Tu sei pazzo.” Disse Jeff.
“Dici?” Rispose Thomas.
Erano le sei del pomeriggio, il Crystal Garden era illuminato dalle luci artificiali.
Era cominciata la gara annuale di scultura nel ghiaccio, Thomas si era iscitto
mandando un progetto che si poteva definire concettuale.
La sua scultura rappresentava una palla di ghiaccio al cui interno c’era
uno spazio vuoto riempito da un'altra palla di ghiaccio piu piccola.
“Ma quando mai hai scolpito qualcosa? Hai delle mani che non sanno fare
la punta a una matita. E io che ti seguo. Sono un deficiente anch’io.”
A Thomas venne da ridere ma non pote’ fare a meno di pensare che Jeff
aveva ragione.
Quando faceva la punta alle matite, non si sa per quale misterioso motivo,
la punta si rompeva sempre.
“Da dove si comincia? Dalla palla piccola o da quella grande?”
Chiese a Jeff.
“Allora se la palla piccola sta in quella grande io comincerei da quella
piccola.”
“Allora cominciamo.”
Thomas impugno’ un lungo scalpello di ferro e comincio’ a dare
colpi su un grosso blocco di ghiaccio.
“Credo che fare una sfera sia la cosa piu’ difficile. Se facessi
un cubo?”
“Ma nel progetto c’erano due sfere e non puoi cambiarlo.”
“Ok. Proviamoci.”
Dopo due ore di lavoro una sfera imperfetta scivolava nelle mani di Thomas.
“Fa un po’ schifo ma rende l’idea.”
“Non danno premi alle intenzioni. Thomas lascia perdere.”
“Quante ore abbiamo ancora?”
“Ancora quattro ore.”
“Bene. Procediamo con la palla piu’ grande.”
Dopo due ore una grossa palla bitorzoluta era pronta.
Ora Thomas doveva svuotarla al suo interno.
Con lo scalpello fece un buco e comincio’ a scavare.
Faceva schifo ma ce la stava facendo.
Stava liberando spazio all’interno per far posto alla palla piu’
piccola.
Ancora qualche colpo…
Mancava poco.
Jeff guardava Thomas con faccia quasi ammirata. Ce la stava facendo.
Quel pazzo era quasi riuscito a fare la sua scultura di ghiaccio.
Ancora qualche colpo.
Quando il ghiaccio si spezza non fa rumore.
Tutto accade nel silenzio, un rovinare di cristalli nel silenzio piu’
assoluto.
E cosi’ accadde.
La grossa palla si ruppe e divento’ un ammasso di ghiaccioli.
“Cazzo!” Esclamo’ Thomas.
Jeff si mise le mani nei capelli poi comincio’ a ridere come un matto.
“Non c’è nulla da ridere.” Gli disse Thomas.
“Come no. E’ stata una scena meravigliosa, anzi sai che ti dico,
un giorno doveva pur sciogliersi questa palla di ghiaccio, e tra lo sciogliersi
e il frantumarsi io penso che la seconda ipotesi e’ stata molto piu’
spettacolare.”
Un giudice si avvicino’ a Thomas, disse semplicemente: “squalificato”.
Thomas si sedette sulla piccola palla che non sarebbe mai entrata da nessuna
parte, Jess si accomodo’ sull’ammasso di giaccio che era appena
andato distrutto.
“Chi e’ questa Martha?” Chiese Jeff.
“Una ragazza che ho portato a fare un giro.”
“La rivedi?”
“Dipende da lei. Sa dove lavoro e se vuole torna.”
“Ma ti piace?”
“Vorrei.”
Jeff fece un espressione perplessa.
“Vorresti? Che vuol dire?”
“Vuol dire che per quel poco che ho capito io dovrei innamorarmi di
donne come lei e invece…”
“E invece…”
“E invece mi innamoro di un altro tipo di donne.”
“Le stronze.”
“Esatto.”
“Thomas ho una notizia per te. Innamorarsi delle stronze e’ tipico
del novanta per cento della popolazione maschile….parli del diavolo…”
Scarpe Prada, jeans dolce e gabbana, borsa di Gucci, giacca Armani, era lei,
Jenny accompagnata dalla sua amica Pamela.
Pamela era l’anagramma esteriore di Jenny: jeans Prada, scarpe di Gucci,
borsa di Armani e giacca Dolce e Gabbana.
“C’è qualcosa di voi che non e’ firmato?” Chiese
Jeff.
“Il cervello.” Rispose Pamela.
“Non ancora.” Disse Jeff alzandosi.
“Se il tuo amico e’ in vena di dire stronzate digli che possiamo
anche fare a meno di passare la serata insieme.”
“Jenny non ti incazzare. Era una battuta.”
“Battura stronza.” Rispose Jenny e se ne ando’ con Pamela,
dietro di loro, tre metri dietro. Thomas e Jeff.
Permettemi un pensiero. Anche se il narratore dovrebbe limitarsi a raccontare.
La vita e’ strana. E assistendo a questa scena non posso fare a meno
di pensare che la vita a volte e’ patetica.
O forse siamo noi a renderla tale.
Sarebbe bello vivere un esistenza sempre poetica e profonda.
In realta’ la quotidianita’ ci riserva situazioni banali che ci
rendono banali.
Ma…
Sul “ma” mi fermo e lascio il passo alla storia.
Thomas non ci riesce proprio a mangiare con i bastoncini.
Jeff ci prova.
Pamela e Jenny sembrano nate in giappone.
“Come e’ andato il lavoro oggi?” Chiese Pamela.
“Un giro solo per la citta.” Rispose Thomas.
“Solo uno. Quindi in un giorno hai gudagnato 50 dollari. Giusto?”
“Trenta. Ho fatto lo sconto.”
“Bravo. Trenta. E come pensi di vivere guadagnando trenta dollari al
giorno. E questa stronzata delle sculture nel ghiaccio da dove ti e’
venuta?”
“Non lo so.”
“Non lo so. E’ l’unica risposta che conosci. Non lo so.”
Jeff e Pamela mangiavano il loro sushi guardandosi con un espressione tipica
di chi prova a farsi i fatti propri per paura di essere coinvolto.
“Vado in bagno.” Disse Thomas alzandosi.
Dieci minuti dopo Thomas non era ancora tornato al tavolo.
Jenny era visibilmente irritata.
Pamela si guardava attorno.
“Vado a vedere che fine ha fatto.” Disse Jeff.