Quella
mattina Thomas si sveglio’ piu’ presto del solito.
Apri’ le finestre e la stanza fu invasa da una luce accecante, il sole
prendeva forza riflettendosi sul bianco della neve e sparava i suoi raggi in
ordine sparso.
Si vesti’ in fretta, usci,’ alle nove era gia’ in Market Place
ad aspettare clienti.
Il cavallo se ne stava immobile.
Lui lo guardava invidiando questa capacita’ di non muoversi, aveva eleborato
l’idea che sono i pensieri a farci cambiare posizione, il segreto del
cavallo era semplicemente quello di non pensare.
Non pensare.
Mentre aspettava i clienti ci provava, cercava di concentrarsi sul nulla per
poi scoprire che il nulla è uno dei pensieri piu’ invadenti.
Era arrivato alla conclusione che l’unico modo per non essere sopraffatto
dall’immaginazione era lasciarsi trasportare dalla corrente dell’intelligenza
senza opporsi.
Stava pensando a Jenny a come lo mettesse nella condizione di combattere con
se stesso.
Nella condizione di odiarsi se lei lo metteva in guardia dele sue debolezze
e nella condizione di accettarsi quando lei sembrava accettarlo cosi’
com’era.
Stava pensando a com’era coinvolta quando facevano l’amore e a come
fosse distaccata nella quotidianita’ di un rapporto di coppia.
Stava pensando a perche’ non riuscisse a staccarsi da quella illusione
quando Martha si avvicino’ e disse:
“Voglio fare un giro della citta’, e’ libero?”
“Salga. Cominciamo dal Palazzo del Parlamento?”
“Non avrebbe qualcosa di meno istituzionale?”
“Va bene se andiamo al Festival dei tulipani?”
“Sarebbe perfetto.”
Un colpo di briglia al cavallo e la carrozza comincio’ il suo viaggio.
Martha stava dietro, poso’ la coperta rossa sui jeans e tiro’ su
fino al collo la zip del piumino blu, si infilo’ un cappello di lana e
si accese una sigaretta.
Aveva circa trentacinque anni, capelli castani, occhi neri e mento pronunciato.
Una di quelle donna che non sono belle per definizione ma lo possono essere
per interpretazione.
Non so se capite, pensate a una donna di cui vi colpisce la sua perfetta normalita’.
Poco trucco, niente smalto sulle unghie, due piccoli brillanti come orecchini,
niente rossetto e uno sguardo tranquillo tipico di chi non ha nessun appuntamento
da rispettare.
Thomas si giro’ verso di lei.
“Devo avvertirla che in questa stagione non vedra’ nemmeno un tulipano.”
Le disse.
“Lo immaginavo.” Rispose lei.
“Pero’ il giro e’ piacevole, si passa in mezzo a una fila
di alberi innevati e se ci mette un po’ di fantasia puo’ dimenticarsi
di essere in citta’.”
“Quanta fantasia ci vuole per essere altrove?”
“Vuoi che ti dica cosa penso?”
“Dimmi.”
“La fantasia non e’ zucchero.”
Martha sorrise. Si sporse verso il posto del cocchiere.
“Interessante.” Disse. “La fantasia non e’ zucchero…quindi?”
“Quindi la realta’ non e’ caffe’”
“Io sono Martha tu come ti chiami?”
“Thomas.”
“Bene Thomas, il senso della cosa e’ che la fantasia non puo’
rendere piu’ dolce la realta’?”
“No. Non era questo quello che volevo dire. Volevo dire che la fantasia
non e’ a disposizione. E’ come il talento, o lo si ha o non lo si
ha. Io non ti conosco. Non so quanto talento tu abbia ma per istinto credo che
tu ce la possa fare ad immaginare di essere altrove. Comunque tra poco lo scopriremo.”
La carrozza passo’ attraverso un enorme cancello, i rumori del traffico
scomparvero dopo qualche secondo, Thomas tiro’ la briglie e il cavallo
rallento’. Erano su una strada sterrata dove la neve battuta dagli zoccoli
e dalle scarpe si era compattata dando vita a un fondo color grigio topo.
Attorno bianco interrotto dalle giacche a vento colorate di bambini che correvano
sui lati della strada alla ricerca di neve incontaminata.
“Quando ero piccolo facevo lo stesso. Cercavo dei punti dove la neve non
era mai stata calpestata e ci camminavo sopra concentrandomi sulle mie orme.
Le orme di un uomo solo sulla neve hanno un qualcosa di misterioso…”
“Mille impronte di uomini sulla neve hanno un qualcosa di fastidioso.”
Disse interrompendolo Martha.
Erano quasi arrivati a Gatineau, la gente era andata poco a poco a diradarsi
fino a scomparire del tutto, la strada era vuota.
Thomas fermo’ la carrozza.
“Vuoi fare un giro?” Le chiese.
Marta annui’, ripiego’ la coperta rossa e scese.
Scavalcarono un piccolo agglomerato laterale di neve, fecero qualche metro tra
gli alberi e si ritrovarono davanti a una piccola distesa di neve fresca.
“La lascio a te.” Disse Thomas.
Martha lo guardo’. “Credo tu abbia piu’ bisogno di me di sentirti
unico.” Gli disse.
“Cosa te lo fa pensare?” Chiese Thomas.
“Solo un impressione. Vai. Vai a mettere le tue impronte.”
Thomas comincio’ a camminare lentamente, le sue scarpe affondavano nella
neve, arrivo’ al centro della distesa.
Martha lo osservava.
“Perche’ non vieni?” Le urlo’ Thomas.
Martha comincio’ a camminare facendo combaciare i suoi passi con le orme
di Thomas,lo raggiunse. Guardandosi indietro non si sarebbe capito come due
persone potevano essere arrivate fino li’ lasciando le impronte di una
persona sola.
Thomas guardo’ il cielo.
“Tra ventisetteminuti comincia a nevicare.” Disse.
“E se fossero ventotto?” Disse Martha.
“Ho detto ventisette, anzi ora sono ventisei. Controlla.”
“Dobbiamo restare qui ad aspettare?”
“No. Torniamo alla carrozza.”
Thomas e Martha ripercorsero la strada in senso inverso, camminando sulle loro
orme.
Fu un cammino che venne naturale, come se la strada percorsa avesse tracciato
il percorso del ritorno.
Mentre la carrozza attraversava lentamente la Queen Elisabeth Martha richiamo’
l’attenzione di Thomas dandogli due colpetti sulla spalla.
“Che c’è?”
“Mancano due minuti.”
“Bene tra due minuti vedrai.”
Thomass fermo’ la carrozza sotto un lampione.
“Copri la luce con la mano e fissa l’alone di luce.”
Martha alzo’ la mano la mise di fronte agli occhi.
“Sessanta secondi” disse Thomas.
Ne mancavano trenta ai ventisette minuti quando Martha vide un fiocco di neve
brillare.
“Sta nevicando.” Urlo’.
“E’ solo l’avanscoperta.” Disse sorridendo Thoams. “Ora
arriva l’esercito.”
Un minuto dopo nevicava davvero.