PASSATO

Ciao. Sono Jack. Hai presente quel cane peloso bianconero (e pensare che sono milanista) che hai conosciuto lo scorso fine settimana.
Beh, sono il cane di Guido. Prima ti devo fare alcune confessioni. Allora da dove comicio… Ok…lo ammetto…tutte le volte che sentivi delle puzzette non era Guido ma ero io.
E poi devo anche confessare che anche a russare ero io.
Ma a parte questo non ho molti altri difetti se non uno che mi accomuna al mio padrone. Mi affeziono alle persone che mi vogliono bene.
Ci ho messo un po’ di tempo a capire che anche chi mi vuol bene si affeziona a me.
Nel mio primo anno di vita pensavo che Guido prima o poi mi riportasse in negozio, ogni volta che andavamo li a comperare del cibo pensavo: “Lo vedi, non era una casa ma un albergo, la mia casa e’ questa gabbietta di vetro trasparente, costretto a vedere decine di pirla che mi fanno le boccacce dalla vetrina.”
Ora no. Ora so che casa di Guido e’ anche la mia casa.
E allora e’ giusto che ti scriva per dirti che e’ stato bello averti mia ospite, anzi sai che ti dico, sei stata la migliore ospite che mi sia mai venuta a trovare. (Perche’ diciamolo sei venuta a trovare Guido ma sotto sotto sei venuta anche per me.)
Guido mi ha detto che non dovrei scriverti certe cose, cioe’ mi ha detto, vacci piano con i complimenti, io non lo capisco perche’ dovrei nascondere quello che e’ vero, tu lo capisci?
A parte questo non posso contraddirlo piu’ di tanto, non vorrei che stasera si dimenticasse di cucinarmi il pollo. Io sai che faccio? Approfitto che sta facendo delle magliette e scrivo quello che voglio. Allora dove ero rimasto….memoria da cani….. C’è una cosa che mi e’ piaciuta di te ed e’ il tuo sorriso.
Lo so che penserai che tutti gli umani sorridono, non dirmelo a me che mi tocca sopportare i loro sorrisi ogni volta che mi vedono…. E’ che….il tuo modo di sorridere e’ bello. Ora per me spiegarti il significato della parola bello e’ un po’ difficile, ma non so se hai presente quei tuoi colleghi che quando mi guardano nella fotina dicono che sono brutto (me l’ha detto Guido) e invece per te….per te io sono bello. (Sempre Guido che fa la spia)
Bene e’ lo stesso per il tuo sorriso non nel senso che per alcuni e’ brutto, ma solo nel senso che per me e’ bello…. Chissa’ se mi capisci. Ad esempio Guido per alcuni e’ simpatico, per altri e’ antipatico, per me e’ Guido. Ecco il tuo sorriso e’ il tuo sorriso, solo tuo. Io non capisco perche’ a noi cani non ci mandino a scuola, io riuscirei a scriverti meglio cio’ che ho in testa. Invece mi tocca essere proprio terra terra…..non bastasse la mia altezza….. Mica e’ finita qua. A me e’ piaciuto il tuo modo di accarezzarmi. Mica mi metti le mani sulla testa come tutti, sai io le mani sulla testa le vedo come un tentativo di sottomettermi, tu no, tu mi accarezzavi sulle guance. Ahhh li mi piace un sacco… E piu’ mi accarezzi piu’ io spingo il mio muso verso le tue mani. E poi potrei dirti che se e’ vero che non tutte le carezze sono uguali e’ anche vero che nemmeno tutte le mani lo sono. E ci sono mani da cui e’ meraviglioso farsi toccare. E Guido fa magliette…. Sai voleva farmene una anche per me con su scritto “Attenti al padrone.” Ha provato a farmela indossare una volta, ahhhhh……ma che figura ci faccio io in giro con una maglietta da umani…sai che ho fatto…appena si e’ distratto io mi sono trascinato sul pavimento e l’ho fatta diventare cosi’ schifosamente sporca che e’ stato costretto a togliermela. Ahhh un'altra cosa. Non mi da fastidio quando tu e Guido fate l’amore solo che provo molta invidia. Io non ho mai trovato nessuna cagnetta che volesse dormire con me. Quindi non ti arrabbiare se mi addormento come se voi non ci foste, ma almeno quando dormo non ci penso che sono solo. Cioe’…stanotte ho sognato una giovane labrador che mi leccava le orecchie…ma e’ stato un sogno breve…mi sono subito svegliato, mi sono guardato attorno e non c’era nessuna labrador…..sai che c’era……c’era buio e silenzio. Per finire questa lettera posso darti un consiglio, ma non ti arrabbiare, so che che gli umani non amano ricevere consigli dai cani. Ma questa cosa te la devo dire. Guido ha molti difetti e li scoprirai, ma ha un grande pregio, non e’ capace di esser qualcun altro che non sia se stesso. Ah dimenticavo, per voi bipedi magari e’ un difetto. Ma per me che sono un cane e’ una cosa bella sapere che il mio padrone ha una faccia sola. Cosi’ sono sicuro che potrei riconoscerlo anche se lo perdo in mezzo a una folla di persone. Ora devo andare. Credo sia ora di chiusura, Ti mando una leccata sul naso e giuro che non ho leccato niente di schifoso per tutto il giorno. Ciao Jack

5 maggio 2007

Se ci sei dentro e' diverso.
Quando cerchiamo di capire dagli altri qualcosa che rigurada noi stessi non si puo' fare a meno di pensarlo.
Per questo non si chiedono consigli per avere soluzioni ma solo per avere comprensione.
Poi in realta' ognuno fa lo stesso cio' che vuole e cio' che si sente.
Quando ci sei dentro e' diverso.
Perche' solo se ci sei dentro puoi dire quanto sia fredda o calda l'acqua, in quale direzione porti la corrente e quanto piacere ti faccia nuotare nonostante il rischio di affogare.
Per questo chiedo scusa a tutti quelli che hanno perso del tempo a dirmi cosa avrei dovuto fare e che non ho fatto mai.
Lei e' sul treno, io sono su una poltrona, ma una parte di me e' come se fosse su quel treno.
Un movimento immobile che solo una lontananza vicina puo' dare.


2 Maggio 2007

Lei adora il mare, e' un ottimo motivo perche' anche io adori il mare.
Perche' tutto cio' che la fa felice deve fare felice anche me.
Non storcete il naso di fronte a questo buonismo, e' che dovrebbe essere proprio cosi'.
Ci sono pensieri che mi rimbalzano dentro.
Situazioni viste da prospettive che non avevo mai immaginato esistessero.
Non per questo finisce la paura.
La paura di vedere la strada finire e essere costretto a tornare indietro.
La paura che quella macchia scura vista da vicino non mi dia piu' l'immagine di un aquila che vola ma si riveli per uno stormo di api incazzate.
Rischi del mestiere di vivere.
Sto imparando che non dipende solo dal caso se quella macchia nel cielo e' un aquila o uno stormo di api, dipende anche da noi.
Abbiamo il potere di costruire la nostra realta', e la prima mossa e' di prenderci le nostre responsabilita'.
Smetterla di trovare scuse, ragioni o alibi per giustificare una incomprensione.
La prima vera incomprensione riguarda noi stessi, l'incapacita' di rispettarci, e se non siamo capaci di rispettare noi stessi come potremmo pretendere di saper rispettare gli altri.

Sentirla vicino e sapere che e' un suo desiderio esserci, questa è la vera conquista.
Non avvicinarla a noi con scuse patetiche, non mostrando vecchie ferite sapendo che e' inutile curarle ora, la vera conquista e' la carezza non richiesta, il bacio senza sporgere la guancia, l'amore che non riempie vuoti.
Sto imparando tutto questo come si impara la strada giusta per arrivare nel luogo in cui si e' sempre desiderato andare.
Ci vuole lo stesso coraggio del viaggiatore che non vuole essere turista, immergersi negli usi e costumi altrui, scoprire che non si puo' pretendere di trovare casa propria quando si e' ospiti.
Il traguardo e' renderla felice e come potete capire e' un traguardo che nessuna linea puo' tracciare.
Una volta raggiunto il traguardo si trasforma in percorso.
E' questa la cosa bella.

29 Aprile 2007
Vogliamo impegnarci in una bella sfida?
Beh non sara' facile vincerla, ma ci si puo'provare.
La cosa e' semplice, basta cercare di non farsi vincere dai pensieri inutili.
Facciamo un esempio.
Devo andare da Milano a Roma e al momento di partire mi chiedo: in quale autogrill mi potrei fermare a mangiare?
Bene, e' un pensiero inutile perche' mi fermero' quando mi verra' fame e ora come ora non saprei dire quando l'avro'.
Un altro esempio.
Lui e' uno stronzo, mi tratta di merda, ha un carattere del cazzo.
Perche' e' cosi'?
Pensiero inutile, molto meglio chiedersi perche' si sopporta uno stronzo, quindi non chiedetevi perche' lui e' cosi'.
Ma perche' voi siete cosi' masochiste.
Sembra facile.
Ma non lo e' per nulla.

Cosa avranno visto queste 25 persone per sorridere cosi'?
Cosa avranno sentito?
Facciamo delle ipotesi.
Qualcuno sta ascoltando il racconto di un viaggio, e chi racconta ricorda quella notte in cui rimase senza benzina, era in una situazione di merda, decise di dormire in macchina e il giorno dopo scopri' di essersi fermato di fianco a una tenda da cui, la mattina dopo, usci' una bellissima ragazza.
Lo invito' a fare colazione.
Lui accetto'.
L'auto rimase senza benzina per una settimana, lui non si mosse da li fino a quando la ragazza non torno' a casa.
Fu la settimana di vacanza piu' bella della sua vita.
Qualcuna sta ascoltando il racconto di un amica che si era innamorata pazzamente di un uomo che scopri' di essere omosessuale.
Ci rimase di merda, ma a raccontarlo fa sorridere.
Provateci.
Raccontate un avventura che voi avete vissuto come tragedia e vi accorgerete di come il tempo la trasformera' in farsa.
Non accade sempre.
Ci sono tragedie che resteranno tragedie per sempre.
Volete sapere un trucco per riconoscerle?
Pensate a cio' che avete vissuto e chiedetevi se c'era una soluzione?
C'era?
Se la risposta e' si la tragedia diverra' farsa.
P.S. Non dite che non c'era solo per giustificare la vostra disperazione.
That's all.

 

26 Aprile 2007
Ieri sono stato a trovare mia nonna. 97 anni.
Erano anni che non la vedevo ed e' stata una botta.
Lei adagiata sul lettino in quella piccola camera di quel residence per anziani.
Lei che era abituata a stare in case meravigliose circondata da tutti i suoi ricordi.
Era li, mezza addormentata come una bambina appena nata.
Entro e mi appoggio alle sbarre del letto, lei socchiude gli occhi, piccolissimi e azzurri e mi guarda.
Sorride leggermente, di quel sorriso da vecchi, e mi fissa per cinque minuti.
Io la guardo e mi si stringe il cuore.
Ciao nonna, le dico. Sono Guido, mi riconosci?
Lei continua a guardarmi in silenzio, era troppo tempo che non mi vedeva e forse pensava di non vedermi mai piu'.
"Guido....Guido...sei Guido?"
"Sono io."
"Sei cambiato."
Anche Lei e' cambiata, l'ultima volta che la vidi camminava da sola, leggeva i giornali e guardava la televisione.
Ora l'infermiera mi ha detto che non fa piu' nulla di tutto questo. Dorme. Mangia. E torna a dormire.
E continua a guardarmi.
Poi a bassa voce mi chiede se ho ancora il negozio di t-shirt.
Allora si ricorda, si ricorda.
Le chiedo se ha voglia di andare di sotto al ristorante a mangiare qualcosa.
Mi dice di no. Che mi aspetta in camera.
Andro' da solo. Ci mettero' poco e le portero' un gelato al pompelmo.
Lei sorride. "Ti aspetto." Dice.
Torno da lei con il gelato. Un infermiere la fa alzare, la mette su una carrozzella e andiamo in terrazzo.
Ha freddo. Le prendo una coperta e le copro le spalle.
Mangia il suo gelato e mentre mangia non fa altro che dire che e' buono.
Poi si butta su tre cioccolatini.
Non parla molto, mi guarda e sorride.
Chissa' cosa pensava.
Forse che fossi morto e nessuno aveva il coraggio di dirglielo.
Forse che fossi emigrato in qualche paese lontano.
Di certo non sospettava di rivedermi.
L'aiuto a soffiargli il naso, poi mi viene in mente una foto che lei scatto' durante un viaggio in nave dall'Inghilterra a New York.
Nonna ti ricordi come era arrabbiato l'oceano qualla volta sulla Michelangelo.
Ma come hai fatto a scattare quella foto? Non avevi paura.
"Mi ricordo, si, me lo ricordo."
"E non avevi paura?"
"No. Non avevo paura."
Sempre stata una roccia mia nonna.
Sempre in giro per il mondo.
E anche ora che il tempo gli ha lasciato solo rimasugli di vita non posso fare a meno di pensare a cio' che ha fatto, a come ha vissuto.
Il tempo, l'invidia lo rende crudele e invidioso.
Il tempo e' solo un osservatore, e' aria che non puo' respirarsi, e' vita che non puo' vivere, e si vendica cosi', consumandoci.
Maledetto tempo che spacchi le ginocchia, assotigli la pelle, e cancelli i ricordi.
Ma poi c'è una foto a fotterti. La foto di quella nave in quel mare disperato, e dietro la foto c'era lei.
Sul ponte a catturare l'attimo.
Quel filo di secondi su cui hai percorso la tua vita sta per finire, complimenti alla crudelta' del tempo.
Le vite cadono, ma il coraggio tiene su il filo, ricordo dei nostri equilibri.


20 Aprile 2007
Aspetta Prussia, fermati un attimo.
Girati....
C'è qualcosa di te che e' cambiato ma non saprei dire che cosa.
Aspetta, aspetta....forse i capelli, no, no, guardami un attimo....cazzo, non riesco a capire ma c'è qualcosa di te che non riconosco.
Ah...si, ecco cos'è. La sigaretta...
Hai cominciato a fumare.
Mah, a dire il vero ho ripreso a fumare.
Beh, comunque sia non ti avevo mai visto fumare.
Mentre mi dice cosi' io mi rollo una sigaretta e dico a me stesso, cazzo se dopo sette anni che non mi vede l'unico cambiamento che nota e' la sigaretta vuol dire che mi sto mantenendo bene.
A volte riguardo vecchi filmati e mi chiedo: Ma sono davvero io? Sono stato in quei posti? Ho vissuto quelle storie?
Non e' semplice riconoscersi in cio' che siamo stati.
E' ancora piu' difficile quando l'eta' cresce e i ricordi si ammassano e fare ordine e' un casino.
Ma e' uno sforzo che dobbiamo fare.
Riconoscerci.
Non cadere nella trappola dell'oblio, bisogna concentrarsi e arrivare alla verita', si, sono io quello, io.
Quello che fumava, poi ha smesso e poi ha ripreso.
Se ci si dimentica di se stessi e come dimenticarsi della strada fatta per arrivare in quel luogo chiamato presente.
E se non si ricorda la strada tornare indietro e' impossibile.
Si rischia di ritrovarsi invischiati in vite che non ci appartengono, in storie mai vissute, in paesaggi mai attraversati.
Paradossalmente e' piu' facile immaginare cio' che non siamo mai stati, a volte aiuta, ma le invenzioni poetiche sulla nostra eventuale biografia fanno un torto a noi stessi.
No, molto meglio non scrivere nulla che scrivere palle.
Molto meglio il silenzio di una bugia.
La ragazza mi guarda e dice: A parte la sigaretta non sei cambiato.
Io le rispondo: Non e' vero, sono cambiato moltissimo, ma non ho mai cambiato idea sulla strada da seguire.


15 APRILE 2007

Meraviglioso paese l'Italia.
Spacci droga, tiri sanpietrini ai carabinieri, minacci o picchi la tua donna e non ti succede un cazzo.
Ma se hai la sfiga di chiamarti Fabrizio Corona, di avere una bella macchina , una bella moglie e magari di aver fatto dei soldi alla faccia di qualche personaggio famoso, magari anche dei politici, allora non c'e' santo che tenga.
Ti mettono in galera e sbattono via la chiave.
Io devo ancora capire che cosa abbia fatto, quello che so con certezza e' che fuori dal mio negozio ci sono spacciatori che tutte le sere vendono la loro merda.
A volte li arrestano, passa una settimana e li ritrovi li'.
Chi l'avrebbe detto che spacciare fotografie era legalmente piu' pericoloso che spacciare droga.

Per la MUMJ

 

12 Aprile 2007

Mi sono bruciato il cervello venti anni fa a Parigi.
Maledette droghe, quanti neuroni mi hanno massacrato.
Non tornano piu' i neuroni andati vero?
Cosi' mi dice, poi si gira verso la porta mi saluta chiamandomi MIckey e se ne va.
Mi ha chiesto se gli facevo una sigaretta, poi imbarazzato mi dice: Costano tanto le sigarette vero?
Ma no, dico io, non costano un cazzo.
Sulla porta ringrazia ancora e se ne va.
Strano personaggio, anzi strana persona.
Gira per il parco di Porta Ticinese vestito come un dandy, con un fazzoletto rosso annodato attorno al collo e una giacca che ha il pregio di dare eleganza alla disperazione.
Come e' fatto un uomo?
Di quali meccanismi?
Chi dobbiamo ringraziare per non essere mai stati a Parigi a drogarci come dei matti?
Ci sono persone che ci mettono di fronte alla nostra unicita' facendosci sentire solidali con chi e' diverso.
Sono quelle persone la cui sconfitta e' uno specchio della nostra fortuna.
Una di quelle fortune che ti porterebbero a ringraziare qualcuno se solo sapessi chi.

 

3 Aprile 2007

Puo' la barca affondare l'acqua?
Stamattina in dormiveglia mi capita di vedere un documentario sulla condizione dei contadini cinesi.
A ispirare il documentario un libro "Puo' la barca affondare l'acqua", libro edito da Marsilio e scritto da due giornalisti cinesi.
Si parla delle condizioni in cui vivono 800 milioni di cinesi.
Cazzo, 800 milioni, quando ho sentito questo numero sono sobbalzato.
800 milioni di individui considerati esseri inferiori, costretti a ogni genere di vessazione, ricattati da capetti locali iscritti al partito.
Sfruttati fino alla morte, privi di assistenza sanitaria, di sistema pensionistico e di qualsiasi tipo di diritti.
Io guardavo e riflettevo.
Porca puttana 800 milioni di schiavi e nessuno dice un cazzo, nemmeno una manifestazione, nemmeno una foto appesa sul muro del campidoglio.
E i comunisti italiani?
Cosi' sensibili ai diritti dei lavoratori, anche loro considerano i contadini cinesi esseri inferiori?
Deve essere cosi' visto che non ho mai sentito parlare di nessun cazzo di marcia in difesa dei diritti di questo popolo sfruttato.
O fanno finta di niente per non mettere l'accento sulle controindicazioni di un comunismo reale, non quello sognato dai compagni italiani.
Leggetevi il libro e ringraziate dio di non essere nati nelle meravigliose campagne di un paese comunista.

27 Marzo 2007

Stringimi, non farti problemi, stringimi piu' forte che puoi.
Tutta la forza che hai non puo' farmi male, tutta la forza che hai puo' solo farmi bene.
Tieni la mia testa tra le tue braccia, accarezza i miei pensieri, accarezza la mia memoria, accarezza la storia non scritta che e' dentro il mio cervello.
Abbracciami fino a sentire che non esiste piu' spazio tra le tue braccia e il mio sterno, abbracciami come se volessi portarmi dentro di te.
Fallo con tutta la forza che hai, tutta la forza che hai non puo' farmi male.
Sono, siamo, racconti incompleti, libri pieni di pagine bianche, pensieri scordati, note a pie' di pagina che nessuno legge.
Stringimi e stringi la neve che mi cadeva sulla testa quella mattina sulla spiaggia quando la scuola era chiusa e la spiaggia era bianca.
Stringi quelle fughe di casa, stringi le paure, il coraggio, stringi quella caduta, stringi quel bambino e quest'uomo.
Sai quante volte ero stanco di lottare, sai quante volte mi sono appoggiato, la testa contro il muro, i pensieri contro il cemento.
Quelle volte non c'era nessuno dietro, nessuna mano appoggiata sulla spalla.
Non ero una vittima, ero un uomo che aveva bisogno di un appoggio, un baricentro per non farmi cadere, giusto il tempo di riprendere forza e continuare.
Continuare.
Grandi strade piene, vecchi alberghi trasformati, tu scrivi anche di notte perche' di notte non dormi mai...
In macchina da solo, guidavo io, non mio padre.
Io decidevo la velocita', dove fermarmi.
Sembra nulla ma era cambiato tutto.
Non stavo piu' seduto dietro nell'imbarazzo di dire la cosa giusta o di dare una giusta lunghezza ai miei silenzi.
Non pregavo piu' perche' rallentasse o tenesse quella maledetta distanza di sicurezza.
Non avevo piu' nulla da dimostrare.
Dimostrare.
Non e' un attitudine, e' una costrizione.
Una notte decisi di dormire in un parcheggio sul mare.
Mi cadde lo zaino e tutte le cose si sparsero sull'asfalto.
Stavo per raccoglierle poi mi fermai a guardare.
C'era un paio di occhiali, fogli sparsi, delle cassette, sigarette, un accendino e altri oggetti.
Li guardai e pensai: sono io.
Li fotografai pensando che mi stessi facendo un autoritratto.
Poi rimisi tutto dentro lo zaino.
Pensai:
Chi vuole me deve volere anche il mio zaino, non importa quanto pesi, cio' che importa e' che li dentro ci sono io.

21 Marzo 2007

C'erano delle mattine che prendevo la macchina, guidavo verso ovest e poi arrivato sul lungomare svoltavo a destra.
Qualche chilometro a nord e arrivavo di fronte a un parcheggio.
Lasciavo la macchina e camminavo per qualche centinaio di metri fino ad arrivare su un crostone a picco sull'oceano.
Mi sedevo li e pensavo....a cosa pensavo?
Pensavo a come stavo bene respirando quell'aria e guardando cio' che guardavo.
E oggi sto bene ripensando a quei momenti.
Credo sia una grande fortuna riuscire a rivivere certi ricordi senza farsi prendere dalla nostalgia, ma anzi godendo quasi come allora.

 

18 Marzo 2007
Prendimi signora, disegnami e io disegnero' te, come le mani di Escher.


13 Marzo 2007

C'è qualcosa che non mi convince.
Cioe'....cioe'....una specie di tassello mancante.
Un pezzo del puzzle.
Una gamba al leone.
Un artiglio all'aquila.
Un dente al coniglio.
Perche' se ci penso non mi tornano i conti.
Non che i conti tornino sempre, ma in questo caso l'errore non balza all'occhio ma all'anima.
Questa storia manca di una ragione, e' come se lo scrittore avesse deciso di cominciare a buttarla giu' senza avere in mente nulla e poi si ritrova a non sapere piu' come andare avanti.
A Las Vegas c'erano luci di mille colori, e lui e lei, gli unici in bianco e nero.
Lui alcolizzato e lei puttana.
Si amavano.
Lui si distrusse lei rinacque.
Lei come l'araba fenice, lui come le sue ceneri.
Io sono scettico della poesia scritta, ma ho una passione per la poesia vissuta.
Non credo alla felicita' permanente cosi' come trovo assurdo credere a una tristezza eterna.
Io vedo la vita come le luci di Las Vegas, che si accendono e spengono, e lo spegnersi rende ancora piu' luminoso l'effetto della riaccensione.
Se penso alla poesia della loro storia non posso fare a meno di riflettere sulla prosa che racconta la mia storia.
La ricerca dell'assoluto e' stupida come e' stupido accontentarsi di una relativa razionalita'.
A salvarci e' l'istinto che se lasciato andare crea quel compromesso tra il tutto e il nulla.
L'istinto e'...il coraggio di abbandonarsi a una corsa senza sapere se catturerai la preda, e' il salto da un tetto all'altro senza sapere se riuscirai a raggiungerlo.
O forse lo sai, l'istinto ti dice che ce la fai, e la ragione con le sue paure dovra' accontentarsi della soddisfazione di aver sbagliato i calcoli.
Cosa chiediamo alla vita?
O meglio cosa alcuni chiedono alla vita?
Io credo che cio' che si chiede a questa esistenza e' di aver vissuto, almeno una volta nella propria vita, una situazione in cui tutto cio' che siamo viene messo in gioco in nome di un sogno.
Almeno una volta nella vita bisogna scommettere tutto cio' che si possiede su un numero della roulette, e vivere quegli attimi in cui la pallina gira come sospesi tra il nostro essere cosi' fragili e il nostro essere cosi' coraggiosi.
Per questo ora c'è qualcosa che non mi convince.
Sto giocando, la ruota gira, ma non mi fido di quel tavolo, ne di quei numeri, tantomeno di quel croupier.
Per questo non ho puntato tutto, ma solo il superfluo.
La cameriera vestita con un abito rosso fuoco che ricorda wonder woman mi ha appena portato da bere un gin tonic, il tipo vicino a me mi guarda e sorride amaro alla vista della mia collezione di fiches, mille telecamere spiano le mie mosse per vedere se baro.
Io mentre la pallina sta girando me ne vado.
Non ha senso controllare se ho vinto o se ho perso.
A Las Vegas ci sono luci di mille colori, uscendo dal Treasure Island vidi quelle due figure in bianco e nero abbracciate su una panchina.
Erano Ben e Sara, li guardai da lontano invidiando i loro grigi.
La cenere e l'araba fenice si baciarono, Prussia si incammino' verso l'albergo.



12 Marzo 2007

Prima mossa, scendere dal palcoscenico, togliere l'abito di scena e accomodarsi fra il pubblico.
Lei dice a Lui: Voglio un rapporto soft.
Lui la guarda e dice: Cazzo vuol dire.
Lei decisa afferma: Vuol dire soft. E se ne va.
Lui rimane solo sulla scena e si aggira pensando ad alta voce: Soft...Soft....Soft
Tradotto letteralemnte vuol dire: soffice.
Un rapporto soffice?
Forse se diceva Light era meglio.
Cioe' veniva in mente la Coca Cola Light che non fa ingrassare e uno poteva arrivarci per associazione di idee: un rapporto che non faccia ingrassare.
Ma non si era mai accorto di farla ingrassare.
No, se Lei ha detto soft vuol dire che quella era la parola giusta.
Soft, soft, soft.
E in platea si sorride, il pubblico si lancia sguardi come se sapesse che vuol dire soft.
L'attore allora si rivolge alla platea.
Se lo sapete ditelo anche a me...che vuol dire soft?
L'unica risposta e' una grande risata di massa.
Lui e' frustrato.
Tira fuori un cellulare dal taschino, fa un numero.
"Pronto Luisa, Luisa aiutami tu che sei una donna....che cazzo vuol dire se una ti dice che vuole un rapporto soft?"
Luisa non ha esistazioni: "Passi ancora dalla porta di casa senza doverti chinare?"
"Si."
"Beh se il rapporto e' soft tra un po' non ci passerai piu'."
Lui rimane perplesso. Sulla scena appare una porta, e' davanti a lui.
Cammina, gli va incontro, nel momento in cui sta per attraversarla gli viene d'istinto di chinarsi...strano la porta e' alta almeno venti centimetri piu' di lui.
No, deve passarci stando eretto.
Ci passa, non ci passa, ci passa, non ci passa. Ci passa.
Ci passa.
Luisa non hai capito un cazzo.
Altro numero.
"Anna, cazzo Anna dimmelo tu.
Che vuol dire rapporto soft?"
Anna chiede: "Ma e' sempre stato soft?"
"No e' partito normale poi e' diventato soft."
"Cazzo", esclama Anna, "allora e' un casino."
"In che senso."
"E' come il gelato, appena lo compri e' duro, poi se non lo mangi diventa soft, e infine si scioglie. Non ti sei ancora squagliato?"
"No."
"Beh ti squaglierai."
Lui prova a stringersi un braccio, poi impugna una gamba, si palpa la faccia, nessun segno di squagliamento. Anna non capisce un cazzo.
Aspetta Lei lo sa di sicuro.
"Pronto Vanessa, aiutami. Lei mi ha detto che vuole un rapporto soft, che cazzo vuol dire?"
Vanessa e' pragmatica. "A letto sei soft?"
"No, porca puttana a letto e' hard."
"E lei lo vuole soft?"
"Si, lo vuole soft."
"Guarda io una che cambia l'hard per il soft non la capisco. Secondo me ti sta raccontando un sacco di balle."
Il pubblico ride. La storia dell'hard e del soft colpisce sempre la platea. Merito della chiara allusione sessuale.
Comunque non ci aveva ancora capito un cazzo.
Era passato attraverso una porta, non si era squagliato, laggiu' era ancora hard ma lei, lei lo voleva soft.
Il cellulare era quasi scarico.
Il tempo per un ultima telefonata.
Chi chiamare?
Chi puo' saperne piu' di tutti?
Lui lo sa, anche se puo' essere pericoloso.
Ma vaffanculo. Lo chiamo lo stesso.
Lui chiama se stesso.
"Ascolta...sei l'ultima possibilita' che ho."
"Dimmi."
"Lei dice che vuople un rapporto soft."
"Lo so."
"E come lo sai."
"Io sono te, e viceversa, non puoi tenermi nascosto nulla."
"Va beh, va beh....quindi...?"
"Quindi cosa?"
"Quindi cosa vuol dire?"
"Mi avevi detto di tenerti nascosto la verita', se fosse stata una verita' che ti avrebbe fatto male."
"Ok, come se non ti avessi detto nulla. Dimmi."
"Sicuro?"
"Sicuro?"
"Rapporto soft?"
"Si, cazzo e' il rapporto soft."
"Allora c'era una volta un cavallo che disarciono' il suo cavaliere. Era una vita che voleva farlo. Ma attese a farlo il momento in cui si trovo' di fronte ad una siepe piu' alta del previsto. Poteva saltarla se avesse voluto. Lui lo sapeva, ma il cavaliere no. Andarono insieme incontro a quell'ostacolo, il cavallo sicuro di farcela e il cavaliere insicuro di farcela. Ma il cavallo cosi' come era sicuro di poter saltare era anche certo dell'incertezza del cavaliere e decise di non farcela. Rallento' un attimo prima, diede uno scarto improvviso, quello che bastava a vedere volare il cavaliere in una pozza di fango. Poi si fermo' a guardarlo e dentro di se rideva come un pazzo, sapeva che non gli sarebbe successo niente. Il cavaliere stava dando la colpa a se stesso e alla sua incoscienza. Bene quell'ostacolo non fu altro che una scusa adatta al cavallo per far cadere una volta per tutte il cavaliere, e una scusa per il cavaliere per perdonare il cavallo."
"Si ma che c'entra con il rapporto soft?"
"C'entra, quella parolina che non vuol dire nulla "soft" non e' altro che una scusa che permettera' a lei di sbatterti nel fango e a te di perdonarla. Auguri."
Il pubblico rimase un attimo in silenzio.
Pensava a tutte le volte che era stato sbattuto per terra e aveva trovato una scusa per perdonare chi ce li aveva sbattuti.
Perche' e' cosi'?
Si puo' essere insicuri di superare un ostacolo e provarci lo stesso o si puo' essere sicuri di farcela e decidere di non farlo.
E la ragione non sara' mai di chi ci ha provato ma di chi ha deciso di non farcela .

 

5 Marzo 2007

Chi e' normale? (VIDEO)

28 Febbraio 2007

Camminavo stamattina. Con un canto cherokee nelle orecchie.
Passando davanti ad una vetrina annerita mi sono guardato.
Ed e' vero...Prussia e' triste.
Colpa di quel muro trasparente che non vidi mentre correvo.
No, non e' per la botta, il bernoccolo passa.
E' per la mia incapacita' di credere ai muri trasparenti.
Certo e' la prova che il Prussia non e' cresciuto.
Un uomo diventa maturo quando smette di correre perche' non puo' piu' fare a meno di prendere coscienza di ostacoli invisibili.
Io chissà perche' continuo a non pensarci.
E poi...
Poi mi ritrovo con questi occhi cisposi a chiedermi se tutta ha un senso.
Domanda che dura un attimo, so che la risposta non esiste e non amo perdere tempo con le seghe mentali.
Immaginate di essere in bilico su un burrone e provate ad allungare una mano.
C'è qualcuno dall'altra parte che l'afferra?
Se c'è siete persone fortunate.
Se non c'è nessuno guardate sulla sinistra.
C'è quel ramo.
Afferratelo, prendete forza da voi stessi, e tiratevi fuori da quella situazione di merda.
Lo so non e' la stessa cosa.
Ringraziare un ramo non e' appagante, a parte il fatto che il ramo non era li' per voi ma per caso.
Rimane incontestabile il fatto che ce l'avete fatta da soli.
Non basta.
Lo sappiamo che non basta.
Per questo Prussia e' triste, perche' e' stufo di ringraziare rami, e anche stavolta comunque si e' salvato.

 

27 Febbraio 2007

Lezione d'amore num 1 Video

22 Febbraio 2007

Un seme nel deserto. Video

21 Febbraio 2007
HETERO PRIDE VIDEO
Una festa particolare

 

15 Febbraio 2007

Stamattina camminavo verso la macchina che era parcheggiata qualche centinaio di metri da casa mia.
Dietro di me camminava un extracomunitario zoppo.
Ero con Jack ,il mio cane, che si fermava a pisciare ogni 10 secondi.
E quando lui pisciava lo zoppo si avvicinava.
Allora io acceleravo il passo per mantenerlo a distanza.
Era il tipico zoppo da semaforo, quelli che ti chiedono i soldi.
C'eravamo solo io e lui su quel marciapiede.
Poi ho pensato: ma perche' accelero?
Jack pisciava e lui si avvicinava, e io smisi di accelerare fino a che non mi raggiunse.
Aveva si e no venti anni e un bastone che lo aiutava a camminare.
Fa un sorriso al cane e si mette a giocare con lui.
Poi sorride anche a me.
Io penso: Ecco che ora mi chiede i soldi.
Lui sorride sempre.
Fa le smorfie al cane.
Passa davanti a me.
Si gira e sorride di nuovo a me e al cane.
Allora me li chiede o no sti soldi. Penso.
Il cane si ferma a pisciare. Lui si allontana.
Si gira ancora un ultima volta prima di voltare l'angolo.
Io gli sorrido.
E non mi ha chiesto una lira.
Che coglione che ero, vittima di un pregiudizio.
Se non avessi ragionato, se non mi fossi posto la domanda: Perche' accelero?
Se non avessi intuito che non c'era una risposta valida a quell'interrogativo.
Ancora adesso penserei a quel zoppo come a un ipocrita elergitore di sorrisi in cambio di denaro.
Invece era solo un ragazzo che alle dieci del mattino in una citta' non sua con una gamba che non funziona aveva ancora il desiderio di sorridere.

14 Febbraio 2007

Niente e' come sembra. Niente e' come appare.
C'è il filtro della nostra interpretazione.
Un po' come una poesia o una canzone.
Chi la sente non sapra' mai cosa in realta' voleva dire chi l'ha scritta.
Travisiamo la realta' riempendola dei nostri desideri e dei nostri sogni.
Un esercizio di liberta' e' spostarsi da noi e osservare, osservarci da lontano.
Vedrete il maratoneta arrancare dopo aver percorso pochi passi, vedrete il pittore che non riesce a tracciare una linea, vedrete Rocco Siffredi cercarsi l'uccello o Pamela Anderson chiedersi come mai le sue tette sono cosi' minuscole.
Vedrete anche l'ignorante citare Socrate, o la puttana recitare un rosario, vedrete un mostro guardarsi soddisfatto allo specchio o una frigida urlare di piacere.
Abbiamo coltivato la consapevolezza come un monaco si prende cura del suo bonsai.
Poi improvvisamente ci siamo dimenticati di recidere i rami e il piccolo albero ha perso la sua identita'.
E' diventato un cespuglio indefinito.
Che e' successo al monaco.
Si e' distratto guardando una signorina vestita con un abito di lino corto che passava ogni giorno sul fondo della valle.
L'ha vista passare velocemente e da lontano.
Quella lontananza mise in moto la fantasia.
E nulla e' piu' distraente della fantasia.
Nulla inganna di piu' della lontananza.
Il monaco vide che il suo bonsai stava perdendo forma, ma non riusciva piu' a concentrarsi.
Un giorno decise di scendere a valle per vedere da vicino quella signorina.
Si apposto' dietro una roccia.
E alla solita ora eccola arrivare.
Non ci poteva credere.
Quella signorina era una vecchietta sbilenca, il suo abito di lino era un saio rattoppato e sulle gambe c'erano cespugli di peli.
La osservo' fino a che non scomparve.
Poi risali' la montagna.
Arrivato davanti al bonsai rimase qualche minuto pensieroso, cercava di ricordarsi la vecchia forma perduta del piccolo albero.
Non se la ricordava.
Poi comincio' con cura a tagliare i rami.
E mentre procedeva a tagliare il pensiero scomparve e divenne chiara l'antica forma.
Si dedico' tutto il giorno alla pianta, piccoli tagli, minuscoli aggiustamenti.
Alla sera si allontano' di tre passi dal suo lavoro per osservarlo.
Il bonsai aveva ritrovato la forma dimenticata e il monaco aveva ritrovato se stesso.
La mattina dopo alla solita ora passo' la ragazza con l'abito di lino.
Il monaco sapeva che non era una ragazza e l'abito non era di lino.
Ma decise di immaginarla cosi' come quando la intuiva da lontano , poteva permetterselo perche' sapeva che non sarebbe piu' sceso a valle per guardarla da vicino.


10 Febbraio 2007

Una storia per voi.
C'è il fumo della sigaretta che avvolge il suo volto, un attimo, e il fumo scompare.
Qualche secondo, un altro tiro e il fumo lo avvolge di nuovo.
Sta fumando di gusto, ogni boccata da un piacere strano.
Non e' solo il sapore del tabacco, e il senso ritmico della vita, ritmo lento.
Apre il tetto della macchina e si concentra su quel grigio fumoso che sale verso il cielo.
La musica che esce da un amplificatore portatile e una bottiglia d'acqua per pulirisi la bocca.
Lei e' li di fianco che lo guarda e non dice una parola.
C'è un silenzio che dura una playlist, il nome della playlist e' "Quello che piace a me."
Poi Lei si gira e dice: Me la rimetti?
Quale? Chiede Lui.
Quella dei Rem.
"Everybody hurts" Poi lo guarda e sussurra: Te la dedico.
Num 13 della compilation. Play. Everybody hurts.
Capisci le parole? Chiede Lei.
Non tutte.
Ascolta, e io te le traduco.
Con una voce sottile parla sulla canzone ripetendo ogni frase tradotta in italiano.

Quando il giorno è lungo e la notte La notte è tutta tua
Quando sei sicuro di averne avuto abbastanza Di questa vita, beh, stringi i denti
Non lasciarti andare Tutti piangono
E tutti stanno male a volte A volte è tutto sbagliato
Adesso è il momento di cantare insieme
Quando il tuo giorno è solo notte, tieni duro, tieni duro
Se ti sembra di star mollando, tieni duro
Quando pensi di averne avuto abbastanza
Di questa vita, beh, stringi i denti
Tutti stanno male
Approfitta dei tuoi amici
Tutti stanno male Non mollare la presa, oh no
Non mollare la presa Se ti senti come se fossi solo
No, no, no, non sei solo
Se te la cavi da solo in questa vita
I giorni e le notti sono lunghe
Quando sei sicuro di averne avuto abbastanza
Di questa vita per stringere i denti Beh, tutti stanno male a volte
Tutti piangono E tutti stanno male a volte
Quindi tieni duro, tieni duro
Tutti stanno male
Non sei da solo.

Quando finisce la canzone il silenzio di impadronisce della scena.
Momenti in cui Lui e Lei guardano davanti verso una strada vuota.
Lui sta pensando a quando attraverso' il Texas e il New Mexico in moto sotto la neve, faceva molto feddo, si era coperto bene ma fece un errore.
Decise di fermarsi a meta' del viaggio per fumarsi una sigaretta e si tolse il casco.
Si bagno' la testa. Poi rimise il casco e si rimise in viaggio.
Qualche chilometro dopo senti' i brividi di freddo invadergli il corpo.
La neve cadeva fitta e si attaccava alle scarpe i piedi erano ghiacciati.
Era buio. Doveva arrivare a Santa Fe. Non poteva fermarsi, attorno non c'era nulla.
Comincio' a respirare in maniera ritmica.
Inspirare ed espirare concentrandosi sul movimento dello sterno.
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori.
Le mani erano ghiacciate, tenere l'acceleratore tirato era un dolore continuo.
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori.
Non si sentiva piu' le dita dei piedi e le formiche sembravano invadergli la testa.
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori.
Non ce la faccio...non ce la faccio...
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori.
Non ce la faccio ...., no ce la....,n ce
la....., ce la faccio....
Ce la faccio....ce la devo fare....Ce la faccio....
E arrivano le luci della citta' in lontananza.
Non appena le vede non sente piu' nulla.
Ne freddo, ne caldo, solo una forza dentro che bilancia temperatura e fatica.
La potenza del traguardo intravisto, la fine del dubbio, il traguardo e' laggiu' e fino la ci arrivo.
Cazzo se ci arrivo.

 

Lei sta pensando alla sua mattinata in tribunale e firmare la causa di separazione da suo marito.
La sera prima pensava di non farcela. Dieci anni di vita insieme cancellati da una firma.
Le scale del tribunale, l'attesa.
Non ce la faccio, non ce la faccio.
Poi arrivano gli avvocati e lui.
Si salutano con un sorriso. Nessun rancore, e' solo la fine di un amore.
Non ce la faccio, non ce la faccio.
Poi una voce chiama. Tocca a voi.
La stanza e' squallida, come deve esserlo la stanza che sancisce la fine di qualcosa.
Il giudice la chiama. Firma leggibile mi raccomando.
Non ce la faccio. Non ce la faccio.
La mano sul foglio. Dove devo firmare?
Datemi ancora un secondo, un secondo di illusione.
Firmi li'. Su quella riga.
Non ce la faccio..., no ce la faccio...n ce la faccio...
Ce la faccio...ce la devo fare...ce la faccio
E sul foglio appare se stessa, se stessa in uno scarabocchio, il traguardo e la ripartenza sanciti da un milligrammo di inchiostro nero.

Lui e Lei in quella macchina in quella sera di Febbraio a rivivere la confusione che c'è tra un inizio e una fine.
Era da tempo che non si vedevano, mesi, forse un anno, e il caso e le circostanze li avevano riportati li', a pochi centimetri di distanza.
Sai cosa mi piace di te? Disse Lei.
Cosa?
Mi piace che sei come un albero. E sai cosa mi piace degli alberi. Che stanno li'. Con le radici nel terreno. E io so che quando ho bisogno di appoggiarmi o di trovare un riparo, o dell'ombra, io so che sei li'. Come un albero. Strano. Con tutti i viaggi che hai fatto,nonostante la tua vita in movimento, io ti vedo cosi'.
Ma se non sto fermo un attimo. Disse Lui.
Scrolli i tuoi rami, muovi le tue foglie, ti lasci facilemente piegare dal vento ma rimani li'. Sei un albero.
Lui rimase perplesso. Un albero?
Poi ripenso' a quel viaggio verso Santa Fe'.
Era in movimento, ma in realta' riusci ad arrivare dove voleva perche' era immobile.
Immobile su quella moto che si muoveva.
Lei si muoveva, non lui.
Lui strinse le mani sul manubrio ed erano radici piantate nel terreno. Teneva i piedi fissi sulla pedaliera, ed erano radici piantate nel terreno.
Persino il suo sguardo sulla strada era una radice.
Non ci avevo mai pensato. Le disse.
Lo so. Rispose Lei.

Sai cosa mi piace di te? Disse Lui.
Dimmi.
Mi piace di te che fai sentire quest'albero vivo, quando ti appoggi per riposarti o quando cerchi dell'ombra sotto i miei rami. Cosi' io capisco di avere un motivo di essere li'. Di essere. Sai noi alberi a volte abbiamo quest'idea di essere inutili. Certo a volte possono pisciare contro il nostro tronco e siamo perfetti per marcare il territorio. Ma questo non e' quello che gli alberi sognano.
Lei si avvicino'. Gli prese la mano.
Disse di rimettere su la canzone dei REM.
Poi disse.
Mi e' venuta in mente una cosa.
Cosa? Chiese Lui.
Avevo cinque anni, ero in campagna, in giardino c'era un albero di noce, decisi di scalarlo.
Un ramo dopo l'altro, sempre piu' in alto. Arrivai in cima. Non dimentichero' mai quel giorno. Era la prima volta in vita mia che vedevo il mondo dall'alto. Era la prima volta che i particolari mi sembrarono cosi' piccoli e il mondo mi apparve cosi' grande. Ero troppo piccola per dare un significato a quella sensazione ma col tempo il significato venne fuori. E' inutile che te lo spieghi vero?
Si. E' inutile. Perche' lo sappiamo. Ci fumiamo l'ultima sigaretta?

C'è il fumo della sigaretta che avvolge il loro volto, un attimo, e il fumo scompare.
Qualche secondo, un altro tiro e il fumo li avvolge di nuovo.
Stanno fumando di gusto, ogni boccata da un piacere strano.
Non e' solo il sapore del tabacco, e il senso ritmico della vita, ritmo lento.

(GUARDA QUEL VIAGGIO SOTTO LA NEVE VERSO SANTA FE CLIKKANDO QUI)

8 Febbraio 2007

Mal di testa, sono al secondo Momendol della giornata.
Pulsazioni dolorose alla tempia destra.
Alle 15 e 50 e' gia calato il buio.
Cio' che ho scritto 3 giorni ha sollevato qualche preoccupazione in chi mi legge.
So che la preoccupazione e' dettata da affetto e nonostante mi dispiaccia di avervi preoccupato sono felice di aver ricevute delle lettere che cercavano di tirarmi su.
Oggi stavo pensando al verbo "dimostrare".
Cioe' al tentativo di convincere qualcuno che siamo in grado di superare certi ostacoli o che li abbiamo gia' superati.
Quante volte vi e' stato chiesto di dare dimostrazioni?
Bene, un giorno Federico Fellini disse:
"Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare."
Sulla base di questa frase vi raccontero' una storia.
Anni fa ero innamorato di una bellissima ragazza brasiliana.
La conobbi una sera all'Hollywood e diventammo amici, in realta' io ero pazzo di lei ma lei non mi cagava neanche di striscio.
Feci di tutto per conquistarla, la portai con me in giro per il mondo, le feci avere dei grossi lavori come modella, le trovai una casa, la ricoprivo di attenzioni.
Insomma cercavo di "dimostrare" che ero l'uomo perfetto per lei.
Un giorno eravamo a Los Angeles in una meravigliosa villa sulle alture di Hollywood, lei faceva il bagno in una piscina che era a strapiombo sul piu' bel panorama che abbia mai visto in vita mia.
Tutta Los Angeles ai nostri piedi.
Era l'asso che avevo nascosto e che mostrai sicuro che avri vinto la mano.
Lei usci' dalla piscina, mi saluto', mi diede la buonanotte e ando' a dormire.
Io rimasi nell'idromassaggio adiacente alla piscina a squagliarmi come un pesce.
Non la conquistai e qualche giorno dopo la accompagnai all'aereoporto pensando che se non era servito quell'asso nella manica la partita era persa per sempre.
Passo' del tempo.
Mi ero rassegnato all'idea che fosse un amica e cominciai a non desiderarla piu'.
Quando veniva a Milano uscivamo, ci si divertiva, poi ognuno per i fatti suoi senza piu' sofferenza.
Io ero tornato ad essere me stesso e lei non aveva fatto altro che conntinuare ad essere se stessa come aveva sempre fatto.
Un giorno ricevo una telefonata.
Era lei.
"Guido, dice con il suo accento brasiliano, sono a Nizza a fare un servizio fotografico, perche' non passi a trovarmi."

Era un week-end tranquillo e decido di andare.
Arrivo a Nizza, entro in albergo, lei era ancora al lavoro.
Vado alla reception e chiedo una camera per me.
Il tipo mi guarda e dice: "La Signorina mi ha detto che dorme in camera sua."
Perfetto penso. E non penso ad altro. Eravamo amici e non c'era altro da immaginare.
Vado in camera e vedo un letto matrimoniale.
Mah....la cosa mi sorprese ma non piu' di tanto.
Un ora dopo arriva lei, si era messa una parrucca nera.
La vedo e rimango stranito, lei fa una giravolta di capo toglie la parrucca ed appaiono i suoi meravigliosi capelli biondi.
Andiamo a mangiare fuori.
Prima la portavo sempre nei migliori ristoranti che potevo trovare.
Quella volta vedo una paninoteca, mi sembra perfetta, ho voglia di un panino, lei si adegua.
Beviamo qualche birra, ci facciamo qualche risata e torniamo in albergo.
Andiamo a letto.
Spengo la luce.
Buonanotte.
La conoscevo da sette anni e per sette anni le avevo detto buonanotte vedendola scomparire in qualche stanza che non era la mia.
Passano dieci minuti e sento la sua mano
scivolarmi sotto il collo.
Penso: "E che cazzo succede?"
Un secondo dopo mi aveva portato sopra di lei e aveva cominciato a baciarmi.
Bene, da li in poi si avvero' tutto quello che per sette anni avevo sognato.
Ero cosi' sorpreso che andai in bilocazione sul soffitto della stanza e da li guardavo me stesso fare all'amore con lei come se stessi guardando un film di fantascienza.
Il giorno dopo venne con me a milano, poi venne con me in australia, poi andai a vivere in California e lei decise di trasferirsi in Spagna.
Non e' stata una storia d'amore ma solo una storia di tenera amicizia.
Ma cio' che aveva resa "tenera" quell'amicizia fu proprio quel cambiamento che avvenne dentro di me.
Non avevo piu' cercato di dimostrare nulla e decisi semplicemente di "mostrarmi" cio' che ero.
La storia finisce qua, ma l'insegnamento rimane.
Non dimostrare, ma mostrare.
Punto.


5 Febbraio 2007

Outing

Oggi ho freddo.
No, non e' un freddo climatico, e' un freddo interiore.
Le mani restano ghiacciate anche se le appoggio sulla stufa.
Vedete a volte e' facile dimenticarsi di quello che siamo.
Sembra naturale non pensarci.
Non pensare alla pelle che ci ricopre, al cuore che batte, al cervello che pensa.
Sembra naturale essere, come se fosse la cosa piu' banale.
Ma a volte...
A volte non si puo' fare a meno di fermarci e appoggiare un dito sul polso al solo scopo di sentire il sangue che scorre.
Quel fiume interno e' un mistero, e' un mistero da dove provenga, e' un mistero dove andra' a finire.
Quel fiume siamo noi.
Sono io e sei tu.
Avvolti in questo mistero non possiamo fare a meno a volte di chiederci "perche'?"
Accade quando stai per addormentarti, accade quando senti la notizia di qualcuno che non ce l'ha fatta e tu sei ancora li' a lottare, accade quando invece di soffermarti sul fiume che scorre cominci a guardare a monte o a valle, accade quando subisci un ingiustizia, accade quando sul tuo fiume naviga la persona che ami e improvvisamente la barca affonda o quando la persona che ami abbandona la barca lasciandola andare alla deriva da sola.
Accade.
Accade che in quel fiume si raccolgano detriti.
Il nostro passato lascia rifiuti che non si smaltiscono.
Vengono accatastati in una discarica dell'anima.
Si possono nascondere, far finta che non esistano, mettere un bel cartello in cui si avverte che e' proibito entrare.
Ma non si puo' nascondere la realta'.
Noi siamo anche quella discarica, siamo quelle barche abbandonate, quelle ansie represse , noi siamo quella paura e quel coraggio, noi siamo gli alberi e la fabbrica, l'acqua e il fuoco, noi siamo.
Oggi ho freddo perche' ho capito che lei non mi ama piu', o peggio, che non mi ha mai amato.
A voi magari non frega un cazzo ma c'è qualcosa che ci unisce in questa scoperta.
Se anche voi qualche volta avete messo in gioco quello che siete davvero sapete che nel momento in cui capite di essere "inadeguati" subentra un senso di vuoto che appare incolmabile.
Lo scorrere di quel fiume sembra perdere di senso mentre la discarica si appropria di tutto il paesaggio.
Non siete stati riconosciuti e la prima domanda che vi fate e': "Chi sono io?"
Chi sono io?
Lei mi ha consigliato di andare da uno psicanalista.
Ci sono andato.
Davvero, ci sono andato.
Mi sarei buttato nel fuoco se me lo avesse chisto, cosa volete che sia uno psicanalista.
Tre ore in tre sedute io e la psicanalista di fronte a me.
Il primo giorno mi ha chiesto se sentivo il bisogno di piangere e le ho risposto che non sentivo quel bisogno.
Poi abbiamo parlato dei miei sogni.
Poi approfondendo sono venuti fuori problemi che vengono da lontano.
Attacchi di panico quando avevo venti anni, ansie varie come la paura di volare, la voglia di essere amato, la tendenza ad essere bastian contrario, manifestazioni di rabbia esternate con tatuaggi e look agressivo, la consapevolezza di un equilibrio precario, e per finire l'idea che io sia un eterno ragazzo che non si rende conto che il tempo dei giochi e delle illusioni e' finito.
Le ho detto che queste cose le so. Le so benissimo.
Le ho detto che fanno parte di cio' che mi era permesso scegliere riguardo me stesso.
Poi abbiamo parlato ancora.
Abbiamo camminato nella discarica e poi ci siamo fatti una passeggiata nel bosco.
Lei mi ha detto che sono una persona sensibile.
Che ho una capacita' di dare amore che non e' comune.
Mi ha detto che dietro questo look si nasconde tanta dolcezza.
Mi ha fatto capire che l'illusione di non crescere mai non mi ha impedito di realizzare i miei sogni di adulto, di avere un lavoro che mi piace, di viaggiare, di prendermi responsabilita' verso me stesso e verso gli altri.
Riguardo agli attacchi di panico mi ha detto che o ti distruggono o ti fortificano.
Nessun essere umano che cede al panico fa 16.000 chilometri in moto in Australia con 40 gradi all'ombra, ne si mette in gioco con un lavoro dove la competizione e' massacrante, ne tantomeno fa progetti in continuazione.
Nell'ultima seduta mi ha chiesto: perche' sei venuto da me?
Le ho detto: Perche' la mia ragazza mi ha detto che ne avevo bisogno.
Lei mi ha sorriso.
Poi mi ha detto: "Anche venendo qua non sarai mai perfetto. Io posso renderti consapevole della provenienza di alcuni tuoi problemi ma ancora piu' importante e' trovare una persona che non ti giudichi e che ami le tue debolezze cosi' come ama i tuoi punti di forza."
Le ho chiesto perche' mi innamorassi di persone che non mi accettavano per quello che sono.
Mi ha risposto che da bambino mi sentivo non accettato per quel che ero e che ora inseguo il sogno di far cambiare idea.
Riuscire a farmi amare da chi non mi ama.
E' un classico della psicanalisi.
Ed e' cosi'.
Questa e' la mia vera malattia.
Riempire il vuoto della non accettazione del piccolo prussia con il tentativo di far capire che le cose non stanno come sembrano.
Guardate il mio aspetto e la mia storia.
Tatuaggi, piercing, jeans stracciati, una casa che e' un covo, viaggi on the road, amori superficiali, insomma l'aspetto di un uomo con cui meglio non fare figli.
Questo sono io. O meglio e' il mio aspetto. Il mio vestito.
Bene credo che me lo sia scelto perche' e' il vestito migliore per nascondere cio' che sono.
Non perche' io mi vergogni.
Solo perche' ho imparato a difendermi non mostrandomi.
Tu mandi a cagare il prussia tatuato, ribelle, e anticonformista.
Fai pure.
Ma non mandi a cagare il vero prussia, il vero prussia e' salvo chiuso come una nocciola nel suo guscio, al riparo da chi vede la sua sensibilita' come prova della sua fragilita'.
Quante sono le persone che visto un guscio pensano alla nocciola?
Sapete che penso, che la psicanalista mi sia servita.
Non a farmi scoprire qualcosa di nuovo, ma a farmi capire che e' una cosa naturale per le persone "ferite" tendere a nascondersi.
Che non possiamo sentirci sbagliati per questa nostra capacita' di mimetizzarci.
Siamo in perenne fuga ma non da noi stessi.
Noi fuggiamo dall'idea osessiva di essere sbagliati, anzi, non e' nemmeno cosi', noi fuggiamo dalla consapevolezza assillante che tutto cio' che abbiamo imparato e' che non ci sono risposte alle nostre domande.
Amare me e' amare i miei dubbi e un uomo che ha dubbi ha la paura di non dare certezze.
Ma questa paura e' una prova dei miei sentimenti.
Perche' io vorrei, vorrei, vorrei avere le risposte giuste e darle alla donna che amo. Ma non le ho.
Tutto quello che posso dare sono i miei dubbi e me stesso.
Oggi una ragazza mi ha detto che ho un difetto, quello di sentirmi il migliore fra tutti.
In realta' a me non frega nulla di essere il migliore fra tutti, io vorrei essere il migliore per lei.
E' una piccola differenza ma fondamentale.
E questa voglia nasce dalla consapevolezza che ho datto tutto e piu' di cosi' non posso dare.
Se questo tutto non basta a farle credere che io sia il migliore vuol dire che non posso prendermi il rischio di vedermi mandare affanculo perche' qualcun altro le puo' dare qualcosa che io non possiedo.
Quanto e' incasinata questa storia.
E le cose che ho scritto vengono da quella parte di me che non pone filtri tra il pensare e lo scrivere.
Ora ho meno freddo.
Ma so che tornera'.
Posso dirvi una cosa?
Io so che alcuni di voi mi conoscono e non ci hanno mai creduto alla storia del "Prussia che non deve chiedere mai" ed e' per questo che continuo a scrivere queste pagine.
Per quelli che hanno spezzato il guscio e assaggiato la nocciola.

18 Gennaio 2007

Se vivessi su una qualche spiaggia australiana dire che siamo surfisti sulle onde del tempo impegnati non solo a stare in piedi ma anche, e sopratutto, a compiere evoluzioni.Stamattina mi sono svegliato, mi sono guardato attorno e mi sembrava di essere in uno di quoi risvegli da telefilm, con le braccia che si stirano, l'occhiata all'orologio e una controllatina al tempo.
Il solito risveglio, che per quanto sia solito sorprende sempre.
Prima di scrivere queste righe cerco sempre di pensare a cosa scrivere, siccome non mi viene mai in mente niente mi metto di fronte a questo sfondo blu e lascio che siano le dita a scrivere e non io.
Ne deduco che le dita ne sappiano molto piu' di me.
Poi mi viene in mente un quadro che cerco di fare col computer.

Lo chiamo "Il quadro bianco".
Gia'. Nonostante il quadro rosso occupi molto piu' spazio non potete negare che vi siete concentrati sul piccolo quadro bianco all'interno del rosso.
Cosi' va la vita.
Diamo un valore eccezionale al particolare col rischio di invertire i valori.
Credo sia un moto incosciente dell'anima, l'abitudine allo sfondo non si contrappone all'abitudine di cio' che macchia quello sfondo.
E' la prigione del piccolo rispetto alla liberta del grande spazio.
Accade a volte che quel particolare che da il titolo al quadro non viene visto come predominante separata, ma come parte del tutto.
Accade che il piccolo quadro bianco sia parte del grande quadro rosso e si riesca a capirne l'armonia, la simbiosi, addirittura la reciproca dipendenza.
E' il momento in cui si accetta cio' che siamo smettendo di illuderci di essere una sola anima, una sola persona, una sola personalita'.
L'accettazione del piccolo quadro bianco porta all'accettazione del grande rosso.
Non so perche' mi sia venuta questa idea.
Non cercate di vederci nulla di personale, la mia idea e' universale.
E se ci pensate bene cio' che fa di questo "quadro bianco" un opera di ingeno e' proprio quella macchia al centro.
Il rosso ringrazia per il valore acquisito.

1
3 Gennaio 2007

Quando la pazienza ha un senso e quando invece e' fonte solo di frustrazione?
Esiste un attimo in cui si passa un confine, il confine che segna la fine dell'attesa e l'avvio di nuove prospettive.
Colui che aspetto' Godot tutta la vita si accorse alla fine dei suoi giorni di aver buttato via una esistenza in cambio di nulla.
E quale fondo si deve toccare per trovare un appoggio sicuro sotto i piedi, quell'appoggio che ti da la possibilita' di darti una spinta poderosa per risalire in superfice?
Sapete c'è bisogno di piu' rispetto per noi stessi.
Bisognerebbe che quel cazzo di sentimento chiamato amore a volte riguardasse anche noi stessi.
Ieri sera una ragazza mi ha chiesto se sono vanitoso.
Le ho risposto di no, e le ho chiesto perche' mi faceva quella domanda.
Mi ha detto che era strano vedere in casa mia cosi' tante foto che mi ritraevano in varie parti del mondo.
Nella maggior parte delle foto ero a torso nudo con lo sguardo da duro e i muscoli tirati.
Le ho risposto di no.
Non sono vanitoso, ma adoro vedere quelle foto per ritrovare momenti della mia vita, momenti e luoghi.
Lei mi ha sorpreso.
Mi ha semplicemente detto: "Ti credo."
"Ti credo" Punto.
Mi sono persino sorpreso e ho sentito un senso di rilassamento.
Non ho dovuto dire: "Ti giuro", o cose del tipo che servissero a farmi credere.
Ed e' vero.
Non sono un narcisista.
Se lo fossi fuggirei da tutte le situazioni che mi mettono a rischio.
Ma provo tenerezza per alcune avventure della mia vita.
La tenerezza sta nel pensare a quanta fatica, scommesse incerte, passaggi rischiosi e salti nel buio ho dovuto affrontare per fare cio' che avrei voluto fare.
Ho pagato in solitudine.
La mia ignoranza affettiva e' palese.
Sto imparando poco a poco a gestire un sentimento amoroso come il bambino impara a camminare.
Alla bella eta' di 43 anni mi ritrovo a desiderare di dividere la mia vita con una donna.
Ma quale donna?
Per esempio una che mi dica "Ti credo" senza aggiungere altro.
Per esempio una donna che abbia imparato che esistono diverse sfumature in un uomo, diversi colori, e che la tonalita' predominante non pregiudica l'esistenza di grigi inattesi.
Conosco le aspettative.
So che se uno mi vede per la prima volta pensa...cazzo e che e'? Un cowboy metropolitano o un avventuriero che ha sbagliato strada?
So che c'è del vero in tutte e due le impressioni, ma non si puo' precludere l'esistenza di un anima.
Quell'anima costretta a rivelarsi attraverso le sue debolezze.
A dire il vero io le ho sempre mascherate bene.
Me l'hanno insegnato da piccolo.
"A nessuno frega un cazzo dei tuoi dubbi e delle tue malinconie."
Lo diceva mio padre, credo nel tentativo di indurirmi per prepararmi alla vita.
Ma il problema non e' quello che diceva mio padre.
Il problema e' che la realta' mi ha dimostrato che aveva ragione se non che....se non che si era dimenticato di aggiungere che esistono le eccezioni.
Le eccezioni....
C'è una regola da imparare: se siete eccezioni siete condannati ad amare un eccezione.
Io chiamo "illuminati" gli umani che fanno parte di questa categoria "eccezionale".
Sono quelle persone dotate del superpotere della consapevolezza.
Capaci di empatia verso gli altri e sopratutto verso l'esistenza umana.
Riconoscerli e' facile.
Sono quelli ad esempio che capiscono che non c'è nessuna differenza nel credere a un Dio o a Babbo Natale.
E se decidono di credere a Babbo Natale lo fanno per il gusto di credere ai sogni e non per l'ossessione della verita'.
E poi entrano clienti in negozio e il discorso va interrotto.
See you.

11 Gennaio 2007
Non so se capita anche a voi ma le falsita' che mi riguardano mi trovano impreparato.
Se devo difendermi da un accusa pur essendo innocente mi trovo in difficolta'.
Sono la classica persona che davanti alla macchina della verita' farebbe una figura di merda.
E' il complesso del cadavere nel bagagliaio.
Quando la polizia mi ferma e sono tutto in regola io ho sempre il timore che trovino chissa che cosa per portarmi dentro.
Il tutto mentre vedo bugiardi patentati portare avanti le loro palle con una calma serafica, capaci di convincere chiunque delle loro stronzate.
Pensare che mi concentro pure nel cercare di essere credibile mentre dico il vero.
Sti cazzi, ci devo convivere con questa cosa.
Oggi mio fratello a pranzo mi ha detto; e' una questione di fiducia.
Gia', una questione di fiducia.
A parte questo mi sto divertendo ad inventare opere d'arte contemporanea mettendo su tela, su asfalto o su cio' che capita le mie interpretazioni di alcune realta' che riguardano gli umani.
Ieri ho fatto questo quadro:

La God & Devil foundation.
La G di God e' ripiena di coppertoni, la D di Devil e' ripiena di chiodi
Del resto la societa', esperta in marketing, fonda la sua credibilita' sul fatto che dove si vendono gomme e' cosa buona e giusta che ci sia un produttore di chiodi che, lasciati per strada, buchino le gomme.
Per farla breve se non c'è il peccato e' inutile l'esistenza di un Dio che ci perdoni.
Bene...per oggi e' tutto...

9 Genniao 2007

Formiche in testa. Pressione bassa.
Mani e piedi freddi. Jack che mi guarda preoccupato.
Alzo e abbasso la sedia usando la punta delle scarpe.
Clienti che mi parlano e io che mi sforzo di sentire cosa mi dicono.
Nonostante stamattina mi sia appeso alla trave e abbia fatto una ventina di flessioni, nonostante questa coglionata dei 150 addominali al giorno, nonostante l'aspetto di un uomo in forma sono stanco.
Stanco senza sapere perche'.
Una debolezza che mi attraversa le vene, che mi circola dentro.
A cosa puo' servire un uomo in questo stato.
Un uomo che ha bisogno di sedersi per recuperare forze, un uomo che ha bisogno di certezze che nessuno puo' dare.
Non biasimo chi preferisce disfarsi di tale zavorra.
Il tempo e' troppo poco per credere ai miei tentativi di essere migliore, il tempo corre e io che arranco sono un puntino sullo sfondo.
Tutto cio' e' la vita amico e tu lottando vai, messaggero dei problemi tuoi....
Ci vorrebbe....ci vorrebbe la sensibilita' di vedere il bello nello sforzo, ci vorrebbe qualcuno che si fermasse ad osservare l'arte delle intenzioni, l'esistenza e' una tela e la fatica di essere come tu vorresti e' un caleidoscopio di colori sbattuto sul bianco.
Ce la posso fare.
Ma quanta malinconia nell'assistere alla fuga della mia fonte d'ispirazione.
E quanta bellezza nel bene che ti voglio pur vedendoti fuggire.

8 Gennaio 2007

WELCOME BACK

Allora si dice anno nuovo vita nuova.
Beh dopo aver messo il golfino a Jack gia' c'è aria di novita'.
Oggi grandi pulizie a casa, si butta via il possibile, facciamo spazio, accendiamo le candele profumate, e stasera prima di uscire bagno con pallina di Lush dall'aroma indefinito ma cazzo quanto e' buono.
Ieri mi e' venuta un idea che devo mettere in pratica, poi vi diro'.
Ultimamente ho un po' trascurato questo spazio, qualcuno ci e' rimasto male, qualcuno mi ha scritto che fine avessi fatto, qualcuno semplicemente manco se ne e' accorto.
Vasco canta: Cosa non darei per vivere una favola. Cosa non darei per stare su una nuvola....
A proposito di nuvole.
Ho ripreso un aereo dopo 4 anni.
Non e' stato facile, la paura di volare mi aveva tenuto fermo per tutti questi anni.
C'è chi dice che le fobie siano cose da sfigati, chi ne subisce la forza sa quanto sia stato difficile.
Cmq ce l'abbiamo fatta, ora speriamo che il ciclo del Prussia stanziale si sia interrotto.
Giusto ieri due persone mi hanno chiesto: Quando torni on the road?
Forse mai.
Ma c'è da dire che siamo on the road tutti i giorni.
Sono on the road quando vado da casa al negozio, quando porto fuori il cane, sono on the road anche quando vado a prendermi un caffe' al bar.
E' il pensiero che e' on the road.
Sono passi sull'asfalto, quei passi che non lasciano tracce se non nei ricordi di chi l'ha compiuti.
Una piccola citazione: Rosaminde Pilcher disse che amare non significa trovare la perfezione ma perdonare i difetti e le debolezze.
Divento consapevole di quante poche volte sia stato amato, ma di come quelle poche volte siano state importanti.

Buon anno a tutti e toccatevi i coglioni.
Alla prossima, Prussia is back.

MUCCA TELEVISION