Home

2010

2009

2008

2007

2006

2005

2004

2003

2002

2001

2000

1999

Giovedi 14 Dicembre 2006

Devo rassegnarmi all'idea che ci siano "perche'?" a cui non si puo' dare risposta.
Non e' una questione di ignoranza, e' il fatto che per me rimarranno sempre inconcepibili certi comportamenti.
Tra questi il ribaltamento del sentimento di colpa in attacco verso chi ha subito il torto.
Non lo capiro' mai dove si possa trovare tanta stronzaggine.
Ma devo imparare a non lasciarmi travolgere dalla frustrazione, devo imparare a lasciare che alcune cose mi scorrano al fianco senza colpirmi.
Oggi e' una giornata strana, mi sento stanco senza un reale motivo.
E' una stanchezza esistenziale, l'idea che il rapporto fra gli umani segue regole incomprensibili.
Mi rifugio nella musica di Rachmaninov per scoprire quanto di bello un uomo possa concepire, concentrandomi sulla melodia che sembra un muro di pietre a protezione del cinismo dilagante.

Mercoledi 6 Dicembre 2006

Ho riletto quello che ho scritto ieri.
No, no, c'è qualcosa che non va.
Cioe' ma e' incredibile quel tono da saggio che uso.
Insomma rileggendolo mi sono stato sulle palle.
Mi sono detto: Prussia ma smettila dai, non ci crede nessuno e sopratutto non ci credi tu, si va beh sono capaci tutti a dare buoni consigli ma poi la realta' chissa' perche' non e' cosi' semplice da risolvere.
Ci sono le sfumature , i risvolti, gli stronzi, e mille rivoli che gocciolano che non basta una manata di saggezza per bloccare.
Va bene Prussia sei innamorato e lei ti vuole bene, ma non puoi far finta che questo cancelli tutta la rabbia di anni.
E allora parliamo di cose serie.
Ti stai incazzando perche' non trovi un accendino, ti rende isterico quel fighetto con scritto Rich sul culo e candidamente ammette di essere comunista e ancora non capisci come sia possibile, sei stufo di fare slalom tra le schifezze che gli umani lasciano per strada.
E hai nostalgia delle pianure dell'Ovest, ti chiedi perche' un ragazzo di vent'anni si fa stampare su una felpa un pac man che mangia pasticche di lsd e vorresti dire alla ragazzina di 15 anni che gioca a fare la donna vissuta che ancora non ha visto nulla.
Perche' vedi Prussia anche se sei inamorato nel mondo le cose non cambiano.
Le solite meccaniche terrestri di paraculi, raccomandati e superficialita'.
Non e' da te chiuderti nel guscio e dare consigli.
Non ti sei mai fidato del mondo, della corda tesa tra il di qua' e il di la' di due grattacieli che racchiudono la tua storia antica e la tua storia futura.
Lo sai che provi ancora quella sensazione che questo non sia il posto tuo.
Ma qual'è il posto tuo?
Il divano di casa col telecomando in mano, o sotto quel tetto pieno di luci e giocattoli, senza sapere chi sei perche' nessuno ti riconosce.
Siamo come naufraghi con le mani alzate verzo la zattera, urlando "Salvami" al salvatore che non c'è.
Campeggiati su un iceberg che va verso sud, nella speranza che non si sciolga prima di aver raggiunto un pezzo di terra.
E che consigli si possono dare in questa situazione precaria.
L'unico consiglio e' : tieni duro, non cedere, e se cedi, cedi combattendo.
E se scappi, scappa senza il pensiero del ritorno.
Ci sono cose che appartengono solo a noi stessi.
Come le ferite dell'anima che poiche' nessuno le vede nessuno le crede.
Difficile per gli altri distinguere quando cerchi comprensione o quando vuoi compassione.
Io odio la compassione per questo sono geloso dei miei segreti.
Come chiunque ha segreti e' geloso dei propri.
Per questo si finisce per dare stupidi consigli, per illudersi che sotto il ghiaccio ci sia terra.
Ma cosi' si illude se stessi e gli altri.
E invece il senso di precarieta' e' ancora qui.
Le distanze tra gli umani non possono essere colmate da una semplice dichiarazione d'amore.
Ci vuole qualcosa di piu'.
Non chiedetemi che cosa.
Non so cosa sia, ma se dovessi immaginarlo lo descriverei come un processo alchemico di trasformazione di due corpi in un unica anima.
Siamo alla fantascienza.
Tornando alla realta'.
Continuo a inventare la mia vita come uno scultore del ghiaccio.
Tu continua a farmi freddo per non sciogliere le mie opere.
Strano paradosso.
Il calore contro sogni di ghiaccio.
Chi ha deciso che l'amore e' "caldo" non si e' mai trovato a navigare su un iceberg verso sud.

Un grazie a Seven le sue mail sono illuminanti.

Martedi 5 dicembre 2006

Dicono tutti che non c'è.
No, non proprio tutti, alcuni bambini dicono che c'è, anzi alcuni di questi dicono addirittura di averlo visto.
Dalle poche notizie che trapelano si dice che sappia volare ma che preferisca camminare.
Si dice anche che stia sempre sulla destra di e stesso e che faccia smorfie buffe di fronte all'innumerevoli stupidaggini che la sua parte umana compie ogni giorno.
Non puoi liberarti di lui se non negandone l'esistenza.
Ecco perche' tutti dicono che non c'è.
Tolta la pietra dalla strada non si rischia d'inciampare.
Ma inciampare serve.
Serve ritrovarsi col muso schiacciato sull'asfalto.
In quella breve distanza tra il naso e la strada, in quel breve attimo tra il cadere e il rialzarsi si possono imparare tante cose.
Si puo' imparare a cadere rafforzando i polsi che attutiscono la botta.
Si puo' imparare che ogni ginocchio sbucciato sta li a ricordarti come evitare di sbucciarti di nuovo.
Si puo' imparare a rialzarsi imparando a riconoscere le pericolose pietre legate al suolo da quelle libere di essere prese a calci.
Ma se dici che non esiste in cosa sei inciampato?
Puoi trovare mille colpevoli ma sai perfettamente che ognuno di loro ha un alibi.
L'essere umani comporta molti inconvenienti, tra questi l'idea diffusa che tutto finisca.
La fine e' un ottimo motivo per decidere dove far finire una storia.
Mettiamo la sveglia ai nostri desideri, e quanto ci sentiamo imprigionati ce ne liberiamo.
E se lui ci batte il dito sulla spalla noi le scrolliamocome se provassimo fastidio.

Lunedi 4 Dicembre 2006

Voi pensate che il fumo del tabacco faccia male sulla ferita?
Io sono sorpreso di come non senta dolore.
Nonostante 4 punti a saturare le gengive che sono state aperte per infilare un perno nell'osso mandibolare.
Credo che il corpo riservi sorprese e che riesca a non rivelarle, non come faccio io che non riesco a tenermele dentro.
In questo mese sono successe tante cose.
Sto provando su di me il luogo comune che la felicita' diminuisca le ispirazioni.
Scrivere e' piu' difficile quando ci si sente appagati.
Forse e' una dimostrazione di egoismo inconscio, forse mi sento meno credibile, forse scrivere della felicita' e' meno stimolante.
Forse.
C'è pero' una storia che posso raccontarvi.
Anni fa mi trovavo in South Dakota.
Ero a Pine Ridge, cittadina dove regna la poverta' assoluta.
Mi trovavo da quelle parti per andare a visitare Wounded Knee, luogo dell'ultimo massacro di indiani avvenuto nel 1890.
Feci un salto anche sulla tomba di Nuvola rossa, grande capo Oglala.
Una mattina mi trovavo a fare colazione in uno squallido ristorante.
Il caffe' era annacquato, i biscotti erano duri come la pietra, la donna indiana che mi serviva mi guardava come per dirmi: "Che cazzo fai tu qui?"
Accanto a me si siede un tizio con i capelli lunghi, bianchi, legati dietro.
Ordina un uovo strapazzato, poi si gira e mi guarda.
Io lo saluto.
Lui mi saluta: Yellow bird. Mi dice.
Guido. Rispondo.
E ride.
Io rallento nella mia colazione.
Arrivano le uova.
Rimaniamo seduti al bancone per un quarto d'ora.
Poi si volta e mi dice: Ti piacciono gli indiani vero?
Si. Rispondo.
E cosa ti piace degli indiani? Chiede.
Mi piace la loro filosofia di vita.
La nostra filosofia di vita.... e sorride mostrando i pochi denti rimasti.
Sorrido anche io.
La vuoi conoscere una storia. Mi chiede.
Certo.
Allora vieni con me.

Mi chiede di seguirlo.
Usciamo dal ristorante (chiamarlo ristorante e' troppo, ma non saprei come altro chiamarlo), lo seguo, arriviamo davanti a una vecchia Jeep scassata.
Vuoi fare un giro?
Mmmhhhh, ero perplesso.
Un giro con Yellow Bird? Avrei voluto dire di no, ma ho detto si.
Salgo sulla Jeep. Faceva un freddo cane. Yellow Bird prende dai sedili posteriori una coperta e me la passa.
Copriti, mi dice e sorride.
Usciamo da Pine Ridge, dopo venti minuti arriviamo alle Black Hills.
Parcheggia.
Andiamo.
A piedi? Gli chiedo.
Lui non risponde e sorride. Io lo seguo.
Dopo qualche minuto arriviamo di fronte a una vecchia roulotte.
Yellow Bird bussa alla porta.
Nessuno risponde.
Non c'è nessuno. Dico.
E' dentro. Risponde sorridendo.
Bene.
Non e' che Yellow Bird abbia continuato a bussare. Mi ha detto di sedermi. Lui si e' seduto di fianco a me.
Dopo un quarto d'ora la porta si apre.
Esce un vecchietto con un paio di ray ban da sole.
La prima cosa che mi sono chiesto e': ma quanti anni avra'?
E non ho saputo darmi una risposta.
Poteva averne sessanta come duecento.
White Plume. Dice Yellow Bird.
Poi guardando il vecchietto dice: Guido.
Poi altre parole in dialetto indiano.
Il vecchietto ride.
Hai delle sigarette? Mi chiede Yellow Bird.
Tiro fuori una sigaretta dal pacchetto.
Yellow Bird sorride, scrolla la testa, prende la sigaretta e me la infila tra l'orecchio e la testa poi prende l'intero pacchetto e lo passa a White Plume.
Il vecchietto ride e si inchina per ringraziarmi. Poi fa segno di entrare.
Dentro c'è una confusione incredibile.
Una confusione di stronzate.
Bicchieri, taniche di aranciata, dreams cathers, penne, fogli di carta disegnati, portaceneri, cuscini colorati e una televisione che fa intravedere da un segnale pessimo un cartone animato.
White Plume mi fa segno con la mano di sedermi su una seggiola che secondo me se mi siedo si spacca.
Non si spacca. Mi siedo.
Yellow Bird dice altre cose in una lingua sconosciuta al vecchietto.
Lui sorride.
Sai l'inglese? Mi chiede Yellow Bird.
Abbastanza.
Bene. anche io lo so abbastanza ci capiremo.
White Plume mi guarda in silenzio per cinque minuti. Non dice una parola. sorride e basta.
Poi prende un bastone e me lo passa attorno come se disegnasse la silouetthe del mio corpo.
Poi prende della cenere e la lancia per aria.
Accende un ramoscello di qualche pianta che non conosco, ne esce del gran fumo che ci fa tossire tutti.
Sono avvolto da una specie di nebbia per qualche minuto, poi la nebbia si dissolve.
White Plume parla nella sua lingua e Yellow Bird traduce.

Oggi la gente cerca la conoscenza, non la saggezza.
La conoscenza è legata al passato, la saggezza appartiene al futuro.

Solo queste parole. Poi inchina di nuovo la testa e sorride.
Yellow Bird mi fa segno di alzarmi.
White Plume ci accompagna alla porta.
Mentre andiamo verso la macchina White Plume rimane fermo sulla porta a guardarci.
Naturalmente sorride.
Torniamo indietro. Arriviamo alla macchina. E poi di nuovo a Pine Ridge.
Di fronte al ristorante Yellow Bird mi saluta, poi mi richiama indietro e mi dice:
Farai della strada oggi. Guida prudente c'è un luogo che ti aspetta, e quel luogo, qualunque sia, sarebbe triste se non ti vedesse arrivare.

La saggezza appartiene al futuro.

Martedi 28 Novembre 2006

Nevicava a Boccadasse.
Le scuole erano chiuse.
Camminavo sulla spiaggia bianca con il viso rivolto verso il cielo.
Che giornata meravigliosa.

Tramontava il sole sulla Monument Valley.
Guardai le ombre allungarsi fino a scurire il tutto.
Ero seduto su una roccia rosso ocra.
Che giornata meravigliosa.

Il ponte era illuminato da un milione di luci.
San Francisco risplendeva sulla destra.
Dovevo cercare un motel dove dormire.
Che giornata meravigliosa.

Abbiamo fatto colazione insieme.
Ho riprovato il gusto dei biscotti.
Ti guardo mentre ti vesti.
Che giornata meravigliosa.

Martedi' 14 Novembre 2006

Che non entri nessuno per favore.
Chissenefotte dell'incasso oggi.
C'è da raccontare una storia.
Per cominciare e farvi entrare in atmosfera vi dico che in sottofondo alla storia c'è una vecchia canzone country di Willie Nelson chiamata a Wonderful World.
La storia si svolge in una casa di legno a un passo da un fiume, nel fiume c'è un bambino che nuota.
La casa e' vuota.
Accanto al bambino che nuota c'è un cane che se ne sta con le zampe a bagno divertendosi a schizzare a destra e a sinistra.
Fa caldo.
La storia e' una serie di fotografie.
Credo che se chiudete gli occhi e pensate a quello che avete letto potete vederla.
Ora se avete riaperto gli occhi andate avanti.

C'è un tramonto.
Il sole e' appena stato nascosto dal tetto della casa in riva al fiume.
Il bambino e' nel portico, si dondola su una vecchia sedia e scrive qualcosa su un quaderno.
Il cane sta dormendo.
Riuscite a vederla la scena.

Ora avviciniamoci al bambino.
Siamo come fantasmi, il bambino non ci vede.
Siamo dietro di lui e guardiamo nel quaderno.
Vogliamo sapere cosa sta scrivendo.
La calligrafia e' quella di un bambino di dodici anni.
Si capisce dal fatto che le righe vanno a capo troppo presto che e' una poesia.
Ora cominciate a leggere.

Il bambino non poteva sapere che e' proprio quando non si pensa al tempo che il tempo accelera.

Tornate alla casa.
E' cambiata.
E' piu' grande, ci hanno aggiunto un secondo piano in cemento, il sole scompare dietro il tetto mezz'ora prima di qualche anno fa.
La dove c'era il fiume c'è ora il letto di un torrente in secca.
Il portico e' dipinto da poco, nel portico c'è una sedia, sulla sedia un uomo di circa quarantanni.
Accanto a lui un cagnolino che dorme.
L'uomo sta scrivendo qualcosa su un quaderno.
Avviciniamoci di nuovo, senza fare rumore.
Siamo alle sue spalle e leggiamo nel quaderno quello che sta scrivendo.

E ora che succede.
L'uomo strappa il foglio dal quaderno, sorride, si alza dalla sedia e va verso la strada.
Arriva un auto.
Esce una ragazza, l'uomo le passa il foglio.
Lei legge.
Lo bacia.
In quel momento dalla casa escono un bambino e una bambina.
Corrono verso l'uomo e verso la donna e li abbracciano.
Entrano tutti in casa.
L'uomo si siede sul divano, accanto a lui i due bambini.
La donna sale al piano di sopra, apre un cassetto.
Tira fuori un quaderno.
Prende della colla per carta.
Apre il quderno e ci attacca sopra il foglio che aveva appena ricevuto.
Chiude il quaderno.
C'è scritto qualcosa sulla copertina del quaderno.
Fotografate la scena.
Ingrandite la foto.
Cosa c'è scritto sulla copertina.

E ora che fa.
Riapre il quaderno, prima pagina.
Un foglio attaccato.
Lo riconoscete?

E' vero.
Il tempo l'ha scolorito.
Ma si legge ancora.
La ragazza prende un pennarello nero e lo ricalca.
Poi richiude il quaderno e lo rimette nel cassetto.
Quanto tempo ci ha messo?
Tre minuti.
Quanti anni dovra' lavorare il tempo per scolorirlo di nuovo?

Beh e' ora di cenare.
L'uomo e' in cucina.
A pparecchia e mette il cibo sulla tavola.
I bambini sono seduti.
La ragazza si sta sedendo.
Fuori dalla finestra e' buio.

"Buon appetito".
E' l'ultima fotografia ma l'album ha un indecifrato numero di pagine bianche ancora da riempire.

31 Ottobre 2006

Ascolta, devi avere una voce piu' impostata.
Lo sguardi fermo e rassicurante.
Immagina una specie di Marlon Brando nel Padrino.
Rassicurante ma autoritario.
Bene.
Ma non ci devi pensare troppo, si vede quando ci pensi.
No, non lasciarti andare a malinconie e tristezze varie.
Se pensi a una ragazza che se ne sta andando tieni il pensiero dentro di te.
Appoggia gli occhi contro il cuscino e cerca di far tornare l'immagine di lei in quella scuola di recitazione di Los Angeles.
Non pensare alla camera di ospedale, ne al racconto delle sue mani che sono mani aggrappate al bordo della vita.
E' lei, ma non puo' essere lei.
Si, si fa presto a dire di avere acchiappato una farfalla.
Ma una volta acchiappata in fondo cosa ti rimane?
Delle ali che non volano piu'.
Vi diro' una cosa.
Sapete non e' che io non credo in Dio, semplicemente non ci voglio credere.
E non ci voglio credere perche' non posso pensare che esista un intelligenza capace di aver costruito questa follia che si chiama vita.
Io mi ricordo che voleva fare l'attrice, mi ricordo che aveva dei piani folli per la sua vita, ricordo che sorrideva pensando che stesse costruendo il suo futuro usando tutti i colori che aveva a disposizione.
Li mischiava senza nessun rispetto per l'estetica cromatica, esattamente come farebbe chi non ha importanza del giudizio ma solo del divertimento.
Ora sapere che se ne sta andando lasciandosi dietro quella scia di colori simili alla coda di una cometa, sapere che di tutti i sogni e' rimasta una rana di peluche in bilico sulle sue mani di bambina, sapere che mentre io mi chiedo che fare a Natale lei non avra' altri Natali, sapere tutto questo mi porta a ritrovarmi con le spalle al muro.
Quel muro me lo sono costruito giorno dopo giorno chiedendomi troppi "perche'".
Da bambini viene naturale farlo: "Perche' le nuvole volano?", "Perche' il mare non sta mai fermo?", "Perche' quando sbadiglio mi spuntano le lacrime?"
Perche? Perche? Perche?
Ma da grandi bisognerebba smetterla di porsi troppe domande, per il semplice fatto che le domande diventano sempre piu' pericolose e le risposte possono svelare ingiustizie senza logica.
E invece ho continuato.
Non avevo interlocutori affidabili e ponevo le domande a me stesso cercando dentro di me le risposte.
Chiaro che non fossi mai soddisfatto delle spiegazioni.
Se ero io a avere dubbi come potevo io spiegarli?
Del resto anche scrivere questo diario a cosa credete che serva?
Serve a pormi seduto di fronte all'esistenza cercando di riprodurla nera su bianco per poi vederla da lontano e trovare qualche spiegazione.
Io non so se serve, forse no, rileggendo alcune cose mi accorgo che nessuna nebbia si e' dissipata, ho sempre i fari accesi e procedo tenendo gli occhi fissi sulle linee gialle in mezzo alla strada.
Procedendo alla velocita' minima, quella che mi consentirebbe di frenare di fronte ad un ostacolo improvviso.
Che cazzo di illusione, frenare in tempo......
Ma quando mai.
Non esiste una velocita' di sicurezza nella vita, per quanto cauto procedi prima o poi ti accorgi che non sarai tu ad andare a sbattere contro il muro, ma sara' il muro a colpirti frontalmente sbattendosene le palle del tuo andare a rilento.
Oggi scrivere mi costa fatica, non faccio altro che muovermi sulla sedia nervoso, sembra che il pensiero si ribelli a certi ragionamenti.
Lascia stare, mi consiglia, lascia stare....pensa ad altro.
E penso a Lei che se ne e' andata.
Le ho scritto un messaggio: "Il vuoto riempe il tutto."
Mi e' venuto cosi'...come ti vengono quelle risposte che dette senza pensarci poi si rivelano vere.
Mi manca.
E prima in auto osservavo il posto di lato e cercavo di ricostruire la sua immagine di fianco a me.
Cercavo e la cercavo.
Ma niente, il posto era vuoto, con cosa avrei potuto consolarmi?
Con la certezza che Lei era seduta li', o con la speranza che ci si sarebbe seduta ancora.
Ma l'attimo, visto che l'attimo e' tutto, l'attimo era vuoto.
Sono strano?
C'è qualcosa che non va?
Sono un umano che ha qualcosa di particolare?
Chi lo sa?
Credo che in questo caso la stranezza c'entri poco.
Credo che per quanto ci si sforzi di resistere non si puo' contrapporre nessuna volonta' a quella cosa assurda chiamata amore.
L'amore non e' sostanza, non si tocca, non si vede, l'amore e' quello che c'è tra la calamita e il ferro.
Quel vuoto che contiene qualcosa che spinge due cose ad attrarsi.
E quando accade, accade che il mondo cambia.
C'è il sole quando piove.
O piove se c'è il sole.
Stare a parlarne troppo ora non servirebbe a nulla.
Si rischia di dire le solite cose.
A meno che non si decida di viverlo senza parole guardandosi attorno e sorprendosi in silenzio di tutti quei colori apparsi improvvisamente e di cui si ignorava l'esistenza.

 

Giro per Milano chiedendomi se sono un cazzo, un uomo o un uomo del cazzo.
A mezzanotte in punto mi arriva un messaggio: "Bunanotte tesoro. Penso a te ogni notte prima di addormentarti"
A scrivermi e' la vicina piccolina, dolcissima presenza, che come se avesse ascoltato cio' che mi stavo chiedendo mi suggeriva la risposta.
Sono un uomo.
Nonostante le apparenze.
Nonostante la casa piena di pupazzi, nonostante il presepio illuminato che non tolgo mai, nonostante un negozio che e' sempre in disordine, nonostante abbia una macchina dell'87, nonostante abbia un orecchino africano al sopracciglio.
Nonostante le donne caschino nel trucco di una mia precarieta', a volte penso che dovrei cambiare, dimostrare le potenzialita', giocare le mie carte, anzi giocarmi anche quelle nascoste nella manica.
Imparare a piangere a comando e a ridere al momento giusto, trovare le parole giuste e ripeterle all'infinito, magari cambiare lo stile del vestire, assumere un atteggiamento riflessivo di fronte a un opera d'arte universalmente stimata, conoscere le carte dei vini, magari cambiare casa, mettere un tavolo da pranzo da qualche parte e pensare a una stanza in piu' per un eventuale figlio.
Dovrei.
Se volessi finalmente smettere di essere considerato un uomo in vendita e non in affitto.
Perche' vedete il Prussia è una vacanza, e' una settimana in un villaggio turistico, e' la stanza in riva al mare dove passare le proprie vacanze, e' la discesa in rafting da provare prima di tornare nella propria rassicurante casetta di citta' dove la quotidianita' riprende il suo posto.
"Non voglio persone che dipendino da me...."
Dice Lei.
E che cosa vuol dire? Penso io.
Io dipendo da un milione di cose, ma non e' una dipendenza legata alla sopravvivenza, e' una dipendenza legata al gusto di stare meglio.
Dipendo dai miei pochi amici, dipendo dalla mia creativita', dipendo dai miei clienti, dipendo dal mio cane e dipendo dalla mia indipendenza.
Ma lei che dice: "Non voglio persone che dipendino da me..."
Che cosa vuol dire?
Che non devo chiamarla se ho bisogno di sentirla.
Vuol dire che non posso contare sulla sua amicizia.
O vuol dire che non posso dipendere da lei per scopare?
O forse intende che non sara' lei a darmi l'amore di cui ho bisogno.
Perche' c'è bisogno dell'amore di una persona che non ti ama?
Non credo.
No.
Non capisco.
E se non capisco divento irrequieto.
Vado subito a caccia di un paio di cuffie e di musica per non pensare al pensiero che non capisco.
Cosa sono?
Un cazzo, un uomo, o un uomo del cazzo?
O forse semplicemente sono un cazzo per qualcuno, un uomo per altri e un uomo del cazzo per altri ancora.
Si questa deve essere la risposta giusta alla domanda.
C'è una foto dove lei mi bacia sulla fronte mentre siamo sulle rive di Lake Powell.
L'ho trovata stasera.
Mi ha ricordato che io so cos'è l'amore e non cado nell'illusione di scambiarlo per una trombata.
Neanche la piu' incredibile voglia di essere amato mi puo' illudere di essere amato da chi non mi ama.
Alla mia eta' le cose le si capiscono in fretta, basta avere quel coraggio di non camuffare la consapevolezza in speranza del nulla.
Alla mia eta' ci si mette nel posto giusto per ammirare lo spettacolo dall'alto per essere pronti ad uscire un minuto prima che finisca per evitare la ressa.
Ma non posso nascondere la delusione.
Del resto gli umani mi deludono spesso.
Gli umani danno per scontate troppe cose, interpretano i loro simili dalle divise che indossano, spesso fuggono senza sapere da che cosa, sono in preda ad attacchi di panico ingiustificati.
Ma sopratutto.
Sopratutto.
Hanno una visione standardizzata della realta' che li porta a cercare cio' di cui non hanno bisogno solo per il gusto di poterne fare a meno una volta trovata.
Un esempio.....un esempio su tutti....l'amore.
L'amore e' un sogno, e' l'illusione che quando tu sei dentro di lei, lei capisca che tu sei dentro di lei.
L'illusione che quando lei sente lui dentro di se, lui capisca di essere dentro di lei.
In realta', nella cruda realta', in amore accade il contrario.
Ci si penetra per prendere consapevolezza di se stessi e non dell'altro.
Per questo dopo ci si sente cosi' soli.
Io mi domando.
Di cosa avete bisogno per essere felici?
Avete bisogno di qualcuno che vi riconosca?
O, come credo, avete semplicemente bisogno di riconoscervi da soli perche' siete cosi' abituati a recitare una parte che non sapete piu' chi cazzo siete.
E tu non ti preoccupare, non dipendero' mai da chi mi dice di non dipendere da lei.
Solo che......
Solo che.......
Solo che non mi aspetto mai che qualcuno si senta cosi' indispensabile alla mia felicita' da dirmi una stronzata simile.

"Buonanotte tesoro. Penso a te ogni notte prima di addormentarmi......"
Pensami sempre cucciola.
Io non scambio un piacere per una necessita'.
Lasciamo che a confondersi siano gli umani.
Tanto loro amano sentirsi necessari anche quando dicono che odiano esserlo.
Mai incontrato umani piu' ipocriti degli umani.
Buonanotte a chi non ha il timore di far stare bene un uomo sensibile alla sua umanita'.

Lunedi' 2 Ottobre 2006

Volevo salvarlo.....
Salvarlo dalla droga.
E mi viene in mente quella canzone di Elio e le storie tese, "Cara ti amo".

Lui: Vorrei palparti le tette.
Lei: Porco !
Lui: Mai ti toccherei neanche con un fiore.
Lei: Finocchio !
Lui: Mi drogo, bestemmio, picchio i bambini e non ti cago.
Lei: Ti amo !
Lui: Mi faccio il culo quattordici ore di seguito per mantenerti e ti cago.
Lei: Ti lascio per un tossicomane che non fa un cazzo tutto il giorno, che bestemmia e picchia i bambini.

C'è piu' verita' in una canzone ironica che in tutte quelle serie canzoni d'amore che ti fanno venire il latte alle ginocchia.
E' un periodo che scrivo delle "femmine" perche' ne vedo e ne sento di tutti i colori.
La mia opinione e' che siano allo sbando.
Ormai si divertono a fare le rizza cazzi in internet, a competere al concorso di Miss Armani Cafe', o al peggio a farsi bastonare da qualche stronzo.
In realta care "femmine" gli stronzi non esistono.
Quella tipologia di uomo che vi fa tanto arrapare e' frutto di una circostanza.
Mi spiego.
Lo stronzo e' colui che vi tratta a calci nel culo.
Bene sappiate che se vi tratta a calci nel culo e' solo perche' non gliene frega un cazzo di voi.
In realta quello stesso stronzo lo vedrete prima o poi strisciare come un verme di fronte ad una donna che lui ama e la quale lo ricambiera'.....con meravigliosi calci nel culo.
Tutto cio' e' ridicolo e dal ridicolo siamo circondati.
Il successo della trasmissione "La pupa e il secchione" ne e' la prova.
Immaginate cinque fighe ignoranti e cinque secchioni cessi.
Tutti a guardare se avviene il miracolo, e cioe' se il secchione mostruoso riesce a chiavarsi la stupida cubista.
C'è un trucco in questo misero format televisivo.
Il trucco non e' nel mettere a confronto i secchioni con donne ignoranti, ma nel mettere insieme delle stragnocche con degli esseri mostruosi a livello estetico.
Ne viene fuori che la donna ignorante e' sempre figa, o viceversa.
E che l'uomo che studia e' sempre un cesso.
Per farla breve il popolo si arrapa nel vedere la distanza abissale che c'è fra un paio di tette e un fisico da sfigato.
Peccato che io conosca uomini laureati strafighi e donne ignoranti che sono anche dei cessi pazzeschi.
Gli stereotipi che la televisione costruisce a uso e consumo della massa sono sempre falsi e pacchiani.
E voi ridete, ridete davanti al mingherlino che sbava di fronte alla cubista, e ridete perche' nella sfiga altrui vi dimenticate della vostra.
Io ho scopato cubiste strafighe e mi sono rotto il cazzo a meta' del rapporto sessuale.
Per non parlare del post coitum che diventa una vera e propria tortura quando si fa del sesso con delle ignoranti patentate.
Raccontate questo.
Raccontate cosa prova l'uomo quando dopo aver goduto si ritrova nel letto una deficente.
Fate un bel reality in cui uomini intelligenti vengono messi alla prova trovandosi di fronte l'unica possibilita' di poter sfogare i propri istinti con delle imbecilli.
Li si che sarebbe divertente, ed inoltre finalmente si potrebbero vedere tutte le controindicazioni intellettuali che comporta portarsi a letto una velina o una cubista.
Mercoledi 27 Settembre 2006

Ok, stasera ce ne andiamo all'Armani Cafe'.
Prima aperitivo in quel covo di fighetti che e' il Radestki.
Senza impegno naturalmente.
No, io non ti voglio disturbare, chiama tu quando ti gira.
Come, te ne vuoi gia andare, ma certo fai bene, capisco che ti manchi la Bielorussia, pensa che a me non e' ancora passato di mente tutto quel lardo che mangiai in quel posto meraviglioso.
L'amore e' una truffa, si ho visto che e' atterrato il tuo aereo, ma solo perche' non sapevo che fare.
Aspetta che mi trattengo, pensa mi veniva di dire qualcosa di carino, ma non sia mai che venga mandato affanculo per aver detto qualcosa di carino.
Aspetta che metto il freno a mano.
Mi aggiro per il negozio come una anima in pena, c'è qualcosa che non capisco.
Una delle milioni di cose che non capisco.
Mi sembra di vivere in una camera d'albergo.
Posto che cambia, camera che resta.
I vestiti buttati sul letto, il computer sul comodino, il tabacco perso da qualche parte, ma si dai, qualche bottiglia di birra qua' e la'.
E guardare fuori dalla finestra e chiedersi, ma dove cazzo sono?
Tiro su la cornetta del telefono, stacco il cellulare, affanculo se chiama, non mi trova.
E se non mi trova?
Riattacco la cornetta e riaccendo il cellulare.
Che cazzo danno alla televisione, ma come cazzo fanno a sbagliare quei gol da un metro.
Prussia controllati.
Fai mente locale, quante fighe conosci?
Devi trombare?
Scorri il cellulare, ce ne sono almeno dieci che se le tratti come vogliono verranno su una gamba sola e scivoleranno gattone sotto le tue coperte.
Perche' non le chiami?
Perche' non le dici quello che vogliono sentirsi dire?
Scusi...mi puo' portare la cena in camera...non ho voglia di uscire.
E stai in casa.
Cosa cerchi di evitare?
Lo so io cosa cerchi di evitare.
Che questa serata fuori sia uguale a tutte le altre.
E che cosa fa una serata uguale a tutte le altre?
Lo vogliamo dire?
Chiedilo al cameriere...
"Lei sa cosa fa una serata uguale a tutte le altre?"
"No."
"Una serata e' uguale a tutte le altre perche' le persone che incontri sono tutte uguali."
Si ma lei....
Ma lei....
Ma lei perche' cazzo se ne e' andata...per poi chiamarmi ogni sera e tornare a vedermi fare il cazzone in negozio con tutte le clienti che si commuovono di fronte a quella stupida maglietta su cui sta scritto: Meglio sette nani di un principe coglione.
Pensa quando l'ho pensata quella t-shirt mica sapevo chi potessero essere i sette nani.
Ma le fighe sembra lo sappiano bene. Ridono.
Bellissima. Meglio sette nani che un principe coglione.
E incasso 25 euro per ognuna che vendo.
Ma alla fine, al di la' della maglietta, il principe ai sette nani il culo glielo fa sempre.
Ahhhh....quanto sono ipocrite.
BEH una volta scoperta questa banalita' che vorresti fare.
Affittarti tutta la serie di Sex and the city per diventare misogino o comprarti tutti i film di Harry Potter per tornare bambino?
Uomini...io lo so che voi lo sapete che siamo in trappola.
Siamo topi nella gabbia attirati da quel pezzettino di formaggio che altro non e' che la voglia di qualcuno che ci voglia bene.
Voler bene.
Come lo pago questo "bene", gia'...aperitivo al Radestki, dopo cena all'Armani Cafe', espressione da duro, sai di cosa ho bisogno...di nulla, l'uomo che non deve chiedere mai.
Aspetta...aspetta...vedrai che ti chiedra' di andarla a trovare....e se non te lo chiedera' te lo implorera' quell'altra che non hai cagato perche' troppo impegnato ad aspettare quell'altra ancora.
Che numero e' questa camera?
me lo devo ricordare.
Mi dimentico sempre i numeri della stanza.
Un numero al giono, devo fare un abbonamento e chiedere che non cambi la chiave.
E se uscissi e scoprissi che il mio albergo si trova in mezzo al deserto.
Sarei felice.
Mi faccio una bella camminata, deve esserci la luna, cosi' posso andarmene affanculo dietro quella duna di sabbia bianca e sdraiarmi.
C'è tutto il calore del giorno che viene su, non faccio altro che interpormi tra il flusso di caldo e il cielo e smettere di pensare.
Sogno troppo.
Sogni del cazzo.
Poi faccio confusione.
Ci deve essere un modo per chiudere i pensieri almeno quando si dorme.
Personaggi lasciatemi in pace quando chiudo gli occhi, lasciatemi godere del nulla vero, non del nulla fittizio che mi circonda quando sono sveglio.
Quando torno c'è solo il portiere di notte, che nonostante l'abitudine si e' addormentato guardando due troie che si spogliano.
Siamo soli.
Se lo dice Vasco Rossi e' piu' comprensibile, se lo dici tu diventi patetico.
Cmq siamo soli e la consuetudine avanza.
Noi parliamo spesso si...siamo soli.
Che c'è rimasto in frigo.
L'ultima birra, quella che serve a godermi l'ultima sigaretta della giornata.
Ci perdiamo il meglio della vita e non c'è soluzione.
Canale 87, una deficente in discoteca risponde a domande stupide:
Cosa sogni?
Vorrei fare Televisione.
Quante posizioni del Kamasutra conosci?
Quelle che bastano.
Quando sei stata innamorata l'ultima volta?
Non mi ricordo.
Cosa cerchi in un uomo?
Che mi faccia divertire.

E' la generazione dei pagliacci vincenti...gli uomini se ne stiano nelle loro camere d'albergo.

Lunedi 25 Settembre 2006

Lei non sapeva far l'amore.
Lo confido' cosi' come si dice che non si sa come guidare un automobile.
Cominciamo toccandoci le mani. Le dissi.
Cos'è che manca a questa vita?
Sai cosa?
Manca la poesia, e sai cosa intendo io per poesia?
Io intendo la capacita' di creare emozioni.
Ad esempio spiegatemi perche' nelle previsioni del tempo quando si prevede pioggia si dice che fara' brutto tempo.
Ma io la amo la pioggia, quindi che cazzo di senso ha parlare di "brutto" tempo.
Stanotte era bellissimo camminare sotto la pioggia, era meraviglioso mettersi le cuffie e ascoltare della musica mentre l'acqua mi bagnava i capelli.
E' che si danno per scontate troppe cose.
Riascoltando vecchie canzoni d'amore degli anni settanta con dei ragazzini degli anni duemila ho scoperto che le parole d'amore non hanno piu' alcun significato.
Gira il mondo, gira o spazio senza fine....un mondo soltanto adesso io ti guardo, nel tuo silenzio io mi perdo e sono niente accanto a te...
Il mondo non si e' fermato mai un momento, la notte insegue sempre il giorno, e il giorno verra'....
E i giovani coglioni ridono, mi guardano come se fossi un folle perche' cerco di spiegare che una volta su queste canzoni si ballavano i lenti, ci si abbracciava, poi ci si staccava un attimo per guardarsi negli occhi....e poi di nuovo abbracciati.
No, io non mi ci metto nel ruolo di vecchio rincoglionito solo perche' ho vissuto un epoca dove ci si emozionava sfiorandoci una mano.
Io nel ruolo di vecchi rincoglioniti ci metto questi giovani che non sanno un cazzo di cosa sia un sentimento amoroso.
L'identificazione dell'amore con la sofferenza e' cosa dei tempi contemporanei ed e' una vaccata stratosferica.
L'amore e' felicita'.
L'amore e' la capacita' di rendere speciale qualcosa di banale, l'amore e' una specie di cuscino su cui appoggiare i nostri pensieri, e' quel rifugio dove ci si nasconde in due, è quel posto dove non si e' guardati e dove e' possibile essere se stessi senza la paura di essere giudicati.
Non esiste quasi piu'.
L'amore e' un oggetto d'antiquariato.
Per questo me ne sto solo sulla collina a ricordare quel tempo passato quando l'autobus numero 33 ci portava a casa e noi ce ne stavamo abbracciati in piedi con la fronte appoggiata al finestrino guardando il mondo scorrerci a fianco.
Sai che ricordo?
Ricordo che non si chiedeva cosa fai ma ci si domandava cosa sogni.
Ricordo che non si chiedeva da dove vieni ma dove vuoi andare.
E ricordo che non c'erano cellulari ma solo la cabina telefonica, e ci si dava appuntamento la mattina per la sera e non c'era piu' la possibilita' di cambiare idea.
Nessun messaggino del cazzo a dire; stasera non posso facciamo domani.
L'amore era un impegno a cui tenere fede, e quando non si era piu' in grado di esserne fedeli ci si lasciava guardandosi negli occhi e magari piangendo.
E ricordo che spesso piangeva piu' chi lasciava di chi era lasciato.
E non ricordo nessuna ragazza che cedeva al ricatto sentimentale del "senza te non vivo", ci si mollava e basta.
Non si declinava il verbo amare all'imperativo.
Si accettava la sconfitta senza tirare fuori il maschio patetico o il maschio dominante.
La ragazza era un icona, un mito, un isola da raggiungere cercando di attraversare l'oceano piu' veloce e piu' abilmente di altri.
E poi ricordo ancora quelle meravigliose canzoni dolcissime della ragazza con la maglietta fina, dello champagne per brindare a un incontro o del ti amo ripetuto mille volte nella stessa strofa.
Una sera in campagna dopo tre anni di tentativi andati a vuoto lei disse "si" e ci incamminammo sulla strada che andava verso il cimitero mano nella mano.
Lei aveva dei boccoli neri e degli occhi blu notte, abitava a 40 chilometri da casa mia e mi feci la strada in motorino tutti i giorni per un estate.
Ma ne era valsa la pena, quella camminata notturna al cimitero, quel sedersi di fronte al cancello del paese dei morti, quei baci che parlavano di vita, quel contrasto tra la fragilita' di due esistenze e la forza di un sentimento.
Avevo sedici anni, magari manco ci pensavo a tutte queste cose, ma avvertivo che c'era qualcosa di magico in quel tempo passato in due, in quello scontro di umani che decidevano per una notte di allearsi contro la noia del mondo.
E gia', me ne sto solo a ricordare.
Stanco di uscire di sera a vedere donne lamentarsi del nulla e uomini in cerca di qualche femmina su cui sfogare il cazzo complex.
Preferisco mettermi su una compilation degli anni settanta, e guarda caso ora sta suonando Reality, colonna sonora del mitico "Il tempo delle mele".
Il tempo delle mele.
Sapete credo che gli umani non si possano dividere in giovani, uomini e anziani.
Non ci credo perche' il tempo e' cosi' breve che i confini fra la varie stagioni della vita sono indefinibili, credo che la vita di un uomo si possa dividere in giorni vissuti e in giorni passati.
Tra il vivere e il passare il tempo c'è una differenza sostanziale che e' inutile spiegare, chi sa di cosa parlo non ha bisogno di spiegazioni, chi non lo sa non capirebbe mai.
Wess e Dori Ghezzi cantavano una canzone che diceva cosi'...

E non ci lasceremo mai
abbiamo troppe cose insieme
se ci arrabbiamo poi....
ci ritroviamo poi....
un corpo e un'anima....
Le stesse cose che vuoi tu
le voglio io e questo è amore
anche stasera noi
noi siamo piu' che mai
un corpo e un'anima....
E non ci lasceremo mai....
abbiamo troppe cose insieme
se ci arrabbiamo poi....
ci ritroviamo poi
un corpo e un'anima....

La cosa meravigliosa e' che nonostante l'apparente banalita' ascoltandola intuivamo il suo significato.
Chi lo intuisce ora?
Fatemelo sapere.

Sabato 9 Settembre 2006

C'erano tuoni lassu' sulla montagna e un asino che lasciava il riparo dell'albero per mettersi immobile in mezzo alla vallata.
Il vecchio sul portico guarda i tuoni e dice fra se : A sei anni ho imparato a farmi le sigarette, mi faceva sentire grande, mica le fumavo le rollavo e basta."
La ragazza dondola sulla sedia di fronte al camino, non stacca lo sguardo dal fuoco.
E io osservavo la scena pensando che se fosse un film non avrebbe dovuto avere un titolo, ci sarebbe dovuto essere un inizio improvviso senza dare spiegazioni.
Ehhhh,,,la vita ci ha portato in luoghi cosi' distanti dal nostro luogo di nascita, ci ha fatto incontrare persone che manco sospettavano della nostra esistenza.
L'incrocio dei fili del destino, racconti ingarbugliati, impossibile trovare da quale spina prenda corrente la nostra enegia.

Perche' questa premessa?

Perche' un giorno fermandomi in negozio dopo l'orario di chiusura ho cominciato a pensare a quale di tutte queste persone avrei potuto raccontare la storia di cio' accadde in quella notte di tuoni.
Chi avrebbe potuto conoscere il segreto del vecchio sul portico, chi avrebbe capito la storia della ragazza di fronte al fuoco, e chi avrebbe perso del tempo per chiedersi come mai quell'uomo che osservava stava piangendo.
Beh, ho ascoltato una canzone di Bob Dylan, ho contato i soldi incassati, e intanto pensavo....
A chi raccontare quella storia.
A saracinesche abbassate ho capito che nessuno avrebbe potuto conoscere il segreto di quella notte.
Sapete perche'?
Perchè ci sono storie che non possono essere raccontate senza rischiare di rovinarle, ci sono storie che se arrivano alle orecchie sbagliate da capolavori di fantasia diventano cosi' scontate da annoiare un bambino.
Ogni storia appartiene a chi l'ha vissuta.
Allora mi sono messo al telefono.
Non potevo chiamare il vecchio sul portico, lui e' morto da tempo.
Chiamai la ragazza di fronte al fuoco.
Le dissi che mi era venuta in mente mentre dondolava sulla sedia.
Lei mi chiese che fine aveva fatto il vecchio.
E' morto, le dissi.
Poi rimase in silenzio, si sentiva che piangeva, e le parole rovinano ogni pianto che viene dal cuore.
Rimasi in silenzio anche io.
Passa qualche minuto e mi chiede: Tu come stai?
Tranquillo...risposi.
Ti ricordi l'asino? Mi chiese.
Certo. Risposi.
Hai raccontato a qualcuno il segreto?
No. Le dissi.
Prima o poi ci dobbiamo rivedere.
Quando vuoi.
Ti devo restituire una cosa.
Lo so.
Mi ha fatto piacere risentirti.
Anche a me.
Ciao.
Ciao.
Di nuovo solo.
Avrei cercato le chiavi.
Il guinzaglio del cane.
Ed ero pronto per tornare a casa.
Solo che mi sentivo solo.
Si...due parole sulla stessa riga.
SOLO che mi sentivo SOLO.
Da ogni storia si impara qualcosa.
Da tutte le storie si impara che quando si cerca di ritrovarle non si ritrova altro
che la propria solitudine di fronte ai ricordi.
Per questo non vi diro' mai il segreto di quella notte se non il fatto che se qualcuno scoprisse e capisse quel segreto probabilmente sarebbe tentato ad amarmi.
Vuoi vedere che non lo diro' mai per non correre il rischio che non venga capito.

Sabato 2 Settembre 2006

La fine.
Aspetta...aspetta....
Mi e' venuta in mente una cosa sulla "fine".
Hai mai pensato che ogni finale e' l'inizio di una nuova storia.
Immagina la fine di un volo aereo...e' l'inizio della vacanza.
Immagina la fine di un film...e' l'inizio di una nuova storia che nessuna vedra'.
Immagina la fine di una strada...guarda...ne inizia un altra.
Bisogna dare un po' piu' di dignita' alla "fine" senza relegare il concetto a un qualcosa di finito.
Mica e' una cosa che serve a tirarci su di morale, mica voglio convincervi che nella sfiga c'è sempre qualcosa di buono a cui aggrapparsi.
Sarebbe una cosa patetica.
No, io penso veramente che la fine sia un parto.
Proprio come la fine dell'attesa di una nascita.
Nove mesi, diciamo un prologo alla vita, e la vita un prologo al mistero.
Spesso tutto si riduce alla visione di un fotogramma dimenticando la scelta dell'attimo che non esclude il susseguirsi infiniti di attimi che non verranno mai fotografati.
Per un mio motivo ora mi sento cosi'.
Partorito in un mondo nuovo che assomiglia moltissimo a quello lasciato non piu' di un mese fa.
Ma come quando si torna a casa dopo un viaggio ecco che sono felice di ritrovare il profumo di casa mia e vedere che tutto e' come quando ho chiuso la porta per andarmene.
Lo so, lo so perfettamente che casa mia e' un casino pazzesco e che tu, tu laggiu' in quel paese dell'Est di cui non so scrivere il nome, sei un appassionata dell'ordine.
Ma vedi l'ordine, pur con tutti i suoi pregi non racconta nulla se non l'accanirsi con dare posizioni prestabilite ad oggetti che magari nascondono un anima ribelle.
Tornando al concetto della fine.
L'ordine sembra non avere ne inizio ne fine.
Sembra una storia non sviluppata, forse la spiegazione visiva di un qualcosa che non avviene e non e'.
Beh il casino se non altro e' l'inizio di un lavoro per mettere a posto, e l'ordine che segue il casino e' la fine di un lavoro.
Ma se poi non ributti tutto all'aria...dimmi che cazzo fai?
Ti siedi a guardare il tuo lavoro perfettamente riuscito da qui all'eternita'.
Io non credo che esistano filosofie di vita, non credo esistano regole giuste e sbagliate, io credo nella personalita' delle persone.
Per questo tendo ad assolvere tutti, a me sembra impossibile che un bastardo o una stronza siano diventati bastardi e stronzi a causa loro.
Immagino dietro ci sia una storia.
Ma allo stesso tempo credo che non sia il caso d'impegnarsi nel cercare di scoprire quale sia questa storia.
Anche perche' questi stronzi non passerebbero nemmeno un secondo della loro vita nel tentativo di capire la nostra storia.
Credo che dopo aver giustificato senza aver capito sia meglio cambiare strada.
Immaginate di mangiare di merda in un ristorante, non e' il caso di farlo notare al cuoco, molto meglio non tornare mai piu' in quel posto.
La sua cattiva fama crescera' da sola.
E non preoccupatevi, ci saranno sempre avventori incapaci di distinguere il buono dal cattivo cibo, che pagheranno il conto leccandosi i baffi.
Pero'...c'è una persona che tendo a non assolvere mai, pur conoscendone perfettamente la storia.
Quella persona sono io.
Chissa come mai.
Ma se sbaglio, o se so di sbagliare, mi accanisco contro i miei errori come non faccio mai con gli errori degli altri.
Eppure ne saprei dare una spiegazione perfetta.
Per esempio.....
No non faccio esempi...non e' il caso che racconti....sembrerebbe una mossa fin troppo semplice per lanciare messaggi a qualcuno.
Ma la sapete una cosa, spesso proprio chi non si assolve da solo meriterebbe l'assoluzione di un giudice giusto.
L'importante e' avere un bello specchio in casa e quando ci si guarda imparare a sorridersi.
Anche se la situazione appare triste il piu' delle volte lo e' meno di quello che sembra.
E poi, tornando al concetto iniziale, ogni fine che racchiude un nuovo inizio non e' mai una cattiva notizia.
Ciao.
Giovedi 31 Agosto 2006

No, non c'è bisogno che il pianista suoni per me.
Mi basta che suoni e basta.
Anzi se la musica raggiunge il marciapiede e diventa di tutti in questa notte di pioggia si puo' creare una specie di atmosfera magica.
Un qualcosa in cui gli umani siano relegati al ruolo di comparse e l'asfalto e l'acqua al ruolo di protagonisti.
Asfalto e acqua, una storia d'amore mai scritta.
Niente dialoghi, per carita', neanche sguardi, tantomeno carezze e baci.
Solo il rumore della goccia che sbatte nella pozzanghera, il tuffo verso l'alto di uno schizzo e poi un cerchio perfetto che si allarga lasciando una scia di piccoli cuccioli rotondi.
Onde minuscole, gli unici figli concessi ad asfalto ed acqua.
Si possono trovare tracce d'amore dappertutto.
Nel cucchiaino che entra nella tazzina, nel fiore piantato nella terra, persino nella sigaretta afferrata dalle labbra.
C'è un qualcosa di femminile e maschile in ogni cosa che ci circonda.
C'è un attrazione volontariamente involontaria tra milioni di cose che occupano uno spazio.
.........

Venerdi 25 Agosto 2006

Si torna ehh...
Eccome no, si torna e sembra di non essersene mai andati.
Mi era capitato anche tornando dopo due anni di Los Angeles figuriamoci dopo 15 giorni di Portogallo.
E ora c'è da lavorare, il negozio e' uno schifo, tutto da mettere a posto.
La casa sa di chiuso.
Il cane fa fatica a riconoscermi.
Ecco sta cosa del cane e' quella che piu' mi fa incazzare.
Ma come, lo lascio a un meraviglioso dog sitter (in realta' un amico) e lui quando torno mi guarda come per dire: "Ma io stavo meglio con lui...non potevi non tornare piu'?"
Ora sai che faro'.
Gli cucinero' del petto di pollo, provero' a portarlo fuori piu' spesso e se capita gli presento una bella femminuccia.
Cosa non si e' disposti a fare pur di riconquistare l'unico essere vivente di cui si e' sicuri che non ci abbandonera' mai.
Per il resto non c'è da aspettare che tutto riparta.
Mi sono venute delle idee questo agosto...una riguarda la descrizione dei molteplici stereotipi che si impossessano della personalita' degli uomini.
Argomento da approfondire.
Ciao. E buon ritorno.

Sabato 5 Agosto 2006

Sigaretta.
Ma quando cazzo si parte?
Se si parte.
E dove si va?
Ste cazzo di vacanze.
L'obbligo di mettersi in fila ad Agosto a caccia di un po' di riposo.
Niente polemiche, non ne ho voglia.
Solo che riflettendo ci sono pochi posti dove vorrei essere:
O meglio ce ne sono parecchi ma devo prendere quel cazzo di aereo e non ne ho voglia.
Quindi la scelta si stringe.
Poi vi faccio sapere dove cazzo andro'.
Sempre che ve ne freghi qualcosa.

Giovedi 6 Luglio 2006

Scoglionato.
Questa lettera e' dedicata agli uomini.
Io sono stufo di sentirmi povero.
Sono stufo di sentirmi povero per non essendolo.
Sono stufo di confrontarmi con stili di vita esagerati, luoghi alla moda, vestiti firmati e promesse di una vita insieme rinchiusi dentro case arredate da architetti del cazzo.
Sono stufo della capacita' delle donne di stare bene dappertutto, e il dappertutto e' un luogo dove entra solo se si conosce il coglione che sta alla porta.
Non ne posso piu' della sensazione di impotenza che mi mangia lo stomaco, il trovarmi in bilico fra una scelta paracula che mi farebbe entrare nell' "alta societa' " e una scelta istintiva di mandarli affanculo tutti.
Io non mi diverto...
Porca puttana.
Io non mi diverto.
Non mi diverto al Just Cavalli nel Prive' a vedere montagne di fighe che fanno danzare tette e culi come il verme muove la coda per beccare il pesce.
Non mi diverto ad andare a Saint Tropez, mangiare nel ristorantino all'angolo aragosta e champagne, e ridere di coglionate mentre ogni passera che passa diventa automaticamente una nuova sfida.
Io non mi diverto nella Piazzetta di Porto Cervo e vedere i VIP che passeggiano e scoprire la cellulite della velina o la panza dell'attore.
Io non mi diverto a passare l'intera giornata su un cazzo di barca guardando il solito mare, ordinando al cameriere frutta fresca e trombandomi la zoccola di turno un po' a prua un po' a poppa.
Io non mi diverto in una casa di mille quadrati avendo un corpo che di metri quadrati ne occupa solo uno.
Mi annoia il rumore dell'idromassaggio, mi inquieta l'idea di avere trecento cavalli di motore sotto il culo, non capisco la libidine di comprarsi un amore con un anello di brillanti.
Io queste cose non le capisco.
Sono un maledetto frustrato che non ci capisce un cazzo.
Una specie di disadattato che sogna ancora di vedere il mare dalla spiaggia e non da una barca, che ai posti alla moda preferisce i luoghi dove nessuno va, che invece di un brillante regala un suo pensiero d'amore.
Porca puttana che razza di stronzo che sono.
Un giocatore di poker straniero che si e' seduto al tavolo senza nemmeno aver imparato le regole basilari del gioco.
Pronti a spennarlo??
Ma lo straniero conosce giochi di prestigio.
Fa sparire i fazzoletti nella mano, fa comparire cenere nelle vostre mani e raddoppia il numero degli assi.
Basta cosi' poco per convincervi a farmi abbandonare il tavolo senza vedervi protestare.

Giovedi' 22 Giugno 2006
L'omino non ha profilo.
Se lo vedi di fronte osservi cinque buchi piazzati a creare un volto senza espressione.
L'omino si muove senza grazia, rutta e scoreggia sbattendosene i coglioni di chi gli sta vicino.
Da pacche sul culo alla sua donna e un espressione di superiorita' naturale.
L'omino fa aventi e indietro dal garage al ristorante, ogni volta su un auto diversa e poi racconta al bancone di quella volta che se ne e' scopate 4 in una volta.
L'omino ha sempre un bel pacco di contanti in tasca e almeno 4 carte di credito ognuna di un colore diverso.
L'omino e' amato, ogni volta da una donna diversa, l'omino e' amato grazie alla concezione popolare che piu' calci nel culo dai piu' ti amano.
L'omino se racconti una storia subito ne ha pronta una sua, piu' bella, piu' divertente, piu' avventurosa.
L'omino ha sempre una donna che lo fece soffrire e ha giurato vendetta.
L'omino e' ricco e fa di tutto per esserlo ancora di piu'.
E' condannato a subire tutto cio' che e' misurabile comprendendo che nel mondo qualcuno potrebbe "misurare" piu' di lui.
L'omino si droga perche' le esperienze sono una cosa seria che creano uno sguardo maledetto e vissuto, l'omino si veste casual ed elegante con la stessa naturalezza con cui passa dalla battuta al piano marketing.
E' l'esistenza dell'omino e delle sue femmine che mi ha illuminato sull'importanza di salvaguardare la nostra razza in estinzione.
L 'omino e' la massa noi siamo i singoli, l'omino popola il centro, noi viviamo sugli alberi, l'omino ha sempre un preservativo in tasca noi ci accorgiamo che quando serve non l'abbiamo mai portato, l'omino e' l'ottimista previdente, noi siamo i pessimesti che credono nell'imprevisto.

Venerdi' 9 Giugno 2006

La tenerezza che riserviamo per noi.
La tenerezza che proviamo ripensando a certe avventure, a certe delusioni e sogni.
La tenerezza non deve per forza riguardare qualcun'altro.
Non deve per forza uscire da qui e entrare da qualche altra parte.
La tenerezza che Prussia prova per se stesso non e' diversa da quella che ho provato per qualcun'altro.
Con una piccola, ma sostanziale differenza, la tenerezza che provo per me stesso e' giustificata, non c'è possibilita' di errore.
Per questo non esiste piu' possibilita' che tu ti prenda gioco di me.
Tu femmina.
Quando io generalizzo sento che sto facendo un errore.
Ma e' un errore necessario per il ricercatore di eccezioni.
Buttare tutto in una cassa buia e chiusa, poi rinchiudersi dentro con il tutto ed attendere che spunti una minuscola luce.
Cosi' fa il ricercatore del "quintofoglio".
La donna "eccezionale" dovrebbe sapermi dare la stessa "tenerezza" che io riservo per me stesso.
Dovrebbe avere il potere di leggere nelle mani di un uomo la sua storia.
Riuscire con l'immaginazione, guardando le mie scarpe, capire i miei percorsi.
E poi osservarmi come si osserva il camminatore sui fili, trapezista ingenuo che fa ogni sera lo stesso viaggio di 25 metri convinto di insegnare al pubblico quanto sia bello camminare sul solido e rassicurante pavimento.
Dovrebbe chiedermi se ho un traguardo e sorridere quando si sentira' rispondere che il mio traguardo era lei.
Dovrebbe invitarmi da qualche parte parte senza mandarmi e-mail che scoprono come il mio nome era solo all'interno di una rubrica, perso tra altri cento nomi,cento storie e cento ami per un pesce solo.
Dovrebbe, quella donna eccezionale, non costruire a tavolino l'uscita del suo perizoma dal jeans basso, magari il perizoma esce, magari il jeans e' basso, ma questa libidinosa combinazione dovrebbe essere casuale come il suo scegliere i vestiti.
Dovrebbe non sentirsi la sola capace di dare la felicita' agli uomini.
Perche' un distributore generalizzato di felicita' assomiglia a un distributore automatico di coca cola che non discrimina l'acquirente ma discrimina la moneta.
Dovrebbe avere quella semplicita' che porta a tracciare percorsi segnando linee rette e non curve tortuose che creano alibi di finta profondita'.
Quella donna eccezionale non vuole che nessuno le apra la portiera perche' ha la forza di aprirsela da sola.
Odia i baciamano perche' le ricordano l'ipocrisia del popolo di fronte al potere del re.
Quella donna.....potrei continuare all'infinito a descriverla.
E' nel mio cervello da una vita, una specie di sogno perenne.
E' cosi' presente che pur non conoscendola esiste ed e' lei a dirmi che non sei tu.
Tu sei solo la persona giusta nel posto giusto.
Buio nel buio, o luce nella luce.
Non riconoscibile, non individuabile, quindi non eccezione ma regola.
So cosa ti stai chiedendo....ti stai chiedendo: "E tu cosa daresti in cambio?"
Ti darei il libro della mia vita, stampato in unica copia, nessuna dedica solo un titolo: "Tutta la strada fatta doveva portarmi da te."
Perchè il sogno di ogni viaggiatore solitario e' di incontrare in mezzo al nulla un altro viaggiatore solitario, e chiedere:...facciamo un po' di strada insieme?

Baci.
Venerdi 2 Giugno 2006

Ieri era sul marciapiede, ed era sola.
Questa scarpa mi ricordava un po' la nostra condizione.
Siamo fatti per stare in coppia.
Siamo fatti per avere qualcuno che ci indossi.
Siamo fatti per non essere abbandonati.
Ed invece com'è la reale situazione.
Siamo soli.
Nessuno che ci indossi.
Spesso abbandonati.
Ma.......
Ma con un cazzo di orgoglio che ci fa avere un espressione da duri, si, va beh, mi hanno lasciato su sto cazzo di marciapiede ma non ti azzardare a raccogliermi.
Lasciami qui, non si sa mai che se passa l'altra scarpa si ricorda di quando eravamo in due.
E li l'ho lasciata.
Le ho solo chiesto di poterla fotografare.
Lei e' rimasta in silenzio, e chi tace acconsente.
Stamattina ripassando da li ho notato che non c'era piu'.
Qualcosa deve essere successo.
Magari qualcuno si e' presentato all'appuntamento.
Magari.
p.s. Anche una scarpa spaiata ha la sua dignita', se non fosse che per quell'espressione disillusa data dalla presa di consapevolezza che non esistono fili invisibili che possono unire due destini.
Dedico la mia solitudine ai solitari, perche' pensandoci bene lo stare soli e' una scelta coraggiosa.
Si, ci si potrebbe accontentare.
Si potrebbe decidere di condividere le nostre storie e trovare qualcuna che le ricordi per noi.
Ma se quel qualcuno/a non ha rispetto per chi racconta come potra' averne per il racconto.
E poi la speranza non e' mica morta.
La speranza non muore mai, la speranza e' un dialogo fatto allo specchio di una finestra chiusa dal di fuori.
Qualcuno prima o poi trovera' il coraggio di aprirla sta cazzo di finestra.
Giusto per capire da dove viene quel profumo di torta alle mandorle.
Baci.
Domenica 28 Maggio 2006
C'era una volta un uccellino carino carino che atterrando sulla sponda arruginita di una panchina si taglio' una zampetta e precipito' ai piedi di una coppia di vecchi imbecilli che stavano in silenzio a guardare gli autobus passare.
L'uccellino saltellando arrivo' fino ai tavolini all'aperto di un Mac Donald si avvicino' alla cassa e chiese un Big Mac, delle patatine e una Coca Cola gigante.
Zoppicando, tenendo il sacchetto del Mac sotto l'ala l'uccellino si diresse fino all'imboccattura della 101 che portava verso nord.
Mamgio' con calma poi tiro' fuori l'unghia e si mise a fare l'autostop.
A raccoglierlo fu un fagiano tutto muscoli e poco cervello, andava con il suo pick up verso nord.
Del resto era l'unico modo per sfuggire all'apertura della caccia.
" A te non ti hanno mai sparato?" chiese il fagiano all'uccellino carino carino.
"Si che mi hanno sparato, ma siccome sono piccolo e' piu' difficile prendermi." Rispose l'uccellino.
Poi rimase in silenzio fino a Seusalito dove il fagiano lo scarico' con un poco convinto: "Buona fortuna."
Strofinata contro l'asfalto la zampetta ricomincio' a sanguinare.
L'uccellino carino carino si sdraio', petto all'aria, sul pontile che dava sul Golden Gate.
Atterro' un gabbiano. "Che ti e' successo?" Chiese.
"Un brutto atterraggio." rispose.
"Vuoi che ti porto del pesce."
"Non mangio pesce. Ma grazie lo stesso."
"Allora buona fortuna." Detto questo il gabbiano volo' via.
L'uccellino carino carino si tocco i suoi piccoli testicoli.
Due "buona fortuna" nel giro di mezza giornata meritano una strofinatina di palle. Penso'.
Poi guardo' verso il marciapiede e vide due ragazzi che si baciavano, lui le toccava il culo e lei sorrideva.
L'uccellino carino carino non capiva cosa ci fosse da ridere se un coglione ti palpava il culo.
Del resto dei misteri che aleggiavano attorno agli umani, quello delle loro relazioni sentimentali era uno dei meno segreti.
Dai davanzali aveva visto mille scene di maschi e femmine che litigavano, amoreggiavano, si ignoravano con l'unico comune denominatore di un senso di possesso e di fuga che convivevano in maniera schizofrenica.
L'uccellino carino carino finito di pensare al nulla decise di pensare a qualcosa.
Il qualcsa era il motivo per cui era li'.
E non se lo ricordava.
Del resto il cervello di un uccellino e' cosi' piccolo che non puo' contenere molta memoria.
Torno' sulla strada.
Mise fuori la zampetta.
Fu raccolta da un falco cieco. E si lascio raccogliere solo perhe' era cieco e non potendolo vedere non immaginava che stava dando un passsaggio a un eventuale stuzzichino.
Il falco parla, parlava, parlava, e non vedendo nulla, sbandava, sbandava, sbandava.
Ora sapeva perche' era stato raccolto.
Era lui a dare le indicazioni della strada da seguire.
In poco tempo si ritrovo' davanti alla stessa panchina arruginita dove si era ferito.
I vecchietti se ne erano andati.
Lui si arrampico fin su alla sponda.
Chiuse gli occhi e spicco' il volo.
La ferita era guarita.
E c'è chi dubita anche che il tempo fosse passato.
Vi chiederete qual'e' il senso di questa storia.
Il senso è semplicemente il senso inverso.
Dove il tempo e' un gomitolo che sfuggito di mano rotola per la stanza fino a quando qualcuno non decide di riavvolgere il filo.
E la ferita guarisce, il viaggio torna al suo punto di partenza e l'uccellino carino carino riprende a volare.
Semplice no?
Domenica 28 Maggio 2006

Le idee girano. Impossibile scoprire chi l'abbia avuta per primo.
Ogni desiderio di peternita' riguardante un pensiero e' senza senso.
Non ci resta che la consolazione che non sia il tempo, non un prima o un dopo, a dare un copyright a un idea.
Per assurdo chi inventasse la ruota oggi in un luogo dove nessuna ruota fosse mai stata vista ha la stessa capacita' di genio di colui che la invento' milioni di anni fa.
Poi le idee si manifestano, a volte solo nella mente, a volte dalla mente vengono trascritte su carta.
Ma non sara' la carta a dare piu' dignita' a un pensiero.
Questo per mettere in chiaro che chiunque si ritrovi in cio' che scrivo ha la stessa capacita' di elaborazione mentale che ho io.
Questo mi solleva dalla responsabilita' di essere un autore, e sopratutto dalla responsabilita' di essere autorevole.

Lunedi' 8 Maggioo 2006

Spot del film a Cartoni animati su Padre Pio.
Voce in sottofondo che dice: Saro' sempre il tuo umile servo.
Riferimento al pensiero di Padre Pio nei confronti di Dio.

30 secondi dopo. Altro spot.
Coppia in disaccordo. Fanno pace grazie al fatto che lui le porta in tavolo una simmenthal con piselli.
Lei lo guarda sorridente e gli dice: Che uomo meraviglioso, ti sei ricordato della Simmenthal. (Questo piu' o meno era il senso dello spot)

E io imbarazzato di fronte a coglionate del genere.
Siamo nella merda, è ufficiale siamo nella merda fino al collo.
Se ai bambini nei cartoni animati insegnano il "valore" di essere servi...e non me ne frega un cazzo se il servo e' servo di Dio.
Se ai grandi insegnano che per far felice la tua donna devi darle una simmenthal.

A parer mio a Dio non gliene frega un cazzo di avere dei servi umani, a parer mio Dio non esiste nemmeno, ma se esiste e' superincazzato per queste stronzate che gli appioppano addosso.
E' vero e proprio gossip divino in cui il povero cristo, anzi il padre del povero cristo, viene visto come un desposta schiavizzatore di bipedi rincoglioniti, tra un po si dira' che si fa massaggiare gli alluci a mo' di Lele Mora.
Se poi parliamo di quella cagata di pubblicita' della Simmenthal il problema si fa ancora piu' serio.
Se veramente esiste gente che si fa tentare dal comprare una scatoletta di carne perche' questo fa felice la moglie, se veramente esiste questo tipo di target io voglio andarmene in mezzo ai Lapponi, in un posto dove a tentare gli uomini non sono spot demenziali ma quel briciolo di sole che appare raramente ma quando appare si fa festa.

27 Aprile 2006

Qualcuno accenda un fuoco sulla spiaggia, trovi una chitarra e porti un bel po' di fighe scoglionate.
Di quelle jeans maglietta e infradito. Senza trucco e senza seghe nella testa.
Io mi faro' trovare li.

Stamattina pensavo a una cosa.
Non e' importante tanto cosa si e' ma quello che si sarebbe voluti essre.
Non e' importante dove si e' nati ma dove si sarebbe voluto nascere.
In fondo quello che siamo non e' stato gestito al suo nascere.
Ma quello che vorremmo essere e' completamente sotto la nostra volonta'.
Ed allora pensavo che vorrei essere un nativo americano prima del 12 ottobre 1492.
Ultimamente penso che vorrei avere anche sangue ebreo.
Dovrei fare delle ricerche, magari in qualche avo ne trovo qualche goccia.
Credo che il motivo sia nell'odio assurdo e ignorante che gi ebrei suscitano nella massa dei rossi.
Io mi domando sempre perche' alcune persone e alcuni popoli vengano cosi' odiati.
Non ho una risposta precisa a questa domanda, ma di una cosa sono sicuro.
Gli stronzi sono piu' amati che odiati sopratutto quando detengono il potere, e poi scaricati non appena lo perdono.
Quindi se qualcuno viene odiato in concomitanza dell'esercizio del suo potere ne deduco che deve essere un grande uomo o un grande popolo.
Pensate a Hitler, un popolo lo seguiva e lo amava.
Del resto la storia di Hitler e' paradossale.
Tutti danno la colpa a lui per le stronzate fatte.
Ma se io domani mi alzassi e decidessi che e' cosa buona e giusta uccidere tutti i cani di razza bastarda verrei preso per pazzo e ignorato.
Non credo riuscirei a trovare compagni per realizzare il mio progetto.
Insomma sarei un folle abbandonato ai suoi delirii.
Hitler era un folle ma non fu abbandonato ai suoi delirii, al contrario trovo' milioni di persone pronte a seguirlo nella sua follia.
Allora chi e' il colpevole?
Il folle che delira.
O la massa che lo segue?
Quando l'odio fa proseliti sulla massa bisogna domandarsi di quali armi si giova questo odio per convincere le menti bacate ad assecondarlo.
Oggi tutti odiano Berlusconi, molti odiano gli ebrei, ma quel che piu' conta e' che la massa che odia non sa il perche' del proprio odio.
Semplicemente assecondano l'onda dell'odio.
Sono surfisti in balia del mare, in bilico sulla cresta delle loro menti represse.
Popolo che attende un segnale per giustificare la loro esistenza grazie all'adesione inconsapevole a qualche tipo di battaglia senza senso per loro, ma con molto senso per coloro a cui giova scatenarla.
A chi giova l'odio?
A chi ha bisogno di istinti primari per impadronirsi della massa.
A chi sapendo quanto sia difficile insegnare a un uomo come essere libero preferisce insegnare a un uomo come essere schiavo di un ideologia.
Io so a chi giova.
E se volete saperlo anche voi basta che cerchiate nella storia recente tutte quelle posizioni politiche che si richiamano alla lotta di classe, una lotta che non puo' essere vincente se non si ricompatta il gruppo, non ha nessuna possibilita' di vittoria se i lupi non marciano insieme.
Noi individualisti, noi liberisti, noi che crediamo allo spazio vitale, al fatto che sconfitte e vittorie spesso dipendono solo da noi.
Noi che osserviamo il gruppo dall'alto non partecipiamo alla campagna di denigrazione.
Anzi.
Noi sappiamo che spesso si odia chi apre i recinti non chi li chiude.
Se il gregge fugge sono cazzi del contadino per questo il contadino addestra i cani.
Basta poco, la promessa di un pasto ogni sera e una cagna da montare ogni stagione che passa.
I liberi non si accontentano della ciotola piena , i liberi la vogliono riempire da soli.

23 Aprile 2006

La fragilita' umana meriterebbe piu' comprensione.
Se non fosse che questa fragilita' si accompagna spesso a una bruttezza d'animo e fisica,
Ed allora viva la fragilita' umana, un applauso al nostro scioglierci nel nulla, un bravo al caos che ci ha relegati su questo minuscolo pianeta a sparare cazzate e a crederci il centro dell'universo.
Tra gli umani peggiori i cosidetti "iohocapitotutto" della sottorazza dei "iononcicasco" che vanno in giro a predicare consapevolezza stirandosi le soppracciglia e vantandosi di aver trasformato la verita' in un operazione di marketing per se stessi.

Una cosa continua a farmi incazzare.
Vedere fighe con uomini di merda.
Continuo a non capire i sistemi di scelta, ma forse se mi abbassassi all'ignoranza femminile capirei.
Per il resto tutto procede secondo ordinaria amministrazione, tra giovani che aihme' sono proprio messi male a livello cerebrale e meno giovani che disperatamente devono convivere con queste nuove generazioni di imbecilli.
Un esempio: una bella figa mi chiede di raggiungerla alle due colonne, per far cosa le chiedo, per ubracarci risponde, io rifiuto, lei mi da del vecchio.
Perfetto.
Meglio vecchio che coglione.

15 aprile 2006

Essere o non essere?
Vi sembra questa la domanda giusta?
In realta' e' una domanda fatta solo perche' si prenda consapevolezza dell'unica risposta possibile.
La risposta è: "Perche' posso decidere?"
Insomma una domanda che chiude il cerchio.
Una specie di paradosso che ha l'unico scopo di farci prendere atto che siamo come automobili, macchine imperfette destinate alla vita cosi' come un auto e' destinata a percorrere chilometri.
Nient'altro.
Ci pensavo oggi vedendo il mio cane cagare.
Pensavo al cibo che viene inghiottito, metabolizzato e poi esplulso per la sua parte inutile.
Come un auto.
Benzina e gas di scarico.
Certo un auto non suona un pianoforte, e , credo, non provi emozioni.
Ma questo fatto delle emozioni creative e' secondario rispetto al fatto che la costruzione di un uomo sembra progettata al solo scopo di creare un altro centro di produzione e consumo.
Nulla di anticapitalista in questo discorso, anzi al limite ancora anticomunismo.
Anticomunismo perche' è nell'uomo l'istinto di produrre e consumare.
E il tentativo di costruire una societa' dove la produzione e il consumo siano controllati e' il tentativo di costruire una societa' non libera.
Per questo sono incazzato con tutti i produttori di beni non indispensabili che oggi godranno per la vittoria della sinistra e dei comunisti.
Sono incazzato perche' loro continueranno a produrre prodotti superflui riparati dietro l'alibi morale di un ideologia che dei beni superflui ne farebbe un immenso falo'.
Fanculo.

Mercoledi' 29 Marzo 2006

Devo aver pestato una merda.
Dovunque vado mi porto dietro un odore di merda.
Il problema e' che le scarpe sono di quel tipo moderno con le molle, e sotto le molle la merda si nasconde a meraviglia.
Ci metto mezz'ora a pulirle sotto un getto di acqua calda e usando un bastoncino.
A parte questa premessa inutile sulla merda e sulla sua capacita' di nascondersi mi viene in mente cosa ha detto ieri una ragazzina di sedici anni mentre fancazzeggiava in negozio.
Stavo ascoltando Mozart: lei, sbattuta sul divano, aria da fattona menefreghista, mi guarda e dice: Cos'è sta musica di merda?
Cazzo e' Mozart.
Fa cagare. Dice biascicando le parole come se fosse costretta a dire una banalita'.
Bene.
E dove cazzo le hanno insegnato che Mozart fa schifo?
Alla scuola pubblica.
Bene. Ieri sera a Ballaro' il Bertinotti spiegava come fosse necessario augurarsi che i giovani vadano alla scuola pubblica, l'unica scuola che garantisce un educazione super partes e culturalmente avanzata.
Bene ho approfondito, oltre al fatto che Mozart fa della musica di merda cos'altro ti hanno insegnato?
la risposta e' soave come una sinfonia concertante oboe.
Mi hanno insegnato che Berlusconi e' un mafioso.
Che l'aereo caduto dopo il dirottamento sul pentagono in realtà non era stato dirottato e non e' mai caduto.
Sul pentagono, le hanno insegnato a scuola, e' caduto un missile che i militari americani hanno laciato su se stessi. (FUBBIIIII)
E poi cos'altro ti hanno insegnato?
Mi hanno insegnato che gli ebrei sono stronzi e i palestinesi vittime, che il mondo e' pieno di fascisti, che il comunismo reale e' diverso da tuttti i comunismi irreali che si sono sviluppati nel mondo.
E cos'altro?
Beh, mi hanno insegnato che i poliziotti sono delle merde, che i carabinieri sono dei bastardi, che i poveri sono poveri perche' esistono i ricchi, di conseguenza i ricchi sono ricchi perchè esistono i poveri.
A questo punto la fermo.
Mozart suona in sottofondo.
Lei mi riguarda, e ripete: Sta musica fa proprio schifo.
"Capisco." le rispondo, "Questa musica fa schifo e voi giovani cambierete il mondo."
"Esatto." Dice.
E siamo tutti felici.

Venerdi' 10 Marzo 2006

Tre minuti alle 19 e trenta.

Stavo pensando alla serata.
Stavo pensando che fra poco fumero' la mia sigaretta serale, quella che aspetto tutto il giorno.
Pensavo anche che devo dare da mangiare a Jack.
Poi cercavo di capire cosa danno alla televisione.
Dio, come cazzo cambia la vita.
O meglio come te la fanno cambiare.
Per questo non credo all'amore, non almeno all'idea comune che si ha dell'amore.
Basta pensare al mio telefono muto, dio sa quante volte suonava ai tempi in cui il faccione di merda appariva in televisione.
Pensavo a questo non per autocommiserarmi, anzi sto meglio ora, perchè ora sto bene col Prussia.
Ci pensavo perchè ha una sua bellezza il prendere consapevolezza dell'ipocrisia legata agli esseri umani.
Accade che quando si parla di sentimenti io faccia la figura del cinico, dello stronzo e del superficiale.
Accade che di fronte al racconto di un amore perfetto io faccia una smorfia.
Accade ma non perchè sono reazioni involontarie, anzi, sono reazioni nate col tempo e consolidate con la volontà di non cedere alla tentazione della truffa.
E il resistere alla truffa da una soddisfazione che non porta alla felicità, ma quasi.

Mercoledi 22 Febbraio 2006

La poetica del perdente merita un approfondimento.
Conosco e vedo troppi esseri umani che si avvalgono di questa "poetica" per giustificare la loro voglia di non fare un cazzo.
Insomma la sindrome del Lebowski contagia parecchie persone.
Lebowski è chiaramente uno sfigato ma ha dalla sua il fatto di essere il protagonista di un grande film e di unire al suo scazzo la capacità di non rompere i coglioni a nessuno con filosofie o ideologie varie.
I perdenti "poetici" con cui mi scontro sono altra cosa.
Partendo dal presupposto che la poetica del perdente presuppone il tentativo di farcela, insomma è poetico solo un perdente che ce l'ha messa tutta.

Per questo la caduta della Kostner racchiude molta piu' poesia di qualsiasi immagine di trionfo.

C'è una spiegazione, il trionfo è il sogno che continua, la caduta e' la presa di consapevolezza.
La caduta è il risveglio.
E la poesia altro non deve essere che un risveglio dell'anima di fronte alle illusioni.
Mi fanno cagare le poetiche amorose, i versi sdolcinati, il tentativo di dolcificare la realtà con i versi.
La poesia vera è cruda e spiega in tre parole cio' che non si capisce, o meglio non si vuole capire in mille discorsi.
Tornando ai perdenti petici che invadono la nostra vita mi tocca constatare che sono perdenti, ma tutt'altro che poetici.
Sono coloro che si sono arresi prima di cominciare a combattere.
Sono i calabraghe, quelli che vedendo l'avversario avanti di qualche lunghezza preferiscono sedersi, imbracciare una birra, impugnare uno spinello ed affrontare la competizione della vita da spettatori.
Tutto perfetto:
Tutto lecito se non fosse che per quel sorriso beffardo e stupido che hanno stampato in viso.
Un sorrisetto patetico di quello che guarda e non partecipa, ma da consigli.
Quello che piu' mi fa girare i coglioni e' che queste merde che osservano si sono creati un personaggio che piace.
Piace alle fighe rincoglionite che vedono in questo scazzo il coraggio della rinuncia, fondamentalmente alla donna piace essere presa a calci nel culo.
Un uomo che prenda a calci nel culo la vita è probabile che prenda a calci nel culo anche una figa.
Per questo hanno successo.
A loro non frega un cazzo di nulla, alle donne piacciono le battaglie impossibili, piace l'idea che questi menefreghisti possano almeno interessarsi a loro.
E se cio' dovesse accadere verrebbero scaricati subito.
Non c'è essere umano piu' patetico di uno scoglionato che si innamora
Boh, la mia è una battaglia persa in partenza, ma quanto sarebbe figo se le donne cominciassero ad apprezzare la disciplina.
Disciplina nello sport, nel lavoro, nel cercare di realizzare obiettivi che rendano una vita piu' piacevole e libera.
Quanto sarebbe bello se il tossico venisse privato di quell'alone di perdente poetico, quanto sarebbe giusto se al fancazzista venisse detto che nulla puo' ereditare dal paparino e che nessuna giustificazione poetica puo' ereditare da una tradizione sinistroide che esalta il muscolo fiacco.
Purtroppo non accadrà.
Pochi vedranno poesia nella caduta di un atleta che ce l'aveva messa tutta, la massa continuerà a vedere poesia negli sconfitti dal nulla, nei perdenti che non hanno giocato nessuna partita, la massa del resto deve identificarsi.
Ed è piu' facile identificarsi con un coglione che con un uomo o una donna che con disciplina costante si allenano per essere in forma ed essere preparati per questa competizione perenne chiamata vita.

Martedi' 21 Febbraio 2006

Nulla di nuovo, tranne l'affitto per me.
Tranne un coglione ubriaco che entra in negozio dice che ha sette figli, che fuma un sacco di canne e che ogni tanto tromba.
Si regge a mala pena in piedi.
Lo guardo.
Gli dico: E a me che cazzo me ne frega.
Lui esce e se ne va.
Che palle.
Questi coglioni ubriachi o fattoni.
No, la poesia del perdente non mi affascina piu'.
Anzi mi fa proprio girare i coglioni.
Il perdente è poetico se dietro la sconfitta c'è del tempo perso, dell'esercizio, comunque una volontà di provarci e provarci al massimo.
Il perdente per natura, quello che manco ci prova, mi fa cagare.
Cioè mi procura un senso di fastidio che a parole è difficile spiegare.
Immaginate la cosa piu' inutile che vi viene in mente, immaginate la cosa piu' fastidiosa che vi viene in mente.
Mettete assieme le due cose ed avrete un perditempo coglione, che guardandosi allo specchio strafatto crede di vedere uno sconfitto.
Troppo facile, per essere sconfitti bisogna scendere in campo.
Loro non sono sconfitti, sono semplicemente inutili e fastidiosi come l'odore di sporco che si portano dietro.

13 Febbraio 2006

Lettera a una ragazza che non mi caga

Quando comincio a contraddirmi significa che sono proprio nella merda.
Nel senso che il coinvolgimento non mi permette di essere coerente.
Ma tranquilla il coinvolgimento non riguarda solo la persona capace di farmi sbarellare, è qualcosa che va al di là, e’ una specie di illusione in cui mi intestardisco, come se fosse necessario sostenere il contrario dell’evidenza.
Credo dipenda da un difetto congenito, cioè la volonta di stravolgere i piani, il desiderio che le cose siano in maniera diversa da come appaiono, il sogno che il sogno continui dopo il suono della sveglia.
Gran difetto.
Gran pregio.
Dipende dai punti di vista.
Ma al di là della sua definizione positiva o negativa il risultato non cambia.
E’ un utopia.
E in questa utopia vengono coinvolti svariati personaggi, compresa tu.
Ieri sera quando parlavamo al telefono mi sentivo in trappola.
Una cavia da laboratorio che cercava di acquistare una dignità da dottore.
No, non è per fare la vittima.
Mi vedo cavia semplicemente perché la libertà di movimento che ho in questa storia è delimitata come la gabbia in cui si muove una cavia.
Movimenti precisi, azioni e reazioni, il tutto per vedere se l’esperimento riesce o è un fallimento.
Ma anche una cavia ha una sua dignità.
Lo so che a vederla cosi’ fa solo pena.
Il destino segnato non le permette di sorprenderci.
A meno che….
A meno che non decida di suicidarsi andando a sbattere la testa contro il vetro.
Beh. Ieri sera ho fatto piu’ o meno cosi’.
Nulla di tragico si intende.
Il suicidio è solo metaforico, anche un po’ patetico.
All’ultimo momento la cavia ci ha ripensato, ma ormai aveva preso troppa rincorsa e…crash….
Ma la vita è un esperimento continuo.
Ed oggi, con il sole alto, ripensare alle tue parole…al mal di pancia….al “non ce la posso fare”…..al “ho visto te e non ho visto i miei amici del cuore”…..al “ti comporti come se fossi il mio fidanzato”….ad altre frasi riconducibili alla tua richiesta di “disimpegno” mi viene da sorridere.
E’ vero, io corro troppo, del resto te l’ho già scritto, per spaccarsi la testa bisogna acquistare una certa velocità.
Ma tu, cazzo, tu sei un ABS vivente, un sistema elettronico capace di evitare sbandate, ancor di piu’, capace di non concepirle nemmeno negli altri.
Il problema, che poi non è un problema, è che io ho bisogno di credere….di crederci….cioè mi devo creare l’idea che qualcosa di magico si possa realizzare.
E’ strano perché è un sogno lucido, ne conosco i confini e la follia, ma mi diverto a viverlo come se fosse vero.
A Disneyland non mi pongo il problema di chi sia l’uomo che anima il pupazzo di Paperino, io credo che sia veramente Paperino.
E torno a casa con la mia illusione.
Un po’ imbecille, ma con un sorriso ebete stampato in faccia che mi piace.
Tu sei la tipa che prende un bambino in disparte per dirgli che Babbo Natale non esiste, probabilmente hai sofferto troppo per aver creduto a qualche favola impossibile.
Io ho sofferto del contrario. Cioè per non averci creduto.
La differenza è piccola ma sostanziale.
Beh….
Tutto qui.
UN bacio.
Guido Prussia