambiamento che avvenne dentro di me.
Non avevo piu' cercato di dimostrare nulla e decisi semplicemente di "mostrarmi" cio' che ero.
La storia finisce qua, ma l'insegnamento rimane.
Non dimostrare, ma mostrare.
Punto.


5 Febbraio 2007

Outing

Oggi ho freddo.
No, non e' un freddo climatico, e' un freddo interiore.
Le mani restano ghiacciate anche se le appoggio sulla stufa.
Vedete a volte e' facile dimenticarsi di quello che siamo.
Sembra naturale non pensarci.
Non pensare alla pelle che ci ricopre, al cuore che batte, al cervello che pensa.
Sembra naturale essere, come se fosse la cosa piu' banale.
Ma a volte...
A volte non si puo' fare a meno di fermarci e appoggiare un dito sul polso al solo scopo di sentire il sangue che scorre.
Quel fiume interno e' un mistero, e' un mistero da dove provenga, e' un mistero dove andra' a finire.
Quel fiume siamo noi.
Sono io e sei tu.
Avvolti in questo mistero non possiamo fare a meno a volte di chiederci "perche'?"
Accade quando stai per addormentarti, accade quando senti la notizia di qualcuno che non ce l'ha fatta e tu sei ancora li' a lottare, accade quando invece di soffermarti sul fiume che scorre cominci a guardare a monte o a valle, accade quando subisci un ingiustizia, accade quando sul tuo fiume naviga la persona che ami e improvvisamente la barca affonda o quando la persona che ami abbandona la barca lasciandola andare alla deriva da sola.
Accade.
Accade che in quel fiume si raccolgano detriti.
Il nostro passato lascia rifiuti che non si smaltiscono.
Vengono accatastati in una discarica dell'anima.
Si possono nascondere, far finta che non esistano, mettere un bel cartello in cui si avverte che e' proibito entrare.
Ma non si puo' nascondere la realta'.
Noi siamo anche quella discarica, siamo quelle barche abbandonate, quelle ansie represse , noi siamo quella paura e quel coraggio, noi siamo gli alberi e la fabbrica, l'acqua e il fuoco, noi siamo.
Oggi ho freddo perche' ho capito che lei non mi ama piu', o peggio, che non mi ha mai amato.
A voi magari non frega un cazzo ma c'è qualcosa che ci unisce in questa scoperta.
Se anche voi qualche volta avete messo in gioco quello che siete davvero sapete che nel momento in cui capite di essere "inadeguati" subentra un senso di vuoto che appare incolmabile.
Lo scorrere di quel fiume sembra perdere di senso mentre la discarica si appropria di tutto il paesaggio.
Non siete stati riconosciuti e la prima domanda che vi fate e': "Chi sono io?"
Chi sono io?
Lei mi ha consigliato di andare da uno psicanalista.
Ci sono andato.
Davvero, ci sono andato.
Mi sarei buttato nel fuoco se me lo avesse chisto, cosa volete che sia uno psicanalista.
Tre ore in tre sedute io e la psicanalista di fronte a me.
Il primo giorno mi ha chiesto se sentivo il bisogno di piangere e le ho risposto che non sentivo quel bisogno.
Poi abbiamo parlato dei miei sogni.
Poi approfondendo sono venuti fuori problemi che vengono da lontano.
Attacchi di panico quando avevo venti anni, ansie varie come la paura di volare, la voglia di essere amato, la tendenza ad essere bastian contrario, manifestazioni di rabbia esternate con tatuaggi e look agressivo, la consapevolezza di un equilibrio precario, e per finire l'idea che io sia un eterno ragazzo che non si rende conto che il tempo dei giochi e delle illusioni e' finito.
Le ho detto che queste cose le so. Le so benissimo.
Le ho detto che fanno parte di cio' che mi era permesso scegliere riguardo me stesso.
Poi abbiamo parlato ancora.
Abbiamo camminato nella discarica e poi ci siamo fatti una passeggiata nel bosco.
Lei mi ha detto che sono una persona sensibile.
Che ho una capacita' di dare amore che non e' comune.
Mi ha detto che dietro questo look si nasconde tanta dolcezza.
Mi ha fatto capire che l'illusione di non crescere mai non mi ha impedito di realizzare i miei sogni di adulto, di avere un lavoro che mi piace, di viaggiare, di prendermi responsabilita' verso me stesso e verso gli altri.
Riguardo agli attacchi di panico mi ha detto che o ti distruggono o ti fortificano.
Nessun essere umano che cede al panico fa 16.000 chilometri in moto in Australia con 40 gradi all'ombra, ne si mette in gioco con un lavoro dove la competizione e' massacrante, ne tantomeno fa progetti in continuazione.
Nell'ultima seduta mi ha chiesto: perche' sei venuto da me?
Le ho detto: Perche' la mia ragazza mi ha detto che ne avevo bisogno.
Lei mi ha sorriso.
Poi mi ha detto: "Anche venendo qua non sarai mai perfetto. Io posso renderti consapevole della provenienza di alcuni tuoi problemi ma ancora piu' importante e' trovare una persona che non ti giudichi e che ami le tue debolezze cosi' come ama i tuoi punti di forza."
Le ho chiesto perche' mi innamorassi di persone che non mi accettavano per quello che sono.
Mi ha risposto che da bambino mi sentivo non accettato per quel che ero e che ora inseguo il sogno di far cambiare idea.
Riuscire a farmi amare da chi non mi ama.
E' un classico della psicanalisi.
Ed e' cosi'.
Questa e' la mia vera malattia.
Riempire il vuoto della non accettazione del piccolo prussia con il tentativo di far capire che le cose non stanno come sembrano.
Guardate il mio aspetto e la mia storia.
Tatuaggi, piercing, jeans stracciati, una casa che e' un covo, viaggi on the road, amori superficiali, insomma l'aspetto di un uomo con cui meglio non fare figli.
Questo sono io. O meglio e' il mio aspetto. Il mio vestito.
Bene credo che me lo sia scelto perche' e' il vestito migliore per nascondere cio' che sono.
Non perche' io mi vergogni.
Solo perche' ho imparato a difendermi non mostrandomi.
Tu mandi a cagare il prussia tatuato, ribelle, e anticonformista.
Fai pure.
Ma non mandi a cagare il vero prussia, il vero prussia e' salvo chiuso come una nocciola nel suo guscio, al riparo da chi vede la sua sensibilita' come prova della sua fragilita'.
Quante sono le persone che visto un guscio pensano alla nocciola?
Sapete che penso, che la psicanalista mi sia servita.
Non a farmi scoprire qualcosa di nuovo, ma a farmi capire che e' una cosa naturale per le persone "ferite" tendere a nascondersi.
Che non possiamo sentirci sbagliati per questa nostra capacita' di mimetizzarci.
Siamo in perenne fuga ma non da noi stessi.
Noi fuggiamo dall'idea osessiva di essere sbagliati, anzi, non e' nemmeno cosi', noi fuggiamo dalla consapevolezza assillante che tutto cio' che abbiamo imparato e' che non ci sono risposte alle nostre domande.
Amare me e' amare i miei dubbi e un uomo che ha dubbi ha la paura di non dare certezze.
Ma questa paura e' una prova dei miei sentimenti.
Perche' io vorrei, vorrei, vorrei avere le risposte giuste e darle alla donna che amo. Ma non le ho.
Tutto quello che posso dare sono i miei dubbi e me stesso.
Oggi una ragazza mi ha detto che ho un difetto, quello di sentirmi il migliore fra tutti.
In realta' a me non frega nulla di essere il migliore fra tutti, io vorrei essere il migliore per lei.
E' una piccola differenza ma fondamentale.
E questa voglia nasce dalla consapevolezza che ho datto tutto e piu' di cosi' non posso dare.
Se questo tutto non basta a farle credere che io sia il migliore vuol dire che non posso prendermi il rischio di vedermi mandare affanculo perche' qualcun altro le puo' dare qualcosa che io non possiedo.
Quanto e' incasinata questa storia.
E le cose che ho scritto vengono da quella parte di me che non pone filtri tra il pensare e lo scrivere.
Ora ho meno freddo.
Ma so che tornera'.
Posso dirvi una cosa?
Io so che alcuni di voi mi conoscono e non ci hanno mai creduto alla storia del "Prussia che non deve chiedere mai" ed e' per questo che continuo a scrivere queste pagine.
Per quelli che hanno spezzato il guscio e assaggiato la nocciola.

18 Gennaio 2007

Se vivessi su una qualche spiaggia australiana dire che siamo surfisti sulle onde del tempo impegnati non solo a stare in piedi ma anche, e sopratutto, a compiere evoluzioni.Stamattina mi sono svegliato, mi sono guardato attorno e mi sembrava di essere in uno di quoi risvegli da telefilm, con le braccia che si stirano, l'occhiata all'orologio e una controllatina al tempo.
Il solito risveglio, che per quanto sia solito sorprende sempre.
Prima di scrivere queste righe cerco sempre di pensare a cosa scrivere, siccome non mi viene mai in mente niente mi metto di fronte a questo sfondo blu e lascio che siano le dita a scrivere e non io.
Ne deduco che le dita ne sappiano molto piu' di me.
Poi mi viene in mente un quadro che cerco di fare col computer.

Lo chiamo "Il quadro bianco".
Gia'. Nonostante il quadro rosso occupi molto piu' spazio non potete negare che vi siete concentrati sul piccolo quadro bianco all'interno del rosso.
Cosi' va la vita.
Diamo un valore eccezionale al particolare col rischio di invertire i valori.
Credo sia un moto incosciente dell'anima, l'abitudine allo sfondo non si contrappone all'abitudine di cio' che macchia quello sfondo.
E' la prigione del piccolo rispetto alla liberta del grande spazio.
Accade a volte che quel particolare che da il titolo al quadro non viene visto come predominante separata, ma come parte del tutto.
Accade che il piccolo quadro bianco sia parte del grande quadro rosso e si riesca a capirne l'armonia, la simbiosi, addirittura la reciproca dipendenza.
E' il momento in cui si accetta cio' che siamo smettendo di illuderci di essere una sola anima, una sola persona, una sola personalita'.
L'accettazione del piccolo quadro bianco porta all'accettazione del grande rosso.
Non so perche' mi sia venuta questa idea.
Non cercate di vederci nulla di personale, la mia idea e' universale.
E se ci pensate bene cio' che fa di questo "quadro bianco" un opera di ingeno e' proprio quella macchia al centro.
Il rosso ringrazia per il valore acquisito.

1
3 Gennaio 2007

Quando la pazienza ha un senso e quando invece e' fonte solo di frustrazione?
Esiste un attimo in cui si passa un confine, il confine che segna la fine dell'attesa e l'avvio di nuove prospettive.
Colui che aspetto' Godot tutta la vita si accorse alla fine dei suoi giorni di aver buttato via una esistenza in cambio di nulla.
E quale fondo si deve toccare per trovare un appoggio sicuro sotto i piedi, quell'appoggio che ti da la possibilita' di darti una spinta poderosa per risalire in superfice?
Sapete c'è bisogno di piu' rispetto per noi stessi.
Bisognerebbe che quel cazzo di sentimento chiamato amore a volte riguardasse anche noi stessi.
Ieri sera una ragazza mi ha chiesto se sono vanitoso.
Le ho risposto di no, e le ho chiesto perche' mi faceva quella domanda.
Mi ha detto che era strano vedere in casa mia cosi' tante foto che mi ritraevano in varie parti del mondo.
Nella maggior parte delle foto ero a torso nudo con lo sguardo da duro e i muscoli tirati.
Le ho risposto di no.
Non sono vanitoso, ma adoro vedere quelle foto per ritrovare momenti della mia vita, momenti e luoghi.
Lei mi ha sorpreso.
Mi ha semplicemente detto: "Ti credo."
"Ti credo" Punto.
Mi sono persino sorpreso e ho sentito un senso di rilassamento.
Non ho dovuto dire: "Ti giuro", o cose del tipo che servissero a farmi credere.
Ed e' vero.
Non sono un narcisista.
Se lo fossi fuggirei da tutte le situazioni che mi mettono a rischio.
Ma provo tenerezza per alcune avventure della mia vita.
La tenerezza sta nel pensare a quanta fatica, scommesse incerte, passaggi rischiosi e salti nel buio ho dovuto affrontare per fare cio' che avrei voluto fare.
Ho pagato in solitudine.
La mia ignoranza affettiva e' palese.
Sto imparando poco a poco a gestire un sentimento amoroso come il bambino impara a camminare.
Alla bella eta' di 43 anni mi ritrovo a desiderare di dividere la mia vita con una donna.
Ma quale donna?
Per esempio una che mi dica "Ti credo" senza aggiungere altro.
Per esempio una donna che abbia imparato che esistono diverse sfumature in un uomo, diversi colori, e che la tonalita' predominante non pregiudica l'esistenza di grigi inattesi.
Conosco le aspettative.
So che se uno mi vede per la prima volta pensa...cazzo e che e'? Un cowboy metropolitano o un avventuriero che ha sbagliato strada?
So che c'è del vero in tutte e due le impressioni, ma non si puo' precludere l'esistenza di un anima.
Quell'anima costretta a rivelarsi attraverso le sue debolezze.
A dire il vero io le ho sempre mascherate bene.
Me l'hanno insegnato da piccolo.
"A nessuno frega un cazzo dei tuoi dubbi e delle tue malinconie."
Lo diceva mio padre, credo nel tentativo di indurirmi per prepararmi alla vita.
Ma il problema non e' quello che diceva mio padre.
Il problema e' che la realta' mi ha dimostrato che aveva ragione se non che....se non che si era dimenticato di aggiungere che esistono le eccezioni.
Le eccezioni....
C'è una regola da imparare: se siete eccezioni siete condannati ad amare un eccezione.
Io chiamo "illuminati" gli umani che fanno parte di questa categoria "eccezionale".
Sono quelle persone dotate del superpotere della consapevolezza.
Capaci di empatia verso gli altri e sopratutto verso l'esistenza umana.
Riconoscerli e' facile.
Sono quelli ad esempio che capiscono che non c'è nessuna differenza nel credere a un Dio o a Babbo Natale.
E se decidono di credere a Babbo Natale lo fanno per il gusto di credere ai sogni e non per l'ossessione della verita'.
E poi entrano clienti in negozio e il discorso va interrotto.
See you.

11 Gennaio 2007
Non so se capita anche a voi ma le falsita' che mi riguardano mi trovano impreparato.
Se devo difendermi da un accusa pur essendo innocente mi trovo in difficolta'.
Sono la classica persona che davanti alla macchina della verita' farebbe una figura di merda.
E' il complesso del cadavere nel bagagliaio.
Quando la polizia mi ferma e sono tutto in regola io ho sempre il timore che trovino chissa che cosa per portarmi dentro.
Il tutto mentre vedo bugiardi patentati portare avanti le loro palle con una calma serafica, capaci di convincere chiunque delle loro stronzate.
Pensare che mi concentro pure nel cercare di essere credibile mentre dico il vero.
Sti cazzi, ci devo convivere con questa cosa.
Oggi mio fratello a pranzo mi ha detto; e' una questione di fiducia.
Gia', una questione di fiducia.
A parte questo mi sto divertendo ad inventare opere d'arte contemporanea mettendo su tela, su asfalto o su cio' che capita le mie interpretazioni di alcune realta' che riguardano gli umani.
Ieri ho fatto questo quadro:

La God & Devil foundation.
La G di God e' ripiena di coppertoni, la D di Devil e' ripiena di chiodi
Del resto la societa', esperta in marketing, fonda la sua credibilita' sul fatto che dove si vendono gomme e' cosa buona e giusta che ci sia un produttore di chiodi che, lasciati per strada, buchino le gomme.
Per farla breve se non c'è il peccato e' inutile l'esistenza di un Dio che ci perdoni.
Bene...per oggi e' tutto...

9 Genniao 2007

Formiche in testa. Pressione bassa.
Mani e piedi freddi. Jack che mi guarda preoccupato.
Alzo e abbasso la sedia usando la punta delle scarpe.
Clienti che mi parlano e io che mi sforzo di sentire cosa mi dicono.
Nonostante stamattina mi sia appeso alla trave e abbia fatto una ventina di flessioni, nonostante questa coglionata dei 150 addominali al giorno, nonostante l'aspetto di un uomo in forma sono stanco.
Stanco senza sapere perche'.
Una debolezza che mi attraversa le vene, che mi circola dentro.
A cosa puo' servire un uomo in questo stato.
Un uomo che ha bisogno di sedersi per recuperare forze, un uomo che ha bisogno di certezze che nessuno puo' dare.
Non biasimo chi preferisce disfarsi di tale zavorra.
Il tempo e' troppo poco per credere ai miei tentativi di essere migliore, il tempo corre e io che arranco sono un puntino sullo sfondo.
Tutto cio' e' la vita amico e tu lottando vai, messaggero dei problemi tuoi....
Ci vorrebbe....ci vorrebbe la sensibilita' di vedere il bello nello sforzo, ci vorrebbe qualcuno che si fermasse ad osservare l'arte delle intenzioni, l'esistenza e' una tela e la fatica di essere come tu vorresti e' un caleidoscopio di colori sbattuto sul bianco.
Ce la posso fare.
Ma quanta malinconia nell'assistere alla fuga della mia fonte d'ispirazione.
E quanta bellezza nel bene che ti voglio pur vedendoti fuggire.

8 Gennaio 2007

WELCOME BACK

Allora si dice anno nuovo vita nuova.
Beh dopo aver messo il golfino a Jack gia' c'è aria di novita'.
Oggi grandi pulizie a casa, si butta via il possibile, facciamo spazio, accendiamo le candele profumate, e stasera prima di uscire bagno con pallina di Lush dall'aroma indefinito ma cazzo quanto e' buono.
Ieri mi e' venuta un idea che devo mettere in pratica, poi vi diro'.
Ultimamente ho un po' trascurato questo spazio, qualcuno ci e' rimasto male, qualcuno mi ha scritto che fine avessi fatto, qualcuno semplicemente manco se ne e' accorto.
Vasco canta: Cosa non darei per vivere una favola. Cosa non darei per stare su una nuvola....
A proposito di nuvole.
Ho ripreso un aereo dopo 4 anni.
Non e' stato facile, la paura di volare mi aveva tenuto fermo per tutti questi anni.
C'è chi dice che le fobie siano cose da sfigati, chi ne subisce la forza sa quanto sia stato difficile.
Cmq ce l'abbiamo fatta, ora speriamo che il ciclo del Prussia stanziale si sia interrotto.
Giusto ieri due persone mi hanno chiesto: Quando torni on the road?
Forse mai.
Ma c'è da dire che siamo on the road tutti i giorni.
Sono on the road quando vado da casa al negozio, quando porto fuori il cane, sono on the road anche quando vado a prendermi un caffe' al bar.
E' il pensiero che e' on the road.
Sono passi sull'asfalto, quei passi che non lasciano tracce se non nei ricordi di chi l'ha compiuti.
Una piccola citazione: Rosaminde Pilcher disse che amare non significa trovare la perfezione ma perdonare i difetti e le debolezze.
Divento consapevole di quante poche volte sia stato amato, ma di come quelle poche volte siano state importanti.

Buon anno a tutti e toccatevi i coglioni.
Alla prossima, Prussia is back.