INTRODUZIONE
Il libro attraversa dieci anni della vita del Prussia.
Ci sono un sacco di errori perche' non me ne frega un cazzo di correggerli, basta che si capisca il senso.
Secondo me e' un capolavoro, anzi e' cosi' un capolavoro che mi stupirei avesse successo.
Premessa
Scrivere e' come cagare. E si caga cio' che si mangia cosi' come si scrive cio' che si vive.
Io da piccolo caddi in un buco di quelli che si trovavano nelle carrozzerie e sulle quali si mettevano le auto per controllarne la parte sotto.
Credo che da allora cominciarono i miei problemi con la memoria.
Scrivere e' diventato il modo per ricordare.
In realta' rileggendo queste pagine alcuni episodi mi sono completamente oscuri, al punto di dubitare di averli vissuti in prima persona.
Ma lo svuotamento dell'anima non garantisce che collezionando i propri ricordi questo basti a ricordare.
L'inizio
2 Aprile 1999 Ore 12.00
Sempre il sole , diverso da quello della California , ma pur sempre sole. Ieri sera a Milano squallore totale , gente triste , grigia e scontrosa. C'è bisogno di luce e colori altrimenti va a finire male. Per voi....... Io , prima o poi , fuggo.
8 Aprile 1999 Forse piove...........
Come una settimana fa sto ascoltando ancora Carol King. La verità è che mi trovo in ufficio e quà ho solo quel cd , l'unico cd eletto ad alleggerire l'atmosfera pesante di un ufficio. Ascolto e viaggio , qualche migliaio di chilometri ad Ovest. Lontano....lontano.....lontano.....cazzo ancora più lontano.....lontano.....non riuscite più a vedermi , vi ho mollato sulle vostre scrivanie di merda , ai vostri doveri di merda , alle vostre leccaggini di merda. Questa è la fantasia , la realtà mi dice che io sono come voi. Costretto a sopravvivere al di sopra delle mie reali necessità. Abituato a mangiare troppo per permettere a qualcuno di scoppiare d'abbondanza.
Sto fuori.
Su quella montagna tredici miglia a nord della Monument Valley , osservando i camper dei turisti intelligenti che decidono di provare il paradiso. Sto fuori aspettando che cambi il tempo come si cambia canale , ma con tempi più lenti e felice di non essere io a decidere il cambio. Subisco tutto , pioggia , sole , poesia e crudeltà , voglio subire tutto come una pianta immobile sotto , sopra e a fianco dell'universo. Voglio subire tutto ciò che è naturale. Naturale. Naturale. Parola magica , il segreto , la chiave , non c'è dio e non c'è diavolo , non c'è vita e non c'è morte , non c'è nulla , solo il naturale. La logica applicata all'esistenza dove l'uomo è il virus impazzito destinato a scomparire. Speriamo. Forse piove. Vedremo. Intanto guardo l'ammassarsi delle nuvole e le strisce scure di pioggia all'orizzonte. Io aspetto perchè non si può fare altro che aspettare.
9 Aprile 1999
Grande Eic Clapton e grande Bell Bottom Blues. Già Blues , malinconia e sorriso.
Quel controsenso di allegria e tristezza che allarga lo stomaco e lo riempe di consapevolezza di vita.
Ne felicità ne depressione , la via di mezzo , il respiro consapevole e controllato dell'atleta che corre. Perchè la vita è un percorso,
una gara,
l'arrivo,
la fine,
gli altri che fanno,
quello si è arreso,
cazzo quello va più forte di me,
beh però ce ne sono tre che ormai manco li vedo più.
Andare.
L'uomo è nato viaggiatore ed è diventato stanziale, è nato senza dio ed ora ne ha quanti ne vuole, l'uomo è nato senza consapevolezza ed ora ne ha fin troppa.
Forse è meglio tornare sulla barca, la fantasia è più reale della realtà, e il pazzo vi vede pazzi. Pomeriggio di sole, il cane mastica un osso, l'altro cane lo guarda con invidia.
Il cane grosso ha l'osso il cane piccolo l'invidia e la pazienza. Prima o poi il bestione si romperà i coglioni di avere quell'osso tra i denti ed il piccolo avrà la sua parte di libidine canina.
Spostato , a destra sul divano c'è il gatto che dorme, a lui non gliene importa di masticare ma solo di dormire.
Forse sono un gatto.
12 Aprile 1999 Ore 10.49
Lunedì , si ritorna sulla scrivania e sul banco di scuola.
Non ci sono ispirazioni , non ci sono parole che lo "spirito pazzo" ha voglia di dettarmi , facile supporre che anche lui abbia un'antipatia cronica per il primo giorno della settimana.
Siamo gente che non ha mai amato i primi , dal primo della classe al primo della fila.
L'altro ieri sull'autostrada che da Bologna porta a Rimini mi sono sentito ghiaccio , l'universo mi si è apparso davanti come un infinita quantità d'acqua , e come un pazzo mi sono messo ad urlare: "Sciogliermi! Sciogliermi! Il segreto e nel sciogliersi."
Il cubetto di ghiaccio cade nel bicchiere colmo di Martini , un tuffo in un universo alcolico capace di ubriacare.
18 Aprile 1999 Domenica Mattina , sole.
E' strano come nei giorni in cui potrei dormire mi ritrovo sveglio all'alba.
Sembra che di fronte alle possibilità la mente risponda con l'affermare che ne può fare a meno.
Una rivendicazione di libertà.
21 Aprile 1999
Mercoledì mattina , pioggia.
Non credeteci , non credeteci mai , a nulla.
Ogni volto nasconde un segreto , anzi ogni cosa nasconde un segreto , e quel segreto potrebbe sconvolgere ogni presunta verità.
E se vi dicessi che la verità non esiste , o meglio ne esistono infinite.
Esiste la mia ,
la mia nei tuoi confronti ,
la tua nei miei confronti ,
la mia con me stesso ,
la tua con te ,
la sua con te e la sua con me.
La verità è il pianto di gioia.
Non esistono i fantasmi.
Sono arrivato a questa conclusione con un illuminazione logica.
Il fantasma è un invenzione dell'uomo , esiste come tale.
Quindi non bisogna averne paura.
Forse esistono gli spiriti , dico forse perchè la possibilità nasce da un mio desiderio.
Non esiste dio , ma questa è una storia vecchia , ho nuove prove per questa mia consapevolezza.
Non esiste perchè non ha un luogo dove vivere , chi non ha posto non è.
Non esiste perchè nessuno riesce realmente ad immaginarlo , e a chi lo vede come un vecchio con la barba rispondo che dio era mio nonno ma è morto , e dio non dovrebbe morire.
Non esiste perchè alla televisione trasmettono troppe cose tragiche per permetterci il lusso di immaginare un dio che sorvola......
Non esiste perchè non esiste e dovrebbe essere il momento di finirla con queste stronzate.
Ma cosa esiste?
La risposta è semplice , logica ed inoppugnabile.
Esiste la speranza , una speranza inspiegabile , la speranza che la coscienza rimanga aggrappata alla memoria e la memoria rimanga aggrappata ad una energia immortale.
Siamo noi.
Siamo noi a sperare ,
al di là delle religioni ,
degli dei ,
degli idoli ,
dei maestri e dei santoni.
Nessuno in realtà sa un cazzo, nessuno sa perchè siamo quà, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, nessuno, un nessuno moltiplicato per tutti gli esseri viventi vissuti dall'inizio fino ad oggi.
Nessuno.
Dalla cima del grattacielo si vedono uomini piccolissimi camminare, dove andranno, a cosa penseranno, quanto gli rimane da vivere, da ridere, da progettare.
Un uomo che lava i vetri al settantaduesimo piano si fa queste domande guardando verso il basso e mangiandosi un panino.
Assomiglia più lui a dio che non dio a se stesso.
22 Aprile 1999 Ore 22.45
Tra poco esco , ma c'era qualcosa che avevo in mente di scrivere e che ora non ricordo più.
La situazione è questa: Bob Dylan canta Blowing in the wind , mi aspetta un amico in Corso Como , in bagno Lei si sta preparando per uscire.
Se chiudo quest'attimo in una scatola conservo un attimo di serenità.
Problemi a non finire mi girano intorno.
Ma che devo fare , non lo so , a volte cerco d'aggrapparmi al metafisico , poi lucidamente mi ritrovo a pensare che il metafisico non esiste.
Sarebbe bello trovare una spiegazione superiore per ogni brutta cosa che ci accade.
Il pensiero che accade e basta lascia tristi ed incapaci di reagire.
Sta iniziando la canzone Hotel California degli Eagles , l'Hotel California si trova in Bassa California , esiste davvero.
Forse un giorno ci andrò. Ho sempre pensato che dove fa caldo e c'è il mare sopravvivere diventa più facile.
In fondo le necessità aumentano a seconda delle possibilità.
Vorrei naufragare in un isola stracolma di noci di cocco con un fiume di fresca acqua potabile ed un villaggio di donne che assomigliano alla mia donna.
Vorrei e forse un giorno lo faccio , ve lo farò sapere.
23 Aprile 1999 Ore 12.19
Welcome Home. Stanotte sogno strano: appoggio la guancia al cemento , sono sul lato della Freeway che porta da Hollywood a Sud , la 101.
Guardo le macchine arrivarmi incontro e sfiorarmi i capelli , la curva da l'impressione che mi vengano direttamente in faccia , ed invece ogni volta è un salvataggio.
Non era un sogno pauroso , anzi , un gioco divertente da incosciente.
Chissà che vuol significare.
26 Aprile 1999
La vita è scomoda.
Cose da portare , cose da indossare , problemi da risolvere , code da affrontare , uomini da sopportare. Una poltrona troppo stretta e altre poltrone troppo vicine che non si sa dove mettere i piedi.
Forse non ho capito il sud.
Ho attraversato il Louisiana e il Mississippi come se avessi un fuoco dentro.
Correndo verso Sud perche a Sud cominciava la via verso l'Ovest.
Il Blues mi è scivolato sopra , l'ho confuso con una attrazione turistica , ma devo essermi sbagliato. C'era qualcosa in quei posti che si è infilato sotto pelle , come spine invisibili e dolorose.
C'era l'odore di campi che così verdi non ne ho visti mai , c'erano le facce incazzate e allo stesso tempo disilluse di chi ha guadagnato un dollaro al giorno per tutta la vita.
C'erano i giovani delinquenti in piedi contro i muri delle case sfatte delle periferie , giovani di colore che ti guardano come il cacciatore guarda il fagiano.
C'era il sapore di un tempo di gloria e crudeltà , la memoria che il nulla separa il lusso dalla disperazione.
Decadenza ,
e la decadenza di un luogo è la sua malinconia ,
è il volto triste ,
sono occhi di fantasmi che fluttuano nel vuoto ,
appaiono nell'aria ,
sui muri ,
sulla terra ,
sulla pelle della gente.
Non ho capito nulla del Sud , correndo via come un matto per arrivare il prima possibile alle praterie. Pauroso della tristezza perchè ero in fuga , e si fugge sempre in direzione della luce.
27 Aprile 1999
Il gatto aspetta una carezza.
E' strano come il gatto conceda questa disponibilità.
L'animale è selvatico ma forse nasconde solo la voglia di bastarsi.
Quello che è certo è che il gattino , anzi la gattina , ha sollevato la schiena ed ha deciso di fidarsi di quesllo strano essere che dice di essere umano.
Smette per un attimo di essere diva ed ascolta i polpastrelli accarezzarle la schiena e le labbra sfiorsargli il naso.
L'uomo ha bisogno del gatto per mantenersi in contatto con la sua dignità e la sua voglia di essere libero.
La gatta ha bisogno dell'uomo per guardarlo mentre si fa la barba.
Ma pensandoci bene non è una questione di esigenze ma di voglie , dove il verbo volere assomiglia dannatamente al verbo volare.
Capito!
Oggi sono bloccato a letto , la schiena a pezzi.
Così va la vita ragazzi e chiunque provi a trarre giovamento da questa mia situazione sappia che gliela mando raddoppiata.
13 Maggio 1999
Sono stato via molto tempo........a fare cosa..........troppe cose.
Lavoro , cercare di guadagnarsi la pagnotta tra un viaggio e l'altro , il pane al posto della benzina , il salame al posto dell'olio.
Stasera è una sera tranquilla , su Italia Uno parlano della guerra , una considerazione: non ho mai visto gente più violenta ed intollerabile dei cosidetti pacifisti.
Ciao ragazzi e siate tolleranti.
31 Maggio 1999 ore 16
La gara di pattinaggio non è ancora finita......
il pericolo è nel ghiaccio , oramai siamo quasi in estate e lo strato solido si sta sciogliendo.
Eppure non è ancora possibile fermarsi.
La gara si concluderà solo di fronte al primo incidente , il pubblico in fondo ha bisogno di questo. Caldo micidiale , troppo , viene su dal cemento come il respiro del diavolo.
Oggi sono in ufficio, tranquillo come può esserlo uno che non ha nessun motivo di esserlo.
Ascolto Angun , una musica orientaleggiante, bella voce , sparata nelle orecchie serve a buttarti in qualche dimensione parallela lontano.
La gente, troppa, si provava vestiti di fronte agli specchi , gli interni delle boutique erano pieni di persone dentro i camerini.
Poi mini sfilata di fronte al primo specchio , occhiata di approvazione, sorriso e per oggi la giornata l'abbiamo portata a casa.
Tutti che si provano qualcosa.
Mi sta bene??? Mi sta bene???
Ma cosa me ne frega di come ti sta......non per cattiveria, ma per l'evidente inutilità di qualsiasi mia risposta.
Di fronte alla sempre più certa certezza, che qualcuno si sta divertendo alle nostre spalle , cerco di vivere questo stato di videogioco ad ore con il massimo distacco.
Forse dio ed il suo amico stanno semplicemente giocando con una versione stellare di playstation, il gioco si chiama Umanity, consiste nel far scontrare il bene contro il male.
Tutto avviene in un mondo chiamato mondo , su una terra chiamata terra , partecipano uomini chiamati uomini.
Questo chiarirebbe molte cose.
Ecco perchè gli stronzi ed i santi muoiono per ultimi.
Sono loro le pedine importanti nella gestione del gioco che vede contrapporsi bene e male.
E dio ed il suo amico li difendono fino all'ultimo.
Il popolo, ne buono ne cattivo, viene mandato allo sbaraglio.
Sono le truppe, quelle che decidono la battaglia in gruppo.
Io ed il mio collega che sta scrivendo un pezzo per il telegiornale della sera , siamo solo due omini all'interno di un universo, e l'universo è lo sfondo perfetto per una divertente partita di Umanity. Pessimismo.
Non direi.
Una spiegazione come mille altre , non dimostrabile come tutte le altre.
Bisognerebbe provare a restare fuori dal gioco , fare in modo che chi ci muove si dimentichi di noi. Tanto da scorazzare liberi nei meandri dell'hard disk fino alla prossima formattazione.
1 Giugno 1999
Wish you were here mi scoppia nelle orecchie, una magistrale interpretazione della Royal Philarmonic Orchestra.
4 Giugno 1999
Domani è il mio compleanno, pace.
Sto ascoltando un cd di musica cubana mentre fuori fa un caldo cubano e quà in ufficio una silenziosa aria condizionata cerca di convincermi che dentro è meglio che fuori.
Mi viene in mente una vacanza all'Havana, a dire il vero ero laggiù per lavoro ma mi viene difficile considerare quel viaggio un dovere e non un piacere.
La prima cosa che mi viene in mente è un piccolo bar in un piccolo vicolo vicino ad una grande piazza. Una bevuta di rum, almeno credo che fosse rum, e poi confusione e caldo, disordine e povertà, felicità e desideri di capitalismo, propaganda e puttane, passaggi in auto ed asini, taxi scassati e gomme di camion in mare, un gelato preso senza fare la fila gente del luogo in fila per avere un gelato.
Volevo partire prima, fuggire ma non c'era nessun aereo ed ho scontato fino alla fine la mia prigionia in un luogo pieno di puttanieri italiani, la vera cuba si nascondeva di fronte ad una massa di turisti stronzi ed arrapati, la vera cuba non si è mai concessa e non c'era cifra capace di comprarla.
Solo l'amicizia poteva stanarla ma purtroppo sono troppo pigro per conversare e troppo insicuro delle mie intenzioni per promettere amicizia.
Come il bianco che in Arizona si sente indiano,
come il bianco che ai Caraibi si sente pescatore,
come il bianco che in Africa si sente nero,
come il bianco che a casa sua si sente l'eletto,
come un bianco leggeremente abbronzato me ne sono tornato a Milano 2, tra le casette arancioni, i cagnolini grassocci e le ragazze che sanno tutto dei nuovi tipi di automobili.
La vita scorre, come il sangue, mi sono sempre chiesto se a lato di questa vita ci sono argini dove approdare per un attimo di riposo.
Nel vecchio West era pericoloso addentrarsi troppo nei luoghi sconosciuti, il fiume che scorreva nascondeva mille insidie, dietro ogni albero poteva esserci un indiano o un serpente.
Ma il fiume ha il vantaggio di poterti trasportare senza chiederti troppa fatica, il segreto sta nel seguire la corrente, è un segreto stupido.
La consapevolezza che il tempo va dal passato al futuro, seguendo una direzione obbligata che non permette ripensamenti.
Come una freccia da sinistra a destra.
Siamo trasportati, la canoa procede tranquilla, non ci si accorge mai dei gorghi e dei sassi fino a che non gli si finisce contro.
La musica cubana continua ad entrarmi nel cervello e curiosamente mi viene in mente Sunset Plaza a Los Angeles, un negozio di dischi ed un sigar bar.
Le associazioni di idee non hanno regole comprensibili ma vogliono sempre dire qualcosa.
La soluzione è nelle mani di dio ma se dio non esiste bisogna rassegnarsi che non esiste soluzione.
La condanna peggiore di fronte ad un punto interrogativo.
Enjoy.
8 Giugno 1999
Se riesco dal prossimo Settembre mi trasferisco a Los Angeles.
Non ne posso più delle logiche aziendali, delle mafiette occulte, dei capi che si nascondono, dei dipendenti che si accontentano, del potere che premia la paraculaggine e non i meriti.
Non ne posso più di essere circondato da falsi ottimisti che giudicano l'Italia come un paradiso, non ne posso più di sentire esaltare monumenti, chiese e storia facendo finta che non esistano degrado, corruzione e falsità.
Non ne posso più dei politici, non ne posso più della mensa, non ne posso più delle bollette-furto della tim e della omnitel, non ne posso più delle strade buie e della sporcizia lungo i marciapiedi.
Quelli come me che sono come sono, non rientrando in nessuna categoria, sono visti come la peste, il pericolo del pensiero libero, del menefreghismo, dell'astensione.
Io non ne posso più del buonismo, non ne posso più delle assoluzioni, non ne posso più della mancanza di possibilità e non mi lascerò prendere per il culo.
Io me ne vado, saluto e ringrazio.........anzi non ringrazio nemmeno.
E non pensate che sia tanto idiota da illudermi di andare in un paese "perfetto", anzi.......è che quando il fondo è raggiunto l'importante è cambiare......poi si vedrà, intanto mi formatto.
Domenica Mattina, non so che giorno sia, verso il 20 di Giugno
Chi cerca una logica perde se stesso.
Guardatevi attorno, concentratevi sui gesti, le parole e le cose.
La realtà è solida come un muro.
Ora.
Ma non esiste certezza.
Il buio di ieri sera mi ha accompagnato a casa, le case alte e grigie, i baci sulle auto, i semafori sempre gialli e le puttane che smontano e vanno acasa.
E io, e noi, trascinati verso un nuovo giorno cercando una mano, un sorriso, un approvazione che ci faccia sentiri vivi e vogliosi di vivere.
Il mattino è tragico, le coperte pesano, il corpo pesa, non avrei voglia di alzarmi.
Lasciarmi trascinare come una linea su un foglio fino alla fine del margine.
C'è la sensazione di essere pesci nella rete, a volte mi chiedo quanto valga quella sensazione di serenità che allarga lo stomaco.
Il business del futuro, l'ebberezza della felicità in uno spray nasale, come quando ti senti di dire grazie a chi ti ha inventato.
Lei non c'è più, o forse non c'è mai stata.
Rimane il senso del tempo perduto, delle parole perdute, dei sogni perduti, ma comunque fosse andata a finire sarebbe finita.........
Un ricordo per un amico che se ne è andato, la gente continuerà a vivere e sorridere anche dopo di te, questa è la tragedia della morte, i vivi devono sopravvivere.
Eppure a intervalli di tempo regolari mi viene in mente la tua barba , il tuo sorriso ed i tuoi occhi, accade di sorpresa nel mezzo di una conversazione o ad interrompere un silenzio di vita.
Ci sei, nascosto in qualche angolo di cervello, un ricordo veloce che come un pescatore di ostriche, torna all'aria aperta dopo un apnea faticosa.
Il tuo volto che prende aria, quell'aria di cui non hai più bisogno.
Non posso giurarti che non ti dimenticherò, posso assicurarti che ho pensato di essere con te anche nel momento in cui sono stato certo che non c'eri più.
Verbo essere e verbo non essere.
Vita e morte.
Sti' cazzi.
Respira senza polmoni, parla senza gola, cammina senza gambe e guardami senza occhi.
Ci sei, di quell'essere supremo ed infinito che non ha bisogno di nulla.
Saluti Antonio..........scrivimi.
22 Giugno
Martedì notte, eccomi a Roma, ho preso una multa a pochi chilometri dall'arrivo.
amen.
Sono solo in albergo, all'Aldrovandi, camera 424, è una solitudine illuminante.
Siamo circondati da falsi come giuda, da sentimenti fragili come capelli.
Lei sa che sono quà ma non si è posta il problema della mia presenza.
Lei che fino a tre giorni fa mi chiamava amore.
Beata libertà.
Affilate i coltelli e non meravigliatevi mai, siate pronti a tutto, non immaginate quanto gli esseri umani possano essere ignobili e vigliacchi, insicuri ed ipocriti.
Lei è un esempio di come si possa perdere del tempo credendo in qualcosa, ma Lei è anche un insegnamento importante sulla strada di una totale indipendenza.
Non abbiate bisogni perchè nessuno ha bisogno di voi.
Guidavo e sorridevo compiacendomi delle mie prospettive, dei nuovi giorni che verranno, di questa solitudine che a momenti assomigliava ad una fuga dalla prigione, sorridevo alla strada che scorreva, il movimento oggi mi dava sensazione di vita nonostante tutto.
Stamattina Diana mi ha mandato un messaggio, "Buon Viaggio California", basta questo ad abbattere un muro, ad intuire quello che ci sarà dopo, perchè esiste sempre un dopo che cancellerà il prima.
Noi, noi singoli, soli, unici, alcuni extraterrestri altri poveri umani, alcuni angeli altri esseri inferiori, meschini e stupidi.
Come Raggio di Luna che ha rubato un nome non suo, poveramente rinchiusa nelle sue insicurezze e nella sua ignoranza.
Trasgressiva come una lumaca che ha scoperto l'appartenenza a nessun sesso, impaurita dalla sua immagine e dalle sue parole.
La pietà consiste nel non dimenticarla, ma a volte anche la pietà è inutile.
Raggio di luna non è raggio e non è luna, non è nulla, solo un galleggiante in mezzo al mare usato per segnalare la presenza di altri e non di se stessa.
Da qualche parte esiste un campo di fiori, un vento leggero, una navicella spaziale ed un altro mondo con altre dimensioni e vite.
Laggiù, in quella parte d'esistenza, sorridono uomini fortunati di non assomigliare agli uomini.
E' che ciò che vive a volte non ha nome.
Sono indeciso se ignorare o incazzarmi e credo che mi incazzerò.
23 giugno ore 1.28
che fare...........sono in una posizione scomoda e scrivere costa fatica.....notte
oggi per cercare di rilassarmi sono andato a cavallo, ho visto il tramonto in sella ad un quarter horses
fantastico, circondato dal verde di un campo e dalle risate di alcuni amici.
la vita,
che roba è, appena ho scritto "la vita" già non sapevo che dire sono tramortito dalle incertezze, avete presente quando tutto è possibile, anche l'impossibile
questa è la mia situazione
ora sembra un film bisogna combattere, la causa è giusta, la giustizia contro l'ingiustizia, davide contro golia, ma dio sa quanto mi piace l'idea di fare il culo ad un arrogante e truffaldino golia
stasera non ho illuminazioni, le gambe mi fanno male ed il sonno avanza, dormo e chissà con chi dorme lei
strano come i compagni di sogni cambino lasciando ferite profonde, forse sono proprio i sogni che legano e non le gambe attorcigliate le une sulle altre
l'amore spero non esista perchè non sopporto l'idea di vederla innamorata di un altro egoismo, concedetemelo, la fine non ha un senso,
mai
26 Giugno 1999 ore 12.08
Il mal di testa non se ne vuole andare, ormai lo sopporto come si sopporta il fatto di avere una testa. Non è tempo di tristezza, non è tempo di malinconia, ho sentito una bambina ridere stamattina, rideva senza trattenersi, rideva da quella finestra al primo piano.
Ho riso anch'io, forse hanno riso anche i miei cani ed il mio gatto.
"Cerchiamo insieme tutto il bello della vita, in un momento che non scappi dalle dita............. "
Verde, blu, i colori, terra e cielo, l'incoscienza del vivere, il regalo dell'esistenza, un regalo da restituire ma sempre meglio di nulla.
Le lotte, le battaglie le ingiustizie e i figli di puttana sono stati annullati dal riso della bambina, come se una gomma da cancellare stesse facendo piazza pulita di un foglio scarabocchiato.
Come si dice scarabocchiato in inglese, si dice scribbled.
C'è una purezza nel corso naturale delle cose, c'è una purezza divina nel lento disfacersi del tutto, il tempo non esiste, come non esiste ciò che non è o ciò che è per sempre.
E' ciò che finisce.
Le mani scrivono, le orecchie ascoltano musica, le nuvole stanno coprendo il cielo, aggiungono bianco al verde e al blù, qualcuno grida di fuori, chiama un cane, c'è un caldo sopportabile, una calma di vento, una scrivania piena di fogli ed oggetti vari, c'è un cappello da cowboy sul monitor e un orologio abbandonato quì sulla sinista.
Ernie ha chiamato, doveva chiamare, chissà se è servito a qualcosa, la verità è che siamo tutti uguali, nell'essenza.
Tutti diversi nel miscuglio dell'essenza.
Non esistono persone capaci di spiegare, esistono uomini che sanno raccontare la vita, la verità risiede nell'onestà, e l'onestà sorprende, sorprende sempre.
L'amore è lontanissimo, avete presente quella nave che lasciava il porto, la soprà c'è Lei, il suo saluto non si distingue più, non vedo nemmeno la sua camicia rosa, vedo solo la nave che se la porta via, "l'amore è un agonia, vien di notte e poi va via, è un allegria e poi un pianto e poi soltanto nostalgia." Mi sdraio sull'erba, non c'è nulla attorno, c'è la luce e l'odore dell'erba, chiudo gli occhi e mi lascio trascinare in un assenza di tempo e di attesa.
Potrei restare quì per sempre, congelato nella mancanza di aspettative e progetti, aspettando che una principessa mi baci e mi risvegli dal mio sonno.
30 Giugno ore 10.35
Lei mi ha detto che leggendo il mio diario diventa inquieta, e non sopporta il mio modo di raccontare le cose, un modo da profeta frustrato che crede di sapere e probabilmente non sa.
Lei mi ha detto: "Ma chi ti credi di essere?"
La risposta è proprio quella che non conosco.
Rileggendo qualcosa devo ammettere che c'è una specie di autocompiacimento nel credere di comprendere l'incomprensibile.
Forse non mi sopporterei se non fossi io.
Oggi c'è il sole, il collo mi fa meno male e di conseguenza anche la testa.
Ieri sera sono stato in un locale di milano chiamato Old Fashion, c'era quello che importa moto americane, quello che ci provava con Lei quando Lei stava con me e ha fatto finta di non vedermi. C'era la ragazza del capo e il capo mi ha pregato di farla lavorare in televisione.
C'era una, vestita con un abito lungo bianco ed orribile, Le ho chiesto il perchè di tanta eleganza e mi ha risposto che era il suo compleanno.
C'erano due orribili sciure che ballavano sole al centro della pista non azzeccando il tempo, portando avanti ed indietro la zampetta e la manina.
C'era un amico appena tornato da Londra che sognava di tornare a Londra.
C'erano mille fighetti e mille fighette che passeggiavano avanti ed indietro, gli uomini guardando le ragazze e le ragazze dritte e ferme con lo sguardo come se attorno non ci fosse nulla.
Lunedì 12 Luglio
Il tempo passa velocissimo, troppo veloce.
Non me ne sono mai andato.
Sto aspettando che il salto della tigre porti a casa cibo per i piccoli felini.
La giustizia va aiutata, e l'ingiusto spesso pecca di presunzione.
C'era un cinese che aspettava sul bordo del fiume, l'ho visto l'altro ieri ancora in attesa, gli ho chiesto se non si stancava di aspettare.
Mi ha risposto che l'attesa era un motivo di vita e sinceramente non attendeva nulla se non un qualcosa da attendere.
Troppo complicato.
A fine Luglio vorrei andare da qualche parte ma per ora sono ancora prigioniero, sequestrato. Qualcuno arriverà a liberarmi.
Un giorno vi spiegherò.
Tocame, una volta mes mas.
Ci sono Ancora il 30 giugno Be ho riletto quello che leggerete fra poco.
Sembra stupido ma sono i miei pensieri, allora o io sono stupido o ritengo stupido ciò che penso ma lo penso.
Sembra una strada senza uscita. Oggi vado a farmi un tatuaggio, l'ennesimo......una ferita sul fianco e sotto spuntano chips ed ingranaggi.........
Mercoledì 14 Luglio
In ufficio spariscono le cose ed io non riesco a mettere mai i cd nella loro custodia corrispondente.
Così apro una custodia che dovrebbe contenere il cd di Vinicius de Moraes e ci trovo le Coors.Vada per le Coors.
In fondo la vita è sorpresa e a volte scelte più imposte che volute.
Lei ama passare ore sulla sua barca parcheggiata nel mare della Sardegna.
Cammina a piedi nudi nella notte a caccia di raganelle e stelle.
Lei è dolcissima, una voce splendida e un corpicino nervoso e scattante.
Lei non sa che fare tentata dal sogno e stufa della realtà, le nostre vite si sono incrociate come le direzioni casuali di due traettorie pazze.
Lei passa ore a parlare con me e sorride, si appoggia sulla sdraio di fronte alla piscina e gioca, dicendomi come è vestita, dove ha lasciato le scarpe e che faccia sta facendo il suo cane.
Ha dei piedini bellissimi.
Un particolare fondamentale, come tutti i particolari.
Ed io sono in ufficio, un ufficio a metà, in attesa di collocazione.
Non vedo l'ora di partire, d'andarmene, ma non accadrà fino a che la giustizia non avrà fatto il suo corso.
Preferisco lottare , allontanare la fretta della fuga, attendere, e quando sarà il momento attaccare. Bisogna avere fiducia in qualche cosa, c'è la possibilità che il potere e l'arroganza trovino un ostacolo.
Ieri sera sono andato al Post Garage di Legnano, il locale di Dolce e Gabbana.
C'era la festa del coatto, una festa senza coatti, con i soliti fighettini e fighettine, tirate a lucido per la sfilata notturna.
E c'ero anch'io.
Non posso mettermi da parte, non posso sentirmi fuori dalla mischia.
C'è la voglia di conoscere gente nuova, come quella folle di Lalla che passa la vita tra l'ospedale , dove lavora come infermiera, ed i luoghi più affascinanti del mondo.
Il suo ultimo viaggio nel Guatemala, il suo penultimo in India, souvenir due tatuaggi.
Se ne è andata senza lasciare traccia di se, non un numero di telefono o un modo sicuro che la possano rendere rintracciabile, meglio così.
Non c'era malizia in una discussione tra viaggiatori.
Solo la curiosità di nuovi luoghi da esplorare e la consapevolezza che due fuggitivi non possono restare a lungo insieme.
L'uomo e la donna mi sorprendono, così a caccia uno dell'altra e così timorosi di affrontarsi occhi negli occhi.
Non esiste preda e non esiste cacciatore, esiste la solitudine, il tentativo di eliminarla.
Oggi mi sono guardato allo specchio e mi sono detto due parole, io ed io, due persone, ho la faccia stanca e gli occhi gonfi, devo riposarmi di più.
Prussia di a Prussia che non ha più l'età.
E Prussia risponde: Fatti i fatti tuoi.
Andiamo avanti guardandoci indietro.
A presto.
Giovedì 15 Luglio ore 11.44, troppo caffè e non riesco a rilassarmi.
Jennifer Lopez, canzone numero 7, ricordate "Non amarmi" di Aleandro Baldi, Lei l'ha ricantata in spagnolo. Carina, ma preferivo l'originale. Jennifer comunque canta e questo basta ad alzare il muro. Ieri sera abbuffata al Makia. Stamattina due puntate una dopo l'altra di Happy Days. Oggi un altro giorno d'attesa, sequestrato. La ragazza con i piedi più belli del mondo sta prendendo il sole.
La libertà, perchè mi sento così imprigionato nella ricerca della libertà.
Sembra un controsenso, come cercare la chiave della propria cella senza accorgersi che la prigione non ha sbarre.
E' l'idea più attraente dell'oggettiva necessità?
Una chitarra suona, parte il basso e la voce, non mi piace troppo dance, passo direttamente alla numero 9, non mi piace, proviamo la numero 10, o.k. questa è buona, un inizio lento di pianoforte, una sensazione di quiete. E' proprio quello che ci vuole.
Lo "spirito pazzo" oggi è pigro, non detta e forse non vuole che io scriva al posto suo.
Adoro l'estate, il caldo, le studentesse che vanno in vacanza, la Grecia, i traghetti, la birra, il sigaro, alcune foto, le risate, la moto, quella moto, l'insalata senza pomodoro, la prospettiva di fuga, i sogni, lo stomaco che esprime felicità, e cos'altro.............troppe cose.
Non esiste sacchetto così grande per contenere una simile spesa.
Venerdì 16 Luglio
"L'esuberanza è bellezza." William Blake disse o scrisse o pensò.
Devo pagare le tasse, cado sulla realtà quotidiana spinto da un commercialista incazzato che non sopporta le mie sparizioni.
Ma dove crede che vada, forse sto dormendo, forse ho dimenticato di accendere il telefonino, forse sto meditando di andare da qualche parte dove chi paga da qualcosa in cambio.
Di fronte a me una collega giornalista, in piedi a declamare le ultime volontà del Direttore. Ma c'è chi canta e sembra sbattersene le palle, Cree Summer, prodotta da Lenny Kravitz, bellla come il sole in cuffia a volume 6.
Credo che la virtù più sublime sia lo sbattimento di coglioni, il cosidetto scazzo, il non essere inglobato nel meccanismo, praticamente essere se stessi chiunque si sia.
Credo che il sole ami sbattere contro questi spiriti liberi, credo che la pioggia ami posarsi su queste menti illuminate, credo che il vento adori scompigliare i capelli dei cosidetti liberi.
Credo che l'amore sia prendersi per mano amando la direzione e non il mezzo di locomozione.
Credo che i sogni siano la paura inconscia della realtà.
Credo che un milione di persone potrebbero costruire un unico mondo per anime libere dove la libertà non è un vizio ma un senso come l'olfatto, il gusto, il tatto, l'udito e la vista.
Balliamo sulle parole, contempliamo il mistero, sorridiamo di fronte al destino e cerchiamo un isola dove piantare una tenda.
La morte dicono che sia una porta, non ho ancora capito se si tratti di una entrata o di una uscita. So quello che so e so che non basta.
Ieri sera attimi di tristezza con la macchina parcheggiata sul bordo della strada, Ron che cantava una canzone di tanti anni fa e un senso di solitudine.
Mi sembrava di essere un animale in via d'estinzione a caccia degli ultimi esemplari rimasti della sua stessa razza.
Vi confido una cosa: credo di non essere mai stato amato, nel senso di un amore totale, incondizionato. Credo che il mio modo di vivere sia troppo condizionato dal mio umore per permettere ad un altro essere umano di decidere di amarmi.
Troppe direzioni creano confusione, si preferisce il senso unico.
Però alla fine della serata nel mio letto guardando la semifinale di Coppa America tra Brasile e Messico mi sono chiesto che senso avesse tutto questo, compreso l'andare a letto ogni sera alle tre di notte.
La risposta è: non ha nessun senso.
E' la risposta che mi ha tranquillizzato e mi sono addormentato con un sorriso misto tra il cinico ed il compiaciuto.
Non essere amati ha un grosso vantaggio, si può scappare in qualsiasi momento senza dover dare spiegazioni.
Assomiglia alla libertà.
Lunedì 19 Luglio
Welcome work.
Parole.......l'infinitesima parte di ciò che è la cosa di cui si parla.
Prigione, l'espressione limitata alle parole.
Il pensiero racchiude un emozione ma non si riesce a dire.
La ribellione mi porta a non pensarci più.
La pizza era eccezzionale, i giochi di prestigio mi sono venuti bene e ci si scambiava opinioni in libertà.
Mio padre mi diceva: "O fai il dentista o finirai sotto un ponte a fare il barbone."
Mi faceva paura la mancanza di altre alternative e non è stato facile decidere per il ponte.
Forse mi ha convinto il ricordo di una vacanza da ragazzo, le notti passate a dormire sulla spiaggia, la leggerezza del non possedere.
Poi la vita ha spianato altre strade, ed oggi non sono dentista e non sono più barbone.
Non credete mai a chi non vi da alternative.
Ma se torno ai miei diciassette anni mi sorprendo del coraggio o dell'incoscienza che la gioventù ti regala.
Dormivo sui treni, sui tram, a volta forzavo la portiera di un auto e mi infilavo a dormire nei sedili posteriori, se non pioveva e c'era caldo dormivo nei giardini di Corso Italia sotto una palma.
Sono stato il barbone più borghese di Genova.
E non c'era paura se non quella di tornare a casa.
Cosa darei per riprovare l'emozione di una fuga........
Per non parlare dell'amore.
Di come ci credevo, di quanto mi innamoravo, di come la desideravo, di quanto poco avessi bisogno per sentire l'emozione della felicità.
Giovani, giovani come hard disk non ancora sputtanati dai virus, e quando mi parlavano di come la vita fosse dura, falsa ed ingiusta io non ci credevo.
Non ci potevo credere, non aveva un senso logico la cattiveria, non aveva ancora una spiegazione la spietata logica del profitto, le partite a pallone le vincevano i migliori, le partite a carte le vincevano i più fortunati, i più belli avevano le ragazze migliori, i più coraggiosi erano i capibranco, i più studiosi avevano i voto migliori.
Non conoscevo ancora la parola "paraculati" e non esistevano i "senza scrupoli", c'era un perchè accettabile di fronte ad ogni risultato, c'era il gusto di seguire i migliori per impararne la tecnica, comprenderne la forza e capire dove si poteva arrivare..........
Poi tutto cambia, da un giorno all'altro, dal telegiornale del mattino a quello della sera, quando improvvisamente la continua visione d'ingiustizie ti porta a capire che l'ingiustizia esiste, regna ed uccide.
Non è un dolore personale, non è una cosa privata, non riguardava me o i miei amici, riguarda il mondo.
Ferisce lo sguardo di chi non ha da mangiare, uccide i sogni la notizia di un uomo innocente che è morto in galera, ammazza la poesia lo sguardo di quel direttore che sorride ad ogni notizia di strage, non ci si crede quando il "male" improvvisamente diventa un vento capace di spazzare via tutte le foglie che coprivano un terreno di ideali e di sogni.
Era quello il terreno su cui camminavo.
No, non è tutto perduto, ma è necessario armarsi, vestirsi d'acciaio, essere pronti alla battaglia, conoscere le tattiche del nemico, è così, non ci avremmo mai pensato, ma esiste un nemico anche se non si è mai dichiarata una guerra.
Oggi, guidando in Corso Buenos Aires, ascoltando una musica che annienta i rumori, mi sembra di essere immerso in un acquario, vedo la gente camminare come al rallentatore, ne intuisco i pensieri e mi stupisco che ci sia spazio abbastanza per contenere tutte le idee, i sogni, le attese, le speranze, i dolori, le delusioni ed i progetti.
C'è un vecchio che zoppica, ha la faccia triste ed un sacchetto della spesa nella mano sinistra, attraversa la strada alzando la mano destra per fermare le macchine.
Non è sulle strisce, ma che importa, alza la mano e gli automobilisti frenano, l'importante è arrivare dall'altra parte della strada e lui arriva.
Mi domando quali motivazioni spingano un uomo in attesa della fine ad allontanare la fine, perchè non sopraggiunge il desiderio di dire addio prima che l'addio decida di imporsi.
Perchè sopportare ancora fatiche, compromessi, code alla posta,perchè ancora mangiare, bere, dormire, rialzarsi e ritornare a dormire.
Perchè si è così attaccati alla vita quando la vita sembra un interminabile titolo di coda.
La risposta è un mistero, la tenerezza è una realtà travolgente, è che l'uomo ha il coraggio di sopravvivere ma non il coraggio di morire.
La mia macchina è un acquario in un acquario, ed io sono un pesce che guarda altri pesci, alzo gli occhi al cielo e vedo la mano di dio che getta due scaglie di cibo, ma oggi non ho fame e per favore dio lasciami in pace e smettila di farmi sentire così dipendente dalla tua memoria e dalle scorte di cibo della tua dispensa.
Mercoledì 21 Luglio
L'Australia, laggiù, diventata obiettivo, so che troveremo libertà.
Libertà, sensazione intendo, null'altro.
Mare, cerca terra.........qualcosa nell'aria vola basso fino a sfiorare l'acqua, è il gioco del bambino che si bagna le mani e le ali.
Domenica 29 Agosto
Avevo scritto qualcosa sulla mia fuga in grecia, ma si è cancellato tutto, evidentemente così era destino.
See you soon.
Odio quando si cancella un pensiero.
Lunedì 6 Settembre 1999
Sto ascoltando Bocelli, non l'avrei mai detto.
Ieri ho visto su una televisione francese un documentario che raccontava la vita degli animali attorno ad un piccolo lago africano.
Allora, c'era il coccodrillo bastardo che se ne stava mimetizzato nella melma in attesa che qualcuno venisse a bere per farlo fuori e mangiarselo.
C'era l'uccello che deponeva le uova nella sabbia, c'era una specie di varano che cercava di mangiare le uova dell'uccello. L'uccello, forse perchè stressato dal varano, rompeva le palle alle scimmie, le quali se la prendevano con delle gazzelle. Le gazzelle si avvicinavo al lago e venivano massacrate dai coccodrilli.
C'erano degli ippotami nel lago che rompevano le palle ai coccodrilli, apparentemente nessuno se la prendeva con gli ippopotami ma non si può escludere nulla visto che non si riusciva a guardare cosa accadeva sott'acqua.Poi arriva un leone che fa fuggire tutti, non ha fame, beve soltanto guardandosi attorno. Il leone se ne va, il coccodrillo torna vicino alla riva, la scimmia trascina una carogna di gazzella, l'uccello trova le sue uova mangiate, il varano ha la pancia grossa, e così via, si potrebbe andare avanti all'infinito nella descrizione dell'indescrivibile stress della sopravvivenza.
La natura, ma quante volte ho sentito parlare della perfezione della natura, il ciclo della vita sembrerebbe così perfetto, opera di qualche dio architetto, un genio della crudelta, del male e del sadismo.
Io non capisco, ma veramente si è così accecati dal non vedere nulla, ma come si fa a prescindere dalla immensa crudeltà che ci circonda, la natura ne è l'esempio più meraviglioso ed eclatante, animali, piante, rettili, anfibibi, pesci, tutti gli esseri viventi nascono, aprono gli occhi su questo mondo, si stropicciano le ciglia e poi via verso l'assurda corsa alla sopravvivenza, dove la sopravvivenza è il tentativo di spostare il traguardo il più in là possibile.
Non capisco il senso, ma l'istinto al respiro, all'esserci è formidabile, è lui a creare il terrore dell'addio, è lui a spingere il coccodrillo a sbranare la scimmia, è lui che da il diritto al varano di mangiare le uova dell'uccello, è lui che trasforma l'ingiustizia di un omicidio in un giusto diritto all'esserci anche domani.
Sono considerazioni, nulla di più che pensieri che vorrebbero assomigliare alla giusta soluzione di una semplice equazione.
La paura di perdere tutto è nulla rispetto alla paura di perdere noi stessi.
Martedì 7 Settembre 1999
Descrizione dell'ambiente:
Sulla sinistra: lettore cd portatile, libro di Yukio Mishima, la via del samurai, cellulare, pacchetto di sigari cafè creme, un cd di alberto fortis.
Di fronte: Una lampada da tavolo, un computer di schiena, la scrivania di una collega, un casco.
A destra: Un pacco proveniente dalla libreria via internet amazon, un telefono, pagine gialle, il libro Orme di Robyn Davidson, un diario Moleskine.
In mezzo io e il computer portatile collegato in rete, io che batto i tastini ed aggiungo.....boh....aggiungo qualcosa a questo sito www.prussia.com.
Sito fantasma,
trappola per pochi,
formaggino scaduto,
fuga verso la libertà,
ricerca di consapevolezza,
scala verso il cielo,
sedia verso lo scaffale dove sta nascosta la nutella,
pensieri,
parole,
opere ed omissioni,
nulla,
parte del tutto,
infinitesima percentuale della possibilità dell'uomo di fare congetture ed ipotesi,
sul nulla,
sempre sul nulla,
perchè attorno ai dubbi ed alle domande c'è sempre una sensazione di formicolio alle gambe,
la pressione che si abbassa,
la vista che traballa,
e quando il giullare prova a fare il solletico alle piante dei piedi di un presunto e misterioso dio accade che le forze cedono.
Uomo, piccolo, ma così piccolo che vale nulla, non vale il suo esserci e non vale il suo non esserci, non vale lo spazio che occupa, non vale l'energia che emana, non vale l'amore o l'odio, non vale nulla, centinaia di miliardi di altri piccoli umanoidi come lui ci hanno già provato.
Vale ciò a cui l'uomo da valore, vale la roba esposta al mercato e non il mercante.
Idea tanto geniale da sembrare stronza.
Dovrei o potrei dimenticarmi di una notte di qualche giorno fa ma non lo faccio.
Lei ha tutti gli ideali del mondo racchiusi in uno sguardo dolcissimo, lei ha lasciato le onde Hawaiane per scoprire il mondo, e scoperto il luogo ha smascherato il trucco.
Lei ha scoperto che i suoi sogni hanno giustamente il nome di sogni, ma combatte, combatte per quel pezzo di terra dove agli uomini sarà concesso essere se stessi, senza rompere i coglioni al prossimo.
Maui ha un fisico stupendo, un sedere che parla sette lingue, due gambe che se non ci fosse quello splendido sedere arriverebbero dritte al cielo, e mi soffermo sulla sua bellezza perchè qualcuno non si azzardi a pensare che gli ideali abitino sempre in un corpo frustrato.
Dio benedica le persone che amano il bene, il bello ed il giusto.
Se Dio per un attimo riuscisse a dimenticarsi di quell'equilibrio tra più e meno, tra buono e cattivo, tra giorno e notte, se Dio trovasse la soluzione per reggere tutto ciò che è positivo senza il contrappeso di tutto ciò che è negativo, se il Dio scienziato avesse questa illuminazione, Dio quanto ti amerei.
Davvero.
Lunedì 13 Settembre 1999
Ci sono, ancorato a questa scrivania come un relitto stanco.
Prigioniero, nella assurda situazione di potermi guadagnare la libertà solo sopportando la galera.
Sappiamo cosa cercare, conosciamo l'isola ma non ne sappiamo le coordinate.
Siamo, siamo, siamo, siamo, siamo, siamo qualcosa che cerca disperatamente di non mollare quell'appiglio.
Siamo quelli con il corpo sospeso nel vuoto, con il cervello che si chiede troppe cose, quel maledetto cervello di cui abbiamo una maledetta consapevolezza materiale.
Conoscete qualcosa di più terribile che rendere consapevole una macchina che si tratta solo di una macchina.
Dite quello che volete, il cervello ha un potere immenso, il potere di giustificare se stesso, così è facile inventarsi storie, leggende, favole e poesie.
Ma infine che resta: la notte, la moto che corre da Como a Milano a 180 all'ora, l'odore dei tubi di scarico dei camion, la testa che formicola un pochino, il sapore dei tuoi baci e pensieri, pensieri come formiche rinchiuse dentro il casco. La paura che una macchina possa saltare la corsie e venirmi addosso, un attimo e puff, tutto finito.
Questa è la realtà, quella virtuale, quella possibile, quella che decide.
Mi accusano di essere decandente, ma non ne posso fare a meno, l'amore, quello che salva, non c'è più, c'è il lavoro e la sopravvivenza. Assomiglio alla piccola tartaruga che sgambetta verso l'oceano non sapendo che ha una probabilità su un migliaio di sopravvivere.
L'ottimismo del naturalista è falso, nessuno sopravvive, è solo una questione di tempo.
La tartarughina sfortunata vivrà cinque minuti, quella fortunata ottanta anni, ma nessuna tartaruga sopravviverà, ed io amo le tartarughe e non posso fare a meno di diventare triste.
Appoggio la guancie sui palmi delle mani, chiudo gli occhi, ascolto musica e cerco di chiudere, di andarmene per un attimo, c'è una sensazione di poesia attorno, gli esseri umani costretti nei loro destini sono eroi inconsapevoli, guerrieri e bambini, aquile e rondini.
L'occhio chiuso, il pensiero a ieri, via la paura, l'attimo è per sempre, mi abbraccio con un pensiero che cerca di liberarsi dalla logica materiale del cervello, mi abbraccio con quell'anima che forse non esiste e sorrido, sono libero perchè so di non esserlo.
Lunedì 20 Settembre 1999 Ore 1 e 56 del mattino
Credete veramente che gli dei abbiano bisogno di sacrifici.
Credo abbiano più bisogno di musica.
Notte, Lei nel suo ultimo messaggio dice: " Mi manchi, mi manchi da impazzire."
Incredibile come possa accadere quando nulla è stato fatto perchè accadesse.
L'amore spesso di nutre di una leggera indifferenza.
L'amore, che parola enorme, ingombrante, scomoda.
Amore, che vuole dire?
Non lo so, brancolo nel buio.
Gaia gioca, io sono il gatto e lei butta gomitoli di lana, il gatto ad un certo punto si rompe i coglioni e decide di non giocare più.
Esistono tempi che finiscono, pazienze che si esauriscono, solitudini che si impongono con la dolcezza della comprensione per se stessi.
Che bello sapere che alcuni uomini ed alcune donne attendono di scopare con una persona che dia emozioni, una persona da stimare, apprezzare e violentare.
Che bello quando si incontra una donna che si fa desiderare per le sue parole e per i suoi pensieri.
Sono a letto, con il computer appoggiato sulle gambe, Jealuise Guy che suona e tanta voglia di restarmene solo con quel gran genio del mio cane.
L'anima è sul punto di addormentarsi, sempre che l'anima esista.
Lascio spazio ai sogni ricordando quella notte di qualche anno fa quando Lei mi disse: "Ti dispiace se resto sveglia, voglio vederti dormire e sognare."
Mercoledì 22 Settembre 1999
"Ho bisogno di comprensione" disse l'uomo a se stesso.
"Ho bisogno di qualcuno che ami sognare i miei sogni"
La barca faceva acqua da tutte le parti, il mare era in tempesta, l'uomo non era un marinaio ma un avventuriero.
"Ho bisogno di una spalla da cingere con il mio braccio, vorrei appoggiare l'orecchio sul cuore ed ascoltare il suo cuore, l'attimo è troppo breve, mi serve l'illusione di qualcosa che non finisca."
Il tempo era una merda, il vento sbatteva quella vela morta, avete presente quando ormai ci si aspetta solo che il peggio arrivi, c'era un aria d'attesa per il colpo di grazia.
Ma l'uomo guardava il cielo, con le spalle appoggiate all'albero, forse i suoi pensieri erano già in qualche altro posto, la sua tranquillità erano il risultato di una rassegnazione al volere del cielo.
"Avrei voluto……troppe cose avrei voluto, forse così tante che è meglio così, rassegnarsi a lasciare tutto compreso ciò che non si ha, il realista non si può permettere la paura, il realista chiama le cose con il suo nome, ed oggi è stata una giornata sfortunata. Solo una giornata sfortunata. Peccato che sia l'ultima a mia disposizione."
Rideva, anzi sorrideva con le labbra appoggiate all'aria, la mano slacciò la cintura, poi la avvolse al polpaccio e si legò all'albero.
Alzò le mani al cielo ed urlò la sua preghiera:
"Non ho mai creduto pur volendo credere a tutto,
se parlavo con Dio sapevo di parlare con nessuno
è il potere della mente a creare l'illusione dello spirito e non viceversa.
So che la mia morte È l'inizio del nulla
Ma il "Nulla" è un altro Dio al quale non credo.
Per questo affido il mio corpo ai pesci
La mia mente al passato
E la mia anima alla speranza."
L'ultima ondata arrivò improvvisa, come l'ultimo colpo di scopa, la barca si spezzò in due e precipitò nell'abisso portandosi dietro l'uomo.
Mercoledì 22 settembre 1999 ...........ancora.......
Ho il visto il viso di Raissa, sdraiata nel suo letto di morte, la fine che si inala attraverso gli occhi fino all'angolo più remoto del mio cervello.
Ho visto un volto contratto ed immobile, una scatola vuota, un espressione di casa abbandonata, un sonno senza sogni, il guscio della lumaca.
Poi di colpo mi è venuto un odio profondo verso il suono che proveniva dalla televisione, e l'ho spenta incazzato, come se di colpo avessi intuito quale cavallo di troia avessi in casa.
"Io non so nulla." dice il saggio.
"Non ho paure per i miei dubbi ma per le vostre domande." dissi io di fronte ad un migliaio di donne che volevano sapere chi fosse il vero Prussia.
La gente ha intuizioni continue ma ha scoperto da tempo che ne può fare a meno, e poi le intuizioni sono sempre mezze verità, il senso dell'inutile che segue una scoperta non testabile.
"Ho alzato la mano al cielo, era un pomeriggio di sole, mi trovavo in un deserto dell'Arizona, mi sono sentito così forte che avrei voluto cristallizzarmi in quella sensazione.
La gente della città non conosce il potere che ti entra dai piedi che proviene dal centro della terra, quel potere che scorre come l'aria nel naso.
Io sono solo un povero capo a cui nessuno ubbidisce più, io sono come colui che chiede ai suoi piedi quale direzione bisogna seguire.
Io sono come colui che rifiutato l'amore per amore di se stesso, si ritrova con un aquila sulla spalla e la chiama con un nome di donna.
Io sono come colui che sa che tutto è inutile e proprio per questo si sente così spinto a raccontare, chiunque ascolti sappia che un giorno dimenticherà, qualsiasi seme diventerà una pianta morta.
Ma il senso di questa inutilità è debole rispetto alla forza che deve essere scaricata.
Piango per liberarmi delle lacrime e non per tristezza."
La ragazza che udì nel vento queste parole decise di sentirsi libera e rivolta verso una direzione disse: "Sono una donna, dovrei sentire il bisogno di un figlio e di un uomo.
Sono una donna dovrei desiderare ed essere desiderata.
Ma c'è stato un giorno in cui questi desideri diventarono prigione.
Il mio uomo era un bastardo e non avrei mai fatto un figlio con un bastardo.
Sono fuggita da casa, senza nulla, ma mi sono lasciata alle spalle una vita di ipocrisie e compromessi. Oggi sopravvivo grazie alla mia mano aperta che chiede qualche moneta, una mano nera, nera come la notte.
Ma giuro, lo giuro sul Dio in cui non credo, che sono felice come colei che sa che non esiste la felicità."
L'uomo in Arizona e la ragazza erano distanti qualche migliaio di chilometri, avvertirono uno la presenza dell'altra. Le loro teste scattarono verso destra e verso sinistra, alzarono leggermente il mento come per sentire meglio. Si passarono i pensieri come un travaso di acqua da un bicchiere all'altro, si tolsero la sete bevendosi e si addormentarono guardando lo stesso cielo che aveva due colori diversi.
Lunedì 18 Ottobre1999
Ci sono,ancora, mio malgrado. Ho energie che vanno a disturbare l'ascolto della musica. Energie alterate che mi escono dall'anima, dal cervello o da chissà dove.
Voi invece non ci siete più, stufi di aspettare nuove notizie. Un mese di silenzio è troppo.
Meglio così, rimango l'unico a usufruire di questo inutile diario.
Il coraggio va nutrito, come fosse il cucciolo di un lupo che ha perso la madre. Va incoraggiato a crescere.
Il latte estraneo è la salvezza, ma è pur sempre estraneo.
Ho esaurito le certezze, l'uomo che è rimasto fa un passo alla volta, spesso non guarda la strada, cerca di far perdere le proprie traccie.
Mi sento come Gufo Grigio se non se ne fosse mai andato dall'Inghilterra.
Invidio i bambini che non hanno responsabilità, ci deve essere un luogo dove nessuno ha aspettative, neanche per se stesso.
Stavo pensando agli attimi più belli della mia vita.............Venerdì 22 Ottobre 1999
Ero partito da Reno in Nevada, direzione San Francisco.
Erano le nove di sera, attorno a me montagne innevate illuminate a giorno per permettere lo sci in notturna.
Sapevo che sarei arrivato in nottata a San Francisco passando per L'Ockland Bridge, avrei avuto una San Francisco illuminata alla mia destra, è uno spettacolo indimenticabile la visione che si ha di San Francisco attraversando quel ponte.
La radio trasmetteva musica tranquilla e ad un certo punto il dee jay presenta questa canzone: Killing me softy, canta Roberta Flack.
Non so quanto duri la canzone, forse 4 minuti o giù di lì.
Sono stati i 4 minuti più belli della mia vita.
Le montagne, il viaggio "on the road, la neve, San Francisco che mi aspettava, due amici che dormivano ed una canzone spettacolare.
Tranquillità, serenità, momenti di felicità, lo stomaco che si rilassa,tranquillo come mai ero stato, senza nessuna fretta, godendomi ogni metro del mio viaggio.
Si vive per questo, per chiudere in cassaforte attimi sublimi, si vive per avere il tempo di ripensare agli istanti in cui la vita ha un significato reale, non ci si chiede "perchè vivo?", ma si ringrazia la possibilità di esserci.
Il 15 Novembre parto per lAustralia, starò via due mesi e mezzo, attraverserò quel paese in moto, saranno 25.000 chilometri di avventura.
E mentre tutto sembra crollare, mentre la lotta è dura ed il nemico si dimostra sempre più disonesto e senza scrupoli. Mentre la tristezza sembra avere il sopravvento ecco arrivare una nuova partenza.
La possibilità di rimandare tutto.
Un giorno saprete contro chi sto lottando e perchè. Sempre che vi interessi.
Martedì 26 Ottobre 1999
Hotel California, la sto ascoltando, la sto ringraziando.
Qualcuno sostiene ci siano dei messaggi satanici nascosti da qualche parte in questa canzone.
Trovo sia una splendida trovata pubblicitaria.
Un uomo ieri sera stava sdraiato per terra a poche centinaia di metri da Piazza Duomo, aveva le spalle appoggiate ad un muro, gli mancava una gamba, un cappello schifoso serviva a raccogliere i soldi.
Era così rannicchiato su se stesso che non se ne vedeva la faccia. Sporco e solo.
Lo so che il discorso è ipocrita, lo so che gli sono passato davanti e non ho lasciato nemmeno mille lire in quel cappello. So che dopo averlo visto la mia attenzione è stata un attimo dopo richiamata da una vetrina e da un paio di sci spettacolari.
Ma c'è stato un attimo, fra lui e la vetrina, in cui, nel suo destino, ho visto il possibile destino di tutti.
Stamattina andando in ufficio ho superato due Mercedes che procedevano in corsia d'emergenza, anticipate da una macchina della polizia. Andavano con le quattro frecce accese verso il centro di Milano. Non c'erano rossi che tenevano, le corsia preferenziali erano a disposizione, ho dato un occhiata dentro l'auto, c'era una signora al cellulare seduta dietro.
Chissà chi era, anzi mi viene voglia di dire, chissà chi cazzo era.
Dovrei limitare la mia antipatia verso il potere.
Comunque, tra i vari misteri della vita è innegabile che uno dei più interessanti ed irrisolvibili è questo:
Cosa si nasconde dietro l'incredibile varietà di destini che accompagnano l'incredibile varietà di uomini.
Tra la dimostrazione di potere ed il cappello del barbone scorrono milioni, miliardi di uomini che ogni giorno si giocano la loro vita, anzi la qualità della loro vita, scommettendo, facendosi il culo, arrendendosi, combattendo, chiedendosi il perchè, o non chiedendosi nulla.
C'è chi sostiene sia solo una questione di volontà e fortuna.
Non è vero.
Allora ditemi chi è che concede questa "volontà" e questa "fortuna".
Non esiste risposta, la domanda è sempre la stessa, ed anche la risposta. La questione sta anche diventando noiosa.
Solo che mi dispiace, sinceramente, che il barbone di Piazza Duomo non abbia una casa, ne una mercedes, ne la volontà, tantomeno la fortuna.
Mi dispiace così tanto che non posso fare a meno di mandare affanculo il responsabile di tanta tristezza correndo il rischio che quel qualcuno se la prenda anche con me.
Domenica sera ho conosciuto uno "sciamano" mi ha parlato del potere della terra, della possibilità di entrare in possesso dei poteri degli animali, mi ha raccontato di quando passò l'ultimo dell'anno in un bosco ricoperto di neve, facendo il pieno di energia.
Tutto molto affascinante, ma lo "sciamano" fumava Marlboro in continuazione, e quel pacchetto di sigarette mi ha ucciso la poesia.
Fosse stata almeno una pipa, ma le Marlboro no, non si possono vedere.
Ho immaginato i suoi polmoni, simili a quel bosco ricoperto di neve, venire infestati dal fumo, dalle continue e godute boccate. Quel microcosmo inquinato, proprio all'interno del corpo dello sciamano.
Non riesco a credere a nessuno, perchè nessuno, fondamentalmente, crede a se stesso.
Un attimo:
qualche anno fa, discoteca Hollywood di Milano, notte, un monaco buddista o qualcosa di simile seduto su un divanetto.
Lontano dalle modelle e dal casino, sinceramente non capisco cosa stesse facendo laggiù. Comunque......
Parliamo, mi racconta delle sue meditazioni e del controllo che ha ottenuto sul suo corpo.
"Prova a strozzarmi." Mi dice.
"Prova con tutta la tua forza."
Ed io ci provo, stringo le mie mani attorno al suo collo, l'uomo non sembra particolarmente robusto, ma qualcosa di assolutamente fantastico accade.
Il suo collo sembra di pietra.
Giuro una pietra che nemmeno una pallottola avrebbe scalfito.
Gli chiedo quale sia il segreto.
"Disciplina." Mi risponde.
La parola chiave è DISCIPLINA.
Io purtroppo non ne sono dotato, ma anche io, come il monaco, non fumo.
Anzi ho smesso di fumare, e credo sia ancora meglio.
Il primo passo senza che necessariamente ce ne sia un secondo.
Domenica 31 Ottobre 1999
Il paradiso è un vizio. Meglio non abituarsi.
L'nferno per alcuni è una scelta. Una richiesta d'aiuto. "Lo vedete, esisto anch'io, in questa vita di merda che mi sono creato su misura."
Conosco una persona che ha deciso di fare della sua vita la sceneggiatura di un perdente, una storia di tristezze, alcool e domande senza risposte.
Vive guardando allo specchio il suo personaggio, è convinto che non vivrà a lungo, è convinto che la sua sensibilità lo renda differente dagli altri, è convinto che solo la poesia sia uno specchio reale di una realtà senza valore. Ed è convinto che tutte queste convinzioni dovrebbero aiutarlo a scopare di più.
Ed a volte accade.
La donna si sente solidale con la capigliatura disordinata, con i pensieri bruciati, con le parole giuste e con la richiesta d'aiuto.
E gliela da.
Obiettivo raggiunto.
Il poeta maledetto per oggi non scriverà nulla.
E meno male.
Io non sopporto più i depressi, gli esauriti, gli strani, i profondi, gli artisti, i senza dio, quelli che dio è loro fratello, quelli che dio assomiglia a loro.
Io non sopporto più il troppo pensiero intorno a se stessi.
Cambiamo discorso.
Mentre Santana suona sto ripensando ad una notte di qualche giorno fa in un albergo di Londra.
Voi immaginate cosa voglia dire riuscire ad avere tra le proprie braccia una donna sognata per 5 lunghi anni, una donna che sembrava impossibile eppure così desiderata.
Vuol dire che in un attimo tutti i desideri diventano desideri esauditi.
E quando il mio volto si ritrovò tra le sue gambe mi chiedevo se era vero o la proiezione verosimile di tutti i sogni.
Nel farsi realtà il desiderio non aveva cambiato volto, solo espressione, io non ero io, io guardavo dall'alto sorridendo, soddisfatto di me come se quell'uomo che affogava dentro di Lei fosse la parte migliore di me.
La parte che non s'arrende mai.
Ora sono di nuovo solo, qui nella mia stanzetta, un incenso al sapore di cedro che brucia, candele e luce elettrica, ancora venti minuti prima di uscire per andare a lavorare in radio.
Lei è tornata a casa sua, a due ore d'aereo da qui.
Incredibilmente mantengo una serenità solitaria, alla faccia del poeta maledetto che ebbe quella stessa donna in tre giorni e che non l'avrà mai più.
In culo lui, le sue poesie, le sue tristezze, le sue visite mancate alle vite realmente spezzate, la sua scarsa visione del mondo.
Non si può piangere su se stessi mentre milioni di persone lottano con reali problemi di sopravvivenza.
Il compiacimento non può rimanere indifferente di fronte a paragoni scomodi.
Il ragazzo voleva vendermi rose, una ragazza voleva vendermi un accendino a forma di donna nuda, un altro uomo , sordo, voleva che comprassi spilline , un vecchio cantava una canzone di Bocelli in Corso Vittorio Emanuele, due ragazzi erano statue viventi, un amico vende libri su una bancarella in Brera.
Tutti hanno problemi di sopravvivenza, e chi non li ha ha tempo per scrivere poesie.
Spesso sono solo poesie del cazzo.
PARTE II
Prussia si licenzia.
Inizia il problema di avere una giusta liquidazione ma ora il suo progetto piu' importante e' girare l'Australia in moto.
Per farlo pensa a un documentario, un on the road attraverso tutta l'Australia.
Si affida a un agenzia di comunicazione che deve gestirgli gli sponsor.
Il programma dovra' andare in onda sulla Rete Nazionale Italiana.
Prima di partire accadono delle cose che poi avranno il loro riflesso sul viaggio.
La prima cosa che accade e' che tutti i soldi degli sponsor vengono incassati dall'agenzia la quale avrebbe dovuto girarli a Prussia prima della partenza.
Questi soldi a poche ore dalla partenza non sono ancora arrivati.
Quindi la partenza avviene nell'incognita di come possa proseguire senza il denaro necessario per le spese.
La seconda cosa che accade e' che insieme a Prussia a fareil viaggio c'è una ragazza.
La ragazza di Londra, quella desiderata 5 anni e finalmente conquistata.
Conquistata per modo di dire.
Lei ha un uomo e Prussia e', come dire, un compagno di viaggio con cui si puo' dividere amabilmente una stanza,
E cosi' si parte. Destinazione Sydney.Martedì 23 Novembre 1999 Sydney
Sappiamo tutto, basta restare fermi un attimo ed ascoltare, arriverà la verità, urlata nelle orecchie, chiara, limpida come il cielo che stanotte si apriva su Bondi Beach.
Sappiamo dove stiamo sbagliando, sappiamo quali illusioni stiamo inseguendo, sappiamo quando ne usciremo sconfitti o quando riusciremo a vincere.
Ogni sfida è già decisa, si sa, anche se spesso non si vuole ascoltare.
Questa estate a Dicembre mi sballa il fisico, Cecilia mi ha appena detto che a Modena è nevicato, ed io quà, a qualche chilometro dal paradiso dei surfisti, provo invidia per quegli occhi che vedono bianco.
Chi viene a sapere del nostro viaggio ci dice che siamo pazzi, e più cercano di farmi paura più mi sale l'adrenalina, la voglia di sbattermi in mezzo al deserto, sotto un insopportabile caldo, mangiato dalle zanzare, con finalmente un traguardo giornaliero da raggiungere.
La città, il rifornimento, una doccia, dormire e ripartire.
La moto è arrivata oggi pomeriggio, domani o dopodomani andrò a ritirarla, l'amica, la compagna, l'amore, il ferro, il cavallo, la possibilità di compiere un viaggio.
Sydney è una città perfetta, così perfetta che non fa per me.
Tranquilla, ordinata, solare, calda e amichevole.
Fino ad ora ho visto solo due aborigeni, mi dicono che nel Northern Territory ne troverò a migliaia.
Sono incuriosito, spero di non cadere nella banalità dell'uomo bianco alla ricerca del suo lato selvaggio.
Spero di crescere grazie ad una illuminazione inconsapevole, basterebbe uno sguardo, un lampo di luce che venga dal passato, da quel tempo in cui l'uomo era un animale, e la tribù un branco.
Sono le 17.36 in Italia, le 3 e 37 di notte quà.
Un altra verità:
non chiedere a nessuno di amarti
non chiedere a nessuno di non amarti
L'amore non si impone
non si scansa
l'amore lo si subisce nella sua presenza
nella sua assenza
Ciò che veramente tu puoi fare è amare chi merita di essere amato, non cadendo nella trappola del sogno, rimanendo sveglio di fronte a Lui o a Lei, guardandolo negli occhi, ascoltandone le parole, e decidere senza pregiudizi se ne vale la pena o no.
Non farsi incantare dal nulla, dalla recita, dall'istinto del guaritore o del distruttore, lucido come l'incantatore di serpenti di fronte al cobra, perchè l'amore è velenoso. Pericoloso se non se ne ha domestichezza.
La luce della lampada illumina la tastiera, nemmeno un filo di sonno, forse è colpa del fuso orario, il letto alle mie spalle è un oggetto inutile, i miei amici sono lontani, la mia donna non è più la mia donna, due ragazzi stasera mi hanno detto che sono un uomo fortunato a vivere un avventura come quella che vivrò nei prossimi mesi, il 2000 si avvicina, il mio "spirito" ha appoggiato il mento sulle mie spalle, non si accorge che lo sto guardando allo specchio, lui e la sua faccia che assomiglia alla mia se non fosse così scura.
E' inutile che si nascondi ne sono certo, è un mezzosangue.
Cè da dedicare un pensiero, a chi?
Alla dolcissima Marylin, senza un motivo apparente, per simpatia e tenerezza.
Non so che fare, vado a sbattermi sul letto, con gli occhi sbarrati, leggendo qualche libro, o chiedo allo "spirito mezzosangue" di dettarmi qualcosa.
"Spirito mezzosangue" dai due punti in poi il computer è tutto tuo, Prussia vi saluta, alla prossima:
A scrivere e' ora lo spirito mezzosangue.
Buonanotte bambini, sognate i soldatini, il piccolo forte, il legno che brucia e l'avventura che è un gioco. E' solo questione di tempo. Posso impadronirmi dell'uomo, lasciandolo leggero donodolare sulla sedia, come uno spirito di carne, sapete adoro questa, la sostanza, adoro la possibilità di sbattere contro qualcosa.
Per questo uso queste dita che non sono le mie.
Ma lui è gentile e lascia che il mio cuore batta ancora, come fosse una casa in affitto, un abito prestato.
Voi aspettate la parola giusta , il pensiero che apre le porte, la verità che non si pensava, ed invece io non posso che salutarvi alzando la mano destra e guardarvi negli occhi.
Per pochi che siete, siete, e per me è un grande onore avervi di fronte.
Vogliate bene al mio amico Prussia.
Lunedì 29 Novembre 1999 Port Macquaire
So perchè sono un drogato del viaggio.
Il viaggio insegna
insegna a vivere l'attimo
ad amare i ricordi
a credere che ogni metro percorso
non sia un metro alle nostre spalle
ma un metro nella nostra testa
domani come oggi
come ieri
ripensando alle cose viste
attraversate
vissute
come se tutto ciò che accade
diventasse eterno.
Tutto il giorno sotto il sole, ed ora alle 23 e 06 in una camera d'albergo sto ascoltando David Bowie che canta Life on mars, c'è una adrenalina strana che mi scorre nelle vene, l'incapacità di stare fermo.
Ho bisogno di muovere le braccia come se fossi ancora concentrato sulla guida, con le mani sul manubrio e la vista sulla natura imponente e padrona che si trova in questi posti.
Ho visto spiagge lunghe chilometri ma deserte, ho visto pappagalli, pellicani e gabbiani, il primo canguro incontrato quà in Australia era un canguro morto al centro della strada , investito da qualche auto.
Mi sembrava di essermi perso, finalmente perso, in un luogo dove l'uomo è ancora l'elemento estraneo.
Sono in ritardo di un giorno sulla tabella di marcia, ma non ho fretta di recuperare, devo vivere giorno per giorno riuscendo prima poi a trasformare un giorno in due giorni.
Sono i calcoli di viaggio, l'importanza dei numeri, che siano chilometri, ore, metri o secondi.
Mi manca, qualcosa mi deve pur mancare, fatemi pensare.......mi manca a volte la mia bambina.
Ma nulla è perfetto, lascio scorrere questi attimi di presonno con il piacere di sapere che domani accadrà qualcosa che vale la pena di essere vissuto.
Domani credo che andrò a visitare un ospedale dove curano i koala ammalati.
Imparerò qualcosa di nuovo, sicuramente qualcosa di vecchio verrà dimenticato, come vuole la regola che per fare spazio qualcosa deve essere sacrificato.
Amo la vita perchè ci si dimentica, perchè ci si ricorda, perchè quello che oggi sembra importante forse un giorno sarà superfluo.
Un bacio a Cecilia, bambina, non sarà mai superflua, mai dimenticata, il suo posto non è nella memoria ma nell'attimo presente, come si chiama quel verbo che significa azione che continua nel tempo, non mi ricordo, ma per farvi capire pensate che oltre ad "andare" ed "essere andati" si può dire "andando"....per sempre.
Un bacio.
(Chi e' Cecilia? Cecilia e' una bambina mai nata. Quando Prussia aveva circa 20 anni aveva una ragazza chiamata C., era un amore complicato perche' i genitori di lei non vedevano il Prussia come un buon ragazzo per la loro figlia. In quei tempi Prussia scappava spesso di casa e viveva in giro, dormiva sulla spiaggia o su un autobus, era insomma uno di quei ragazzi da cui tenere lontane le proprie figlie. Un giorno C. spari'. Prussia provo' a chiamarla ma sua madre disse che si era trasferita all'estero. Disse anche di non cercarla piu'. Prussia era innamorato di lei e questa sparizione lo tenne in pensiero per mesi. Fino a quando una sera ad una festa non la rivide. Le si avvicino' e le chiese cosa era successo. C comincio' a pianegre e racconto'. Era rimasta incinta e non aveva detto niente ai genitori fino al terzo mese. Poi si confido' con sua madre. E la madre disse che non era possibile tenere quella bambina. Poiche' si era al terzo o quarto mese di gravidanza C. fu mandata a Londra ad abortire. Il feto era quello di una bambina, e il nome mai dato era Cecilia.)
Venerdì 3 Dicembre 1999 Ore 00.22
Mentre vado mi vengono in mente mille argomenti da raccontare, ogni visione, ogni ponte, ogni camion, ogni curva mi da da pensare ad un argomento.
Poi dimentico e mi ritrovo così senza sapere cosa scrivere.
Forse dovrei lasciare perdere, non scrivere nulla ma la voglia di riempire questo foglio nero è forte.
Sono a Ballina, una piccola cittadina trenta chilometri a sud di Byron Bay, c'è l'odore del mare.
Sono cosciente di vivere una splendida avventura, sono felice di ritrovarmi ogni sera in un albergo diverso, ho la gioia di contare i chilometri, la libidine di annoiarmi aspettando che arrivi la prossima città.
Evidentemente sto cercando qualcosa, evidentemente sono confuso, sto rivalutando la natura, nonostante la sua indubbia mancanza di scrupoli, sto rivalutando Dio anche se ne dubito.
Sto rivalutando le possibilità di questo ammasso di carne e sensazioni che in groppa ad una BMW attraversa il New South Wales godendo.
Avevo un intuizione e mi è sfuggita, sto cercando di riacchiapparla ma per ora se ne andata senza lasciare traccia.
Oggi mi sono perso a guardare le villette, i giardini curati, l'ordine di questo spazio di terra, la bellezza è droga, crea dipendenza ed assuefazione, ci si abitua e non se ne può più fare a meno.
Nuvole e sole, ma non avevo voglia di coprirmi, preferivo stare con la mia maglietta e sentire il freddo ad ogni nuvola ed il caldo ad ogni raggio, preferivo scontrarmi con il cambio della guardia.
La ragazza giapponese tre chilometri a Nord di Balina si era fermata su uno scoglio ad un passo del mare e cantava canzoni popolari del suo paese, cantava alzando le mani al cielo, ballando una danza che ringraziava il sole che tramontava, il mare che si scuriva e quel cielo azzurro e rosa che sembrava un fondale divino ad un attimo eterno, dove la ragazza cantando intuiva il segreto della vita.
Un uomo giocava con un serpente trovato nel prato, sicuro che il serpente non era velenoso. Mi ha chiesto di accarezzarlo e l'ho fatto ma con la paura ed il pensiero che stavo fidandomi del serpente e non dell'uomo.
Sabato 4 Dicembre 1999 Brisbane 0re 00.01
Non chiedete ad un cane di rispondere alle vostre domande.
Magari conosce le risposte ma purtroppo non sa parlare.
Salita e discesa, il vino è sceso in gola con le luci della city laggiù di fronte agli occhi.
Ed ora sono solo come un cane, quel cane che non capisce, in un albergo al numero 435 di una via di cui non ricordo il nome, a dieci metri dal fiume.
La felicità è una vela che aspetta il vento in una giornata di bonaccia.
Vorrei piangere, ho bisogno di vedere una lacrima cadere sul cuscino, devo inumidire questa gioia, questa falsa libertà, questa illusione troppo migliore rispetto alla realtà.
Tutto è bellissimo e poi ritrovarsi a raccontarlo ad un computer lascia l'amaro in bocca.
Sono dall'altra parte del mio mondo, distante un giorno di volo dalle mie consuetudini, rincoglionito nell'inseguire un luogo e un anima, stordito dal troppo che messo una sopra l'altro diventa nulla.
Non ho un sigaro, nulla di alcolico da ficcarmi in gola, una pillola per dimenticare, e dopodomani sarò a Fraser Island, un isola tropicale così bella da farmi sentire ancora più stronzo.
Ho trovato una birra ghiacciata nel frigo, dopo un indigestione di surfisti, hippy, spiagge e grattacieli, dopo aver visto la Gold Coast non rimane che cercare di abbruttirsi aggiungendo al vino un pò di birra, perchè tra l'essere allegri per nulla e l'essere ubriachi per qualcosa preferisco essere ubriaco.
E non ci riesco mai.
La moto va alla grande, compagna fedele, quanto è letterario innamorarsi del proprio mezzo di locomozione, ma quell'ammasso perfetto di ferro, acciaio e cos'altro, quell'oggetto è l'essere con cui passo la maggior parte del mio tempo.
Oggi sono riuscito a prendere una bottiglia di succo di frutta dal....come si chiama.....dalla borsa laterale della moto che io chiamo bar, ho stappato la bottiglia, ho bevuto e l'ho rimessa nella borsa, il tutto senza fermarmi.
Le soddisfazioni di chi vorrebbe a volte non scendere mai, così drogato dall'attenzione dovuta alla strada che trasforma in vittoria ogni azione, estranea alla guida, compiuta guidando.
A proposito di hippy, mi dicevano che a Byron Bay ne avrei incontrati a decine, vero e falso.
Tanti hippy, ma troppo snob.
Non capisco chi manifesta esteriormente la sua fuga, capisco chi manifesta esteriormente se stesso e la sua consapevolezza che la prigione è dovunque.
Vivere è una galera, tra cielo e terra, tra prima e dopo l'uomo ha a che fare con muri più invalicabili dei muri di cui parla e di cui pensa.
Ed io, povero illuso, credo di fuggire con 400 chilometri al giorno direzione Nord, e poi mi ritrovo quà a sbattere le dita sui tastini come un naufrago impazzito che sta scrivendo l'ultimo biglietto da infilare nell'ultima bottiglia.
Lei dov'è, rinchiusa in quale battello, addormentata su quale cuscino, Lei dov'è, quella che è capace di guardare, quella che ha lo sguardo pieno di soddisfazione, quella che quando ti guarda si vede che è felice, quella che giudica 1 l'uno e 10 il dieci.
Quella che si sognava nelle sere estive di ventanni fa in un piccolo paese dell'appennino, quella che quando veniva sera si era felici perchè era l'ora d'incontrarla.
Quella che ci si sentiva troppo piccoli per dire parole troppo grandi, quella che non ci si vergognava di descrivere in un racconto così sdolcinato da poter essere letto solo da noi due.
Lei non c'è e forse non c'è mai stata, rinchiusa in un pensiero, nel sogno, nell'illusione.
Direzione Nord, la direzione che preferisco.
Non mi sono ancora abituato a questa estate per me fuori stagione.
Ho dimenticato che giorno sia, che mese e che anno, vado come colui che va, incosciente e inconsapevole, con un piede nel baratro e l'altro sulla scogliera:
Con il terrore di restare e di andare.
Non mi resta che guardare in alto e commuovermi di fronte al colore del cielo, poi provare a raccontarlo, non mi resta che impugnare la mia mano sinistra con la mia mano destra, raccontandomi da solo quella voglia di buttarsi, mentre la parte coraggiosa di me mi dice "rimani", la guerra è da combattere.
Il tuo viaggio è l'ideale di chiunque sogni la libertà, non puoi mollare ora, non si può abbandonare un viaggio a metà strada.
Mi guardo allo specchio, come faccio di solito, cercando si scoprire quanto di me non mi appartenga, chiedo a chi sta leggermente più in alto dei miei pensieri di spiegarmi qualcosa.
Silenzio.
Un silenzio bastardo, quel silenzio che ti obbliga a rassegnarti al nulla, amare, vivere, guardare, decidere, fare, dire, entrare nel tempo senza nessuna apparente ragione.
Il tempo.
Oggi in moto mi veniva da pensare al tempo, alla sua somiglianza con una enorme bocca che inghiotte tutto ciò che incontra sul suo cammino, il passato finisce nello stomaco della balena e sorridendo pensavo che veniva cagato da qualche parte.
Ogni metro d'asfalto di fronte era il futuro, dietro il passato, la ruota non teneva la strada nell'attimo, la sua stabilità veniva da quella invibile giuntura tra prima e dopo.
Ma è l'attimo che ora m'interessa, ogni lettera di ogni parola, come se l'attimo fosse un pezzo di spazio dove atterrare quando lo si desideri.
L'eterno che diventa raggiungibile come qualsiasi luogo di cui si conoscono le coordinate.
Mercoledì 8 Dicembre 1999 Emerald la città dei cercatori di pietre preziose
Ho la licenza per calarmi domani in una buca di diciassette metri a caccia di rubini.
Un giorno da cercatore di tesori, 24 ore in un altra vita.
E poi di nuovo in moto, a creare pensieri.
Pensieri.
Mosche che girano sotto il casco, tra il cervello e il tessuto.
Pensieri che si nutrono del linguaggio, eliminate le parole, le definizioni, gli aggettivi e i verbi, il pensiero si ritrova vuoto, solo l'emozione, l'intuito, ma nessuna congettura, nessun progetto, nessun rammarico, nessuna speranza, nessun piano, solo il nulla che pensandoci bene è il tutto.
Ho scritto tanto, sono mesi che scrivo, che do vita a qualcosa usando le parole, ma perchè se credo che le parole siano solo il mezzo fondamentale per creare illusioni, le colpevoli di ogni vana speranza, tutto il brutto, tutto il bello, rinchiuso nella fortezza di un suono che diventa parola, che si scrive, che si leggerà, ma che nulla può spiegare di ciò che è vero.
Perchè "verità" è un altra parola che inganna.
Non ne posso fare a meno però, ed allora lo prendo come un vizio, il vizio di scrivere sapendo di restare approssimativo, lontano dal vero, distante anni luce dall'illuminazione buia, quella che di fronte al nulla si ritrova a nuotare in una pienezza inimmaginabile.
Una bolla di vetro ricolma d'acqua, dove l'essenziale è come un lampo che non si spegne, la felicità perenne, l'amore perfetto, come quello che ci fa sentire immortali in quel momento sublime in cui due amori si incontrano, si scontrano, prima di riallontanarsi.
Ieri ho lasciato l'isola di Fraser Island, un mucchio di sabbia bianca nel mezzo dell'oceano, un paradiso per coloro che credono ai paradisi, un piacere per gli occhi che si perdevano a guardare queste spiagge infinite, seduto su quella roccia a guardare cento metri più in basso un branco di squali tigre a caccia di qualsiasi cosa, compreso me.
Il tramonto aveva un colore indefinito, forse per questo indimenticabile, un gruppo di Australiani festeggiavano la fuga del sole bevendo qualcosa che assomigliava a spumante, urlavano su un catamarano incazzato, io appoggiato di fianco al timone cercavo di isolare le orecchie per godere del silenzio che fa il mare quando nessuno ci parla sopra.
Lei mi ha guardato, poi è ritornata a bere e a guardare l'orizzonte piangendo.
Mi chiede se conosco il perchè.
Perchè il mondo non è così perfetto come sembrava in quella fine del giorno.
Perchè tanta cattiveria, egoismo ed ingiustizia.
A metà strada tra malinconia, tristezza e gioia la guardavo piangere sapendo che a farla piangere non era la domanda esistenziale ma il troppo alcool.
Non riesco a prendere sul serio le ispirazioni momentanee e non sapendo cosa rispondere le ho ricordato che in fondo a quel mare, dove un minuto prima era affogato il sole, c'era una crudele lotta per la sopravvivenza.
Il mondo non è perfetto, a volte lo sembra, ma lasciarsi ingannare dalle apparenze dovrebbe essere un movimento volontario del pensiero.
Non esistono regole, esistono milioni di bambini che credono alle favole e che vorrebbero crederci per tutta la vita.
Le parole ingannano, i pensieri sono soltanto l'uso del linguaggio silenzioso, ma a qualcosa deve servire il saggio parlare.
Ci deve essere una combinazione di suoni che porta ad aprire la porta e lasciar vedere, solo per un attimo, cosa si nasconde dietro quella porta.
Mia nonna ha novant'anni, tra cinquantataquattro anni, se ci arrivo, avrò la sua età. Sarò sul confine. Sulla vetta del monte con difficoltà a vedere dietro e una nebbia fitta davanti.
Sarò solo, accompagnato, con figli, nipoti o nessuno, solo, di fronte al corridoio che porta al nulla o al qualcosa.
Con la speranza che la coscienza non dipenda anch'essa dalla parola pensata, ancorato al pensiero che ciò che sono sia una forma d'energia capace di non disperdersi.
La moto oggi ha percorso trecento cinquanta chilometri, si è comportata benissimo, il mezzo è fondamentale per raggiungere qualsiasi traguardo.
Il mezzo.
Mercoledì 8 Dicembre 1999 ancora.......
La bambina mi guarda dal vetro del ristorante, si fissa su di me e nonostante anche io la guardi lei non toglie lo sguardo dai miei tatuaggi.
Poi chiama suo padre, cerca di fargli capire che al di là del vetro c'è un uomo con mille fumetti disegnati sul corpo, il padre la solleve e la mette a sedere sulla sua seggiola.
La bambina mangia e si gira, sorride, con il dito mi segna il braccio sinistro, quello con lo squalo e la ragazza nuda che si tuffa.
Chissà cosa si porterà dietro di questo incontro casuale.
La piccola che vede il grande tutto disegnato, si chiederà perchè suo padre e sua madre non hanno disegni sulla pelle, forse penserà che un giorno, da grande, si farà disegnare qualcosa anche Lei.
Comunque sia l'incontro c'è stato e la cucciola ha ricevuto un involontario imprinting da un viaggiatore che sembra un album di fumetti viaggiante.
Dopo anni ho perso un orecchino, uno dei due che porto al lobo sinistro, credo sia stato il continuo mettermi e togliermi del casco, ma bisogna cercare un significato in tutto ciò che accade.
L'anellino d'argento perso sull'asfalto di una qualsiasi strada persa in questo immenso paese, comprato in Grecia dieci anni fa e finito in Australia perchè un uomo l'ha raccolto laggiù e perso quaggiù.
Non c'è nulla di particolarmente eclatante in tutto questo, tranne la poesia involontaria di un oggetto che ha girato il mondo e non tornerà mai più a casa
Venerdì 17 Dicembre 1999 Innisfail
Ho lasciato Cairns, sto tornando verso Sud per poi girare a destra verso Ovest.
Cosa ho imparato nell'ultima settimana:
ad andare sott'acqua con le bombole
a non meravigliarmi se vedo una bambina di otto anni guidare un fuoristrada nelle strade del bush
a mangiare delle formiche verdi che sanno di limone
a tenere in braccio un coccodrillo
a comunicare con un pappagallo che vuole portarmi via gli occhiali.
E poi ho imparato una cosa molto importante, l'uomo non cambia si adegua.
Per me quest'ultima scoperta ha il valore di un illuminazione, sono stato anni a chiedermi dove andasse a finire quello che ero, quello che siamo stati, mi ero rassegnato all'idea che il mutamento fosse inevitabile ed inevitabilmente si portasse via la parte migliore di noi.
Non è così. Tutto rimane come era, il bambino che cresce diventa uomo, si adegua, ma il cambiamento è solo l'inevitabile conseguenza di un forte istinto di sopravvivenza.
In realtà non si cambia mai, e noi lo sappiamo, noi che sappiamo tutto di noi stessi e non possiamo mentirci.
Reggae nelle orecchie, spettacolare, la canzone è famosa ma devo sentirne ancora un pezzo per riconoscerla.....che stupido!
Knocking on heaven door versione Eric Clapton.
Le canzoni che ci piacevano allora ci piacciono oggi, la donna dei nostri sogni è sempre la stessa ed anche i nostri sogni non sono cambiati.
Da queste parti fa un caldo terribile bevo litri di acqua ogni giorno, ma questo clima umido comincia a piacermi, e mi piacciono anche questi sfondi di un verde brillante, le foreste pluviali, le montagne che sembrano inesplorate, le piante che diventano più importanti degli animali, il fiume marrone scuro, la gente gentile e rozza che parla e chiede del mio viaggio.
Andare in moto sta diventando una droga, l'unico modo per dimenticarmi di me stesso, il modo migliore per provare il gusto di ritrovarsi.
Sott'acqua.
Respirando artificialmente per la prima volta in vita mia avevo una paura fottuta ma dovevo farlo perchè la paura del mare è il timore di se stessi, dei propri limiti.
Ci sono cose che tutti fanno, tutti possono fare e se non si ha il coraggio di farle bisogna farle, per il gusto di conquistarsi.
Martedì 21 Dicembre 1999 In una RoadHouse sperduta nell'Outback
Di solito non scrivo mai di mattina eppure adesso sono le 7 e 53, l'alba è passata da circa un ora e mezza, me la sono persa.
Ma il mattino ha un fascino leggero che resiste, non si sperde in pochi minuti come fa la sera dopo il tramonto.
Mucche, uccellini, camionisti che fanno colazione, un vecchio furgoncino abbandonato da anni, Jackson Browne che canta, la signora alla cassa che mi guarda con faccia strana come a chiedersi che ci faccio io qui.
Il caffè, anzi il black-short-coffe, una tazza di brodaglia nera che finisce regolarmente dentro qualche vaso ad eccitare qualche pianta.
E poi strada, strada che sembra non finire mai, lunga e dritta, con l'unico diversivo di qualche curva occasionale, stando attenti ai canguri che attraversano la strada, alle mucche che attraversano la strada, agli uccelli che attraversano la strada, ai lucertoloni che attraversano la strada.
Pronto a raccogliere qualsiasi mezza illuminazione, consapevole, sempre di più, che ogni illuminazione in realtà non è che un idea, un opinione, un gioco della mente, niente verità, niente filosofia, niente certezze.
Stay........canta sempre Jackson Browne, una delle canzoni che amo di più al mondo.
Ricordi che assomigliano a quel gruppo di corvi fermi su quel cavo della luce.
Dove il cavo della luce è il tempo, l'appoggio, il riposo per le cose dette, fatte e pensate.
La libertà assomiglia alla mancanza di responsabilità, ma poichè esiste sempre una inevitabile responsabilità verso noi stessi, forse la libertà è solo un fatto d'incoscenza.
Togliersi il casco, accelerare e prendere tutta l'aria ed il sole in faccia, con gli occhiali che non ti permettono comunque di mettere perfettamente a fuoco, pensando a New York e al freddo che deve fare in questo momento da quelle parti.
Mentre quì si muore di caldo ed il natale non è credibile, l'unica cosa credibile è il viaggio, l'impossibilità di stare fermi eppure arrivare a sera e pensare ai chilometri ancora da fare come ad un incubo.
La mattina dopo, questa mattina, invece, come per miracolo, solo la voglia di mettere il culo sulla moto ed andare.
Perchè è assolutamente vero che andando non si ha bisogno di altro che di benzina e di strada.
Sto cercando della poesia guardando fuori dalla porta, e forse ha qualcosa di poetico la moto che aspetta.
Tra tutta questa luce l'ombra leggera di una mancanza di folla, di scelta, di vedere e provare a catturare, la stretta leggera di una mano, il sorriso di una donna, la possibilità di prendere e farsi prendere.
Termitai come grattacieli, alberi secchi che sono sculture di un artista sadico che non firma mai le sue opere, terra rossa che quando la vedo mi vengono in mente i segni di guerra dipinti sul volto dei pellerossa.
Nuvole così vicine alla terra che sembrano voler essere terra, terra così vicina al cielo che sembra voler essere cielo.
Nel gioco infinito delle scontentezze umane e divine, quando guardando verso il basso o verso l'alto si scopre qualcosa che non si è e si vorrebbe essere.
Meglio così, accontentarsi di se stessi sarebbe la morte, il riposo del guerriero che finita la stagione delle battaglie si ritrova a combattere contro se stesso.
I paesi da queste parti hanno dai cento ai trecento abitanti, mi chiedo come facciano a passare il loro tempo, alle nove c'è il coprifuoco, nulla in giro, bar chiusi, buio e il rumore della notte.
Ma se è vero che l'uomo non cambia ma si adegua, la risposta è nei fatti, qualsiasi cosa accada, in qualsiasi posto ci troveremo, ci faremo trovare preparati.
Ed inconsapevolmente alle nove di sera, di ogni sera in questo periodo, spengo la luce e cerco di dormire.
Ma il Prussia che ama la notte, quella da passare in giro in cerca di chissà che cosa, quel Prussia è solo rintanato in un cantuccio, pronto a tornare al suo passatempo preferito alla vista di una nuova città.
(Nei primi anni 80 il Prussia fu mandato a Mosca a girare per la televisione russa l'elezione di Miss Moscow. C'era ancora Gorbaciov ma si respirava aria di perestroika. Era appena stato inaugurato il primo Mac Donalds,c'era una coda di 500 metri per mangiare un hamburger. La vita notturna degli stranieri avveniva nelle discoteche degli alberghi. In una di queste discoteche Prussia conosce una ragazza russa. La ragazza, a differenza delle altre, non sembrava dare troppa confidenza agli stranieri, un comportamento diverso dalle altre ragazze che negli stranieri vedevano un modo per guadagnare dollari.
Fu per questo che Prussia rimase affascinato da lei. La conobbe e invece di andare nella sua stanza d'albergo lei lo porto' a casa sua. La strada era attraversata da buche pericolose e finiva in un quartiere dai mille palazzoni tutti uguali. Lei gli chiese di parlargli dell'Italia, dell'occidente, di come si viveva, di cosa si mangiava, come ci si divertiva.
Passarono la notte insieme, e dopo quella notte altre notti fino al ritorno di Prussia a Milano.
Tenere dei contatti eri difficile e di Svetlana non seppe piu' niente."
Ancora Martedì...associazione di pensieri
Svetlana, la bionda Svetlana, conosciuta dieci anni fa in una discoteca di un albergo di Mosca.
La sua casa, una microcasa in un palazzo confuso tra centinaia di palazzi identici.
Una lavatrice a manovella, una luce stroboscopica, tanto colore sparso sulle lenzuole, sui poster, sui giornali dell'occidente.
Guido seduto davanti al motel guardando la moto e l'ombra delle foglie muoversi al vento, e d'improvviso senza un apparente ragione una domanda:
dove sarà Svetlana?
Tra la Russia e l'Australia la distanza appare enorme, così lontani siamo finiti dopo quello scontro casuale.
Non saprei più ritrovarti, stavo pensando a un qualsiasi modo per tornare sulle tue tracce, ma sarebbe impossibile.
Il senso della perdita di un qualcosa, la perdita che forse ti rende così importante, chissà quale associazione mi ha portato a pensarti, chissà cosa unisce il freddo di quei giorni in una città da cui volevo fuggire portandoti con me al caldo di questa pianura.
I pensierì sono esseri umani che pensano e a volte non riusciamo a capirli.
Mercoledì 22 Dicembre 1999 Outback
Stanotte non c'è musica, solo caldo.
Ho preso la macchina per cercare uno spazio di pace perso nel mezzo dell'outback, 850 km a sud di Darwin.
C'è una luna impressionante, mai vista così luminosa, c'è la voglia di dormire in macchina ascoltando il rumore della notte.
Solo per solo, meglio frapporre una giusta lontananza fra me ed il mondo delle persone.
Stasera ho visto un tramonto meraviglioso, e ad Ovest il cielo si è colorato di rosa.
Attorno una infinita vastita di terra rossa, l'occhio non arrivava a vederne la fine.
Nel mezzo dell'Australia una striscia d'asfalto chiamata Stuart Highway taglia in due il continente, ed io ora mi trovo parcheggiato sul lato di questa strada infinita.
Ho mille dubbi, sono agitato, questa solitudine è solida, pesa, si sente come fosse una musica malinconica che entra dal cervello e si appende al cuore dondolando sullo stomaco accendendo la voglia di ricordare.
Come se non bastassero i 610 chilometri percorsi oggi con 42 gradi sulla testa e milioni di assurdi pensieri.
Alla fine l'unica certezza è che si arriva sempre, basta prendersela con comoda, evitare i rischi inutili e pensare al traguardo come se fosse inevitabile raggiungerlo.
Quanto potere nella mente, nelle mani, nella volontà quanta debolezza nella realtà quotidiana.
Il saggio ha sempre il consiglio giusto per gli altri ma spesso si comporta da stolto.
Domani proseguirò verso Nord, la mia direzione preferità, solo che da queste parti Nord vuol dire caldo ed umidità.
Sono le undici di sera e sto sbadigliando, c'è il rumore dei grilli e di qualche road-train che si sta avvicinando, c'è una pianta sulla sinistra e dietro le fronde la luna, c'è un uomo che scrive su una macchina gialla e vorrebbe sentirsi meno solo.
Ma forse ha paura di chiedere troppo ed allora si metterà a dormire pensando al viaggio di domani.
Giovedì 23 Dicembre 1999 Tennant Creek
Un esploratore in mutande, sulle tracce di una pista già aperta centinaia di migliaia di volte.
Un esploratore troppo attaccato alla pellaccia per sfidare 47 gradi di caldo con un casco nero che mi fonde il cervello e la paura di un attacco di calore.
Ad Elliot decido di smetterla di andare a Nord, inverto la rotta, direzione Alice Springs.
A Renner Spring ci vivono in dieci, sei uomini e quattro donne, è li che ho passato tutta la giornata di ieri.
Ed al tramondo quando Tony ci saluta, Tony ,uno dei dieci, avverto nei suoi occhi un velo di malinconia.
Non accade spesso che un gruppo di viaggiatori passino un giorno intero a Renner Spring e Tony sembrava essersi affezionato a me e a Vanessa che qualche ora prima si era imbarcata su un Road Train, fuggendo dal caldo,da un Natale fasullo,da un incerto fine millennio ed anche da me.
Mentre Tony ci salutava mi entrava la sua tristezza, sapevamo entrambi che difficilmente ci saremmo rivisti, quella città che per ventiquattro ore aveva incrementato la sua popolazione del quaranta per cento tornava ai suoi numeri originari, l'immigrazione e l'emigrazione quotidiana aveva effetti sconsiderati dal punto di vista statistico.
Poi Tennant Creek, un finto ciclone, una strada lunga e deserta movimentata solo da gruppi di Aborigeni ubriachi, che sorridono se sorridi, non ti guardano se non li guardi, non esistono se non esisti.
Pieni di alcool, con in tasca la paga settimanale che lo stato concede apparentemente in cambio di nulla.
Il silenzio è nell'aria, il vento è rumore, il suono di qualche uccello che gracchia in lontananza è un graffio sul vetro, appoggio il culo su un sasso rosso come i capelli di Silvia.
Appoggio il mento sul dorso della mano, tolgo gli occhiali e chiudo gli occhi, aspetto.
Aspetto quell'attimo di pace che un posto del genere sembra dover darti.
E mentre aspetto mi innervosisco, non c'è nessuna pseudo illuminazione o pseudo rivelazione, mi viene in mente il centro di Milano il giorno prima di Natale, paragono mentalmente il caos del centro città con la quiete di questo infinito paesaggio.
Non riesco a prendere le parti di nessuno dei due, non riesco a scegliere, vorrei solo aver la possibilità di cambiare nel tempo di un battito di ciglia.
Vorrei essere quà nell'attimo stesso in qui non sopporto più essere di là.
L'insoddisfazione è una salutare malattia, le gambe che non sopportano stare ferme mi sembrano un regalo divino, devo alzarmi, riprendermi, e spostare il mio corpo.
Domenica 26 Dicembre Alice Springs
Siamo solo noi, generazione di sconvolti che non hanno più santi ne eroi......siamo solo noi.
E non bevo più birra da anni per la paura che mi venga la pancia.
Ho smesso di fumare a Cuba sei anni fa ed ora mi concedo qualche sigaro serale.
Gli eroi........ma quali eroi, o incoscienti o esibizionisti.
Buio fuori, mi sono giocato cento dollari ai cavalli elettronici e sono tornato a casa con cento dollari, un pareggio perfetto, ma almeno ho passato il tempo a fare calcoli sulle probabilità che quel maledetto numero cinque vincesse qualche corsa.
Gioco sempre il mio numero preferito, il 5.
Sono le 23 ed il tempo ha improvvisamente frenato, rallentando fino a diventare eterno.
Devo rimanere in questa citta' cosi' tranquilla fino al 2 gennaio, e questo mi rende nevrotico.
Cercando di costruire un reportage credibile su aborigeni, soccorsi aerei nei posti più sperduti del deserto, i cammelli selvaggi ed i palloni aereostatici.
Ma ho una voglia incredibile di tornare a prendere la mia moto e viaggiare.
Viaggiare. Spostare il mio corpo, cambiare paesaggi, facce nuove, nuovi letti, nuovi alberghi e nuove storie.
Probabilmente sono malato, non riesco a stare fermo mai, nemmeno con il cervello.
Anzi il cervello è ormai un cavallo impazzito che gioca a costruire fantasie assurde, mostri che escono dalle rocce, taxiste assassine, aborigeni che ascoltano Vasco Rossi, alberi che nascondono serpenti velenosi, canguri parlanti, pappagalli che decidono di seguirmi per sempre.
Ma va bene così, ormai semplicemente mi adeguo alla storia, qualsiasi cosa incredibile che mi capita di pensare diventa un capitolo, l'ennesimo, nella storia finita dei pensieri di un essere umano chiamato Guido Prussia.
Paola laggiù, tredicimila chilometri a destra, si sente stanca.
Ma il guerriero che è dentro di Lei non accetta soste, la battaglia non è una disgrazia ma una necessità.
La vita a volte è una continua scommessa, in palio noi stessi, uomini e donne con le palle d'acciaio che devono, devono, devono lottare per un sogno.
Nulla di poetico, a volte il sogno è un incubo.
La lotta non è poetica, è epica, e finita la giornata, di fronte allo specchio, Paola si conta le ferite, si lecca la pelle graffiata, sente il sapore del suo sangue e si sente viva.
Non importa se felice, viva, di sicuro.
Anna aspetta che nevichi, quanto amo la neve, mi piace immaginare la neve al di là del vetro.
Da piccolo appoggiavo il mento al davanzale ed aspettavo ore, il termometro segnava 0 gradi, il cielo era bianco, ed io aspettavo.
E quando cominciava a nevicare speravo che non finisse mai, un metro, dieci metri, cento metri di neve, tutto seppellito, disastro, catastrofe naturale.
Avevo dieci anni, non me ne fregava nulla che il mondo finisse seppellito, io ero sempre su, appoggiato all'ultimo mucchio neve e mi alzavo con lei, fino a raggiungere un altezza indefinibile.
Tra bianco sotto e bianco sopra.
Ed odiavo pensare al fango che sarebbe arrivato dopo, non capivo perchè la neve non venisse rispettata dalle auto, dalle scarpe e dal caldo.
Anna mi aspetta per una sfida, Lei in snowboard io con i miei minuscoli sci.
In una delle poche occasioni dove salire è una rottura e scendere è semplicemente fantastico.
Scivolare.
Svivolare sotto le coperte con nessuna voglia di aspettare il sonno, solo come il più solo dei cani, degli asini, dei cavalli, dei gatti, degli uccelli, delle mucche.
Di tutti quegli animali che l'uomo possiede in numero di uno.
Li vedi mangiare l'erba, aspettare la carne, addocchiare il padrone con un odio feroce verso chi li costringe ad una maledetta solitudine.
E poi il sonno arriva, nell'attimo in cui non lo si aspetta più, ti porta in un posto dove il tempo salta il tempo, e l'oggi diventa domani in un attimo e non riesci a crederci che chi sta sveglio ha vissuto così tanto e tu nulla.
Il sonno, io non c'entro nulla, quando me ne vado chissà dove, io non ci sono, e tutto ciò che accade non mi appartiene, ciò che ricordo non sono miei ricordi.
Il sonno è un prestito dell'anima, non so chi ne usufruisca e forse non m'interessa.
Basta che mi venga restituita tutta la mattina dopo.