26 Luglio 2008
Punto
13 Giugno 2008
Non si parte, non si va via, non si abbandona una citta' solo per insoddisfazione.
Oggi un coglione ha scritto che un tizio viaggio' per cercare qualcosa e quel
qualcosa lo trovo' solo' tornando a casa.
E' una colossale cazzata.
Una colossale cazzata vedere in chi cambia vita un eterno insoddisfatto.
In realta' chi scrive che la fuga non porta risultati e' un frustrato vigliacco
che non ha il coraggio di ammettere che ci sono luoghi e situazione migliori
di quella in cui e' imprigionato.
Un uomo se ne va semplicemente per migliorare la sua qualita' di vita.
Va via dalla citta' per incontrare la natura, va via dal paesino per avere
maggiori opportunita' di realizzare i suoi sogni.
Per farla breve si scappa con la consapevolezza che non siamo noi quelli che
cambieremo ma la scenografia umana e naturale.
E ci sono scenografie umane e naturali che sovrastano in quanto a qualita'
queste scenografie italiane fatte di uomini egoisti e piccoli, rinchiusi nelle
loro stupide certezze quotidiane, e ci sono scenografie fatte di paesaggi
naturali capaci di ricordare all'uomo che la natura e' la casa migliore in
cui sperare di vivere.
4 Giugno 2008
Procediamo per passioni.
E le passioni cambiano come i territori da esplorare.
E se non cambiano devi avere qualche problema.
E' intuibile che uno dei motivi che ci spingono a sopravvivere e' la possibilita'
che ci siano paesaggi nuovi.
Ma tu sei ancorata in quel porto abbandonato.
Barca lasciata a se stessa che poco a poco ammuffisce.
Che aspetti?
Che il vecchio pirata ritorni?
Non hai letto le cronache del mare?
Il vecchio pirata e' morto, affondato col suo barile di Rhum.
Avrebbe dovuto berlo tutto per salvarsi.
Svuotarlo per farlo rimanere a galla.
Ma il suo stomaco non lo conteneva tutto.
Io non sono un pirata, al massimo un mozzo.
Non mi interessa la barca, mi interessa la paga.
Non mi interessa il capitano ne la missione, mi basta che il legno sia robusto
e le vele in ordine. Poi si parte.
Fare innamorare un mozzo di una barca e' come far innamorare un pesce del
pescatore.
Ma voi.
Voi che vi sentite parte del mezzo, voi che sentite di appartenere a un territorio,
voi vi siete mai domandati perche' amate appartenere a chi non sa nemmeno
rendersi conto della vostra esistenza.
Che gliene frega a una barca di chi issa la vela, alla barca interessa del
vento.
Non siamo parte di un territorio.
Il territorio fa parte di noi.
Non apparteniamo al luogo dove siamo nati per caso, ma al luogo che desideriamo.
La liberta' non e' scegliere, ma essere scelti da cio' che vorremmo scegliere.
Lascerei affondare qualsiasi barca pur di salvare la pellaccia.
Di barche ce ne sono milioni, la mia pellaccia e' unica.
Una donna che sappia prendersi cura del suo uomo non appartiene alla razza
delle schiave, ma alla razza padrona che ama il suo servo e lo abbandona se
non sa fare il proprio lavoro.
Sono stato lasciato a terra parecchie volte, abbandonato su qualche molo,
mozzo disoccupato e a caccia di nuovi capitani.
Ma meglio essere mozzi che cambiano nave che capitani legati indissolubilmente
alla propria imbarcazione.
28 Maggio 2008
L'ossidazione dell'anima
Sono sul prato del parco vicino al negozio, sto ascoltando una raccolta di
canzoni degli anni 70.
Chiudo gli occhi.
Cerchiamo di ricordare.
L'aula era al quarto piano, e di fronte c'era l'aula dei compiti in classe.
Al mare ero innamorato di Daniela, stavo sdraiato sul materassino con gli
occhi socchiusi fissi verso la scaletta che portava allo stabilimento balneare.
E aspettavo di vederla arrivare.
Un giorno palleggiammo a pallavolo e riuscimmo a non far cadere la palla per
5 minuti.
Era il record della spiaggia.
Io ero felice, avevamo un qualcosa in comune. Il record.
La casa dove perdetti la mia verginita' si trova in un paesino chiamato Vaccarezza.
E' una casa di campagna, la casa del nonno di Alessandra.
Il giorno che accadde c'era un temporale e un fulmine entro' in cucina e ando'
a scaricarsi su un pentolone di rame appeso al muro.
Un boato incredibile.
Io e Paolo suonavamo le canzoni di Fabrizio De andre', chiusi in camera sua,
cantando piano perche' i suoi genitori pensavano stessimo studiando.
Ero simpatico alla mamma di Paolo, ma suo padre mi detestava, per lui ero
un piccolo delinquente.
A Berceto una volta all'anno facevano una festa alle "Villette",
era la festa che aspettavo per vedere Silvia che abitava nella prima villa.
Mi piaceva da pazzi e un giorno le regalai un cuscino a forma di cuore e sopra
feci scrivere: "A Silvia".
Lo tenni sotto il giubbotto per tutta la sera poi presi coraggio e glielo
regalai.
Quando glielo porsi accanto a lei c'era la sua migliore amica, una cicciona,
anche lei si chiamava Silvia.
La cicciona esclamo': "Che bello."
Silvia la guardo' e le disse: "Te lo regalo."
E il mio regalo fini sul letto della Silvia "sbagliata".
Il mio primo motorino lo personalizzai con piccole strisce rosse sul suo fondo
nero.
Lo amavo come John Waine amava il suo cavallo.
Mi serviva per andare in paese, la mia casa in campagna e' in mezzo ai boschi
a tre chilometri dal primo centro abitato.
Dietro al motorino, su una grata di ferro, legavo il mio quaderno dove scrivevo
le poesie.
Stavo andando ad incontrare gli amici in piazzetta e quando arrivai feci per
prendere il quaderno ma non c'era piu'.
Era caduto, da qualche parte sulla strada da casa mia al paese.
Tornai indietro.
Tornai indietro cento volte ma non lo ritrovai mai piu'.
Ancora oggi, dopo piu' di trent'anni quando percorro quella strada faccio
attenzione ai bordi della carreggiata.
Magari lo trovo.
Una sera mio padre e mia madre andarono a cena in paese.
A casa eravamo io, i miei due fratelli e mia sorella appena nata nella sua
culla.
A tenerci a bada una baby sitter.
Eravamo tutti in cucina quando alle dieci di sera scoppio' la bombola del
gas.
Una bomba.
Salto la luce, polvere e fumo, terrore.
Scappammo lasciando mia sorella nella sua culla in cucina.
Raggiungemmo il paese a piedi.
Poi trovati i miei genitori una corsa al contrario a velocita' folle con mio
padre impazzito che urlava: La bambina!!! La bambina!!!! Perche' l'avete lasciata
la'!!!
Arrivammo a casa, con una pila entrammo in cucina.
Sul tetto della cucina c'erano appesi mille pentoloni di rame.
Erano caduti tutti meno uno.
Quello che era sulla culla di mia sorella.
La mia casa di campagna si chiama "Madonna della Quercia" era un
vecchio convento, al centro c'è una chiesa consacrata e mio padre fece
fare un ex voto di ringraziamento.
Un giorno organizzammo una partita di calcio: Villeggianti contro Locali.
Eravamo sfavoriti da ogni pronostico.
Si giocava al campo comunale, un sacco di gente a guardarci.
Fischio d'inizio.
Mi passano la palla, faccio tutto il campo, nessuno mi ferma, limite dell'area,
esce il portiere, diagonale, gol.
Uno a zero per noi.
Abbracci e festeggiamenti.
Poi la partita riprende.
Passa qualche minuto e pareggiano.
E poi due a uno per loro.
3-1
4-1
5-1
6-1
7-1
Fini cosi'.
Sette a uno per loro.
Ma l'unico cosa che ricordo bene e' quel primo minuto, e quei pochi minuti
in cui eravamo in vantaggio.
Finiscono le canzoni. Il silenzio mi riporta al presente.
Mi ritrovo in mezzo al prato con una confusione temporale.
Quante cose' ho dimenticato?
Quante cose nessuno sa di me?
Quante cose non so degli altri?
L'ossidazione dell'anima avviene lentamente con l'ossidazione dei ricordi.
I nostri cancelli di ferro che arruginiscono.
I cancelli del nostro passato che non trattengono piu' l'invadente arrivo
del futuro.
Una sola cosa.
Non e' il futuro a spiegare le nostre vite, e' il nostro passato remoto.
Tutti i segreti sono racchiusi in quelle pagine.
Ricordate quei diari dove scrivevate i vostri pensieri per poi chiuderli,
lontani da occhi indiscreti, con un lucchetto.
Quei diari raccontano di noi piu' di quanto noi potremmo dire oggi.
Quando si ama una donna o un uomo, quando si ama davvero, in realta' si ama
il bambino che e' in noi, e quel bambino ci porge la chiave e con gli occhi
ci dice.
Apri e leggi.
A ver fiducia in qualcun altro e' a volte l'unica condizione per aver fiducia
in se stessi.
E ora...
Vado a lavorare.
24 Maggio 2006
L'omologazione.
Sapete a che serve?
Immaginate uno stormo di uccelli e un cacciatore.
Immaginate che il cacciatore miri a caso nello stormo e spari.
E' certo che qualche uccello rimanga ucciso.
Immaginate invece un uccello solitario.
Il cacciatore dovrebbe farsi un culo quadrato per catturarlo, sembre poi che
lo catturi.
Ecco a che serve l'omologazione.
Permettere ai cacciatori di farvi secchi senza mirare.
E chi sono le vittime dell'omologazione?
I giovani naturalmente.
Quelli che hanno il cervello piu' malleabile e confuso.
Ed eccoli li'.
Camminare in branchi, fare tutti la stessa cosa, vestirsi alla stessa maniera,
usare lo stesso linguaggio, seguire gli stessi idoli.
Branchi di imbecilli in motorino con fighettine rincoglionite sorridenti all'idea
di far parte del gruppo.
Giovani maschi dal testosterone gonfiato a dismisura per indurli in tentazione
di rendere visibile la loro presunta mascolinita' attraverso la conformazione
a modelli creati ad arte.
Questo vuole il mercato, una generazione di senza testa, con una birra in
mano, uno spinello nell'altra mano e il cervello ricolmo di cazzate.
Pischelli con lo sguardo da duri che messi da soli in una foresta non sopravviverebbero
nemmeno il tempo di chiedere aiuto.
L'illusione di essere uomini a 15 anni e l'illusione di essere donne a tredici.
Tutta colpa di genitori imbecilli, generazione di post sessantottini cresciuti
tra esaurimenti nervosi e liberta' generiche.
Genitori che hanno la stessa autorita' di un pechinese di fronte a un maremmano,
uomini e donne sfigati troppo presi dall'accettare se stessi per perdere tempo
ad educare i figli.
Non si impara ad essere autorevoli senza aver subito l'autorita'.
Ci aspettano anni di merda.
E il problema e' in questa nuova generazione di mezze calze, cresciute a cannabis
e luppolo.
Si fottano.
Anche questi giovani rincoglioniti diventeranno genitori e saranno i loro
figli a punirli per la loro stupidita'.
19 Maggio 2008
Il rumore della pioggia non e' rumore.
E' musica.
Per questo dormo con le finestre aperte.
17 Maggio 2008
E' molto piu' complicato per un nobile diventare un contadino che viceversa.
Per questo motivo mi vanto del mio essere rozzo.
Finalmente piove e le piante avranno acqua priva di calcare, i diamantini
(uccellini tropicali) sono al riparo sotto la tettoia e ieri ho scoperto un
uovo nella loro mangiatoia. Non l'ho toccato.
Certo che figliare dopo solo una settimana che li ho adottati e' stato un
colpo basso.
Ora sono otto, stanotte ho fatto un incubo in cui mi ritrovavo in una casa
invasa da uccellini colorati, erano ottocento.
E babi ha dormito sul letto.
Uno strappo alla regola che non ha un motivo preciso se non il fatto che ieri
sera prima di addormentarmi ho scoperto che mi guardava con occhi languidi.