“Tu credevi agli gnomi? Non ci posso credere.”
Jenny lo guardava con espressione meravigliata e delusa.
“Avevo solo dieci anni.”
“Dieci anni…ma io a dieci anni non credevo piu’ nemmeno in Dio.”
“Scusa.”
No, aveva chiesto ancora scusa.
Doveva smetterla di chiedere scusa ma non ce la faceva.
E non capiva perche’.
Thomas stava con Jenny da due anni, ma se si fosse chiesto perche’ sapeva che non avrebbe avuto una risposta pronta.
Ci avrebbe pensato su per poi rispondere che l’amava.
Gia’, ma perche’ l’amava?
Questa domanda era ancora piu’ complicata della precedente.
Stavano pattinando sul Rideau Canal, ma raramente si trovavano uno a fianco dell’altra.
Se lui la raggiungeva lei rallentava, se lui rallentava lei accelerava.
In quella discordanza di velocita’ poteva riassumere tutta la loro storia.
Il tentativo continuo di affiancarla per poi vederla allontanare di nuovo.
Se avesse avuto piu’ coraggio le avrebbe chiesto il perche’ di questo elestico sentimentale.
Ma sapeva che Jenny non amava le paranoie e aveva troppo paura di perderla per permettersi di dire cio’ che pensava.
“Oggi non lavori?” Chiese Jenny.
“Fa troppo freddo, nessun turista prende la carrozza con questo tempo.”
“Ma non hai le coperte?”
“Non bastano.”
“Un giorno mi dirai la verita’.”
“Quale verita’?”
“Perche’ hai smesso di fare il giornalista per guidare una carrozza per turisti.”
“Te l’ho spiegato un sacco di volte…”
“E ogni volta era una spiegazione diversa. Io vorrei sapere la verita’. E se non c’è una verita’ vuol dire che sei stato proprio un coglione.”
Fu Thomas ad accelerare, mise una distanza di cinque metri tra lui e Jenny e nella testa comparvero troppi pensieri.
Tra i mille uno si fece strada.
“Chi era andato ad abitare nella casa dello gnomo?”
Jenny gli si affianco’.
“A cosa stai pensando?”
“A nulla.”