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9 Dicembre 2008

Aria di fuga.
Accade quando capisco che qua' nessuno ha bisogno di me.
Beh, non proprio nessuno.
I cani e il pappagallo hanno bisogno di me e loro verranno con me.
Ognuno ha gli affetti che si merita.

6 Dicembre 2008

Due cose ve le devo dire.
Due cose semplici.
Gli uomini sono come le montagne, conoscerli e' come scalarli.
Ci sono montagne dotate di tutti i comfort.
Piste battute, seggiovie, punti di ristoro.
E ci sono montagne inacessibili.
Montagne che solo alcuni coraggiosi provano a scalare.
E alcuni di questi coraggiosi ci lasciano la vita nel tentativo di arrivare sulla vetta.
L'altra cosa che vi voglio dire, ed e' un segreto, e' che la vita e' come la stanza di un albergo.
Ne avete le chiavi, potete contare su di lei, sapete che li potrete scaldarvi o fare un bagno.
Ma sempre di albergo si tratta.
Non vi appartiene.
Cio' che veramente vi appartiene e' quella casa che c'era prima e ci sara' dopo questa vacanza.
Non vi ricordate piu' l'indirizzo?
Non vi ricordate dove abitate veramente?
Nessun problema.
Ci sono indirizzi che non vanno cercati perche' saranno loro a trovare voi.
E non dimenticate di risparmiare, perche' l'albergo non e' gratis e alla fine vi faranno pagare il conto.

28 Novembre 2008

Complementarieta' fra il pensiero e la vista
Si chiudono gli occchi e cio' che non si vede lascia spazio a cio' che si pensa.
Si chiude la mente e cio' che non si pensa lascia spazio a cio' che si vede.
Si chiudono gli occhi e la mente e il nulla e' un quadro vergine di fronte a un pittore cieco e senza mani.
Fuggire da noi e' impossibile, come e' impossibile per l'aquila fuggire dalle sue ali.
Meglio sedersi su una poltrona comoda ed osservarsi,immaginarci attori di una commedia che ha il suo senso nel finale a sorpresa.
Amo la neve, non odio la pioggia, ma non sopporto il nevischio.
Basta questo pensiero a definire un uomo e a giustificarne l'amore per la verita' e la conseguente solitudine.
E intanto c'è chi pensa alla festa del sabato sera e sceglie il vestito giusto e c'è chi e' convinto che nessun vestito sia quello giusto se la persona e' sbagliata.
Nevischia.
26 Novembre 2008

La Giustizia ha il volto di Babbo Natale.
Crederci vuol dire far vincere la fantasia sulla realta', non crederci significa diventare grandi.
Far finta di crederci e' aver scelto di vivere da ipocriti.
25 Novembre 2008

Pellegrinaggi laici.
L'aula della scuola dove abbiamo passato la nostra gioventu'.
I giardinetti dove camminavamo a 4 zampe.
La prima spiaggia.
La casa dove facemmo l'amore per la prima volta.
I luoghi rifugio quando si marinava la scuola.
La casa del migliore amico.
Senza aspettare nessun miracolo che non sia quella sensazione di essere vivi per la certezza di aver vissuto.
21 Novembre 2008 bis

Il progresso ha distrutto la dignita' degli anziani.
La saggezza non e' piu' fonte d'insegnamento, la tecnologia la si impara usandola e insegnarla ai vecchi non e' utile.
Diventeremo tutti anziani in un tempo che non ci apparterra'.

21 Novembre 2008

Non raccontatemi barzellette.
Una delle cose che mi mette piu' a disagio e' stamparmi in faccia un sorriso falso, ed e' veramente una rottura di coglioni fingere la risata finale.
E poiche' non sono cosi' intelligente da capire al volo le barzellette non raccontatemele.
Parlatemi piuttosto di che tempo fara' domani. Le previsioni del tempo mi fanno assumere un atteggiamento naturale di vero interesse, e poi ditemi che domani nevica e vedrete un vero sorriso.

20 Novembre 2008

La vanita' di credersi migliori si scontra con l'inevitabile scoperta che il meglio non e' ogettivo.
E cosi' il tentativo di convincere qualcuno che siamo la scelta giusta e' un tentativo inutile e pacchiano.
Mi chiedo quanti di voi si sono sentiti inadeguati non per colpa propria ma per lo sguardo altrui che di fronte ai nostri tentativi di riuscirci ci guardava con espressione compassionevole e cattiva.
Compassionevole e cattiva.
Un paradosso sentimentale che prende forma sul volto del vincitore a cui di quella vittoria non importava un cazzo.

26 Luglio 2008

Punto

13 Giugno 2008

Non si parte, non si va via, non si abbandona una citta' solo per insoddisfazione.
Oggi un coglione ha scritto che un tizio viaggio' per cercare qualcosa e quel qualcosa lo trovo' solo' tornando a casa.
E' una colossale cazzata.
Una colossale cazzata vedere in chi cambia vita un eterno insoddisfatto.
In realta' chi scrive che la fuga non porta risultati e' un frustrato vigliacco che non ha il coraggio di ammettere che ci sono luoghi e situazione migliori di quella in cui e' imprigionato.
Un uomo se ne va semplicemente per migliorare la sua qualita' di vita.
Va via dalla citta' per incontrare la natura, va via dal paesino per avere maggiori opportunita' di realizzare i suoi sogni.
Per farla breve si scappa con la consapevolezza che non siamo noi quelli che cambieremo ma la scenografia umana e naturale.
E ci sono scenografie umane e naturali che sovrastano in quanto a qualita' queste scenografie italiane fatte di uomini egoisti e piccoli, rinchiusi nelle loro stupide certezze quotidiane, e ci sono scenografie fatte di paesaggi naturali capaci di ricordare all'uomo che la natura e' la casa migliore in cui sperare di vivere.

4 Giugno 2008

Procediamo per passioni.
E le passioni cambiano come i territori da esplorare.
E se non cambiano devi avere qualche problema.
E' intuibile che uno dei motivi che ci spingono a sopravvivere e' la possibilita' che ci siano paesaggi nuovi.
Ma tu sei ancorata in quel porto abbandonato.
Barca lasciata a se stessa che poco a poco ammuffisce.
Che aspetti?
Che il vecchio pirata ritorni?
Non hai letto le cronache del mare?
Il vecchio pirata e' morto, affondato col suo barile di Rhum.
Avrebbe dovuto berlo tutto per salvarsi.
Svuotarlo per farlo rimanere a galla.
Ma il suo stomaco non lo conteneva tutto.
Io non sono un pirata, al massimo un mozzo.
Non mi interessa la barca, mi interessa la paga.
Non mi interessa il capitano ne la missione, mi basta che il legno sia robusto e le vele in ordine. Poi si parte.
Fare innamorare un mozzo di una barca e' come far innamorare un pesce del pescatore.
Ma voi.
Voi che vi sentite parte del mezzo, voi che sentite di appartenere a un territorio, voi vi siete mai domandati perche' amate appartenere a chi non sa nemmeno rendersi conto della vostra esistenza.
Che gliene frega a una barca di chi issa la vela, alla barca interessa del vento.
Non siamo parte di un territorio.
Il territorio fa parte di noi.
Non apparteniamo al luogo dove siamo nati per caso, ma al luogo che desideriamo.
La liberta' non e' scegliere, ma essere scelti da cio' che vorremmo scegliere.
Lascerei affondare qualsiasi barca pur di salvare la pellaccia.
Di barche ce ne sono milioni, la mia pellaccia e' unica.
Una donna che sappia prendersi cura del suo uomo non appartiene alla razza delle schiave, ma alla razza padrona che ama il suo servo e lo abbandona se non sa fare il proprio lavoro.
Sono stato lasciato a terra parecchie volte, abbandonato su qualche molo, mozzo disoccupato e a caccia di nuovi capitani.
Ma meglio essere mozzi che cambiano nave che capitani legati indissolubilmente alla propria imbarcazione.

28 Maggio 2008

L'ossidazione dell'anima

Sono sul prato del parco vicino al negozio, sto ascoltando una raccolta di canzoni degli anni 70.
Chiudo gli occhi.
Cerchiamo di ricordare.
L'aula era al quarto piano, e di fronte c'era l'aula dei compiti in classe.
Al mare ero innamorato di Daniela, stavo sdraiato sul materassino con gli occhi socchiusi fissi verso la scaletta che portava allo stabilimento balneare.
E aspettavo di vederla arrivare.
Un giorno palleggiammo a pallavolo e riuscimmo a non far cadere la palla per 5 minuti.
Era il record della spiaggia.
Io ero felice, avevamo un qualcosa in comune. Il record.
La casa dove perdetti la mia verginita' si trova in un paesino chiamato Vaccarezza. E' una casa di campagna, la casa del nonno di Alessandra.
Il giorno che accadde c'era un temporale e un fulmine entro' in cucina e ando' a scaricarsi su un pentolone di rame appeso al muro.
Un boato incredibile.
Io e Paolo suonavamo le canzoni di Fabrizio De andre', chiusi in camera sua, cantando piano perche' i suoi genitori pensavano stessimo studiando.
Ero simpatico alla mamma di Paolo, ma suo padre mi detestava, per lui ero un piccolo delinquente.
A Berceto una volta all'anno facevano una festa alle "Villette", era la festa che aspettavo per vedere Silvia che abitava nella prima villa.
Mi piaceva da pazzi e un giorno le regalai un cuscino a forma di cuore e sopra feci scrivere: "A Silvia".
Lo tenni sotto il giubbotto per tutta la sera poi presi coraggio e glielo regalai.
Quando glielo porsi accanto a lei c'era la sua migliore amica, una cicciona, anche lei si chiamava Silvia.
La cicciona esclamo': "Che bello."
Silvia la guardo' e le disse: "Te lo regalo."
E il mio regalo fini sul letto della Silvia "sbagliata".
Il mio primo motorino lo personalizzai con piccole strisce rosse sul suo fondo nero.
Lo amavo come John Waine amava il suo cavallo.
Mi serviva per andare in paese, la mia casa in campagna e' in mezzo ai boschi a tre chilometri dal primo centro abitato.
Dietro al motorino, su una grata di ferro, legavo il mio quaderno dove scrivevo le poesie.
Stavo andando ad incontrare gli amici in piazzetta e quando arrivai feci per prendere il quaderno ma non c'era piu'.
Era caduto, da qualche parte sulla strada da casa mia al paese.
Tornai indietro.
Tornai indietro cento volte ma non lo ritrovai mai piu'.
Ancora oggi, dopo piu' di trent'anni quando percorro quella strada faccio attenzione ai bordi della carreggiata.
Magari lo trovo.
Una sera mio padre e mia madre andarono a cena in paese.
A casa eravamo io, i miei due fratelli e mia sorella appena nata nella sua culla.
A tenerci a bada una baby sitter.
Eravamo tutti in cucina quando alle dieci di sera scoppio' la bombola del gas.
Una bomba.
Salto la luce, polvere e fumo, terrore.
Scappammo lasciando mia sorella nella sua culla in cucina.
Raggiungemmo il paese a piedi.
Poi trovati i miei genitori una corsa al contrario a velocita' folle con mio padre impazzito che urlava: La bambina!!! La bambina!!!! Perche' l'avete lasciata la'!!!
Arrivammo a casa, con una pila entrammo in cucina.
Sul tetto della cucina c'erano appesi mille pentoloni di rame.
Erano caduti tutti meno uno.
Quello che era sulla culla di mia sorella.
La mia casa di campagna si chiama "Madonna della Quercia" era un vecchio convento, al centro c'è una chiesa consacrata e mio padre fece fare un ex voto di ringraziamento.
Un giorno organizzammo una partita di calcio: Villeggianti contro Locali.
Eravamo sfavoriti da ogni pronostico.
Si giocava al campo comunale, un sacco di gente a guardarci.
Fischio d'inizio.
Mi passano la palla, faccio tutto il campo, nessuno mi ferma, limite dell'area, esce il portiere, diagonale, gol.
Uno a zero per noi.
Abbracci e festeggiamenti.
Poi la partita riprende.
Passa qualche minuto e pareggiano.
E poi due a uno per loro.
3-1
4-1
5-1
6-1
7-1
Fini cosi'.
Sette a uno per loro.
Ma l'unico cosa che ricordo bene e' quel primo minuto, e quei pochi minuti in cui eravamo in vantaggio.

Finiscono le canzoni. Il silenzio mi riporta al presente.
Mi ritrovo in mezzo al prato con una confusione temporale.
Quante cose' ho dimenticato?
Quante cose nessuno sa di me?
Quante cose non so degli altri?
L'ossidazione dell'anima avviene lentamente con l'ossidazione dei ricordi.
I nostri cancelli di ferro che arruginiscono.
I cancelli del nostro passato che non trattengono piu' l'invadente arrivo del futuro.
Una sola cosa.
Non e' il futuro a spiegare le nostre vite, e' il nostro passato remoto.
Tutti i segreti sono racchiusi in quelle pagine.
Ricordate quei diari dove scrivevate i vostri pensieri per poi chiuderli, lontani da occhi indiscreti, con un lucchetto.
Quei diari raccontano di noi piu' di quanto noi potremmo dire oggi.
Quando si ama una donna o un uomo, quando si ama davvero, in realta' si ama il bambino che e' in noi, e quel bambino ci porge la chiave e con gli occhi ci dice.
Apri e leggi.
A ver fiducia in qualcun altro e' a volte l'unica condizione per aver fiducia in se stessi.
E ora...
Vado a lavorare.

24 Maggio 2006

L'omologazione.
Sapete a che serve?
Immaginate uno stormo di uccelli e un cacciatore.
Immaginate che il cacciatore miri a caso nello stormo e spari.
E' certo che qualche uccello rimanga ucciso.
Immaginate invece un uccello solitario.
Il cacciatore dovrebbe farsi un culo quadrato per catturarlo, sembre poi che lo catturi.
Ecco a che serve l'omologazione.
Permettere ai cacciatori di farvi secchi senza mirare.
E chi sono le vittime dell'omologazione?
I giovani naturalmente.
Quelli che hanno il cervello piu' malleabile e confuso.
Ed eccoli li'.
Camminare in branchi, fare tutti la stessa cosa, vestirsi alla stessa maniera, usare lo stesso linguaggio, seguire gli stessi idoli.
Branchi di imbecilli in motorino con fighettine rincoglionite sorridenti all'idea di far parte del gruppo.
Giovani maschi dal testosterone gonfiato a dismisura per indurli in tentazione di rendere visibile la loro presunta mascolinita' attraverso la conformazione a modelli creati ad arte.
Questo vuole il mercato, una generazione di senza testa, con una birra in mano, uno spinello nell'altra mano e il cervello ricolmo di cazzate.
Pischelli con lo sguardo da duri che messi da soli in una foresta non sopravviverebbero nemmeno il tempo di chiedere aiuto.
L'illusione di essere uomini a 15 anni e l'illusione di essere donne a tredici.
Tutta colpa di genitori imbecilli, generazione di post sessantottini cresciuti tra esaurimenti nervosi e liberta' generiche.
Genitori che hanno la stessa autorita' di un pechinese di fronte a un maremmano, uomini e donne sfigati troppo presi dall'accettare se stessi per perdere tempo ad educare i figli.
Non si impara ad essere autorevoli senza aver subito l'autorita'.
Ci aspettano anni di merda.
E il problema e' in questa nuova generazione di mezze calze, cresciute a cannabis e luppolo.
Si fottano.
Anche questi giovani rincoglioniti diventeranno genitori e saranno i loro figli a punirli per la loro stupidita'.

19 Maggio 2008

Il rumore della pioggia non e' rumore.
E' musica.
Per questo dormo con le finestre aperte.
17 Maggio 2008

E' molto piu' complicato per un nobile diventare un contadino che viceversa.
Per questo motivo mi vanto del mio essere rozzo.

Finalmente piove e le piante avranno acqua priva di calcare, i diamantini (uccellini tropicali) sono al riparo sotto la tettoia e ieri ho scoperto un uovo nella loro mangiatoia. Non l'ho toccato.
Certo che figliare dopo solo una settimana che li ho adottati e' stato un colpo basso.
Ora sono otto, stanotte ho fatto un incubo in cui mi ritrovavo in una casa invasa da uccellini colorati, erano ottocento.
E babi ha dormito sul letto.
Uno strappo alla regola che non ha un motivo preciso se non il fatto che ieri sera prima di addormentarmi ho scoperto che mi guardava con occhi languidi.

28 Aprile 2008

Rinuncio alla grandezza dell'uomo che sovrasta la formica.
Rinuncio all'immortalita' della pietra per il gusto di misurare il tempo.
E poi rinuncio alla falsita' dell'amore per non abbandonare la verita' di una solitudine.
Mi dedico alle piante per non ascoltare risposte troppo pensate.
Guardo il frutto di pesco crescere lentamente, ne deduco le variazioni di colore prima ancora che avvengano, ascolto l'acqua e mi concentro sulla felicita' inconsistente che filtra da tutte le crepe di una vita invecchiata.
Mi rifiuto di cercare qualcuno che sappia capirmi, non esiste umano capace di comprendere un suo simile senza interpretarlo con il linguaggio del suo passato.
La mia vita non puo' interessare nessuno se non nei limiti imposti da una identificazione fasulla.
Provo un sentimento profondo nei confronti dei paesaggi vergini come se in quei paesaggi ritrovassi una verita' incontaminata dalla creativita' arrogante degli umani.
Cerco di capire il significato dello sguardo degli animali e mi ritrovo ad accontentarmi di intuizioni antiche, tempi lontani in cui il pensiero non aveva imparato a vestirsi con le parole.
E nudi si stava, nudi e silenziosi, tranne rari suoni gutturali che richiudevano una vita nella sua essenza.
Oggi il mondo e' una piscina di acqua dolce accanto all'oceano, al bordo prendono il sole umani unti scambiandosi opinioni su arte e cazzate.
Io me ne sto da solo sulla spiaggia, e mi scotto.

26 Marzo 2008
Ma chi ha creato il mito della droga?
Ai miei tempi c'erano quei segaioli dei poeti maledetti, vedi Rimbaud e Baudelaire, a esaltare i loro cazzo di paradisi artificiali.
Droga che giustifica la poesia e viceversa.
Oggi sono i film a rincoglionire i nuovi giovani.
Film tipo trainspotting, blow o paura e delirio a las vegas.
Eroi sfigati che diventano modelli da imitare per il solo fatto di finire sul grande schermo.
I giovani hanno menti fragili e sono sempre alla ricerca di se stessi, non trovandosi allo specchio si cercano sui giornali, al cinema o alla televisione.
Si riflettono nelle celebrita' per evitare di vedersi nella loro banale quotidianita'.
I giovani sono tasche piene di soldi che i genitori coglioni elargiscono per pulirsi la coscienza dalla loro assenza.
E i grandi vendono i nuovi paradisi artificiali che altro non sono che fughe dalla realta' senza neanche piu' la giustificazione della poesia.
Sono lontani i tempi dei calci nel culo, quando un padre rivestiva il ruolo di autorita', giudice supremo della rettitudine o della negligenza dei propri figli.
Oggi i genitori sono solo delle appendici fastidiose utili solo per elargire denaro ed inutili ad elargire buoni consigli.
Il giovane sbarella, e' perso nella sua ribellione contro il nulla, e si agita in qualche cazzo di rave party impasticcato come un coglione, simile a un ragno che rantola per sfuggire alla tela che lui stesso si e' costruito.
Si dice in giro che i giovani manchino di stimoli, in realta' ne hanno fin troppi.
Librerie, videoteche, telefonini che ti trasformano in regista, fotografo e musicista.
I computer, internet, aerei a prezzo zero, erasmus, gite scolastiche in giro per il mondo, e sesso facile.
Hanno tutte le possibilita' per creare e crearsi la loro storia e poi li vedi, bulletti sfigati, incapaci di gestire l'enorme bacino di risorse che il progresso gli ha regalato.
La situazione e' piu' drammatica di quanto non si voglia far vedere.
Si tengono nascosti i dati reali di una generazione allo sbando, tossica e fallita.
Si perdono i valori, si perdono le emozioni, si perde la concezione del se come essere unico per rientrare in un branco, in una gang, in un sottogruppo che regala divisa e personalita' fasulla.
Tu cosa sei?
Sei rockettaro, emo, punk, fighetto, randagio, tossico o discotecaro?
Qualunque cosa tu sia, sei un aggettivo qualificativo e non un nome proprio.
E' spaventoso vedere come questi giovani vadano alla deriva con il sorriso sulla bocca, condannati a morte che si avvicinano al patibolo con il ghigno stupido della preda che si sente predatore.
I grandi intanto perdono tempo discutendo dei problemi dei figli assumendo un tono generalista, come il generale che pensando al battaglione non si cura del soldato morente.
E poi via, uno dopo l'altro, i soldati cadono, e il battaglione si scopre essere solo una raccolta di soldati morti.
C'è una tristezza infinita nell'accorgersi di quanto sia inutile combattere per cercare di far capire a un giovane che l'unica cosa che possiede sia la sua mente e i valori che questa mente puo' creare.
Oggi si sentono tutti artisti, tutti delinquenti, tutti televisivamente portati, tutte ballerine e tutti cantanti, tutti spettatori e attori allo stesso tempo.
La mente diventa un luogo affollato di pensieri che non appartengono alla mente stessa.
Si bagna il cervello con merda di vacca con il risultato che il fertilizzante aumenta si la produzione ma diminuisce la qualita'.
E tutti scrivono, tutti suonano, tutti creano, e tutti finiscono in un palcoscenico stracolmo e tristemente si accorgono che la platea e' vuota.
Io non conosco la soluzione al degrado, non so fino a quanto si possa spingere questo degrado di sogni e di realta'.
Non riesco ad immaginare quanto i giovani possano insistere a farsi male da soli.
E' che non se ne accorgono.
Non si rendono conto.
O forse preferiscono non rendersene conto.
Si dice spesso che un tredicenne di oggi sa cose che noi imparammo a diciotto anni.
Si dice che siano piu' avanti, piu' svegli, piu' intelligenti.
Ma questo saper tutto cosi' presto mi ricorda il tacchino messo all'ingrasso.
Mangia, mangia, mangia tacchino, cresci e ingrassa.
Tu pensa che lo faccio per il tuo bene, e io accendo il camino e preparo lo spiedo.
E siamo tutti e due felici.
Tu perche' mangi e io perche' ti mangero'.

20 Marzo 2008
Gioite uomini e donne dotati di intelletto.
La stupidita' dilagante fa di voi esseri rari.
La contrapposizione fra l'imbecillita' di massa e l'intelligenza di pochi eletti non e' a favore della moltitudine.
Come in un quadro nero l'attenzione e' catturata dal pallino bianco, cosi' la vostra capacita' di pensare risalta in una incapacita' diffusa.
A me fa ridere addentrarmi in questa foresta ricolma di esseri viventi incapaci di gestire il proprio cervello,
Mi diverte vederli sbarellare inchinati su un tronco a tirare su qualche polverina magica, o appoggiati a un muretto con in mano la loro immancabile dose di alcool quotidiano.
O intenti a farsi esploratori di un mondo virtuale addentando qualche pasticchetta.
L'essere umano in balia delle proprie paure e della propria ignoranza fugge disunito verso un unico luogo.
Il luogo della non responsabilita', quel luogo che cantori furbastri hanno dipinto come il traguardo di una presunta ribellione.
E nient'altro e' che il luogo piu' lontano da se stessi perche' di se stessi si ha paura.
Cosi' come lo storpio elimina gli specchi, l'imbecille elimina la sua mente eliminando la possibilita' di scoprirsi cosi' imbecille.
La letteratura e il cinema sono pieni di eroi negativi, imbecilli violenti, suicidi o paranoici in cui il pubblico si ritrova e trova un alibi alla sua nullita' nel riconoscersi in quel nulla reso celebre alla massa.
Lo stronzo famoso e' piu' famoso che stronzo.
Un modello attraente da imitare.
Che ci vuole ad essere stronzi?
Immaginiamo la rockstar alcolizzata e drogata.
Improbabile diventare rockstar ma facile diventare alcolizzati e drogati.
La somiglianza di due punti su tre fa si che il pubblico idiota beva e si droghi e si indentifichi.
Meravigliosa presa per il culo.
Nessuno che tenti di assomiglaire all'autore dell'opera, tutti che tentano di essere come i protagonisti.
Dimenticando che i protagonisti non esistono se non come prodotto virtuale capace di vendersi nonostante la loro inesistenza.
E intanto distruggete l'unica cosa di cui siete in possesso:la vostra mente.
Gia' distrutta da luoghi comuni, da ideologie, dai miti e sopratutto dalla voglia irresistibile di credere che la mente non ci possegga.
E non e' cosi'.
La vostra mente vi possiede, e si ribella a voi.
La vostra mente vi odia, i vostri pensieri vi odiano, odiano la vostra capacita' di imporvi ad essa, odiano la vostra capacita' di autodistruggervi.
La vostra mente vi possiede perche' senza di essa non siete piu' nulla.
E la vostra vittoria combacia perfettamente con la vostra sconfitta.
La vostra fuga e' la vostra prigione.
I vostri sogni sono i vostri incubi.
Perennemente in cerca di dimostrare qualcosa senza che nessuno ve l'abbia chiesto.
L'uomo sta naufragando, pirata patetico che si e' dimenticato di ascoltare quando il vecchio lupo di mare tentava di insegnare la filosofia dei venti.
Pirata patetico piu' incline al bere che al mare.
Con i pensieri non si lotta, si deve cercare un accordo.
Con la mente non si fanno battaglie ma alleanze.
Non per essere migliori, ma per essere e basta.
Ma la consapevolezza dell'essere fa tremare i polsi.
La consapevolezza dell'essere si accompagna inequivocabilemnte alla consapevolezza del non essere.
Impone domande a cui non si potra' mai dare risposte.
La consapevolezza dell'essere toglie un traguardo al viaggio.

Il viaggio.....
Quello vero intendo. Quello in movimento.
Non quei viaggi vigliacchi, quei viaggi da fermi che vigliaccamente imponete a voi stessi per la paura di sentire male alle gambe.

6 Marzo 2008

C'era una volta una giornata di sole e un tizio che se ne stava seduto su una roccia di fronte all'oceano pacifico.
Alle spalle c'era Malibu' e piu' a sud la spiaggia di Topanga.
E lui guardava l'oceano chiedendosi se stava sognando o se veramente si trovava in quel posto che aveva sognato per anni.
C'era una volta un sogno avverato e la consapevolezza che i sogni si avverano.
Non tutti.
Ma alcuni si.
C'era una volta un mare di banalita' in cui sguazzavano pesci a due zampe in cerca di una personalita'.
Tutti a saltare fuori dalle onde per avere un attimo di visibilita'.
La lontananza ha molti vantaggi, tra questi quello di non permettere ai dettagli di disturbare la vista.
La mia poca stima nei confronti degli umani deriva dalla loro capacita' di seminare brutti dettagli soggettivi in un mondo ogettivamente meraviglioso.
La vista della terra dalla luna e' uno spettacolo meraviglioso, cosi' immobile, incontaminata all'apparenza.
Perfetta.
Eliminando qualsiasi oggetto capace di avvicinare cio' che e' distante si e' al riparo dal brulicare frenetico dei lombrichi intenti a scavare le proprie fosse.
C'era una volta, e ci sara' ancora, un uomo appoggiato a una pietra, e dietro la pietra una pianta profumata di cui non conosceva il nome, e di fronte l'oceano pacifico.
L'unico respiro avvertibile era quello del vento, un respiro cosi' fragoroso quanto incapace di determinare la presenza di qualsiasi corpo estraneo.
Ahhh.....
Che bello vivere senza le parole stupide che i cervelli generano, quei ragionamenti patetici in cui si mischiano i significati delle parole, in cui amore e odio ballano un lento per giustificare la loro presenza a una festa a cui non sono stati invitati.
Che bello vivere appoggiati alla pietra.
Silenziosa, immobile, non pensante pietra.
Bastone ideale per sorreggere un uomo troppo intelligente per credere ancora alle stupidaggini umane.
Non si dovrebbe mai affidare i propri sogni agli altri, l'unico sogno destinato a un sicuro successo e' quello che si affida alle cose immobili e non alle persone instabili.
Sognare di essere in un posto.
Mai sognare di esserci con qualcuno.

23 Febbraio 2008

Giudicare.
Che bello giudicare.
Guardarsi attorno, analizzare il mondo e dire:
Tu fai schifo.
Tu sei orribile.
Tu sei piacevole.
Tu sei falso.
Tu sei una merda.

Cosa c'è che non va?
Non dovrei?
E perche' mai?
No, io giudico.
Giudico tutto, non ho il potere di punire, ma mi rimane quello di giudicare.
E me ne fotto se posso sembrare arrogante.
Molto meglio di quella ipocrisia viscida che va sempre alla ricerca di una giustificazione.
So benissimo che chi giustifica gli altri lo fa per giustificare se stesso.

13 Febbraio 2008

-Devo accorciarmi la pelliccia.-
-Ma la pelliccia e' da stronze.-
-Si, se mi vedessi con la mia pelliccia e sotto il mio completino di seta trasparente cambieresti idea.-
-Non cambierei idea sulla pelliccia, magari mi farei un opinione sul tuo completino di seta, e su cio' che sta sotto.-
- Domani sera mi accompagni all'Armani Cafe'?-
-Nemmeno sotto tortura.-
-Dai vieni con me...-
-Mai.-
-Che hai contro l'Armani Cafe'?-
-Nulla. Mi stanno semplicemente sul cazzo tutte le persone che lo frequentano.-
-Sei limitato.-
-Piu' di quello che tu non creda.-
-Ma saresti con me.-
-ahh be. Allora.....-
-Non fare lo stronzo.-
-Ma io sono stronzo.-
-E' per questo che non mi fido di te.-
-Stronzo dichiarato. Dovresti fidarti di uno che confessa le proprie colpe.-
-Prima o poi dovrai smetterla di fare il coglione, di giocare al ragazzino, trovarti una donna e mettere su famiglia.-
-E' necessario?-
-Si, se vuoi diventare un uomo.-
-Un uomo del genere di quelli che frequentano l'Armani Cafe'?-
-Almeno loro non si fanno influenzare dal luogo che frequentano.-
-Hai ragione. E' il luogo che si fa influenzare da chi lo frequenta.-
-Dio....non cambierai mai.-
-No, non credo. Se non e' accaduto in 45 anni...comincio a credere che non accadra' piu'.-
-E cosa proponi come uscita?-
-Nessuna uscita. Solo un entrata in casa mia.-
-Scontato.-
-Gratis.-
-Prima vieni all'Armani Cafe' e poi forse io verro' a casa tua.-
-Credo che non vedrai mai casa mia.-
-Lo credo anche io stronzo. Ora vado ad accorciarmi la pelliccia.-
-Vai che arrivi in ritardo.-

 

1 Febbraio 2008

« ...Io volerò a te...sulle ali invisibili della Poesia...Tenera è la notte/ e felicemente la Luna Regina è sul trono...ma qui non c'è luce.... »
John Keats

E cosi' nacque il titolo di "Tenera e' la notte" del libro di F.S.Fitzgerald.

E sull'aggettivo tenera riferito a qualcosa di diverso da una bistecca io mi soffermo.
Tenera e' la notte...
Che vuol dire?
Innanzitutto significa che gli aggettivi non hanno significati precisi ma variabili a seconda del complemento oggetto.
Non e' una grande scoperta.
Ma ogni scoperta, anche la piu' banale, rivela la nascita di nuove strade di perlustrazione.
La sottomissione all'oggetto di un aggettivo ci riporta al mistero della soggettivita'.
Non esiste un vocabolario super partes, ne una frase adattabile a tutte le occasioni.
Il pulpito vale piu' della predica.
Tenera e' la notte.
E tenera e' la bistecca.
Ma la bistecca e' tenera per tutti.
La notte e' tenera solo per chi la percepisce tenera.
L'Io che rende tenera la notte e' il recondito rimasuglio della nostra origine divina.
Quell'Io minuscolo che sconnesso dall'individuo e' rimasto connesso ai mattoni dell'universo essendo mattone lui stesso.
Non esiste distanza tra quell'Io e la notte, e non ne esiste tra colui che possiede quell'io e la luna. L'autodeterminazione di colui che possiede se stesso si applica al luogo della notte.
E la notte e' tenera perche' e' la volonta' che la fa tenera.
Non tutti sono degni di questo superpotere.
Anzi.
Quasi nessuno.
L'uomo nel tentativo di dimostrare qualcosa di se stesso ha perso la capacita' di dimostrare qualcosa dell'universo in cui vive.
Piu' facile definirsi teneri, apllicare l'aggettivo a se stessi con piccoli sforzi di autocommiserazione, ponendo sempre al centro dell'universo quella particella di vita minuscola che siamo.
Piu' difficile, definire tenera la notte,
la notte non ci appartiene, cosi' come l'acqua non appartiene al pesce.
Ma il pesce ha un istinto divino superiore all'uomo.
Riconosce le correnti e ne adegua il nuoto.
L'uomo riconosce solo se stesso, a se stesso si adegua, e in se stesso rimane immobile.
Come un pesce nella boccia, senza correnti che richiamano alla grandezza dell'oceano.

 

24 Gennaio 2008

Eiiiiiiiii. Perche' non sei andato alle cascate?
Perche' sono pigro e c'era troppo da camminare.
Meglio stare sulla spiaggia a sentire gruppi reggae.
E piove sempre. Piove sempre.
E se non piove nevica.
Ma il freddo non si sente.
Il sogno che si fa reale cambia le impostazioni climatiche o forse rende il corpo piu' resistente.
Tutto e' relativo tranne la stupidita'.
Ma anche la stupidita' ha un suo perche'.
Immaginate di vivere in un mondo di persone intelligenti, sarebbe necessario diventare stupidi per sentirsi diversi.
Eh no.
So quello che pensi.
Che si e' diversi per volonta' e non per destino.
Ma qua entriamo nel labirinto del libero arbitrio, il gatto che si morde la coda e' certamente un gatto coglione.
Quindi esco dal labirinto.
Pensatela come volete.
Ma le facce.
Le avete viste le facce dei prigionieri dei campi di concentramento tedeschi.
Che c'entra? Pensate.
C'entra.
Si parla sempre di uomini.
Carnefici a caccia di vittime.
Cos'è un gioco?
Siamo tutti avatar di noi stessi?
Avatar, che parola di merda.
Io vissi in un tempo in qui quella parola non esisteva.
E non esistevano chat, comunicazioni virtuali, sms, grandi fratelli e stronzate del genere.
Che tempi erano?
Nulla di che'.
Semplicemente piu' semplici.
Dove la strada tra casa mia e l'oceano non era prevedibile nella sua durata.
Dove non si sapeva che tempo avresti trovato.
Erano tempi dove uscivo di casa con le tasche piene di gettoni per telefonarti.
I giovani di oggi non possono capire.
La testa e' una cesta di vimini piena di mutande sporche e la lavatrice non funziona.
Fanculo.
Ma quando hai capito di avere il coraggio di essere te stesso.
Quando e' stata la prima volta che hai preso un pugno in faccia per difendere un idea?
Ricordi il momento.
Tutti fuori dalla classe.
Oggi a ricreazione vogliono starmene da solo ed ero abbastanza stronzo da imporre il mio comando.
Tutti fuori voglio starmene quindici minuti seduto da solo in un aula vuota.
E tutti andarono fuori.
Grazie, grazie a quei 10 centimetri guadagnati in un estate che da mezzasega mi trasformarono in uomo.
Bello essere uomini e stare a giocare con una pistola giocattolo fino alle tre di notte sparando a mostriciattoli bastardi.
Lei ha le tette di fuori io i calzini di lana con un peluche attaccato al bordo.
Che film e' questo?
Non e' un film?
E' sempre un film.
Basta saperlo.
Non ci vogliono acidi per vedere alberi trasformati in orsi.
Non ci vuole della cannabis per ridere.
Non serve della cocaina per sentirsi piu' disinvolti.
E' sufficente accarezzarsi il cervello come fosse il dorso della cucciola che ami tanto.
Ma ci vuole coraggio a vedere la propria mente da un punto di vista esterno a se stessi.
Conosco il rischio.
E se scopri che il tuo cervello e' un insetto fastidioso che non fa che ronzarti attorno con il chiaro intento di romperti i coglioni?
Cazzi vostri.
Il coraggio di essere se stessi risiede nel fatto indiscutibile che chi e' se stesso verra' sempre scambiato per uno che recita.
E uno che recita riesce spesso a farsi percepire onesto.
Al di la' di queste pippe mentali io non andai alle cascate dove andavano tutti i turisti non per essere diverso ma perche' non avevo voglia di camminare.
Che genere di oggetto prezioso stai cercando?
Dell'oro in una miniera, o del petrolio sottoterra, o un tesoro su un isola o non lo sai ancora?
Ma stai cercando.
Questo e' indubbio.
Il gioco del nascondino e' uno dei primi che si imparano.
E non e' un caso.
C'è sempre bisogno di qualcosa di nascosto per dare un senso alla vita.
E chi si lamenta per non averlo trovato dovrebbe gioire per la possibilita' di giocare ancora.

 

17 Gennaio 2008

E' sempre piu' difficile scrivere senza sentirsi inglobati tra quella massa di coglioni che hanno i loro blog, dove scrivono le loro cazzate e dove aspettano i commenti come fossero pastigliette di viagra.
Cominciai dieci anni fa per divertimento, continuai perche' una discarica di pensieri piu' ecologica di questa non era immaginabile.
Oggi scrivo per abitudine e anche perche' esprimere cio' che mi viene in mente e', come gia' accennato, un bisogno primordiale come quello di cagare.
Ma in questo caso anche la merda non e' tutta uguale.
C'è merda e merda.
Potreste dire che la mia merda la potrei scrivere su un quadernino e tenermela per me.
Io sostengo che anche voi potreste aver di meglio da fare che venire qua a leggere.
Quindi se io pecco di presunzione rendendo pubblici i miei pensieri, voi peccate di curiosita' a venirli a leggere.
Lo so sarete delusi.
Era un mese che non scrivevo e tutto cio' che riesco a tirare fuori e' questa disquisizione inutile.
Non e' mancanza di ispirazione, e' mancanza di voglia, la voglia di rendere l'ispirazione un qualcosa di reale.